Intervista a Amy L. Baker: il genitore alienante spesso è disturbato

Amy Lee BakerI genitori che assumono comportamenti alienanti sono probabilmente affetti da quello che è noto comee “disturbo della personalità di tipo 2”.  Questo significa che non sono effettivamente in grado di capire che i loro figli hanno pensieri e sentimenti separati da loro. Per queste persone quando il matrimonio è finito, i bambini non hanno bisogno di mantenere una relazione con l’altro genitore. Queste persone possono anche temere di rimanere sole o venire abbandonate dai figli e nutrono un forte desiderio di punire l’altro genitore.”

 

Intervista a Amy Lee Baker, autrice del libro  “Adult Children of Parental Alienation Syndrome” tradotto in Italia dalla casa editrice Giunti con il titolo “Figli divisi”:

Nel suo libro lei descrive genitori che lottano uno contro l’altro nel tentativo di ottenere il favore dei figli. Che tipo di persona è quella che arriva fino al punto di usare un figlio in un modo così negativo per controllo le sue relazioni?

Mi viene fatta spesso questa domanda. Penso che tutti noi siamo molto curiosi di sapere cosa può fare diventare un genitore così crudele e dannoso nei confronti dei suoi stessi figli e del suo ex partner. Le mia ricerche hanno gettato una luce su questo tema. Ho condotto diversi studi sull’alienazione genitoriale, e uno di essi riguardava adulti che erano convinti di essere stati messi contro un genitore dall’altro quando erano bambini. Da queste interviste ho potuto concludere che i genitori che assumono comportamenti alienanti sono probabilmente affetti da quello che è noto comee “disturbo della personalità di tipo 2”.  Questo significa che non sono effettivamente in grado di capire che i loro figli hanno pensieri e sentimenti separati da loro. Per queste persone quando il matrimonio è finito, i bambini non hanno bisogno di mantenere una relazione con l’altro genitore. Queste persone possono anche temere di rimanere sole o venire abbandonate dai figli e nutrono un forte desiderio di punire l’altro genitore. Queste persone inoltre tendono a non credere che le regole si applichino anche a loro stessi e così sono inclini a disobbedire agli ordini del giudice e a disapplicare gli accordi di separazione. Sembrano ottenere risultati vantaggiosi nei ricorsi giudizari e sono spesso supportate da uno dei propri genitori (che potrebbe aver intrapreso comportamenti simili nel proprio divorzio). Spesso si sente dire che questi genitori odiano in maggiore misura l’altro genitore di quanto non amino i loro figli.

Potrebbe parlarci degli schemi di comunicazione distruttiva e del loro impatto sui bambini e sugli adulti?

Quando ho iniziato i miei studi volevo comprendere come un genitore prende un bambino che ha una buona relazione con l’altro genitore e avvelena questo bambino in un modo così grave che il bambino comincia a disprezzare e a temere in modo irragionevole l’altro genitore. Quello che ho scoperto è che la comunicazione verbale e non verbale tra il genitore alienante e il bambino è finalizzata a trasmettere il messaggio che l’altro genitore è pericoloso, incapace di amare e indisponibile e che l’amore e l’approvazione del genitore alienante è disponibile per il bambino solo se e fintanto che il bambino rifiuta l’altro genitore. In questo modo il bambino diventa dipendente dal genitore alienante in un modo così grave da volere interrompere ogni rapporto con l’altro genitore. Dal punto di vista del bambino è lui stesso a desiderare di rifiutare l’altro geniore per propria scelta. Il bambino è generalmente inconsapevole del fatto di essere stato manipolato e costretto a rifiutare l’altro genitore. Questo è il motivo per l’alienazione è così difficile da smontare: il bambino è convinto di stare facendo la scelta liberamente.

Come ha cominciato ad interessarsi a questa sindrome e a cercare di spiegare quanto accade in queste famiglie?

Quando ho ottenuto il PhD venti anni fa ho deciso di studiare le relazioni genitori figli sia quelle sane che quelle abusanti e questo è quanto ho fatto. Quando ho sentito parlare per la prima volta di alienazione genitoriale, mi è sembrato che fosse una potente e insidiosa forma di abuso sui minori che era assai poco studiata. Da quando ho intrapreso il mio primo studio sono stata contattata da oltre 3000 genitori che mi hanno ringraziata per aver studiato questo tematica e mi hanno incoraggiato a continuare ad andare avanti. Questo mi ha fornito la motivazione a continuare il lavoro in quest’area.

copertinaChe cosa dovrebbero cercare di fare i professionisti e i familiari?

Ho pensato molto a questa questione perchè è una ovvietà che nel campo dei maltrattamenti dei minori la chiave di tutto è la prevenzione. E’ molto meglio prevenire l’abuso che curare un bambino che è già stato abusato. Sfortunatamente troppi genitori non sanno mettere insieme i pezzi del mosaico e vedere il grande scenario che si sta formando tranne quando ormai è troppo tardi e hanno perso i loro figli. Allora si guardano indietro e capiscono che l’altro genitore era attivo promotore di una campagna di alienazione da sempre. Spesso ricevo telefonate o email di genitori che raccontano di essere stati totalmente esclusi dai contatti con i loro figli a causa dell’alienazione genitoriale, ma che non si erano accorti di quanto stava accadendo.
Questo è molto triste e frustrante per me perchè significa che ancora oggi ci sono genitori che potrebbero essere aiutati se solo sapessero che questo problema ha un nome ben preciso e che i professionisti hanno mezzi per aiutarli. Credo che la consapevolezza sia un fattore critico per la prevenzione. Per esempio c’è una organizzazione per la diffusione della conoscenza sull’alienazione genitoriale che pubblica su Internet brochure e documenti per diffondere la conoscenza del problema. E’ necessaria anche maggiore formazione per la professione legale e i professionisti nel campo della salute mentale per diffondere la conoscenza di come riconosere e trattare l’alienazione genitoriale. Genitori e professionisti dovrebbero conoscere le 17 strategie di alienazione elencate nella pubblicazione del 2008 di  Baker e Fine, in modo da sapere cosa evitare di fare e a cosa prestare attenzione nel comportamento dell’altro genitore.

Visto che spesso i genitori che prendono di mira l’altro genitore hanno problemi mentali o di abuso di sostanze, che cosa possono fare gli altri membri della famiglia per rendere minimo l’impatto di questo tipo di abuso emozionale sui bambini?

Anche se come ricercatori pensiamo che i genitore alienanti siano malati, non tutti hanno problemi di droga o manifestano sintomi evidenti di malattia mentale. Molti di questi genitori sono persone altamente capaci e affascinanti e socialmente funzionali. Non è sempre evidente che stanno abusando dei loro figli. Questo si ricollega al mio argomento relativo alla necessità di una maggiore consapevolezza sul tema dell’alienazione genitoriale (che cos’è, e che è possibile per i bambini essere manipolati fino al punto di rifiutare un genitore che non merita di esserlo). La mia speranza è che persone al di fuori della famiglia (come vicini, insegnanti, educatori) che si accorgono che un bambino improvvisamente  e senza ragione rifiuta un genitore possano prendere in considerazione l’idea di parlare al bambino e aiutare il bambino a capire che è possibile amare entrambi i genitori anche se i genitori non si amano più tra loro. Ho contribuito a scrivere un libro espressamente indirizzato ai bambini delle scuole medie per aiutarli a sviluppare le abilità di pensiero critico necessarie a resistere alla pressione volta a fare loro scegliere un genitore contro l’altro. Invece di essere uno spettatore silenzioso questi adulti potrebbero diventare osservatori illuminati di quanto sta accadendo al bambino e tentare di intervenire presentando il libro o i suoi contenuti al bambino.

Se un adulto che legge il suo libro o questa intervista riconosce di essere stato vittima dell’alienazione da parte di un genitore, che cosa può fare ora per cominciare a guarire?

Gli adulti che pensano di aver rifiutato un genitore per compiacere l’altro dovrebbero seguire i molti suggerimenti di questo libro. Per esempio, io suggerisco che dovrebbero capire che erano solo bambini e non potevano veramente causare quanto accaduto. Hanno bisogno di riuscire a perdonarsi per il dolore e la sofferenza che hanno causato al genitore bersaglio.
Dovrebbero anche prendere in considerazione l’idea di contattare il genitore per riconciliarsi Alcune delle persone che hanno partecipato al mio studio sono state in grado di rimettersi in contatto con il genitore e questo è stato un grande passo per  il risanamento della sofferenza. Per altre ciò non è stato possibile. Come gruppo, tutti erano d’accordo che il tempo perduto con il genitore rifiutato non poteva essere riacquistato. Fare questi incontri è stato per me una esperienza di grande impatto e mi ha motivato a continuare a lavorare in questo campo per prevenire terribile abuso sui minori.

Fonte: Family Life Stories April 1st, 2011

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7 comments for “Intervista a Amy L. Baker: il genitore alienante spesso è disturbato

  1. Tiziana
    28 giugno 2012 at 06:19

    Diciamo che…faceva prima a chiederlo a me! Ho impiegato,e perso,parecchi anni della mia vira,prima di capire ed accettare il fatto che mia madre fosse completamente fuori di testa,anche perché,tutto il mondo l’adorava… Era bella,brillante,colta,intelligente ed aveva un milione di altri pregi,ma come madre era un vero incubo. Era violenta,sia fisicamente che psicologicamente,mi diceva che solo lei mi amava perché era mia madre,e nessunaltro l’avrebbe mai fatto perché ero cattiva,pigra ed egoista.Quando i miei hanno divorziato ha dato il via ad una campagna contro mio padre decisamente contorta. Sembrava volesse che continuassi a frequentarlo,ma poi faceva di tutto perché io mi pentissi continuamente di averlo visto/sentito. Per vent’anni non ho interagito con lui e la sua dolcissima moglie solo per non dover combattere con la mente malata di mia madre. Quando avevo trent’anni mi ci sono seduta a tavolino ed ho sciolto molte delle catene con cui mi aveva legata a sé. Sei anni fa è morta. Sono finita da psicologo e psichiatra per accettare il senso di sollievo che ho provato nel sentirmi libera. Da tre anni ho scoperto che mio padre mi vuole bene,nel suo modo burbero e sbrigativo,me ne vuole molto,e così la moglie,la suocera e tutti i suoi parenti che per decenni non ho voluto/potuto frequentare. Da pochi anni,poi,ho finalmente trovato la mia identità,ho smesso di essere la figlia di Luciana e cominciato ad essere semplicemente Tiziana. Non è facile pensare che l’unica persona che ti ama (perché QUESTO TI FANNO CREDERE)è completamente folle. È una malata di mente,ed il suo amore è altrettanto malato. Fortuna ha voluto ch’io sia una testa dura. Ho brutte ferite nell’anima,ma sembra io sia abbastanza sana di mente. Ora,a 42 anni,sto scoprendo i mie sogni,la mia natura,il mio carattere… Mi piaccio. Non ho figli e non ne farò,temo di aver comunque fatto miei alcuni suoi comportamenti e non voglio rovinare la vita a nessuno. Ora mi godo la mia nuova vita e la mia “nuova” famiglia,quella con mio padre. Ma per l’amor del cielo,facciamo qualcosa per fermare questi terroristi affettivi,ladri di vita e di identità. Io,con la mia testardaggine,sono stata abbastanza fortunata. Non così tutti.
    Fermiamo gli assassinii delle anime.
    Tiziana

  2. batman
    28 giugno 2012 at 08:27

    Grazie per la testimonianza, molto diretta e molto cruda.
    Per fermare questo tipo di abusi bisogna innanzitutto essere consapevoli che sono diffusi e che fanno veramente male. Per questo le persone che da bambini ne sono state vittime devono raccontare quanto è loro accaduto e fare aprire gli occhi a chi ha incarichi di responsabilità. Purtroppo c’è una battaglia ideologica in corso volta a sminuire i danni che la manipolazione dei figli nelle separazioni può fare. Esistono anche in Italia avvocati e professionisti che sostengono che poiché “non è una malattia” non fa male e in genere passa da sola. In USA Carol Bruch (avvocato) scrisse che dopo il divorzio queste cose possono capitare ma non sono gravi come le dipingono, sono da considerare alla stregua di un raffreddore e dopo due anni passano sempre. Tutto questo per garantire l’impunità a genitori distruggono l’equilibrio psicologico dei loro figli.

  3. Rosario
    16 luglio 2012 at 08:06

    Come si fa????? il nostro avvocato e riuscito a fare una perizia psicologica e lo psicologo dopo un lungo elenco di test a concluso per farla breve che i bambini rifiutano al padre e la madre ha esercitato una grande influenza nella esclusione del padre, che dopo 6 anni di separazione ancora non riesce a superare l’accaduto e usa i bambini; dopo di che lo psicologo conclude sorprendentemente dicendo che se come sono tropo legati alla madre consiglia che loro continuino ad abitare con lei ma che le visite con il padre siano monitorate dagli assistenti sociali per sorvegliare che si facciano visto le ripetute negative dei bambini ad andare con suo padre.
    Da quello che ho letto se i bambini non escono dalla influenza di questa donna le cose non cambiano e questo padre deve aspettare che ormai si facciano grandi? loro a volte vengono a casa ma il comportamento è aggressivo e umiliante verso il padre che rimane a bocca aperta delle cse che sono capaci di dire…
    Legalmente sembra che non si possa fare niente…ancora viviamo in una societa dove e inconcepibile che i figli crescano con il padre.
    grazie!

  4. batman
    16 luglio 2012 at 08:22

    Sono le conclusioni standard delle CTU nei tribunali dove i magistrati non vogliono rischiare nel prendere decisioni nell’interesse dei minori. Manca però un dettaglio: se la CTU è stata assegnata dal Tribunale Civile o dal Tribunale dei minori. Nel caso fosse stata assegnata dal Tribunale Civile resta da giocare la carte di un esposto al Tribunale dei Minori in cui rappresentare il grave pregiudizio per i minori. Altro non saprei dire.

  5. Paola
    16 marzo 2016 at 21:01

    Salve sono una mamma di un bimbo di 4 anni…. qui si parla tanto di madri che fanno il lavaggio del cervello ai loro figli contro i loro padri….. nel mio caso penso sia il padre a farlo….. non tiesco più a gestire mio figlio…. per lui io sono diventata la mamma cattiva che non è degna nemeno di essere ascoltata e ubidita….. mi prende in giro ripetendo quello che le dico scimmiandomi…… in alcuni casi ha ripetuto il modo in cui il padre in sua presenza mi chiama cioè BAGASSA CATTIVA!! La cosa è diventata molto pesante e mi sento molto disperata e demoralizata…..

  6. Paola
    16 marzo 2016 at 21:18

    Ho scordato di dire che io ho lasciato il padre del bambino che mio figlio aveva 1 mese.. che siamo finiti in tribunale e un giudice ha stabilito giorni e orari in qui il bambino deve stare con il padre…… ma nonostante questo lui non rispetta niente!! Pensa di poter decidere sulla mia vita privata decidendo lui quando prendere il bimbo….. cosa che io chiaramente non le permetto…. aggiungo oltre tutto che è un bugiardo cronico che mi dice tante bugie anche sul bambino…… io penso che abbia dei disturbi mentali, ho smesso di stare dietro a quelli che io chiamo “deliri” ormai da tempo non fa che mandarmi messaggi dove mi umilia e disprezza e dove mi dà della madre inadeguata….. cerca di farmi paura…. cosa che non le riesce perché sono sempre stata una donna forte di carattere…… penso che stia facendo il lavaggio del cervello al mio bimbo anche perché il mio bimbo esce da casa sereno ma ne rientra terribilmente nervoso….. specie nei miei confronti….. mi dia un consiglio per favore…. sono stremata da questa situazione…. grazie

  7. batman
    17 marzo 2016 at 13:41

    Questo blog non è in contatto con gli autori che cita, quindi non possiamo rispondere per conto della dr.ssa Baker, (che è attiva a New York e non in Italia).

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