La “folie à deux” o psicosi condivisa

 

I bambini colpiti dalla Sindrome di Alienazione Genitoriale possono giungere ad avere una relazione di folie à deux con il genitore alienante.

Si tratta di un disturbo psicotico indotto, la cui manifestazione essenziale è un sistema delirante che si sviluppa in una seconda persona conseguentemente ad una relazione molto stretta con un altro soggetto (il caso primario) che abbia già un disturbo psicotico con rilevanti deliri.  I deliri hanno di solito contenuto persecutorio.

Ai fini della diagnosi è anche necessario che i temi e i motivi della psicosi siano simili. Il caso più comune  è quello della follia imposta in cui il soggetto psicotico primario domina la relazione patologica ed impone gradualmente il suo sistema delirante all’ altro, più passivo ed inizialmente sano.

Il paziente con Disturbo Delirante Paranoide ha una personalità di base caratterizzata da insicurezza, sfiducia nel prossimo, tendenza alla riservatezza ed alla ostilità, elevato livello d’ansia, immaturità con difese di tipo infantile (negazione e proiezione). Questo rigido tratto di personalità viene rafforzato ed “organizzato” dal vissuto della fase premorbosa, l’estrema povertà di rapporti umani che coinvolge il paranoico favorirà infine la comparsa di un fattore precipitante che renderà manifesto il delirio. Solitamente l’inizio della sintomatologia è lento e insidioso, il paziente manifesta un senso di stranezza e perplessità ed inizia a cristallizzare un qualche tipo di delirio quando diviene intollerante allo stato di incertezza e di isolamento che egli stesso ha creato. Nella maggioranza dei casi l’età di insorgenza è tra i 40 e i 55 anni, il decorso è variabile, da alternante (fasi crescenti e decrescenti di coinvolgimento delirante) a cronico. Rara è la compromissione del funzionamento intellettivo e professionale; seriamente compromesse, invece, risultano tutte le relazioni interpersonali.

Come per la PAS, la terapia richiede di solito la separazione delle persone coinvolte per un periodo di circa 1-2 anni.   La riunificazione può essere tentata prima, a seconda della velocità con la quale il soggetto secondario [il bambino] riesce a sviluppare le proprie strutture che gli consentano di resistere alla fusione psicologica con il soggetto primario [il genitore patologico].  Il progresso può essere misurato osservando contatti periodici.

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