Come curare l’alienazione: approccio legale

Il prof. Gardner raccomanda l’approccio legale (allontanare i figli dal genitore alienante per trasferire la custodia al genitore alienato) per curare

Riportiamo nel seguito le considerazioni ed il programma di trasferimento studiato dal professore [fonti: i suoi articoli in 1 e 2].  Egli specifica di fare riferimento alla “madre” come genitore programmante per semplicità di esposizione, dato che è comunque la madre, molto più spesso del padre, ad essere genitore programmante. Tutto quanto descritto si applica comunque, anche quando è il padre ad essere il principale instillatore di PAS.

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«Nei casi di PAS di grado grave, che rappresentano una piccola minoranza dell’insieme dei casi di PAS (dal 5 al 10% circa, per quella che è la mia esperienza), è necessario mettere in atto misure più severe. Il primo passo da fare, se si vuole una qualche speranza di alleviare la sintomatologia del bambino, è quello di trasferire la custodia primaria al padre, con residenza del bambino nella casa del padre stesso. [Successivi studi hanno dimostrato l’efficacia di questa terapia]. Se questo avrà carattere permanente o meno dipenderà dal comportamento della madre. Dato che il bambino tipicamente non collabora al suo trasferimento nella casa del padre, il terapista può trovarsi di fronte ad uno dei problemi più ingarbugliati che si possano incontrare nel trattamento di famiglie PAS.

Nello specifico, i giudici ed alcuni professionisti della salute mentale non sono sufficientemente ricettivi riguardo la mia raccomandazione di allontanare il bambino dalla casa del genitore che instilla PAS di grado grave (specialmente se si è in presenza di paranoia).  La mia esperienza con i giudici mi ha fatto rendere conto che, molti di loro, non riconoscono che il valore degli argomenti a favore del trasferimento del bambino è generalmente superiore a quello degli argomenti a favore del mantenimento dello status-quo.

  1. Uno dei motivi di questa scarsa ricettività è la radicata opinione che il bambino non debba essere allontanato dalla madre, indipendentemente da quanto disturbata ella sia.
  2. Un altro motivo di scarsa ricettività, è relativo al fatto che i bambini con PAS grave sono normalmente così terrorizzati dall’idea del padre, e sono stati così profondamente impregnati con l’idea che stare nella casa del padre sia pericoloso, addirittura letale, che il trasferimento è considerato impossibile. La mia frustrazione, causata dalla scarsa ricettività dei tribunali a mettere in atto questa raccomandazione, si è fatta particolarmente acuta avendo dovuto riconoscere che, quando il bambino rimane nell’abitazione della madre, la relazione padre-bambino viene distrutta e questo si risolverà prevedibilmente nello sviluppo di psicopatologie a lungo termine, addirittura paranoia.

Una sistemazione intermedia, un accomodamento che non includa l’immediato trasferimento del bambino dall’abitazione della madre a quella del padre, può risolvere molti dei problemi legati al trasferimento diretto del bambino e può anche aumentare l’accettabilità giudiziale della proposta.

Prima di descrivere in dettaglio il Transitional Site Program, è importante mettere in risalto che i momenti di transizione, i momenti di passaggio fra un genitore e l’altro, risultano particolarmente difficili per i bambini PAS. In tali circostanze, con entrambi i genitori presenti, il conflitto di lealtà del bambino risulta estremamente acuto. Nel caso di bambini affetti da PAS di grado grave, la transizione è praticamente impossibile: il padre è generalmente impossibilitato a portare il bambino fuori della casa della madre e, anche se trasferito forzosamente nella casa del padre, è probabile che il bambino fugga e tenti in ogni modo di far ritorno alla casa della madre. La sistemazione temporanea del bambino in un luogo di transizione appare essere un’eccellente soluzione a questi problemi, essendo il conflitto evitato dal fatto che, nel luogo di transizione, il bambino non è messo nella condizione di trovarsi assieme ad entrambi i genitori allo stesso tempo.

È anche importante ripetere che le madri indottrinanti di grado grave non sono solite adeguarsi prontamente agli ordini del tribunale, che intimano di desistere dal proseguire con il lavaggio del cervello dei figli. Il loro ignorare gli ordini del tribunale è, infatti, una delle ragioni per le quali, queste madri, entrano a pieno titolo nella categoria di indottrinatrici di grado grave. Lo scopo principale del programma che illustro in questa pubblicazione, è quello di rafforzare la separazione fra madre e bambino, per il periodo necessario, così da proteggere il bambino stesso dall’incessante campagna di manipolazione e programmazione della madre. Conseguentemente, durante questa prima fase, non devono esserci assolutamente contatti fra madre e bambino, sia diretti che indiretti, ad esempio telefonate o e-mail, dato che qualunque contatto sarebbe utilizzato dalla madre per portare avanti il lavaggio del cervello del bambino. Questi contatti ridurrebbero, di conseguenza, in modo molto significativo, la probabilità di successo di questo programma di transizione.

I tre livelli di Transitional Site

Si considerano tre livelli di luogo di transizione (Transitional Site), da quello con restrizioni minime fino a quello con maggiori restrizioni. Il livello meno restrittivo dovrebbe essere provato in prima istanza, utilizzando il livello con maggiori restrizioni come “ultima spiaggia” solamente se i livelli inferiori non si dimostrano adeguati allo scopo.

Il programma dovrebbe essere monitorato da un guardian `ad litem’, o da un terapista scelto dal tribunale, che ne verifichi l’andamento ed abbia anche potere di accesso diretto alla corte, così da fornire il suo supporto nella fase giudiziale e nell’emanazione degli ordini del tribunale necessari ad assicurare il successo del programma. Senza una tale “spintarella” il programma non ha probabilità di riuscita.

Per ciascuno dei livelli di Transitional Site è previsto un programma, suddiviso in fasi, il cui scopo è quello di facilitare il trasferimento del bambino dalla casa della madre a quella del padre.

Transitional Site di livello 1

In questa categoria di Transitional Site, includo, innanzitutto, la casa di un amico o di un parente con il quale il bambino ha una relazione ragionevolmente buona. Il trasferimento del bambino nella casa di parenti paterni, se la madre ha avuto successo nel programmare il bambino stesso a credere che questi parenti siano parte della rete estesa di persone legate al padre che potrebbero nuocergli, non rappresenterebbe una buona soluzione per il successo programma di transizione, anche se, tale trasferimento, fosse possibile.

Durante la convivenza con le nuove persone, i nuovi caretaker, è necessario provvedere a che il bambino frequenti una scuola locale. Questi nuovi caretaker, devono rendersi conto della gravità della patologia della madre, devono essere sufficientemente rigidi per proibire contatti, telefonate, scambi epistolari, fra bambino e madre per un periodo determinato (vedi nel seguito) e per riferire, inoltre, all’autorità appropriata (guardian `ad litem’ o terapista scelto dal tribunale) le disobbedienze della madre agli ordini del tribunale, che restringono le sue possibilità di visita al bambino o, addirittura, la sua possibilità di recarsi in prossimità della zona in cui risiede il bambino o si trova la sua scuola. Questi nuovi caretaker devono essere anche capaci di esercitare un controllo su comportamenti inconsulti del bambino durante i periodi di visita del padre al bambino stesso nella loro casa (vedi nel seguito).

Un altro tipo di Transitional Site di livello 1 potrebbe essere la casa di una famiglia affidataria. Anche in questo caso, la famiglia affidataria deve soddisfare i criteri di vigilanza, rigore e severità già esposti in precedenza.

Se la situazione è così degradata che non è possibile utilizzare un Transitional Site di livello 1, diviene allora necessario considerare un ambiente maggiormente costrittivo. Questo potrebbe rendersi necessario se la madre continua ad ignorare gli ordini del tribunale circa le restrizioni di visita e le chiamate al bambino (sia nel Transitional Site sia a scuola), oppure se il bambino insiste a scappare dal Transitional Site di livello 1 per far ritorno dalla madre. In queste circostanze, deve essere considerato l’utilizzo di un Transitional Site di livello 2.

Transitional Site di livello 2

Un possibile Transitional Site di livello 2 è rappresentato da una comunità alloggio; una di quelle strutture, cioè, nelle quali vengono alloggiati minorenni dediti ad attività criminali, bambini abbandonati, bambini soggetti ad abusi e, in generale, minorenni che è stato necessario allontanare dalle loro case.  È preferibile che la comunità includa una struttura scolastica come parte integrante (e, talvolta, è così). La comunità dovrebbe offrire una sorveglianza maggiormente stringente ed un controllo sul comportamento del bambino, specialmente in occasione delle visite del padre (vedi nel seguito), così come sulle possibilità di visita e comunicazione della madre col bambino.

Una tale struttura potrebbe dimostrarsi inadeguata, se i comportamenti inconsulti del bambino diventano ingestibili, se la madre insiste a recarsi nella struttura (disobbedendo agli ordini del tribunale) e/o se il comportamento del bambino diviene incontrollabile durante le visite del padre. In queste circostanze, si deve considerare l’utilizzo di un Transitional Site di livello 3.

Transitional Site di livello 3.  Ospedalizzazione.

Ovviamente questo è l’ambiente più restrittivo, quello in cui esiste il maggior grado di controllo della situazione.

Un Transitional Site di livello 3 dovrebbe essere scelto solamente se i livelli 1 e 2 sono già stati considerati e, preferibilmente, sperimentati. Nel Transitional Site di livello 3, il bambino ha, ovviamente, le minori possibilità di fuggire per tornare alla casa della madre e, questa struttura, può offrire il massimo livello di controllo sul comportamento del bambino durante le visite del padre. E’ fondamentale che il personale operante nella struttura abbia conoscenza della PAS ed abbia l’opportunità di riferire, direttamente o indirettamente, al tribunale.

Le sei fasi di transizione nel Transitional Site

A questo punto, mi accingo a dare il dettaglio della sequenza in sei fasi, elaborata per consentire il trasferimento del bambino dalla casa della madre a quella del padre, via Transitional Site. Anche se il programma può essere svolto sotto l’auspicio di un terapista, quello che si fa in questi casi è meno “terapia” di quanto sia, invece, “spostamento di corpi”.

L’obiettivo principale è fornire al bambino esperienze di vita; esperienze che dimostrino che il padre non è la persona tremendamente pericolosa così come veniva dipinta dalla madre. L’intento finale è portare il bambino nella casa del padre il più rapidamente possibile; tuttavia, è importante accettare che il periodo di tempo trascorso nel Transitional Site varierà da caso a caso e che il trasferimento dovrà essere attentamente monitorato dalle persone coinvolte nella gestione del programma di transizione.

Io propongo un programma che segua la sequenza di fasi descritte nel seguito.

Fase 1

Consiste nel collocamento del bambino nel Transitional Site. Il bambino viene allontanato dall’incessante campagna di programmazione della madre, sebbene non sia ancora col proprio padre; quell’essere che egli ritiene possa infliggergli cose terribili. Durante questo periodo trascorso nel Transitional Site, tutti i contatti con la madre devono essere interrotti, comprese le comunicazioni telefoniche e via posta. Dopo alcuni giorni di adattamento alla nuova sistemazione, il padre dovrebbe far visita al figlio nel Transitional Site: il bambino inizierà, quindi, a sperimentare dal vivo che nessun danno gli verrà arrecato da questa relazione. Nei giorni, o settimane, immediatamente successivi (a seconda della tolleranza), le visite del padre al figlio (sempre nel Transitional Site) dovrebbero aumentare, sia in frequenza che in durata.

Fase 2

Ad un certo punto (ci si augura nel breve periodo), il bambino inizierà a visitare il padre nella casa di questi, per brevi periodi, al termine dei quali egli tornerà direttamente nel Transitional Site. Gradualmente, il tempo di visita del bambino nella casa del padre dovrebbe aumentare, fino al punto in cui il bambino stesso possa iniziare a vivere in quella casa su una base di continuità. Durante questo periodo, non vi devono essere contatti con la madre; neppure via posta o telefono.

Fase 3

Il bambino lascia il Transitional Site e vive col padre su una base di continuità. Nel periodo iniziale di questa fase, lo ribadisco, non devono essere consentite telefonate o lettere della madre. Se la madre viene notata in prossimità della casa del padre, il fatto deve essere immediatamente comunicato al tribunale, per le vie più appropriate, così che possa essere conseguentemente valutata l’opportunità di severe sanzioni, quali: pene pecuniarie, riduzione dell’importo degli alimenti o, al limite, carcerazione (o ospedalizzazione, in casi particolari).  Il bambino ha necessità di sperimentare dal vivo che non ci saranno le terribili conseguenze che egli ha anticipato: qualunque interruzione di questo processo da parte della madre gli causerà verosimilmente una regressione.

Fase 4

Possono essere permessi incontri protetti con la madre, purché attentamente monitorati e su base di prova. Il primo passo dovrebbe consistere in limitate, ed attentamente monitorate, conversazioni telefoniche. Non è probabile che la madre riduca l’intensità della programmazione, ma si possono, almeno, introdurre alcune limitazioni. Se si ritiene che la madre abbia sufficiente autocontrollo, e/o la sua ossessione di fare il lavaggio del cervello al bambino può essere, in una qualche misura, tenuta sotto controllo, sarà allora possibile permettere conversazioni telefoniche di maggior durata. In questa fase, è possibile anche permettere comunicazioni via posta, se similmente monitorate.

Fase 5

Su base di prova, si possono permettere incontri protetti della madre nella casa del padre, la cui frequenza e durata possono essere regolate in relazione a quanto la madre stessa riesce a ridurre il suo inculcare, nel bambino, ostilità verso il padre.

Fase 6

In alcuni casi, su base di prova e con giudizio, si possono permettere limitati incontri protetti nella casa della madre, purché attentamente monitorati. Ovviamente, questo è possibile solo in quelle situazioni in cui l’ostilità della madre sia stata ridotta ad un grado tale per cui vi siano solamente limitati rischi di programmazione (il che implicherebbe il rischio di azzerare tutti i benefici portati dalle precedenti fasi del programma). In alcune situazioni, questa fase non potrà mai essere raggiunta dato che la madre potrebbe rapire il bambino, sequestrarlo rifiutando di lasciarlo tornare dal padre o, in altro modo, sottoporre il bambino ad una inesorabile programmazione contro il padre. Si deve sperare, comunque, che questo non si dimostri necessario e che siano possibili, in una qualche misura, contatti con la madre.»

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