Quando una assistente sociale dà una mano alla PAS

Mi chiamo Annalisa, e sono madre di due figli, oggi di 15 anni e 9 anni. Dopo la separazione giudiziale e il successivo affido condiviso, in seguito a inadempienza del diritto di visita da parte del padre, stabilito dal Tribunale Ordinario, mi sono rivolta nel 2007 al Tribunale per i Minorenni, poichè all’epoca vedevo a singhiozzo i miei due figli e notavo gravi segnali, che furono banalizzati dalla CTU, predisposta dal Tribunale Ordinario.

I servizi sociali, più volte allertati, non aiutarono, anzi mi invitavano a rinunciare al mio diritto di frequentare i bambini, poichè il padre sosteneva che non volevano andare con la mamma. Prima della separazione giudiziale i ragazzini erano molto affettuosi e si rapportavano senza problemi con le zie e i nonni materni. Alle maestre, raccontavano di belle giornate trascorse nella fattoria dei nonni materni, assieme alla mamma, poichè vi era un clima festoso e tante iniziative che li entusiasmavano.

Nel momento in cui subentrò un’assistente sociale del comune di competenza territoriale, in cui il padre lavora, tutto cambiò. Tale assistente non ha mai favorito gli incontri con i miei figli e non ha rivolto la dovuta attenzione al caso. Si è manifestata una grave sofferenza nella ragazzina di allora 12 anni e le puntuali relazioni del Servizio Sociale, richieste dal Giudice dei Minori per far luce sulla situazione reale,sono state sempre parziali, semplicistiche e hanno banalizzato il problema. Ancora oggi, dopo una sentenza della Corte di Appello che, preso atto della scorrettezza del padre e del grave disagio dei ragazzini, deprivati del contributo materno e affetti da una grave sindrome di alienazione familiare, affida i figlioli alla madre, con divieto al padre di aver temporaneamente contatti telefonici con i ragazzi, il Trib. dei Minori, a seguito delle rimostranze del padre e della dichiarazione della ragazzina, limita la potestà ad entrambi i genitori e affida i ragazzi ai Servizi Sociali.

L´assistente sociale,non aiutando per nulla in tale ingarbugliata situazione, ma basandosi solo su ciò che è il paravento del padre, ossia il rifiuto dei ragazzi, propone l’idoneità dello zio paterno al Tribunale dei Minori. I ragazzini vengoni mobilitati a casa degli zii paterni. Mi sono rivolta ripetutamente a tale assistente sociale per vedere i miei figli,lamentando l´ostruzionismo dello zio paterno che davanti ai ragazzi ingiuria la loro madre e contribuisce al maltrattamento delle loro deboli menti, ma l’assistente sociale è sorda. Ora, si dichiara incompetente , ora, esprime giudizi che non competono al suo ufficio. L´assurda e continua motivazione che i ragazzi si oppongono, non consente alla sottoscritta neanche di avvicinarsi o parlare sporadicamente al telefono.

Cosa fare per bloccare tale negligenza? I servizi di psicologia del territorio si dichiarano inermi. Non credo sia proponibile ad un genitore che, prima della separazione, non aveva alcun problema a relazionarsi con i figli e ne seguiva la crescita con grande dedizione e serenità, vivendo con loro la maggior parte del tempo, rassegnarsi a non vederli più. Ho effettuato, in tali lunghi anni, tanti percorsi genitoriali e ancora le autorità non comprendono l´insidia della PAS quando volutamente si perde tempo. Ho la possibilità di aiutare i miei figli, essendo madre e medico, potrei farcela a recuperare qualcosa del rapporto quotidiano con i figlioli. Ma come fare con i Servizi sociali e con gli affidatari ? Come fare se l’altro genitore non compie un analogo percorso e non desiste dal trasmettere messaggi denigratori ai suoi figli ?

[Fonte: http://www.adiantum.it/public/1659-annalisa–quando-una-assistente-sociale-da-una-mano-alla-pas.asp]

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7 comments for “Quando una assistente sociale dà una mano alla PAS

  1. rocco
    31 gennaio 2012 at 18:55

    Cara Annalisa,
    la legge sull’affido condiviso, benché sia entrata in vigore sei anni fa, non trova ancora piena applicazione. I motivi sono molteplici: giudici impreparati, avvocati interessati principalmente all’aspetto speculativo, servizi sociali incompetenti. La PAS? Non è codificata nel DSM IV e per molti degli addetti ai lavori è aria fritta. Le sanzioni per le condotte elusive dei provvedimenti del giudice fanno sorridere.
    Anch’io sono genitore di due figli che non vedo. Esercito la mia potestà solo sulla carta e spesso mi chiedo se il magistrato avesse omologato il mio ricorso di separazione se avessi rinunciato al diritto di frequentare i miei figli.
    La radice del problema è il genitore alienante. E’ sua la responsabilità del danno psicologico che viene causato ai figli. E’ sull’incapacità, sulla psicolabilità di quest’ultimo che bisogna intervenire energicamente con ogni utile, lecito strumento nell’interesse dei minori.
    Il tempo in questo caso non è affatto galantuomo,contribuisce a distruggere vite.
    rocco

  2. arianna
    17 aprile 2014 at 23:06

    mi rivedo nella vostra storia.Sentenze su sentenze dove il padre viene dichiarato nocivo per il figlio avendo distrutto il rapporto con la madre.A seguito ctu il ragazzo viene preso in psicoterapia per recuperare il rapporto con la madre e si limitano i gg con il genitore alienante e si affida il minore ai servizi sociali.Questi hanno distrutto il lavoro di 9 anni.Sospeso per 3 anni la psicoterapia,collocato il minore dal genitore alienante poiché il minore anche se strumentalizzato va ascoltato! Il giudice approva il lavoro dei servizi sociali nonostante non abbiano stravolto la sentenza e la ctu .Il padre si rifiuta di farmelo vedere e .alienazioni

  3. Roby
    4 settembre 2014 at 22:34

    Ank’ io purtroppo sto vivendo tutto questo, dal giugno/12 anche se ha fatica seguivamo un calendario dei S.S.w.end alterni e 2/3 gg a settimana sia con me ke con il padre, così mio figlio nonostante l’alienazione paterna,riusciva ad avere un rapporto costruttivo ed educativo anche con me. Peccato che dopo 2 anni giugno/14 il decreto emesso dal Tribunale Ordinario ha stravolto tutta la situazione, residenza dal padre, affidato ad entrambi i genitori ma i S.S. devono regolamentare i diritti di visita con la madre in base alle esigenze del figlio (non ancora 12enne) senza fissare nessun giorno e nessuna festività da passare sia con il padre che con me. Il padre già da qke gg prima dell uscita del decreto, non ha più fatto venire il figlio da me, esercita l’affido esclusivo sul ragazzino, dicendo che è il figlio a non volere più stare con la mamma. Vi dico che nessuno fa nulla SS incompetenti e inadempienti, la NPI se ne frega altamente gli avvocati mirano solo al guadagno,nemmeno i carabinieri fanno più denunce mi hanno risposto di mandare io delle mail a tutti assist./tribunale/npi….Tutto questo è veramente assurdo ed inammissibile è tutto il sistema che non funziona e a pagarne le spese sono madri o padri leali e onesti non SICURAMENTI alienanti.

  4. Viviana
    10 novembre 2014 at 16:38

    Nessun controllo è previsto sulla SALUTE dell’assistente sociale che nelle sue dichiarazioni può essere influenzata da situazioni personali di depressione, stress, assunzione di farmaci …….
    Può avere dei pregiudizi personali che la influenzano nell’assumere posizioni per un genitore rispetto all’altro. Nel tuo racconto la situazione precipita quando subentra l’assistente sociale del comune di competenza territoriale in cui lavora il padre. I bimbi sono stati lasciati a parenti paterni, non materni. E’ stata fatta una scelta dai servizi sociali estesamente di parte. Purtroppo non ho la soluzione al tuo problema, ti segnalo la petizione pubblica on line:

    http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2014N46847

    E’ una richiesta di monitoraggio sulla Salute degli operatori sociali, sperando che un controllo anche sul piano psicologico porti a scelte più equilibrate.

  5. Matteo
    1 settembre 2015 at 17:33

    Mi chiamo Matteo
    Non posso dire molto di più su me stesso per evitare che di questo mio ulteriore sfogo ancora una volta siano i miei figli a pagare le conseguenze .
    Sono un papà, di 40 anni , ” belloccio “, circondato da gente “belloccia “che come me lavora nel mondo patinato e superficiale della pubblicità, avevo una vita “normale”, una moglie che ho amato molto e, nonostante tutto , ho ancora due figli di 3 e 5 anni che sono, senza esagerare, il ‘baricentro’ della mia esistenza.
    Nel senso che divenire padre, in assoluto è stata e continua ad essere l’esperienza più significativa da me vissuta, venir ‘patrizzato ‘ , giorno dopo giorno , dal confronto con gli sguardi carichi di aspettativa e di fiducia assoluta dei miei bambini, dai loro bisogni, dalle loro necessità, dal quotidiano impegno richiesto e dal piacere di poter condividere con loro, e dare voce, naturalmente e semplicemente, al bambino che abita in me, ha sciolto la mia corazza di egocentrismo , ha spostato il fuoco dei miei obiettivi, mi ha reso meno autocentrato, insomma mi ha fatto diventare “grande “. Non voglio essere melodrammatico ma davvero credo che per niente e nessuno che non fossero stati i miei figli e l’amore che ho per loro, avrei potuto sopportare tutto quello che, d’improvviso , come una di quelle raffiche di vento che sbattono le persiane fanno volare ogni cosa, ha sconvolto mia vita e quelle mie certezze che credevo granitiche.
    Solo per salvaguardare i miei figli , per vederli di nuovo stare bene , per proteggerli ho trovato e continuo a trovare la forza di affrontare , subire quella che ho scoperto essere la disumana prassi e le anomalie che sembrano caratterizzare il variegato mondo istituzionale che ruota attorno ai minori e alla loro tutela .
    Sono un padre ‘separando’ finito nel vortice dei provvedimenti giudiziali, delle valutazioni psicosociali , per accuse rivelatesi poi strumentali .
    E parlo a ragion veduta con documenti in mano , documenti che accertano la falsità delle accuse formulate e confermano il comportamento disorganizzante e volto ad escludere la figura paterna dalla vita dei figli, tenuto da mia moglie .
    Che però, in via cautelativa, dal 30 marzo 2015 è stata allontanata con i bambini ed inserita in una comunità “protetta” …, allontanati da me, indagato per il peggiore dei reati , su richiesta di operatori “professionisti”, il cui compito avrebbe dovuto essere la tutela dei minori stessi ma che per incompetenza e superficialità hanno invece aderito passivamente alle richieste della madre , colludendo di fatto con il proposito perverso della stessa ed innescando un meccanismo giudiziario e sociosanitario che pare inarrestabile, anche dopo la smentita formale delle accuse formulate.
    Mi sono scontrato con un mondo che leggevo solo sui giornali, situazioni paradossali e assurde che ritenevo lontano da me quanto una guerra nel centro dell’Africa; giudici che si improvvisano psicologi, servizi sociali a cui i tribunali tutto delegano che si improvvisano giuristi e si sentono altezzosamente autorizzati a “deliberare” nel superiore interesse di minori, con proposte spesso avulse dalla specifica realtà esistenziale di bambini e di famiglie che spesso neppure conoscono . Egnigmatiche case protette , cooperative sociali su cui nessuno vigila ed effettua controlli , CTU fotocopia , strutture spesso rispondenti più ad un esigenza clientelare che ad un reale fondato supporto alla genitorialità o alla tutela dei minori in ogni aspetto della personalità, operatori senza una “specchiata” professionalità
    spesso giovanissimi …..
    Tra tutto questo la tutela dei miei figli ha previsto : incontri protetti con me , di un ora alla settimana , in “spazio neutro”, che “neutro” non è, telefonate rare e mal condotte, da educatrici bambine di fatiscenti e costosissime comunità (dai 100 ai 180 euro al giorno per ciascun ospite, questo è il costo più o meno pagato dai comuni di residenza per l’inserimento in una comunità – due bambini ed una madre, nel caso specifico, per più di 5 mesi ad oggi sono tanti soldi !….) , richieste inascoltate e formulabili solo di Mercoledì ( Il Comune del paese in cui risiedo – provincia di Milano – ha appaltato il Servizio di Tutela ai Minori ad una cooperativa e l’assistente sociale incaricata è presente solo di Mercoledì e non dispone di indirizzo mail ne di telefono negli altri giorni) , la mia famiglia eliminata dalla vita dei bambini ……una prassi ho scoperto , un “mal comune ” ma senza gaudio .
    Poi finalmente (per certi versi anche “terribilmente”) l’esito della valutazione peritale disposta dal PM , che sconfessa totalmente ogni affermazione della madre dei miei figli contro di me ed anzi ne rivela la strumentalità,il disagio, l’effetto disorganizzante sul comportamento degli stessi ed anche sulla loro funzionalità cognitiva .
    Era Luglio quando con sollievo, ed anche con una certa aumentata preoccupazione per i miei figli, si è potuto leggere l esito di questa valutazione .
    Un mese qualunque per me .
    Che stupido !
    Che stupido a non aver pensato che Luglio significasse “tempo di vacanza” indiscutibile, irrimandabile… .
    Vacanza di Giudici, Operatori sociali, vacanza dello spazio neutro, della comunità , di periti e consulenti .
    Sono piene le cronache di queste storie , drammatici errori giudiziari che danno luogo a provvedimenti ingiusti discriminatori talora addirittura iniqui che inesorabilmente, e nell’indifferenza dei più, quasi fosse un destino da compiere, finiscono per devastare chi ne è vittima e costituiscono essi stessi un vero e proprio abuso psicologico sui minori coinvolti .
    Siamo al termine del mese di Agosto , mia moglie continua a stare con i bambini che in questo mese io ho potuto vedere un ora soltanto, entrambi, ed una mezz’ora uno dei due, causa la chiusura di spazio neutro, l’assenza di operatori, la chiusura della comunità e quant’altro.
    Ma se un padre decidesse di vedere i propri figli un’ora e 30 minuti al mese, non verrebbe definito “abbandonico” o “snaturato” e magari anche segnalato al Tribunale dei Minorenni da quegli stessi operatori che con leggerezza stabiliscono tale orario , nel più totale spregio del diritto di due bambini di poter avere un rapporto con il proprio padre , e anche si stupiscono se quest’ultimo osa educatamente replicare?
    Certo perché ho scoperto, che insistere sul proprio diritto di genitore, invocare il diritto dei miei figli alla bigenitorialità , sancito da decenni di trattati e convenzioni significa venir definito “oppositivo”, poco “collaborante” e non vi è alcun riferimento normativo cui appellarsi, nessuna autorità cui rivolgersi senza correre il rischio di
    divenire bersaglio di ulteriori provvedimenti restrittivi, in quanto i Servizi Sociali vengono delegati in assenza di chiare norme che ne regolano l’attività di fatto basata su indicatori di prassi, o su criteri discrezionali, che minano principi di volontaria giurisdizione ed di imparzialità.
    Provvedimenti vaghi e generici, affidati ad operatori di Servizi privi di competenza e di strumenti regolamentari, che rimangono in capo al giudice, , in un cerchio incerto confuso e poco coordinato .
    Una giustizia “ingiusta “ quella che riguarda i minori, sottomessa a pregiudizi, agli umori personali , famigliari ed anche vacanzieri di soggetti divenuti intoccabili che trattano i sentimenti il dolore e i diritti di adulti e minori con il metodo di una pratica burocratica.
    Non esistono neppure protocolli di intesa, vincolanti Giudici, Servizi Sociali, Ctu , a garanzia degli sfortunati utenti, i minori , mentre pregiudizi di genere , superficialità nelle valutazioni condizionano la maggior parte delle decisioni e lasciano spesso inascoltate le richieste del genitore più attento ai bambini.
    Mi avvalgo di due legali, uno in ambito Civile ed un secondo per l’ambito penale e di due consulenti, una psicologa e una Neuropsichiatra, tre sono i tribunali coinvolti ( la vicenda penale, il Tribunale per i Minorenni , e la causa di separazione al Tribunale Ordinario) e tra incontri, colloqui , valutazioni e quant’altro ho dovuto assentarmi spesso dal lavoro , senza contare l’ansia che certo non favorisce un’attività la mia ….per fortuna posso contare su di una certa liquidità che mi permette di far fronte alle spese necessarie senza dover aggiungere al dolore che mi è da sottofondo da mesi l’angoscia per una possibile disfatta economica.
    Ma in questa sera d’Agosto, lontano dai miei figli, che nel dubbio di un reato mi sono stati tolti nel giro di una giornata ed a fronte di un evidente errore di valutazione, da più di un mese, nulla viene ancora definito, mentre i bambini, che dall’epoca dell’allontanamento ad oggi hanno mostrato un evidente peggioramento comportamentale e marcati segni di disagio ( secondo la valutazione peritale) , vengono tuttora lasciati vicino alla madre rivelatasi francamente psicopatologica e disturbante, mi sento stanco come se stessi combattendo una guerra del centro Africa e contento per non aver ancora perso la voglia di combattere senza smettere di chiedere un mondo in cui venga garantita trasparenza competenza ed oggettivita ad un genitore emarginato e discriminato da strutture pubbliche assenti o imparziali e spesso non all’altezza del compito .
    Un mondo dove i fondamentali diritti di minori ed adulti vengano garantiti da protocolli , da valutazioni vere ed esterne, di comunità cooperative , operatori socio- sanitari, educatori ctu e dalla tracciabilità di ogni intervento , con Giudici cui spetta il compito di viglilare determinando le modalità di tutela dei minori in modo puntuale .
    Un mondo capace di garantire il diritto fondamentale di tutti i figli di poter crescere serenamente accanto ai propri genitori , e di tutti i genitori di poter essere tali in vicinanza dei propri figli, correggendo eventuali errori istituzionali con sensibilità e prontezza.

  6. sandra
    17 marzo 2017 at 21:12

    ti do ragione i servizi sociali e piscologo sono incopetenti e non ascoltano , ma i giudici dei minori danno ragione a loro, e non ascoltano i genitori, anchio vivo questa situazione con mio figlio minore affidato ai servizi sociali perché lavoro solo io e non sono sposata e ora che lo stato cambia leggi e da più diritti ai genitori

  7. peppe
    27 aprile 2017 at 00:36

    purtroppo anche io vivo una situazione difficilissima: mio figlio di due anni, legatissimo a me adesso mi rifiuta e la mamma contribuisce ad alimentare questo distacco. Definisce in tutta autonomia i tempi i giorni vietandomi di fatto anche di accompagnare e prendere il bambino dall’asilo…Ci vorrebbe soltanto un po’ di buon senso e una legge piu equa…cmq restera’ sempre il mio amore ciao tesoro papa’ ti pensa sempre.

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