Il Tribunale di Verona nel 2025 ha applicato in modo molto incisivo la riforma Cartabia nei confronti di genitori considerati inadempienti: non solo rispetto agli aspetti economici del mantenimento, ma anche rispetto al diritto del minore a mantenere un rapporto continuativo con entrambe le figure genitoriali.
Il punto centrale è che, a partire da una norma introdotta dalla riforma Cartabia (resa applicabile dal febbraio 2023), il giudice può “reagire d’ufficio” a gravi inadempienze che arrechino pregiudizio al minore, individuando una somma dovuta per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento. In pratica, il comportamento non viene trattato come un semplice inadempimento amministrativo: diventa una condotta con conseguenze economiche immediate e ripetute nel tempo.
Da un lato, c’è il caso della madre che non avrebbe rispettato l’ordinanza del tribunale che imponeva all’ex di far vedere il figlio al padre: la donna avrebbe portato il bambino all’estero e, nonostante l’esistenza di decisioni e ordini del giudice, non avrebbe poi consentito l’incontro secondo quanto disposto. Risultato: una condanna di 200 euro al giorno per ogni ulteriore giorno di ritardo nel rendere possibile l’esecuzione del provvedimento (Sent. n. 1023 del 12 febbraio 2025).
Il tribunale di Verona ha adottato una linea analoga anche per un padre che non avrebbe adempiuto all’obbligo di mantenimento: in questo secondo caso, l’uomo è stato sanzionato con 100 euro al giorno per l’inadempienza (Sent. n. 1147 del 5 marzo 2025).
Il messaggio che emerge è netto: la tutela del minore passa anche dalla rapidità con cui il sistema reagisce alle violazioni, trasformando l’inadempienza in un costo giornaliero. E soprattutto, si ribadisce che gli accordi e gli obblighi legati ai figli non possono essere sospesi unilateralmente, ma solo rimodulati tramite un’autorità giudiziaria.
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