Un centro anti-violenza porta a conoscenza un caso scandaloso: un bambino vittima di PAS è stato affidato ai Servizi ma lasciato presso il padre alienante che rifiuterebbe la loro autorità. In questi casi l’unico modo di proteggere il bambino è allontanarlo rapidamente dal genitore alienante, per arrivare all’affido al genitore alienato, in questo caso la mamma.
Fortunatamente ci sono centri anti-violenza che capiscono che la PAS è un abuso sull’infanzia ed ignorano le assurde posizioni negazioniste del femminismo radicale.
Visualizzazioni dopo 11/11/11: 499Il caso. Il ragazzino, 13 anni, è affidato ai servizi sociali ma vive a casa del padre a Piacenza.
La difficile battaglia giudiziaria di una mamma cagliaritana.
Una donna di Cagliari conduce da anni una battaglia giudiziaria davanti al Tribunale di Bologna con l’ex marito per poter vedere il figlio, affidato ai servizi sociali.Lei cagliaritana, lui milanese. Lei è in Lombardia per lavoro, lui per trovare i genitori. Si conoscono, si sposano e si trasferiscono a Monaco dove lui fa il magazziniere. Nasce un bimbo e la coppia si trasferisce prima a Milano poi a Piacenza. La relazione fra i coniugi va presto a rotoli. Lui si rivela aggressivo e violento, lei lo denuncia e va via di casa, in una comunità di suore, con il bambino. Non c’è verso di far andare d’accordo i due ex coniugi, neppure in nome di quel figlio che entrambi dicono di amare. È il 2007, il Tribunale dei minori decide per loro: il bambino, nove anni, viene affidato ai servizi sociali ma può vivere con la madre, in Sardegna, a Cagliari. Il padre ha diritto di vederlo nei giorni e nei periodi stabiliti dai giudici. Ma, come spesso accade, al ritorno dalle vacanze l’uomo non riporta il bimbo alla madre.
Inizia così la battaglia giudiziaria che sta logorando una madre alla quale, di fatto, viene impedita la vita col figlio, a dispetto del provvedimento -pur provvisorio- dei giudici. Non c’è ancora una separazione legale (l’udienza è fissata per giugno) e il Tribunale dei minori di Bologna cambia idea. Così il bambino si trasferisce a casa del padre, a Piacenza, e la madre, per stargli vicina, torna a vivere lì: trova un lavoretto, prende in affitto un bilocale, gli anziani genitori non le fanno mancare il sostegno affettivo ed economico. Il bambino cresce e non vuole più vedere la madre, costretta ad appostarsi fuori dalla scuola per incontrarlo.
L’ALIENAZIONE PARENTALE. E dire che per i consulenti del Tribunale il figlio <<ha bisogno di riavviare la relazione con la madre>> a fronte di un padre che descrivono <<sfidante, aggressivo, altamente conflittuale nei confronti della moglie>>. Non solo: il padre avrebbe provocato quella che gli psicologi chiamano alienazione parentale. Se il bambino, che oggi ha tredici anni, non vuol vedere la madre è colpa di tutto quello che gli dice il padre. Non a caso dice che la madre è <<interessata solo ai soldi di mio padre, non fa nulla in casa, non sa cucinare, non vuole che impari il tedesco e mi insegna, invece, il sardo che non serve a niente>>. Parla male anche dei nonni materni e della Sardegna: <<Il paese dove vivono (Capoterra) è disperso nel nulla, con pochi negozi in cui non c’è niente, a scuola non insegnano bene, ci fanno mettere l’accento come 80 anni fa>>.
LA BATTAGLIA. Pregiudizi instillati da un adulto, scrivono gli esperti. Eppure, nonostante l’affidamento ai servizi sociali, il bambino vive da anni col padre. E i rapporti con la madre sono quasi nulli. La donna, 44 anni, un diploma all’istituto europeo di design in fotografia, è distrutta ma decisa a combattere. <<Mi sono trasferita a Piacenza per stare con mio figlio>> dice trattenendo le lacrime. <<Il mio ex marito è un violento, il matrimonio è sempre stato un tormento, un’umiliazione continua, non sopportava neppure il pianto del bambino. L’ho seguito a Monaco, Milano e poi Piacenza, ho sempre cercato un lavoro anche umile e mi sono sempre occupata di mio figlio ma i litigi sono continuati. L’ho denunciato, è stato condannato, in primo grado, a cinque mesi.
Le mani sul bambino non le ha mai alzate e credo non lo farà mai. Ma quando ha scoperto la comunità dove vivevamo è arrivato e ha sfondato la porta. Quando gli ho dato il bambino per le vacanze non immaginavo che non me lo avrebbe più riportato. Ci sono i provvedimenti del giudice, pensavo fosse costretto a osservarli, invece fa quello che vuole e nessuno dice nulla. Sono disperata. Distrutta. Vedo mio figlio di nascosto: un giorno il padre ci ha visti insieme in bicicletta e lo ha fulminato con lo sguardo, da allora quando mi vede fuori dalla scuola scappa. Può un bambino fuggire dalla mamma>>?
LA PROPOSTA. La battaglia giudiziaria continua ma i tempi della giustizia, si sa, sono lenti, in questo caso, chissà perché, molto di più. Un giudice del tribunale dei minori ha cambiato sede e si dovrà ricominciare tutto daccapo, quando sarà sostituito. Intanto il bambino cresce senza la mamma. La donna si è rivolta all’avvocato Donata Mamusa per sollecitare al giudice la decadenza dell’ex marito dalla potestà genitoriale. Poi ha chiesto di modificare il calendario di visita del bambino: fermo restando l’affidamento ai servizi sociali, ha accettato che stia a casa del padre pur di vedere il figlio uno o due pomeriggi alla settimana e a fine settimana alterni.
Ma l’uomo ha detto no e durante l’udienza ha pure oltraggiato il giudice (<<arrogante e incompetente>>) che ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica.
Insomma, il padre non riconosce l’autorità dei servizi sociali ai quali il figlio è teoricamente affidato. Risultato: la madre non vede il ragazzino dal marzo 2011. E non si capisce davvero come mai la magistratura non acceleri per risolvere una situazione che restituisca a una donna il diritto di vedere suo figlio e, soprattutto, a un bambino, il diritto a un rapporto sereno con entrambi i genitori.Tribunale. Il consulente del giudice
<<La figura materna è indispensabile>>
I consulenti del Tribunale di Bologna descrivono il padre come un uomo aggressivo. <<Urge richiamare l’attenzione sugli episodi che lo hanno coinvolto con i servizi sociali, le religiose dell’istituto, gli educatori della casa del fanciullo e lo stesso consulente. Innumerevoli sono state le volte in cui si è dovuto arginare gli agiti verbali e fisici dell’uomo così come moltissimi sono stati i tentativi di mediazione, vanificati, purtroppo dalle modalità di relazione e comunicative>>.Nella relazione tecnica i consulenti del Tribunale sottolineano come, durante i colloqui con il padre, ci siano stati ripetuti tentativi di riportare l’attenzione sulla centralità del figlio e sulla necessità, per il benessere del ragazzino, di riparare la relazione con la madre. Parimenti è stata sottolineata la pesantezza della situazione psicologica del figlio, definibile con qualità di alienazione parentale, e le implicazioni del ruolo paterno in questo quadro psicoaffettivo>>.
Articolo di Maria Francesca Chiappe, L’Unione Sarda
Fonte: http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&view=article&id=17786:voglio-solo-vedere-mio-figlio&catid=195&Itemid=0

Buon giorno,vorrei soltanto chiedervi se ci sarebbe possibilità di avere l’indirizio mail della signora,inquanto sono una donna che sta subendo lo stesso problemma e credo parlarci insieme con la persona che sta subendo la stessa cosa è migliore moda stare un pocchino meglio,latrimento nessuno ti capisce tutti fanno soltanto il loro lavoro e neppure bene!
Grazie.
Andreina O*
abbiamo le e-mail di altre mamme che ci scrivono, ma non di questa