Complotto dei tribunali o false accuse?

«Un sedicenne californiano scomparso da un anno è ricomparso on line postando su YouTube un appello con cui chiede l’arresto del padre che il ragazzo accusa di abusi sessuali che sarebbero avvenuti durante l’infanzia.»

E’ questo l’esordio ad alto impatto emotivo di un articolo pubblicato dal quotidiano on line Daily Dot nel settembre 2012.cover 0302.indd

Fonte: www.alienazionepar.altervista.org

Un precedente in Italia

Si tratta di una storia americana che rimanda ad una vicenda assai simile avvenuta in Italia nel 2008 quando quattro fratellini caricarono su YouTube un video in cui accusavano di pedofilia la madre ed il suo convivente, accusando inoltre magistrati, medici e assistenti sociali di aver chiuso gli occhi sulla vicenda.

In realtà le indagini successive dimostrarono che il padre aveva manipolato e indotto i figli a formulare le accuse e a caricare il video su YouTube per escludere la madre da ogni contatto con i figli. Il padre autore della manipolazione venne condannato per maltrattamenti alla pena di 1 anno e mezzo di reclusione [1]. Quindi, in sintesi, nel caso italiano le accuse di abusi dei bambini contro la madre erano false ed erano state suggerite dal padre. L’unico abuso realmente avvenuto era l’abuso psicologico commesso sui minori dal padre che odiava la ex moglie. [2] [3]

Le analogie del caso americano

Anche nel caso del sedicenne californiano sembrano esserci accertamenti dell’autorità giudiziaria che fanno ritenere infondate le accuse del ragazzo. Tuttavia la vicenda ormai è debordata online e continua ad andare avanti da anni senza che si veda una soluzione.

«Nel corso del 2012, il ragazzo scomparso, ha caricato su YouTube cinque video che ricostruiscono 10 anni di presunti abusi da parte del padre e le difficoltà riscontrate nel farsi prendere in considerazione dall’Ufficio dello Sceriffo della Contea di Monterey e dal funzionario incaricato di investigare i casi di abusi sessuali sui minori, Christina Gunther.

E. M. (il padre) e C. D. (la madre) divorziarono nel 2002. Nel 2004 la madre cercò di ottenere l’affido dei suoi tre figli dopo che la Corte d’appello della California aveva decretato che “l’affido esclusivo legale e fisico al padre non pone in pericolo la salute la sicurezza o il benessere del figlio”.

L’appello della madre venne respinto con l’aggiunta che la Corte stabilì “vi è sostanziale evidenza a supporto delle risultanze della Corte che il collocamento di D. con la madre sarebbe causa di danno alla sua salute, sicurezza e benessere”.

Infine le corti che si sono occupate del caso hanno biasimato la madre: “Nonostante la sovrabbondanza di evidenze a riscontro dell’infondatezza dell’accusa materna di molestie sessuali contro il padre, la madre continua a rifiutare gli accertamenti che negano l’abuso. La sua continua ostilità contro il padre ha determinato il timore infondato del padre da parte di D. che ha causato sofferenza psicologica nel minore.” [4]»

Una campagna mediatica

La disponibilità di documenti in rete sulla storia è amplissima.

La madre ha creato un sito Internet in cui ha ricostruito l’intera cronologia di una vicenda giudiziaria che va avanti da oltre dieci anni.

E il padre ha creato un proprio sito Internet in cui ribatte punto per punto alle accuse proponendo la sua versione dei fatti con rimandi diretti a documenti.

Della vicenda si è interessata l’associazione California Protective Parents e questo ha portato una grande attenzione dei mass media sul caso che ha avuto riscontro televisivo sulla KTTV FOX 11 in un lungo servizio sui problemi della giustizia minorile [5] [6].

L’associazione si è avvalsa di professionisti delle relazioni pubbliche che hanno trasformato la storia in un caso mediatico con ampio usa di Internet e dei social network. La pubblicità su questo caso ha portato quindi all’attenzione dell’opinione pubblica altri casi simili seguiti dall’associazione.

L’approccio complessivo alla questione fa pensare alla teoria del complotto. Secondo gli attivisti di varie associazioni ci sarebbe una sorta di cospirazione delle corti che si occupano dei casi di presunto abuso sessuale dei padri sui figli che in modo sistematico negherebbero l’evidenza delle prove per togliere i figli alle madri che denunciano l’abuso ed affidarli ai padri che avrebbero commesso questi abusi. Questi casi di malagiustizia sarebbero un numero enorme, secondo una stima prudenziale del Leadership Council almeno 58.000:

«Actually, according to a conservative estimate by the Leadership Council on Child Abuse & Interpersonal Violence, more than 58,000 children each year are ordered by family courts into unsupervised contact with physically or sexually abusive parents following divorce in the United States. [7]»

E alcuni di questi casi vengono citati sulla pagina Facebook [8] che pubblica le foto dei minori vittime e i nomi dei giudici che deciderebbero contro gli interessi dei minori. Vengono anche proposte alla sottoscrizione del pubblico petizioni da indirizzare via email a vari giudici con considerazione come la seguente: [9]:

«Unfortunately it is a well-documented fact that mothers are being routinely falsely accused of parental alienation and mental illness when they and/or their children report abuse. These false and unsupported accusations are then used to take the children away from them, despite no clear or convincing evidence of these allegations. »

In generale i metodi usati dalla campagna sono assai discutibili dal punto di vista del rispetto della privacy. Un sito Internet [10] pubblica in home page foto, indirizzo e luogo di lavoro della seconda moglie del padre del bambino conteso che viene accusata di complicità. Su una pagina Facebook è comparso nei primi mesi del 2013 un appello al boicottaggio dell’azienda in cui lavora con foto della donna e del suo datore di lavoro e la scritta “il direttore della sostenibilità ambientale copre gli abusi” [11]. In Italia questa sarebbe considerata una forma di intimidazione o di stalking, ma negli USA sembra venga fatta prevalere la tutela della libertà di espressione

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