Pistoia: accusato di violenza sul figlio viene assolto, la ex moglie aveva inventato tutto – 21.7.2026

Nel panorama del diritto di famiglia italiano, i casi di false accuse di abusi sui minori rappresentano una ferita profonda che mina il principio di bigenitorialità. Un caso avvenuto a Pistoia lo dimostra con chiarezza: una donna di 39 anni è stata condannata dal Tribunale di Firenze a 3 anni e 8 mesi di reclusione per calunnia e maltrattamenti nei confronti del figlio piccolo. Secondo l’accusa, supportata da intercettazioni e indagini dei Carabinieri, la madre avrebbe provocato lividi al bambino per rendere credibili le denunce di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti contro l’ex marito, poi archiviate. Il giudice ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale per sette anni e quattro mesi, oltre a provvisionali di 8.000 euro per l’ex coniuge e 15.000 euro per il minore.

“Un processo durissimo che purtroppo ha lasciato segni indelebili sul padre e sul bambino – commenta il difensore di parte civile nel processo penale, Pamela Bonaiuti del foro di Prato – Noi legali ci siamo commossi quando il piccolo è stato restituito al padre”. Nel corso delle indagini disposte dalla Procura di Firenze, era emerso infatti che la donna, per rendere le accuse rivolte all’ex marito credibili, avrebbe provocato lividi al figlio di cui aveva scrupolosamente conservato i referti dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze dove aveva portato il piccolo per sottoporlo a visite mediche. [La Nazione]

Questo caso evidenzia come la strumentalizzazione dei figli nelle separazioni conflittuali possa configurare gravi reati. L’art. 612-bis c.p. (atti persecutori) e l’art. 572 c.p. (maltrattamenti in famiglia) offrono strumenti repressivi, ma il danno psicologico sul minore resta spesso indelebile. La “violenza assistita” o indotta, come in questo frangente, viola l’art. 337-ter c.c., che pone al centro il benessere del bambino. Il padre, ingiustamente accusato, ha visto riconosciuto il suo ruolo genitoriale, con l’affidamento del figlio.

Nel diritto di famiglia, la riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022) ha rafforzato l’attenzione alla violenza domestica nei procedimenti civili, imponendo al giudice di valutare con urgenza le allegazioni di abusi per tutelare i minori da vittimizzazione secondaria. Tuttavia, casi come questo ricordano che la violenza può provenire anche dalla madre, ribaltando stereotipi e richiedendo neutralità giudiziaria. L’alienazione parentale, pur dibattuta, emerge quando un genitore denigra sistematicamente l’altro, compromettendo il rapporto figlio-genitore.

Le conseguenze sono multiple: sospensione della responsabilità genitoriale (art. 333-336 c.c.), limitazioni al diritto di visita e risarcimenti. I tribunali devono avvalersi di CTU psicologiche per accertare la veridicità delle accuse e il reale interesse del minore. Questo episodio sottolinea l’importanza di prove oggettive (referti medici, intercettazioni) e di percorsi di sostegno per tutti i coinvolti.

I genitori separati devono privilegiare la mediazione familiare (D.Lgs. 80/2023) per evitare escalation. Denunce false non solo colpiscono l’innocente ma espongono il minore a traumi inutili, violando la Convenzione sui Diritti del Fanciullo.

Fonti:

  1. https://www.lanazione.it
  2. https://www.tuttigiornali.it/

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