Papà separato assolto da pedo-calunnia grazie al racconto del figlio – Video da Matrix 27.4.17

Oggi è stato scarcerato Saverio De Sario, un papà vittima di falsa accusa di pedofilia, iniziata 17 anni fa. Il figlio che oggi ha 27 anni, racconta che quando aveva 10 anni venne costretto ad accusare falsamente suo papà:

«HO INVENTATO una storia incredibile: che ci violentavano in gruppo in un campetto davanti alle case. Avevo dieci anni e paura che la mamma mi ammazzasse se mi rifiutavo. L’ho ideata così fantasiosa apposta, affinchè non mi credessero. Invece mi hanno creduto. Venti giudici hanno messo in galera un innocente, mio padre».

«Mia madre educava me e mio fratello inizialmente con il “terrore psicologico” »

«mia madre ci metteva in testa che papà non era una brava persona»

«mamma abbozza un disegno di un rapporto sessuale tra un uomo e un bambino, chiede a Michele di disegnargli cosa gli faceva il papà, Michele ricopia in maniera molto grezza il disegno».

«Michele intanto aveva capito che se la assecondava non gli faceva niente, mentre invece se diceva di no andava su tutte le furie ed erano guai»

«per togliere papà di mezzo ha cominciato a imbottirci la testa di menzogne, cose che non erano reali, cose che mio padre non ha mai fatto».

«dopo circa 5 giorni di urla e scossoni mi sono arreso al suo gioco e per evitarmi urla e maltrattamenti ho cominciato a dire che mio padre mi aveva violentato, non sapevo con certezza cosa voleva dire, poi dopo una settimana la mamma ci portò da una psicologa che dopo mesi e mesi di tartassamenti e menzogne dettate da mia madre ha fatto sì che mio padre e tutti i parenti in Sardegna venissero portati davanti ad una corte e un giudice.

Io raccontavo bugie, e si vedeva, perchè nessuna delle cose che mi chiedevano riuscivo a rispondere in maniera giusta, e neanche mio fratello.

Infatti durante un incidente probatorio sono crollato, ho detto che mio padre in realtà era innocente, e che tutto quello che ho raccontato erano solo bugie.

Quando poi hanno portato tutte le “prove” in tribunale, venne un perito per verificare la realtà dei fatti dopo un po’disse “questa corte e i magistrati sarebbero tutti da denunciare”».

«Vennero condannati mio padre e mio zio».

«Io dopo il processo avevo manie suicide, volevo morire, per quello che avevo detto e quello che mia madre mi aveva fatto dire».

«Una sera mia madre mi aveva annunciato che mia nonna era morta di tumore, mio padre e i miei zii erano tutti in galera e che ci sarebbero stati per molti anni, e quando gli chiesi dei cugini mi rispose, erano finiti tutti in comunità».

«Dopo tutte le buguie che mia madre mi raccondava ero diventato una specie di robot, facevo quello che mi veniva chiesto, come uno schiavo»

«Mi aveva raccontato che mio padre le aveva dato un pugno in pancia e le aveva fatto morire il feto, quando invece ho scoperto che si era fatta un iniezione per abortire»

«vivevo in un mondo tutto finto creato da mia madre, per fare la regina e sottomettere gli altri al suo volere».

Il ragazzo viene aiutato da un amico:

«Le parole che più mi colpirono furono: “Gabry smettila di dire che tua madre ha sempre ragione, perchè non è così, tutti sbagliano, e tutti abbiamo difetti”.

«La paura che avevo nei suoi confronti svanirono nel nulla, arrivato alla terza superiore ero cambiato radicalmente».

Sono riconoscibili i sintomi della PAS.

Per sua fortuna, il ragazzo venne cacciato di casa dalla madre, e riuscì così ad uscire dall’alienazione, fino a trovare il coraggio di contattare il padre:

«ci incontrammo in stazione.  Era venuto lì per me, nonostante mia madre abbia fatto sembrare che a mio padre di me non importava più nulla, lui era lì e dopo 9 lunghissimi anni ho potuto finalmente riabbracciarlo»

Fonte: Panorama.

Se papà Saverio o i suoi figli volessero denunciare l’Italia alla Corte Europea per i Diritti Umani, la condanna sarebbe assicurata, con la conseguente richiesta di risarcimento ai magistrati coinvolti.

La vicenda ripropone il ruolo della magistratura, diventata strumento per rapire e maltrattare i figli, degenerata nell’inseguimento dei deliri calunniosi di femministe ed abusologi riuniti in associazioni che cercano addirittura di negare l’esistenza dell’alienazione genitoriale.

La parte finale della puntata di Matrix del 27 aprile 2017 è stata interamente dedicata alla vicenda con commenti di ospiti in studio.

Lo psichiatra Alessandro Meluzzi ha detto: «purtroppo, e qui dico una cosa grave, ne sono testimone, esistono in questo ambiente di consulente dei specialisti di abuso che ritegono come nella caccia alle streghe. Ci sono delle intere associazioni, non le voglio citare perchè non voglio non essere querelato, di specialisti di caccia all’abuso, che spesso come a Rignano Flaminio, come a Finale Emilia, scovano pedofili dove non ci sono».

La Giudice Melito ha ribattuto: «c’è un fondo di grande verità».

L’avvocato Gassani ha aggiunto «È un dramma nazionale. Il ricorso alle false denunce diventa una strategia molto facile. Per bypassare l’affidamento condiviso, per far fuori l’altro coniuge, per vendicarsi di una infedeltà coniugale, si utilizza il sistema della pedofilia o dei maltrattamenti. Le pecore nere ci sono, ci sono dei colleghi che ripetutamente adottano il mezzuccio della falsa denuncia».

Il conduttore ha concluso: «Che cosa fanno gli ordini professionali contro gli avvocati e gli psicologi che fomentano le false accuse?». Silenzio di tomba in studio.

 

Nessuno è riuscito a spiegare come sia stata possibile una vicenda del genere, in quanto nessuno ha voluto prendere in considerazione la possibilità più diretta: associazioni che costruiscono false accuse alienanti e che cercano di negare che l’alienazione è maltrattamento su minore si sono infiltrate nelle magistratura, e per questo rimangono impuniti.

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