Alienazione genitoriale: cos’è


La alienazione genitoriale è una grave forma di abuso contro i bambini coinvolti in separazioni conflittuali, inizialmente descritta come sindrome (PAS è l’acronimo di Parental Alienation Syndrome) dallo psichiatra americano Richard A. Gardner, che la definisce come:

«Un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (genitore alienato). Tuttavia, questa non è una semplice questione di “lavaggio del cervello” o “programmazione”, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. È proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile»

L’alienazione è prodotta da una “programmazione” dei figli da parte di un genitore patologico (genitore alienante): una specie di lavaggio del cervello che porta i figli a perdere il contatto con la realtà degli affetti, e ad esibire astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l’altro genitore (genitore alienato). Le tecniche di “programmazione” del genitore alienante tipicamente comprendono l’uso di espressioni denigratorie riferite all’altro genitore; false accuse di trascuratezza, violenza o abuso (nei casi peggiori, anche abuso sessuale); la costruzione di una “realtà virtuale  familiare” di terrore e vessazione che genera, nei figli, profondi sentimenti di paura, diffidenza e odio verso il genitore alienato. I figli, quindi, si alleano con il genitore alienante da cui sanno di dipendere; iniziando ad appoggiare la sua visione ed esprimendo, in modo apparentemente autonomo, astio, disprezzo e denigrazione contro il genitore alienato.

La “programmazione” arriva a distruggere la relazione fra figli e genitore alienato: nei casi gravi i bambini arrivano a rifiutare qualunque contatto, anche solamente telefonico, con il genitore alienato.

I bambini più facilmente condizionabili e plasmabili sono i figli unici o comunque privi di altre figure importanti capaci di stemperare le tensioni e disperdere le negatività dell’alienazione, con scarsa autonomia e autostima; il bimbo è poco condizionabile fino ai 2 anni, poi la sua plasmabilità aumenta fino ai 7-8 anni per rimanere stazionaria fino ai 15.

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7 comments for “Alienazione genitoriale: cos’è

  1. Ilaria S***
    2 giugno 2012 at 09:09

    Io sono separata e ho l’affidamento congiunto della figlia avuta in rapporto di matrimonio.Siamo state abbandonate quando la figlia aveva 3 mesi….a tutt’oggi il padre si fa vedere e sentire pochissimo diciamo pure raramente….non adempie ai suoi doveri di padre…non li ha mai adempiuti nemmeno con la figlia avuta nel primo matrimonio e forse nemmeno con la terza….mia figlia lo ha visto in 4 anni di vita circa una ventina di volte a dir tante….e sinceramente di affidare mia figlia a uno che poi lascia quest’ultima alla attuale compagna e poi se ne va al lavoro non mi pare abbia voglia di assumersi le responsabilità di padre…i giorni di riposo ce li ha anche lui….e a mia figlia che mi chide del padre cosa devo rispondere quando mi chiede dov’è suo padre e quando la viene a prendere?…mi limito a dire che è al lavoro e che non so che impegni ha….la prima figlia è quasi maggiorenne ma è da quando ne aveva 12 che mi ha confessato che non credeva molto nel padre e che pensava non fosse nato per fare il padre….ha visto diverse volte il padre picchiare le donne che avevano una relazione con lui….cosa dovrebbe pensare??? non facciamo allora di tutta l’erba un fascio….non tutti i divorzi portano all’alienazione….

  2. Gianni
    24 luglio 2012 at 18:47

    Esponi la tua vicenda personale senza capire il senso dell’articolo.
    Bisognerebbe essere più obbiettivi e capire che in determinate situazioni queste cose accadono e sono devastanti per le persone coinvolte.
    In primis i figli stessi, che sono attori inconsapevoli, e a seguire i padri (ma a volte anche le madri) che si ritrovano senza l’affetto dei propri figli e con la vita rovinata.
    Il tuo caso è diverso ed è evidente l’irresponsabilità, per non dire altro, del tuo ex partner.
    Permettimi di dirti però che il tuo commento è completamente fuori luogo e senza parti in comune con l’essenza di questa informativa.

  3. Stefania
    9 ottobre 2012 at 13:21

    Io estenderei l’alienazione genitorialeal di fuori del solo contesto del divorzio Mia madre ha fatto questo tipo di procedimento verso mio padre e la sua famiglia. Epure tutt’ora vivono insieme. Lei con me fingeve di essere vittima di abuso psicologico da parte di mio padre (che era poco a casa perchè lavorava molto). Mi opprimeva con numerosi divieti che sosteneva venivano da mio padre. Io ovviamente avevo paura di mio padre e gli stavo lontano. In questo modo lei ha potuto perpetrare su di me un abuso psicologico personale, mosso da odio che ancora non comprendo (per una bambina!), senza che io – figlia unica- potessi appoggiarmi a nessuno. Anzi, lei era il genitore adorato.
    Questo, molto in breve, direi che calza con la definizione di alienazione genitoriale

  4. Pasquale
    11 ottobre 2012 at 14:13

    Io vivo con la mia compagna , non andiamo molto d’accordo ma non voglio separami da lei per amore di mio figlio , sono costretto a subire continui diciamo così capricci di mia moglie che anche se stiamo tutti e due sotto lo stesso tetto , non mi lascia avvicinare a mio figlio in modo disinvolto, nel senso che appena entro nella sua cameretta , fa di tutto per farmi uscire ma non dicendomi di uscire , ma incominciando ad ordinare a mio figlio di mettere a posto la camera , mi dice che sta guardando la tv … e tutte queste piccole cose che mi costringono a lasciare la sua cameretta per tornare a far altro , non riesco ad uscire da solo con mio figlio , se siamo in casa entrambi , io non posso andare a prenderlo a scuola perché è sua esclusiva , e nemmeno posso andarci con lei non mi vuole , insomma le uniche volte che posso stare con mio figlio e godermelo sono quando è a lavoro e io sono solo ovviamente con lui , ci sarebbe ancora tanto da dire ma non so cosa fare io vorrei far capire alla mia compagna che non voglio lasciarla infondo le voglio bene , ma deve smettere e valorizzarmi di più come padre di suo figlio davanti a suo figlio , mio figlio quando c’è sua mamma non mi ascolta si sente protetto perché sa che sua mamma poi mi riprende se apro bocca , cosa posso fare ???

  5. admin
    11 ottobre 2012 at 14:19

    purtroppo hai descritto il tipico profilo della madre possessiva fino alla pazzia. La cosa migliore è avere pazienza e, per il bene del bambino, sopportarla più a lungo possibile. Contemporaneamente documentare con testimoni, registrazioni e filmati di nascosto quanto accade. Una così può facilmente tentare di costruire una falsa accusa di violenza o anche di pedofilia per impossessarsi del figlio ed alienarlo

  6. Diego
    17 ottobre 2017 at 21:06

    Sono separato con due bambine di sette e quasi nove anni la seconda . La bambina più grande dopo aver assistito a discussioni tra me e la mia compagna non rispetta più i nostri incontri senza avere un motivo . La mamma dice continuamente che la bambina si sente tranquilla a casa sua . . . Ma anche quando è a casa mia è tranquilla anzi . L’ultima volta non voleva tornare dalla madre e non ha avuto il coraggio di dirglielo . Quali sono i segnali , i gesti , o qualsiasi cosa che può farmi pensare ad un alienazione genitoriale ?

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