L’ultima trovata dei negazionisti italiani della PAS

Alcune delle tattiche dei negazionisti dell’alienazione genitoriale equivalgono ad un suicidio legale.
Ad esempio, attaccare lo psichiatra che coniò il termine PAS diffamandolo con deliranti accuse di violenza “di genere” (!) o addirittura di pedofilia (!!) porta un giudice a capire subito di avere a che fare con personaggi pericolosi, che tentano di negare l’esistenza dell’alienazione genitoriale perché vogliono giustificare il compiere un abuso sull’infanzia.  In casi del genere, è evidente che c’è un bambino in pericolo, da proteggere subito.

Ma c’è una tattica più sottile. Ne leggiamo in un e-book auto-pubblicato da Andrea Mazzeo, un oppositore italiano della PAS.   La sua ‘soluzione’ per il problema della manipolazione dei minori in corso di separazione è la seguente:

“a questi fenomeni (di manipolazione) va data, a mio parere, una risposta giudiziaria aprendo un procedimento penale contro il genitore che cerca di manipolare i figli, con l’ipotesi di reato di maltrattamento psicologico del minore. Non ha senso dare una risposta medica (la CTU) a un problema che medico non è”.

Adottare questa ‘soluzione’ significherebbe lasciare le cose come stanno in attesa dell’esito di un impossibile processo penale.

Infatti, da un lato, l’accertamento con i soli strumenti del processo penale della manipolazione mentale di un minore rappresenta un compito praticamente impossibile, perché ovviamente nessun bambino plagiato potrà testimoniare “mi hanno plagiato”.  Quindi, pretendere che magistrati e operatori non possono o non debbono avvalersi di una consulenza psicologica (CTU) per accertare l’avvenuta manipolazione di un minore è la stessa cosa che dire che non devono fare nulla.

Dall’altro lato, un processo penale per maltrattamento su minore (pur essendo certamente giusto) non ha nessuna efficacia ai fini della tutela del bambino.   Rinviare la decisione sulla protezione di un minore manipolato all’esito di un procedimento penale (che può durare 5 o 10 anni) sottraendo la competenza sulla decisione al giudice della separazione o del Tribunale dei Minorenni significa sostanzialmente lasciare il minore senza tutela.

Come nel caso della pedofilia e di qualunque altro abuso sull’infanzia, la risposta penale deve invece accompagnarsi con l’azione più importante: la protezione del bambino.

Per capire quali sarebbero le conseguenze di questa strategia volta a ‘demedicalizzare’ l’alienazione genitoriale è chiaro da una vicenda trattata dal Tribunale di Ferrara: un bambino da 10 anni viene alienato e privato del papà.  Nei lunghi processi penali la madre è stata condannata in via definitiva per maltrattamenti. Ma il bambino è abbandonato presso tale madre, che magari entrerà in galera quando il figlio ormai avrà avuto la vita completamente rovinata.

 

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