La cura del girasole per superare la PAS – prof. Francesco Montecchi

La Cura del Girasole-Onlus” è una associazione senza scopo di lucro coordinata dal prof.  Francesco Montecchi impegnata nella cura del disagio emotivo infanto – adolescenziale, del giovane adulto e della famiglia.
In questo documento pubblicato sul sito dell’associazione si evidenzia la pericolosità della PAS.  La ONLUS offre consulenza clinica ai genitori e ai bambini con possibilità progetti terapeutici ai bambini e famiglie.
Francesco Montecchi è specialista in Neurologia e Psichiatria, Neuropsichiatria infantile e Criminologia Clinica. Gia primario di Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma e professore a c. presso l’Univ. La Sapienza.  Analista junghiano, didatta nelle scuole di psicoterapia dell’AIPA (Ass.It.di Psicologia Analitica) dell’AISPT (Ass. Ital. Sand play therapy), dell’ ITRI (Ist.Terapie Relazionali Integrate).

Fonte:  Sito ufficiale dell’associazione

 

Conflittualità genitoriale e disagio dei figli

Genitori reali e immagini genitoriali interne

Fin dalla antichità l’organizzazione familiare ha permesso agli individui di avere una struttura sociale che garantisse la loro esistenza. Nonostante esistano vari modelli di famiglia, l’esperienza di avere dei genitori che provvedono allo sviluppo dei figli è un’esperienza comune alla maggior parte delle culture, un’esperienza radicata negli strati più profondi della psiche, che costituisce un modello organizzativo.

Le immagini genitoriali interne fanno parte della costruzione strutturale psichica di ogni individuo ed assumono importanti funzioni di guida nella conservazione dell’equilibrio psico-sociale. Nel corso della propria vita i bambini non hanno bisogno dei genitori solo per essere accuditi nelle loro necessità concrete, ma hanno la necessità di stabilire un solido rapporto con entrambi i genitori in grado di attivare i modelli interni del padre e della madre che, presenti come predisposizione interna, sono innescati dal rapporto reale. L’attivazione di questi modelli genitoriali interni, definiti da Jung (1935-54) “archetipi” è inoltre strettamente connessa ai modelli di maschile e femminile, plasmando il modo in cui il bambino vivrà le future relazioni affettive

Tanto i futuri rapporti sociali, quanto la futura realizzazione del proprio ruolo di madre o di padre sono strettamente connessi al rapporto con i genitori reali e con i modelli interni che essi hanno attivato, sono,pertanto, determinanti per la costruzione del mondo interno del figlio.L’alterazione e l’interruzione di questo processo può determinare delle carenze nell’assunzione della propria funzione sociale e genitoriale.

Questi considerazioni teoriche ci aiutano a comprendere quanto sia essenziale per lo sviluppo del bambino poter mantenere il rapporto con entrambi i genitori

La Sindrome da Alienazione Parentale (SAP) o Mobbing familiare

Consiste in manovre attuate con successo dal genitore affidatario per alienare il figlio dal genitore non residente., il bambino dopo essere stato sottoposto ad un efficace condizionamento:è “dominato dall’idea di denigrare e disapprovare uno dei  genitori in modo ingiustificato e/o esagerato” (Gardner, 1989) e ne rifiuta la frequentazione

La SAP è una delle forme di abuso cui si sta recentemente prestando attenzione ,è una violenza psicologica a  cui sono sottoposti i figli di genitori, la cui relazione di coppia sia estremamente conflittuale, un fenomeno che coinvolge un numero molto ampio di bambini.

In queste separazioni accade frequentemente che un genitore presenti l’altro come una persona cattiva, pericolosa, equivoca, disturbata, valutazioni ostentate davanti al bambino, costringendolo a scegliere e schierarsi dalla parte di un genitore, rifiutando contemporaneamente l’altro, una scelta che porta alla perdita affettiva di genitore e che viene vissuta dal bambino come un lutto da lui stesso causato

Costretto a fare affermazioni in cui parla in termini esclusivamente positivi di un genitore o totalmente negativi dell’altro, il bambino non attacca solo il genitore reale, ma anche la corrispondente immagine interna. Il genitore che favorisce questi atteggiamenti scissi, non si rende conto del proprio potenziale danneggiante, né comprende che quando il figlio si accorgerà di essere usato, la sua fiducia nel genitore ne sarà danneggiata e con essa anche l’immagine interna. In tal modo il vissuto di perdita e di danneggiamento, riguarderà le immagini interne di entrambi i genitori.

Quando un bambino è costretto a negare e a rinunciare a uno dei due genitori, non rinuncia solo alla persona fisicamente percepibile, ma anche all’attivazione dell’immagine interna corrispondente a quella persona. La distruzione dell’immagine di un genitore si correla poi al danneggiamento dell’immagine dell’altro genitore.

La distruzione delle immagini genitoriali determina importanti effetti negativi sulla personalità del bambino. L’esperienza clinica mostra come l’esclusione del genitore, la svalutazione del genitore allontanato, la continua messa in dubbio della fedeltà del bambino sono situazioni che, protratte nel tempo, portano allo sviluppo di numerose psicopatologie infantili. Per non essere sopraffatto dall’angoscia, il bambino utilizza spesso meccanismi difensivi di scissione e negazione, responsabili nei casi più gravi di strutturazioni psicotiche. I vissuti di perdita e lutto e le angosce abbandoniche orientano invece la personalità verso forme depressive.

Quando poi il bambino è spinto a rinunciare all’incontro con il genitore non affidatario, spesso il padre, ciò non è dovuto al timore o al rifiuto delle sue caratteristiche personali e del loro rapporto, ma alla percezione di non potersi appoggiare a lui e alla paura di perdere l’appoggio del genitore affidatario, percepito non come il migliore genitore, ma come il genitore più forte.

Il rifiuto-perdita di un genitore è percepito dal bambino come un abbandono, ai suoi occhi inoltre il genitore è colpevole di non esser sufficientemente forte da non farsi escludere. L’introiezione di un vissuto di abbandono attiva poi l’ansia e il timore di essere abbandonato anche dall’altro genitore. Si innesca in tal modo una catena che porta ad una difficoltà o incapacità a stabilire rapporti affettivamente importanti per il timore di essere sempre abbandonati.

La nostra esperienza ci porta ad affermare che, salvaguardate le esigenze di protezione del bambino, risulta meno dannoso il confronto con un genitore reale, che ne permetta di metterne a fuoco ed elaborarne gli aspetti positivi e negativi, piuttosto che l’eliminazione di una figura essenziale allo sviluppo. Di fronte a un genitore assente o poco conosciuto, il bambino invece di confrontarsi con i limiti del genitore, provando a integrarne le caratteristiche, può reagire demonizzandolo e rifiutandolo, o, al contrario, idealizzandolo. In ogni caso la sua immagine genitoriale rimarrà scissa e il bambino non potrà utilizzare il rapporto con il genitore per modificare l’attivazione unilaterale dell’aspetto positivo o negativo dell’archetipo materno o paterno.

Un ulteriore problema, che emerge nelle separazioni conflittuali, è quello degli abusi sessuali. Recentemente si sta assistendo a un incremento delle accuse di abusi sessuali compiuti dal padre o dal nuovo partner della madre, oppure all’accusa di far assistere il bambino ai rapporti sessuali tra un genitore e il suo, o i suoi partner. Queste accuse a volte hanno un fondamento di verità, a volte però sono la proiezione e l’attribuzione all’altro coniuge di proprie fantasie o paure, percepite come reali, altre volte sono invece una accusa consapevolmente espressa, anche se non vera, utilizzata per colpire, aggredire e danneggiare l’ex marito e in qualche raro caso la ex moglie. Il bambino/a, specie se di età prescolare, subisce le descrizioni del genitore accusante, vi si identifica, assumendole, come vere. In questi casi anche se non c’è stato un vero e proprio abuso sessuale, viene comunque operata una violenza psicologica.

La sofferenza o i veri e propri sintomi che il bambino manifesta quando deve separarsi da un genitore, o quando torna a casa, dopo la frequentazione dell’altro genitore, possono essere riletti in modo distorto. Ad esempio, possono essere considerati un segnale che il bambino vuole rimanere con il genitore da cui si distacca (considerazione buona), o come la chiara dimostrazione che il figlio non vuole andare dall’altro genitore (considerazione cattiva); il disagio del bambino può anche essere letto come il segno di quanto sia nociva la frequentazione dell’altro genitore. In questi casi i genitori non si rendono conto che il disagio e i sintomi del bambino esprimono i sentimenti penosi che questi sperimenta quando, trovandosi al centro del conflitto dei genitori, si sente devastato dal senso di colpa di star bene con un genitore e dal timore che questo suo affetto e attaccamento offendano l’altro genitore.

L’iter processuale collude con le tendenze della coppia a relazionarsi in termini di giusto/ingiusto, bravo/inefficiente, vittima/carnefice; che spesso inasprisce il conflitto, innescando una escalation, in cui entrambi i genitori preferiscono illudersi di fare il bene del figlio attraverso il raggiungimento della vittoria legale, piuttosto che aiutarlo in termini medici e psicologici. Un intervento terapeutico che porti a un cambiamento del figlio li costringerebbe invece a rinunciare al suo uso e al suo possesso, e li solleciterebbe a guardarsi dentro e a chiedersi cosa sottende certe ostinate iniziative fatte in nome del bene dei figli.

Va quindi incoraggiata, anche negli ambienti legali e giudiziari, una cultura che promuova l’utilizzazione della consulenza psicologica per il disagio dei figli e delle coppie in conflitto. L’obiettivo di queste consulenze è definire e valorizzare “lo spazio dei figli”, aiutando i genitori a rileggere il loro conflitto in termini di disagio psichico, disinvestendo le energie dalla battaglia legale e utilizzandole per gestire la separazione in modo da non danneggiare i figli.

* proporre un approccio teso sia alla protezione dei bambini e alla difesa delle immagini genitoriali interne e della famiglia interna, sia al recupero della genitorialità, al fine di favorire uno sviluppo psico-affettivo del bambino, per quanto possibile, sufficientemente adeguato;

* intervenire sulla famiglia reale e sulle potenzialità del nucleo familiare, qualora siano presenti nella famiglia delle risorse trasformative.

 Il contributo della “Cura del Girasole- Onlus

Il Centro Clinico di Roma ,via Gregorio VII può offrire consulenza clinica ai genitori e ai bambini con possibilità progetti terapeutici ai bambini e famiglie

Accoglienza telefonica psicologica tel. 06-39911284  Segreteria tel. 06-6381992 onlus@lacuradelgirasole.it

A cura di
Francesco Montecchi Neuropsichiatria, psicologo-analista
tel.0639376484 mail montecchif@lacuradelgirasole.it 

Tratto dal libro di F. Montecchi:
Dal bambino minaccioso al bambino minacciato. Gli abusi sui bambini e la violenza: prevenzione, rilevamento e trattamento ” – Franco Angeli Editore

Fonte: http://lnx.lacuradelgirasole.it/

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5 comments for “La cura del girasole per superare la PAS – prof. Francesco Montecchi

  1. katia
    7 aprile 2014 at 11:59

    Buon giorno
    sono una madre a cui sono state tolte le figlie, da un anno e mezzo circa, attualmente hanno 26 e 20 anni, purtroppo sono grandi e non posso fare intervenire il giudice, dopo il primo momento di dolore lancinante e trapanante nel cuore e nella testa (pensavo le drogasse) ho cominciato a girare ed informarmi come era possibile fare questo con due figlie grandi e mi hanno spiegato che è la stessa tecnica che usano i leader delle sette, se può riuscirci uno sconosciuto con delle persone estranee, a maggior ragione può riuscirci un padre con le sue figlie perché usa il loro amore…..sono disperata, ma non per il fatto che mi trattano male, mi prendono a brutte parole e non vogliono vedermi, ma perché vedere due ragazze carine, intelligenti, amorose nei miei confronti trasformate in due “mostri”, mi fa tanto male e sentirmi impotente mi distrugge.
    il mio rapporto con loro era consolidato, pieno di affetto e dedizione da ambo le parti, lui è riuscito a mettermele contro, a farmi odiare e dire addirittura parolacce a me ed a tutti i miei amici e parenti, le ha allontanate da tutti…
    sono disperata e cerco continuamente qualcuno o qualcosa che mi possa aiutare, una strategia da adottare…..forse un miracolo….. soffro tantissimo, ma è un eufemismo, mi sento lacerare da dentro non per quello che mi dicono o mi fanno, ma vedere due ragazze carine, di talento, affettuose, educate trasformate in due cani rabbiosi, mi fa morire ed anche avere voglia di morire…
    se ne è andato lui da casa, vive con un’altra, mi ha rubato tutti gli oggetti d’oro, anche quelli appartenuti alla mia famiglia di origine, mi ha portato via due case, una con una truffa e l’altra ci ha mandato le mie figlie mandandole via da casa dove vivevano con me (mi ha fatto staccare la corrente e con questa scusa le ha fatte andare via) loro non mi aprono più. vi prego se potete aiutatemi, non ho più momenti di serenità, a volte non riesco neanche più ad andare al lavoro, mi stà distruggendo.
    Nonostante questo continuo a mandare regali (che lascio fuori la porta di casa) e/o messaggi a cui mia figlia grande (la più fragile) non risponde più da oltre un anno, la piccola con la quale riesco a volte ad avere qualche contatto, sono riuscita a vederla per il suo compleanno lo scorso 9/03.
    Le scrivo solamente per avere una strategia operativa, un consiglio, una speranza
    grazie
    katia

  2. Paolo pozzetti
    2 agosto 2014 at 10:35

    Mi hanno denunciato all’ordine per un mio articolo sulla PAS presente qui e anche su google. Sono stato aggredito verbalmente dal mio CTU durante una sessione di indagine per l’affidamento con testuali parole “La PAS NON ESISTE ancora a credere a questa cosa assurda, la smetta e lei è pure un collega!”.
    Detto ciò ho detto tutto.
    Cordiali Saluti

  3. admin
    5 agosto 2014 at 07:47

    Un avvocato che ha fatto abusare ed alienare bambini con false accuse sta cercando di difendersi attaccando con denunce all’ordine e penali gli operatori che hanno cercato di proteggere i bambini relazionando che erano vittima di PAS. Anche tutte queste accuse sono cadute.

  4. Lalla63
    4 ottobre 2014 at 10:09

    Carissima Katia, mi trovo anch’io in una situazione simile,Ho un figlio di 20 anni e una di 16 da sempre abbiamo avuto rapporti conflittuali con mio marito,ma anche progetti a lungo termine come una casa meravigliosa progettata nei minimi particolari,viaggi,( l’ultimo fatto appena 15 gg.fa). belle cose e….il tormento .Prima a Novembre 2013, mio marito se ne è andato per un anno con mio figlio, creando il un disagio ancora maggiore in mia figlia che era rimasta con me , e che si è sentita abbandonata dal padre e dal fratello,poi considerati questi e altri problemi, mi sono affidata ad una psicologa che a mio avviso ha peggiorato le cose dicendoci che andando a vivere in questa nuova casa,dove io desideravo comunque e speravo di ritrovare serenità,avremmo appunto trovato spazi nuovi aria fresca che avrebbe probabilmente risolto la situazione,.. La stessa inoltre,mi ha vivamente consigliato di parlare di meno, per non alimentare discussioni in famiglia,conclamando cosi ‘le mie responsabilità nei litigi, ha cercato di trovarmi una patologia compulsiva a tutti i costi, per gli oggetti che avevo in casa tipo i libri e i ricordi dei ragazzi quando erano piccoli, mi ha detto di lasciare vagare tutta la notte la ragazzina per casa perchè la opprimevo secondo lei,, mi ha accusato di essere una sorta di persona ossessionata dagli animali in casa (avevamo e li abbiamo ancora 3 gatti di circa 10 14 anni, e 3 cani di cui una da 7 anni e gli altri 2 husky da pochi mesi,I cani tutti presi da mio marito che odia peli!!!!! ma l’ossessione secondo lei era mia!!!),Insomma ha accusato me di tutto, tanto che mi pareva di essere in un tribunale piu’ che in uno studio medico a cui mi ero rivolta chiedendo aiuto,Ci siamo comunque trasferiti i questa villa ma non era contento comunque di nulla, continuando ad andare dalla psicologa tutti e 4.Nel frattempo non si sa come mio marito ha tessuto bello indisturbato la sua tela……Lo scorso giugno mia figlia viene rimandata a 3 materie,ovvio che la responsabilità è ricaduta non si sa come su di me, prende la bimba fa le valigie e la porta nella vecchia casetta per 3 mesi e……..per me l’inferno lacerante che ti toglie ogni forza, che avevo vissuto l”anno precedente. Attualmente sono tornati in questa casa senza riportare i vestiti, sono in una situazione molto precaria, nel senso che non so dove saro’ domani , dove saranno loro 3 perchè ovunque andrà lui , sicuro che lo seguiranno, la casa è della sua società, non ho ancora qui la residenza, non ho reddito mio e tutti i giorni nonostante ce la metta tutta non sono mai abbastanza nemmeno per i miei figli dai quali ricevo ingiurie, bestemmie,denigrazioni anche in presenza di lui,tanto non interviene in mia difesa, anzi aggiunge,non rendendosi conto che ha già rovinato loro rendendoli due persone insoddisfatte di tutto…Lui che in passato urlava, bestemmiava,quando a volte i figli non andavano a scuola ci ha fatto passate della mattinate urlando che sarebbe andato via di casa facendo in modo cosi’ di farci sentire in colpa (cosa non fa il potere!!)e tanto altro… Adesso pacatamente alle 6.00 di mattina, se resto 5 minuti in piu’ a letto,il buongiorno me lo da minacciandomi con varie frasi del tipo “Perchè non cominci a comprarti un paio di scarpe rosse?” oppure “Scegliti uno dei pozzi,cosi’ ti ci metto” o ancora ” Vedo già dove mettere le tombe dei cani e dei gatti”….Sicuramente chi leggerà, mi giudicherà pazza, ho sbagliato a non prendere ani fa la situazione in mano quando ancora i figli erano con me,ma speravo, nel bene e nel male di risolvere con amore, e cosi’ mi sono ritrovata da avere progetti e sogni a questa situazione,negli ultimi 2 anni e non so come uscirne.,Prima c’erano speranze per ricominciare….adesso vivo nel terrore che i miei figli vadano con lui. A quel punto non avro’ piu’ il minimo controllo su cio’ che succede ai miei figli e a parte il dolore che ho provato, ho paura che li il controllo di loro da parte del padre li porti alla distruzione di se stessi. Vi prego datemi qualche consiglio, grazie!

  5. batman
    27 novembre 2015 at 08:33

    Cerchi di contattare Montecchi attraverso la sua email personale, questo blog non ha collegamenti diretti con le persone citate e si limita a raccogliere documenti già disponibili su Internet.

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