Intervista a Claudio Risé sul caso del bimbo conteso a Padova – www.ilsussidiario.net

Una vicenda del genere, che ha visto il bambino portato via alla madre e al padre, contro la propria volontà, quali ripercussioni psicologiche può avere sul piccolo?

Sicuramente ripercussioni molto gravi. Perché il bambino aveva probabilmente molto bisogno di essere tolto dalla custodia della madre, secondo gli atti del processo e secondo la motivazione che ha dato il giudice. Ma l’aspetto disastroso è quello del conflitto, di questa lotta tra i genitori, che è diventata una specie di lotta di strada e quindi è un’esemplificazione di come l’attuale normativa sulle separazioni sia vacillante e poco comprensiva dei bisogno psicologici del bambino.

risè-claudioChe cos’è la sindrome da alienazione parentale (Pas) di cui hanno parlato i giudici riferendosi al bambino conteso?

Si tratta del disturbo indotto nel bambino dal fatto che uno dei genitori, generalmente il padre, ma può trattarsi anche della madre, viene alienato, cioè fatto sparire dalla presenza affettiva, e spesso fisica, del bambino. Questo è molto grave perché il bambino ha bisogno della presenza di entrambi i genitori, e ha bisogno della percezione di un accordo su di lui pur nel disaccordo di coppia dei genitori. Mentre in queste situazioni finisce col percepisce di essere anzi una parte importante del dissidio dei genitori e questo gli causa sensi di colpa e insicurezze.

Come è possibile che una malattia sia riconosciuta come reale in un paese, come era in Italia fino a ieri, ma non in un altro?

C’è un grande dibattito su questa sindrome, soprattutto c’è una differenza marcata in tutti i paesi tra le associazioni professionali di neurologi infantili, i quali per esperienza sanno benissimo che questa sindrome c’è e come funziona perché sono quelli che incontrano i bambini, e i manuali di diagnostica (i vari DSM 4, 5, ecc.) che sono generalisti e procedono da considerazioni teoriche, meno basati sull’esperienza clinica in psicopedagoia infantile, e quindi sono meno flessibili. Inoltre nelle questioni delle diagnosi, questi grandi manuali generalisti sono sottoposti a costanti pressioni politiche da parte dei gruppi di interesse, quindi sono clinicamente poco rilevanti perché diventano spesso dei manifesti politici.

In queste situazioni viene tenuto conto della volontà dei minori o la valutazione è completamente in mano ai giudici o agli assistenti sociali?

Dipende dai casi e dalla sensibilità dei giudici, da come il caso viene condotto. Questa può essere vista come una grave lacuna dell’attuale normativa, in cui al parere dei bambini viene data poca attenzione. Spesso addirittura non vengono ascoltati. Ci sta che il giudice possa fare la tara a quello che il bambino dice, per capire se sia stato imbeccato o meno da uno dei genitori, ma sarebbe importante che lo ascoltasse. Invece io vedo chei bambini cercano in qualche modo di essere ascoltati, ma per le attuali procedure questo normalmente non viene concesso.

La decisione di affidare il bambino al padre era stata presa dopo che per anni l’uomo non era riuscito a vederlo. Quali possono essere le conseguenze in queste situazioni di separazione in cui un figlio perde il contatto con uno dei genitori? 

 Una grande angoscia, che il bambino elaborerà come può. In questo caso sembra che il bambino sia capace di organizzazione – del proprio tempo, delle proprie manifestazioni affettive -, ma questo non esclude che ci siano sofferenza, isolamento, rabbia, di fronte ad un comportamento così devastante da parte di uno o entrambi i genitori.

In casi di separazione cosa è importante fare per aiutare i figli a mantenere il miglior rapporto possibile con entrambi i genitori?

Innanzitutto bisognerebbe porsene il problema, mentre invece i giudici non se lo pongono. Quindi partire da lì per avviare una procedura di ascolto di tutte le parti coinvolte, che possono offrire testimonianze, orientarsi verso l’interesse del bambino, non privilegiando l’una o l’altra parte. Direi che il giudice può fornire orientamento nel corso di queste vicende, può far sentire il suo peso, facendosi carico di questa parte del lavoro che in effetti in Italia non è previsto dai codici. Si tratta di sobbarcarsi un impegno che è un po’ tutto da inventarsi, ma come i giudici sanno essere creativi in vari ambiti, adesso c’è l’esigenza di una loro assunzione di responsabilità nei confronti dei bambini.

Fonte/Credits:  www.ilsussidiario.net

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