Bambini usati come armi — Barbara Kay, National Post

La scorsa settimana ho partecipato alla prima conferenza internazionale in Canada sulla PAS, una forma di abuso sull’infanzia che può essere tanto devastante, o anche peggiore, dell’abuso sessuale o fisico.

La giornalista Pamela Richardson ha scritto il libro “Una Mente Rapita” (Dundurn Press, 2006) dopo che suo figlio di 16 anni, senza problemi di droga o alcool, si è buttato da un ponte il 1o Gennaio 2001.  La Richardson non sapeva dell’esistenza della PAS durante 12 anni in cui ha subito una campagna di alienazione per farla sparire dalla vita del figlio operata da un padre narcisistico, come descritto nella letteratura sulla PAS.

Lo psichiatra Richard Gardner coniò il termine nel 1985: “Introdussi il termine PAS per denotare un disturbo nel quale i bambini sono ossessionati dal criticare un genitore senza valida giustificazione”.

La PAS grave è molto peggiore di quella di grado medio che spesso accompagna le separazioni molto conflittuali.   Il genitore alienante può andare oltre una denigrazione sporadica, impulsiva e basata su episodi reali, arrivando ad una campagna viziosa, continua, senza alcuna base reale.  Ad esempio, lo psicologo dott. Abe Worenklein specialista nella PAS (ha testimoniato in 600 casi) ha narrato di un ragazzo che, testimoniando in tribunale, non ricordava neanche una singola cosa che avesse fatto con sua mamma, ma “sapeva” che aveva rapporti orali con ogni uomo che incontrava per la strada.   Per l’alienatore, il bambino è un’arma.  L’odio verso l’ex prende il sopravvento sui diritti del figlio ed il suo benessere mentale.

Gli alienatori PAS (padri o madri, il comportamento è lo stesso) sono tipicamente così patologicamente invischiati nell’odio da essere oltre i limiti della ragione e ciechi ad ogni richiamo alla morale.   Più che punire, vogliono spazzare via il genitore alienato dall’esistenza dei figli.  A questo fine, tagliano via le loro foto, impediscono che venga menzionato il genitore alienato, facendo subire ai bambini tale processo di sgenitorializzazione.

Gli alienatori esibiscono un fanatico senso della missione e nessuna paura per i tribunali.  Nel caso della Richardson, il suo ex aveva ignorato tutti i dispositivi sui contatti madre/figlio.  In un anno, nel quale lei aveva l’affido condiviso, ha visto il figlio per 24 ore.  Gli alienatori mostrano ai figli documenti legali e li coinvolgono nei procedimenti legali (“dovremmo chiedere l’affido esclusivo?”).  Intercettano messaggi e regali dall’altro genitore, e mentono negando che sono stati inviati.   Tagliano fuori il genitore alienato dagli eventi scolastici e sportivi.  Isolano i figli dai parenti e dagli amici del genitore alienato, imputandoli di colpe immaginarie.

I critici della PAS dicono che viene sfruttata da genitori abusanti come strumento per imporre i contatti con figli che li rifiutano per motivi validi.

Tuttavia, i bambini abusati presentano comportamenti marcatamente differenti dai bambini alienati.  Un bambino abusato è riluttante nel parlare di ciò che ha subito e deve essere indotto a svelare i suoi segreti.   Anche allora, non esprime odio verso il genitore abusante, ed anela ad un rapporto sano.  I bambini vittima di PAS invece esibiscono i sintomi classici del lavaggio del cervello, allineandosi come robot con il genitore alienante. (A 12 anni, il figlio della Richardson, andava in tribunale con i vestiti del padre).  È ansioso di parlare male del genitore alienato.  Ma usa accuse e modi di dire chiaramente ripresi dall’adulto alienante.  Il dott. Worenklein ha ricordato di 4 fratelli alienati che come pappagalli ripetevano esattamente le stesse parole accusando falsamente il genitore alienato.

Allontanare il bambino dal genitore alienante per un periodo (anche tre mesi, idealmente un anno) può efficacemente iniziare l’inversione del lavaggio del cervello e ricostruire una relazione con il genitore alienato.   Ciònonostante, il tempo non rende gli anni rubati.  Dal punto di vista del genitore alienato, la morte del figlio sarebbe — in qualche senso — meno dolorosa della alienazione permanente.

La PAS è un crimine che necessita calcolo ed opportunità, ma i genitori alienanti necessitano di complici fra avvocati e sistemi di assistenza sociale. E li trovano.  Condanne per non rispettare i contatti fra i figli e l’altro genitore sarebbero la singola misura deterrente più efficace.  Siccome gli alienatori non scendono mai a compromessi, la custodia dei figli deve essere invertita, affidandoli al genitore che vuole cooperare nel garantire ai figli la bi-genitorialità.

Per fortuna, la legge Canadese sta evolvendo verso il riconoscimento della PAS: è stata menzionata in 74 casi dal 1987, di cui 53 negli ultimi 8 anni.  Un giudice ha saggiamente notato “L’odio non è una emozione naturale nei bambini. Deve essere insegnato”.

Se una legge avesse prescritto che insegnare l’odio contro l’altro genitore è motivo di inversione dell’affido, il figlio di Pamela Richardson oggi sarebbe vivo.  Il suo martirio deve pesare.

Gli avvocati e i professionisti che attivamente aiutano genitori alienanti sono complici di abuso su bambini. Se l’“interesse supremo del minore” non è un mantra privo di significato, questo abuso deve essere fermato.

[Articolo a firma di Barbara Kay tradotto dal National Post del 1/4/2009]

Visualizzazioni dopo 11/11/11: 2578

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *