La giornata di studi “Figlio mio”, organizzata da AIAF Lombardia, ha messo al centro un tema straziante: il rifiuto di un genitore da parte di un bambino dopo la separazione, come riportato in un articolo di *Avvenire* (30 giugno 2025). Espressioni come “Non voglio più vedere papà” o “mamma” nascondono un dolore profondo, che coinvolge non solo i minori, ma l’intera famiglia. Da dove nasce questo rifiuto? E come si può intervenire?
In Italia, circa 374 mila minori sono in carico ai servizi sociali, di cui 113 mila per maltrattamenti, con un aumento del 58% rispetto al 2018. Molti di questi sono figli di coppie separate, spesso intrappolati in conflitti che li portano a rifiutare un genitore. Questo rifiuto, come emerso dalla giornata AIAF, non è sempre legato a violenza, ma può derivare da pressioni emotive o dal senso di lealtà diviso che il bambino avverte, sentendosi costretto a scegliere tra mamma e papà.
Le cause del rifiuto
Gli esperti intervenuti all’evento hanno evidenziato che il rifiuto non è mai una scelta spontanea del minore, ma il risultato di dinamiche relazionali complesse. I bambini, spesso, cercano di proteggersi da un conflitto percepito come insostenibile. La giornata di studi ha sottolineato l’importanza di affrontare queste situazioni con un approccio integrato, che consideri aspetti psicologici, giuridici e relazionali.
L’avvocato Simone, citato nell’articolo, ha ricordato che “il giorno di un bambino equivale a un mese per un adulto”. Per questo, i giudici devono agire rapidamente, accertando i fatti con chiarezza e senza cedere a soluzioni semplicistiche. La riforma Cartabia, che potrebbe migliorare la tutela dei minori, rimane però in stallo, rallentando i progressi necessari.
Un invito all’azione
La giornata AIAF ha posto una domanda cruciale: come evitare che i bambini si sentano “spezzati”? La risposta richiede uno sforzo collettivo: famiglie, istituzioni e comunità devono collaborare per creare un ambiente in cui i minori si sentano ascoltati e protetti. Il dialogo tra i genitori, per quanto difficile, è fondamentale per evitare che i figli debbano scegliere tra l’amore per la mamma e quello per il papà.
I bambini non dovrebbero mai portare il peso delle scelte degli adulti. La giornata di studi AIAF ha messo in luce la necessità di ascoltare la loro voce, un grido di aiuto che chiede stabilità e amore. Spetta a noi rispondere con empatia e responsabilità, per trasformare un “cuore straziato” in uno che possa tornare a sperare.
- Fonte: Avvenire, “Non voglio più vedere papà. Quei bambini con il cuore straziato”, 30 giugno 2025