La PAS: i pro e i contro — Portale Psicologia Giuridica AISPI

Il portale psicologiagiuridica.eu dedica numerose pagine alla Sindrome di Alienazione Genitoriale.  Oltre a descrivere sintomi, conseguenze e terapie, a presentare la situazione giuridica, anche in riferimento alla funzione dell’avvocato nel non alimentare una conflittualità esasperata, fa il punto in merito ad alcune polemiche in merito alla PAS.  Riportiamo tale parte:

La PAS: i pro e i contro

La Sindrome di Alienazione Genitoriale solo di recente è entrata nel novero degli argomenti di interesse della psicologia italiana. I pareri non sono concordi. Dal momento che è stato lo stesso Gardner a dare voce a questa difformità di giudizi, è corretto prendere atto delle sue considerazioni. A suo giudizio: “per alcuni, specialmente l’accusa nelle cause per affidamento, non esiste un’entità come la PAS, che e’ solo una teoria , o che e’ la “teoria di Gardner ”. Altri sostengono che ho inventato la teoria, sottintendendo che si tratta del frutto della mia immaginazione. L’argomento principale addotto a giustificazione di questa posizione e’ che non appare nel DSM-IV. I comitati del DSM sono comprensibilmente abbastanza conservatori riguardo all’inclusione di fenomeni clinici descritti di recente e richiedono molti anni di ricerche e pubblicazioni prima di prendere in considerazione l’inclusione di un disturbo, e questo e’ giusto. La PAS esiste! Qualunque avvocato coinvolto in cause di affidamento può testimoniarlo. Professionisti di salute mentale e legali devono averla osservata. Può darsi che non abbiano voglia di riconoscerla. E’ possibile che le diano un altro nome (come “alienazione parentale”). Ma ciò non ne esclude l’esistenza…Ci sono alcuni che sostengono che la PAS non e’ veramente una sindrome. Questa critica, come molte, si sente specialmente in tribunale nel contesto di cause per l’affidamento dei figli.   E’ un argomento spesso sostenuto da coloro che sostengono che la PAS non esiste. La PAS è un disturbo molto specifico. Una sindrome è, per definizione medica, un gruppo di sintomi che si presentano insieme e che caratterizzano un disturbo specifico. I sintomi, per quanto apparentemente disparati, possono essere raggruppati insieme per una eziologia comune o una causa basilare sottostante. Inoltre c’è compattezza riguardo a questo gruppo in quanto la maggioranza, se non tutti i sintomi, appaiono insieme. Di conseguenza c’è una specie di purezza che una sindrome possiede che non si può trovare in altre sindromi. Per esempio una persona che soffre di polmonite da pneumococco può avere dolori al petto, tosse, espettorato purulento e febbre. Tuttavia un singolo individuo può anche avere la malattia senza che si manifestino tutti questi sintomi. La sindrome è più spesso “pura” perché la maggior parte dei sintomi, se non tutti, prevedibilmente si manifestano…. La PAS è caratterizzata da un gruppo di sintomi che di solito appaiono insieme nel bambino, specialmente nei casi di media e grave entità.

Questi includono:

  1. Una campagna di denigrazione.
  2. Razionalizzazioni deboli, assurde o futili per spiegare la denigrazione.
  3. Mancanza di ambivalenza.
  4. Il fenomeno del “pensatore indipendente”
  5. Sostegno al genitore alienante nel conflitto parentale
  6. Assenza di senso di colpa riguardo alla crudeltà verso il genitore alienato e alla sua utilizzazione nel conflitto legale.
  7. La presenza di sceneggiature “prese a prestito”
  8. Allargamento dell’animosità verso gli amici e/o la famiglia estesa del genitore alienato.

Generalmente i bambini che sono vittime della PAS manifestano la maggior parte di questi sintomi o anche tutti. Ciò accade, in modo quasi uniforme, nei casi di media e grave entità. Tuttavia nei casi lievi è possibile che non tutti gli otto sintomi siano evidenti. Quando i casi lievi si aggravano è altamente probabile che la maggior parte dei sintomi o tutti si manifestino. Questa compattezza ha come conseguenza che tutti i bambini che soffrono di PAS si rassomiglino. E’ a causa di queste considerazioni che la PAS è una diagnosi relativamente “pura” che può facilmente essere fatta da coloro che non abbiano qualche motivo per non voler vedere quello che è proprio davanti a loro. Come per altre sindromi, c’è una causa alla base: una programmazione da parte di un genitore alienante con contributi da parte del bambino programmato. E’ per questo motivo che la PAS è davvero una sindrome, ed è una sindrome secondo la migliore definizione medica del termine…. Una falsa accusa di violenza sessuale è talvolta considerata un derivato o effetto della PAS. Un’accusa di questo genere può servire come arma estremamente efficace nelle cause per l’affidamento. Ovviamente la presenza di tali false accuse non preclude l’esistenza di autentica violenza sessuale, anche nel contesto della PAS… In anni recenti alcuni osservatori hanno usato l’espressione PAS per riferirsi ad una falsa accusa di violenza sessuale nel contesto di una controversia per l’affidamento. In alcuni casi le due espressioni sono usate come sinonimi.

Questa è una percezione erronea della PAS. Nella maggior parte dei casi in cui è presente la PAS, non viene mossa alcuna accusa di violenza sessuale. In alcuni casi, comunque, specialmente dopo che alcune manovre di esclusione sono fallite, emerge l’accusa di abuso sessuale. L’accusa di violenza sessuale, dunque, è spesso una conseguenza o derivato della PAS ma certamente non è un sinonimo. Inoltre vi sono casi di divorzio in cui l’accusa di violenza sessuale può presentarsi senza una preesistente PAS. In tali circostanze, naturalmente, si deve prendere in seria considerazione la possibilità che vi sia stata violenza sessuale, specialmente se l’accusa è precedente alla separazione coniugale.   Un altro fattore attivo nel bisogno di negare la PAS e di relegarla al livello di teoria, è il suo collegamento con le accuse di violenza sessuale. L. De Cataldo Neuburger spesso menziona la circostanza che l’accusa di violenza sessuale è una conseguenza possibile o derivato della PAS. Secondo la sua esperienza l’accusa di violenza sessuale non è presente nella maggior parte dei casi di PAS. Ci sono alcuni tuttavia, che equiparano la PAS all’accusa di violenza sessuale o ad una falsa accusa di violenza sessuale. Quando nel contesto di una PAS emerge un’accusa di violenza sessuale, specialmente dopo il fallimento di una serie di manovre di esclusione, è molto più probabile che l’accusa sia falsa piuttosto che vera.” E’ utile che chi avrà il compito di investigare per diagnosticare questa sindrome sappia che non è stata “scoperta” come si scopre una malattia, ma che è stata costruita ed in un certo senso “inventata” da Gardner.

Conclusioni

Il fenomeno PAS quanto è conosciuto nella realtà italiana? I segnali che arrivano dalla ricerca e dalla letteratura disegnano una situazione non del tutto rassicurante per i seguenti motivi:

  • Non sembra ancora compiutamente acquisita da parte dei professionisti deputati a valutare queste situazioni una conoscenza approfondita della materia ed un aggiornamento continuo sulla letteratura internazionale.
  • La valutazione deve essere affidata a persone che abbiano una specifica competenza professionale in materia, requisito che spesso, in pratica, non viene soddisfatto.
  • Se manca una specifica conoscenza dello strumento, è facile confondere con una situazione di alienazione genitoriale il giustificato o giustificabile desiderio di un figlio di stare con uno dei genitori, quando l’altro è considerato negativamente. Anche nelle famiglie normalmente unite, e in assenza di manipolazioni o denigrazione, i figli possono allearsi con un genitore e rifiutare l’altro. Dal momento che il clima rovente e persecutorio delle separazioni spesso induce gli attori della contesa ad attribuire le cause di qualsiasi disagio all’azione ostile della fazione avversa, l’accusa di aver ’alienato’ il figlio potrebbe essere anche solo un malevolo sospetto corredato da apparenze. Per non parlare del concetto di programmazione. E’ naturale che un genitore, per educare il figlio, gli trasmetta la sua realtà, e che questa realtà possa essersi profondamente alterata riguardo all’ex partner, dopo la separazione. Perciò diventa impossibile distinguere quello che in buona fede il genitore trasmette al figlio a scopo educativo, e quanto egli faccia con l’intento doloso di allontanare il figlio dall’altro genitore (Gulotta, 1998, 2009).
  • E’ vero che il termine PAS ha iniziato a circo­lare all’interno dei Tribunali italiani, ma le sentenze al riguardo sono molto rare, non esi­ste ancora un chiaro riconoscimento della Sindrome da parte della giurisprudenza e quindi ancora non ci sono elementi sufficienti per effettuare un monitoraggio della situazione
  • E’ molto difficile l’esatta decifrazione di queste vicende che come dato condiviso, lasciano intravedere la presenza di un disegno più o meno coscientemente elaborato, in genere dalla madre, per ‘liberare’ la bambina da un padre ritenuto inadeguato e riportarla definitivamente in contesto ritenuto più appropriato.

Si tratta di un quadro, purtroppo frequente, che potrebbe richiamare un altro costrutto, la “Sindrome della Madre Malevola” (Malicious Mother Syndrome) elaborata e descritta dal prof. Ira Daniel Turkat, Ph.D. (Clinica Psichiatrica dell’Università di Stato della Florida 1995, 1999) caratterizzata dal bisogno/desiderio di recidere il legame padre-figlio. Per raggiungere lo scopo di impedire al padre un normale ed affettuoso rapporto coi figli, gli si attribuiscono comportamenti perversi che hanno come scopo non solo quello di ottenere l’affidamento del figlio, ma anche quello di fare del minore una proprietà esclusiva da cui il padre è completamente tagliato fuori. Questo processo si struttura in una varietà di azioni intraprese dalla madre al fine di allontanare fisicamente e psicologicamente il figlio dal genitore. Si va dalla calunnia diretta a quella più subdola, da un comportamento teso a sminuire la figura paterna agli occhi del bambino alla denuncia di abuso sessuale, dall’escludere il padre dal contatto con le persone, come i professionisti, ai quali la madre si rivolge per portare a buon fine i suoi piani, alla giustificazione del comportamento alienante come necessario per il bene al bambino che secondo la madre (e chi meglio di lei lo può sapere) vive il padre come stressante. Ostacolare il rapporto padre-figlio, impedire la continuità del rapporto affettivo con il genitore significa introdurre un elemento di grave disturbo per lo sviluppo psico-fisico del minore. La madre affetta dalla sindrome della “Madre Malevola” agisce, in pratica, mettendo in atto una sorta di boicottaggio fisico (ponendo ostacoli agli incontri) e psicologico (denigrando la figura paterna) quasi impossibile da contrastare e talvolta da provare; soprattutto se si considera che il rapporto del genitore affidatario è praticamente quotidiano ed esclusivo.

La sentenza Cass. pen., sez. III, n.121/07 fa esplicito richiamo alla necessità di considerare le “dinamiche parentali” laddove afferma che soprattutto nei casi di presunto abuso intrafamiliare e’ necessario che il perito incaricato della valutazione sia consapevole della possibilità che le accuse di abuso sessuale rivolte ad uno dei due genitori, solitamente il padre, possano essere il frutto e l’espressione dell’accesa conflittualità genitoriale nella quale il minore è chiamato – anche attraverso manovre e istanze inconsapevoli agli stessi protagonisti – a schierarsi al fianco di uno dei due. Sono questi i casi delle cosiddette Sindrome da Alienazione Parentale o della Madre Malevola, due patologie relazionali che possono presentarsi nelle situazioni di separazione e divorzio conflittuali a causa di un grave fraintendimento della realtà. In questi casi, certamente più difficili da diagnosticare, le accuse di abuso sessuale sono il risultato di una co-costruzione narrativa che poggia sul fraintendimento iniziale, amplificato dai successivi scambi comunicativi tra il bambino e le varie figure adulte che lo interrogano. Chi interagisce con il minore avendo nella mente – a causa di una comunicazione ambigua e passibile di più interpretazioni – la terribile paura che questo possa essere stato oggetto di molestie sessuali, può facilmente credere di essere solo il depositario del racconto del bambino, mentre in realtà può partecipare inconsapevolmente alla costruzione del fattoide, ovvero ad una realtà costruita dal linguaggio, una realtà che ha l’apparenza del fatto senza però esserlo. Analizzando questa sindrome, possiamo affermare che anche l’avvocato che si occupa di famiglia e minori può essere vittima di un inganno o essere oggetto di manipolazioni.

E allora qual è la funzione dell’avvocato tra i doveri deontologici e le ipotesi di inganno? Uno dei doveri deontologici importanti è legato alla formazione specialistica e multidisciplinare che gli consenta di sospettare, e quindi approfondire alcune dinamiche (anche a mezzo di altre figure professionali), che come abbiamo visto sono patologiche ma assolutamente ben celate. Un altro dovere deontologico è quello di collaborare con glia altri operatori, al fine di giungere a quella verità che consenta non solo una effettiva tutela del minore, ma anche un possibile recupero del soggetto abusante che evidentemente abbisogna di un sostegno psico-terapeutico. Un buon avvocato è tenuto ad agire sempre e direttamente nell’interesse del cliente, ma la sua competenza tecnica, specifica e multidisciplinare, deve non solo garantire e tutelare il diritto del minore, ma deve, altresì, allontanare il rischio di strumentalizzazioni da parte del cliente, cui conseguirebbe un pregiudizio per minore stesso.

L’avvocato specializzato, che sente su di se’ anche un ruolo sociale, non avrà una visione miope, ma una visione globale che, terrà conto di tante variabili, a volte sfumature, utili alla ricerca della verità. Dobbiamo tendere ad una verità che non sia solo una verità processuale. Nietzshe diceva: tutti abbiamo paura della verità” ….. “errore non è cecità, ma viltà; ogni progresso, ogni passo innanzi nel cammino verso la conoscenza è frutto del coraggio” e questo deve essere segno indicatore di un avvocato responsabile, che grazie alla sua competenza può evitare di essere al servizio di chicchessia. Questo forse permetterà a tanti minori, di uscire dal tunnel o, di intravedere alla fine una luce, che non rappresenti, però, l’ennesimo treno in arrivo.

 

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1 comment for “La PAS: i pro e i contro — Portale Psicologia Giuridica AISPI

  1. Paolo pozzetti
    26 settembre 2014 at 09:34

    Buongiorno.
    Oltre ad essere un padre alienato, ma questo potrebbe condurre un vizio nella estrinsecazione del mio pensiero, sono uno psicologo.
    Per cui mi esporrò solo come tale.
    Come professionista posso affermare che come ogni sindrome, anche la PAS, si manifesta con una varietà di espressioni fortemente correlate alle variabili dell’ambiente in cui si sviluppa, poiché a seconda del:
    1) SESSO DEL BAMBINO
    2) SESSO DEL GENITORE ALIENANTE
    3) ETÀ DEL MINORE
    4) CONDIZIONE CULTURALE E DIFFERENZE CULTURALI TRA GENITORE ALIENANTE E ALIENATO
    5) CONDIZIONE FAMILIARE (presenza nonni,cugini, nuovi partner del genitore, fratellastri ecc)
    6) RAPPRESENTAZIONE DEL BAMBINO E INVESTIMENTO DI QUESTO NEGLI AMBITI DEL GENITORE ALIENANTE
    il quadro varia radicalmente.
    Quello che rimane per cui si può OGGETTIVAMENTE definire una patologia è L’IMMOTIVATA INDISPONIBILITÀ ALLA RELAZIONE COL GENITORE.
    Quello che si deve notare è ciò che consegue da questa deprivazione. Chiunque abbia una patologia ma è inserito in un contesto che la legittima, non la riconosce. I drogati vivono in stretta correlazione tra loro perché tra loro è normale drogarsi; al bimbo/ragazzo apparrà normale l’assenza e la denigrazione del genitore alienato e lo sviluppo di quei modus vivendi ed operandi che trovano conferma nel suo habitat.
    La giurisprudenza dovrebbe dialogare con la psicologia per sollevare la prevenzione verso quei comportamenti spesso antisociali che mostrano poi, quando si effettuano le anamnesi o le investigazioni, le deficienze dello sviluppo psicoaffettivo.
    Non legittimiamo una futura società di psicolabili per una ottusa e lobbistica lettura nosografica.
    Cerchiamo di essere ogni tanto capaci di formare uomini per un futuro e non solo gente, perché quegli uomini, sono il prolungamento del nostro essere stati…

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