La Sindrome di Alienazione Genitoriale — PSIR, dott.sse Paola Popolla e Fabiana Briganti

 

Nella letteratura psicologico-giuridica italiana si è da poco tempo evidenziato il parametro concettuale della Sindrome di Alienazione Genitoriale (Parental Alienation Syndrome o PAS).

Nel 1985 Richard Gardner, neuropsichiatra infantile e psicoanalista statunitense la categorizzò formalmente definendola come un disturbo che colpisce i soggetti in età evolutiva generalmente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli a seguito di separazioni altamente conflittuali.

La principale caratteristica della PAS è la denigrazione, da parte del figlio, del genitore non affidatario, a seguito dell’indottrinamento da parte dell’altro genitore.

Pur considerando i dubbi posti sulla scientificità o meno di tale sindrome, peraltro non presente nel DSM IV, non possono non essere presi in considerazione i gravi problemi psicopatologici che si possono riscontrare in quei minori coinvolti in dinamiche familiari disfunzionali. Tutelare l’interesse del minore significa garantirgli la presenza di entrambi i genitori e la possibilità di accedere a tutti e due (bigenitorialità).

La Legge 54/2006, art.155 stabilisce che, anche in caso di separazione personale dei genitori, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e i parenti di ciascun ramo genitoriale.

La disgregazione familiare si presenta come un evento altamente stressante sia per i genitori sia per i figli , in quanto provoca uno sconvolgimento dell’ambiente di vita e obbliga ad una ridefinizione dei compiti all’interno della famiglia; la mancata elaborazione e interiorizzazione di tale evento e l’incapacità o il rifiuto di elaborare il fallimento del proprio legame, fanno sì che spesso la separazione sia vissuta in maniera conflittuale e che l’esigenza primaria diventi quella di addossarsi reciprocamente la “colpa”.

Dopo l’abbandono da parte del coniuge, la paura più grande può essere quella di perdere i figli, quindi, quando questi si trovano a contendersi l’affidamento, possono demandare al figlio di scegliere uno tra di loro; alcuni genitori cercano di ottenere un controllo totale manifestando un amore possessivo e controllante; il desiderio di rivalsa spesso si trasforma in guerra aperta in nome dell’amore dei figli, per poter essere il genitore prediletto, e quindi, più o meno inconsciamente, appagare il desiderio di esercitare un ruolo di potere nei confronti dell’altro. Nei casi di alienazione i due ex coniugi sono totalmente incapaci di collaborare per il mantenimento di equilibrate e condivise funzioni genitoriali e il conflitto così aspro si trasforma in battaglie denigratorie e scontri giudiziari infiniti in cui diventa impossibile accettare il diritto dell’altro anche come genitore: l’altro diventa solo un nemico da eliminare dalla propria vita e da quella dei figli.

I bambini più piccoli ed emotivamente più fragili, che non sono in grado di elaborare un proprio senso di giustizia nei confronti dei genitori, sono quelli che più facilmente possono essere spinti all’alienazione del genitore col qual non sono riusciti ad istaurare un rapporto di alleanza.

Il passaggio dall’attaccamento al genitore fino ad arrivare alla PAS può essere così schematizzato:

  1. Figli senza preferenze: c’è desiderio di passare il tempo con entrambi i genitori
  2. Figli con un’affinità elettiva per un genitore: non c’è una netta preferenza, ma una naturale predilezione per un genitore legata a fattori caratteriali e temperamentali o al mutamento di alcune circostanze esterne per cui possono essere indotti a provare una maggiore affinità per un genitore in particolare
  3. Figli allineati con un genitore: il figlio sceglie, attraverso l’identificazione, il suo genitore preferito; la scelta in genere, si indirizza verso il genitore che in quel momento si sente di dover proteggere, ma può essere anche dettata da una reazione di rabbia a quello che il bambino percepisce come un abbandono (spesso alimentato dall’altro genitore).
  4. Figli alienati da un genitore: c’è un rifiuto quasi totale dell’altro genitore.

La PAS si caratterizza per una situazione in cui un genitore (solitamente indicato come alienatore, genitore alienante o genitore origine della PAS), attiva, consciamente od inconsciamente, un programma di denigrazione contro l’altro (generalmente indicato come genitore alienato o genitore bersaglio), allo scopo di ottenere che il figlio si rifiuti di frequentare l’altro genitore. Quello che differenzia la PAS da un semplice “lavaggio del cervello”, attuato da un genitore sul figlio, è il fatto che il bambino diventa egli stesso protagonista della campagna di denigrazione nei confronti del genitore che verrà alienato, fino ad arrivare all’esclusione dalla sua vita. In tale sistema è importante anche il ruolo svolto da altre persone familiari e non, che si alleano con il genitore alienante, parenti ed amici possono infatti diventare facilmente istigatori del conflitto e sostenitori della denigrazione nei confronti del genitore escluso.

Gardner individua otto sintomi primari nella PAS:

1) campagna di denigrazione: in una situazione normale ciascun genitore non permette che il bambino mostri mancanza di rispetto o diffami l’altro. Nella PAS, invece, il genitore alienante non mette in discussione i sentimenti del bambino e non disapprova gli attacchi nei confronti dell’altro genitore, anzi li favorisce

2) razionalizzazione debole, superficiale: il bambino giustifica il disprezzo per l’altro genitore adducendo motivazioni senza senso e superficiali; ad es. “non voglio vedere papà perché mi manda a letto presto”

3) mancanza di ambivalenza: il genitore rifiutato viene descritto dal bambino come tutto negativo, il genitore amato come tutto positivo

4) fenomeno del pensatore indipendente: il genitore alienante nega di aver sostenuto una campagna di denigrazione verso l’altro genitore, e viene difeso dal figlio che afferma di aver elaborato da solo certe riflessioni negative

5) appoggio automatico al genitore alienante: il figlio ha un presa di posizione sempre e solo a favore del genitore alienante (meccanismo di identificazione con l’aggressore che gli consente e lo illude di avere una posizione di potere, al contrario dell’altro genitore che riveste una posizione di marginalità)

6) assenza di senso di colpa: tutte le espressioni di disprezzo ed attacco nei confronti del genitore escluso avvengono senza sentimenti di colpa nel bambino

7) scenari presi a prestito: il bambino fa delle affermazioni che non possono venire direttamente da lui in quanto utilizza un linguaggio adulto che è solitamente estraneo al repertorio dei bambini di quell’età

8) estensione dell’ostilità: vengono coinvolti nell’alienazione parenti ed amici del genitore escluso.

Nelle separazioni il bambino sperimenta spesso ansie abbandoniche, angosce persecutorie e/o depressive perché sente minacciare i suoi punti di riferimento, pertanto il rischio è che, nel timore di perdere anche il genitore affidatario o collocatario, questo possa rafforzare alleanze con il genitore alienante, rinforzando la convinzione che colui è l’unico genitore buono, fornendo interpretazioni negative ad ogni comportamento del genitore escluso ed aderendo così al copione del genitore origine della PAS.

Si evidenziano tre tipi di PAS:

Lieve: in cui l’avversione è superficiale e sono presenti tratti di ipercriticità nei confronti del genitore escluso

Moderato: l’avversione è più profonda e nei confronti del genitore alienato possono presentarsi comportamenti provocatori ed ostili

Grave: c’è rifiuto di vedere il genitore alienato, i figli possono giungere ad avere una relazione di folie a deux con il genitore alienante condividendone le idee paranoidi.

E’ importante sottolineare che la denigrazione del figlio non deve essere imputata ad un reale comportamento negligente del genitore bersaglio. Si può dunque parlare di Sindrome da Alienazione Parentale solo quando il figlio attua un comportamento alienante assolutamente ingiustificato, mentre in presenza di reali abusi o trascuratezza da parte di un genitore non si può parlare di PAS.

Possono essere individuate alcune fasi nella programmazione messa in atto dal genitore alienante:

– guadagnare accondiscendenza

– testare come funziona la programmazione

– misurare la lealtà

– generalizzazione ed espansione del programma

– mantenere il programma

Le tecniche che possono essere messe in atto nella programmazione del bambino:

– negare l’esistenza dell’altro, distruggendo o nascondendo le sue cose e non menzionandolo mai in ricordi passati piacevoli

– attaccare ripetutamente l’altro in forma indiretta, e negare subito dopo

– mettere il figlio nella posizione di giudice dei comportamenti scorretti dell’altro

– manipolare le situazioni a proprio vantaggio e a svantaggio dell’altro genitore

– drammatizzare gli eventi

– tentare costantemente di allearlo con il proprio pensiero e giudizio

– minacciare un calo di affetto nel caso il figlio si riavvicinasse all’altro

– ripetere costantemente di essere il genitore migliore

– sottolineare di essere l’unico capace a prendersi cura dei figli poiché l’altro è considerato inaffidabile

– riscrivere la realtà ed il passato per insinuare dubbi nei figli sul rapporto con l’altro

Gullotta, che ha introdotto il concetto di PAS in Italia, mette in luce altre tecniche di programmazione:

– la “sgenitorializzazione”, l’ex coniuge non viene più chiamato “papà” dinanzi ai figli ma solamente per nome

– comportamenti intrusivi e controllanti durante gli spazi ed i tempi che il genitore escluso condivide con i bambini.

Ogni genitore alienante può ricorrere a diverse tecniche di indottrinamento, ma l’esito dipende dal livello di autonomia cognitiva ed affettiva raggiunta dal bambino.

Gli effetti della PAS che possono presentarsi sono un marcato aumento dell’aggressività con rischio di acting out, disorientamento e confusione emotiva, disordini alimentari, alterazioni del sonno e delle capacità attentive, depressione e regressione, aspetti di dipendenza emotiva, sviluppo di comportamenti manipolativi, autodistruttivi e/o ossessivo compulsivo.

In generale gli effetti della sindrome di alienazione sui figli dipendono:

– Dalla severità del programma

– Dal tipo di tecniche di programmazione utilizzate

– Dall’intensità con cui viene portato avanti il programma

– Dall’età del figlio e dalla sua fase di sviluppo, oltre che dalle sue risorse personali

– Dalla quantità di tempo che essi sono rimasti coinvolti nel conflitto coniugale
L’esito della sindrome comunque, non è mai benigno, il risultato è sempre una grave perdita di una parte di sé.

Per quanto riguarda l’individuazione e il trattamento di tale sindrome relazionale, sarebbe opportuno un approccio intergrato tra interventi psicoterapeutici e disposizioni del tribunale, a seconda del livello di gravità della sindrome; sicuramente l’obiettivo primario da porsi è quello di individuare in un lavoro di rete le modalità più idonee per supportare forme di affidamento condiviso in un’ottica di tutela del minore e di mediazione e sostegno alle famiglie nel momento di crisi che conduce alla separazione.

 

 

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Dott.ssa Paola Popolla e Dott.ssa M. Fabiana Briganti

Da http://www.psicologi-a-roma.com/pas

 

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