Una storia di alienazione parentale e di manifesta incapacità degli assistenti sociali

Fonte: gruppo Facebook pubblico 17.5.2018

Buongiorno a tutti.
Avevo scritto nei giorni scorsi che per la prima volta dal divorzio avrei visto gli assistenti sociali competenti per territorio.
E’ avvenuto pochi giorni fa, me è opportuno fare una premessa per far capire la paradossalità dell’incontro.
Mi sono sposato nel 2001 perchè vivevo all’estero e la mia ”fidanzata” mi avrebbe seguito solo se avessimo regolarizzato la situazione.Suona come un contratto ed in fondo forse lo era, per lei.

Organizza il matrimonio in Italia (è Italiana ahime) e durante il viaggio di nozze rimane incinta, poichè aveva smesso di assumere anticoncezionali senza che se ne fosse discusso. Ero collocato in un Paese estero dalla qualità della vita, per la popolazione residente, non eccezionale e quindi si era deciso che fino alla fine dell’incarico (dai 3 ai 5 anni) non avremmo avuto figli. Anche perchè il mio salario come expat ci avrebbe garantito in seguito di poter offrire a dei figli un tenore di vita migliore di quello che avremmo potuto fare se io avessi lavorato in Italia.

La neo moglie finge, con la complicità del ginecologo amico di famiglia, una gravidanza difficlie ed ottiene quindi di stare a casa dal lavoro in malattia (non rientrerà mai piu’). Non viene a vivere all’estero con me come concordato, ed avendo la firma sui conti (separazione dei beni ma a quei tempi non esisteva la possibilità del remote banking e serviva qualcuno che gestisse le spese per la mia casa italiana e per i soldi comuni) svuotò a zero il mio conto corrente personale tornando a vivere dalla famiglia.
Non vi fu nessuna lite, io vivevo all’estero.

Da li in poi per me iniziò il calvario che molti di voi conoscono.
Rientrato in italia, per risolvere la situazione (con solo un paio di mutande di mia proprietà perchè nel frattempo la ”signora” aiutata dalla famiglia svuotò casa mia) per gli anni a venire ho combattuto per vedere mio figlio.
A pochi mesi dalla nascita, venni accusato di avere abusato sessualmente di mio figlio neonato, sia comunicandolo ”informalmente” ai colleghi presso l’azienda ove ero dirigente, sia tramite denuncia al Tribunale del nord competente.
Venni mobbizzato e persi il lavoro, che da li in poi per me non vi fu più poichè l’azienda iniziò a dare pessime referenze e sono passato dall’essere un professionista corteggiato e ricercato, ad un appestato professionale.

Sia le assistenti sociali del capoluogo in prima istanza, che la corte di Appello di Milano in seguito stabilirono che non vi fu abuso (la madre confessò di essere stata istigata dall’avvocatessa che la assisteva) ma soprattutto, affidando il bambino in maniera congiunta ad entrambi i genitori (relazionarono di un ”rapporto empatico” tra padre e figlio) e suggerirono un monitoraggio della salute della ex moglie (della quale rimarcarono patologie della sfera psichica) agli assistenti sociali territoriali.
Inutile dire che non fu mai processata ne per le accuse infamanti, ne per il furto dei miei beni (…depressione post partum ..) ne per avermi rapito il bambino appena nato.

Ma oggi dopo che ho iniziato a fare denunce chiedendo l’attivazione dei servizi sociali territoriali che il bambino aveva 4 anni, si sono finalmente mossi.

Oggi mio figlio è prossimo al compimento dei 17 anni e non mi parla da 3 anni.

L’incontro con LE assistenti sociali è stato, come dicevo, paradossale allorchè mi hanno chiesto perchè negli ultimi 3 anni ho fatto poche denunce dato che non lo vedevo.
Ribadire che ne ho fatte centinaia nei 13 anni precedenti e che, pur avendo il condiviso, non sono mai stato ascoltato una volta e che chiedere l’intervento dei carabinieri perchè un ragazzone di 180 centimetri non mi vuole vedere ormai mi sembra assurdo.
Allorché mi hanno contestato che la mia ex moglie ha mandato una raccomandata al mio indirizzo estero e che essendo ritornata indietro (le raccomandate non hanno valore nei paesi esteri, soprattutto se extra EU come il mio) ella ha dovuto rivolgersi al Giudice tutelare per ottenere la carda d’identità urgente per mio figlio; questo fatto le ha indisposte e mi hanno accusato in quanto io non sarei reperibile per la ex moglie….
La quale ha il mio cellulare, il mio skype, il mio whatsapp e che può rintracciarmi agilmente come hanno fatto le assistenti sociali alle quali ho risposto al primo squillo .

La cosa che mi ha fatto perdere la calma e che entrambe hanno dimostrato sgomento allorchè ho raccontato che controllavo i tabulati telefonici del cellulare che regalai a mio figlio ed al quale pagavo le bollette sino a quando a 13 anni la madre decise di cambiargli numero (e non darmi quello nuovo) . ” Ma lei davvero si permetteva di controllare i tabulati telefonici di suo figlio ??”
(in 16 anni mio figlio non mi ha mai telefonato una sola volta..).
Inutile far presente che i genitori sono responsabili dei comportamenti dei figli minori e che si, a parte il barring su alcuni numeri che avevo impostato, controllavo che ne facesse un uso appropriato.
Al termine dell’incontro mi hanno detto che comunque loro non possono intervenire, perchè mio figlio ormai ha 17 anni.
Già, strano… un essere umano in 13 anni cresce..

Saluti e buon week end

Fonte/Credits: gruppo Facebook pubblico 17.5.2018

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