«Non è stata colpa tua» – l’alienazione genitoriale sotto il regime nazista

 

fatherland

In «Fatherland», un romanzo tradotto in film, il terzo reich nazista, dopo aver vinto la seconda guerra mondiale e fondato la Comunità Europea, sta per concludere una alleanza con gli Stati Uniti.

In vista della visita del presidente Joseph Kennedy al fuhrer Adolf Hitler, questi ordina di seppellire per sempre uno scomodo segreto di guerra uccidendo chiunque vi abbia preso parte.  Tuttavia, un poliziotto del reich che indaga sugli omicidi ed una giornalista americana arrivano a scoprire il terribile segreto, e consegnano le prove all’ambasciata americana: gli ebrei non erano stati trasferiti ma sterminati.

Ottengono di poter fuggire in America, ma lui è un padre separato che vuole portare al sicuro anche il figlio.  Il bambino, fanaticamente indottrinato dal reich e dalla madre e dal suo nuovo compagno, un piccolo gerarca di partito, tradisce il papà denunciandolo alla Gestapo.  Il padre, colpito da una pallottola, potrebbe forse salvarsi, ma preferisce fermarsi per dire al figlio le ultime parole:

«Figlio, ascoltami, non è stata colpa tua.  Non credergli».

La rivelazione dei documenti sui campi di sterminio causa il collasso del reich, grazie a cui anche il bambino, crescendo, riesce a capire.

Nella realtà il nazismo ed il suo odio razziale è stato sconfitto, mentre imperversa il femminismo ed il suo odio di genere.  E così femministe ed altri personaggi interessati a negare che l’alienazione genitoriale è un abuso sull’infanzia utilizzano un bambino ucciso durante un incontro protetto con il papà per spargere odio contro gli uomini.   In tale vicenda i Servizi avevano descritto la madre come alienante, con il bambino alienato fino al punto di insultare ed umiliare il papà durante gli incontri.  Il papà, un immigrato egiziano, forse non aveva mai sentito parlare di PAS, invece di dire al figlio «non è colpa tua» lo ha ucciso prima di suicidarsi.   La “giustizia” ha fatto avere soldi alla signora ed incolpato i servizi sociali, quando tutti sanno che la grande maggioranza degli incontri protetti sono fatti da genitori falsamente accusati, in vicende in cui i bambini andrebbero protetti dall’altro genitore.

 

 

 

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