La separazione coniugale è un evento complesso, spesso segnato da tensioni emotive e legali che possono lasciare cicatrici profonde, non solo sui partner, ma soprattutto sui figli. Un caso recente a Lecce, getta luce su una delle conseguenze più drammatiche di una separazione mal gestita: l’uso dei figli come strumenti di vendetta. Una madre, insegnante di 45 anni, è stata condannata a 4 anni di reclusione per stalking e violenze psicologiche sulla figlia, allora dodicenne, nel contesto di una disputa con l’ex marito.
Come emerso anche nell’incidente probatorio del 2020, durante il quale la minore è stata ascoltata in forma protetta, la madre avrebbe usato il ruolo genitoriale come strumento di vendetta, denigrando costantemente il padre, inducendo la figlia a temerlo e a rifiutarlo, fino ad assumere un atteggiamento definito dai giudici come “alienazione parentale”. Nelle carte dell’inchiesta emerge un quadro familiare stravolto: la madre avrebbe fatto pressioni sulla figlia per ottenere informazioni sul padre, utilizzando il cellulare della minore per controllarne i contatti, e avrebbe persino simulato malesseri per suscitare sensi di colpa. (www.trnews.it)
Questo episodio non è isolato, ma riflette una problematica diffusa: il conflitto genitoriale post-separazione che si riversa sui figli, trasformandoli in vittime involontarie.
La vicenda di Lecce si inserisce in un contesto di conflittualità protratta, come evidenziato da un precedente giudiziario riportato dal Corriere Salentino nel 2020. In quell’occasione, la stessa insegnante, allora già coinvolta in una separazione conflittuale, fu condannata a 1 anno e 6 mesi per stalking nei confronti dell’ex marito, un commercialista leccese. La sentenza è diventata definitiva nel 2023. Dal 2012 al 2018, la donna avrebbe compiuto atti persecutori, tra cui pedinamenti, chiamate ossessive e tentativi di interferire nel rapporto tra l’ex coniuge e la figlia, allora minorenne. Questo precedente rivela una dinamica di lungo corso, in cui la figlia è stata progressivamente coinvolta in un vortice di manipolazioni e pressioni psicologiche, culminate nelle violenze contestate nella sentenza del 2025. La reiterazione dei comportamenti, nonostante la condanna precedente, sottolinea la complessità di intervenire in casi di conflitto genitoriale cronico, dove l’assenza di strumenti efficaci di mediazione e supporto psicologico può aggravare il danno per i minori coinvolti.
La separazione può diventare un terreno fertile per dinamiche tossiche, come l’alienazione parentale, in cui un genitore cerca di compromettere il rapporto del figlio con l’altro genitore attraverso manipolazioni, pressioni psicologiche o, in casi estremi, violenze. Nel caso di Lecce, la madre avrebbe compiuto atti di stalking e maltrattamenti psicologici, usando la figlia per colpire l’ex coniuge. Questo comportamento non solo ha danneggiato il benessere della minore, ma ha anche portato a conseguenze legali gravi, tra cui l’interdizione dai pubblici uffici e un risarcimento economico.
I figli coinvolti in conflitti genitoriali post-separazione possono subire traumi significativi. La pressione di scegliere tra i genitori, l’esposizione a litigi o la manipolazione emotiva possono generare ansia, depressione e difficoltà relazionali a lungo termine. Nel caso leccese, la figlia ha dovuto affrontare anni di vessazioni prima che il sistema giudiziario intervenisse. Questo sottolinea l’importanza di riconoscere tempestivamente i segnali di disagio nei minori e di intervenire con supporto psicologico e legale.
4 luglio 2025
Fonti:
- Corriere Salentino
- La Gazzetta del Mezzogiorno
- Telerama News
- LeccePrima