Messaggio di una figlia al padre

Dal libro di Miriam Pastorino “Il delirio e la speranza”:
«Gentile signor Claudio, queste poche righe per invitarla a non farsi più vedere davanti alla mia scuola perché noi non abbiamo più nulla da dirci. I miei nuovi compagni delle superiori, che non hanno mai assistito alle sue incursioni e non sanno niente di lei, l’hanno scambiata per un maniaco, la chiamano  il sozzone delle tredici  e hanno intenzione di avvisare le forze dell’ordine e lei dovrebbe capire quanto io tema una possibilità del genere. Per il resto non si dia pensiero per me e si tranquillizzi , io sto bene con la mia famiglia, vado bene a scuola e non mi manca nulla.
Cordiali saluti
Gaia G.
PS : mi dispiace tanto che sia morta Zara.»
Gaia G. è mia figlia e Zara la cagnetta meticcia che avevo preso con me per farla contenta, quando lei aveva sette anni e della cui morte l’avevo informata l’anno prima, praticamente l’ ultima volta che ero riuscito a parlare con lei per telefono.

Il breve messaggio che abbiamo ricopiato qui sopra mostra con sorprendente immediatezza quanto risulti evidente l’alienazione parentale quando c’è. Lasciamo ai professionisti del settore schematizzare in un modello articolato le anomalie della modalità di comunicazione scelta da questa ragazza adolescente per liberarsi dalla seccatura della presenza di un padre all’uscita di scuola.

Di seguito una recensione del libro pubblicata da un quotidiano.

In un libro scritto dai papà l’angoscia delle separazioni

di Maria Luisa Bressani, il Giornale 13.1.2013

Un libro coraggioso Il delirio e la speranza – storie di padri separati (Erga edizioni) uscito a ridosso delle festività natalizie è da proporre come dono utile. Su questo tema, molto attuale in Liguria per l’incremento delle separazioni, il libro raccoglie undici racconti di sei autori: storie così verosimili da poterci insegnare.
Tra le cose sui cui mette il focus è la legge 54 del 2006 sull’affido condiviso, che dà a padre e madre gli stessi diritti, ma con l’amara constatazione dei pochi o nulli cambiamenti apportati dalla legge: i giudici sono gli stessi spesso con la loro indifferenza e incapacità di comprensione.
E il lettore viene però informato su quali siano le Associazioni che si adoperano contro questa giustizia carente: «Papà separati Liguria» (nata nel 2008 a Savona), che ha originato «Amali» per un auto-mutuo-aiuto e ha contribuito alla fondazione di «Colibrì», coordinamento di Associazioni nazionali ed europee che condividono i temi dei diritti fondamentali dell’infanzia e della genitorialità post separativa; «Mater Matuta» (nata a Genova nel 1990) che ha dato vita a numerose iniziative; «Voltar Pagina», nata nel 2002 ad opera di docenti e pubblici funzionari per ribellarsi allo svilimento della funzione educativa nella scuola.
I racconti esplorano ciascuno un aspetto del difficile rapporto tra genitori separati, le famiglie di provenienza, i figli spettatori di un dramma che li coinvolge.
La curatrice del libro, Miriam Pastorino, presidente dell’Associazione «Voltar Pagina» ha scelto per l’immagine di copertina un volto pensoso di bimbo, più efficace di tante parole. Nel suo racconto «Qualcuno fermi questa giostra», dedicato ad un padre catapultato nel turbine di una separazione conflittuale, pubblica la lettera che la figlia Gaia, ormai alle superiori, gli ha inviato. La ragazzina invita papà a non venire più a vederla all’uscita da scuola perché i compagni, scambiandolo per un maniaco, lo hanno soprannominato «il sozzone delle tredici» e vorrebbero avvertire le forze dell’ordine.
In uno dei tre brevi racconti di Lucina Bovio c’è una frase che potrebbe essere premessa al libro quasi una dolente sigla: «Ci si sposa da adulti, ma si divorzia senza esserlo».
Né manca, in un racconto di Rosa Elisa Giangoia, il diario di una nonna che registra le sempre più rare occasioni in cui può vedere il nipote ormai di otto anni. A un padre infedele è dedicata la storia a firma di Marta Saccomanno Montolivo. Vengono descritte famiglie d’origine che s’intromettono nel rapporto coniugale minandolo ancor più. Poiché si tratta di un libro dedicato ai padri descrive la coppia da questo punto di vista.
E se lui appare ingenuo e troppo succube dell’iniziale attrazione fisica, lei viene descritta come avida di casa e soldi del marito, incapace di occuparsi della casa, poco amorevole con i figli, pronta a tornare da mammà per farsi aiutare. Nel libro è contenuta un’impietosa radiografia delle ragazze d’oggi, descritte come capaci di vestire alla moda, maestre di seduzione, ma incapaci di affiancare il loro uomo, di capirlo; nevrotiche ed instabili con alle spalle un vuoto educativo.
Due racconti staccano dagli altri: l’ultimo, «Gli opposti consiglieri» di Dionisio di Francescantonio (anche autore della prima e molto negativa storia del libro). In questo finale racconta di una moglie con un lavoro più importante di quello del marito e che si lascia attrarre da un superiore donnaiolo. Alla fine però si riconcilia con il marito: speranza e ragionevolezza possono imporsi pur nel rapporto più deteriorato.
E poi «Aurora» di Emanuele Scotti, padre separato che fa il volontario e forse per questa via di dedizione ha imparato a trovare parole di fede e perdono. Le fa dire ad un amico psicologo: «Vi parlate? Guarda che se volete che vostro figlio soffra il meno possibile dovete iniziare a parlarvi, a volervi bene sul serio!».
È una chiave contro i versi di «Separazione», scritti da Raffaella Costa e premessi al libro: «L’amore profondo ha spezzato le ali/ i doni del cielo si sono infranti su cocci».

Fonte/credits: http://www.ilgiornale.it/

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