Un papà vittima di calunnia pedofila scrive alla figlia alienata

 


bimbo-tristeCarissima dolcissima figlia mia S.,

ti scrivo questa pubblica lettera, che non so a che età leggerai, affinché tu sappia perché tuo padre è stato annientato, distrutto e ridotto a non poter essere tuo padre.

Da quando mi sono separato sono entrato in un girone dantesco senza fine. Difficile trasferirti le privazioni, le sensazioni e le emozioni che quattro anni e mezzo di lacerazioni hanno provocato nei nostri cuori. Solo chi le ha vissute al mio fianco può capirle realmente. Ma vorrei che tu e chi ha permesso tutto ciò sapesse almeno i motivi che mi portano ad un gesto tanto estremo.

Dal primo giorno che ci siamo separati con tua madre, prima con la speranza di intraprendere un percorso che ci facesse superare le nostre difficoltà coniugali, e poi consci di un distacco irreparabile, lei ha minacciato di vendicarsi usando te come arma. Un pensiero indegno di un genitore e che fa rabbrividire, ma che per noi, amore purtroppo è stata vita reale.

Avevi due anni quando è iniziato quella che doveva essere una separazione di adulti, che tutelasse te come essere indifeso e come figlia da proteggere con l’impegno di entrambi e delle istituzioni. Ma già da subito ho capito che non sarebbe andata così. Nelle prime settimane tua madre dichiarò il suo piano diabolico: che “non ci saremmo visti da soli fintantochè tu non fossi stato signorinella a 6-7 anni”. Che ti avrei persa perché ti avrebbe portata lontano da me e che avrebbe fatto di tutto per fare dispetti (“se ci separiamo vedrai i dispetti come pullulano”). Frasi che ricordo come fossero ieri, anche perché l’unico modo per difendermi in quel periodo era registrare.

Oggi quei progetti malefici sono diventati realtà, complice uno Stato che scrive le leggi a tutela di voi figli e a tutela della bigenitorialità, ma che poi le disapplica e non riesce a tutelarvi.

Ho subito anni in cui l’unico scopo di tua madre è stato non permettermi di amarti, impedire che ci incontrassimo con scuse, certificati, assenze ingiustificate, rapimenti, fino all’atto più estremo: quello di portarti a mille chilometri da me. Un atto incivile che questo Stato incivile concede di fare ad un genitore contro il volere dell’altro e che segna per sempre la vita di voi figli e dell’altro genitore.

Da quel momento siamo diventati un mezzo figlio ed un mezzo genitore, su insindacabile decisione di uno dei due, in questo caso tua madre, sancita con l’archiviazione della mia denuncia di sottrazione di minore avvenuta quando ancora non eravamo separati. Sappi che un giorno che stavo venendo da te per la nostra ora d’aria concessa da tua madre tu non c’eri più: la casa era stata svuotata di tutto ciò che aveva valore e tu, cosa più importante, trafugata via nella notte.

L’avesse fatto un padre questo gesto inconsulto avrebbe avuto i Carabinieri che lo cercavano per tutta Italia dopo qualche minuto. Ma visto che si trattava della “madre”, che per definizione è buona, allora tutto è lecito. Un piano ben architettato basato su una finta vacanza temporanea, come ben ragionati ed architettati sono stati tutti i passi di questa vicenda.

Da li sono nati i ricatti: soldi e situazione a proprio vantaggio per evitare denunce. Una richiesta di separazione consensuale con condizioni inaccettabili: 120 mila euro da versare come pegno di resa, l’accettazione del fatto che vivessi a mille chilometri presso di lei, la rinuncia all’affido condiviso, unica tutela per poterti far da padre, l’impegno di far solo io le visite per tutta la vita (bellamente schiaffato come vendetta “fatti le vasche tutta la vita pezzo di merda per vedere tua figlia!”) e un assegno di mantenimento altissimo: 900 euro. Il tutto senza fare alcun cenno che ero violento o pericoloso per la bimba.

E quando io non ho sottostato a questo ricatto per paura comunque di perderti è iniziato il peggio.

Sono iniziati i ricatti basati su di te! Alla mia denuncia di Sottrazione di Minore perché senza il mio consenso si era trasferita prima dell’udienza a mille chilometri e alla mia richiesta di separazione giudiziale, non avendo trovato gli accordi con tua madre (tutti gli avvocati che avevano trovato un’intesa sono stati sostituiti da lei perché troppo morbidi), è arrivato un pesantissimo atto d’accusa falso di essere violento in famiglia. L’accusa classica verso un marito che lo porta subito sul banco degli imputati ed in cattiva luce verso il giudice.

Ma poiché questo non riusciva a tenerti lontano da me e visto che il giudice aveva sostanzialmente definito degli accordi economici sulla base di quelli che avevano proposto i miei avvocati, 500-600 euro al mese, l’anno dopo è arrivato il peggio: una denuncia calunniosa nei miei riguardi per attenzioni particolari nei tuoi confronti.

Una storia che ha segnato tre anni della nostra vita in cui tuo padre è stato messo sul banco degli imputati e noi due rinchiusi in una prigione preventiva. Un’accusa infamante basata su le dichiarazioni che tu stessa avresti fatto a tua madre una sera, peccato che la stessa sera vi era stato un suo tentativo di riavvicinamento. Dichiarazioni poi estorte sempre da tua madre di fronte a due pseudo professioniste, sue amiche d’infanzia, che neanche potevano intervenire in un caso delicato perché avevano avuto già un ruolo nella nostra vicenda. Persone senza professionalità che non hanno registrato quell’incontro usato per accusarmi e che prima hanno steso una relazione come professioniste, e poi si sono dichiarate semplice cittadine che hanno sentito una frase che la madre ti ha chiesto di dire.

Tre anni per uscire da quest’inferno: fatto di carte bollate, avvocati, udienze, incidenti probatori, spese folli, ma soprattutto fatto della sofferenza di starti distante. 7 mesi senza vederti e sentirti dal giorno del tuo compleanno dove io avrei in presenza del nonno usato attenzioni su di te. 2 anni e mezzo in una stanza 4 ore al mese alla presenza degli Assistenti Sociali: un calvario fatto di un amore rinchiuso, di un’assenza devastante per te e per me.

Una storia che pian piano ha fatto emergere cosa era accaduto: tua madre che da accusatrice passa ad indagata e un atto che mi scagiona che parla di“forte sospetto che tu sia stata strumentalizzata” per un fine calunnioso. Anni in cui il nostro amore si è rivelato fin dal primo incontro, quando tu avevi tre anni e mezzo, in cui io mi sono fatto anche duemila chilometri in due giorni per vederti poche ore in quelle mura. Viaggiando nella notte per tutta l’Italia per essere al mattino al lavoro.

Un fatto che ci ha rubato l’infanzia, la serenità, che ha investito tutta la mia famiglia: i tuoi nonni paterni accusati e trascinati nell’infamante gioco delle accuse, tuo zio mio fratello, privati come me oltre che della gioia di vederti anche della serenità.

Una vicenda che ha inciso pesantemente sulla serenità di tutta la mia famiglia, che ha stravolto le nostre vite, e rovinato le nostre carriere professionali. Durante questi anni sotto il peso di un’accusa tanto grave ho passato notti insonni, momenti di pianto e scoramento che solo il supporto delle persone che mi amavano hanno permesso di superare.

Così oltre che la mia vita personale, la mia vita con te ci ho rimesso anche la carriera lavorativa. Sono stato costretto a dare le dimissioni dalla mia posizione di manager e sono rimasto per sei mesi disoccupato, trovando poi un contratto a progetto a metà stipendio di prima. Una mazzata morale ed un disastro economico causato da un infernale meccanismo della giustizia italiana che dopo quattro anni dalla separazione deve ancora farmi avere un’udienza civile: anni però di spese legate ad avvocati, consulenti tecnici, periti, relazioni, atti, viaggi. In quegli anni sono stato trattato come un colpevole da tua madre, che pur conscia della falsità di quelle accuse, non ha mancato di insultarmi. Un fatto schifoso che si è tradotto nelle telefonate che la smascheravano: “fammela assegnare a me, poi la vedi quando vuoi, anche di nascosto, queste cose sono fra di noi” e dalle false accuse di pedofilia fatte anche davanti a terzi, poi ritrattate sia con me che con terzi, che ha dovuto poi ammettere durante le indagini quando io ho dovuto per difendermi depositare le registrazioni che dimostravano la sua malignità.

In tutta questa vicenda io, i tuoi nonni ed tuo zio abbiamo sempre trovato le energie per tenere duro e tenere sempre te al centro del nostro mondo, preservandoti, coprendoti di attenzioni, non dicendoti una parola su questo scandaloso fatto. Abbiamo speso l’impossibile per darti la possibilità di avere un padre.

Ed ora che con l’archiviazione sono stato pienamente riabilitato, ora che la giustizia se l’è cavata dicendo “era un padre innocente e calunniato” senza neanche un scusa, abbiamo sbagliato, senza che nessuno pagherà per questi errori, senza che tua madre sia stata perseguita per una denuncia fatta ad arte ma inattaccabile dal punto di vista giuridico, ora io mi vedo ancora privato della possibilità di pernottare con te dopo oltre sei mesi.

4 anni e mezzi in cui unicamente io ho viaggiato per venire da te, 80.000 chilometri di viaggi contro nessun chilometro fatto da tua madre.

Unicamente io ho telefonato per sentire la tua voce. Centinaia di telefonate per mantenere viva la fiammella di un rapporto e farti sentire che papà c’era.

Anni in cui tu sei stata subornata in ogni modo e messa contro di me con mille pressioni. E mentre a poco a poco in questi anni tuo padre veniva cancellato ed allontanato da te, tua madre pensava bene, contro i pareri dei tecnici incaricati dal giudice, di inserire un’altra figura maschile, il suo nuovo compagno. Inserirlo nella tua vita, portarti a dormire a casa sua fino a portarti a chiamarlo “il tuo secondo papà”.

Solo chi è padre ed è stato privato della gioia di poterlo essere può capire cosa si prova quando quella frase risuona dentro di te e tu sei legato sul banco degli imputati e non puoi muoverti. Un cazzotto al cuore che lascia segni indelebili. Una lama che ti si conficca nel petto quando tua figlia ti chiama ripetutamente con il nome del nuovo compagno della tua ex moglie.

Un’abberrazione. Di papà ce n’è e ce ne sarà sempre uno solo.

Ed io che mi sono rovinato economicamente, rovinato la carriera e la salute per poter essere tuo padre lo griderò con amore fino all’ultimo dei miei giorni, nonostante a questa mia affermazione tua madre mia abbia augurato di morire. Ma quando morirò, morirò da padre.

Voglio che tu sappia che abbiamo fatto tutto il possibile per non renderti orfana di fatto, nonostante lo stato e le Istituzioni che dovrebbero fare altrettanto, spesso non sono riuscite a garantire il tuo diritto di avere un padre e a me quello di avere una figlia.

Fiumi di relazioni a mio favore non si sono tradotte nei diritti che avremmo dovuto avere. Tentennamenti, rinvii, mancanza di giudici, palleggiamenti di responsabilità, decisioni non chiare, hanno permesso a tua madre di allontanarti da me. Uno Stato che permette di non applicare le sue decisioni senza che nulla accada. Da quando ci siamo separati non hai passato una notte con me, un Natale o una Pasqua con me e sono passati 4 anni e mezzo. E quando è stato deciso che i nostri diritti dovevano essere applicati tua madre ha pensato bene di far saltare sette visite durante le vacanze natalizie.

Ora mi ritrovo nuovamente disoccupato per il fallimento della nuova azienda dove avevo trovato lavoro.

Disoccupato ed indigente. Con tutto il carico di pensieri e di preoccupazioni che questa situazione comporta. Mi hanno ritirato il bancomat, bloccato il conto corrente. Senza lavoro e senza un soldo per venirti a trovare con le banche alle costole per le rate non pagate del prestito personale contratto per pagare gli avvocati e tua madre che rivendica sempre soldi aggiuntivi. Con gli alimenti da pagare proporzionati prima ad uno stipendio doppio di quello che ho percepito nell’ultimo anno ed ora obbligato a pagare anche da disoccupato. Ho versato lo scorso anno il 70% di quello che ho percepito facendo debiti per vivere, in una situazione insostenibile.

Di fatto ora mi hanno messo in una condizione di fatto di non poterti più incontrare, mentre tua mamma sfoggia con orgoglio il suo nuovo Trilogy di diamanti al dito e le sue borse firmate ad ogni incontro con gli Assistenti Sociali. Assistenti che hanno chiesto di concedermi il pernotto al giudice civile ancora a Pasqua ed oggi alla vigilia della vacanze estive nonostante i miei atti di sollecito ancora non concesso.

Il progetto di tua madre di alienare il nostro rapporto è pienamente riuscito!

Neanche le videochiamate gratuite via Internet sono riuscito ad ottenere nonostante anni che le rivendichi!

La mia nuova vita sentimentale ha risentito poi tantissimo della nostra vicenda di padre separato: tutte le tensioni delle vicende giudiziarie, la situazione economica, ma soprattutto una ingiusta e iniqua impossibilità a farti conoscere la mia nuova compagna, insultata anche lei da tua madre prima ancora di conoscerla, hanno inciso sul rapporto con la splendida persona che ho conosciuto. Come sempre due pesi e due misura che lo Stato permette e impone alla vita di due genitori che dovrebbero essere uguali ma che nella realtà non lo sono. Lei può portarti da chi vuole e dove vuole io ancora no!

Di fatto dal momento della nostra separazione c’è un genitore di serie A ed un genitore di serie B. Uno con diritti e possibilità di fare le cose più abberranti e uno che deve subire. Uno che può rifarsi una vita ed uno che deve sopravvivere, umiliato moralmente, ridotto all’indigenza senza possibilità ad aspirare alla vita che sognava, senza la possibilità di fare il genitore.

Volevo solo fare il padre. Questa è la frase che ho ripetuto spesso agli assistenti sociali. Ma di fronte ad un genitore malevolo questo non è possibile.

Figlia mia un giorno rimarranno le immagini di questi anni bui a parlare per me. Rimarranno i momenti faticosamente ritagliati di gioia e di sorrisi, rimarranno i fiumi di carta negli atti giudiziari che spero la vita ti risparmierà di leggere. Ma voglio che tu sappia che io ho fatto di tutto per essere “papà”. Sono stato sempre un padre limpido, gioioso, attento, premuroso.

Per te ho inventato i giochi più strani, ho imparato a fare le magie di fronte ai tuo amichetti, ho costruito castelli incantati di sabbia per poter entrare e lasciar fuori il dolore e le frustrazioni, ho pianto dopo le nostre brevi telefonate, mi sono violentato e morso la lingua di fronte agli insulti e privazioni che ho dovuto subire. Ho atteso spesso invano giustizia e i nostri diritti. Ho perso falsi amici, ho perso il lavoro, ho perso l’amore. Ho messo te sempre al primo posto.

Ho la speranza che le gocce d’amore puro che sono filtrate da questa schifosa situazione abbiano addolcito le sofferenze del tuo cuore di bimba privata del papà. Spero che ti ricorderai di quanto ho combattuto per esserci. Spero che comunque vada la vita, ti ricorderà che tuo padre voleva fare “papà”.

Guarda sempre avanti, perdona, ama. Perché nonostante tutto nella sofferenza l’unica luce rimane l’amore.

Rimarrà sempre l’amore di padre, fatto delle nostre gite in bicicletta a Lucca, quando tu dal seggiolino salutavi tutti con la tua manina di bimba dolce e disponibile.

  • quando con i primi passi incerti salutavi i negozianti delle vetrine di via F la sera, e loro con le serrande già abbassate le rialzavano per salutarti quasi fossi una piccola star.
  • Rimarrà sempre la tua voglia di cercare i gatti e i cani della città per regalargli una carezza, o le nostre passeggiate sulle mura verso un’altalena che si alzava sul cielo azzurro.
  • Rimarranno i nostri abbracci fra le spume dell’acqua di un’estate da padre vero.
  • Rimarrà il giorno che ti ho insegnato ad andare in bici senza rotelle superando le tue paure, o lo spettacolo di magia al tuo compleanno quando hai stupito i tuoi amici orgogliosa che quel mago fosse tuo padre.
  • Rimarrà il tuo sguardo sopra la pagliara di fronte al mare di Gallipoli, quando mi dissi “papà è il luogo più bello del mondo, voglio vivere qui con te”.
  • la tua frase a chi ti chiedeva di scendere dalle mie spalle perché il tempo era scaduto e tu rispondevi “questo è il mio papà e scendo solo quando lo decido io”.

Per noi hanno deciso adulti spesso non illuminati, troppo presi da mille scartoffie da perdersi le vite delle persone. Troppo presi dalle paure da perdersi le loro responsabilità. Troppo giustificati dalle carenze di organico o di passare la palla ad altri. Gli anni rubati non torneranno. Le ferite si rimargineranno ma le cicatrici resteranno per sempre. Ma sappi dolce cucciola mia che se dovranno vincere le forze del male che ci sarà sempre un luogo nostro dove potrai rifugiarti per ritrovarti. Quella casetta colorata che ti montai nella tua stanza, dove ci chiudevamo a giocare quando avevi due anni con mille tue giochi: l’orso canterino, la trottola, il cane e ti tuoi bambolotti. E quando tu da fuori facevi finta di bussare ed io chiedevo “chi è?”, tu rispondevi “sono io!” senza dire chi. Io facevo finta di non riconoscerti e scherzando urlavo “io chiiii?!” ma sapendo bene che non servivano parole perché la tua voce di bimba che aveva allora appena imparato le prime parole era quella inconfondibile di mia figlia. Quella casa nessun giudice, nessun avvocato falso e venduto per una sporca parcella, nessun evento della vita potrà togliercela perché quella casa è dentro il nostro cuore e ci potrai accedere sempre per trovare le risposte che cerchi. Papà è li con il suo sorriso che ti guarda e ti sostiene. Neanche la morte potrà portarla via perché l’amore non si cancella.

Ti amo e ti amerò per sempre. Tuo padre.

[Lettera tratta da padrimadriseparati].

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