Analisi di un caso italiano di PAS – Adele Cavedon e Tiziana Magro

Pubblichiamo l’analisi approfondita da parte di psicologi che hanno avuto accesso alla documentazione relativa ad uno dei casi di bambini italiani riconosciuti come vittime di PAS grave, dopo aver vagliato le ipotesi alternative. I bambini sono stati protetti dal genitore alienante: grazie a tale misura la bambina più piccola pare avviata al totale recupero, mentre permangono gravi le condizioni del bambino. Al genitore alienante è stata revocata la potestà, ma non risulta abbia ricevuto condanne penali.
Il testo che segue (link pdf) è tratto dal libro “Dalla separazione all’alienazione parentale” (di Adele Cavedon e Tiziana Magro, Franco Angeli edizioni).  I nomi dei protagonisti sono stati modificati per renderli non riconoscibili
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Il caso approda al Tribunale per i Minorenni dopo diversi procedimenti: quello civile per la separazione dei coniugi e quello penale intentato per una accusa di abuso sessuale, rilevatasi poi infondata e quindi archiviata.
STORIA GIUDIZIARIA
La signora Carla ed il signor Andrea si separano dopo 8 anni di matrimonio; i figli Francesco e Lorena all’epoca hanno rispettivamente sette e cinque anni.
La separazione, richiesta da Carla e imputata alla presenza di una relazione extraconiugale del marito, si conclude con con affidamento condiviso dei figli; l’orario di visite concede ampi spazi per il padre.
Dopo un anno e otto mesi dalla separazione, la signora Carla presenta una denuncia per un presunto abuso sessuale perpetrato dal padre nei confronti di entrambi i figli; contemporaneamente la signora trasferisce la propria residenza in un’altra Regione. I minori, dopo essere stati sottoposti a perizia, vengono considerati non attendibili ed il procedimento penale viene archiviato. Non riuscendo né a vedere né a sentire telefonicamente i figli; il padre si rivolge al Tribunale per i Minorenni che dà incarico al Servizio Tutela Minori di valutare il caso e di provvedere al ricongiungimento tra padre e figli, congiuntamente al Consultorio Familiare.
Il Servizio cerca di attivare un progetto mirato ma trova scarsa collaborazione nella signora Carla che si rende indisponibile e mette in atto superficiali giustificazioni; arriva a trasferire i bambini in Francia, presso la casa della sorella che vi risiede.
Il Tribunale per i Minorenni decreta il rimpatrio di Francesco e Lorena (che ritornano in Italia dopo 6 mesi), il loro affido al servizio Tutela e la loro permanenza in una casa-famiglia; questi continuano a non voler vedere il padre e seguitano ad accusarlo di aver subito abusi sessuali.
Da questo momento in avanti i minori vedranno il padre a giorni altemi e la madre per due ore la settimana, presso uno spazio neutro e tali incontri saranno videoregistrati; inoltre sosterranno un percorso di sostegno psicologico individuale.
La signora Carla ritiene che i professionisti che operano all’interno del Servizio Tutela Minori non abbiano svolto il loro compito in maniera corretta e non siano stati equidistanti rispetto alle parti, e chiede che venga espletata una Consulenza tecnica d’ufficio; il signor Andrea richiede analoga procedura per potere avere l’affidamento esclusivo dei figli.
Il giudice dispone la consulenza con il seguente quesito “Dica il CTU, esaminati gli atti e documenti di causa, effettuati i colloqui con i genitori e i minori ed altre figure di riferimento, espletate tutte le indagini che riterrà opportune, anche quali siano le personalità e le capacità genitoriali di entrambi i genitori, le condizioni dei minori nonché l’eventuale sussistenza di un’Alienazione Genitoriale”.
Sono passati 3 anni dalla separazione e la madre ha cambiato quattro legali.
INDAGINE PERITALE
Scopo.
Il caso è giunto in consulenza con una valutazione da parte del Servizio Tutela Minori e del Consultorio che pareva essersi orientato verso una diagnosi di PAS di tipo grave, secondo l’accezione di Gardner.
Il focus dell’indagine peritale è stato quello di indagare suI problema di un rifiuto/alienazione del genitore con cui i bambini non vivevano, investigando non solo sulle relazioni tra genitori e figli ed esaminandone il contesto allargato, ma effettuando anche una correlazione tra le posizioni dei diversi professionisti e delle loro documentazioni.
Sebbene nella narrazione del caso il lettore otterrà una visione di insieme comprensiva della connessione tra tutti i dati, inizialmente non si è ritenuto corretto sostenere, a priori, la diagnosi di PAS “già prodotti’ ma si è preferito ripartire con un’indagine che prendesse in esame le seguenti ipotesi generali:
  1. Il rifiuto è attribuibile alI’indottrinamento che la madre e la famiglia d’origine materna esercitano su figli/nipoti, atto a impedire loro la frequentazione del padre e alla “sgenitorializzazione” dello stesso (ipotesi sostenuta dal padre).
  2. Tale rifiuto è da attribuire alle incapacità re!azionali del padre nel rapporto con i figli o alla possibilità che vi siano suoi comportamenti inadeguati ed una forte interferenza nel ruolo genitoriale da parte della compagna del genitore non affidatario (ipotesi sostenuta dalla madre).
  3. Tale rifiuto dei minori ad andare dal padre è dovuto ad una Alienazione Parentale.
La conferma o la confutazione delle ipotesi individuate è stata indagata attraverso le modalità e gli strumenti sotto riportati.
L’indagine peritale successiva ha avuto, quindi, lo scopo di confutare o confermare delle ipotesi precedentemente enunciate, seguendo le aree indicate.
Per una miglior accuratezza nelle narrazioni più sotto descritte compariranno anche gli elementi emersi dagli approfondimenti effettuati dai professionisti dei diversi Servizi interessati al caso.
Breve storia del caso
La signora Carla, 34 anni, è primogenita di quattro fratelli; proviene da una famiglia economicamente agiata: il padre è proprietario di una piccola industria meccanica e la madre è casalinga.
Il signor Andrea, 35 anni, appartiene ad una modesta famiglia di agricoltori; il nucleo è composto dai genitori e da due sorelle minori; la madre casalinga aiuta il padre nel lavoro dei campi.
Carla e Andrea si conoscono, non ancora ventenni, nell’ambiente di lavoro. La ragazza viene colpita dalla “semplicità” di Andrea ritenendolo, allora, “una persona sensibile e paziente”; si sente subito attratta da lui e lo corteggia con l’intenzione di instaurare una relazione.
Carla racconta che l’accoglienza del giovane nella famiglia d’origine non è positiva: i suoi genitori guardano con perplessità al futuro dei due giovani; in particolare, non accettano la differenza di status sociale che avrebbe potuto compromettere il futuro della propria figlia.  Durante il fidanzamento la signora ricorda dei periodi alterni che portano la coppia a lasciarsi per brevi periodi “È stato un tiramolla ma abbiamo continuato. Ma io ero innamorata di lui, lui mi piaceva tantissimo: mi sono sposata che ero felice”.  Carla ritiene che Andrea, allora, accettasse qualsiasi cosa lei gli chiedesse: in questo senso legge il consenso della proposta di matrimonio che, vista la sua affermazione, risulterebbe dunque non pienamente condivisa.
Circa due mesi prima della celebrazione del matrimonio pare essersi verificata una crisi di coppia, stimolata dal fatto che Andrea vorrebbe recedere dall’impegno matrimoniale di cui però la signora afferma di non ricordare le motivazioni.  La mamma della ragazza riceve la visita inaspettata dei genitori di Andrea che vogliono sostenere le motivazioni del figlio nella speranza che la coppia non convoli a nozze; di conseguenza si creano forti attriti tra le famiglie anche per la preparazione del matrimonio.
La famiglia d’origine di Carla, incontrata nel corso della consulenza, lascia trapelare le perplessità avute in passato circa Andrea, e in particolare la madre ricorda la propria contrarietà al matrimonio tra i due giovani. Lo stesso giorno Carla e Andrea si chiariscono e si sposano nel periodo previsto.
Un anno dopo l’unione, la coppia condivide la gravidanza del primogenito; quella della secondogenita invece non è stata programmata.
La crisi di coppia, i cui sentori si erano fatti sentire già dopo la nascita di Francesco in quanto, secondo Carla, il coniuge era poco presente in famiglia e raramente si interessava a lei, arriva in seguito ad una telefonata anonima che comunica alla donna che il marito porta avanti una relazione extraconiugale; di qui la decisione di richiedere la separazione.
Anche la famiglia d’origine materna metteva evidenzia che la relazione era cambiata con l’arrivo dei due bambini, perché Andrea ne aveva risentito molto in quanto aveva dovuto rinunciare alla propria libertà personale e non voleva assumersi le necessarie responsabilità.
Dopo la separazione dal marito, Carla conosce Antonio che diventa il suo attuale compagno.
Andrea racconta di aver incontrato la ragazza in ambito lavorativo, ed è proprio lei ad insistere per iniziare una relazione; la coppia si frequenta nei fine settimana e dopo alcuni mesi, Andrea, colpito dalla prestanza fisica della ragazza e dal modo spensierato di “vivere la vita”, decide di iniziare la relazione.
Ricorda di essere stato accolto freddamente ·dalla famiglia d’origine di Carla che ha sempre mantenuto nei suoi confronti una certa distanza; la sua famiglia invece, durante l’incontro svolto, segnala la propria “visione familiare diversa”, ritenendola proveniente da un ambiente socio-economico differente.
il primo sentore di crisi si evidenzia a due mesi dal matrimonio quando già la cerimonia era stata organizzata “Carla è una persona cocciuta che quando ha deciso di fare una cosa la fa, a prescindere dal parere degli altri: non guarda in faccia nessuno e la fa. Mi sono reso conto che ero stato attratto da elementi superficiali e probabilmente anche dal tenore di vita elevato che avevo iniziato ad amare. E due mesi prima mi sono svegliato, sono andato dai miei dicendo che probabilmente non mi sentivo pronto per fare un passo del genere”.
Dopo un confronto tra i genitori di Andrea e quella di Carla, che porta ad una frattura tra le due famiglie, nonostante i dubbi il ragazzo si sposa.
Il signor Andrea nei primi anni di matrimonio modifica la propria attività professionale ed inizia a lavorare per una agenzia immobiliare.
I segnali della crisi iniziano ad amplificarsi grazie anche ad interferenze da parte della suocera che era sempre presente e “gestiva sempre tutto quello che riguardava la famiglia”; i litigi diventano più frequenti e racconta d’esser stato “buttato fuori di casa diverse volte” dalla moglie che evidenziava una gelosia eccessiva per donne “inesistenti”.
Tali situazioni sono ricordate anche dai genitori di Andrea che ribadiscono il completo estraneamento di Carla da tutto ciò che riguardava la vita di coppia e ritengono che la nuora non sia mai riuscita a staccarsi dalla madre.
La signora Carla chiede la separazione, anticipando di poco una sua analoga decisione; Andrea segnala di non aver avuto alcuna relazione extraconiugale e che l’attuale compagna è arrivata solo da poco tempo.
Vaglio dell’ipotesi 1: comportamenti di svalutazione nei confronti del padre e indottrinamento esercitato dalla madre, presenti precedentemente e rilevati durante l’indagine peritale
il caso è giunto in consulenza in seguito al verificarsi di numerosi accadimenti che hanno visto un’evoluzione non sempre prevedibile e contenibile.
La signora Carla non aveva rispettato le prescrizioni che erano state date da Tribunale per i Minorenni, poiché riteneva che il Servizio dell’ASL incaricato non avesse svolto un lavoro approfondito ed equidistante. Aveva incessantemente ripetuto la descrizione dei maltrattamenti che ritiene di aver subito ad opera dell’ex marito e della sua famiglia; in maniera ambivalente aveva dichiarato a tutti i professionisti che si sono interessati al caso di essere disponibile a collaborare per il riavvicinamento dei figli al padre ma di fatto aveva messo in atto comportamenti e comunicazioni, sia verbali che non verbali, che non andavano in questa direzione.
Dalle documentazioni, si evince che prima dell’allontanamento dei figli, la signora:
  • aveva mantenuto ad un livello elevato il conflitto coniugale intentando numerose azioni giudiziali e cambiando legale nel momento in cui parevano esserci dei segnali di accordi consensuali;
  • non aveva partecipato agli appuntamenti stabiliti dal Consultorio;
  • si era trasferita con i figli in Francia presso la sorella con l’aiuto della sua famiglia, sebbene non ne avesse avuto l’autorizzazione, e vi è rimasta per sei mesi;
  • non c’è stata alcuna autorizzazione è sostegno alla possibilità di consentire ai figli un accesso “mentale” e concreto al fine di poter riformulare un legame con il padre.
Durante l’espletamento della Consulenza tecnica d’ufficio, la signora Carla:
  • rievoca spesso i motivi che l’hanno indotta a separarsi e ne imputa tutta la responsabilità all’ex coniuge, ma soprattutto lascia emergere il suo vissuto “umiliante” di donna tradita dal marito; afferma che l’assenza dagli incontri con i Servizi le è stata suggerita dai legali precedenti;
  • continua ad affermare di non potere fidarsi dell’ex coniuge ritenendolo poco affidabile, pericoloso, perché potrebbe perpetrare abusi sessuali sui figli (nonostante il procedimento penale relativo fosse già stato chiuso), e potrebbe essere vendicativo in quanto i figli sono solamente un mezzo per crearle problemi;
  • continua a fornire ai figli verbalizzazioni ambivalenti, anche dopo !’invito a parlare in maniera chiara “Ascoltami Francesco… sarebbe una bella idea che quando viene papà lo accogli abbracciandolo. Capisco che pensi a quello che dici ti ha fatto, ma il giudice pensa che non sia vero”. “So che non sopportate la nonna Ada (nonna paterna), ma quando viene il papà, cerca di chiedergli come sta”. Comunica ai figli che non devono più chiamare il suo compagno “papà, visto che non è vostro padre ma potete chiamarlo papi”.
La signora Carla, in qualche occasione, ha faticato a contenere l’impulsività, spesso alzando oltre misura il tono della voce e alzandosi di scatto dalla sedia, per ribadire che il signor Andrea non sarebbe mai stato un genitore idoneo a seguire i figli; ha spesso reagito con rabbia e ha mostrato diffidenza e risentimento, rigidità nei rapporti interpersonali. Ha evidenziato assenti e inadeguate capacità di riflettere sul significato delle proprie azioni e delle proprie reazioni emotive.
Dalla concordanza degli indici (colloqui e test), emerge che la signora manifesta una forte tendenza alla diffidenza e alla rigidità nei rapporti interpersonali che la porta a dubitare, senza una reale giustificazione, della lealtà e dell’affidabilità di molte persone. Prova del risentimento, ed è incapace di dimenticare recriminazioni e ritorsioni di cui pensa essere stata oggetto.
Il comportamento risulta essere rigido, pervaso da una immatura ricerca di stimoli; non tollera !’inattività ed è incline ad eccitazioni momentanee.
A livello cognitivo, Carla rivela scarsa complessità e flessibilità; l’affettività è incostante e non sempre ben adattata, ed emergono problematiche con la figura materna che rimandano ad un rapporto ancestrale perturbato.
La famiglia d’origine ha sempre sostenuto Carla nelle sue scelte, compresa quella rischiosa della fuga in Francia.
Fino alla sospensione delle visite, durante gli incontri video-registrati con i nipoti, la nonna materna screditava la figura paterna, elogiando il comportamento dei bambini che rifiutavano di vedere il padre.
Durante l’espletamento della consulenza i nonni sostengono ancora l’ipotesi del presunto abuso perpetrato sui bambini da parte del padre e ritengono che solo Carla possa essere il genitore adeguato e quello che deve avere l’affidamento dei figli.
Disapprovano l’operato del Consultorio e del Servizio Tutela Minori e del giudice che non hanno compreso che Andrea “è un lupo travestito da agnello”.
Vaglio dell’ipotesi 2: incapacità relazionali del padre nel rapporto con i figli e suo comportamento inadeguato e violento
Il signor Andrea, sin dall’inizio delle vicenda, è apparso disponibile ed ha seguito tutte le prescrizioni che gli sono state date; è comunque apparso molto provato dalle vicende che ha dovuto subire, e dal dolore creatogli dall’allontanamento dei figli.
La ricostruzione fatta sulla base dei colloqui e di numerosa altra documentazione, ha evidenziato buone competenze genitoriali ed una presenza costante ed assidua nell’educazione dei figli, ai quali ha trasmesso modelli di ruolo idonei.
Non riesce a capacitarsi delle difficoltà dei figli ed in particolare di quelle di Francesco, pensando alla buona relazione che i bambini avevano con lui prima e subito dopo la separazione.
Non si è mai spazientito né ha reagito con aggressività agli attacchi diretti ricevuti dai figli ed in particolare da Francesco, anche se in alcuni momenti è apparso in difficoltà, rivelando scarsa capacità nell’affrontare situazioni problematiche.
Dalle diverse fonti a disposizione, non si evincono dichiarazioni e comportamenti sostenuti dal signor Andrea, atti a screditare l’ex coniuge davanti ai figli, mentre è apparso piuttosto risoluto nell’evidenziare dinanzi ai diversi professionisti le mancanze di Carla, riferite essenzialmente alla mancanza di volontà di collaborazione.
Risulta genuinamente interessato e preoccupato per l'”avvenire psichico” che attenderà i figli e ha dimostrato di esser disponibile a farli seguire in psicoterapia, attivandosi da tempo per chiedere sostegno anche per se stesso.
Dall’indagine di personalità, il signor Andrea risulta dotato di buone capacità riflessive e critiche; sembra non manifestare particolari esitazioni di fronte alle decisioni: generalmente riesce ad operare la scelta più appropriata rispetto al contesto ed alle proprie motivazioni.
Sono presenti alcune “note” pessimistiche ed ansiose, probabilmente derivate da situazioni di stress.
Le capacità cognitive appaiono buone; l’affettività è stabile ed adattata e sebbene l’espressione delle sue emozioni sia contenuta, Andrea è in grado di riconoscerle e risulta sensibile nel cogliere le altrui esigenze dimostrando una sufficiente capacità assertiva ed empatica.
Sembra quindi che si possa escludere che la causa del rifiuto dei figli a stare con il padre sia da attribuirsi a carenze nelle competenze/capacità genitoriali o a suoi inadeguati comportamenti nella relazione con i bambini.
Antonietta, la compagna conosciuta dopo la separazione, ha avuto contatti rarissimi con i minori, quando questi ancora incontravano il padre durante la settimana. Tale versione appare plausibile considerato che la signora risiedeva in Sardegna, dove lavorava come insegnante di ruolo e ha iniziato a convivere con Andrea solo di recente, dopo il suo trasferimento scolastico.
Vaglio dell’ipotesi 3: il rifiuto dei minori ad incontrare il padre è diventato una Alienazione Parentale
I figli: Francesco e Lorena.
Le gravidanze di Francesco e Lorena risultano regolari e il parto a termine. Il primogenito è un neonato piuttosto difficile che ha sempre manifestato problemi nel ritmo sonno-veglia, che lo hanno portato a dormire in modo regolare dopo i tre anni. Non sona segnalati altri problemi.
Lorena, fin dai primi giorni, viene descritta come l’esatto opposto di Francesco “dormiva, mangiava” e il suo sviluppo è proseguito in maniera regolare.
Per entrambi i figli, i genitori ricordano un inserimento senza particolari difficoltà alla scuola per !’infanzia, anche se Francesco mantiene una certa vivacità che viene loro fatta rilevare dagli insegnanti.
Il bambino mostra un gelosia molto forte alla nascita della sorella, tanto da “pizzicare” più volte la neonata sul viso lasciandole il segno, e si appoggia maggiormente alla madre dalla quale fatica a staccarsi.
Lorena, al momento dell’indagine, ha 8 anni e frequenta la. terza classe; mostra buone capacità intellettive ed è capace di relazionarsi facilmente; possiede un adeguato livello di autostima ed è in grado di resistere alla frustrazione.
Secondo i professionisti che seguono il caso, la bambina riesce a contrastare in modo idoneo gli impeti e le gelosie che il fratello le riversa; rispetto a quest’ultimo, Lorena sembra essere passata dalla posizione passiva e dipendente, rilevata in precedenza, a quella attuale, più autonoma e critica. Gli stessi Servizi segnalano che Lorena “in una prima fase, senza il fratello, era disorientata nel prendere posizione e chiedeva spessissimo cosa aveva detto o fatto Francesco nella medesima situazione”.
Nel momento in cui si svolgono gli incontri peritali, le sue resistenze rispetto agli incontri con il padre sono quasi scomparse (nel test del disegno del Cerchio Familiare il padre è sempre presente e vicino “spazialmente” e così pure nel test della Doppia Luna, sebbene disegni ancora due insiemi famiglia); anche l’interazione osservata con il genitore risulta connotata da collaborazione, apertura e vicinanza fisica, similmente a quella tenuta con la madre. Per altro la sua relazione con il padre, prima della denuncia per il presunto abuso, è sempre stata connotata positivamente. Dalla concordanza degli indici, nella bambina sono riscontrabili solo alcuni lievi disagi.
Quando le viene chiesto di individuare tre caratteristiche che le piacciono per ciascun genitore, risponde ridendo che sono uguali per entrambi i genitori “Allora: la mamma perché è bionda, simpatica, prima cosa, seconda perché mi vuole bene e terza perché mi compra le scarpe di Hello Kitty”. “E uguale per il papà: il papà perché è simpatico, perché mi vuole bene e perché mi regala le ballerine di vernice”.
Francesco ha 10 anni e frequenta la classe quinta; risulta un bambino intelligente, determinato ed iperattivo e tende a non rispettare sempre le regole.
Ad ogni professionista con cui ha avuto modo di approcciarsi, senza che gli fosse richiesto, ha riportato i “giochini con il pisello” fatti dal padre e ha continuato per lungo tempo a sostenere di aver “sostituito” il proprio padre con l’attuale compagno della madre.
Le affermazioni a favore della madre, da parte di Francesco, sono continue e il bambino non riesce a trovare in lei alcun elemento negativo “Della mamma mi piace tutto”; “per il papà… non mi ricordo”; anche se non gli è mai stato posto alcun quesito sull’oggetto del procedimento penale, Francesco ne parla autonomamente.
In diverse occasioni il minore ha sottolineato che i giudici hanno sbagliato e “bisogna licenziarli”; da grande farà “O il giudice o l’avvocato: se divento giudice, tutti quelli che mi stanno sulle palle vanno in galera” e di seguito elenca i nominativi di alcuni magistrati. Sostiene questo suo desiderio motivandolo con termini che appaiono poco consoni al vocabolario di un bambino “La giustizia è miope e io, mia sorella e mia madre abbiamo già pagato abbastanza”.
Da quanto emerso nei diversi contesti pare che Francesco mostri un forte conflitto di lealtà nei confronti della madre: ripete all’infinito il medesimo copione sulle azioni malevole compiute dal padre nei confronti della madre e si erge a paladino di costei.
La psicoterapenta segnala un rapporto ansiogeno del bambino con la propria madre specialmente nel momento del distacco, occasione in cui il minore mostra grande difficoltà a separarsi dal genitore e cerca di allungare il più possibile i tempi compiendo azioni improvvise e anche pericolose, come lanciarsi di peso contro la porta, sbattendo anche la testa, per impedire che la madre esca.
Inoltre, nel momento in cui i fratelli sono stati inseriti nella casa-famiglia, solo Francesco ha dimostrato un peggioramento nei confronti della figura del padre, pervaso da vissuti persecutori.
Dai colloqui e dalla somministrazione dei test emerge che da una parte Francesco mostra movimenti che dirigono verso l’autonomia, mentre dall’altra presenta aspetti egocentrici e regressivi. Sono presenti forti tratti di aggressività e di impulsività; alcuni indicatori si osservano anche nella relazione con la sorella verso cui manifesta anche segnali ,di gelosia. Ad esempio, sono significativi i disegni del Cerchio Familiare: in quello del presente fa in modo che il suo spazio allontani Lorena dai propri genitori, a proprio vantaggio e restando l’unico a mantenerne i contatti; in quello del passato torna all’età di un anno quando la sorella non era ancora nata.
Per quanto riguarda le persone dalle quali si sente amato, al FRT, indica la madre; è la madre la figura dalla quale egli si sente maggiormente seguito e sostenuto e nessun item positivo viene attribuito al padre.  Così come nella Doppia Luna disegna un insieme unico in cui raffigura i simboli che rappresentano se stesso, la sorella, la madre ed il compagno di quest’ultima.
Rispetto alla figura patema ritiene di essere migliorato nei rapporti con il padre, esprime affermazioni, posizioni e richieste che non sembrano essere generate genuinamente dal suo pensiero (successivamente riportate) e, rispetto alla progettualità futura, Francesco sostiene che potrebbe ritornare a vivere in Francia insieme con la zia, la mamma e il compagno della mamma e mantenere i rapporti con il padre “Magari lui qualche volta ci può venire a trovare in Francia”.
Durante l’interazione con la madre, Francesco monopolizza la relazione cercando di attirare la sua attenzione e facendo in modo che questa rivolga maggiori attenzioni a lui; nell’interazione con il padre emergono comportamenti di evitamento, distanziamento e rifiuto, simili a quelli già segnalati.
L’affettività risulta non ben controllata ed evoca bisogno di protezione; il minore sembra mostrare un pattern di attaccamento ansioso-ambivalente (AIA).
Dopo l’inserimento dei minori presso la casa-famiglia e l’intervento psicoterapeutico, il processo di “riavvicinamento” dei figli al padre ha subito differenti sviluppi: Lorena, dopo aver provato a mantenere una posizione di rifiuto del padre, si è via via dimostrata più disponibile ad accogliere la ripresa non evidenziando particolari resistenze; Francesco ha invece mantenuto un costante comportamento ostativo nei confronti del genitore.
Proprio per questo bambino, si ritiene interessante riportare gli elementi emersi dai colloqui sostenuti in perizia, da quelli video-registrati durante gli incontri protetti con entrambi i genitori e dalle relazioni dell’Équipe Tutela Minori.
Per valutare le risposte di Francesco sono proposti e sintetizzati, per una più facile lettura, “Altri indicatori” (Tabella l) che integrano quelli di Gardner più sotto riportati.
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Tab. 1 Valutazione delie risposte di Francesco.
Indicatori:
Aggressività-ostilità agita nei confronti di “oggetti/regali che in qualche modo sono in relazione con il padre
Esempi:
Mamma: “Francesco, hai mangiato le merendine che ti ha portato papà?”
Francesco: “Le ho buttate per terra e pestate” (incontro madre-figlio).
Francesco dice di essere arrabbiato con il giudice e
con lui (il padre): sarebbero le prime persone che met-
terebbe in carcere se fosse lui il giudice (relazione del
Servizio).
Francesco è stato molto agitato per tutto l’incontro e non è riuscito a stare seduto sulla sedia. Ad un certo punto voleva anche rompere la telecamera e alcune spine (incontro padre-figlio).
Il padre gli ha chiesto se ha cominciato a studiare per diventare giudice, Francesco risponde di no: c’è ancora tempo. Comunque ribadisce che lo vuole fare per mettere in prigione il giudice, il padre e anche la doti.ssa (incontro padre-figlio).
Francesco butta per terra una giornale che trova sul
tavolo e cl salta sopra pestandolo con un piede. Educatrice: “Guarda che non lo ha portato tuo papà, è di un collega”. Francesco: “Figurati!” Educatrice: “È di un altro collega!” Papà: “Era qua dentro”, Francesco: “Vi ho sentito parlare, non sono stupido” 0ncontro padre-figlio).
Francesco, quando disegna le stelle cadenti, dice che esprimerebbe un desiderio: vorrebbe che il padre non fosse mai nato perché gli ha rovinato i primi anni della sua vita (relazione d’aggiornamento dell’educatrice).
Indicatori: Evitamento oculare/corporeo nei confronti del padre
Esempi: Francesco non riesce a guardare il padre quando gli parla e sposta la sedia nell’altro lato della stanza (incontri padre-figlio). Francesco non accetta baci da parte del padre (incontri padre-figlio).
Indicatori: Evitamento nella comunicazione.
Esempi: Francesco: “Non ho nessuna intenzione di parlare con te, /0 trovo inutile e non cambio idea” (incontro padre-figlio). Francesco rimane in silenzio per tutto lì incontro, esclama: “lo resisto”.
Francesco ha interrotto, la visita protetta uscendo dalla stanza esclamando “Tu vuoi ancora giocare con il mio pisello”.
Francesco ha detto con un viso molto felice che aveva preso tre ottimo in matematica e che quelle sarebbero state le sue ultime parole nell’incontro (incontro padre-figlio).
Indicatori: Linguaggio condiviso tra madre-figli
Esempi: Carla si dice allarmata e inquieta per gli incontri tra padre e figli, perché teme che “lui” potrebbe ancora far loro del male (relazione d’aggiornamento dell’educatrice).
Francesco: “Magari, però deve venire finche ‘lui'” (incontro madre-figlio).
Francesco dice: ”’Lui’ non voglio vederlo, tu lo sai che aveva una fidanzata” (incontro con la psicoterapeuta).
Carla: “‘Lui'” com’era vestito oggi? Sempre in jeans?” Francesco: “Sì ‘Lui’ non ha gusto”.
Indicatori: Conflitto di lealtà e legame con la madre
Esempi: Nella seduta ho avuto modo di fargli notare che il suo
comportamento non porta a nulla e che il giudice non sa cosa scegliere se lui continua ad avere questi atteggiamenti con il padre. Francesco è rimasto zitto e non ha detto niente, così gli ho chiesto se ha paura di perdere la mamma se parla con il papà. Lui mi ha risposto di si perché potrebbe avere un altro bambino da Antonio (il compagno).
“La mamma ha già due figli che siamo noi e ie bastano. Poi tra il lavoro e quello che è successo ora non ce la farebbe a stargli dietro” (colloquio con la psicoterapeuta).
Indicatori: Screditamento figure istituzionali
Esempi:  Rivolto alla CTU: “Ho visto che davi una ricevuta a mio padre. Avrà comprato pure te” (colloquio CTU).
Ha accusato tutti (Servizi, CTU, Il giudice) di volerli allontanare dalla madre e di voler che vadano a vivere con Il padre “Sono tutti comprati. Chissà quanti euro hanno preso da mio padre” (reiazlone Servizio).
“La Dr.ssa è stata assunta perché é figlia di uno del Comune” (relazione Servizio).
Esemplificazione dettagliata di alcune citazioni di Francesco, riprese dalla relazione peritale
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17. Campagna di denigrazione.
Molti esempi di denigrazione verso il padre (di matrice materna) posso-
no essere rinvenuti in tutti i colloqui con i minori e in particolare con Francesco.
18. Mancanza di ambivalenza
Francesco non è in grado di trovare alcun aspetto positivo del padre, né
antecedente alla separazione dei genitori, né successivo (relazione Servizi; colloqui CTU).
Francesco: “La mamma ha dei capelli soffici come la seta, altro che quelli del papà untissimi” (colloqui CTU).
Francesco: “La mamma ha gusto quando mi compra le felpe, i/ papà… è proprio un contadino” (colloqui CTU).
Nel disegno congiunto della famiglia il padre non compare; viene riconosciuta la appartenenza al “ceppo materno” (relazione Servizi).
Francesco: “Mia mamma è come uno smi/e, sorride sempre, il papà è sempre stato scorbutico” (colloqui CTU).
19. Razionalizzazioni deboli, superficiali e assurde per giustificare il biasimo
Francesco ha detto anche che il padre faceva loro dei regali e ha capito il perché: voleva “Comprarsi i due figli” e perciò non lo vuole più vedere (relazione del Servizio).
Francesco ha sottolineato il fatto che, a suo avviso, è colpa del padre il verificarsi di tutta questa situazione e che non possono vedere la madre perché il padre ha chiesto proprio quel giudice (colloqui CTU).
Francesco: “Quando eravamo piccoli con il papà ci faceva la colazione troppo zuccherata e così abbiamo deciso di andare di meno per risparmiare sul dentista” (colloqui CTU).
Francesco racconta di un episodio (mai accaduto) in cui il papà avrebbe spinto la nonna materna in strada e un’auto “L’ha investita ma non si è fatta quasi nulla ed è per questo che non voglio più passeggiare con mio padre” (relazione d’aggiornamento dell’educatrice).
Francesco: “Non voglio vedere mio padre e andare a casa sua perché mi mandava a letto troppo tardi. Poi mi ha annodato il pisello”.
CTU: “Cosa vuoI dire annodato il pisello?”
Francesco: “Il mio pisello è lungo e quindi per giocarci ha fatto un nodo. Mi hafatto male” (colloqui CTU).
Francesco: “Lorena fa bene a non voler vedere il papà, le strappava di mano i Chupa Chupa” (colloqui CTU).
20. Fenomeno del “pensatore indipendente”
Dalla relazione del Servizio: “Gli ho detto che se non fa gli incontri, il
giudice potrebbe anche pensare che qualcuno gli dica di non farli, ad esempio la madre. Francesco mi ha riportato che è stato lui a decidere di non vedere più il padre, perché lo trattava male e giocava con il pisello”.
CTU: “Ma senti: questa idea di andare a trovare la zia in Francia, a chi è che un po’ è venuta in mente1”
Francesco: “A me”. CTU: “È venuta in mente a te?” Francesco: “Sì; è bella la Francia” (colloqui CTU).
Francesco: “Sia chiaro, sono io che non voglio avere niente a che fare con quel mostro di mio padre” (colloqui CTU).
21. Appoggio automatico al genitore alienante nel conflitto genitoriale
Francesco: “La mamma ha ragione con tutte le botte che ha preso dal papà e poi… aveva la fidanzata. Il minimo era andare dall’avvocato” (colloqui CTU). Francesco: “Voi non credevate alla mamma relativamente alle cose che
noi le abbiamo detto” (colloqui CTU). 7d?
22. Assenza del senso di colpa
La CTU gli chiede se mandare in prigione il padre non gli dispiacerebbe
“almeno un po”‘. Francesco le risponde che sarebbe felice e aggiunge “Chi lafa la aspetti” (colloqui CTU).
23. Utilizzo di scenari presi a prestito
In un colloquio Francesco chiede se può raccontare cosa il papà gli ha
fatto; elenca, uno di fila all’altro, i motivi per cui non vuole più incontrare il padre: “(…) Quando eravamo piccoli e doveva portarci lui dal dottore ha dato le botte alla mamma perché toccava a lui (…)”.
Francesco asserisce che nei test (si presuppone somministrati dal CTU o da altri psicologi che li hanno seguiti) per Lorena, il papà non esiste mentre per lui è un demonio (relazione CTU).
Francesco: “Perché giustamente, visto che mio padre, appena si son separati, subito si è trovato un’altra morosa… che già frequentava”.
CTU: “E a te chi te l’ha detto che… ?” Francesco: “Eh, lo sapevo già”.
Francesco: “Se il papà avesse buon senso e un avvocato che lo aiutasse, non insisterebbe con noi e non butterebbe tutti quei soldi” (colloqui CTU).
Francesco: “Vorrei sapere perché tutti sono convinti che lui ci vuole bene, dopo quello che ci ha fatto… È un lupo travestito da agnello”.
24. Estensione dell’ostilità alla famiglia allargata e agli amici del genitore alienato
Dalla relazione dei Servizi: “Anche la famiglia di origine del padre è poco investita (non ricordano i nomi dei nonni patemi) e connotata dal medesimo desiderio di interruzione dei rapporti vissuto nei confronti del padre”.
Francesco: “Allora… paterni non me li ricordo, e poi…” CTU: “Da quanto tempo non li vedi quelli paterni?” Francesco: “Da un paio d’anni, ma non mi mancano”. CTU: “Come si chiamano 1”
Francesco: “Bah…” CTU: “Cosa ti ricordi di loro?” Francesco: “Niente… Ah, sì, loro sapevano che il papà mi toccava il pi-
sello” (colloqui CTU).
Valutazione finale
Il rifiuto dei minori di andare dal padre assume pesi differenti nei due fratelli: per Lorena si tratta di uno stato dinamico, probabilmente non del tutto interiorizzato grazie l’aiuto della psicoterapia, l’allontanamento dalla madre, e un maggiore distacco dal fratello. In seguito alla ripresa dei contatti con il padre la prognosi sembra indirizzata ad esiti favorevoli.
Francesco invece è risultato più sensibile all’indottrinamento; il bambino mostra un legame molto forte con la madre, confermato dalla storia evolutiva e dai test. Si può ritenere che Francesco presenti un livello grave di Alienazione Parentale; solo durante la fase finale della CTU, nello spazio neutro, ha iniziato nuovamente a dialogare su temi banali con il padre, ma il percorso necessita di tempi lunghi.
SINTESI
Sono stati evidenziati molti elementi che permettono di fornire indicatori chiari per rispondere alle richieste del giudice.
  • La presenza costante di un forte “sgenitorializzazione” che porta a svilire e denigrare, da parte della signora Carla, la figura dell’altro genitore. Inoltre, sebbene sia stato archiviato il procedimento penale per le presunte accuse di abuso sessuale perpetrate dal padre ai figli, tale “fantasma” viene ancora rievocato.
  • I bambini sono stati travolti dal conflitto genitoriale il cui motore primario è stata proprio la madre, e sono stati costretti a sviluppare un forte conflitto di lealtà con questa, escludendo il padre dalla propria vita emotiva ed affettiva.
  • Ai minori è stato impedito, da parte della madre, di avere qualunque contatto con i parenti di parte paterna, ciò a conferma di uno stile materno che ha indotto un progressivo allontanamento dei bambini dalla stirpe paterna, anche dopo la conclusione del procedimento penale.
  • Il rapporto di entrambi i figli con la madre, dopo la separazione dal coniuge, si è rinforzato; in particolare, per quanto riguarda la relazione tra Francesco e la madre si osserva che quest’ultima fatica ad identificarsi con il figlio in quanto “altro da sé”; è quindi faticoso anche per il minore percepirsi come bambino con un’identità propria in via di formazione. Francesco è vincolato esclusivamente da un legame con la madre, legame che si presenta così insidioso da non consentirgli di esprimere la propria realtà emozionale ed affettiva.
  • È emersa una difficoltà “interna” di Carla a fare da tramite nel riavvicinamento tra i figli ed il padre, e la stessa signora fatica a cogliere la propria responsabilità, sempre imputata a terzi (servizi, Giustizia, periti, ecc.) nelle azioni messe in atto e nelle conseguenze prodotte. Ha trovato un qualsiasi appiglio critico a quelle che ritiene essere presunte inadeguatezze e/o comportamenti ostili nei suoi confronti, posti in atto dai professionisti del Servizio Tutela e dal giudice.
  • La signora Carla non mostra né la capacità né la disponibilità ad uscire dal contesto giudiziario e ha fatto osservare anche tentativi di manipolazione nei confronti di altre persone, siano essi conoscenti, amici, terapeuti o legali.
  • La signora mostra scarso rispetto per le norme e le regole condivise socialmente.
  • La famiglia d’origine della signora Carla è schierata contro Andrea e contro le Istituzioni, tanto da esprimere apertamente il proprio pensiero davanti ai nipoti.
  • Il compagno della signora ha sostituito la figura paterna concentrando su di sé ruoli e competenze che sarebbero spettate al genitore naturale.
In seguito all’espletamento della consulenza, il Tribunale per i Minorenni ha sancito la decadenza della potestà per la madre e l’affido esclusivo al padre, e ha invitato il Servizio Tutela Minori a predisporre un progetto per il recupero delle genitorialità della signora Carla che continuerà a vedere i figli in uno “spazio neutro” per una volta alla settimana.
I minori continueranno ad essere sostenuti in psicoterapia. Ai nonni materni è stato interdetto l’incontro con i nipoti.
Suggestione interpretativa
Vi è unanime consenso nel ritenere che una maggiore comprensione delle dinamiche della coppia e della genitorialità passi attraverso l’analisi delle rispettive famiglie di provenienza, e del ruolo da esse giocato, in un’ottica transgenerazionale delle relazioni familiari e dei percorsi di separazione ed individuazione di ciascuno.
Come nel caso di Elena e Carlo, anche qui le interferenze della famiglia di origine giocano un ruolo significativo nello stabilirsi dei legami intrafamiliari, e quindi nel destino della vicenda matrimoniale.
A parte il diverso status sociale delle due famiglie di origine, quello che più conta è il fatto che la figlia Carla, completato il liceo classico, interrompa gli studi e scelga di lavorare nell’industria meccanica del padre, mentre Andrea, poco motivato allo studio, trova lavoro come operaio proprio nella stessa industria.
La loro relazione sentimentale non è condivisa né dalla famiglia di CarIa né dalla famiglia di Andrea, anche se con motivazioni diverse, che portano comunque ad una “rottura” tra le due famiglie di origine.
L’ingerenza e l’interferenza si fanno sentire pesantemente non solo in relazione al progetto matrimoniale, ma anche in seguito, laddove la madre di Carla sembra prendere le redini della situazione, sostituendosi in gran parte alla figlia.
Vediamo quindi quanto siano rilevanti i legami che uniscono Carla alla propria madre, così come sarà per il legame che viene a stabilirsi tra Carla ed il figlio Francesco.
Come vedremo sono in primo piano i processi di separazione e le angosce relative: come per Carla il processo di separazione dalla propria madre non riesce pienamente in termini di sviluppo oggettuale, così per Francesco è necessario difendersi contro l’angoscia di una separazione dalla madre di difficile realizzazione, a causa di una madre altrettanto invadente della nonna materna, manipolatoria ed aggressiva. Non potendo trovare nel padre un sostegno per separarsi dalla madre, Francesco interiorizza la madre per acquisire una sua individualità e un senso di Sé sufficientemente
valido, rimanendo però in questo modo bloccato in una “pseudo-individuazione”. Un’individuazione che non ha niente di autentico, perché lo costringe a giocare regressivamente la relazione con la madre anche quando si trova ad entrare in pre-adolescenza.
Nella vicenda della coppia colpisce il fatto che Carla, pur lamentandosi del disinteresse di Andrea nei suoi confronti dopo la nascita di Francesco, decida la separazione sulla base di una semplice telefonata anonima, che la informa di una relazione extraconiugale del marito.
Carla dimostra di rifuggire l’accordo consensuale, di alimentare il conflitto, di non rispettare le regole e le prescrizioni dell’autorità giudiziaria, di mantenere una versione di vittima incolpevole del naufragio matrimoniale e di paladina della difesa dei figli nei confronti di un marito ritenuto violento ed abusante. Per lei non ci sono “archiviazioni” possibili, come ha fatto il Tribunale nel procedimento penale per falsa denuncia di abuso, ma convinzioni rigide ed assolute di essere nel giusto e di poter decidere come vuole.
La valutazione psicodiagnostica conferma i dati emersi dal colloquio clinico, ed orienta verso una diagnosi di disturbo di personalità di tipo misto, che si caratterizza per la compresenza di tratti di personalità istrionici (egocentrismo, vittimismo, comportamento manipolativo finalizzato alla soddisfazione dei propri bisogni), di tratti di personalità emotivamente instabile (instabilità affettiva, reazioni rabbiose, tendenza all’agito impulsivo con assente o inadeguata capacità nel comprendere il significato delle proprie azioni e le loro conseguenze) e di tratti di personalità paranoide (forte tendenza alla diffidenza, tendenza a portare rancore persistentemente, incapacità di dimenticare recriminazioni e ritorsioni di cui pensa di essere stata oggetto, sospettosità che la porta a dubitare della lealtà e dell’affidabilità degli altri).
Viene inoltre confermata l’esistenza di un rapporto ancestrale perturbato con la propria madre, che rinvia a quanto abbiamo già detto sui processi di separazione e sulla loro possibile distorsione su base ansiosa.
Francesco, primogenito, ha 7 anni all’epoca della separazione dei geni” tori. Ha presentato in epoca neonatale dei disturbi del sonno, protrattisi fino ai tre anni, che testimoniano dell’esistenza di un disturbo di regolazione, che potrebbe essere riferito, al di là degli aspetti costituzionali, ad una insufficiente funzione “para-eccitatoria” e contenitiva svolta da parte della madre. Lo sviluppo successivo di aspetti riconducibili, almeno in parte, ad una sindrome ipercinetica, accompagnati da una difficoltà di separazione dalla madre, confermerebbero una certa distorsione relazionale che si manifesta fin dalla nascita e si protrae lungo tutta la fase di latenza.
Preoccupano particolarmente i comportamenti di Francesco quando, in preda all’ansia provocatagli dal distacco dalla madre, compie azioni improvvise, autolesionistiche, nel corso delle quali perde il controllo di sé, e che sembrano aspirare ad una funzione di dominio tirannico-onnipotente sulla propria madre.
L’inserimento in casa-famiglia, con riduzione al minimo della frequentazione materna, hanno probabilmente provocato in lui vissuti angoscianti di abbandono, la cui responsabilità viene senz’altro attribuita al padre, e che giustifica quindi il peggioramento dei sentimenti di Francesco per il padre, sentimenti pervasi da vissuti persecutori.
La valutazione psicodiagnostica di Francesco sottolinea la persistenza di aspetti egocentrici e regressivi, con marcata gelosia per la sorella, la presenza di forti tratti di aggressività e di impulsività, il difficile controllo delle emozioni, la persistenza di una relazione esclusiva che si esprime secondo le modalità del tutto o nulla.
Per certi aspetti Francesco mostra di essere ancora “fissato” all’area onnipotente, quasi in relazione duale e privilegiata “a specchio” con la madre, ancorato ad un’immagine interna di “genitore unico”, un’immagine materna cioè così fallico-onnipotente da dominare la fantasmatizzazione inconscia oscurando una fragile imago paterna, umiliata e screditata. Possiamo supporre che, nel caso di Francesco, la problematica edipica non sia stata superata, e che le conseguenze evolutive non possano che essere negative in termini di indifferenziazione affettiva, ridotta crescita immaginativa e difficoltà a riconoscere ed accettare le situazioni intermedie. Se così fosse Francesco si presenterebbe molto male equipaggiato per avviarsi verso la fase adolescenziale, non avendo attraversato adeguatamente l’area della conflittualità e complessità edipiche, troppo impegnative per il suo fragile sviluppo interno, che lo vede ancora molto identificato con la propria madre. Francesco sembra rimanere quindi fermo ad una relazione totalizzante di dipendenza dalla figura genitoriale materna, una relazione che sostiene ancora l’onnipotenza e l’indifferenziazione affettiva ed impedisce la diversificazione relazionale, di cui quella edipica è il prototipo, difendendo la persistenza di un legame parassitario che rallenta o impedisce la crescita e contribuisce allo stabilizzarsi di una fragile organizzazione narcisistica.
Tra l’altro il padre è colpevole, agli occhi di Francesco, di avere messo al mondo la sorella (“vorrebbe che il padre non fosse mai nato perché gli ha rovinato i primi anni della sua vita”), che sembra essere nata non tanto da un rapporto amorevole tra i genitori, la cui rappresentazione non trova spazio nell’immaginario del bambino, ma da un atto aggressivo, violento, sadico, destinato a produrre solo dolore.
Antonio, l’attuale compagno della madre, che Andrea ritiene di avere “sostituito” come padre, potrebbe potenzialmente svolgere una funzione utile nel permettere a Francesco di aprirsi ad una relazione con un “terzo”,
che rappresenta la differenza, e nel ridurre la dipendenza affettiva esagerata che Francesco ha dalla madre.
Spetterebbe alla madre indicare al figlio il “terzo” che lei investe, che lei ritiene importante e significativo, e che per Francesco può diventarlo più del padre reale. Carla sembra ben lontana da questa consapevolezza, impegnata ancora a screditare l’ex-marito, a criticarlo, ad accusarlo, a denigrarlo sistematicamente, e a presentarlo a sé e ai figli come una fonte di pericolo.
Diversamente da Francesco la sorella minore Lorena sembra nascere con caratteristiche temperamentali più solide del fratello, senza presentare disturbi del sonno o dell’alimentazione nei primi anni di vita. Sembra avere superato molto meglio le dinamiche della separazione ed avere maturato una buona tolleranza alla frustrazione. Lorena sembra avere maturato una equidistanza dai genitori, evita di esprimere preferenze e si pone al riparo dai conflitti di lealtà. Esprime una rappresentazione positiva ed idealizzata di entrambi, si sente amata e benvoluta sia dalla madre che dal padre.
Potremmo chiederci su quali basi si è stabilita questa differenza tra i fratelli. Al di là delle inevitabili differenze costituzionali, c’è da osservare come Lorena sia rimasta in gran parte estranea al tipo di relazione esclusiva che la madre ha cercato di stabilire con Francesco, e ha quindi potuto evitare di rimanere invischiata nelle stesse dinamiche simbiotiche. Dopo una prima fase di dipendenza dal fratello sembra essersi definitivamente affrancata, contando sulle proprie competenze e risorse adattive, che le hanno permesso di sostenere e contrastare gli impeti e la gelosia del fratello.
Possiamo ipotizzare che, diversamente da Francesco, Lorena abbia potuto sviluppare una più adeguata funzione di differenziazione, fin dai primi mesi di vita, sfociata nell’emergere della configurazione edipica, che sembra essere stata ben superata, dandole di conseguenza la possibilità di pensarsi e di immaginarsi differente dai suoi genitori, che le testimoniano entrambi amore ed interesse (“sono simpatici, mi vogliono bene, vogliono il meglio per me”).
Ci possiamo chiedere infine quali possano essere le conseguenze prese dal Tribunale per i Minorenni, che ha sancito la decadenza della potestà della madre, l’affido esclusivo al padre, l’interdizione dell’incontro con i nonni materni. Queste decisioni possono sembrare troppo severe, specie la misura di ridurre ad una sola volta alla settimana la visita della madre in uno spazio neutro. Il rischio è di rendere più radicale il rifiuto ed il pensiero patologico.
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1 comment for “Analisi di un caso italiano di PAS – Adele Cavedon e Tiziana Magro

  1. Fabio
    22 gennaio 2015 at 17:44

    Sono un padre che ha subito simili angherie da parte della ex convivente, con la quale abbiamo avuto due bambini,la femmina di 9 anni ed il maschio di 4. In una CTU del Tribunale per i Minori del 2010 alla mia ex compagna è stata diagnosticato un disturbo di personalità narcisista con tratti istrionici. Individuo incline alla mensogna ed alla manipolazione con incapacità di controllare la collera. Sempre nel 2010 la mia ex compagna è stata indgata per la morte del figlio neonato a causa della denucia del proprio amante, accusa dalla quale è poi stata scagionata dopo 3 anni. Sebbene questo il Tribunale per i Minori, affidava la bambina alla madre. Oggi mi trovo a fare la seconda richiesta di affido esclusivo dei miei figli, con la 3^ CTU, e solo da pochi mesi, grazie al coraggio di mia figlia che ha avuto il coraggio di denunciare la madre per gli abusi da lei subiti.
    Per i miei figli sono stati 5 anni di angherie e violenze fisiche e psichiche. Anche questa “mamma” che non è in grado di Amare e di dare, se non in cambio di qualcosa, ha solo seminato sofferenza nel cuore dei figli, cercando di manipolarli ed indurli ad allontanarsi da me, ma senza riuscirci, grazie a Dio.
    Sono in attesa, di avere un affido esclusivo dei due bambini, che ritengo di poter ottenere viste le pesanti denuncie della bambina, che in sede di CTU sono state ritenute atendibili, come io sò che lo sono. Il mio pensiero maggiore oggi, è però lo spazio che verrà concesso a questa donna, che in nome di un recupero della genitorialità, riuscirà soltanto a portare altro dolore nei cuori dei figli. Infatti ritengo che una persona con un grave disturbo della personalità che non vede tale propria realtà e che non è minimamente intenzionata a valutare una sua possibile responsabilità in quanto le accade intorno e quindi non intende farsi aiutare, non sarà mai in grado di ristabilire un rapporto equilibrato con i filgi, ma piuttosto continuerà ad utilizzarli per le proprie strategie malate.

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