Genitori separati: non si coinvolge il figlio nel conflitto – BENEDETTA DI BERNARDO

(16.5.2018) Perché vi sia alienazione genitoriale servono due elementi: “indottrinamento” del figlio, da parte di un genitore a pregiudizio dell’altro, e l’adesione acritica (e inconsapevole) del figlio alla posizione del genitore alienante

Fonte/Credits: www.repubblica.it

“Chiedilo a tuo padre perché ci ha abbandonati”. “E’ colpa di tua madre se quest’anno non potrai più frequentare il corso di nuoto”. “Se domani non te la senti di andare con lui dai nonni, diciamo a tuo padre che hai l’influenza”. “Se mamma ti sgrida, registrala con il cellulare, sarà un segreto tra noi”. Queste sono solo alcune, peraltro tra le più innocue, manifestazioni di quella odiosa ma dilagante forma di irresponsabile coinvolgimento dei figli nel conflitto genitoriale.

Tra una rivendicazione economica e una domanda di addebito, infatti, capita troppo spesso che i minori vengano coinvolti, anzi travolti, dalle insane dinamiche che un amore finito lascia dietro di sé. In men che non si dica, i bambini cambiano ruolo: da spettatori inermi delle quotidiane e reciproche recriminazioni tra mamma e papà, ad attori protagonisti della scena del crimine. Piccoli strumenti nelle mani sapienti dell’uno, potentissime armi scagliate contro l’altro, costretti a portare sulle loro piccole spalle il peso insopportabile del conflitto di lealtà. A scegliere da quale parte stare.

E’ così che, silenziosa e subdola, l’alienazione di un genitore per mano dell’altro si insinua fra le mura domestiche e, in uno stillicidio quotidiano e programmatico, contamina i pensieri dei figli, ne sovverte gli equilibri, ne sgretola le certezze, ne lacera i sentimenti.  Queste dinamiche vengono comunemente ricondotte al fenomeno dell’alienazione genitoriale: un vero e proprio abuso da parte di un genitore, accecato dallo spirito di rivalsa sull’altro, con buona pace del diritto dei figli alla bigenitorialità, che imporrebbe, invece, di preservare l’altra figura genitoriale e di garantire un rapporto costante e sereno con i figli.

Le forme nelle quali può attuarsi e manifestarsi l’alienazione genitoriale sono così tante che sfuggono a una precisa elencazione e descrizione. Quelle più gravi – che, tramite un vero e proprio “arruolamento” del minore a difesa di un genitore, portano alla radicale emarginazione dell’altro – degenerano nella c.d.PAS (sindrome di alienazione parentale), ancora non del tutto scientificamente delineata e oggetto di accesi dibattiti in ambito psico-forense.

Affinché si possa parlare di alienazione genitoriale, in ogni caso, è necessaria l’esistenza di due elementi essenziali, correlati fra loro da uno stretto rapporto di causa/effetto: l'”indottrinamento” del figlio, da parte di un genitore a pregiudizio dell’altro, e l’adesione acritica (e inconsapevole) del figlio alla posizione del genitore alienante, del quale diventa, suo malgrado, il complice ideale. Così il bambino, in un’indebita sovrapposizione di ruoli, di età e di vissuti, si sente in dovere di schierarsi e si associa alla campagna denigratoria del papà contro la mamma, o della mamma contro il papà.

Questo allarmante fenomeno è del tutto trasversale, non guarda né all’estrazione sociale, né al titolo di studio, né alla provenienza geografica dei genitori, e va affrontato in modo serio e consapevole dagli “operatori del settore”: avvocati, psicologi, giudici, consulenti tecnici, insegnanti, che hanno il dovere di informarsi, di responsabilizzarsi, di riconoscere per tempo i segnali di un’alienazione genitoriale in atto, e, soprattutto, di disincentivare il genitore responsabile. Anche a costo di rinunciare a un incarico o di fare un passo indietro nel conflitto giudiziario. Perché questa guerra, dove le armi sono proprio loro, infligge ai minori ferite invisibili che si porteranno dentro per il resto della loro vita, anche quando le rivalse tra papà e mamma scemeranno, anche quando le pretese economiche saranno soddisfatte, anche quando, e questo è il pericolo nel pericolo, saranno a loro volta genitori.

Avv. Benedetta Di Bernardo (Studio Legale Bernardini de Pace)

 

Fonte/Credits: www.repubblica.it

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4 comments for “Genitori separati: non si coinvolge il figlio nel conflitto – BENEDETTA DI BERNARDO

  1. Ettore
    16 maggio 2018 at 20:05

    Tutto questo è reso possibile da un sistema che non.funziona. il tribunale dei minori, i sevizi sociali dovrebbero essere aboliti. Come si può consentire che un genitore non veda il figlio per anni? Io non vedo mia figlia da due anni nonostante esposti denunce e istanze . Italia scheisse

  2. chiara
    17 maggio 2018 at 10:29

    fino a quando ci sara’ uno stato che tutele le madri e non i figli ci sara’ sempre un genitore alienato..puoi lottare tutta la vita ma i danni subiti dal figlio non si potranno mai risolvere grazie ad una lentezza burocratica schifosa, perche non puo essere che tra un udienza e l’altra possano passare 8 mesi, 8 anni di processo , e intanto il figlio ha gia 11 anni e la sua infanzia se l’è giocata tutta…

  3. Piera
    21 maggio 2018 at 06:28

    Un fenomeno che riguarda anche le madri, ma noto che invece che cercare soluzioni, mi trovo a leggere di professionisti negazionisti che lavorano a sfavore e di gruppi di padri che odiano le donne/madri e intendono l’alienazione solo a loro uso. Riguarda madri e padri. Prima comprendiamo l’esistenza e la dinamica, prima in solidarietà si potrà trovare un modo per aiutare o figli alienati

  4. batman
    21 maggio 2018 at 07:53

    Questo blog tratta dell’alienazione come problema che riguarda i figli e riporta storie e casi di madri alienate in misura pari a casi di padri alienati. Dal numero dei commenti che riceviamo sembra quasi che le madri siano di più dei padri, e questo ci fa capire che abbiamo scelto il giusto approccio. In ogni modo sta per uscire una ricerca italiana e internazionale che cerca di stimare i numeri, appena sarà disponibile la pubblicheremo.

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