Sorpresa: la PAS nel DSM c’è già come problema relazionale

Il caso del bambino di Padova ha portato alla ribalta la discussione sulla Sindrome di alienazione genitoriale (Parental Alienation Syndrome, in sigla PAS). Alcuni quotidiani nazionali hanno pubblicato interventi di esperti che hanno ribadito che la PAS non c’è nel Diagnostic and Statistical Manual (DSM) dell’American Psychiatric Association. Si è inoltre citato il recente comunicato del portavoce della task force sul DSM5 che ha dichiarato che l’alienazione genitoriale non verrà inclusa nel nuovo manuale in uscita nel 2013 perché non è un disturbo che coinvolge l’individuo, si tratta in effetti di un problema relazionale. E la conferma del fatto che più che di esclusione si trattava di un cambio di denominazione si è avuta dal testo del DSM-5 stesso pubblicato a fine di maggio 2013. Ulteriore sorpresa si è avuta ad aprile 2014 quando è uscita la traduzione ufficiale italiana del DSM5, che riporta la parola “alienazione” nel Problema relazionale genitore-bambino, codice V61.20 (Z62.820).

Ormai solo le presentatrici televisive come Barbara D’Urso e Mara Venier possono dissertare sul fatto che “questa malattia non è nei manuali, quindi non esiste…”.

Ma è veramente così?  Chi, prima dell’uscita del nuovo DSM-5 consultava il precedente DSM-IV poteva trovare una categoria di problemi relazionali tra genitore e figlio in cui è facile inquadrare anche la PAS.
Questo permette di capire meglio la dichiarazione fatta dal portavoce della task force sul DSM5 secondo cui l’alienazione parentale non sarebbe stata inclusa nel prossimo DSM come disturbo individuale. Significava  che avrebbe conservato il posto che già ha come problema relazionale.

Ecco l’estratto della parte del DSM-IV che qui interessa:

RELATIONAL PROBLEMS

DSM-IV-TR Diagnostic Codes:
V61.20 Parent-Child Relational Problem
The category should be used when the focus of clinical attention is a pattern of interaction between parent and child (e.g., impaired communication, overprotection, inadequate discipline) that is associated with clinically significant impairment in individual or family functioning or the development of clinically significant symptoms in parent or child.  

Ma c’è un’altra fonte molto autorevole. La ValueOptions è la più grande società di assicurazioni sanitarie degli USA. Fattura oltre 1 miliardo di dollari (vedi pagina Wikipedia) e copre tutti i dipendenti della principali multinazionali americane.  Sul sito Internet di questa istituzione accreditata dal sistema sanitario USA si trova un manuale che serve a gestire i rapporti con i clienti. Questo manuale riporta alcune categorie del manuale DSM-IV con spiegazioni esemplificative che servono ad individuare più concretamente le tipologie di patologie coperte dai servizi offerti dalla ValueOptions ai suoi clienti. Per quanto riguarda il codice V 61.20 il manuale della ValueOptions riporta quanto segue:

Parent/Child Relational Problems: 

• Difficulty with appropriate discipline in the home
• Worry about child’s truancy or other academic problems. Overprotection of the child,  limiting the child’s capacity to grow.
• Suspicion or knowledge of a child’s drug or alcohol use.
• Unresolved parental conflict (i.e.: the constant devaluing of one parent by the other) in divorced or estranged families resulting in parental alienation syndrome.

Non soprende quindi l’episodo raccontato dalla dott.ssa Linda Gottlieb. Con il perfetto stile del legal-thriller americano ha riferito come in una sua recente deposizione davanti alla corte in un caso di alienazione parentale ha pouto affermare che il DSM-IV contiene già un codice per la PAS :

Actually, I recently testified on a alienation case but never used the word syndrome. Nevertheless, the attorney for the child, who was aligned with the AP, asked me, “Isn’t it true that the PAS is not in the DSM?” I responded, “I disagree completely. It is in there as a dysfunctional family dynamic which harms children and has a CPT code of 61.20. I brought the DSM with me, would you like me to read the definition for the court?” The attorney responded, “That won’t be necessary. I have no further questions.”

(In effetti, ho recentemente testimoniato in un caso di alienazione, ma non ho mai usato la parola sindrome. Tuttavia, l’avvocato del minore, che era dalla parte del genitore alienante, mi ha chiesto: “Non è forse vero che la PAS non è nel DSM?” Io ho risposto: “Sono completamente in disaccordo. C’è nel DSM come dinamica familiare disfunzionale che danneggia i figli e ha ricevuto il codice CPT 61.20. Ho qui con me il DSM, vuole che legga la definizione per la corte?” L’avvocato ha risposto: “Non è necessario, non ho altre domande.”)

Vedi ValueOptions Manual DSM-IV V codes Relational problems

La PAS viene descritta nel nuovo DSM-5, come spiegano i professori Camerini, Gulotta e Bernet nei tre articoli sotto citati:

  1. http://www.alienazione.genitoriale.com/pas-dsm-e-ctu-prof-giovanni-battista-camerini/
  2. http://www.alienazione.genitoriale.com/la-pas-e-descritta-nel-dsm-5-prof-william-bernet/
  3. http://www.alienazione.genitoriale.com/comunicato-sulla-pas-prof-guglielmo-gulotta/

 

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6 comments for “Sorpresa: la PAS nel DSM c’è già come problema relazionale

  1. alessandro coraiola
    3 novembre 2012 at 09:36

    A mio avviso l’alienazione dei figli da parte di un genitore (a danno dell’altro genitore e quindi dei figli stessi) più che una “sindrome” (PAS = Parental Alienation Syndrome) dovrebbe essere trattata come un reato del genitore alienante, e come tale punita. Ad esempio se un genitore disattende un’ordinanza del tribunale dovrebbe essere punito. Invece da noi all’udienza successiva si bastonano entrambi i genitori tirando in ballo psicologismi e CTU.

  2. batman
    3 novembre 2012 at 09:44

    Anche per per punire un reato bisogna prima accertare lo stato dei fatti. E’ a questo che servono le CTU. In quanto agli psicologismi, in effetti in molti casi di PAS basterebbe il senso comune del magistrato. Ma per evitare controversie i magistrati chiedono il parere di uno psicologo. Ed uguale è anche la tattica di chi vuole continuare a manipolare i figli: pretendere che la CTU sia inappropriata perchè “non si tratta di una malattia”. Questo per impedire ogni decisione e lasciare le cose come stanno. Del resto anche nei casi di disastro ambientale i dati delle rilevazioni sono sempre messi in dubbio dagli accusati che si difendono dicendo “non è un inquinamento veramente pericoloso, i dati delle CTU non sono stai letti nel modo corretto”.

  3. giacomo
    1 maggio 2013 at 20:03

    Ma scusatemi, qualcuno mi risponda, come mai recentemente la cassazione civile, sez. 1, sentenza 20.02.2013 n° 7041 (giuseppe buffone) ha sentenziato in modo avverso????
    Di seguito una frase importante della motivazione di g. buffone:
    “Basterà qui ricordare che, sono state richiamate le perplessità del mondo accademico internazionale, al punto che il Manuale diagnostico e statistico dei di­sturbi mentali (DSM) non la riconosce come sindrome a malattia”

  4. batman
    1 maggio 2013 at 21:41

    È semplice. Non c’è con l’etichetta PAS ma si può facilmente riconoscere lo stesso tipo di problema usando altre categorie già incluse.

  5. giacomo
    2 maggio 2013 at 00:34

    Si questo lo so già, il problema è che un giudice sulla base di quell’assunto ha tolto il bambino al padre e lo ha riconsegnato alla madre!! Se è vero quello che dice lei, ed io sono d’accordo, come mai non è stato fatto ricorso avverso tale sentenza?

  6. batman
    2 maggio 2013 at 08:02

    Non si poteva fare ricorso perché era una sentenza della Cassazione che come tale non riguarda il merito ma la corretta motivazione della sentenza impugnata. La Cassazione giudica le sentenze non i fatti. Sulla questione si pronuncerà la corte d’Appello di Brescia a cui la Cassazione ha rinviato il processo.

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