“Ho capito essere stata alienata a 60 anni”

Fonte: commento lasciato al nostro blog

Ho 60 anni e tre figli adulti. Ci è voluto quasi mezzo secolo per capire appieno quello che mi aveva fatto mia madre. Dopo infinita, profonda, sofferenza e una vita costantemente influenzata/tarata dalle manipolazioni e gli imprinting malati di una genitrice affetta da disturbo borderline/narcisistico di personalità posso dire di essere consapevole degli abusi psicologici e fisici a cui sono stata sottoposta.
I miei genitori,entrambi originari di in paese del nord Europa,si sono separati quando io avevo 1 anno. Non ho mai conosciuto mio padre che mi è stato dipinto come un mostro di freddezza e violenza. Mia madre mi portò,ancora in età prescolare,in Italia dove nessuno avrebbe fatto domande su ciò che si lasciava alle spalle e nessuna Autorità avrebbe messo in discussione il suo”diritto di proprietà” su di me. Allora nè io,nè lei, parlavamo l’italiano e, mentre lei cercava un nuovo marito italiano, io venivo semplicemente appoggiata e dimenticata dove capitava. La mia infanzia è stata un’infanzia abusata,isolata e senza altri familiari che mia madre e il suo nuovo, giovane, marito. Non ho mai avuto contatti con mio padre che è morto quando io ero ventenne e appena sposata. Mia madre mi ha sempre detto che, se avessi provato a contattarlo, lei mi avrebbe buttata sulla strada e nn avrebbe voluto mai più avere a che fare con me. Non ho mai avuto il coraggio di contraddirla,su questo semplicemente perchè non ero in grado di reggere,psicologicamente,ad altre delusioni e contrarietà. Adesso che lei soffre di demenza ed è ricoverata in una Residenza Assistita, dopo una vita di alcolismo capisco, dalle sue ossessive e “impaurite” domande se avessi contattato mio padre o i suoi (nuovi) figli, che mi ha raccontato bugie su di lui per tutti questi anni. Ormai è troppo tardi per qualunque cosa. Non ho conosciuto un padre che avrebbe potuto rivelarsi qualcosa di meglio del mostro che lei ha sempre descritto.Non conoscerò i miei fratelli (tutti con famiglie proprie in altri paesi)che non hanno nessun interesse a rinvangare vecchie, tristi storie.
Sono contenta che in Italia ci sia, finalmente, attenzione per il destino dei minori ed il loro diritto a conoscere ENTRAMBI i genitori e farsi un’idea autonoma di essi e della loro capacità di amare. Se mia madre fosse rimasta nel suo paese, io sarei cresciuta,senza ombra di dubbio,in una famiglia adottiva e avrei avuto, forse,una possibilità di essere amata e accudita come ogni bambino merita. Nel paese da cui provengo la valutazione delle situazioni a rischio per i minori veniva fatta da un Ente apposito già negli anni ’60. Alla ragazza della lettera di apertura posso solo consigliare di informarsi e compiere un duro,ma fruttuoso per la propria crescita personale,lavoro di ricerca su se stessa e la personalità psicologica dei suoi genitori. E’ un percorso lunghissimo ed irto di ostacoli e rovesci. A volte dura letteralmente una vita. Ma è l’unico che serve a sopravvivere.

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