Sorelle ritrovate: un caso eclatante di rifiuto genitoriale – 24.6.2026

La vicenda delle sorelle Sarah (16 anni) e Alisya (12 anni), scomparse dalla casa-famiglia di Civitella Alfedena il 6-7 giugno 2026 e ritrovate a Formia dopo due settimane, rappresenta un esempio drammatico di rifiuto genitoriale indotto dalla famiglia materna.

Il Tribunale di Cassino, con sentenza del 28 maggio 2026, aveva mantenuto la revoca della responsabilità genitoriale solo alla madre Valentina D’Acunto per «pervicace opposizione alla ripresa dei rapporti tra le minori e il padre» e per «atteggiamenti manipolatori e condizionanti sulle minori». Invece il padre Stefano Di Giacinto aveva riottenuto la responsabilità genitoriale proprio per contrastare questo blocco sistematico.

Nonostante ciò la madre e un gruppo di familiari e complici hanno orchestrato un piano di fuga: le ragazze sono uscite da una porta-finestra, hanno percorse 500 metri a piedi fino a un’auto in attesa, sono state nascoste in un appartamento di una parente a Formia. Sono state fornite SIM clandestine (di un stock di dieci), usate per videochiamate, con piani per un trasferimento ulteriore e possibili depistaggi.

Il procuratore di Sulmona ha parlato di «amore genitoriale malato» e di «segregazione». Dal canto loro le ragazze hanno detto di voler stare con la mamma e mostrato resistenza al momento del ritrovamento.

La nonna Maria Mastroianni difende apertamente la figlia: «Valentina stravede per le figlie… i buoni sono finiti dentro, i cattivi stanno fuori», attaccando l’ex genero. La zia anziana conferma l’ospitalità su richiesta familiare. Un quadro che dimostra il permanere di una campagna di denigrazione protratta nel tempo, che ha indotto nelle figlie un rifiuto ingiustificato.

Il rifiuto genitoriale si manifesta esattamente così: un genitore e la sua rete familiare manipolano i figli per escludere l’altro, spesso violando provvedimenti giudiziari. Qui, otto anni di conflittualità sono sfociati in un reato grave (sequestro di persona), con complici e risorse organizzate, pur di impedire il riavvicinamento al padre. Le conseguenze sono gravi: le minori torneranno in struttura protetta, con un lungo percorso di recupero relazionale.

Secondo quanto dichiarato dal padre in una intervista alla trasmissione Storie Italiane le possibilità di un superamento del rifiuto sono molto concrete.

“Mi stanno continuando ad attaccare invece di pensare alle ragazze, invece io cerco di proteggere le mie figlie”. Sono le parole del papà di Sarah e Alisya. “Ne ho ricevute tante di offese in tutti questi anni, ho sempre sorvolato andando avanti a testa alta su pianti e finzioni”, ha detto a “Storie Italiane” su Rai1, commentando le parole della ex-suocera che ha detto che “i buoni sono dentro e i cattivi stanno fuori”.

“Oggi vorrei dire una cosa che non ho mai detto, ho aspettato che le mie figlie fossero messe in sicurezza per poterlo dire, dato che la mia ex suocera dice che non volevano né vedermi né sentirmi.  Mia figlia grande aveva chiesto ai servizi sociali di potermi incontrare e hanno dato il consenso. Ma non lo voleva dire né alla sorellina più piccola né alla mamma, ha chiesto espressamente di incontrami senza farlo sapere a nessuno. Quindi il 22 maggio ci siamo visti a Cassino in un incontro che è durato più di 2 ore. Dopo 6 anni e mezzo ci sono stati abbracci, coccole, carezze, ci siamo presi mano nella mano e abbiamo pianto insieme, mi ha chiesto scusa di tutto quello che aveva fatto nei miei confronti, dicendo che purtroppo era stata gestita e comandata a fare tutto ciò. Non eravamo soli, c’erano: la curatrice delle ragazze, l’assistente sociale, il fidanzatino di mia figlia. E’ stato il momento più bello della mia vita, è durato 2 ore, ho sognato quelle due ore, e poi mi è caduto di nuovo il mondo addosso, però non mi perdo d’animo”. [Fonte: RaiNews]

 


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