Un caso di alienazione contro la madre – dott.ssa Valentina Peloso Morana

Valentina Peloso Morana,  psicologa investigativa, responsabile del dipartimento infanzia e famiglia di Idv FVG, si occupa in modo volontario da oltre 10 anni dei diritti violati dei bambini.
Sul suo blog ha pubblicato un articolo in cui descrive un caso di alienazione genitoriale in cui il genitore rifiutato è la madre e il genitore manipolatore è il padre.
Fonte:  alicenelpaesedelgenoma.org/pantheon-4/

Il primo caso di Pas mi è capitato alla fine del duemilauno quando ho accettato l’incarico di consulente di parte di una signora, in un procedimento penale di ipotesi di abuso sessuale su minorenni. Un maschio di potere  ha allontanato una figlia, che non aveva curato per otto anni, dalla madre e da tutta la famiglia materna. Nasce questa bambina da un rapporto instabile, dove l’uomo si muove come un cuculo nella vita di questa donna e ne frequenta altre. Prima dice che la bambina non è sua e non vuole riconoscerla, poi lo fa e se ne occupa a singhiozzo mettendo sua figlia in un perenne stato di bisogno. Tutta la famiglia materna è presente nella vita della bambina ed è per lei un chiaro punto di riferimento. La madre stanca dell’andamento un giorno mette il padre della bambina fuori di casa. Per lui e il suo ruolo lavorativo è un affronto. Lei comincia a frequentare un altro. E’ straniero e lavora in un’altra città, ma la signora e lui si conoscevano da molti anni perché lui aveva lavorato nelle stessa città della signora ed erano amici. L’affronto è insopportabile per il padre della bambina. Comincia una guerra contro la donna e la sua famiglia. Lui pretende che la madre della bambina e il suo compagno non si frequentino né si scrivano. Fioccano denunce da tutte le parti, reciproche. La madre fa l’errore di permettere a questo maschio di continuare a frequentare la figlia, pur nel conflitto altissimo, perché la bambina lo voleva e lui non se ne occupava. Lui ad un certo punto denuncia la madre di abuso sessuale in concorso con il suo compagno in danno della bambina. La bambina viene strappata alla madre e alla famiglia materna, va con il papà che non conosceva praticamente (oggi sarebbe in una comunità), e comincia la solita trafila delle istituzioni. A otto anni la bambina viene dichiarata sana, con capacità di metafora ( che le aveva insegnato la madre e il nonno materno ) e atteggiamenti da leader. Niente a che vedere con i segni che presentano i bambini abusati. Il padre si è inventato tutti i sintomi possibili e immaginabili, in spregio alle prove. E qui è successa una divaricazione tra la magistratura che proseguiva con lo studio delle prove, e le istituzioni che incuranti, proseguivano come se la bambina fosse abusata. Sempre presente agli incontri della madre o della zia o dei nonni, l’istituzione, con un atteggiamento di rimprovero che i bambini leggono benissimo, anche se non sanno perché. Siccome con le prove si metteva male, il padre fa un’altra denuncia di abuso sessuale in danno di sua figlia che aveva superato i dieci anni, contro la madre e tutta la famiglia materna, ad esclusione della zia. Dice che da quando la bambina aveva tre anni, la abusavano ogni giorno in tre in un luogo improbabile, dove tutti potevano vedere. Se fosse stato vero la bambina a nove anni avrebbe dovuto essere distrutta psichicamente e invece era sana psicofisicamente. Nel tempo la bambina ha cominciato a rifiutare la madre e tutta la famiglia materna fino all’annullamento del rapporto. Radici recise. Non so se mi spiego. Il padre ha perso tutti i processi perché le prove sono prove. Se dici che tua figlia soffre di enuresi prima notturna, poi dici che ti sei sbagliato e che è diurna, e le analisi cliniche non rilevano la presenza di elementi nell’urina della bambina che segnalino il sintomo, è chiaro che lo stai inventando. Le istituzioni hanno cambiato quattro consulenti fino ad arrivare a sette in tutto senza venirne a capo e mantenendo sempre l’ipotesi della denuncia in spregio alle prove. La mamma e la sua famiglia hanno vinto tutte le cause ma hanno perso il rapporto con la bambina. Tutti i suoi otto anni successivi. Una tragedia indelebile per innocenti vittime quanto la bambina. Le ultime notizie che mi sono giunte di questa ragazza, è che è stata scaricata dal padre a casa dell’ex convivente successiva alla madre, dove lui aveva fatto la sua base successiva, e viveva a casa di una nuova ragazza di qualche anno più grande della figlia. Il vero cuculo.

In un colpo solo mi è capitato l’alienazione familiare e una falsa accusa di abuso sessuale al suo interno. Messa in atto da un maschio di potere contro una madre e sua figlia.

Poi mi sono capitate nel tempo, con un aumento sostanziale negli ultimi anni, situazioni in cui le vittime erano i padri e i loro figli. Molti padri alienati, alcuni vittime anche di false accuse di abuso sessuale.

Come la violenza non ha genere anche l’alienazione che è un aspetto della violenza, non ha genere. Può colpire chiunque. Non è una cosa difficile da mettere in atto l’alienazione, perché in famiglia si basa su contatti molto stretti. Per un bambino è molto difficile resistere al plagio che ti può imporre colei che ti mette a letto, ti lava, ti prepara da mangiare, ti coccola o ti sgrida. Oppure è difficile resistere, se la suggestione è messa in atto da chi si erge a paladino difensore personale, mentre ti inocula paure fantasma. Il plagio, che può essere consapevole come in parte no, viaggia su elementi sottili di comunicazione familiare, come frazioni di secondo di sguardi, un tono diverso della voce, un movimento corporeo particolare per la famiglia. Cose che un estraneo come un tecnico dei cosiddetti centriantiabuso non è in grado di rilevare. Un conto sono le suggestioni degli estranei, un conto quelle familiari. E proprio questo aspetto del plagio familiare che è fenomeno reale, segnaliamo noi tecnici che lo vediamo per lavoro, insieme a chi lo subisce sulla propria pelle e su quella dei suoi figli.

Se un bambino si rifiuta di incontrare l’altro genitore e tutta sua la famiglia, bisogna chiedersi perché e ragionare su ipotesi. Da una parte abbiamo la possibilità che il bambino subisca violenza dal genitore alienato e dunque lo rifiuti per questo. Da un’altra parte c’è la possibilità che il bambino non voglia vedere l’altro genitore, perché gli vengono raccontate bugie e iniettate paure fantasma contro di lui. Oppure se è una ragazza o un ragazzo, può essere offeso per qualcosa. E altre possibilità a seconda della situazione. La controparte nostra che non sa niente e un po’ gli viene comodo, dice che se un bambino non vuol vedere un genitore allora va bene così. Vuol dire per forza, che il genitore è violento. Noi diciamo che se un bambino non vuol vedere un genitore dobbiamo capire perché, perché esiste anche la violenza sottile del plagio che produce danni nei figli e nel genitore alienato. Quando un genitore parla male al figlio dell’altro, lo danneggia enormemente perché il bambino porta in sé nel suo sangue sia la madre che il padre, e a seconda della figura aggredita, il bambino svilupperà dentro di sé un disagio i cui effetti si vedono nel tempo.

Mi sono capitate situazioni come quelle descritte sopra e mi sono capitate situazioni di violenza di vario tipo. La diagnosi differenziale ti permette di capire se ti trovi di fronte a una violenza psichica e magari fisica, oppure di fronte a un’alienazione. Sono i sintomi del bambino e lo studio dell’ambiente che te lo dicono. La diagnosi differenziale è uno strumento della prassi scientifica che è unica e condivisa nel mondo nel settore delle indagini. Ti fornisce l’elemento che discrimina il tutto e ti dice in che campo sei. Ti dice per esempio se gli elementi raccolti descrivono un abuso sessuale familiare o una falsa accusa. Il fatto è che pochi seguono la prassi, la maggioranza non la conosce e si muove all’italiana, nel senso negativo del termine.

In sintesi di fronte al rifiuto di un bambino verso un genitore le possibilità sono fondamentalmente due: o è maltrattato o è alienato. L’alienazione può comprendere al suo interno una falsa accusa.

In rete c’è un acceso dibattito sul fatto che la psichiatria non riconosca questa realtà. La loro posizione non mi stupisce per niente e tra l’altro penso che non abbiamo bisogno di loro. Non sarà un problema se non scriveranno sul loro Manuale che esiste questo fenomeno. Anche perché non c’entra con loro ma con le aule dei tribunali. Dove tutti i colleghi che hanno una preparazione forense conoscono il problema. L’alienazione è un virus che colpisce i bambini e i genitori che ne sono vittime. Gli effetti si vedono nel tempo e sono descritti in rete ovunque. Tra gli altri, per i bambini e ragazzi, anche problemi di natura psichiatrica. Ecco qui possono e devono intervenire gli psichiatri perché è settore loro. I medici dovrebbero cominciare a essere meno invadenti e a volte meno prepotenti. Occupiamocene noi che conosciamo il problema. Mi è stato riferito che il dott. Vezzetti dell’associazione “Figli per sempre” ha realizzato un’importante ricerca sulla Pas. Questo è un punto di riferimento. Poi ci sono gli esperti di psicologia giuridica che hanno contribuito a costruire la Carta di Noto III e che conoscono benissimo la Pas e la descrivono come la prof. De Cataldo Neuburger e il prof. Guglielmo Gullotta e c’è l’Ordine Nazionale degli Psicologi che si è espresso a favore del condiviso e ha espresso un parere sulla Pas. Tutti insieme e in collaborazione con altri professionisti che se ne occupano e producono molto materiale serio, si mettono giù le basi per il riconoscimento psicologico e giuridico. E per quanto riguarda i bambini, ogni caso è a sè stante e dunque vanno scritte delle Linee Guida in materia. E basta.

Quelli che negano che il problema esiste, negano una realtà verificabile perché è agli atti. Noi portiamo prove, loro i loro fantasmi psichici. E hanno l’ardire di dire che chi afferma che l’alienazione esiste, difende i pedofili. Ci devono spiegare perché. Ma non sono in grado di farlo perché non sanno niente. Sarebbe bello confrontarsi con chi ne sa di più o come noi e non con questa marmaglia di bravi da quattro soldi.

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4 comments for “Un caso di alienazione contro la madre – dott.ssa Valentina Peloso Morana

  1. Fabiana
    18 agosto 2016 at 21:55

    Gentile dottoressa sono mamma di 4 figli a cui sono negati i figli solo perché il papa si sta vendiacando del fatto di essere stato lasciato. .
    Ha innescato l odio in loro solo una su 4 mi ama ..
    È un incubo cui tutt oggi non trova fine ..
    Ed io mi ritrova sola senza nessun figlio senza l amore che una mamma da dare

  2. Flora
    24 ottobre 2016 at 14:01

    Cara dottoressa sto vivendo quanto da lei descritto per aver detto basta ad un matrimonio già finito da anni è tenuto in Piedi per a ore di una famiglia e dei miei figli. Quando i figli Hanno cominciato ad ereditare la mancanza di rispetto nei miei confronti e con notevoli danni per la loro crescita e futuro ho detto basta. Sono diventata il male di tutti e mali, accordo sarà di essere una pazza e di maltramaltrattare i miei figli. Figli che ho sempre cresciuto con la massima cura, attenzione, amore e presenza con pieno sacrificio e senso del dovere organizzando la ma vita dietro a loro la casa e il lavoro. Mentre lui spesso era in giro per il mondo per le sue trasferte estere. Un mese prima dell’inizio udienza me li ha sottratti via e impedito per tre mesi di farmeli vedere senza che ne giudice ne servizi sociali fissassero delle date per la continuità dei rapporti madre e figli. Da aprile ad oggi ottobre il loro rifiuto è gravissimo nemmeno si confronti e raccontano una vita vissuta non reale. Abbiamo iniziato la ctu e confido molto nel risultato ma tutto questo è assurdo e mezzo chiedo come abbiano permesso che la maggior di figli siano nelle mani di un genitore che ha distritto e sta continuando a fare la serenità di due bambini che invece andavano protetti e non resi partecipi. C’ è un grave abuso piscologico che la giustizia non sta tutelando con il un iter così lento e non equo. Mai nonostante a te tutto io sono una mamma che non molla e lotta per il bene dei suoi figli.

  3. Nadia
    12 novembre 2016 at 02:01

    Buonasera D.ssa, sono nella situazione che illustrava una mamma prima di me, mia figlia di 11 affaticati esco a gestirla. Il padre dopo che l’ho lasciato 5 ann fa, ha fatto di tutto per disyruggere la mia immagine di madre , mi ha calunniata di vita sregolata e modi bruschi con la figlia e dopo aver fatto una tremenda CTU, la CTP del mio ex ha consigliato il collocamento alternato alla CTU che poi l’ha scritto nella relazione finale, consigliando il mio allontanamento dalla casa dell’ex marito entro un tempo max di 5 mesi.
    Non ho un lavoro fisso, non ho nessuno da cui andare e tanto meno una famiglia che mi sostenga.
    La casa era del mio ex e lui era disposto a tutto pur di rientrarci.
    Non avendo accettato io una prima offerta mi ha trascinata in tribunale .
    Come posso avendo la certezza di molte calunnie che tutt’oggi il mio ex marito riporta a mia figlia, punire quest’uomo anzi questo miserabile mostro?

  4. batman
    12 novembre 2016 at 08:57

    Non siamo in contatto con gli autori, questo blog è solo un archivio di documentazione sull’alienazione parentale.Può contattare direttamente la dott.ssa Morana sulla sua pagina Facebook a questo indirizzo https://www.facebook.com/profile.php?id=100011564140642&fref=ts

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