Lettera sul caso dei bambini sottratti e portati in Russia dalla madre

Molly McIlwrath con la nipote Sara e suo cugino Zoe (che adora la cugina e sente molto la sua mancanza)

Di seguito la lettera invita al Corriere Fiorentino da Molly McIlwrath a sostegno del caso dei suoi quattro nipoti affidati al padre dal Tribunale dei Minori di Firenze ma sottratti dalla madre che li ha portati con sé in Russia dove li trattiene illegalmente.

Fonte: bringflorentinekidshome

Caro direttore,
che cos’è una madre?

Una madre è una persona che, in quanto tale, è un contenitore di esperienze diverse e anche contraddittorie, di dolori e di piaceri, di pensieri, di speranze di pregiudizi, di desideri, di amore di sé, di odio per gli altri. Che cosa succede quando questo delicato equilibrio è turbato e il dolore — quello di una malattia psichiatrica — travolge una madre e con essa i suoi figli?

Che cosa succede quando la madre, in questo stato di devastazione, pretende di essere la proprietaria dei propri bambini, la fortezza carcere dentro cui chiuderli, con la scusa di proteggerli dal mondo? Che cosa succede quando tutte le sue paure, le sue ossessioni diventano le uniche pareti del mondo dentro cui i bambini devono stare?

Con questa fuga in Russia, il suo Paese nativo, Marianne si è portata dietro i suoi figli, senza preoccuparsi della loro esigenze scolastiche, dei problemi di salute, delle relazioni amicali e familiari. Qui non c’è solo il padre ad aspettarli, ma anche gli zii, i nonni, la cuginetta. Se li è portati dietro, considerandoli cose sue. E come tali li ha trattati.

Quando sono stati troppo ingombranti li ha depositati in istituti e orfanotrofi di ebrei ultraortodossi, per poi riprenderli quando le erano utili come armi da usare nella guerra al marito.

Può una madre, impunemente, instillare il veleno della propria follia nella mente dei figli, avvelenare la loro vita futura, marchiandoli con il fuoco di un dolore che non è loro?

In Italia si può, grazie anche alla complice indifferenza di chi invece dovrebbe essere deputato dalla legge ad evitarlo. L’autorità giudiziaria si lava le mani come Ponzio Pilato; eppure è questa che, con le sue negligenze e le sue decisioni logicamente incoerenti, ha permesso a Marianne la fuga. E ora continua a prendere tempo, a perdere tempo, dimostrando suprema indifferenza verso i danni irrimediabili che questo suo atteggiamento produrrà nelle vite dei bambini. La burocrazia ha i suoi tempi, ci dicono.

Ed io rispondo a questo che la «banalità del male» — come ci dice Hannah Arendt — sembra ripresentarsi nelle istituzioni pubbliche di ogni Paese coinvolto, Italia, Russia, gli Stati Uniti, e anche nelle istituzioni religiose che Marianne ha usato a proprio vantaggio. Troppe volte ci siamo sentiti rispondere da pubblici ufficiali e rappresentanti di comunità religiose che questi sono problemi familiari rispetto ai quali loro non possono fare nulla.

Ma voglio qui ricordare che se Marianne è fuggita in Russia illegalmente è a causa della farraginosa macchina giudiziaria italiana che le ha consegnato i bambini quando a loro era già stato segnalato il pericolo di fuga, e a causa della colpevole complicità di alcuni religiosi. E se i bambini sono ancora in Russia è a causa dei tempi della solita giustizia italiana (7 mesi ci sono voluti per scrivere un documento — senza conseguenze effettive — con il quale si ordina alla polizia di ricercare i bambini in Italia e in Russia).

È a causa della giustizia russa che disconosce la decisione del tribunale italiano dell’affidamento esclusivo dei bambini al padre; è a causa dell’assenza di un intervento diretto dei governi coinvolti, quello italiano, quello russo e quello americano, che mostrano indifferenza sulla sorte dei miei nipoti, cittadini americani e russi, tutti e quattro residenti in Italia, tre di loro nati in Italia, ma di fatto, figli di una terra di nessuno.

E ognuno di questi pubblici ufficiali, che parlano lingue diverse, dicono la stessa cosa: comprendiamo il vostro dolore, ma noi dobbiamo fare il nostro lavoro.

Mi rivolgo a tutte le autorità responsabili qui, italiane, russe e americane: è davvero così impossibile conciliare i tempi dell’amministrazione della giustizia con la salvezza della vita di un essere umano?

Molly McIlwrath
Zia dei bambini

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3 comments for “Lettera sul caso dei bambini sottratti e portati in Russia dalla madre

  1. Luigi
    12 novembre 2016 at 18:45

    mi lego al dolore di queste persone .. che anno subito un affronto inaccettabile dalle nostre autorità Italiane in primis .. e poi dal quelle Russe che non guardano i veri problemi , traumi creati a questi bambini che soffrono silenziosamente ed impotenti al loro destino … !
    Parlo in nome di un destino simile … perché anche la mia ex Compagna è fuggita in Russia .. con mio figlio.. ed ormai sono passati due anni .. e anche in questo caso prima che attivassi tutte le ricerche prima che ritrovassi mio figlio è passato circa un anno …

  2. Pasquale
    16 novembre 2016 at 21:09

    In questo momento viviamo in famiglia lo stesso dramma: la moglie, in via di separazione, di mio fratello ha portato di notte come una ladra via la loro bimba di dieci anni, via dalla sua vita, dagli affetti di una famiglia e dagli amichetti che lei amava. Una bimba italiana, nata in Italia e che qui ha radicati i suoi affetti e la sua identità. In passato la mamma aveva dato segni di insofferenza, tanto che il matrimonio era naufragato, ma mai si sarebbe pensato potesse arrivare a questo, soprattutto perché gli sforzi di tutta la nostra famiglia erano stati di rendere comunque la vita della bimba il più serena e piena di gioia possibile. Passiamo giornate tra lo sconcerto e la tristezza. La bimba, quelle rare e ultime volte che è stato possibile contattare per concessione della madre, una volta capito che non era una vacanza, come subdolamente le era stato detto, ha chiesto di tornare; chiede che il padre vada a riprenderla per riportarla in Italia, a casa sua… Adesso sono giorni che nemmeno la sentiamo più, oggi ci viene detto che è da una zia…domani da un’ amica…e mai é con la madre che ha preteso e scelto arbitrariamente che la seguisse nella sua scellerata decisione di tornare in Russia. Paese da cui lei stessa era andata via e da cui tutta la sua famiglia si è allontanata. La famiglia della moglie di mio fratello infatti ancora vive qui in Italia, in parte forse da clandestini, godendo dei nostri stessi diritti civili ma non degli stessi obblighi di Legge, a quanto pare. Abita vicino ma ci ostacola…Le forze dell’ordine sono state allertate, la giustizia confidiamo faccia il suo corso, ma ogni giorno la tristezza aumenta e la distanza pesa. Sappiamo che la Polizia ha preso contatti con la famiglia della madre in Italia ma l’unico risultato è stato perdere ogni contatto con la bimba. Sono giorni di angoscia e impotenza, mentre, in vista del Natale sarebbero dovuti essere di gioia e speranza. Possibile che non si possa far nulla di più?! Che le distanze geografiche e culturali abbiano la meglio sulla serenità e la gioia di una bimba? Che unafamiglia che ha dato solo amore sia ripagata con indifferenza ed astio? Siamo profondamente vicini ai protagonisti di questa lettera e a tutti quelli che come noi vedono i propri sentimenti ignorati dalla freddezza delle distanze e delle rigide relazioni internazionali. Un abbraccio forte.

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