Intervista al presidente di Associazione Itaca Maurizio Cottone

I fatti di Cittadella (Padova), quando un bambino venne prelevato da scuola dalle forze dell’ordine per eseguire un provvedimento di affidamento al padre, hanno posto all’attenzione pubblica la famosa “sindrome da alienazione parentale” che ha però scatenato la bagarre tra avvocati, medici, giudici e psicologi. L’esistenza di una sorta di “lavaggio del cervello” operato da un genitore sul figlio nei confronti dell’altro genitore non sarebbe per molti scientificamente rilevabile. Se ne è occupato tra gli altri Giovanni Camerini, uno dei maggiori psichiatri forensi d’Italia (intervistato da Romagna Mamma di recente), uno dei relatori all’incontro in programma domani (25 ottobre 2013) alle ore 17 nella sala del Buonarrivo di Rimini (corso d’Augusto, 231). Un incontro dedicato proprio alla sindrome da alienazione parentale (sottotitolo; “Il figlio è un bene comune”) e organizzato, nell’ambito del Mese delle Famiglie, dall’associazione Itaca. Insieme agli avvocati matrimonialisti Salvatore Di Grazia e Lucia Varliero, interverrà anche il presidente Maurizio Cottone.
Presidente, qual è lo scopo della conferenza di domani?
“Ribadire l’importanza che per i figli ha il mantenimento di rapporti stabili con entrambi i genitori al momento della separazione. La Cassazione ha tolto la parola ‘sindrome’ perché l’alienazione parentale è un concetto controverso, senza ancora una validità scientifica. Fatto sta che noi vogliamo puntare l’attenzione sulla prevenzione di ogni deviazione in tal senso: è un danno per la crescita dei bambini l’affidamento a uno solo dei genitori”.
E nel caso ci siano violenze e abusi?
“Si tratta di un discorso a parte, e comunque minoritario. Il 90% delle separazioni avviene per problemi e incompatibilità tra i genitori. Sono fatti che riguardano i grandi e che non dovrebbero mettere in discussione la possibilità, per i figli, di frequentare entrambe le figure genitoriali in maniera continuativa. Vari studi hanno dimostrato che i figli, da grandi, possono recriminare ai genitori di non essere stati curati, cresciuti e seguiti nell’adeguata maniera”.
Alla luce di tutto questo, e vista la grande perplessità sull’argomento, come potremmo definire l’alienazione parentale?
“Io la definirei come quella condizione in cui si trova il bambino quando sente che uno dei due genitori è estraneo alla sua vita”.
Di chi è la colpa?
“Di tutti. Riconosco che oggi i giudici sono più attenti e sensibili al tema. Poi è chiaro che gli avvocati, nel difendere un genitore piuttosto che un altro, fanno il loro mestiere. Senza contare che sono spesso i genitori ad usare letteralmente i bambini nei contesti di separazione. Bisogna fare di tutto affinché il conflitto tra gli adulti non ricada sui piccoli. Quello di Cittadella, se vogliamo, è un paradosso: abbiamo visto un bambino traumatizzato per essere stato strappato via dai Carabinieri. Ma è solo l’estremo di una situazione che esiste eccome”.
C’è una difficoltà, da parte dei genitori, a farsi aiutare?
“Sicuramente c’è, forse per scarsa cultura e scarsa informazione. Eppure gli organi preposti esistono, basta pensare ai mediatori familiari. Se non ci si guarda intorno, si rischia di irrigidirsi su lotte di potere in cui a rimetterci, alla fine, è solo il minore”.
L’associazione Itaca lavora sull’età evolutiva. Sul versante specifico dei conflitti post-separazione come operate?
“In generale, abbiamo uno sportello gratuito in convenzione con il Comune di Rimini dedicato al disagio psichico dei giovani tra 12 e 24 anni: si chiama Progetto Calipso. Nell’ambito più specifico della psicologia forense partiremo a gennaio con un corso in quattro moduli: affronteremo il minore come autore di reato, il minore come vittima di reato, il minore nel conflitto genitoriale e la valutazione del danno e del pregiudizio in età evolutiva”.

Fonte: http://www.romagnamamma.it/

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