Tragedia del negazionismo della PAS: bambino salvato con modalità drammatiche a Padova

La trasmissione “Chi l’ha visto” ha mandato morbosamente e ripetutamente in onda l’allontanamento di un bambino dalla madre, senza oscurare il volto del bambino, senza approfondire i gravissimi motivi per i quali la magistratura ha dovuto proteggere il bambino in tale modo, commettendo una “gravissima violazione sia di tutte le norme che tutelano i minori nei media sia delle regole fondamentali della deontologia professionale giornalistica”.    La preside della scuola ha dichiarato

«Non si è aggrappato al banco. Non ha mai urlato dentro la scuola.  E i bambini sono sconvolti perché hanno visto il filmato a “chi l’ha visto”».

Secondo quanto riferisce la stampa si tratta di un caso di alienazione genitoriale.  Cioè la madre avrebbe plagiato il figlio fino a fargli rifiutare il papà.

Il padre, intervistato su Canale 5, riferisce che già 3 anni fa la donna aveva perso la potestà genitoriale, ma era sempre riuscita ad evitare l’allontanamento, tanto che lui non riusciva più a vedere il figlio.  E così:

«La Corte di Appello di Venezia ha emesso un provvedimento grave che ha portato alla decisione di far decadere la patria potestà della madre e il motivo di ciò è consistito nell’aver attuato un ostruzionismo strenuo che ha impedito la frequentazione tra me e mio figlio. Per cui, di fatto, il bambino non l’ho più visto. Anche perché il comportamento della madre e dei suoi familiari ha cagionato al bambino una psicopatologia secondo la quale mio figlio è esposto ad un rischio altissimo di patire dei disturbi mentali nel corso dell’evoluzione.

Prima di arrivare a questa sofferta decisione ci sono stati altri quattro provvedimenti giudiziari e le decisioni prese sono state ponderate e approfondite ed avanzate tutte le possibilità per convincere la madre del piccolo a cambiare atteggiamento, di seguire dei percorsi meno incisivi di quello finale ma sono andati sempre falliti».

Il padre ha evidenziato che suo figlio ha un «condizionamento che lo porta ad avere comportamenti che non sono autentici. Non bisogna fermarsi al dato formale e apparente del bambino che fa resistenza, come si è visto ieri a scuola, perchè il bambino quando si comporta così è vittima del condizionamento». «Ho salvato mio figlio. E inevitabilmente i momenti difficili sono stati tantissimi. Io per primo avverto una pesantezza però ho la consapevolezza di fare il bene di mio figlio. Penso come padre di aver diritto a frequentarlo come mio figlio, ancor prima, ha diritto di frequentare me e quindi di avere un padre. Io e la mia famiglia siamo stati totalmente eliminati dalla vita di mio figlio per periodi lunghissimi. È una situazione drammatica che non auguro a nessun figlio e a nessun padre e per la corretta evoluzione di un bambino penso si debba mantenere dei rapporti significativi con entrambi i rami parentali. O bisogna lasciare crescere il figlio orfano del padre, educato all’odio del padre?».

La vita in diretta: parla il papà che ha salvato il figlio dalla PAS

La polizia è finalmente riuscita ad eseguire l’intervento per il bene del bambino, ed il papà ha riferito che il piccolo sta bene, che lontano dalla madre ha già potuto, dopo tanti anni, pranzare e cenare con il papà.  Il questore Vincenzo Montemagno conferma:

«Il bambino ieri è stato visitato dal pediatra, ora è sereno, gioca e sta bene.  Si tratta di un provvedimento che doveva essere eseguito già due anni fa, ma la famiglia materna si è sempre opposta e il padre da mesi non vedeva suo figlio. Gli unici che hanno volutamente produrre il caos sono stati i parenti della madre, che non hanno creato le condizioni favorevoli per l’affidamento al padre, così come disposto dalla magistratura».

Il CTU dott. Rubens de Nicola, ha dovuto esporre alcuni particolari nascosti da chi lo ha pubblicamente attaccato:

«Avevamo provato in tutti i modi a convincere la madre della necessità per L. di tornare dal papà che non vedeva mai. Ma i tentativi non forzati sono andati a vuoto. Il giorno in cui doveva trasferire il bambino, la signora è andata in vacanza con lui. Il piccolo aveva poi trovato il modo di nascondersi attraverso un pertugio irraggiungibile sotto il letto, che era bloccato con il fil di ferro: avevano creato un fortilizio. E così l’operazione “pacifica” era diventata impossibile.

Bisogna saper distinguere fra volontà autentica e condizionata. Siamo nel secondo caso. La madre ha un forte ascendente sul figlio e l’ha usato per la sua guerra contro l’ex marito. Il bambino era per lei, nel rapporto con il padre, come un cane da tenere al guinzaglio, uno di quei guinzagli che si allungano e si accorciano a piacimento. La relazione padre-figlio ne è uscita dilaniata e Leonardo ha iniziato a soffrire di una sindrome ansiosa legata al conflitto di fedeltà, tipica del bambino che deve aderire a un comando.

Se Leonardo tornerà con la madre in futuro potrebbe avere dei disturbi seri. Con il padre, in questi giorni, si è sciolto come la neve al sole. Il bambino è molto intelligente e bravo ma un problema ce l’ha: è condizionato».

Sul perché l’allontanamento ha dovuto essere eseguito in tale maniera, mentre alcuni urlavano ed insultavano i poliziotti filmando il tutto per creare clamore mediatico, la zia del bambino ha su Canale 5 ammesso che:

“se il modo non fosse stato quello, il bambino era ancora con noi”.

La famiglia della madre ha anche riferito che soggiornava con telecamere davanti alla scuola, e che la PAS, a loro dire, non esiste.   Nella realtà nessuna persona ragionevole dubita che un bambino possa essere plagiato ed alienato — in discussione è solo l’aspetto secondario se tale condizione costituisca o meno una sindrome.    Quanto accaduto conferma l’allontanamento dal genitore alienante è l’unica misura che possa efficacemente proteggere i bambini vittima di alienazione genitoriale.

*    *    *

Ancora una volta la donna che ha perso la patria potestà e reso inevitabile l’allonatamento era assistita da un avvocato noto per il negazionismo della PAS: Andrea Coffari.

Un personaggio a sua volta allontanato dalla propria madre e che si è messo a fare l’avvocato accumulando una impressionante catena di casi simili al proprio: è già la sesta volta che una cliente dell’avvocato Coffari perde la potestà,  anche poi andando a dirsi vittima della magistratura in trasmissioni televisive.

Sebbene la perdita della potestà genitoriale sia la misura più grave esistente in Italia, purtroppo in due casi non è stato eseguito l’allontanamento.  Lo stesso Coffari racconta come riuscì ad evitare l’allontanamento da una madre dicendo al bambinofai i capricci” in maniera tale che la polizia rinunciò ad eseguire l’intervento, e di come il bambino perse i contatti con il proprio papà.

Quando simili metodi vengono usati per opporsi all’esecuzione di sentenze di allontanamento, alla magistratura non rimane che salvare il bambino anche con l’utilizzo della forza pubblica, specialmente se un bambino è in mano di chi cerca di negare che l’alienazione genitoriale è un abuso sull’infanzia.

Il dott. Gaetano Giordano ha riflettuto su come “Chi l’ha visto” ha gestito mediaticamente la vicenda:

Tutta la vicenda è stata ridotta ai suoi ultimi minuti.

Tutto il dramma consisteva solo in quelle scene.

Il resto non aveva alcuna importanza: come si fosse arrivati a quel punto non meritava mezzo secondo di intervento.

E, così, è stato occultato il vero dramma del bambino, che è quello di essere stato portato fino a quel punto di sofferenza.

La disinformazione è proprio questa. Mostrare il dramma di quel “prelievo”, scenicamente intenso, tale da far alzare bene lo share e gli ascolti, degli ultimi istanti del conflitto, senza minimamente chiedersi o far notare che se si è giunti a quel punto è perché ci sono pesantissime responsabilità di chi doveva educare in ben altro modo l’affettività del piccolo.

Ci si è chiesto qual è stato il ruolo dei legali intervenuti nella vicenda, e se il loro operato abbia contribuito a rasserenare oppure ad esasperare i comportamenti che hanno portato poi il bambino a sviluppare questi atteggiamenti autolesivi?

In una vicenda analoga (allontanamento da un’altra cliente dell’avv. Coffari) lo stesso programma tentò di darne una immagine positiva.  La donna, riconosciuta affetta da Sindrome di MSP, finì anche in galera dopo aver sottratto il figlio accusando falsamente di pedofilia suo papà.   Personaggi vicini a Coffari pubblicavano sui loro siti le parole di odio del bambino alienato contro suo papà.  Allontanato dalla madre, il piccolo in sole 6 settimane recuperò un sereno rapporto con il papà.

Chi l'ha visto: ancora un bambino allontanato da madre cliente dell'avvocato Coffari

Diego Sabatinelli ed Alessandro Gerardi, rispettivamente segretario e tesoriere della Lega Italiana per il Divorzio Breve hanno dichiarato:

«è profondamente sbagliato arrivare fino al punto in cui si è protratta la vicenda che ha visto agenti in borghese letteralmente trascinare via un minore in quel modo. A genitori incapaci di provvedere ai propri figli, sia in costanza di matrimonio che dopo una separazione o un divorzio, deve essere impedito di protrarre la violenza psicologica sui figli il più presto possibile. Le immagini che abbiamo visto sono frutto dell’inerzia degli organi deputati al controllo ed alla vigilanza sul comportamento di certi genitori a cui deve essere tolta senza indugio la potestà genitoriale. Si parla di vicenda che va avanti da ben sei anni»

La dott. Matone, magistrato ed ex magistrato minorile ha dichiarato:

«Le immagini sono orrende, ma c’è da chiedersi, per arrivare a quello, che cosa è accaduto fino a quel momento? Allora, io per 17 anni ho fatto il Pubblico Ministero presso il Tribunale dei Minorenni di Roma e ho visto casi di questo genere, cioè di madri che negano l’accesso ai figli da parte dei padri in una maniera pervicace, ostinata e soprattutto delinquenziale. […]

È la sfida che queste madri e padri sciagurati fanno alle istituzioni. Si vedono notificare un provvedimento che dice “devi consentire i contatti tra tuo figlio e il tuo ex marito la tua ex moglie” e se ne fregano perché hanno la garanzia dell’impunità. E la garanzia dell’impunità qual’è? Che non si possono eseguire i provvedimenti in questo modo. […]

Se la madre avesse consentito al padre l’accesso, questo non sarebbe accaduto. »

Il PM Benedetto Roberti ha chiesto il rinvio a giudizio della cliente dell’avv. Coffari e dei familiari per maltrattamenti e mancata esecuzione di provvedimento del giudice con il seguente campo d’imputazione

“ponevano in essere condotte abituali e reiterate a cagionare maltrattamenti psichici e morali al minore creando nello stesso la grave patologia in atto di sindrome di alienazione parentale“. Inoltre impedivano al padre del bambino di “avvicinarsi, vedere e colloquiare col minore”.

La vicenda sui media:

  • http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2012/11-ottobre-2012/sindrome-pas-2112211038274.shtml
  • http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2012/11-ottobre-2012/ho-salvato-mio-figlio-sereno-2112212622280.shtml
  • http://video.repubblica.it/cronaca/il-padre-mio-figlio-e-stato-salvato-ora-sta-bene/107531/105911
  • http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2012/10/11/news/il-questore-montemagno-nessuna-violenza-solo-supporto-al-padre-1.5842782

 

 

 

 

 

 

 

 

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25 comments for “Tragedia del negazionismo della PAS: bambino salvato con modalità drammatiche a Padova

  1. angela
    12 ottobre 2012 at 13:33

    Io non entro nel merito della decisione dei giudici,probabilmente il bimbo doveva essere allontanato,non so’Però credo che il prelievo del bambino dalla scuola doveva essere dolce e discreto ,forse la figura di una psicologa che parlasse al bambino in un certo modo sarebbe stata più appropriata.Chi ci ha rimesso è il bambino che ha subito l’oltraggio,per lui questa esperienza sarà indimenticabile nel senso peggiore.Tutta la vicenda si è svolta davanti a tanti altri bambini per i quali non è stato certo un bel vedere!!!!!

  2. admin
    12 ottobre 2012 at 13:40

    Angela, da quello che leggo c’era sia lo psicologo che i Servizi (e quindi presumibilmente una assistente sociale con competenze in psicologia). Hanno prima inutilmente tentato di fare andare il bambino dal preside. Ed allora hanno chiesto agli altri bambini di uscire. La tragedia si è verificata solo quando è intervenuta la famiglia della madre, che pare stazionasse permanentemente davanti alla scuola con telecamere. Chiaro indice di una situazione abnorme da cui un bambino deve essere protetto.

  3. cynthia
    12 ottobre 2012 at 16:51

    proteggiamo i nostri figli,ma soprattutto dai cattivi genitori….

  4. oscar
    12 ottobre 2012 at 18:45

    io come ho detto su facebook,sono letteralmente “INCAZZATO”specialmente oggi dopo aver visto in tv su rai1 l`intervista del padre… io ho 41 anni ,nel 97 sono diventato padre di un bimbo che oggi ne ha 15 anni.ebbene il mio matrimonio è durato circa 1anno dopodiché é naufragato (non per colpe mie intendiamoci).ebbene si dopo la trafila burocratica…… dopo 3 udienze vinte negli anni 1999,2000 e 2002.sono 14 anni che io non vedo mio figlio.ed io che devo dire a cio`? anche se ho ragione e quant`altro resto calmo ed aspetto perchè prima o poi mio figlio verrà a conoscenza di cio`che la sua mamma ha fatto e poi deciderà cosa è giusto.
    [admin: omesse frasi che ci avrebbero attirato una denuncia per diffamazione]

  5. admin
    13 ottobre 2012 at 11:41

    Oscar, tuo figlio ha perso 14 anni di vita, e se è vittima di PAS potrebbe impiegarne molti di più per tornare alla realtà, o avere subito danni psicologici permanenti. Speriamo bene.
    Io non conosco la situazione, ma so che i bambini in queste situazioni, oggi diventati adulti, dicono chiaramente che avrebbero voluto essere salvati, per cui io sono sicuro che bene ha fatto il papà di Padova a salvare suo figlio, anche grazie a giudici ed ad al CTU.

    http://www.alienazione.genitoriale.com/i-bambini-alienati-oggi-adulti-dicono-come-volevano-essere-protetti/

  6. domenico marinelli
    13 ottobre 2012 at 16:22

    sono convinto che la situazione è stata strumentalizzata dai media e così rappresentata male. Se è vero che il bimbo non si è aggrappato al banco, come dice la preside; se è vero che i poliziotti si sono comportati in maniera cristallina, come li difende ilquestore, ritendo che la esasperazione finale, così come rappresentata, sia stata determinata quasi esclsuivamente dalle grida della zia materna presente sul piazzale con telcamera che hanno potuto turbare inconsapevoli altre mamme presenti. L’uccisione dei sentimenti di un bambino, dell’amore di questi verso l’altro genitore (così come sta emergendo dalle analisi successive) è cosa ben più grave di una azione materiale di prelevamento forzato. Non penso che dolci parole convincenti potevano essere sussurrate al bambino mentre le urla della zia materna riempivano la piazza e sono sicuro che quelle urla hanno fatto al bambino più male di qualunque altra cosa: La madre dovrebbe vergognarsi per aver costretto l’altro genitore a ricorrere al magistrato per poter avere dei rapporti civili con il proprio figlio.

  7. Pier Luigi Traini
    13 ottobre 2012 at 23:49

    Finalmente una pagina che tratta la vicenda in maniera seria!
    Un grande in bocca al lupo al bambino ed al padre. A quest’ultimo i miei complimenti per il coraggio dimostrato nel SALVARE il proprio figlio, rispettando sempre la legge.
    Bisogna poi dire che FINALMENTE (ma meglio tardi che mai) un tribunale abbia avuto altrettanto coraggio nel riconoscere la PAS e fare la sola cosa che ormai si potesse fare per il bene del minore.
    In quanto alla madre alienante ….spero si penta, segua un percorso e torni dal proprio figlio.

  8. gingerbread
    16 novembre 2012 at 16:54

    Da giornali/tv ecc (che talvolta ancora in questi giorni richiamano il caso) pare PERò che il bimbo alla fine non sia dal padre ma sia finito in una struttura comunitaria tipo “casa-famiglia”……

  9. batman
    18 novembre 2012 at 13:08

    Sì, però adesso accetta di incontrare il padre.

  10. giacomo
    23 aprile 2013 at 00:27

    IO VI ACCUSO!!!
    Si io accuso voi giudici di essere responsabili di causare la PAS nei figli di genitori separati.
    Si quando ad un genitore, la madre, viene data il collocamento del figlio mentre al padre si lascia un tempo marginale per potere stare con il proprio figlio, già si inizia un percorso diabolico che tenderà all’esclusione della figura paterna.
    Quando a questo si aggiunge il volere della madre di alienare il padre dalla vita del figlio ecco che si stanno ponendo le basi per un grave abuso sui bambini! In questo caso le madri non riescono a capire che colpendo l’ex marito colpiscono pure il proprio figlio. Infatti non si rendono conto del grave danno psicologico che stanno arrecando al proprio figlio, ai loro occhi il bambino è tranquillo e sereno e sono sicure di fare il bene del proprio figlio, anzi addirittura lo stanno proteggendo e lo proteggono alla stessa stregua di una madre sana che darebbe la vita per il proprio figlio. Quando in questi casi vengono fatte accuse, le più varie, nei confronti del padre andrebbero queste accuse chiarite nell’arco di pochissimi mesi. Nel caso siano vere ovviamente il padre va giustamente punito ed il bambino adeguatamente protetto. Nel caso invece siano false occorre immediatamente proteggere il bambino.
    Invece nei fatti i tempi si allungano a dismisura, passano addirittura anni, e tutti CTU, CTP, Avvocati e soprattutto I Giudici anteponendo la frase “nell’interesse del minore” sembrano fare a gare per allungare i tempi. In questi anni la madre ha avuto tutto il tempo per alienare la figura paterna . Il bambino ha sviluppato la PAS. Ma non basta una PAS di grado lieve perchè i Giudici prendono coscienza di questo grave abuso sull’infanzia, bisogna aspettare che si arrivi ad una PAS di grado elevato per far si che un giudice la riconosca. Ed allora cosa fa? Caso di Padova: ordina alla polizia di prelevare con la forza un bambino e di consegnarlo prima ai servizi sociali per riprogrammarlo per poi dire a questo bambino di tornare a volere bene al proprio padre.
    In questo triste caso come in tanti simili la madre forse ha agito in buona fede, era offuscata nei pensieri e non era in grado di capire che cosi stava soprattutto danneggiando l’amato figlio.
    Se per miracolo tali madri potessero guarire e potessero osservare con gli occhi di una madre sana i danni che hanno provocato al proprio figlio si annienterebbero dal rimorso di quello che inconsciamente hanno fatto. Si perchè nessuno metterebbe in atto qualsiasi rappresaglia nei confronti di chicchessia se per contro un proprio famigliare, addirittura il proprio figli ne potesse indirettamente anche minimamente esserne danneggiato.
    Si la madre era psicologicamente offuscata, ma voi giudici come mai non vi siete accorti di nulla? Forse non conoscete l’argomento?

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