La newsletter della SDPG sul caso di Padova

logoLa recentissima sentenza della Prima Sezione  Civile della Corte di Cassazione n. 7041/2013  del 20 marzo 2013 sull’ormai famoso caso di Cittadella (Padova) si occupa, per la prima volta, del fenomeno della Sindrome di Alienazione Parentale, ponendosi su di una posizione negazionista.
In altri termini, la Suprema Corte ha sconfessato la P.A.S. con richiami scientifici ed autorali di dubbia provenienza. Le modalità attraverso le quali la critica viene mossa non convincono: nessuna citazione
delle fonti, affermazioni decontestualizzate, citazione di due sole cosiddette esperte della materia, una spagnola e l’altra argentina, nonostante l’ampiezza della letteratura internazionale in argomento. A leggere la decisione sembrerebbe che i Giudici civili della stessa Corte abbiano ignorato completamente la storica decisione assunta dai loro colleghi del penale con la c.d. sentenza Cozzini (Cass. Pen. Sez. IV 17.09.2010 n. 43786) che ha dettato i criteri per stabilire il grado di scientificità di una teoria scientifica e tra essi quello della “generale accettazione” nella comunità degli esperti.
Negli Stati Uniti si era recentemente posto il problema se la diagnosi di Alienazione Genitoriale, come condizione psicopatologica, soddisfacesse i requisiti di scientificità introdotti  dalle due note decisioni della Corte Suprema: le sentenze Frye e Daubert.
Le questioni erano sorte avanti alla 13^ Corte della Florida e alla Corte del Massachussetts. In entrambi i casi i Giudici conclusero che l’Alienazione Genitoriale aveva superato positivamente sia il test Frye che quello Daubert.
Leggendo la decisione della nostra Suprema Corte si ha insomma la netta sensazione che si sia voluto sposare pregiudizialmente una tesi, magari soltanto perché funzionale a contrastare un fenomeno che si annunzia potenzialmente pericoloso per gli assetti applicativi consolidati.

Fonte: Newsletter SDPG del marzo 2013 n.5

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1 comment for “La newsletter della SDPG sul caso di Padova

  1. Giulia
    2 aprile 2013 at 10:02

    Il femminismo ha bisogno di negare questo abuso sull’infanzia perché viene praticato nei centri che aiutano le donne a costruire false accuse. Inevitabilmente, forse tramite i partiti che le appoggiano, hanno trovato un aggancio. Per quanto l’Italia sia un paese allo sbando con istituzioni prive di credibilità, credo che la maggioranza della magistratura porrà un freno a questa schifosa porcata sulla pelle dei bambini. Sarebbe un bel gesto il deferimento dei giudici che hanno fatto questa sentenza assurda ed infame

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