Non recidere rapporto genitore-figlio: intervista di R. Fanelli a Radio Vaticana

E’ nato di recente il “Gruppo 15 maggio: famiglia e istituzione insieme”. A suo attivo una prima manifestazione pubblica a Mentana, in provincia di Roma. Formato da madri e padri che vivono il problema dell’allontanamento forzato dai propri figli dopo la separazione dal coniuge, ha come obiettivo aprire un dialogo soprattutto con Comuni e Servizi sociali, perché venga rispettato e garantito ad entrambi i genitori il diritto-dovere di continuare ad esserlo a pieno titolo, anche nella nuova situazione famigliare. Adriana Masotti ne ha parlato con Rosanna Fanelli, avvocato, portavoce del Gruppo:

R. – La tutela della genitorialità ormai viene negata nella gran parte delle separazioni coniugali. Le separazioni, purtroppo, aumentano e ci accorgiamo che nella maggior parte di queste i figli perdono il padre o perdono la madre. Questo non deve accadere, perché il diritto di genitorialità è un diritto sancito dal nostro ordinamento ma soprattutto è un diritto sancito dall’ordinamento naturale.

D. – Voi parlate di alienazione genitoriale. In cosa consiste esattamente?

R. – L’alienazione genitoriale è un concetto molto semplice. Due genitori si separano pensando magari di sottrarre i figli al conflitto coniugale. Nella separazione accade che i genitori, che prima della separazione erano un bravo papà e una brava mamma, vengano messi da parte; accade al padre e accade alla madre quando uno dei coniugi utilizza i figli come oggetto di ricatto. Naturalmente l’utilizzo di un figlio come oggetto, come proprietà di un genitore,  è un illecito. Ha una rilevanza sul piano civile e anche sul piano penale. Però purtroppo non viene offerta una tutela immediata nei tribunali italiani. Questo consolida l’allontanamento del figlio che si sente rifiutato dal genitore che non riesce a vedere. E qui si innesca un meccanismo di difesa, di allontanamento di un dolore – il dolore dell’abbandono – per cui il figlio alienato dal genitore alienante giunge a rifiutare il genitore che non riesce a vedere che è un genitore buono, che non ha nessun problema. Si invertono i ruoli, per cui il genitore buono viene inserito in un meccanismo incredibile di psicoterapie e di incontri protetti che purtroppo vengono attuati nei tribunali italiani nonostante sia ormai chiaro che questo non è consentito; i giudici devono garantire con provvedimenti tempestivi ed efficaci i diritti genitoriali, devono garantire un’equiparazione di tempi di permanenza dei figli con entrambi i genitori e questo non accade.

D. – C’è da tempo nell’ordinamento italiano la legge che prevede l’affido condiviso. È proprio l’attuazione di questo che manca …

R. – Sì, è proprio così. Questa norma non viene attutata e accade che rapporti che prima della separazione erano dei sani rapporti genitore–figlio, vengano recisi per sempre. E un figlio che perde un genitore è un figlio che è costretto a mantenere l’equilibrio su una bicicletta che ha soltanto una ruota.

D. – Esattamente cosa chiedete alle istituzioni?

R. – Noi chiediamo alle istituzioni una maggiore attenzione al diritto e ai diritti delle famiglie, quindi di non recidere mai – se non nei casi più estremi – i rapporti genitoriali; ci si separa tra coniugi, ma non ci si può separare dai figli.

D. – Forse va fatto un appello anche ai genitori che si separano ad amare veramente i figli e quindi a non usarli per risolvere la loro difficoltà di coppia? Dobbiamo educarci in questo come adulti …

R. – Sicuramente sì. In realtà il “Gruppo 15 maggio” vuole essere proprio un movimento culturale e vuole diffondere la consapevolezza e la cultura del diritto alle relazioni familiari e dell’importanza delle relazioni familiari. Quindi l’appello è di pensare, con la mano sul cuore, prima di tutto ai figli.

Fonte/Credits: http://it.radiovaticana.va/

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1 comment for “Non recidere rapporto genitore-figlio: intervista di R. Fanelli a Radio Vaticana

  1. Rita rondinelli
    4 gennaio 2018 at 23:18

    Aggiungerei alcuni aspetti:
    1. Il genitore alienante compie un crimine prima di tutto contro i propri figli che USA senza scrupoli: questo non può essere indice di adeguatezza genitoriale e ne va tenuto conto in tribunale rendendolo inoffensivo (perdita dell’affido e della responsabilità genitoriale) e ponendolo;
    2. Un genitore alienante è sempre supportato da una rete complice (attivamente colluso o anche solo passivamente astante difronte allo scempio che viene compiuto e ai danni psico-fisici permanenti inflitti su minori) familiare e istituzionale che va individuata e sanzionata;
    3. Il genitore alienato vive una tragedia multiforme: gli vengono rapiti ingiustamente i figli, deve difendersi da false accuse, vive il tormento di assistere alla rovina dei propri figli e subisce il processo di rivittimizzazione secondaria dovuta al pregiudizio sociale (maggiore se si tratta fi una donna!) e alla violenza istituzionale (servizi “sociali”, CTU/CTP, giudici, psicologi, educatori…);
    4. Spesso l’alienazione -normalmente ben organizzata e progettata a tavolino- viene portata a termine sfruttando le debolezze dei ragazzi, soprattutto la fase adolescenziale: nei tribunali è prassi comune dare carta bianca a ragazzi di 14 anni lasciati liberi di decidere (nel loro stesso superiore interesse di minori!!!) della loro vita… ma non esiste legge italiana che supporti una simile incongruenza; perché allora accade? È una prassi illegale!

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