USA: petizione di mamme contro le femministe che negano che la PAS è abuso sull’infanzia

La petizione “Noi donne vogliamo che cambiate la posizione sull’alienazione genitoriale” promossa da Anna Tivade chiede alla principale organizzazione femminista di abbandonare il tentativo di negare che l’alienazione genitoriale è un abuso sull’infanzia.

L’organizzazione femminista pretende di parlare in nome delle donne; ma centinaia di donne rifiutano nettamente tale negazionismo e scrivono:

Le donne di tutto il mondo possono testimoniare che l’alienazione genitoriale esiste, e che devasta le famiglie.   Negare l’esistenza dell’alienazione genitoriale non aiuterà l’eguaglianza fra le donne, perché è negare un fenomeno che le donne e gli uomini di tutto il mondo subiscono.

Come appartenente alla vostra organizzazione, sono indignata per la vostra posizione male informata.  Invito le donne vittime di alienazione genitoriale a firmare questa petizione:

http://www.change.org/petitions/women-want-now-to-change-their-position-on-parental-alienation

 

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1 comment for “USA: petizione di mamme contro le femministe che negano che la PAS è abuso sull’infanzia

  1. giacomo
    19 maggio 2013 at 21:27

    PAS, sostenitori e negazionisti.
    I primi rappresentati dai padri separati i secondi dalle femministe. Si
    sono creati due schieramenti su una questione che invece è ben diversa. Si sono mescolate le carte e si è creata una guerra che non ha
    ragione di esistere .
    In effetti i dati di fatto sono i seguenti : la stragrande maggioranza dei
    genitori “alienati” sono padri separati mentre la
    stragrande maggioranza dei genitori che tenta di alienare il figlio
    dall’altro e’ donna.
    Questo un dato certo, però occorre approfondire la questione .
    1 ) Da un lato esistono pure casi, anche se molto meno frequenti, in
    cui si verifica il contrario, e basterebbe solo questo per far si che
    questo schieramento di posizioni non abbia ragione di essere.
    2 ) Dall’altro quando un padre separato ha la sventura di
    trovarsi in una situazione del genere il chiedere che venga fatta
    giustizia non viene fatto in qualità di ” padre separato”
    che reclama un suo diritto, ma bensì in qualità di genitore che tenta
    di dare voce ad un bambino.
    Bambino che ha il diritto di avere due genitori, separati ma sempre due
    genitori che si prodigano per lui. Mentre per i genitori questo e’
    sia un diritto sia un dovere.
    Se invece si assiste ad altre forme di contesa tra i due ex coniugi, e
    mi riferisco alle guerre per fini meramente economici, bene allora una
    forma di schieramento tra padri separati e femministe ci può anche
    stare. Si, perché se in passato l’uomo lasciava la vecchia moglie
    per una donna più giovane e la vecchia moglie rimaneva sola e povera,
    e’ stata una grande vittoria dei movimenti delle femministe
    capovolgere la situazione e legalizzare molti diritti a favore delle
    donne. E anche se oggi forse questi diritti sembrano un po’
    esagerati, bene questo fa parte degli andamenti storici dei privilegi
    ora concessi di più ad una parte come ieri all’altra. Questa
    dialettica dei ruoli lungi dall’essere conclusa può fare solo bene
    all’evoluzione di una società civile.
    Ma attenzione il problema a cui noi ci riferiamo e’ ben altro, si
    tratta di bambini che vengono sottoposti a forti pressioni
    psicologiche che sono contrari alla sua volontà e a cui il bambino
    cerca con tutte le sue forze di reagire. Non ci dovrebbero essere
    movimenti di padri e movimenti femministe che si contrappongono.
    Infatti è un obiettivo comune tutelare un bambino. Gli schieramenti
    ideologici anno un senso in altre questioni e non riesco a credere che
    i movimenti femministe che sono innanzitutto madri non abbiano a cuore
    l’interesse dei propri figli.
    Ci sarebbe poi un’altra riflessione da fare, il genitore alienante,
    che ricordiamocelo nella stragrande maggioranza dei casi e’ donna,
    nell’attuare questo perverso e subdolo piano di allontanamento
    dell’altro genitore ci viene difficile credere che possa fare ciò
    con la coscienza che tali comportamenti potrebbero arrecare danno al
    proprio amato figlio. È infatti istinto naturale di un genitore
    salvare il proprio figlio anche a costo della propri vita. Un genitore
    che vedrebbe il figlio annegare in un fiume si butterebbe in acqua per
    tentare di salvarlo anche se egli non sapesse affatto nuotare. Per cui
    nei casi in cui un genitore tenta di alienare il figlio all’altro
    in realtà deve avere un grave problema psicologico che non gli fa
    vedere che il bambino sta soffrendo perché nessuno mai farebbe una
    azione verso un’altra persona se quel l’azione in qualche modo
    anche se indirettamente potesse nuocere al proprio figlio. Di
    conseguenza mi viene difficile potere credere che un genitore pur
    spinto da un odio estremo verso l’altro genitore, anche se avesse
    mille volte ragione di provare questo rancore, potesse essere così
    perfido da immolare il proprio figlio per nuocere all’altro
    genitore.

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