Donna rinviata a giudizio per pedo-calunnia e maltrattamento sui figli

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Nella foto: il GIP e la PM del processo

A Terni una donna separata è stata rinviata a giudizio per maltrattamento sui figli e per calunnia: l’accusa è di aver alienato il figlio minore (di nemmeno 10 anni), dicendogli che il padre si disinteressa di lui, per convincerlo ad accusare falsamente di pedofilia il suo papà, inducendolo a mimare atti pedofili e filmandolo come “prova”. L’accusa di maltrattamento riguarda anche l’altra figlia, vittima di alienazione genitoriale. Non è noto se i bambini sono stati salvati allontanadoli dalla donna. La notizia arriva dal quotidiano “Il Centro” del 24 Aprile 2014.  Il PM Irene Scordamaglia gestice la vicenda, il papà è difeso dall’avv. Monica Terzilli. Non è noto il nome dell’avvocato della madre e se appartiene ad una associazione a delinquere specializzata nella costruzione di false accuse di pedofilia e nel negazionismo dell’alienazione genitoriale.

Fonte:http://ilcentro.gelocal.it

Abusi sul figlio, falsa accusa al marito

Donna rinviata a giudizio per calunnia e per maltrattamenti nei confronti dei figli: tutto è nato dalla separazione

TERAMO. Avrebbe cercato di plagiare il figlio per convincerlo che la sua missione, la missione di un bambino di nemmeno dieci anni, era una sola: mandare in galera il padre, l’uomo dal quale si era separata. E per vendicarsi non avrebbe esitato a martoriare psicologicamente il figlio e usarlo come un ariete per colpire l’ex marito, di cui voleva distruggere l’immagine soprattutto agli occhi dei figli.

Sono gravissime, addirittura sconcertanti, le accuse contro una donna di Teramo che ieri è stata rinviata a giudizio per maltrattamenti nei confronti dei figli e per calunnia verso il marito. Se è colpevole lo decideranno i giudici al termine del processo, ma di sicuro le vittime di questa incresciosa vicenda ci sono già: i due figli della coppia, il più piccolo e la sorella adolescente. Vittime come lo sono purtroppo tanti bambini e ragazzi usati dai genitori che si separano per regolare i loro conti, usati come scudi umani, come mezzi di ricatto morale e materiale.

In questo caso – se le accuse verranno provate – la donna è andata addirittura oltre: la “missione” di cui aveva investito il figlio era quella di accusare falsamente il padre di avere abusato sessualmente di lui. Aveva cercato di convincerlo un po’ alla volta, nel corso di anni, inducendolo perfino a mimare il gesto dell’atto sessuale di cui sarebbe stato vittima in una videoregistrazione poi usata come “prova” della colpa del marito .

Le accuse – è bene ripeterlo – dovranno essere verificate nel processo, ma la figura di madre che emerge dalle imputazioni è agghiacciante. Non tanto, e non solo, perché avrebbe cercato di demolire la figura paterna agli occhi dei figli, soprattutto del più piccolo – succede purtroppo in tante situazioni analoghe – ma per il modo in cui la donna avrebbe perseguito questo fine, utilizzando la fragilità infantile del figlio e disinteressandosi dei suoi reali bisogni affettivi e psicologici. Aveva cominciato – così sostiene l’accusa, rappresentata nell’udienza preliminare davanti al gup Giovanni de Rensis dal sostituto procuratore Irene Scordamaglia – col dire al figlio che il padre non aveva mai avuto alcun interesse per lui, tanto che non sarebbe stato presente neanche alla sua nascita: circostanza falsa secondo l’accusa, che riferisce invece il fatto che l’uomo era addormentato su una panchina dell’ospedale nell’attesa della nascita del figlio. Poi insulti nei confronti del bambino, denigrato per presunte inclinazioni omosessuali che avrebbe preso a causa dell’abuso subìto dal padre.

In tal modo la donna avrebbe creato una falsa situazione familiare, in cui diventava più facile inculcare nel bambino l’idea di essere stato vittima di violenze da parte del padre e della necessità per questo di mandarlo in galera. E così, nei colloqui con gli assistenti sociali il bimbo sarebbe stato indotto a riferire dei presunti abusi sessuali; inoltre la donna era andata a denunciare il marito alla polizia, basandole sue false accuse su quanto diceva il bambino. L’imputazione di maltrattamenti viene mossa alla donna anche per quanto riguarda l’altra figlia. Anche lei era stata allontanata dal padre, la cui figura era stata demolita anche davanti ai suoi occhi. La bimba ne avrebbe sofferto così tanto da diventare anoressica, ma la madre non se ne sarebbe curata abbastanza. Nel processo, il marito sarà parte civile, rappresentato dall’avvocato Monia Terzilli.

Fonte:http://ilcentro.gelocal.it

 

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