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	<title>Alienazione Genitoriale</title>
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	<description>Un orribile abuso contro i bambini</description>
	<lastBuildDate>Sat, 19 May 2012 17:33:53 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Rimedi per l&#8217;alienazione parentale &#8211; Cathopedia</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 17:32:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Di seguito la sezione sui trattamenti dell&#8217;alienazione parentale pubblicata da Cathopedia. Cos&#8217;è Cathopedia? E&#8217; una nuona enciclopedia on line che attualmente conta circa 9000 voci, la maggiore parte su tematiche a carattere religioso. Recentemente ha pubblicato un lungo articolo dedicato al tema dell&#8217;alienazione parentale, un argomento che all&#8217;enciclopedia interessa in quanto conseguenza del divorzio sui figli. Di seguito la sezione sui rimedi per l&#8217;alienazione parentale: Possibili trattamenti (fonte: Alienazione parentale da Cathopedia) La maggior parte dei contributi degli studiosi riguardano la fase di riconoscimento e descrizione del fenomeno. Vi sono comunque ricercatori che hanno testato metodi di trattamento dei minori finalizzati a rendere possibile l&#8217;avvio di una normale relazione tra il minore e il genitore rifiutato anche nei casi di alienazione grave. Un metodo è il programma Family Bridges elaborato da Warshak et al. [1] Si tratta di un programma di formazione che utilizza gli strumenti delle scienze sociali per aiutare bambini e adolescenti gravemente alienati a dare corso alle decisioni del tribunale che li colloca presso il genitore rifiutato. In sostanza è un periodo della durata di circa 3 o 4 giorni che il minore deve passare insieme con il genitore rifiutato in un villaggio vacanze o altra struttura attrezzata in modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-3877" title="catho" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/catho1-300x293.png" alt="" width="300" height="293" />Di seguito la sezione sui trattamenti dell&#8217;alienazione parentale pubblicata da <strong><a href="http://it.cathopedia.org/wiki/Alienazione_parentale">Cathopedia</a></strong>.</p>
<p>Cos&#8217;è Cathopedia? E&#8217; una nuona enciclopedia on line che attualmente conta circa 9000 voci, la maggiore parte su tematiche a carattere religioso. Recentemente ha pubblicato un lungo articolo dedicato al tema dell&#8217;alienazione parentale, un argomento che all&#8217;enciclopedia interessa in quanto conseguenza del divorzio sui figli.</p>
<p>Di seguito la sezione sui rimedi per l&#8217;alienazione parentale:</p>
<blockquote><p><strong>Possibili trattamenti<br />
</strong><em>(fonte: Alienazione parentale da <a href="http://it.cathopedia.org/wiki/Alienazione_parentale">Cathopedia</a>)</em></p>
<p>La maggior parte dei contributi degli studiosi riguardano la fase di riconoscimento e descrizione del fenomeno. Vi sono comunque ricercatori che hanno testato metodi di trattamento dei minori finalizzati a rendere possibile l&#8217;avvio di una normale relazione tra il minore e il genitore rifiutato anche nei casi di alienazione grave.<br />
Un metodo è il programma <em>Family Bridges</em> elaborato da <strong>Warshak et al. </strong>[1]</p>
<p>Si tratta di un programma di formazione che utilizza gli strumenti delle scienze sociali per aiutare bambini e adolescenti gravemente alienati a dare corso alle decisioni del tribunale che li colloca presso il genitore rifiutato. In sostanza è un periodo della durata di circa 3 o 4 giorni che il minore deve passare insieme con il genitore rifiutato in un villaggio vacanze o altra struttura attrezzata in modo adatto. Nel corso della vacanza il minore e il genitore partecipano insieme a varie iniziative formative in cui vengono presentati alcuni semplici concetti di psicologia applicata. Nella prima fase si affrontano i temi delle relazioni genitori-figlio, dell&#8217;effetto della pressione sociale del gruppo e i paradossi della percezione. Vengono presentati anche dei video che illustrano gli stessi concetti con apposite scenette. Altre fasi del programma prevedono di affrontare direttamente la tematica del divorzio e della risoluzione dei conflitti. Secondo i ricercatori, l&#8217;efficacia del corso è stata verificata in 22 su 23 minori, che avevano riattivato una positiva relazione con il genitore rifiutato.</p>
<p>Un metodo simile a quello di Warshak è stato elaborato in modo indipendente da <strong>Sullivan, Ward e Deutsch</strong>.[2] Il programma <em>Overcoming Barriers</em> è basato sulla formula della vacanza e la principale differenza rispetto al programma Family Bridges è che prevede la partecipazione di ambedue i genitori assieme al minore. Questo implica che il programma si può applicare solo ai casi in cui il genitore favorito collabora e quindi in genere l&#8217;alienazione del minore è di grado lieve o medio.</p>
<p><strong>Craig Childress</strong>, uno psicologo che opera a Pasadena in California, ha elaborato un metodo di trattamento dell&#8217;alienazione genitoriale basato su una teoria che non classifica l&#8217;alienazione genitoriale come disturbo psicologico autonomo.[3]<br />
Childress propone di inquadrare il fenomeno in alcune figure già comprese nel manuale diagnostico DSM come <strong>patologia psichiatrica del genitore alienante</strong> che viene trasmessa al minore alienato. Childress ritiene che la causa prima del problema vada cercata in una relazione patologica instaurata nell&#8217;infanzia dal genitore alienante con uno dei suoi genitori. Il rimedio proposto da Childress viene definito <strong>Strategic-Beahvioural-System Intervention</strong> e mira a modificare il significato del comportamento del minore per permettergli di sviluppare una positiva relazione con il genitore rifiutato senza &#8220;tradire&#8221; l&#8217;alleanza e il senso di lealtà con il genitore alienante. La chiave è la ridefinizione degli assetti di potere della situazione (interpretata nello schema concettuale del Family System). La ridefinizione consiste nel subordinare l&#8217;ampiezza dei tempi che il minore potrà trascorrere con il genitore alienante alla sua disponibilità ad assumere atteggiamenti migliori nei confronti del genitore rifiutato. In questo modo il minore si sentirà &#8220;scusato&#8221; per il suo &#8220;tradimento&#8221; dell&#8217;alleanza con il genitore favorito, perché il suo comportamento con il genitore rifiutato sarà ridefinito come passaggio obbligato opportunistico per ricongiungersi con il genitore favorito.</p>
<p><strong>Edward M. Stephens</strong> ha messo a punto un trattamento per i minori vittime di alienazione genitoriale di grado grave che viene effettuato presso il Rye Hospital, una struttura accreditata presso lo Stato d New York.[20] Dopo che una accurata diagnosi ha accertato la vera natura dei problemi del minore, lo staff del centro prende in carico il caso che viene trattato concentrandosi soprattutto sui sentimenti del minore nei confronti del genitore rifiutato e nei confronti del genitore alienante. Il minore viene educato ad una sana esperienza di attaccamento per superare la distorsione indotta dall&#8217;alienazione. Quando possibile vengono effettuate sessioni di gruppo con altri minori alienati. Il trattamento viene progettato su misura in modo da adattarsi ai singoli casi, che vengono seguiti anche dopo il rientro del minore presso la famiglia.</p>
<ol>
<li id="cite_note-16"><a href="http://it.cathopedia.org/wiki/Alienazione_parentale#cite_ref-16">↑</a> Warshak, R.A. (2010). &#8220;Family Bridges: Using insights from social science to reconnect parents and alienated children&#8221;. <em>Family Court Review</em>, 48(1): 48–80, <a href="http://www.figlipersempre.it/res/site39917/res553788_Warshak10a.pdf" rel="nofollow">online</a>.</li>
<li id="cite_note-17"><a href="http://it.cathopedia.org/wiki/Alienazione_parentale#cite_ref-17">↑</a> Sullivan, M.J.; Ward, P.A.; Deutsch, R.M. (2010). &#8220;Overcoming Barriers Family Camp: A program for high-conflict divorced families where a child is resisting contact with a parent&#8221;. <em>Family Court Review</em>, 48: 115–134, <a href="http://www.figlipersempre.it/res/site39917/res553789_Sullivan10.pdf" rel="nofollow">online</a>.</li>
<li id="cite_note-18"><a href="http://it.cathopedia.org/wiki/Alienazione_parentale#cite_ref-18">↑</a> Cf. <a href="http://drcachildress.com/" rel="nofollow">il sito personale del dr. Childress</a>.</li>
</ol>
</blockquote>
<p style="text-align: center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Ma vediamo di capire meglio la fonte da cui abbiamo tratto questo articolo. Ecco come viene presentato sul sito il progetto di Cathopedia:</p>
<blockquote><p>Cathopedia si basa sul software MediaWiki, lo stesso software che è alla base del progetto wikipedia, e in particolare della sua versione italiana. Tale software permette a chi ne riceve la prerogativa di introdurre articoli, realizzare cambi, piccole e grandi correzioni,&#8230; di far crescere cioè in maniera dinamica e continua nel tempo il contenuto. A differenza di Wikipedia, che pone il vincolo del punto di vista neutrale, Cathopedia ha come caratteristica la cattolicità: gli articoli che vi appaiano rispecchiano fedelmente il punto di vista cattolico, e si candidano quindi ad essere un punto di riferimento di chi vuol conoscere la dottrina e il pensiero della Chiesa Cattolica, nella fedeltà all&#8217;insegnamento della stessa.</p></blockquote>
<p>Dunque si tratta di una enciclopedia che dichiara apertamente di essere &#8220;non neutrale&#8221;, al contrario della più conosciuta Wikipedia che fa della ricerca del “punto di vista neutrale” una vera e propria missione.</p>
<p>Ma è veramente così?</p>
<p>Proviamo a confrontare le due voci corrispondenti su alienazione parentale delle due enciclopedie (cliccare il link per leggerle direttamente):</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/catho1-300x293.png" alt="" width="50" height="49" /><br />
<em><a href="http://it.cathopedia.org/wiki/Alienazione_parentale">Alienazione parentale (da Cathopedia</a>)</em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3881" title="wikipedia-logo" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/wikipedia-logo.png" alt="" width="50" height="49" /><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_da_alienazione_genitoriale">Sindrome da alienazione genitoriale (da Wikipedia</a>)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche ad una lettura superficiale la voce di <strong>Cathopedia</strong> appare nettamente migliore sia dal punto di vista della forma che da quello della completezza della documentazione. Vengono riportate tutti i punti di vista citando correttamente le fonti.</p>
<p>Invece l&#8217;articolo di <strong>Wikipedia</strong> contiene incongruenze che emergono già ad una prima lettura, ad esempio l&#8217;uso ripetuto e ossessivo del termine “ipotetico”. La sezione più lunga è quella sulle critiche e sulle controversie. Da questi dettagli appare chiaramente come i redattori (o il redattore) di Wikipedia non vuole approfondire l&#8217;argomento, ma solo far passare un messaggio ideologico ben preciso. Il messaggio cioè che “questa cosa” (“l&#8217;alienazione genitoriale”) non esiste. <strong>Ma se una cosa non esiste, perché parlarne in un articolo sull&#8217;enciclopedia?</strong><br />
E le sorprese non finiscono qui.<br />
Se andiamo a vedere la storia della voce di Wikipedia, scopriamo che ha avuto un parto molto travagliato. Ci sono state molte discussioni su cosa includere e cosa togliere, alla fine alcune persone si sono lamentate per il clima non democratico ed hanno abbandonato il lavoro. Poi si è cominciato a lanciare l&#8217;allarme vandalismo e la discussione è stata chiusa d&#8217;autorità. Così adesso non è possibile effettuare modifiche perché la voce è bloccata.</p>
<p>Quindi Wikipedia sarà pure la paladina del punto di vista neutrale, ma la neutralità di questa voce appare sospetta sin dal modo come si presenta. Almeno la voce di Cathopedia non pretende di avere un punto di vista neutrale, dice chiaramente in quale ottica è stata scritta, e quindi il lettore sa come regolarsi. Cosa che non è possibile fare con Wikipedia.</p>
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		<item>
		<title>Documentario sull&#8217;alienazione parentale &#8220;A morte inventada&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 11:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Il film “A morte inventada” è certamente uno dei più attesi documentari nella storia del cinema Brasiliano. Il documentario sull&#8217;alienazione parentale della Caraminhola Productions, diretto da Alan Minas, è stato distribuito in Brasile il 1° aprile 2009. In Brasile il 1° aprile viene chiamato “giorno delle bugie”. “Abbiamo scelto questa data per associare l&#8217;uscita del film con le menzogne che il genitore alienante costruisce per distruggere l&#8217;immagine dell&#8217;altro genitore davanti ai figli” ha detto il produttore Daniela Vitorino. Il film colma una lacuna per il Brasile, dove le pubblicazioni sull&#8217;alienazione genitoriale sono ancora scarse e il materiale video è per lo più breve e di fonte giornalistica. In portoghese il titolo significa “La morte inventata” (la versione in inglese invece è intitolata “Fading away”). Il film descrive come il genitore alienante cerca in tutti i modi di uccidere definitivamente l&#8217;immagine dell&#8217;altro genitore utilizzando menzogne, manipolazione e lavaggio del cervello. “Speriamo che questo film possa contribuire ad suscitare nella società, in particolare coloro che sono direttamente coinvolti in questo problema, una nuova attenzione verso questa situazione caotica” dice il produttore Daniela Vitorino “Non possiamo lasciare passare troppe generazioni prima di cambiare la triste realtà dell&#8217;alienazione parentale”. &#160; Watch this video on [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/amorte1.jpg"><img class="alignright" title="amorte1" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/amorte1-286x300.jpg" alt="" width="286" height="300" /></a>Il film “<strong>A morte inventada</strong>” è certamente uno dei più attesi documentari nella storia del cinema Brasiliano. Il documentario sull&#8217;alienazione parentale della<strong> Caraminhola Productions</strong>, diretto da <strong>Alan Minas</strong>, è stato distribuito in Brasile il <strong>1° aprile 2009</strong>.</p>
<p>In Brasile il 1° aprile viene chiamato “giorno delle bugie”. “Abbiamo scelto questa data per associare l&#8217;uscita del film con le menzogne che il genitore alienante costruisce per distruggere l&#8217;immagine dell&#8217;altro genitore davanti ai figli” ha detto il produttore <strong>Daniela Vitorino</strong>.</p>
<p>Il film colma una lacuna per il Brasile, dove le pubblicazioni sull&#8217;alienazione genitoriale sono ancora scarse e il materiale video è per lo più breve e di fonte giornalistica.</p>
<p>In portoghese il titolo significa “La morte inventata” (la versione in inglese invece è intitolata “Fading away”). Il film descrive come il genitore alienante cerca in tutti i modi di uccidere definitivamente l&#8217;immagine dell&#8217;altro genitore utilizzando menzogne, manipolazione e lavaggio del cervello.</p>
<p>“Speriamo che questo film possa contribuire ad suscitare nella società, in particolare coloro che sono direttamente coinvolti in questo problema, una nuova attenzione verso questa situazione caotica” dice il produttore Daniela Vitorino “Non possiamo lasciare passare troppe generazioni prima di cambiare la triste realtà dell&#8217;alienazione parentale”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">
<div class="lyMe" id="WYL_qBAP32gQmk8" style="width:420px;height:315px;"><noscript><a href="http://youtu.be/qBAP32gQmk8"><img src="http://img.youtube.com/vi/qBAP32gQmk8/0.jpg" alt="" width="420" height="295" /><br />Watch this video on YouTube</a> Embedded with WP YouTube Lyte.</noscript></div>
<div class="lL" style="width:420px;"></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rompere il silenzio</strong></p>
<p>Il film racconta le storie drammatiche di genitori e figli che sono stati vittima dell&#8217;alienazione parentale a causa del divorzio. I genitori raccontano i loro sentimenti di anni di separazione, compleanni mancati e tentativi frustrati di rimanere in contatto con i loro figli.</p>
<p><img class="alignright" title="amorte" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/amorte-142x300.png" alt=""/>Uno dei più grandi meriti del film è quello di aver dato ai figli vittime dell&#8217;alienazione parentale, ora adulti, la possibilità di condividere, con evidente sofferenza, il loro percorso di presa di coscienza di quanto sono stati costretti a sopportare.<br />
I loro racconti parlano di rapimenti da casa in modo che il genitore alienato con potesse trovarli, di racconti di bugie senza fine, di conflitti di lealtà. Questi bambini ormai adulti condividono il modo come l&#8217;alienazione parentale ha influitio sulla loro storia e sulle relazioni con gli altri, in particolare con il genitore alienato.</p>
<p>Un altro importante contribuito è dato dagli psicologi, dagli assistenti sociali e dagli avvocati che sviluppano il tema delle cause dell&#8217;alienazione parentale e discutono le possibili soluzioni.</p>
<p><strong><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/amorte.png"><br />
</a>Fonti:</strong></p>
<ol>
<li><a href="http://gobrazil.about.com/od/brazilianfilm/a/fadingaway.htm">http://gobrazil.about.com/od/brazilianfilm/a/fadingaway.htm</a></li>
<li>Rivista Crescer: <a href="https://docs.google.com/viewer?a=v&amp;q=cache:LIyWyZYxAiEJ:www.amorteinventada.com.br/revistacrescer-25-03-2009.pdf+documentary+a+morte+inventada&amp;hl=it&amp;gl=it&amp;pid=bl&amp;srcid=ADGEESilVdId5vv2lxqzJ7UBGokMVaLujtbJLnexvdxHF8D3KH_TQTG89PA6MJ_KT1glKyEVCjbQvwPpl0BMk7S-zWqqAeMjSFmy63MlPrEAW9RR1KCyNOsfMfAn8SpRI-oQlHhiTn8Q&amp;sig=AHIEtbTUgzOq4B_dyNAjtD4LV-jlkuwNTQ">A Morte Inventada: documentário mostra pais que são impedidos de ver os filhos após separação</a></li>
<li>Sito ufficiale del film <a href="http://www.amorteinventada.com.br/english.html">http://www.amorteinventada.com.br</a></li>
<li><a href="http://www.pailegal.net/guarda-compartilhada/535">http://www.pailegal.net</a></li>
<li><a href="http://simplete.blogspot.it/2009/11/morte-inventada-foi-apresentado-em.html">http://simplete.blogspot.it/2009/11/morte-inventada-foi-apresentado-em.html</a><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/amorte1.jpg"><br />
</a></li>
</ol>
<div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alienazione.genitoriale.com%2Fdocumentario-sullalienazione-parentale-a-morte-inventada%2F&amp;text=Documentario+sull%27alienazione+parentale+%22A+morte+inventada%22+&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>Visualizzazioni dopo 11/11/11: 137]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Alienazione genitoriale in famiglia aristocratica: il caso Westmeath vs. Westmeath (1818)</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/alienazione-genitoriale-in-famiglia-aristocratica-il-caso-westmeath-vs-westmeath-1818/</link>
		<comments>http://www.alienazione.genitoriale.com/alienazione-genitoriale-in-famiglia-aristocratica-il-caso-westmeath-vs-westmeath-1818/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 May 2012 13:57:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mamme alienate]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[La prima disputa legale che presenta le dinamiche dell&#8217;alienazione parentale risale al 1818 (caso Westmeath vs. Westmeath, Londra). George Nugent, marchese di Westmeath, con sua moglie Emily Cecil aveva generato nel 1814 la figlia Rosa.  I genitori si erano separati con l&#8217;accordo che la figlia sarebbe stata affidata alla madre. Però dopo una visita della figlia il padre si rifiutò di restituirla alla moglie e la inviò presso il duca di Buckingham, suo amico, vietandone gli incontri con la madre. Successivamente  il padre e il duca avviarono con la figlia una campagna di diffamazione contro la madre. La madre cercò di vederla in due occasioni nella sua nuova casa presso il duca di Buckingham.  Solo il secondo tentativo ebbe successo e la donna riuscì a rimanere sola con la bambina per poco più di un&#8217;ora prima di essere scacciata. Rosa, la bambina, allora aveva 11 anni. Piangeva ma evitò di baciare la madre e stringerle le mano e ovviamente rifiutò di tornare a casa con lei. La madre della bambina ricordò per tutta la vita le ultime parole scambiate con la figlia.  La bambina le disse: &#8220;Papà e il duca di Buckingham mi hanno fatto capire che tipo di donna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/westmeath-arms-port-1820-revised.jpg"><img class="alignright" title="westmeath-arms-port-1820-revised" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/westmeath-arms-port-1820-revised-300x271.jpg" alt="" width="250" height="271" /></a>La prima disputa legale che presenta le dinamiche dell&#8217;alienazione parentale risale al 1818 (caso Westmeath vs. Westmeath, Londra).</p>
<p><strong>George Nugent</strong>, marchese di <strong>Westmeath</strong>, con sua moglie <strong>Emily Cecil</strong> aveva generato nel 1814 la figlia <strong>Rosa</strong>.  I genitori si erano separati con l&#8217;accordo che la figlia sarebbe stata affidata alla madre.</p>
<p>Però dopo una visita della figlia il padre si rifiutò di restituirla alla moglie e la inviò presso il duca di Buckingham, suo amico, vietandone gli incontri con la madre.</p>
<p>Successivamente  il padre e il duca avviarono con la figlia una campagna di diffamazione contro la madre.</p>
<p>La madre cercò di vederla in due occasioni nella sua nuova casa presso il duca di Buckingham.  Solo il secondo tentativo ebbe successo e la donna riuscì a rimanere sola con la bambina per poco più di un&#8217;ora prima di essere scacciata.</p>
<p>Rosa, la bambina, allora aveva 11 anni. Piangeva ma evitò di baciare la madre e stringerle le mano e ovviamente rifiutò di tornare a casa con lei.</p>
<p>La madre della bambina ricordò per tutta la vita le ultime parole scambiate con la figlia.  La bambina le disse: &#8220;<strong>Papà e il duca di Buckingham mi hanno fatto capire che tipo di donna sei. Non voglio mai più vedere la tua faccia</strong>&#8220;.</p>
<p>Fonti:<br />
<a href="http://it.cathopedia.org/wiki/Alienazione_parentale">http://it.cathopedia.org/wiki/Alienazione_parentale<br />
</a><a href="http://unknownmisandry.blogspot.it/2011/08/parental-alienation-in-1827-westmeath-v.html">http://unknownmisandry.blogspot.it/2011/08/parental-alienation-in-1827-westmeath-v.html</a><a href="http://it.cathopedia.org/wiki/Alienazione_parentale"><br />
</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alienazione.genitoriale.com%2Falienazione-genitoriale-in-famiglia-aristocratica-il-caso-westmeath-vs-westmeath-1818%2F&amp;text=Alienazione+genitoriale+in+famiglia+aristocratica%3A+il+caso+Westmeath+vs.+Westmeath+%281818%29&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>Visualizzazioni dopo 11/11/11: 91]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La storia di Bryan: “Have You Seen My Mother?”</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/la-storia-di-bryan-have-you-seen-my-mother/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:19:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Fu a metà degli anni 60 che Bryan, all&#8217;età di due anni venne rapito dal padre. Bryan venne furtivamente fatto sparire e fatto passare di città in città da suo padre, che continuava a tenere segreti i luoghi dove vivevano. La madre di Bryan, che aveva diciannove anni e sentiva il cuore spezzarsi, non fu in grado di fare nulla per impedirlo. Il padre fin dalla più tenera età demonizzo la madre, disse al figlio che aveva abusato di lui quando era bambino. Con il passare degli anni, mentre Bryan cresceva, varie volte egli chiese al padre informazioni per contattare la madre, ma il padre per tutta risposta scrollava le spalle. Poi all&#8217;età di diciotto anni Bryan chiese per l&#8217;ennesima volta di sua madre, solo per sentirsi rispondere dal padre che era morta di overdose in una clinica per malati di mente. Dopo trentanni, Bryan, obbedendo al suo naturale impulso, finalmente ritrovò sua madre. Ma non fu la riunificazione che aveva sperato. La madre era sopravvisuta ad un tentativo di suicidio ed era rimasta disabile. Dopo aver trovato sua madre, Bryan ha intrapreso un difficile e doloroso viaggio di riscoperta, cercando in biblioteche e tribunali in giro per gli Stati Uniti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-3799" title="mebig1" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/mebig1-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" />Fu a metà degli anni 60 che Bryan, all&#8217;età di due anni venne rapito dal padre.</p>
<p>Bryan venne furtivamente fatto sparire e fatto passare di città in città da suo padre, che continuava a tenere segreti i luoghi dove vivevano. La madre di Bryan, che aveva diciannove anni e sentiva il cuore spezzarsi, non fu in grado di fare nulla per impedirlo. <strong>Il padre fin dalla più tenera età demonizzo la madre, disse al figlio che aveva abusato di lui quando era bambino.</strong></p>
<p>Con il passare degli anni, mentre Bryan cresceva, varie volte egli chiese al padre informazioni per contattare la madre, ma il padre per tutta risposta scrollava le spalle.</p>
<p>Poi all&#8217;età di diciotto anni Bryan chiese per l&#8217;ennesima volta di sua madre, solo per sentirsi rispondere dal padre che era morta di overdose in una clinica per malati di mente.</p>
<p>Dopo trentanni, Bryan, obbedendo al suo naturale impulso, finalmente ritrovò sua madre. Ma non fu la riunificazione che aveva sperato. La madre era sopravvisuta ad un tentativo di suicidio ed era rimasta disabile.</p>
<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/haveyouseen.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3803" title="haveyouseen" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/haveyouseen.jpg" alt="" width="162" height="261" /></a>Dopo aver trovato sua madre, Bryan ha intrapreso un difficile e doloroso viaggio di riscoperta, cercando in biblioteche e tribunali in giro per gli Stati Uniti e parlando con membri della sua famiglia che non aveva mai visto in 40 anni. Un viaggio che ha fatto tornare a galla la terribile verità dell&#8217;inganno ordito da suo padre per tanti anni.</p>
<p>Bryan racconta a tutti la sua amara storia e quella di sua madre nel suo libro “<strong>Have You Seen My Mother</strong>”.</p>
<p><em><strong>Have You Seen My Mother: True Story of Parental Kidnap</strong></em><br />
Bryan Lee McGlothin<br />
Hardcover: 248 pages<br />
Publisher: Taurleo Publishing; 1st edition (November 5, 2005)<br />
Language: English ISBN-10: 0976938502 ISBN-13: 978-0976938507</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonti:<br />
- <a href="http://www.haveyouseenmymother.com">sito ufficiale del libro &#8220;Have You Seen My Mother&#8221;<br />
</a> - <a href="http://www.amazon.com/Have-You-Seen-My-Mother/dp/0976938502">libreria Amazon &#8220;Have You Seen My Mother&#8221;</a></p>
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		<title>Accusa la ex-moglie di alienare le figlie e la uccide</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 19:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[«Era separato dalla moglie ma poteva vedere le figlie, due bambine di 5 e 7 anni, periodicamente &#8220;in luogo neutro&#8221;. Quando le aveva con sè, voleva portarle a casa dei suoi genitori, i nonni paterni. Ma le bambine non volevano andarci. Lui però si era convinto che fosse la madre a &#8220;manovrarle&#8221; e a indurle a non frequentare la casa dei nonni». «La coppia si trovava di fronte all&#8217;assistente sociale che da due anni ormai seguiva la loro separazione. L&#8217;uomo ha agito con estrema freddezza, estraendo il coltello dalla borsa e colpendo a raffica la moglie, caduta a terra in una pozza di sangue. Subito dopo è uscito dalla stanza, come se nulla fosse, e ha aspettato l&#8217;arrivo dei carabinieri che lo hanno arrestato». Se la donna era davvero una alienatrice, e magari aveva ottenuto di far condannare il papà e le figlie ad incontri protetti con false accuse, occorre ripensare al pericoloso precedente di quella donna che ha ucciso il marito ed evitato la galera sostenendo di aver agito per difendere la figlia da un pedofilo. &#160; &#160; TweetVisualizzazioni dopo 11/11/11: 110]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Era separato dalla moglie ma poteva vedere le figlie, due bambine di 5 e 7 anni, periodicamente &#8220;in luogo neutro&#8221;. Quando le aveva con sè, voleva portarle a casa dei suoi genitori, i nonni paterni. Ma le bambine non volevano andarci. Lui però si era convinto che fosse la madre a &#8220;manovrarle&#8221; e a indurle a non frequentare la casa dei nonni».</p>
<p>«La coppia si trovava di fronte all&#8217;assistente sociale che da due anni ormai seguiva la loro separazione. L&#8217;uomo ha agito con estrema freddezza, estraendo il coltello dalla borsa e colpendo a raffica la moglie, caduta a terra in una pozza di sangue. Subito dopo è uscito dalla stanza, come se nulla fosse, e ha aspettato l&#8217;arrivo dei carabinieri che lo hanno arrestato».</p>
<p><strong><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/03/PASabuse.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3324" title="PASabuse" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/03/PASabuse.jpeg" alt="" width="576" height="87" /></a>Se</strong> la donna era davvero una alienatrice, e magari aveva ottenuto di far condannare il papà e le figlie ad incontri protetti con false accuse, occorre ripensare al pericoloso precedente di quella donna che ha ucciso il marito ed <a href="http://bangordailynews.com/2010/01/07/news/no-jail-for-woman-who-killed-husband/">evitato la galera</a> sostenendo di aver agito per difendere la figlia da un pedofilo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alienazione.genitoriale.com%2Faccusa-e-moglie-di-alienare-le-figlie-e-la-uccide%2F&amp;text=Accusa+la+ex-moglie+di+alienare+le+figlie+e+la+uccide&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>Visualizzazioni dopo 11/11/11: 110]]></content:encoded>
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		<title>Anche le madri possono essere bersaglio della PAS &#8211; Amy J. L. Baker Ph.D.</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 08:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[3) Chi la causa]]></category>
		<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Discussioni]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione della festa della mamma voglio far sapere a tutti in modo inequivocabile che anche le madri, anche le buone madri, possono perdere i loro figli a causa dell&#8217;alienazione parentale. Invece c&#8217;è un mito radicato secondo cui l&#8217;alienazione parentale sarebbe una cosa che capita ai padri, e secondo cui le madri, siccome generalmente ottengono il collocamento dei figli e siccome, secondo questa teoria, sarebbero trattate con favore dai tribunali (che invece discriminano i padri), solo di rado rischierebbero di perdere i loro figli in questo modo. Anche se nessuno dispone dei dati in merito all&#8217;esatta proporzione di genere, posso dire senza ombra di dubbio che alcune madri sono state e vengono rese vittime dell&#8217;alienazione genitoriale. Credo che una parte del motivo per cui non se ne parla con la stessa frequenza dei padri, è il fatto che le madri che perdono i loro figli in questo modo sono sopraffatte dalla vergogna e dall&#8217;umiliazione e preferiscono non rendere pubblica la loro storia. Nelle mie interviste con le madri bersaglio dell&#8217;alienazione un tema comune è stato il fatto che loro hanno la sensazione che la gente pensi che devono aver fatto qualcosa di sbagliato visto che i loro figli le rifiutano. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="Amy" src="http://www.psychologytoday.com/files/amy-baker.jpg?1301516001" alt="Amy J. L. Baker" width="120" height="150" />In occasione della festa della mamma voglio far sapere a tutti in modo inequivocabile che anche le madri, anche le buone madri, possono perdere i loro figli a causa dell&#8217;alienazione parentale. Invece c&#8217;è un mito radicato secondo cui l&#8217;alienazione parentale sarebbe una cosa che capita ai padri, e secondo cui le madri, siccome generalmente ottengono il collocamento dei figli e siccome, secondo questa teoria, sarebbero trattate con favore dai tribunali (che invece discriminano i padri), solo di rado rischierebbero di perdere i loro figli in questo modo.<br />
Anche se nessuno dispone dei dati in merito all&#8217;esatta proporzione di genere, posso dire senza ombra di dubbio che alcune madri sono state e vengono rese vittime dell&#8217;alienazione genitoriale. Credo che una parte del motivo per cui non se ne parla con la stessa frequenza dei padri, è il fatto che le madri che perdono i loro figli in questo modo sono sopraffatte dalla vergogna e dall&#8217;umiliazione e preferiscono non rendere pubblica la loro storia. Nelle mie interviste con le madri bersaglio dell&#8217;alienazione un tema comune è stato il fatto che loro hanno la sensazione che la gente pensi che devono aver fatto qualcosa di sbagliato visto che i loro figli le rifiutano. Molte preferiscono il silenzio per questo motivo, per evitare la vergogna e il biasimo. Un&#8217;altro fattore di complicazione deriva dal fatto che molti gruppi per i diritti delle donne denunciano l&#8217;alienazione parentale come un problema inventato per danneggiare le donne. Così le donne che cercano aiuto e guida da questi gruppi  ricevono a volte il messaggio che si stanno sbagliando e devono stare zitte. E&#8217; tempo per le madri bersaglio dell&#8217;alienazione parentale di uscire allo scoperto e condividere la loro esperienza, mettendo in chiaro che è possibile essere contemporaneamente femministe e vittime dell&#8217;alienazione parentale.<br />
Credo fermamente che più si parla di questo problema, più probabile sarà che venga fatto oggetto di trattamento e di prevenzione. Troppo spesso i casi di affido si trovano impantanati nella disputa sull&#8217;esistenza del problema, invece di concentrarsi su come risolvere l&#8217;alienazione e aiutare a risanare la relazione genitore-figlio.<br />
Nella mia esperienza un genitore per poter causare l&#8217;alienazione  necessita di tre cose: (1) un motivo per rovinare la relazione del bambino con l&#8217;altro genitore; (2) la frequentazione del bambino e (3) la capacità di usare le strategie di alienazione. Queste risorse non sono nella disponibilità esclusiva di uomini o donne, e possono essere usate da entrambi i generi.<br />
In occasione della festa del papà darò il mio contributo sui rischi e sulle preoccupazioni relativi all&#8217;alienzione parentale che riguarda i padri. Nel frattempo voglio incoraggiare tutti i genitori (madri e padri) a informarsi sull&#8217;alienazione genitoriale, per contribuire a creare consapevolezza nelle loro comunità, e per lavorare per una migliore prevenzione e trattamento di questa terribile forma di abuso sui minori.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.psychologytoday.com/blog/caught-between-parents/201105/word-mothers-you-can-lose-your-children-parental-alienation">A Word to Mothers: You can lose your children to parental alienation A mother&#8217;s day warning</a> Pyschology Today, Published on May 7, 2011 by Amy J.L. Baker, Ph.D.</p>
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		<title>Figlie contese tra nonna e madre &#8211; Los Angeles Times, 16 luglio 1950</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 20:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mamme alienate]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli anni cinquanta negli USA i divorzi erano già abbastanza comuni. Non esisteva ancora un termine specifico per indicare il l&#8217;alienazione genitoriale, ma il fenomeno era ben conosciuto. In questo articolo del 16 luglio 1950 viene esposto un caso molto interessante. Una madre corse il rischio di perdere le figlie a causa dell&#8217;alienazione operata dalla nonna materna (la sua stessa madre) che non sopportava l&#8217;idea del divorzio della figlia dal primo marito. La madre testimoniò di essere stata a sua volta vittima dello stesso tipo di manipolazione. Da bambina era stata messa contro il padre dopo il divorzio dei genitori e aveva preso ad odiarlo su istigazione della madre. Siamo quindi di fronte ad un caso di alienazione genitoriale &#8220;transgenerazionale&#8221;. Il genitore che ha operato la sua manipolazione contro una figlia ripete lo stesso comportamento contro le nipoti a danno della figlia stessa. Fonte:  LA Times Ordinato l&#8217;affidamento alla madre delle due bambine contese Los Angeles Times, 16 luglio1950. Il tribunale ha disposto ieri di affidare due bambine alla loro madre ignorando il loro rifiuto manifestato piangendo ed esprimendo preferenza per la nonna. La difficile decisione è stata presa dal giudice della Corte Superiore Roy L. Hearndon che ha respinto un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/schneider-back-to-m-color1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3691" title="schneider-back-to-m-color" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/schneider-back-to-m-color1-219x300.jpg" alt="" width="219" height="300" /></a>Negli anni cinquanta negli USA i divorzi erano già abbastanza comuni. Non esisteva ancora un termine specifico per indicare il l&#8217;alienazione genitoriale, ma il fenomeno era ben conosciuto. In questo articolo del 16 luglio 1950 viene esposto un caso molto interessante. Una madre corse il rischio di perdere le figlie a causa dell&#8217;alienazione operata dalla nonna materna (la sua stessa madre) che non sopportava l&#8217;idea del divorzio della figlia dal primo marito. La madre testimoniò di essere stata a sua volta vittima dello stesso tipo di manipolazione. Da bambina era stata messa contro il padre dopo il divorzio dei genitori e aveva preso ad odiarlo su istigazione della madre.</em></p>
<p><strong><em>Siamo quindi di fronte ad un caso di alienazione genitoriale &#8220;transgenerazionale&#8221;. Il genitore che ha operato la sua manipolazione contro una figlia ripete lo stesso comportamento contro le nipoti a danno della figlia stessa.</em></strong></p>
<p>Fonte:  <a href="http://unknownmisandry.blogspot.it/2011/08/starr-schneider-10-years-old-parental.html">LA Times</a></p>
<h2>Ordinato l&#8217;affidamento alla madre delle due bambine contese</h2>
<p>Los Angeles Times, 16 luglio1950.</p>
<p>Il tribunale ha disposto ieri di affidare due bambine alla loro madre ignorando il loro rifiuto manifestato piangendo ed esprimendo preferenza per la nonna. La difficile decisione è stata presa dal giudice della Corte Superiore Roy L. Hearndon che ha respinto un ricorso della nonna delle bambine, la signora Madge Williams di 50 anni, residente a Venice, che chiedeva l&#8217;affido delle due bambine, Starr Anne Schneider, 10 anni, e Sherry Elaine Schneider, 4.</p>
<p>Al ricorso della nonna si era opposta la madre delle bambine, la signora Ethel Martin, 27 anni, impiegata della Biblioteca dell&#8217;Università della California. La madre delle bambine ha accusato la nonna di averle delibaratamente messo contro le figlie.</p>
<p>Dal banco dei testimoni la signora Williams ha accusato sua figlia di aver frequentato “mezza dozzzina di uomini” mentre ancora era sposata con il padre delle bambine, Frederick J. Schneider, 32 anni, dipendente di una società aerea. La nonna ha testimoniato che sua figlia tornava spesso a casa sotto l&#8217;effetto dell&#8217;alcool e non era in grado di prendersi cura delle figlie e che negli ultimi mesi non aveva neppure fatto loro visita.</p>
<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/schneider-group-color.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3690" title="schneider-group-color" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/schneider-group-color-272x300.jpg" alt="" width="272" height="300" /></a>La signora Martin, ora sposata con Earl W. Martin, 32 anni, ha replicato con altre accuse sostenendo che sua madre (la nonna delle bambine) aveva cominciato ad odiarla quando aveva deciso di divorziare dal primo marito Schneider.</p>
<p>“Mia madre ha cercato di tenerci insieme con la forza” ha dichiarato la signora Martin “Non c&#8217;era più amore tra di noi, ma ugualmente mia madre insisteva che rimanessimo insieme. Prendeva posizione in ogni lite che cominciavamo”</p>
<p>La signora Martin ha aggiunto che negli ultimi mesi si è resa conto di essere lei stessa una vittima delle stesse circorstanze delle figlie.</p>
<p>“Dopo il divorzio di mio padre e mia madre” ha testimoniato “mia madre mi ha messo contro mio padre, odiavo mio padre quando ero una ragazzina”.</p>
<p>Dopo la deposizione delle due donne, il giudice Herndon ha interrogato la maggiore delle due bambine. Alla lettura della sentenza la bambina più piccola era già in braccio alla madre, ma Starr Anne invece è scoppiata in lacrime.</p>
<p>[“Girls in Custody Fight Ordered Back to Mother,” Los Angeles Times (Ca.), Jul. 16, 1950, part 2, p. 1]</p>
<p>Fonte:  <a href="http://unknownmisandry.blogspot.it/2011/08/starr-schneider-10-years-old-parental.html">LA Times</a></p>
<div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alienazione.genitoriale.com%2Ffiglie-contese-tra-nonna-e-madre-los-angeles-times-16-luglio-1950%2F&amp;text=Figlie+contese+tra+nonna+e+madre+-+Los+Angeles+Times%2C+16+luglio+1950&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>Visualizzazioni dopo 11/11/11: 201]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Alienazione genitoriale e &#8220;Sindrome di Stoccolma&#8221; &#8211; L. F. Lowenstein Ph.D</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/alienazione-genitoriale-e-sindrome-di-stoccolma-l-f-lowenstein-ph-d/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 20:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.alienazione.genitoriale.com/?p=1862</guid>
		<description><![CDATA[In questo articolo il professor Lowenstein mette a confronto l&#8217;alienazione genitoriale con la sindrome di Stoccolma del caso Natascha Kampusch, una bambina austriaca rapita da un maniaco all&#8217;età di 10 anni e tenuta segregata per anni. Lowenstein individua analogie e similitudini nelle due condizioni di manipolazione. Analogie che sono particolarmente evidenti nel caso della Kampusch. Anche per lei nel corso del periodo della segregazione è divenuto sempre più preponderante il potere dell&#8217;alienatore/manipolatore, e sempre più insignificante il ruolo delle parti alienate (la famiglia di origine). E&#8217; quasi certo che Natascha nel lungo periodo della sua detenzione ha avuto la possibilità di fuggire, ciò nonostante non lo ha fatto anche in presenza del legame precedente con la famiglia di origine. Una combinazione di paura, indottrinamento e senso di abbandono appreso, hanno indotto nella bambina la totale lealtà e obbeddienza al rapitore. Egli non era più visto dalla bambina come un uomo malvagio, ma come un adulto necessario per il suo benessere e per la sua sopravvivenza. Questo è uno scenario molto simile a quanto si verifica nel caso dei bambini alienati e &#8220;messi contro&#8221;il genitore non convivente. Link all&#8217;articolo originale in inglese: The comparison of parental alienation to the “Stockholm syndrome” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://www.ilgiornaledelfriuli.net/wp-content/uploads/2010/06/Natascha-Kampusch10-242x300.jpg" alt="" width="200" />In questo articolo il professor Lowenstein mette a confronto l&#8217;alienazione genitoriale con la sindrome di Stoccolma del caso Natascha Kampusch, una bambina austriaca rapita da un maniaco all&#8217;età di 10 anni e tenuta segregata per anni. Lowenstein individua analogie e similitudini nelle due condizioni di manipolazione. Analogie che sono particolarmente evidenti nel caso della Kampusch. Anche per lei nel corso del periodo della segregazione è divenuto sempre più preponderante il potere dell&#8217;alienatore/manipolatore, e sempre più insignificante il ruolo delle parti alienate (la famiglia di origine). E&#8217; quasi certo che Natascha nel lungo periodo della sua detenzione ha avuto la possibilità di fuggire, ciò nonostante non lo ha fatto anche in presenza del legame precedente con la famiglia di origine. Una combinazione di paura, indottrinamento e senso di abbandono appreso, hanno indotto nella bambina la totale lealtà e obbeddienza al rapitore. Egli non era più visto dalla bambina come un uomo malvagio, ma come un adulto necessario per il suo benessere e per la sua sopravvivenza. Questo è uno scenario molto simile a quanto si verifica nel caso dei bambini alienati e &#8220;messi contro&#8221;il genitore non convivente.</p>
<p>Link all&#8217;articolo originale in inglese:<br />
<a href="http://www.stepfamily.asn.au/content/view/1194/685/">The comparison of parental alienation to the “Stockholm syndrome”</a><br />
L.F. Lowenstein, 2006</p>
<p>What follows is in great part fact and what is not fact is based on supposition and psychological assessment of how the Stockholm Syndrome develops and how it has worked in the case of Natascha Kampusch recently reported in the press. She was abducted and kept in a prison in an underground cell without natural light and air being pumped into her enclosure. The Stockholm Syndrome was coined in 1973 by Nils Bejerot, a psychiatrist, while working for the police. It occurred that there was a bank robbery and four bank clerks were taken hostage by an armed robber who threatened to kill them. To the surprise of the police, the hostages stated that they had no wish to be rescued indicating that they felt sympathy for their captor.</p>
<p>It was assumed that the feeling of stress and helplessness and possibly a desire to survive led to this unlikely scenario. All the captives were eventually released without harm. The hostage taker himself must have been influenced by the behaviour of his victims as they were influenced by him. One can only wonder how this phenomenon occurred after such a short captivity. In the case of Natascha Kampusch her period of captivity of eight years probably brought about deeper psychological changes and more enduring ones.</p>
<p>As a specialist in the area of parental alienation and parental alienation syndrome where I have acted as a psychological expert in the courts, there appears to be a considerable similarity between parental alienation and the Stockholm Syndrome. The alienator in the case of the Stockholm Syndrome also needs to extinguish any desire in the victim’s past, seeking to demonstrate any allegiance to anyone other than the powerful captor of that individual.</p>
<p>Here too is demonstrated the power of the alienator and the insignificance of the power of the alienated party/parties. It is almost certain that Natascha Kampusch had opportunity in the past to escape from her captor, yet chose not to do so. This was despite her initial closeness to her family. A combination of fear, indoctrination and “learned helplessness”, promoted the total loyalty and obedience of the child to her captor. This captor was no longer viewed, as was the case initially, as evil but as necessary to the child’s well-being and her survival. A similar scenario occurs in the case of children who are alienated against an absent parent.</p>
<p>My forthcoming book about to be published and my website www.parental-alienation.info provides information as to why Natascha may have remained so slavishly with her captor for eight years of her young life. Why she decided finally to escape her enslavement will in due course be established. I will attempt to explain what might have occurred to finally induce her to escape.</p>
<p>A child who has had a good relationship with the now shunned parent will state: “I don’t need my father/mother; I only need my mother/father. Such a statement is based on the brainwashing received and the power of the alienator who is indoctrinating the child to sideline the previously loving parent.</p>
<p>In the case of the Stockholm Syndrome, we have in some ways a similar scenario. Here the two natural loving parents have been sidelined by the work of subtle or direct alienation by the perpetrator of the abduction of the young girl. At age 10, the child is helpless to resist the power of her abductor.</p>
<p>To the question: “How does the abductor eventually become her benefactor?”, we may note the process is not so dissimilar to the brainwashing carried by the custodial parent. This is done for the double reason of: 1) Gaining the total control over the child and consequently its dependence upon them. 2) To sideline the other parent and to do all possible to prevent and/or curtail contact between the child and the absent parent/parents.</p>
<p>The primary reason for such behaviour is the intractable hostility of the custodial parents towards one another. This reason does not exist in the case of the abductor of a child such as occurred in the case of Natascha Kambusch. Nevertheless the captor wished to totally alienate or eliminate the child’s loyalty or any feeling towards her natural parents. Due to the long period away from her parents and a total dependence for survival on her captor, Natascha’s closeness to her family gradually faded. She may even have felt that her own parents were making little or no effort to find her and rescue her. This view may also have been inculcated by her captor.</p>
<p>Her captor’s total mastery and control over her, eventually gave her a feeling of security. She could depend on the man to look after her with food, shelter, warmth, protection and hence led to her survival. Such behaviour on the part of the captor led over time not only to “learned helplessness” and dependence, but in a sense to gratefulness. As he was the only human being in her life this was likely to happen. She therefore became a ready victim of what is commonly termed the “Stockholm Syndrome” or the victim of “Parental Alienation.”</p>
<p>This led even to her beginning to love her captor. This view has been substantiated by the fact that Natascha found it difficult to live and feel any real closeness to her natural parents once she was rescued or once she ran away from her captor. She even pined for the loss of the captor who had since committed suicide. Even her speech had been altered from the native Austrian or Viennese dialect to the North German speech due to the fact that she only had access to the outside world via radio and television. This again, however, was carefully monitored by her captor. He controlled what she could see on television and listen to on the radio from outside her underground cell. There was little in Natascha’s present life to remind her of her past except for the dress that she wore when she was captured.</p>
<p>While she developed physically from 10-18 years, her weight changed but little. Why did she decide eventually to leave her captor? This is a question that requires an answer. It is the view of the current author that the answer lies in the fact that she may have had a quarrel with her captor, possibly over a very minor issue. The result was her leaving her captor and then regretting doing so, especially after she heard of his death. By the time her captor, undoubtedly fearing the retribution by the law, had ended his life, she had pined for him.</p>
<p>After eight years or living in close proximity to his victim, some form of intimacy undoubtedly occurred including a sexual one. This led to a mutual need and even dependence. It is likely that the “learned helplessness” of the victim succumbed eventually a caring, perhaps even loving relationship developing. It is also likely that the psychological explanation is that attribution, helplessness and depression in the victim for the loss of her parents quickly gave way to seeking to make the best of her situation while under the total domination of her captor.</p>
<p>Again the same scenario occurs in the case of parental alienation where the power of the dominant custodial parent programmes the child/children to eschew or marginalise the absent parent. That absent parent no longer appears to be important and is even likely to be viewed as damaging to the child’s survival.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.stepfamily.asn.au/content/view/1194/685/">The comparison of parental alienation to the “Stockholm syndrome”</a>  L.F. Lowenstein, 2006</p>
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		<title>La sindrome da alienazione parentale &#8211; Convegno Fondazione Gullotta marzo 2012</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 20:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area giuridica]]></category>
		<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione dell’attuale e vivace dibattito per la proposta di inserimento della Sindrome da Alienazione Parentale (PAS) nelle prossime edizioni del DSM e dell’ICD, la Fondazione Guglielmo Gulotta e l’Unità Psicoforense (UPf), con la collaborazione del Collegio dei Periti Esperti e dei Consulenti della Regione Puglia, promuovono un importante convengo, con lo scopo di far conoscere le caratteristiche dell’Alienazione Parentale, sia come sindrome che come fenomeno, traguardandoli nell’esperienza giuridico-forense. Tra i relatori spicca il professor William Bernet, dalla Vanderbilt University School of Medicine, autorità internazionale in materia e principale promotore della proposta di introduzione dell’Alienazione Parentale nel DSM V e nell’ICD 11. Il convegno si terrà a Milano presso la sala Verri del Centro Culturale di Milano il pomeriggio del 31 marzo 2012. E’ rivolto a studenti, laureati e liberi professionisti nelle discipline mediche, psicologiche e giuridiche. Le iscrizioni terminano il 28 marzo 2012. L&#8217;Ordine degli Avvocati di Milano ha attribuito all&#8217;evento 5 crediti formativi. Fonti: Sito web Manifesto del convegno TweetVisualizzazioni dopo 11/11/11: 105]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://www.fondazionegulotta.org/Immagini/homepagefondazione_small2.jpg" alt="" width="321" height="200" />In occasione dell’attuale e vivace dibattito per la proposta di inserimento della Sindrome da Alienazione Parentale (PAS) nelle prossime edizioni del DSM e dell’ICD, la <strong>Fondazione Guglielmo Gulotta</strong> e l’<strong>Unità Psicoforense</strong> (UPf), con la collaborazione del Collegio dei Periti Esperti e dei Consulenti della Regione Puglia, promuovono un importante convengo, con lo scopo di far conoscere le caratteristiche dell’Alienazione Parentale, sia come sindrome che come fenomeno, traguardandoli nell’esperienza giuridico-forense.</p>
<p>Tra i relatori spicca il professor <strong>William Bernet</strong>, dalla Vanderbilt University School of Medicine, autorità internazionale in materia e principale promotore della proposta di introduzione dell’Alienazione Parentale nel DSM V e nell’ICD 11.</p>
<p>Il convegno si terrà a <strong>Milano</strong> presso la sala Verri del Centro Culturale di Milano il pomeriggio del <strong>31 marzo 2012</strong>. E’ rivolto a studenti, laureati e liberi professionisti nelle discipline mediche, psicologiche e giuridiche.</p>
<p>Le iscrizioni terminano il <strong>28 marzo 2012</strong>.</p>
<p>L&#8217;Ordine degli Avvocati di Milano ha attribuito all&#8217;evento 5 crediti formativi.</p>
<p>Fonti:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.fondazionegulotta.org/attivita_fondazione.php">Sito web</a></li>
<li><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/8_8_manifestoUV.pdf">Manifesto del convegno</a></li>
</ul>
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		<title>Alienazione genitoriale: bambina contesa tra nonna e madre &#8211; LA Times 1952</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 19:45:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mamme alienate]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
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		<description><![CDATA[Los Angeles Times, Aug. 28, 1952 - Ieri nel corso di alcuni momenti di tensione le proteste e le lacrime di una bambina di 9 anni, Marlene Matchan, hanno minacciato di bloccare l&#8217;esecuzione dell&#8217;ordine della corte che aveva deciso di toglierla dall&#8217;affido alla nonna per collocarla presso la madre. C&#8217;è voluto l&#8217;intervento personale del giudice superiore William R. McKay per riconciliare la bambina con l&#8217;idea di lasciare la corte in compagnia della madre, la signora Louise Z. McBride, 28 anni, mentre era forte desiderio della bambina rimanere con la nonna, la signora Florence Zautner, 64 anni. “Non voglio vivere con mia madre!” ha gridato la bambina quando il giudice McKay ha lasciato l&#8217;aula dopo aver letto la sentenza. Fino a quel momento la bambina sedeva vicino alla signora Zautner, e la signora McBride, la figlia della signora Zautner, si è diretta verso Marlene a braccia aperte. “Vattene via da me!” ha protestato la bambina “ voglio stare con la mia nonna!” Prima di leggere la sentenza, il giudice aveva aspettato che il padre della signora McBride, colonnello George H. Zautner di 74 anni, lasciasse l&#8217;aula. Questo perché si temeva che il colonnello Zautner, che aveva testimoniato di soffrire di cuore, potesse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-3718" title="matchan-tortured" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/matchan-tortured-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /><strong>Los Angeles Times, Aug. 28, 1952</strong> - Ieri nel corso di alcuni momenti di tensione le proteste e le lacrime di una bambina di 9 anni, Marlene Matchan, hanno minacciato di bloccare l&#8217;esecuzione dell&#8217;ordine della corte che aveva deciso di toglierla dall&#8217;affido alla nonna per collocarla presso la madre. C&#8217;è voluto l&#8217;intervento personale del giudice superiore William R. McKay per riconciliare la bambina con l&#8217;idea di lasciare la corte in compagnia della madre, la signora Louise Z. McBride, 28 anni, mentre era forte desiderio della bambina rimanere con la nonna, la signora Florence Zautner, 64 anni.<br />
“Non voglio vivere con mia madre!” ha gridato la bambina quando il giudice McKay ha lasciato l&#8217;aula dopo aver letto la sentenza.<br />
Fino a quel momento la bambina sedeva vicino alla signora Zautner, e la signora McBride, la figlia della signora Zautner, si è diretta verso Marlene a braccia aperte.<br />
“Vattene via da me!” ha protestato la bambina “ voglio stare con la mia nonna!”<br />
Prima di leggere la sentenza, il giudice aveva aspettato che il padre della signora McBride, colonnello George H. Zautner di 74 anni, lasciasse l&#8217;aula. Questo perché si temeva che il colonnello Zautner, che aveva testimoniato di soffrire di cuore, potesse correre dei rischi nell&#8217;assistere alla violenta reazione emotiva che si prospettava come evidente.<br />
Ma ora la signora McBride finalmente aveva ottenuto l&#8217;ingiunzione che aveva richiesto. Tuttavia era lì in piedi senza sapere cosa fare davanti alle resistenze della bambina. Si rivolta verso il suo avvocato, William T. Hays.<br />
L&#8217;avvocato si velocemente infilato nella camera di consiglio del giudice McKay, lamentando che la violenta reazione emotiva della bambina era il risultato di un condizionamento operato dalla nonna, che rigettava fermamente l&#8217;accusa. Il giudice McKay ha ordinato al suo ufficiale di polizia giudiziaria, Archie C. Carter, di scortare Marlene nella camera di consiglio.<br />
<a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/matchan-agitated.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3727" title="matchan-agitated" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/matchan-agitated-282x300.jpg" alt="" width="282" height="300" /></a>“Tua madre è stata poco gentile con te?” ha chiesto il gidice alla bambina.<br />
“Certo che è stata gentile” ha risposto Marlene “ma riesco a fare meglio le cose che voglio restando da mia nonna”.<br />
“Bene” ha detto il giudice “adesso devi andare con tua madre e devi essere gentile con lei. Mi prometti che farai questo?”<br />
“D&#8217;accordo, giudice” ha detto Marlene quando il giudice la ha accompagnata alla porta laterale dove era d&#8217;accordo dovesse attendere la madre. Ma invece ad attenderla lì c&#8217;era ancora la signora Zautner. Marlene si è lanciata tra le sue braccia e nuove lacrime sono scese. Il giudice McKay era scosso.<br />
“<strong>Signora, lei ha brutalmente avvelenato la mente di questa bambina contro la madre, la sua stessa figlia!” </strong>ha ammonito il giudice rivolto alla signora Zautner<strong> “Se non desisterà da ulteriori interferenze farò in modo che le autorità competenti aprano indagini sul suo comportamento.</strong>”<br />
Ma anche così c&#8217;è voluto qualche tempo prima che l&#8217;avvocato della signora Zautner, E. M. Clark, riuscisse a convincerla a lasciare la nipote. La donna ha lasciato il tribunale in compagnia dell&#8217;amica, la signora Edith Conrad. Pochi minuti dopo anche Marlene è uscita, tenuta per mano dalla madre e dal patrigno, Rakph McBride, 38 anni, tecnico dei telefoni.<br />
La contesa sull&#8217;affido aveva visto la nonna opporsi alla richiesta della madre della bambina di riavere la figlia, accusandola di essere dedita all&#8217;alcol e di essere inadatta ad occuparsi della bambina. Ma il giudice Mckay nella sentenza ha ritenuto queste accuse gravemente esagerate.<br />
“In 30 anni di carriera” ha detto il giudice “non ho mai visto così tanto veleno e cattiveria in un caso. Spero che il ricordo di questa udienza verrà cancellato dalle menti di tutti i partecipanti”.</p>
<p>[“Judge Intervenes to Patch Up Family; Child, Awarded to Mother, Refuses to Leave Grandmother Till Jurist Takes a Hand,” ]</p>
<p>Fonte: <a href="http://unknownmisandry.blogspot.it/2011/08/marlene-matchan-9-years-old-parental.html">Los Angeles Times (Ca.), Aug. 28, 1952, part 2, p. 1</a></p>
<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/matchan-happy-now.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3729" title="matchan-happy-now" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/matchan-happy-now-286x300.jpg" alt="" height="400" /></a></p>
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		<title>L&#8217;alienazione genitoriale esiste &#8211; Henry J. Friedman, Harvard Medical School</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/lalienazione-genitoriale-esiste-henry-j-friedman-harvard-medical-school/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 19:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;attore Alec Baldwin nel 2008 ha pubblicato un libro sulla vicenda del suo divorzio da Kim Basinger in cui la figlia Ireland sarebbe stata indotta dalla madre a rifiutare il padre. Il libro intitolato &#8220;A Promise to Ourselves&#8221; venne recensito sul New York Times da Alex Kuczynski che mise in dubbio l&#8217;esistenza di una “sindrome di alienazione genitoriale”. Il contenuto dell&#8217;articolo irritò il professor Henry J. Friedman della Harvard Medical School che scrisse una lettera al direttore in cui precisava come nella sua attività aveva visto molti casi di sindrome di alienazione genitoriale, e che non solo i padri ma anche le madri possono perdere la relazione con i loro figli a causa di questo abuso. Al direttore: avendo trattato come psichiatra e psicoanalista molti genitori privati della relazione con i loro figli nel corso di divorzi conflittuali non posso che esprimere il mio dissenso con la recensione di Alex Kuczynski del libro &#8221;A Promise to Ourselves&#8221; in cui Alec Baldwin racconta la sua esperienza. Anche se non ho dati sul divorzio di Baldwin da Kim Basinger, posso dire d aver visto personalmente l&#8217;esistenza reale della sindrome di alienazione genitoriale caso dopo caso quando un genitore per rancore contro l&#8217;altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3741" class="wp-caption alignright" style="width: 190px"><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/lynch-mar10-1949-color1.jpg"><img class="size-full wp-image-3741" title="lynch-mar10-1949-color" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/lynch-mar10-1949-color1.jpg" alt="" width="180" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Kim Basinger e Alec Baldwin</p></div>
<p><em>L&#8217;attore <strong>Alec Baldwin</strong> nel 2008 ha pubblicato un libro sulla vicenda del suo divorzio da <strong>Kim Basinger</strong> in cui la figlia Ireland sarebbe stata indotta dalla madre a rifiutare il padre. Il libro intitolato &#8220;<strong>A Promise to Ourselves</strong>&#8221; venne recensito sul New York Times da Alex Kuczynski che mise in dubbio l&#8217;esistenza di una “sindrome di alienazione genitoriale”. Il contenuto dell&#8217;articolo irritò il professor <strong>Henry J. Friedman della Harvard Medical School</strong> che scrisse una lettera al direttore in cui precisava come nella sua attività aveva visto molti casi di sindrome di alienazione genitoriale, e che non solo i padri ma anche le madri possono perdere la relazione con i loro figli a causa di questo abuso.</em></p>
<p>Al direttore:<br />
avendo trattato come psichiatra e psicoanalista molti genitori privati della relazione con i loro figli nel corso di divorzi conflittuali non posso che esprimere il mio dissenso con la recensione di Alex Kuczynski del libro &#8221;A Promise to Ourselves&#8221; in cui Alec Baldwin racconta la sua esperienza.<br />
Anche se non ho dati sul divorzio di Baldwin da Kim Basinger, posso dire d aver visto personalmente l&#8217;esistenza reale della sindrome di alienazione genitoriale caso dopo caso quando un genitore per rancore contro l&#8217;altro avvelena i bambini contro il genitore “nemico”.<br />
Sebbene molte volte sia il padre ad essere demonizzato da una madre incattivita, il genere del genitore trasformato in “mostro” dal genitore affidatario può essere invertito. Quale dei due diventi la vittima della PAS dipende interamente dalla volontà del genitore che ottiene la custodia di operare un “lavaggio del cervello” sul bambino contro l&#8217;altro genitore. La perdita della relazione del figlio con l&#8217;odiato ex coniuge trasmette un messaggio che questo è il prezzo da pagare per ottenere il divorzio.<br />
Il resoconto di Baldwin sulla sua terribile esperienza è un contributo importante da parte di una persona che avendo lo status di celebrità ottiene il risultato di richiamare l&#8217;attenzione anche sui casi di altri padri che sono stati vittime della sindrome di alienazione genitoriale.<br />
<strong>Henry J. Friedman</strong><br />
<strong> Cambridge, Mass.</strong><br />
<strong> Associate clinical professor of psychiatry at Harvard Medical School.</strong></p>
<p>Fonte: <a href="http://query.nytimes.com/gst/fullpage.html?res=9B01E0DA103DF93AA25753C1A96E9C8B63&amp;scp=3&amp;sq=%22A+Promise+to+Ourselves%22&amp;st=nyt">New York Times, October 19, 2008</a></p>
<div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alienazione.genitoriale.com%2Flalienazione-genitoriale-esiste-henry-j-friedman-harvard-medical-school%2F&amp;text=L%27alienazione+genitoriale+esiste+-+Henry+J.+Friedman%2C+Harvard+Medical+School&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>Visualizzazioni dopo 11/11/11: 98]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Sindrome da Alienazione Parentale &#8211; Ist. Nazionale Scienze Criminali e Psicopatologia Forense</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/sindrome-da-alienazione-parentale-ist-nazionale-scienze-criminali-e-psicopatologia-forense/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 10:09:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[In relazione al proliferare di cause per affido si e’ visto un drammatico aumento di un disturbo raramente riscontrato in precedenza, un disturbo definito SINDROME DA ALIENAZIONE PARENTALE, anche se non presente nel DSM IV TR . La Sindrome di Alienazione Genitoriale (o PAS, Parental Alienation Syndrome) è una delle più gravi patologie afferenti alla neuropsichiatria infantile e alla psicologia e psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza. E’ la patologia da separazione per eccellenza, un disturbo psichiatrico e non solo psicologico, in quanto ricco di sintomi.Insorge tipicamente  nei figli a seguito del loro pieno coinvolgimento in separazioni conflittuali tra i genitori, non appropriatamente mediate e in cui il minore non è sufficientemente tutelato dagli specialisti, dai servizi sociali e dagli organi giudiziari. Nel 1985, Richard Gardner, psichiatra infantile e forense, membro del Dipartimento di Psichiatria Infantile della Columbia University di New York, coniò il termine “Parental Alienation Syndrome”(PAS) - tradotto in italiano da alcuni autori (Buzzi, 1997; Gulotta, 1998) col termine “Sindrome diAlienazione Genitoriale” &#8211; per designare il disturbo psicopatologico dei soggetti in età evolutiva, frequentemente un’età compresa tra i 7 e i 14/15 anni (1985, 1998b), che costituisce la “risposta distintiva” del sistema familiare sottoposto al trauma della separazione. La PAS è dovuta a duefattori concomitanti. Il primo è la “programmazione” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignright" src="http://www.crimepsy.org/1/images/12084_0_2704197_233767.png" alt="" width="201" />In relazione al proliferare di cause per affido si e’ visto un drammatico aumento di un disturbo raramente riscontrato in precedenza, un disturbo definito SINDROME DA ALIENAZIONE PARENTALE, anche se non presente nel DSM IV TR .</div>
<p>La <strong>Sindrome di Alienazione Genitoriale</strong> (o <strong>PAS</strong>, <em>Parental Alienation Syndrome</em>) è una delle più gravi patologie afferenti alla neuropsichiatria infantile e alla psicologia e psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza.</p>
<p>E’ la patologia da separazione per eccellenza, un disturbo psichiatrico e non solo psicologico, in quanto ricco di sintomi.Insorge tipicamente  nei figli a seguito del loro pieno coinvolgimento in separazioni conflittuali tra i genitori, non appropriatamente mediate e in cui il minore non è sufficientemente tutelato dagli specialisti, dai servizi sociali e dagli organi giudiziari. Nel 1985, Richard Gardner, psichiatra infantile e forense, membro del Dipartimento di Psichiatria Infantile della Columbia University di New York, coniò il termine “<em>Parental Alienation Syndrome”(PAS) </em>- tradotto in italiano da alcuni autori (Buzzi, 1997; Gulotta, 1998) col termine <em>“Sindrome di</em><em>Alienazione Genitoriale</em>” &#8211; per designare il disturbo psicopatologico dei soggetti in età evolutiva, frequentemente un’età compresa tra i 7 e i 14/15 anni (1985, 1998b), che costituisce la “<em>risposta distintiva” </em>del sistema familiare sottoposto al trauma della separazione. La PAS è dovuta a duefattori concomitanti. Il primo è la “programmazione” o “indottrinamento” di un genitore – che èafflitto da <em>odio patologico </em>- ai danni dell’altro; comportamento definito come “alienante”. Ilsecondo fattore, che costituisce la principale manifestazione della PAS, è l’allineamento colgenitore più amato (il genitore programmante, che fa il lavaggio del cervello, o che induce la PAS)da parte dei figli, i quali si dimostrano personalmente coinvolti in una campagna di denigrazione –che non ha giustificazione, né è sostenuta da elementi realistici &#8211; nei confronti dell’altro genitore, che viene “odiato” (il genitore alienato, denigrato, la vittima, o il bersaglio). In sintesi Richard A. Gardner definisce la PAS:</p>
<p>“ Un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (genitore alienato). Tuttavia, questa non è una semplice questione di &#8220;lavaggio del cervello&#8221; o &#8220;programmazione&#8221;, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. È proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile ».</p>
<p>Spesso si trova un’errata interpretazione nella definizione della PAS tra i magistrati, gli avvocati, i consulenti tecnici, i periti, i medici e gli psicologi, sia in testi sia legali che di igiene mentale. In particolare ci sono molti che usano l’espressione come sinonimo di lavaggio del cervello o condizionamento da parte di un genitore. La cosa ancora più grave è che spesso nelle cause di affido o di segnalazione al Tribunale dei Minorenni non è chiaro che la Sindrome di Alienazione Parentale è un disturbo psichiatrico e non un problema: cioè il bambino ha un grave disturbo. Spesso, di conseguenza, la gestione del bambino non è quella di un paziente sofferente, tra l’altro in accrescimento.Vedremo, infatti, che i servizi sociali ma spesso anche gli stessi psichiatri e psicologi e poi i magistrati, se non bene coordinati, partendo dalla base ch eil bambino ha una malattia, possono peggiorare un disturbo, che ricordiamo, da molti è visto come l’inizio per la grave patologia borderline dell’adulto.</p>
<p>Un’altra premessa da fare è il contributo personale del bambino alla vittimizzazione e persecuzione del genitore designato come bersaglio. Coloro che commettono questo errore non hanno afferrato un elemento estremamente importante che riguarda l’eziologia, le manifestazioni e anche la cura della PAS.L’espressione PAS si riferisce soltanto alla situazione in cui la programmazione parentale si unisce alla rappresentazione da parte del bambino del disprezzo nei confronti del genitore denigrato. Se avessimo a che fare solo con l’indottrinamento da parte del genitore basterebbe semplicemente usare le espressioni lavaggio del cervello e/o programmazione. Poiché la campagna di denigrazione implica la suddetta combinazione,è stato coniato il termine PAS.</p>
<p>PAS E LA VIOLENZA E/O ABBANDONO</p>
<p>L’espressione PAS e’ spesso usata per far riferimento all’animosità che il bambino può nutrire contro un genitore che ha effettivamente usato violenza sul bambino, specialmente per un lungo periodo. L’espressione e’ stata usata in riferimento alle categorie principali di violenza da parte di un genitore: fisica, sessuale ed emozionale. Tale uso indica un’errata comprensione della PAS. L’espressione PAS si può usare solo quando il genitore “bersaglio” non ha evidenziato nessun atteggiamento prossimo al grado di comportamento alienante che potrebbe giustificare la grave campagna di attacco e di denigrazione messa in atto dal bambino. Piuttosto, in casi tipici, la maggioranza degli esaminatori giudicherebbe il comportamento del genitore preso di mira normale e affettuoso o, nel peggiore dei casi, lievemente carente nella capacità genitoriale. E’ l’esagerazione distruttiva di difetti e manchevolezze di scarsa importanza e la presenza di informazioni che il bambino ha sul genitore bersaglio che sono il marchio della PAS. Quando esiste vera e propria violenza, allora l’alienazione di risposta da parte del bambino e’ giustificata e non e’ applicabile la diagnosi di PAS.</p>
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<div>LA PAS COME FORMA DI VIOLENZA SUI BAMBINI</div>
<div>E’ importante che chi conduce l’esame, soprattutto i clinici, ma anche i periti  si rendano  conto che un genitore che inculca la PAS in un bambino commette una forma di <strong>violenza emozionale </strong>in quanto questa programmazione produce nel bambino non solo una alienazione permanente da un genitore affettuoso, ma anche turbe psichiatriche. In altri termini la pAs, si tiene a ribadire in questo contesto, una turba psichiatrica.</div>
<div>Un genitore che programma sistematicamente un bambino per spingerlo ad una condizione di continua denigrazione e rifiuto di un genitore affettuoso e devoto rivela un totale disprezzo per il ruolo che il genitore alienato ha nell’educazione del bambino. Il <strong>genitore alienante determina la rottura di un legame psicologico</strong> che potrebbe, nella maggioranza dei casi, rivelarsi di grande importanza per il bambino, nonostante la separazione o il divorzio dei genitori.<strong>Questi genitori che esibiscono questi comportamenti alienanti, rivelano un grave deficit nel loro ruolo genitoriale, un deficit che dovrebbe essere preso in seria considerazione dal tribunale nel decidere lo stato di primo affidatario</strong>. <span style="text-decoration: underline;">La violenza fisica e/o sessuale nei confronti di un bambino sarebbe prontamente considerata dal tribunale motivo per assegnare la custodia primaria al genitore che non ha commesso la violenza. La violenza emozionale e’ molto più difficile da giudicare obbiettivamente, specialmente perché molte forme di violenza emozionale sono sottili e difficili da verificare in un tribunale</span>. La PAS è spessissimo non identificata prontamente, e i tribunali farebbero bene a considerarne la presenza come manifestazione di violenza emozionale da parte di un genitore programmatore.  In buona fede il tribunale potrebbe peggiorare la sintomatologia psichiatrica del bambino adottando misure “rischiose” sotto il profilo clinico, così come gli assistenti sociali dovrebbero mostrare estrema prudenza nelle decisioni, che devono essere concordate sempre con il medico curante il bambino.</div>
<div>Alcune volte, purtroppo, gli aspetti legali e di gestione assistenziale dell’affidamento o conflitti tra genitori, tribunale e servizi sociali rischiano di peggiorare il quadro clinico del bambino invece di tutelarlo.</div>
<div>Di conseguenza i tribunali, quando valutano i pro e i contro del trasferimento di custodia, fanno bene a ritenere che il genitore che programma una PAS dimostra un grave deficit parentale. Un  genitore che provoca una PAS non deve essere automaticamente privato della custodia primaria, ma il tribunale deve tenere conto del fatto che questo atteggiamento sia un grave deficit della capacità parentale, <strong>una forma di violenza emozionale</strong>, e che ad esso sia data seria considerazione quando viene valutata la decisione sulla custodia.</div>
<div>La PAS è caratterizzata da un gruppo di sintomi che di solito appaiono insieme nel bambino, specialmente nei casi di media e grave entità. Questi includono:</div>
<div>1.     Una campagna di denigrazione.</div>
<div>2.     Razionalizzazioni deboli, assurde o futili per spiegare la denigrazione.</div>
<div>3.     Mancanza di ambivalenza.</div>
<div>4.     Il fenomeno del “pensatore indipendente”</div>
<div>5.     Sostegno al genitore alienante nel conflitto parentale</div>
<div>6.     Assenza di senso di colpa riguardo alla crudeltà verso il genitore alienato e</div>
<div>alla sua utilizzazione nel conflitto legale.</div>
<div>7.     La presenza di sceneggiature “prese a prestito”</div>
<div>8.     Allargamento dell’animosità verso gli amici e/o la famiglia estesa del genitore alienato.</div>
<div>Generalmente i bambini che soffrono della PAS manifestano la maggior parte di questi sintomi o anche tutti. Ciò accade, in modo quasi uniforme, nei casi di media e grave entità. Tuttavia nei casi lievi è possibile che non tutti gli otto sintomi siano evidenti. Quando i casi lievi si aggravano è altamente probabile che la maggior parte dei sintomi o tutti si manifestino. Questa compattezza ha come conseguenza che tutti i bambini che soffrono di PAS si rassomiglino. E’ a causa di queste considerazioni che la PAS è una diagnosi relativamente “pura” che può facilmente essere fatta da coloro che non abbiano qualche motivo per non voler vedere quello che è proprio davanti a loro. Come per altre sindromi, c’è una causa alla base: una programmazione da parte di un genitore alienante con contributi da parte del bambino programmato. E’ per questo motivo che la PAS è davvero una sindrome, ed è una sindrome secondo la migliore definizione medica del termine.</div>
<div>Commentiamo gli otto sintomi primari nel bambino. Il primo sintomo è la<em>campagna di denigrazione</em>, nella quale il bambino mima e scimmiotta i messaggi di disprezzo del genitore alienante verso l&#8217;altro genitore. In una situazione normale, ciascun genitore non permette che il bambino esibisca mancanza di rispetto e diffami l&#8217;altro. Nella PAS, invece, il genitore programmante non mette in discussione questa mancanza di rispetto, ma può addirittura arrivare a favorirla.</div>
<div>Il secondo sintomo è la <em>razionalizzazione debole</em> dell&#8217;astio, per cui il bambino spiega le ragioni del suo disagio nel rapporto con il genitore alienato con motivazioni illogiche, insensate o, anche, solamente superficiali. Ad esempio, come scrive Gardner: &#8220;non voglio vedere mio padre perché mi manda a letto troppo presto&#8221;, oppure &#8220;perché una volta ha detto cazzo&#8221;.</div>
<div>La <em>mancanza di ambivalenza</em> è un ulteriore elemento sintomatico, per il quale il genitore rifiutato è descritto dal bambino come &#8220;tutto negativo&#8221;, mentre l&#8217;altro genitore è visto come &#8220;tutto positivo&#8221;.</div>
<div>Il <em>fenomeno del pensatore indipendente</em> indica la determinazione del bambino ad affermare di essere una persona che sa pensare in modo indipendente, con la propria testa, e di aver elaborato da solo i termini della campagna di denigrazione senza influenza del genitore programmante.</div>
<div>L’<em>appoggio automatico al genitore alienante</em> è una presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore alienante, in qualunque genere di conflitto si venga a creare.</div>
<div>L’<em>assenza di senso di colpa</em> è il sesto sintomo: questo significa che tutte le espressioni di disprezzo nei confronti del genitore escluso, avvengono senza sentimenti di colpa nel bambino.</div>
<div>Gli <em>scenari presi a prestito</em> sono affermazioni del bambino che non possono ragionevolmente venirne da lui direttamente, come l&#8217;uso di parole o situazioni normalmente non conosciute da un bambino di quell&#8217;età per descrivere le colpe del genitore escluso.</div>
<div></div>
<div>Infine, l’ottavo sintomo è l&#8217;<em>estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato</em>, che coinvolge nell&#8217;alienazione la famiglia, gli amici e le nuove relazioni affettive (una compagna o un compagno) del genitore rifiutato.</div>
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<div> <strong>Il legame col genitore alienato </strong>prima che intervenisse il processo di alienazione.</div>
<div>Il genitore alienante, invece di contestare ai figli l’assurdità delle loro affermazioni, ne “rispetta” i sentimenti e ne tollera le ripetute esibizioni di maleducazione e</div>
<div>diffamazione. <strong>Ne risulta un </strong><strong><em>atteggiamento adultomorfico </em></strong><strong>dei figli</strong>, che li fa sentire come se si fossero rapidamente elevati a rango di eroici adulti, e col quale essi possono far colpo sui coetanei.</div>
<div>Facendo le debite distinzioni, tale fenomeno ha delle analogie con quello del<em>bullismo</em>. Il bullo compie azioni che mirano a dominare, danneggiare, abusare, offendere, minacciare vittime innocenti che sono incapaci di difendersi. Tale comportamento trova origine sia nell’istigazione da parte di adulti che influenzano i ragazzi in tal senso, sia nell’imitazione di un comportamento di altri, sia coetanei che adulti, percepito come vincente.</div>
<div>Ciò è dovuto al fatto che, appoggiando automaticamente il genitore alienante, percepito come il più potente dei due, i figli sentono di acquisire potere, perché si mettono al sicuro dal non subire punizioni e di non fare la stessa fine del genitore vittimizzato, ricalcando il classico schema del meccanismo di difesa, descritto da Anna Freud nel 1936, dell’<em>identificazione con l’aggressore</em>. Se dimostrassero affetto al genitore bersaglio, essi stessi correrebbero il rischio di ritorsioni, quanto</div>
<div>meno la perdita dell’affetto del genitore alienante (Montecchi, 1994).</div>
<div>Come vedremo più oltre, vi sono anche diversi punti di convergenza tra la dinamica della PAS e quella del <em>mobbing.</em></div>
<div>Nonostante la maggior parte dei <em>genitori bersagliati </em>dalla PAS non facciano granché per meritarsi le sofferenze che vengono loro inflitte dai figli, tuttavia, una minoranza di loro, con la <em>passività</em>, contribuisce al consolidamento della PAS. Essendo senza difesa, denigrati, derisi ed ignorati impunemente, i genitori alienati diventano delle vittime ideali. Finiscono con l’aver paura adintraprendere qualunque azione, divenendo così, agli occhi dei figli, genitori delegittimati. Normalmente, il genitore bersaglio ha avuto un rapporto affettuoso coi figli, o una</div>
<div>minima carenza nelle sue capacità genitoriali. Il marchio caratteristico della PAS è l&#8217;esagerazionedi difetti marginali e di minime mancanze. Alla denigrazione, qualora non sia stata sufficiente aspezzare il legame affettivo tra il genitore bersaglio e i figli, si possono aggiungere anche le false dichiarazioni o le denunce (anche di abusi sessuali). Spesso le false denunce possono cadere anche sugli psicologi o psichiatri curanti, accusati di “avere fatto il lavaggio del cervello” al figlio. Addirittura qualche genitore denuncia anche il terapeuta, con l’appoggio di qualche collega, di “Pas al contrario”, soprattutto quando il bambino viene distaccato dal genitore alienante e comincia ad esprimere i propri pensieri.</div>
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<div>Tra gli <strong>effetti</strong> - sia a breve che a lungo termine &#8211; sui figli, si sono riscontrati (Gulotta, 1998):<strong>aggressività, tendenza all’</strong><strong><em>acting-out</em></strong><strong>, egocentrismo, futuro carattere manipolatorio e/omaterialistico, comportamenti autodistruttivi, ossessivo- compulsivi e dipendenti, narcisismo; falso</strong><strong>sé, disturbi psicosomatici, alimentari, relazionali, scolastici e dell’identità sessuale; eccesso di</strong><strong>razionalizzazione, confusione emotiva o intellettiva, bassa autostima, depressione, fobie,</strong><strong>regressione.</strong><strong>Anche Gardner elenca un ventaglio di alterazioni psicopatologiche che possono colpire i figli, e che</strong><strong>vanno dalla mancanza di rispetto per le autorità, al narcisismo, all’indebolimento delle capacità</strong><strong>empatiche, fino a giungere alla compromissione dell’esame di realtà, e alla paranoia. Sia per i</strong><strong>genitori alienanti che per i figli possono diagnosticarsi (DSM IV, 1994; Gardner, 2002a) il Disturbo</strong><strong>Psicotico Condiviso (folie à deux) o il Problema Relazionale Genitore-Bambino. Mentre, per ilgenitore alienante, sono riscontrabili il Disturbo Delirante, in particolare quello Tipo di</strong><strong>Persecuzione, o i Disturbi di Personalità Paranoide, Narcistico e Borderline. Per i figli, invece, sono</strong><strong>riscontrabili i Disturbi della Condotta, o d’Ansia di Separazione, o Dissociativo NAS, oppure tutti i</strong><strong>tipi di Disturbi dell’Adattamento</strong>.</div>
<div>Poiché ciascun tipo di PAS (lieve, moderato o grave) richiede approcci giuridici e terapeuticidifferenti, é importante che venga condotta un&#8217;appropriata valutazione diagnostica preliminare.</div>
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<div><em>Modelli comportamentali dei genitori</em>.</div>
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<div>Solitamente, <strong>i genitori alienanti sono poco collaborativi nel sottoporsi a valutazioni</strong>, poco attendibili nei loro resoconti, bisognosi di fare continue<em>iniezioni di</em><em>richiamo </em>per ricordare ai figli i maltrattamenti subiti, premurosi nel proteggere i figli dai pericoli del genitore bersaglio, anche quando si tratti di contesti protetti, e denunciano i presunti abusi solo dopo la separazione. I genitori di figli realmente abusati dal genitore respinto, invece, tendenzialmente, lasciano che i figli ricordino spontaneamente gli abusi subiti, riconoscono il rischio dell’indebolimento del rapporto tra il genitore abusante ed i figli, che fanno di tutto per ripristinare in condizioni protette; infine, la denuncia degli abusi risale ad un periodo di molto</div>
<div>precedente alla separazione. I genitori bersaglio della PAS, abitualmente, sono attendibili nei loro resoconti, si sono sempre preoccupati del benessere familiare, e le denunce di abuso riguardano solo i figli, non gli altri familiari. I genitori rifiutati e realmente abusanti, al contrario, di solito, sono poco attendibili nei loro resoconti, si sono preoccupati poco del benessere familiare; e la denuncia di abuso si estende anche ad altri membri della famiglia.</div>
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<div>Le gravi psicopatologie, secondo Gardner, alle  quali il bambino può andare in contro sono:</div>
<ul type="disc">
<li>esame di realtà alterato;</li>
<li>narcisismo;</li>
<li>indebolimento della capacità di provare simpatia ed empatia;</li>
<li>mancanza di rispetto per l’autorità, estesa anche a figure non genitoriali;</li>
<li>paranoia;</li>
<li>psicopatologie legate all’identità di genere;</li>
<li>disturbo borderline.</li>
</ul>
<div><em>Patologia dei genitori</em>.</div>
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<div> I genitori rifiutati e realmente abusanti soffrono di tendenza all’impulsività</div>
<div>(acting-out), all’esplosione violenta di rabbia, e tendono maggiormente alla paranoia rispetto allapopolazione in generale. I genitori alienanti condividono con i precedenti la tendenza alla paranoia; mentre i genitori alienati, solitamente, hanno un normale autocontrollo, e le eventuali esplosioni di rabbia sono conseguenti al rifiuto, alla frustrazione e al senso di impotenza generato</div>
<div>dalla ostilità dei figli.</div>
<div>Proprio a proposito di quest’ultimo aspetto, si possono facilmente rilevare dinamiche comuni a quanto avviene col mobbing nel lavoro (Giordano, 2004). Infatti, il genitore denigrato viene sottoposto ingiustamente, e spesso subdolamente, allo stress dell’avversione dei figli, per poi essere mobbizzato dal genitore alienante, nel momento in cui perde il controllo e reagisce con</div>
<div>esasperazione. Il genitore alienante ridefinirà le reazioni del genitore alienato come disturbo psicopatologico e le utilizzerà, sia in sede giudiziale che davanti ai figli, come argomentazione per dimostrarne l’inidoneità genitoriale.</div>
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<div><strong><em>Fattori extrafamiliari di consolidamento della sindrome</em></strong></div>
<div>Esaurite le capacità autonome di contenimento del disagio di coppia, i genitori si rivolgono all’esterno. I parenti e gli amici possono diventare facilmente istigatori del conflitto, o utili consiglieri, se non addirittura promotori di capacità di riflessione. Ma <strong>è estremamente difficile nei casi di conflittualità familiare rimanere neutrali ed evitare il peggio, anche per i professionisti e per coloro che svolgono ruoli istituzionali. Costoro, se non sono adeguatamente preparati, corrono ilrischio di farsi suggestionare, schierandosi a favore dell’una o dell’altra fazione</strong> (Gardner, 2002b).</div>
<div><strong>Gli avvocati lavorano in un ambito tipicamente basato sul conflitto, e pertanto inadatto a risolvere le difficoltà delle famiglie in crisi (Waldron, Joanis, 1996). Solitamente, gli avvocati difettano di conoscenze psicologiche; non sempre riescono a rendersi conto della distorsione delle dichiarazioni dei loro clienti, e possono ben colludere inconsciamente con atteggiamenti che ad uno psico-professionista apparirebbero patologici</strong>(Salluzzo, 2004a).</div>
<div>Naturalmente, il mandato dell’avvocato non è quello di diagnosticare una verità psicologica, bensì quello di delineare una <em>verità processuale </em>tale da far prevalere, all’interno della contesa giudiziaria, gli interessi delproprio assistito.</div>
<div>In conseguenza di ciò, le versioni di parte hanno spesso un tasso di distorsione così elevato, chealcuni autori parlano di “fattoidi” (de Cataldo, 1997) per designare quanto riferito da chi è sottoposto a interrogatori o perizie in ambito giudiziale.</div>
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<div> Ciononostante, laddove venga paventato il rischio di maltrattamenti o abusi, spesso gli <strong>operatori dei servizi sociali, suggestionati dal rischiodi lasciare indifesi dei soggetti deboli, si allarmano e attivano i canali di protezione del minore</strong>; e <strong>i magistrati</strong>, anche quando chiamati ad intervenire da uno dei genitori, non solo sono costretti aprendere provvedimenti limitativi contro il genitore incriminato, e nello stesso tempo prenderli verso il genitore incriminante, nella massima preoccupazione, I giudici possono essere  preoccupati del rischio di lasciare liberi di agire dei soggetti pericolosi e  possono anche colludere col vittimismo/allarmismo degli accusatori, e condannare anche dei genitori innocenti (Gardner, 2002b) o viceversa ritenere infondate le accuse del genitore accusante e vederlo come manipolativo. Può anche succedere che gli psicologi o psichiatri dei servizi pubblici insieme ai servizi sociali colludano con uno dei genitori, inducendo traumi nel bambino, come per esempio metterlo in una casa famiglia distaccandolo dal genitore alienato.</div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong><em>Interventi terapeutici al confine tra psicologia e giustizia<br />
</em></strong></div>
<div><strong>La riuscita di un intervento sulla PAS richiede la collaborazione congiunta sia degli </strong><strong>psicotearpeuti, psicologi e psichiatri, che degli operatori della giustizia</strong> (Waldron e   Joanis, 1996). Il modello terapeutico di Gardner (1999b) prevede un <strong>approccio integrato</strong> tra disposizioni del tribunale ed interventi psicoterapeutici.</div>
<div>Nei casi di <strong><span style="text-decoration: underline;">PAS di tipo lieve</span></strong>, solitamente, <strong>non è necessario</strong> alcun intervento psicologico, ma basta rassicurare il genitore alienante che manterrà l’affidamento.</div>
<div><strong>Nei casi di <span style="text-decoration: underline;">PAS di tipo moderato</span>, che sono i più comuni, il tribunale deve stabilire un sistema di </strong><strong><em>sanzioni </em></strong><strong>efficaci che non deve esitare ad infliggere al genitore alienante, qualora tenti di sabotare il programma terapeutico concordato con lo psicoterapeuta. Le sanzioni sono di grado crescente, fino ad arrivare al carcere.</strong></div>
<div><strong>La psicoterapia con i figli adotta principi simili a quelli della</strong><strong><em>deprogrammazione </em></strong><strong>(</strong><strong><em>deprogramming</em></strong><strong>) attuata con i prigionieri che sono stati indottrinati dalla propaganda nemica, subendo il lavaggio del cervello, al punto di arrivare a manifestare una pubblica avversione verso il loro paese d’origine. Lo</strong> psicoterapeuta deve imparare a non prendere troppo sul serio le lamentele dei figli, e capire che accontentare eccessivamente i loro desideri di respingere il genitore alienato non va nel loro interesse. Naturalmente, la migliore terapia consiste nel dare ai figli la possibilità di sperimentare, in una frequentazione priva di ostacoli ed influenzamenti del genitore alienante, che il genitore alienato non è così disprezzabile o pericoloso, come loro pensano. Il genitore alienato, invece, è spesso alquanto confuso a proposito di cosa stia accadendo, e incapace di gestire il rapporto coi figli. Quanto più riceverà informazioni e spiegazioni sul</div>
<div>meccanismo della sindrome, tanto più riuscirà a ben orientare le sue reazioni nei confronti delle ostilità dei figli. Innanzi tutto, deve essere rassicurato rispetto alla paura di non essere più amato dai figli. Paradossalmente, è proprio la loro animosità che deve rassicurarlo e fargli comprendere che, finché lo odieranno, egli non gli è del tutto indifferente. Inoltre, il genitore alienato deve</div>
<div>essere aiutato a “<em>indurirsi”</em>, a “<em>tener duro”</em>, e a non prendere seriamente le svalutazioni dei figli. Deve essere aiutato a capire che l’ostilità è una sceneggiata in favore del genitore programmante, dovuta alla paura di inimicarselo, specialmente se esprimessero affetto verso il genitore alienato.</div>
<div>Ciò può essere visto come un meccanismo di difesa (Waldron e Joanis, 1996) che ha la principale funzione di proteggere il livello di autostima del genitore alleato coi figli, e serve a sostenerlo nell’affrontare la separazione. Il genitore bersagliato deve capire che, nonostante dimostrino avversione, tuttavia i figli ancora accettano di incontrarlo, e che potrebbe essere peggio, se non lo</div>
<div>facessero. Infine, deve essere aiutato a distogliere i figli dalle provocazioni, ad evitare le lunghe ed estenuanti polemiche, ritornando, invece, con i ricordi, ai periodi in cui il loro rapporto era sereno e felice.</div>
<div>Nei casi di <span style="text-decoration: underline;"><strong>PAS di tipo grave</strong></span> (Gardner, 1998a), che rappresentano una piccola minoranza (dal 5 al 10% circa), il conflitto di lealtà del bambino risulta così acuto da rendere impossibili gli incontri. I figli dimostrano di avere una relazione di folie à deux con il genitore alienante, condividendone le idee paranoidi. E’ necessario allora, per Gardner, <strong>mettere in atto la misura giudiziaria più severa</strong>:</div>
<div><em>trasferire l’affidamento e la residenza del figlio nella casa dell’altro genitore, o se l’affidamento lo ha già il genitore alienato allontanare il genitore alienante</em>. Qualora il bambino non viva col genitore alienato a tal fine, sotto la guida di uno psico-professionista, è opportuno provvedere ad una sistemazione intermedia dei figli in un <em>luogo di transizione </em>(<em>Transitional Site</em>), piuttosto che il trasferimento diretto dei figli nella casa del genitore odiato. Il <em>Transitional Site Program </em>non preclude la possibilità che il genitore alienante ritorni ad acquisire, infine, lo stato di affidatario primario. E’ prevista l’espansione delle opportunità di accesso ai figli, in rapporto a quanto potrà ridurre il suo tasso di induzione della PAS.</div>
<div><em>Gardner (1998a) insiste sulla necessità di affrontare la PAS attraverso una serie di interventi psicoterapeutici e psichiatrici  e provvedimenti giudiziari, integrati e modulati a seconda della gravità della sindrome. Il suo approccio prevede delle </em><em>sanzioni </em><em>specifiche di livello crescente contro il genitore alienante, fino ad arrivare, nei casi più gravi, al </em><em>trasferimento dell’affidamento</em><em>e della residenza del figlio nella casa dell’altro genitore, o se già vivente col genitore alienato, allontanare o incontrare protettivamente il genitore alienante. <strong>Laddove i tribunali si rifiutino di adottare tali</strong></em> <strong><em>provvedimenti, Gardner non vede la possibilità di trattare efficacemente la PAS.</em></strong></div>
<div><strong>E’ bene sottolineare, non solo la palese inadeguatezza, ma addirittura la pericolosità del contesto giudiziario nel trattare la conflittualità familiare</strong>. Tanto che potremmo definire la PAS una patologia <em>iurigena </em>(Salluzzo, 2004a). Detto <em>ciò, non si può nascondere che è difficile per chiunque rimanere neutrali nelle dispute sull’affidamento &#8211; anche per gli psicoterapeuti – e cadere in </em><em>agiti difensivi</em><em>.</em></div>
<div>Infatti, è elevato il rischio degli psicoterapeuti non formati, di consolidare la sindrome, invece di curarla; questo è frequente soprattutto se poi gli psicoterapeuti curanti sono gli stessi che operano nei servizi sociali, di farsi manipolare quando i colloqui avvengono solo col genitore alienante e col figlio indottrinato, e quando si tenga conto solo delle loro dichiarazioni (Lamontagne, 1998). Così come, quando le informazioni dello psicoterapeuta provengono da una sola parte, si evidenzia il rischio diconsolidare nel figlio la convinzione dell’esistenza di un genitore buono ed uno cattivo (Lund,1995). <strong>Lo psicoterapeuta deve rimanere ancorato alla visione reale del problema attraverso lo studio dei sintomi che il bambino manifesta!</strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>Tra legge e cure è fondamentale che ci sia una comunicazione costante,  tra lo psicoterapeuta psicologo e psichiatra  e i giudici, altrimenti ogni intervento potrebbe divenire inefficace. Qulora, poi, ci fosse in corso una perizia, il perito deve  tenere conto  del fatto che il bambino ha un disturbo mentale e non può condurre la perizia come negli altri casi di affido.</strong></div>
<div><strong><span style="font-size: large;"><br />
Terapie</span></strong></div>
<div>Come qualunque altra patologia, anche la PAS può presentarsi, nel momento diagnostico, con differenti livelli di gravità (PAS di grado lieve; di grado moderato; di grado grave) a seconda dell’intensità e dell’efficacia della programmazione. È responsabilità del terapeuta scegliere l’approccio adeguato: a seconda di quanto appropriata sarà (o meno) la terapia scelta, la PAS potrà infatti evolvere:</div>
<ul type="disc">
<li>nel senso <strong><em>risolutivo</em></strong> (scomparsa dei sintomi e remissione completa);</li>
<li>nel senso <strong><em>migliorativo</em></strong> (con sollievo sintomatologico e remissione parziale);</li>
<li>nel senso di una <strong><em>stabilizzazione</em></strong> (in costanza di gravità della sintomatologia);</li>
<li>nel senso <strong><em>peggiorativo</em> </strong>(aggravamento della patologia, fino allo stato di “morte vivente” – Gardner &#8211; della relazione fra genitore alienato e figlio).</li>
</ul>
<div>L’arma migliore sta comunque nel coordinamento tra lo psichiatra/psicologo psicoterapeuta, i servizi sociali, la magistratura e gli avvocati. Se queste figure agiscono autonomamente senza comunicazione è certo l’insuccesso della psicoterapia e il peggioramento del quadro clinico. Diventa basilare, ribadiamo, che le figure non mediche e psicologiche comprendano che ci si trova di fronte a patologia psichiatrica.</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Fonte: <a href="http://www.crimepsy.org/1/sindrome_alienazione_parentale_1193426.html">ICRPSI  Ist. Nazionale Scienze Criminali e Psicopatologia Forense </a></div>
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		<title>La sindrome di alienazione parentale &#8211; dott.ssa Francesca Leopardi</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/la-sindrome-di-alienazione-parentale-dott-ssa-francesca-leopardi/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:42:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi i figli di genitori separati non sono più una piccola minoranza in quanto il numero delle separazioni coniugali è in continua crescita. L’evento separativo in sé non è causa di problemi psicologici nello sviluppo dei figli ma, al contrario, una separazione tra i coniugi, in alcuni casi, può risparmiare i figli dal dover assistere quotidianamente ai litigi tra i genitori. In seguito ad una separazione, sarebbe auspicabile che i figli continuassero a coltivare il loro rapporto con entrambi i genitori, ristrutturando ovviamente le modalità e i tempi. E’ evidente che quanto più piccoli sono i bambini tanto più il loro rapporto con il genitore, che è costretto ad abbandonare il tetto coniugale, dipenderà da una civile collaborazione tra gli ex coniugi. Purtroppo questa condizione è molto rara, perché le separazioni, nella maggior parte dei casi, sono caratterizzate da sentimenti di rabbia, frustrazione, bisogno di vendetta, che si traducono in una vera e propria guerra contro l’ex coniuge, che dura per diversi anni e che spesso vede coinvolti anche i figli, che diventano uno strumento privilegiato per colpire e punire l’ex coniuge. E’ proprio all’interno di questa cornice che si inserisce la Sindrome di Alienazione Parentale (pas). Tale Sindrome può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/02/images2.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-3259" title="images" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/02/images2.jpeg" alt="" width="177" height="285" /></a>Oggi i figli di genitori separati non sono più una piccola minoranza in quanto il numero delle separazioni coniugali è in continua crescita. L’evento separativo in sé non è causa di problemi psicologici nello sviluppo dei figli ma, al contrario, una separazione tra i coniugi, in alcuni casi, può risparmiare i figli dal dover assistere quotidianamente ai litigi tra i genitori.<br />
In seguito ad una separazione, sarebbe auspicabile che i figli continuassero a coltivare il loro rapporto con entrambi i genitori, ristrutturando ovviamente le modalità e i tempi. E’ evidente che quanto più piccoli sono i bambini tanto più il loro rapporto con il genitore, che è costretto ad abbandonare il tetto coniugale, dipenderà da una civile collaborazione tra gli ex coniugi.<br />
Purtroppo questa condizione è molto rara, perché le separazioni, nella maggior parte dei casi, sono caratterizzate da sentimenti di rabbia, frustrazione, bisogno di vendetta, che si traducono in una vera e propria guerra contro l’ex coniuge, che dura per diversi anni e che spesso vede coinvolti anche i figli, che diventano uno strumento privilegiato per colpire e punire l’ex coniuge.<br />
E’ proprio all’interno di questa cornice che si inserisce la Sindrome di Alienazione Parentale (pas).<br />
Tale Sindrome può essere considerata una vera e propria violenza emotiva, che subiscono i figli dei genitori separati, che sotto la spinta e l’influenza negativa di uno dei due genitori, rifiutano l’altro genitore, manifestando nei suoi confronti astio e disprezzo ingiustificato.<br />
Il genitore alienante mette in atto un vero e proprio programma di denigrazione nei confronti dell’altro genitore (alienato), fino ad allontanarlo definitivamente dalla vita del figlio.<br />
Affinché si possa parlare di Sindrome di Alienazione Parentale è necessario che il genitore alienato sia innocente e che il figlio rivesta un ruolo attivo in questa campagna di denigrazione contro il proprio genitore. Il bambino sostiene di essere lui stesso a non voler stare con il genitore alienato e per giustificare le sue decisioni e il suo astio utilizza scuse e accuse che non hanno riscontri oggettivi.<br />
Questo atteggiamento porta inevitabilmente ad una coalizione tra il bambino e il genitore alienante, per cui quest’ultimo sarà descritto esclusivamente in termini positivi mentre il genitore alienato sarà descritto esclusivamente in termini negativi. I bambini che vengono coinvolti in questa campagna di denigrazione nei confronti del genitore alienato, non provano empatia o senso di colpa nei confronti di quest’ultimo, ma al contrario estendono il loro astio anche nei confronti della famiglia del genitore vittima. La Sindrome di Alienazione Parentale determina delle conseguenze estremamente negative nella vita presente e futura dei figli, che prima di tutto vengono privati di una delle due figure genitoriali senza una valida ragione. Non bisogna dimenticare, infatti, che sia la figura materna che quella paterna sono indispensabili per il sano sviluppo dei figli.<br />
La Sindrome di Alienazione Parentale è una vera e propria violenza emotiva, capace di produrre nei figli dei veri e propri disturbi psichici come: esame di realtà alterato, narcisismo, indebolimento della capacità di provare empatia, difficoltà a rispettare l’autorità.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corrieredelgiorno.com/2012/03/16/la-sindrome-di-alienazione-parentale-56892/">Corriere del Giorno</a></p>
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		<title>Figli indotti ad accusare il padre &#8211; New York Times 1949</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/figli-indotti-ad-accusare-il-padre-new-york-times-1949/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 14:20:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Papà alienati]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Lacrime in udienza. La signora Marianne Lynch Teitelbaum (a sinistra) piange accanto alla figlia Nancy, 12 anni, durante una pausa dell&#8217;udienza a New York sull&#8217;estradizione della signora Teitelbaum in California. La madre è ricercata in California con l&#8217;accusa di aver sottratto i figli dopo aver portato con sé dalla California un anno fa quattro figli di un precedente matrimonio.Nancy è uno dei quattro figli (AP Wirephoto). [“Weep at Hearing,” syndicated (AP), Sunday Bulletin (Racine, Wi.), Mar. 13, 1949, p. 1 New York Times, Mar. 10, 1949 - Una battaglia legale tra due genitori californiani per l'affido dei loro quattro figli è stata decisa ieri dal giudice Edwin L. Garwin della Corte Suprema in favore del padre Zole N. Lynch nonostante i figli abbiano testimoniato contro di lui. Il signor Lynch aveva ottenuto l'affido dei figli da una sentenza di divorzio del Nevada due anni fa. Recentemente la sua ex moglie, la signora Marianne Lynch Teitelbaum e sua madre, la signora Kathleen King hanno portato con loro i bambini sulla costa orientale. Il padre però li ha seguiti e ha iniziato la controversia legale. “Sono convinto che i bambini hanno fatto affermazioni sul loro padre che sono senza fondamento nei fatti” ha detto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp" style="text-align: left;">
<dl id="attachment_3733" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/lynch-mar10-1949-color.jpg"><img class="size-full wp-image-3733" title="lynch-mar10-1949-color" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/lynch-mar10-1949-color.jpg" alt="" width="300" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Lacrime in udienza. La signora Marianne Lynch Teitelbaum (a sinistra) piange accanto alla figlia Nancy, 12 anni, durante una pausa dell&#8217;udienza a New York sull&#8217;estradizione della signora Teitelbaum in California. La madre è ricercata in California con l&#8217;accusa di aver sottratto i figli dopo aver portato con sé dalla California un anno fa quattro figli di un precedente matrimonio.Nancy è uno dei quattro figli (AP Wirephoto). [“Weep at Hearing,” syndicated (AP), Sunday Bulletin (Racine, Wi.), Mar. 13, 1949, p. 1</dd>
</dl>
</div>
<p><strong>New York Times, Mar. 10, 1949 -</strong> Una battaglia legale tra due genitori californiani per l'affido dei loro quattro figli è stata decisa ieri dal giudice Edwin L. Garwin della Corte Suprema in favore del padre Zole N. Lynch nonostante i figli abbiano testimoniato contro di lui.</p>
<p>Il signor Lynch aveva ottenuto l'affido dei figli da una sentenza di divorzio del Nevada due anni fa. Recentemente la sua ex moglie, la signora Marianne Lynch Teitelbaum e sua madre, la signora Kathleen King hanno portato con loro i bambini sulla costa orientale. Il padre però li ha seguiti e ha iniziato la controversia legale.</p>
<p>“Sono convinto che i bambini hanno fatto affermazioni sul loro padre che sono senza fondamento nei fatti” ha detto il giudice Garvin “nella speranza che possano apprezzare una vita senza punizioni con una giusta abbondanza di film, caramelle e gratificazioni adatte per i bambini”</p>
<p>Il giudice ha dichiarato che la signora Teitelbaum nel tentativo di dimostrare l'inadeguatezza dell'ex marito ad occuparsi dei bambini “è andata ben oltre i confini dell'incredibile. Sono dell'opinione che lei ha influenzato tutti i bambini per fare loro raccontare queste storie” ha detto.</p>
<p>Una delle accuse contro il signor Lynch era che avrebbe fatto svegliare il figlio ogni notte a mezzanotte per picchiarlo.</p>
<p>[“Father Wins Custody of Four Children”]</p>
<p>Fonte: <a href="http://unknownmisandry.blogspot.it/2012/02/parental-alienation-in-1949-lynch.html">New York Times</a>, Mar. 10, 1949, p. 40</p>
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		<item>
		<title>Alienazione genitoriale: cos&#8217;è</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/definizione/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 18:14:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[1) Cosa è]]></category>
		<category><![CDATA[Sindrome Alienazione Genitoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Sindrome Alienazione Parentale]]></category>

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		<description><![CDATA[La alienazione genitoriale è una grave forma di abuso contro i bambini coinvolti in separazioni conflittuali, descritta come sindrome (PAS è l&#8217;acronimo di Parental Alienation Syndrome) dallo psichiatra americano Richard A. Gardner, che la definisce come: «Un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (genitore alienato). Tuttavia, questa non è una semplice questione di &#8220;lavaggio del cervello&#8221; o &#8220;programmazione&#8221;, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. È proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile» La PAS è prodotta da una “programmazione” dei figli da parte di un genitore patologico (genitore alienante): una specie di lavaggio del cervello che porta i figli a perdere il contatto con la realtà degli affetti, e ad esibire astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l&#8217;altro genitore (genitore alienato). Le tecniche di “programmazione” del genitore alienante tipicamente comprendono l&#8217;uso di espressioni denigratorie riferite all&#8217;altro genitore; false accuse di trascuratezza, violenza o abuso (nei casi peggiori, anche abuso sessuale); la costruzione di una “realtà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2010/10/images-1.jpeg"><br />
</a>La <strong>alienazione genitoriale </strong>è una grave forma di abuso contro i bambini coinvolti in separazioni conflittuali, descritta come sindrome (PAS è l&#8217;acronimo di Parental Alienation Syndrome) dallo psichiatra americano Richard A. Gardner, che la definisce come:</p>
<blockquote><p><em><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2010/10/gardner.jpg"><img class="alignright  wp-image-133" title="gardner" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2010/10/gardner.jpg" alt="" width="204" height="193" /></a>«Un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (<strong>alienatore</strong>) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (genitore <strong>alienato</strong>). Tuttavia, questa non è una semplice questione di &#8220;lavaggio del cervello&#8221; o &#8220;programmazione&#8221;, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. È proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile»</em></p></blockquote>
<p>La PAS è prodotta da una “programmazione” dei figli da parte di un genitore patologico (genitore alienante): una specie di lavaggio del cervello che porta i figli a perdere il contatto con la realtà degli affetti, e ad esibire astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l&#8217;altro genitore (genitore alienato). Le tecniche di “programmazione” del genitore alienante tipicamente comprendono l&#8217;uso di espressioni denigratorie riferite all&#8217;altro genitore; false accuse di trascuratezza, violenza o abuso (nei casi peggiori, anche abuso sessuale); la costruzione di una “realtà virtuale  familiare” di terrore e vessazione che genera, nei figli, profondi sentimenti di paura, diffidenza e odio verso il genitore alienato. I figli, quindi, si alleano con il genitore alienante da cui sanno di dipendere; iniziando ad appoggiare la sua visione ed esprimendo, in modo apparentemente autonomo, astio, disprezzo e denigrazione contro il genitore alienato.</p>
<p>La &#8220;programmazione&#8221; arriva a distruggere la relazione fra figli e genitore alienato: nei casi gravi i bambini arrivano a rifiutare qualunque contatto, anche solamente telefonico, con il genitore alienato.</p>
<p>I bambini più facilmente condizionabili e plasmabili sono i figli unici o comunque privi di altre figure importanti capaci di stemperare le tensioni e disperdere le negatività dell&#8217;alienazione, con scarsa autonomia e autostima; il bimbo è poco condizionabile fino ai 2 anni, poi la sua plasmabilità aumenta fino ai 7-8 anni per rimanere stazionaria fino ai 15.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/PASvolantino.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-3709" title="PASvolantino" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/PASvolantino.jpg" alt="" width="490" height="346" /></a></p>
<div></div>
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		</item>
		<item>
		<title>Alienatrice in TV: “me ne frego”</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/alienatrice-in-tv/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 18:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Le Iene intervistano una madre, certificata come «gravemente disturbata», che ha sottratto i figli portandoli in Russia quando il tribunale li ha affidati al loro papà. Il disturbo mentale traspare dall&#8217;intervista. Appare chiaramente che la donna, avvocatessa, è una mentitrice compulsiva (racconta un mucchio di falsità, venendo smentita anche dalla propria madre “o è diabolica o è clinicamente malata”), che fa uso delle tipiche false accuse (accusare il padre di violenze già giudicate inesistenti) e che, davanti alle telecamere ed ai figli, le reitera per alienarli chiedendo al padre di “smettere con le violenze”! Trattandosi di 4 bambini abbastanza grandicelli in balia da meno di un anno di questa madre, al momento sembra improbabile l&#8217;avvio di una PAS. Ma certamente occorre che vengano protetti facendo rispettare la legge e rimediando al gravissimo errore del Tribunale, che avrebbe potuto impedire la sottrazione. &#160; TweetVisualizzazioni dopo 11/11/11: 299]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le Iene intervistano una madre, certificata come «gravemente disturbata», che ha sottratto i figli portandoli in Russia quando il tribunale li ha affidati al loro papà.</p>
<p>Il disturbo mentale traspare dall&#8217;intervista.</p>
<p>Appare chiaramente che la donna, avvocatessa, è una mentitrice compulsiva (racconta un mucchio di falsità, venendo smentita anche dalla propria madre “o è diabolica o è clinicamente malata”), che fa uso delle tipiche false accuse (accusare il padre di violenze già giudicate inesistenti) e che, davanti alle telecamere ed ai figli, le reitera per alienarli chiedendo al padre di “smettere con le violenze”!</p>
<p>Trattandosi di 4 bambini abbastanza grandicelli in balia da meno di un anno di questa madre, al momento sembra improbabile l&#8217;avvio di una PAS.</p>
<p>Ma certamente occorre che vengano protetti facendo rispettare la legge e rimediando al <a href="http://www.dirittoeminori.com/pages/bambini-spariti-nel-nulla/">gravissimo errore del Tribunale</a>, che avrebbe potuto impedire la sottrazione.</p>
<div id="attachment_3701" class="wp-caption aligncenter" style="width: 706px"><a href="http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/299923/pelazza-assistenti-sociali-in-russia.html"><img class="size-full wp-image-3701" title="Iene" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/Iene.jpg" alt="" width="696" height="321" /></a><p class="wp-caption-text">Filmato da Le Iene, 2 Maggio 2012</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alienazione.genitoriale.com%2Falienatrice-in-tv%2F&amp;text=Alienatrice+in+TV%3A+%E2%80%9Cme+ne+frego%E2%80%9D&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>Visualizzazioni dopo 11/11/11: 299]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La richiesta di aiuto impossibile da parte di una mamma per il figlio alienato</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/appello-mamma-vittima-pas/</link>
		<comments>http://www.alienazione.genitoriale.com/appello-mamma-vittima-pas/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 May 2012 18:57:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mamme alienate]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.alienazione.genitoriale.com/?p=3683</guid>
		<description><![CDATA[Una mamma ci scrive dicendo che non riesce a vedere il figlio in quanto “è sotto antidepressori, il padre l&#8217;ha totalmente alienato”. La situazione è particolarmente difficile in quanto a) la signora è ex coniuge di un italiano con statuto diplomatico e si trovano in Kenya dove le ambasciate non fanno niente;  b) il figlio ha già 14 anni;  c) le organizzazioni femministe sono impegnate nel tentare di negare che l&#8217;alienazione genitoriale è un abuso sull&#8217;infanzia; d) la signora non ha autonomia finanziaria. Qualora, nonostante queste difficoltà, qualcuno potesse fornire aiuto (persone in loco o nel consolato italiano o a livello giudiziario&#8230;) è pregato di lasciare un commento e trasmetteremo privatamente, per motivi di riservatezza, l&#8217;email della signora che può fornire documenti legali per dimostrare quanto dice. (L&#8217;immagine non ha attinenza con la vicenda ed è la copertina di un libro scritto da una mamma alienata). TweetVisualizzazioni dopo 11/11/11: 357]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/03/images-3.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3325" title="images-3" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/03/images-3.jpeg" alt="" width="183" height="275" /></a>Una mamma ci scrive dicendo che non riesce a vedere il figlio in quanto “è sotto antidepressori, il padre l&#8217;ha totalmente alienato”.</p>
<p>La situazione è particolarmente difficile in quanto a) la signora è ex coniuge di un italiano con statuto diplomatico e si trovano in Kenya dove le ambasciate non fanno niente;  b) il figlio ha già 14 anni;  c) le organizzazioni femministe sono impegnate nel tentare di negare che l&#8217;alienazione genitoriale è un abuso sull&#8217;infanzia; d) la signora non ha autonomia finanziaria.</p>
<p>Qualora, nonostante queste difficoltà, qualcuno potesse fornire aiuto (persone in loco o nel consolato italiano o a livello giudiziario&#8230;) è pregato di lasciare un commento e trasmetteremo privatamente, per motivi di riservatezza, l&#8217;email della signora che può fornire documenti legali per dimostrare quanto dice.</p>
<p>(L&#8217;immagine non ha attinenza con la vicenda ed è la copertina di un libro scritto da una mamma alienata).</p>
<div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alienazione.genitoriale.com%2Fappello-mamma-vittima-pas%2F&amp;text=La+richiesta+di+aiuto+impossibile+da+parte+di+una+mamma+per+il+figlio+alienato&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>Visualizzazioni dopo 11/11/11: 357]]></content:encoded>
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		<title>Alienazione genitoriale e disturbo borderline &#8211;  Jane Major, PhD</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 13:11:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[1) Cosa è]]></category>
		<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[BPDfamily.com è un gruppo di mutuo aiuto di familiari e amici di persone affette dal disturbo della personalità &#8220;borderline&#8221;. Comprende oltre 50.000 membri. Il sito Internet è visitato ogni giorno da 3500 utenti. Recentemente ha pubblicato una lunga intervista video con la dott.ssa Jane Major sul tema dell&#8217;alienazione genitoriale. Questo perché evidentemente le persone affette da questo disturbo della personalità molto spessa si separano dal partner e molto spesso avviano una attività di manipolazione sui figli per impedire all&#8217;altro genitore di avere una relazione con loro. Uno spunto interessante per aprire un dibattito con coloro che sostengono che l&#8217;alienazione genitoriale non sarebbe riconosciuta dal manuale dei disturbi psichiatrici DSM. Per ora manca una classificazione del fenomeno sotto questo particolare nome di alienazione genitoriale ma i disturbi relazionali che la causano sono consciuti da sempre dalla pratica psichiatrica. Chi vuole negarne l&#8217;evidenza però non accetta la discussione e generalmente si limita a fare uso dell&#8217;arma della calunnia e della diffamazione.  Di seguito la trascrizione in inglese dell&#8217;intervista. Fonte:BPDFamily &#160; What is &#8220;parental alienation&#8221;? The behavior of a parent that engages a child in a discussion so that the child can either participate or hear them degrade the other parent. Some parents are so [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/bpd.png"><img class="alignright size-full wp-image-3674" title="bpd" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/05/bpd.png" alt="" width="200" height="133" /></a><strong>BPDfamily.com</strong> è un gruppo di mutuo aiuto di familiari e amici di persone affette dal disturbo della personalità &#8220;borderline&#8221;. Comprende oltre <strong>50.000 membri</strong>. Il sito Internet è visitato ogni giorno da 3500 utenti. Recentemente ha pubblicato una lunga intervista video con la <strong>dott.ssa Jane Major</strong> sul tema dell&#8217;alienazione genitoriale. Questo perché evidentemente le persone affette da questo disturbo della personalità molto spessa si separano dal partner e molto spesso avviano una attività di manipolazione sui figli per impedire all&#8217;altro genitore di avere una relazione con loro. Uno <em>spunto</em> interessante per aprire un dibattito con coloro che sostengono che l&#8217;alienazione genitoriale non sarebbe riconosciuta dal manuale dei disturbi psichiatrici DSM. Per ora manca una classificazione del fenomeno sotto questo particolare nome di alienazione genitoriale ma i disturbi relazionali che la causano sono consciuti da sempre dalla pratica psichiatrica. Chi vuole negarne l&#8217;evidenza però non accetta la discussione e generalmente si limita a fare uso dell&#8217;arma della calunnia e della diffamazione. </em></p>
<p>Di seguito la trascrizione in inglese dell&#8217;intervista.</p>
<p>Fonte:<a href="http://bpdfamily.blogspot.it/2010/09/video-what-is-parental-alienation.html">BPDFamily</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div><strong>What is &#8220;parental alienation&#8221;?</strong></div>
<div><strong></strong>The behavior of a parent that engages a child in a discussion so that the child can either participate or hear them degrade the other parent. Some parents are so upset they will reveal too much information such as &#8220;court papers.&#8221; Alienation happens when the parent does not recognize the bounds of what they can say or do.</div>
<div><strong>Why do parents engage in parental alienation?</strong><br />
Parents that engage in parental alienation are acting out their own drama and upset about what&#8217;s occurred. For most people, parental alienation is mild, and it&#8217;s very common in divorces, where an unkind thing is said, a name called or something, where a parent doesn&#8217;t have boundaries. Mild parent alienation is, &#8220;you tell me if you get scared at your daddy&#8217;s and I&#8217;ll come,&#8221; so planting a seed that you&#8217;re not safe with your daddy. Another form of parental alienation is saying, &#8220;is anybody over at your mother&#8217;s spending the night?&#8221; Parental alienation is being inappropriate with those kinds of questions and fishing to find information from the child that the child shouldn&#8217;t be involved in. So mild parent alienation often occurs and most people get a grip. Most people understand it&#8217;s not appropriate to engage in parental alienation. Eventually somebody will tell them parental alienation is inappropriate, or the child can adapt. They say, &#8220;aw, there goes mom again.&#8221; &#8221; Aw, there goes dad again.&#8221; They can cope with parental alienation. Not adapt, but cope. In moderate parent alienation, the parent goes ballistic and calls names upon seeing the person, or speaking on the phone, and is just in a rage and a tirade about the other parent and is terribly inappropriate. And if the child sees this parental alienation often, they may be involved in aligning against the other parent. So this form of parental alienation is very serious, but those parents can be helped with parenting classes, with mentoring, with therapy, with anger management, with other things to enable them to finally calm down.</div>
<div></div>
<div><strong>What type of parent is likely to engage in parental alienation?</strong>We do know that even within a marriage parents maybe doing parent alienation. This is anytime a parent speaks negatively about another parent so that a child could here it. Children can cope with that usually and adjust. When parent&#8217;s get a divorce its more frequent that that is likely to occur. Unless the parents are really sophisticated parents and understand it and have thought this through and don&#8217;t do that and we do have those people god bless them. Some parents become so irate at the other parent that they just lose all control and they go into a rage and the child witnesses this and the parent in the moderate is likely to be programming the child to also hate the other parent or never ever say to that parent that they enjoyed any kind of time with that other parent or they had fun with that parent at all. They would never tell this parent that is so difficult anything about the other.</div>
<div>
<p><strong>How do I know if my spouse is actually committing parental alienation?</strong></p>
<p><strong></strong>If a parent is engaged in parental alienation, it is more than we are getting a divorce and we have got to figure out a parent plan. A parent engaged in parental alienation is a person who is obsessed, is very ugly, and nasty and will stop at nothing to get their way. Now you really need to figure out if you have an enemy engaged in parental alienation, what it is that makes this person your enemy, and how can you best protect your children. And at that point this is more than ordinary stuff, this is the small percentage of very sick people. Now you need to educate yourself because you are in a different kind of a war when one party is engaged in parental alienation. It&#8217;s a lot at stake.</p>
<p><strong>What is &#8220;severe parental alienation&#8221;?</strong></p>
<p>In the most obsessed and severe kind, severe parental alienation is where parents become ugly or nasty. You can&#8217;t work with them or solve problems with them by reasoning. Severe parental alienation are cases where you have to go to court to get any kind of resolution and these parents so nasty they will allege all kinds of lies to get their way. This is when what prevails in truth is often not the truth but what appears to be truth. The parents will allege all manner of horrible things, and they will take the least little negative issue and turn it into a huge issue. They will create their own reality and then they will end up believing their own fabrications with all their heart and soul, and are very convincing. Evidence, truth and facts are not part of severe parental alienation because they&#8217;ve made up their own facts. The fact that they are so believable is why judges have to rely on evaluators to sort through all of that and come up with recommendations.</p>
<p><strong>How will parental alienation affect the targeted parent?</strong></p>
<p>The person who&#8217;s the targeted parent, wonders what the hell happened here. Because that was never their intention, they didn&#8217;t marry this person or have a child with them with the idea that the person could become so unglued and become so ugly and nasty. It takes a horrible toll on the targeted parent. Psychologically they have to cope with being accused of all kinds of things that they did not do. They are always on the defensive, they are always back peddling, trying to figure out &#8220;what am I going to do about it?&#8221; Even in the relationship, when they were in a together relationship, there are some people that are so disturbed that when the targeted parent tries to solve problems with them they get a two-by-four between the eyes, and they back off and they say &#8220;that hurt!&#8221; Then they go back and they regroup and they try to solve problems with this person again, the nasty one. By the way, it&#8217;s men or women. It is not more women do this than men do which is a common concept. Now that there is so much shared custody, very disturbed men can do this as much as women. So at any rate, whoever it is it&#8217;s a very disturbed person because healthy people don&#8217;t act like that.</p>
<p><strong>How will parental alienation affect my child?</strong></p>
<p>When you have a parent who&#8217;s in the moderate or obsessed category one of the things that they cannot allow is for the child to love and have a positive relationship with the other parent. Now, guess who is the healthier parent? This is the target parent almost always. The obsessed person is not a healthy parent. They&#8217;re very nasty and ugly, and they don&#8217;t play fair at all. They will stop at any lengths to win and what they&#8217;re winning is the mind of a child. They will brainwash a child (another word for it is to program a child) to hate their targeted parent; the healthier parent, the other half of their heritage, the other half of their whole family construct. Half of that child&#8217;s family, if this obsessed parent is successful, is now ‘x&#8217;ed out of the child&#8217;s life. We call that a “parentectomy” where the parent has been cut out of the child&#8217;s life; a “parentectomy.” The child then loses all contact with the individuals that would be most likely to love that child, nurture that child, and care for that child, and provide. They lose out on all of that and if the really disturbed parent prevails, and they often do, this child grows up with a very serious situation where one parent is psychologically disturbed. The characteristic is always that the disturbed person is expecting the child to take care of them. This is called parent role reversal, where the child is always in the position to take care of the most disturbed parent. So how does that help children? It doesn&#8217;t.</p>
<p><strong>How will parental alienation affect my child when he grows up?</strong></p>
<p>If the alienating and obsessed parent is successful in their agenda then the child will no longer have any access or influence from the other parent, they will lose that side of their family, that side of their whole heritage, and they will grow up with a person who&#8217;s a very damaged individual. So they will not be adequately parented. We do know that the picture is not a pretty picture for them in their lives, that they will have many psychological issues, relationship issues, they&#8217;re going to have a very hard time in their life. Just recently, Amy J.L Baker, a researcher in child development that teaches college at Columbia University, has published a book called &#8216;Adult Children of Parental Alienation Syndrome: Breaking the Ties That Bind&#8217;. This is an enormously valuable book for anybody that doesn&#8217;t understand parental alienation and what the consequences are. She researched 4, adult children where passes had occurred in their childhood and the outcome was really extraordinary, to point out what, we need to do everything we can to get a handle on what this problem is and how to do something about it.</p>
<p><strong>How do I prevent parental alienation?</strong></p>
<p>Prevention is the key that, but in some people they&#8217;re already psychiatrically disturbed people. And usually people don&#8217;t know that when they start having babies with them or go into business with them or any kind of other relationship until something happens that the person really becomes crazy &#8211; undone. So I don&#8217;t know that you can stop. I think you could do an awful lot more of preventing yourself from leaping into situations where you don&#8217;t know who this person really is. Having children with somebody who is already difficult is likely to turn more difficult. So it behooves people to be very careful in their relationships with people. So it starts right there. Know who you&#8217;re involved with. Take the time to get to know this person.</p>
<p><strong>How do I cope with parental alienation?</strong></p>
<p>One of the ways not to cope with parental alienation is to be passive, because that&#8217;s the trait of most people that get involved with obsessed parental alienators. They just don&#8217;t know what to do. So go and find somebody that does know what to do about parental alienation. You&#8217;re not the first person that&#8217;s had the problem of parental alienation. Believe me. There&#8217;s a lot of literature available for people with parental alienation problems. There&#8217;s a lot of experts that specialize in parental alienation. I say the best thing you can do is educate yourself about parental alienation. Go online. There&#8217;s a lot of resources about parental alienation online. There are also many excellent books about parental alienation. &#8220;Stop Walking on Eggshells&#8221; is one of them. There are a lot of helpers, a lot of mentors out there who can show people the way to deal with parental alienation. Join up. Don&#8217;t stay in isolation with parental alienation. Educate yourself as to what parental alienation is and what other people have done. I have an article on our website called &#8220;Parents Who Have Successfully Fought Parental Alienation Syndrome.&#8221; That&#8217;s been on the website for years and years, and it&#8217;s gone all over the world. I&#8217;ve heard from people that said you&#8217;ve exactly described my family. I have another article that will be on our website called &#8220;The Cost, Causes, and Controversies of Parent Alienation and Parent Alienation Syndrome.&#8221; Educate yourself. There&#8217;s a whole education possible.</p>
<p><strong>What is &#8220;parental alienation syndrome&#8221;?</strong></p>
<p>Parent alienation describes what the parent is doing. Parent alienation syndrome describes what the child is doing. It is a very important distinction to make. They are not one and the same. Parent alienation syndrome was originally identified in 1985 by a psychiatrist, Dr. Richard Gardner. He was the pioneer in parent education syndrome, when there was a burgeoning of divorces in the early 80s, when joint custody first became a reality, starting in California. James Cook lobbied the California legislature for joint custody laws, and they were passed in 1980, and then swept the country as the concept that the best parent is both parents and you have to figure out how to share these children. Not one parent takes all the custody and the other one becomes a visitor, not in the child&#8217;s life at all. So many fathers started clamoring to go to court to get access to their children, and this created a tremendous burden on the courts which has not been alleviated to this day.</p>
<p><strong>How does parental alienation syndrome affect my child?</strong></p>
<p>Another curious thing about children who are involved in parent alienation syndrome. That means they&#8217;re no longer adapting and coping, that they&#8217;ve gone over and aligned with the most disturbed parent. In some cases, it&#8217;s a shared psychosis that the child shares with the disturbed parent, the mother or the father. And they become one unit. The child then will make up scenarios of their own about how horrible the targeted parent is. They have no basis in fact whatsoever, it&#8217;s nothing they ever experienced, but just as kids can create wonderful stories and fairy tales, and all of that, they use that technique to describe horrible things that the parent has done, which in truth they haven&#8217;t done. And they can be very convincing, because they are passionate, and they&#8217;re angry. Their brains have been seriously altered into such a state of confusion that they don&#8217;t know the truth.</p>
<p><strong>How do I cope with a child experiencing parental alienation syndrome?</strong><br />
If your child is already in the syndrome and the syndrome is where they are brainwashed, you want to stand up for yourself and say, &#8220;That didn&#8217;t happen.&#8221; &#8220;You didn&#8217;t experience that.&#8221; &#8220;I never did that to you.&#8221; &#8220;You are loved by both of your parents and I love you and I will always be here for you.&#8221; You know, there just isn&#8217;t any kind of panacea for these. If people really have the worst case scenario, the only thing that&#8217;s going to turn it around is getting a judicial order for the other parent to be contained; for the disturbed parent to be contained. This is why there is such heavy litigation in these kinds of families. If they can&#8217;t litigate, if they can&#8217;t get a judicial order containing the disturbed parent, then they may just lose those children.</p>
<p><strong>How do I stop parental alienation if it is occurring?</strong></p>
<p>The only way is to get a court order that would contain the disturbed parent, and to get legal custody to the healthier parent and to work with the family. There are actually protocols that are being developed now because prior to this there hasn&#8217;t been anything that we know to do with the obsessed parent, there&#8217;s just, there&#8217;s no protocol whatsoever, in fact there still isn&#8217;t. But there are being developed ways to detox or unbrainwash or unprogram a child if they can get it soon enough, but there gets to be a tipping point or turning place where you&#8217;re not going to really reach that child. In Doctor Baker&#8217;s research, she found children that finally understood that they were brainwashed, and so therapy, you know, a lot of times people&#8217;s hands are just tied. It has to be a court order, the judge has to really get it, who the good guy is and who the bad guy is.</p>
</div>
<div>Please join us as we work together to find more rewarding and healthy lives with our BPD loved ones, or as we recover from a failed BPD relationship. For more information and to register, <a href="http://bpdfamily.com/message_board/index.php?topic=59843.0">click here</a>.</div>
<p>Fonte:<a href="http://bpdfamily.blogspot.it/2010/09/video-what-is-parental-alienation.html">BDPFamily</a></p>
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		</item>
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		<title>Sindrome delle false accuse nel divorzio &#8211; G. J. Blush, Ed. D. and K. L. Ross</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/sindrome-delle-false-accuse-nel-divorzio-g-j-blush-ed-d-and-k-l-ross/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 21:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei casi di alienazione parentale i mezzi con cui il genitore alienante attacca il genitore bersaglio normalmente si limitano a generiche accuse volte a denigrare e svalutare la sua persona di fronte ai figli e al contesto sociale di riferimento. In alcuni casi più gravi però le accuse del genitore alienante possono sfociare in vere e proprie denunce di gravi reati, tra cui a volte sono comprese anche accuse di abuso sessuale sui figli. Il fenomeno delle false accuse di abuso non è limitato al solo contesto delle separazioni coniugali ed ha una lunga storia. Tanto è vero che negli Stati Uniti esiste una vastissma letteratura sul tema. La più eclatante manifestazione del fenomeno si è avuta con l&#8217;isteria collettiva, originatosi negli Stati Uniti nel 1980, denominata abuso rituale satanico (cfr. Wikipedia). Karol L. Ross e Gordon J. Blush sono due psicologi americani che a partire dagli anni ottanta hanno pubblicato studi su queste tematiche concentrandosi in particolare sui casi di false accuse in corso di separazione. Le pubblicazioni scientifiche in lingua inglese sono moltissime. Una buona selezione è raccolta dalla rivista Issues In Child Abuse Accusations (ISSN 1043-8823) pubblicata a partire dal 1989 con cadenza annuale dall&#8217;Institute for Psychological Therapies. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/04/true-false.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3656" title="true-false" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/04/true-false-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Nei casi di alienazione parentale i mezzi con cui il genitore alienante attacca il genitore bersaglio normalmente si limitano a generiche accuse volte a denigrare e svalutare la sua persona di fronte ai figli e al contesto sociale di riferimento. In alcuni casi più gravi però le accuse del genitore alienante possono sfociare in vere e proprie denunce di gravi reati, tra cui a volte sono comprese anche <strong>accuse di abuso sessuale sui figli</strong>.<br />
Il fenomeno delle false accuse di abuso non è limitato al solo contesto delle separazioni coniugali ed ha una lunga storia. Tanto è vero che negli Stati Uniti esiste una vastissma letteratura sul tema. La più eclatante manifestazione del fenomeno si è avuta con l&#8217;isteria collettiva, originatosi negli Stati Uniti nel 1980, denominata abuso rituale satanico (cfr. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abuso_rituale_satanico" target="_blank">Wikipedia</a>).</p>
<p><strong>Karol L. Ross e Gordon J. Blush</strong> sono due psicologi americani che a partire dagli anni ottanta hanno pubblicato studi su queste tematiche concentrandosi in particolare sui casi di false accuse in corso di separazione.</p>
<p>Le pubblicazioni scientifiche in lingua inglese sono moltissime. Una buona selezione è raccolta dalla rivista<strong> Issues In Child Abuse Accusations</strong> (ISSN 1043-8823) pubblicata a partire dal 1989 con cadenza annuale dall&#8217;<strong>Institute for Psychological Therapies</strong>.</p>
<p>Un articolo molto noto  venne pubblicato nel 1987 e viene presentato qui di seguito. Gli altri due articoli riportati sono stati pubblicati dagli stessi autori nel 1990  sulla rivista <strong>Issues In Child Abuse Accusations. </strong></p>
<p><em>SINTESI DELLE TEMATICHE AFFRONTATE DAGLI AUTORI: Le accuse di abuso sessuale nel corso del divorzio e di conflitto sull&#8217;affido dei figli sono divenute un problema per i professionisti che devono indagare questi casi e stabilire se l&#8217;abuso si è veramente verificato. Negli ultimi anni ci sono stati sempre più casi di accuse false e l&#8217;investigatore deve prendere in attenta considerazione il contesto nel quale l&#8217;accusa nasce. La personalità e i comportamenti delle persone coinvolte nell&#8217;accusa offrono informationi importanti. Gli autori descrivono tre modelli di personalità riscontrati nei genitori che formulano false accuse: la personalità istrionica, il vendicatore giustificato, la personalità borderline. Per contro il genitore accusato è generalmente passivo, protettivo e manca di caratteristiche da “macho”. I comportamenti dei figli coinvolti nella situazione possono aiutare nel differenziare le vere dalla false accuse.</em><br />
<em> Le accuse di abuso sessuale formulate in un contesto di conflitto sull&#8217;affido dei figli o sul diritto di visita rappresentano una sfida molto difficile per i professionisti. Questi casi sono spesso mal compresi e mal gestiti, e ciò arreca grave danno a tutte le parti coinvolte. I casi che risultano essere falsi sono caratterizzati da una perdita di controllo, solitamente nelle prime fasi della formulazione dell&#8217;accusa. Gli autori descrivono i problemi più frequentementi osservati di gestione del caso e formulano suggerimenti su come gestire questi casi in modo più efficace. I professionisti devono essere aperti e sensibili ai diritti sia dei bambini che degli adulti. In assenza di linee guida più obiettive e procedure più efficaci, non è possibile mantenere un controllo significativo sui casi di abuso sessuale.</em></p>
<h2><span style="color: #006666; font-family: Verdana, Arial, Helvetica;">SEXUAL ALLEGATIONS IN DIVORCE: THE S. A. I. D. SYNDROME</span></h2>
<h4><span style="color: #006666; font-family: Verdana, Arial, Helvetica;">Gordon J. Blush, Ed.D and Karol L. Ross, M.A. &#8211;  March 1986 - Family Court Review Volume 25, Issue 1, pages 1–11, June 1987</span></h4>
<p><em>Karol L. Ross and Gordon J. Blush are psychologists and can be contacted at Professional Counseling Associates, 36040 Dequindre Road, Sterling Heights, MI 48317</em></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.skeptictank.org/files/conspire/said.htm">http://www.skeptictank.org/files/conspire/said.htm</a></p>
<p id="productTitle">INTRODUCTION</p>
<p>A 7-year-old female child reported to her aunt that her sister<br />
had been abused by their father during a recent visit with him.  She<br />
stated, &#8220;Daddy rubbed butter and poured milk on Mary&#8217;s pee-pee.&#8221; Thus<br />
a chain of events was set into motion that was not resolved until more<br />
than a year later. The aunt told the children&#8217;s mother, and the<br />
mother immediately contacted resource people to assist in the<br />
situation. Because of an ongoing divorce conflict, the most immediate<br />
resource person that the mother consulted was her attorney. The<br />
attorney filed a motion in court asking that all contact between the<br />
children and the father be severed until the court could appropriately<br />
assess and evaluate the situation. The children were also immediately<br />
seen by a mental health professional who, after beginning to evaluate<br />
and work with the children, reported to the mother that she believed<br />
there had been sexual molestation, especially of the younger child. A<br />
letter was written by this mental health professional to the court<br />
indicating this without benefit of anything other than the information<br />
reported by the mother and the therapist&#8217;s observations of the<br />
children. The court responded by severing the rights of the father,<br />
and he reacted by enlisting the aid of his attorney. For the ensuing<br />
months, the two adults were embroiled in an adversarial court room<br />
process that pitted experts against experts, caused the children to be<br />
assessed and reassessed, and deepened the conflict between the adults.<br />
Ultimately, it was found that the story as related by the older child<br />
was false. Proof positive of this child&#8217;s motivation came when, in a<br />
separate and and unrelated incident, she reported to her mother that<br />
she had been sexually molested by a classmate on a school bus. The<br />
similarity of her stories and an investigation by school officials<br />
exposed this child&#8217;s pattern to be related not to the truth of the<br />
situation as much as to her pattern of punitive retaliation when she<br />
became angry.</p>
<p>In working through this particular case, it finally evolved,<br />
under professional intervention, that both of the girls would re-<br />
establish contact with their father. Several years later there has<br />
still been an ongoing relationship between the girls and their father,<br />
and there has been no further complaints of physical or sexual abuse.</p>
<p>A 13-year-old adolescent girl reported that during a visit with her<br />
father he &#8220;tickled&#8221; her inappropriately and she was sexually<br />
traumatized as a result. No mention of this one isolated incident was<br />
made until several years after the alleged abuse when the girl<br />
complained to her mother that she no longer wanted to visit her father<br />
and his present wife. The mother had, up to that point, been fairly<br />
insistent that the girl do so. The mother offered the explanation of<br />
the &#8220;tickling&#8221; incident and immediately went to court and requested<br />
the judge&#8217;s assistance because the father had &#8220;molested&#8221; the girl.<br />
The girl herself tearfully lamented to the judge about the incident in<br />
question. However, under further investigation, the girl readily<br />
acknowledged that the incident had happened only once. Further<br />
investigative involvement with this family resulted in the daughter<br />
and the father developing a dialogue in which the girl admitted that<br />
her real reason for not wanting to visit was her anger at him for the<br />
controls that he imposed upon her during her visits and her dislike<br />
for his present spouse. The inappropriate tickling incident<br />
ultimately became the girl&#8217;s agenda when the father&#8217;s household task<br />
demands upon her sufficiently enraged her to take action to resist<br />
further visits. Eventually, the nonvalidity of the girl&#8217;s complaints<br />
were acknowledged by her in conversations with the father.</p>
<p>BACKGROUND</p>
<p>These are only two of a growing number of incidents in which we<br />
have been professionally involved. They point up the very difficult<br />
task that professionals encounter when involving themselves in the<br />
role of child advocacy, whether it be as professionals in the legal<br />
community, the mental health community, the law enforcement community<br />
or the justice community. More and more reports of sexually abused<br />
children are being made and directly channeled through these agencies.<br />
We readily acknowledge that the awareness of the problem of sexual<br />
abuse of children is increasing. However, we have begun to accumulate<br />
an undeniable amount of information that suggests that there is a<br />
variation on the theme of child sexual abuse to which professionals<br />
should be alerted.</p>
<p>We have labeled this phenomenon the SAID Syndrome which stands for<br />
Sexual Allegations In Divorce. This acronym describes the particular<br />
phenomenon which occurs when a sexual abuse allegation develops within<br />
a pre- or post-divorce context and when a family unit has become<br />
dysfunctional as a result of that divorce process. It is our belief<br />
that when sexual allegations in divorce occur (the SAID Syndrome), an<br />
entirely different set of dynamics and variables may exist. These<br />
Sexual Allegations In Divorce need to be addressed in a discriminately<br />
different manner than the sexual abuse allegations in a non-divorcing<br />
family.</p>
<p>Initially, the data in this paper was a clinical curiosity to us.<br />
However, working in the context of child advocates assigned to a<br />
family services, court-related clinic, we began to exchange<br />
information, compare clinical notes, and work conjointly on some case<br />
investigations, a pattern began to manifest itself.</p>
<p>The clinic setting in which this data has been gathered is that of<br />
a family services clinic that functions primarily as a diagnostic<br />
agency within a circuit court. Investigations are conducted at the<br />
request of judges once a case is determined by the court to be a<br />
matter requiring evaluation on a psychological and social basis.<br />
Primary in the evaluation process are those matters in which custody<br />
and visitation problems exist and wherein the minor children are the<br />
key issue before the court. The investigation procedure mandates<br />
that both parents as well as all minor children over the age of five<br />
participate in the evaluation. Thus, our population consists<br />
primarily of individuals having difficulty during or after marital<br />
transition. We are investigators who are essentially child advocates.<br />
Since judges often have time-related difficulties and other restraints<br />
placed upon their ability to obtain information, our clinic operates<br />
in the capacity of gathering and transmitting any and all pertinent<br />
information about that family as it relates to the issue before the<br />
court. We submit recommendations to the court as well as a written<br />
document reporting the data upon which those recommendations are<br />
based.</p>
<p>During this investigation and evaluation process, it has been our<br />
experience that it is very common for one parent to present an<br />
uncomplimentary picture of the other parent. Each is trying to<br />
present him/herself in a positive light in order to make him/herself<br />
believable and trustworthy in forwarding personal advocacy. Both are<br />
fully aware of the adversarial role into which their divorce<br />
relationship has evolved, and each frequently presents a rather<br />
lengthy list of serious concerns. There are numerous allegations that<br />
parties make against each other in order to &#8220;make their case.&#8221;<br />
However, what we are beginning to note with alarming regularity is<br />
either the covertly implied or overtly expressed allegation of some<br />
sexual impropriety, misconduct, or abuse on the part of the other<br />
parent involving their child or children. This &#8220;ultimate concern&#8221; is<br />
appearing more and more, whereas a few years ago we were hearing these<br />
only on rare occasions.</p>
<p>Because of the dramatic increase in the frequency with which this<br />
allegation is occurring and because of the magnitude and gravity of<br />
the allegation, we feel a need to share with fellow professionals the<br />
dynamics we are finding in these particular situations. The<br />
ramifications of these allegations are far more &#8220;lethal&#8221; for the<br />
individuals involved and the future of the family unit and its<br />
potential to function than are those of most other types of<br />
allegations. Our experience is that often times the alleged<br />
perpetrator find him/herself in a position where suddenly and without<br />
due process either socially or legally, his/her access to the minor<br />
child or children has been terminated by a court order. The<br />
individual finds he/she is unilaterally excluded from an already<br />
disrupted family situation, and this dynamic is compounded by the<br />
social stigma of the sexual allegation. Additionally, in an<br />
increasing number of cases, the perpetrator is also confronted by the<br />
judicial system and then has to contend with the potential of a felony<br />
charge and being drawn into the criminal justice system.<br />
Professionals in positions that cause some of these events to be set<br />
into motion need to reassess and refine their roles in cases where the<br />
SAID Syndrome may be the primary dynamic.</p>
<p>We recognize that our data is drawn from a specialized situation.<br />
We further acknowledge that in many instances the handling of a sexual<br />
abuse allegation is done in an effective, professional, and ethical<br />
way. However, to believe that there are not significant deviations<br />
from the norm is to be naive, incorrect, and possibly dangerous to a<br />
whole system that espouses child advocacy as its primary concern.<br />
Initiating the management of a case based upon misdiagnosis and error<br />
carries many negative implications, including professional liability.<br />
It also raises the issue of challenging the validity of a victim of a<br />
potentially traumatic situation. Our intention is to help fellow<br />
professionals identify when they may be caught in the midst of a SAID<br />
Syndrome. We hope that the communication of our data will reduce and<br />
minimize error factors that could make the child advocate<br />
vulnerable.</p>
<p>REVIEW OF THE LITERATURE</p>
<p>The history of intervention in child abuse cases has been based<br />
upon concepts that are seen consistently throughout the professional<br />
literature as well as through information disseminated to the public.<br />
It is interesting to note how overly generalized and yet firmly<br />
believed they have become by lay persons and professionals alike. It<br />
is difficult to find in the professional literature, articles which<br />
raise the issue that children can and will lie under certain<br />
motivational circumstances. It is treated as if it is unthinkable<br />
that they would ever do so with regard to such a negative experience as sexual abuse.</p>
<p>In a number of pamphlets and educational booklets, the following<br />
&#8220;facts&#8221; are consistently communicated to the parents of potential<br />
victims of sexual abuse:</p>
<p>Believe the child, no matter how hard it is. (Even if the child made<br />
p the incident, help is needed anyway.) (What everyone should, 1983,<br />
p.8)</p>
<p>Believe the child. Children rarely lie about sexual abuse. (Health<br />
and Human Services [HHS], 1984)</p>
<p>It is true that children have imaginations and that they sometimes<br />
lie, as do adults, but it is very uncommon occurrence for a child to<br />
fantasize or make up a sexual assault incident. Avoid the message:<br />
&#8220;You can&#8217;t believe a child, they have such wild imaginations.&#8221;<br />
Studies have shown that children seldom lie about sexual abuse.<br />
(Illusion Theater, 1981)</p>
<p>Observe physical and behavioral signs&#8230;Extreme changes in behavior<br />
such as loss of appetite. Recurrent nightmares&#8230;and fear of the<br />
dark. Regression to more infantile behavior such as bedwetting, thumb<br />
sucking, or excessive crying&#8230;Fear of a person or an intense dislike<br />
at being left somewhere or with someone. Other behavioral signals<br />
such as aggressive or disruptive behavior, withdrawal, running away or<br />
delinquent behavior, failing in school. (HHS, 1984)</p>
<p>Information source after information source being presented by<br />
various social and health organizations take on this common message<br />
format. The hazard in these instructional messages is that<br />
overgeneralized statements concerning behavioral signs, which may mean<br />
sexual abuse, can just as realistically be symptomatic of any number<br />
of other problems occurring in a child&#8217;s life. Divorce, peer<br />
problems, school related problems, and general developmental processes<br />
are all equally competing clinical hypotheses for such behaviors and<br />
should be treated as such in initial investigative stages. The<br />
dilemma is additionally compounded when concerned parents read what<br />
the &#8220;experts&#8221; have to say in these generalized ways and then take the<br />
&#8220;expert truths&#8221; and jump to conclusions to further reinforce their<br />
perception of what has occurred. This is not an easily dissuaded<br />
belief once it has been perceived as truth by the adult who feels<br />
responsible for the safety and well-being of the child. It also<br />
cannot be easily discarded or changed once the child has been<br />
questioned about the incident on multiple occasions.</p>
<p>The literature frequently holds the position that &#8220;children do<br />
not lie about sexual abuse.&#8221; In their article in a volume of the<br />
JOURNAL OF SOCIAL ISSUES, which in its entirety addresses the topic of<br />
the child witness, Berliner &amp; Barbieri (1984, p. 127) summarize the<br />
findings of Conte and Berliner and of Burgess, Groth and Holmstrom and<br />
they concur with those authors &#8220;&#8230;there is little or no evidence<br />
indicating that children&#8217;s report are unreliable, and none at all to<br />
support the fear that children often make false accusations of sexual<br />
assault or misunderstood innocent behavior by adults. The general<br />
veracity of children&#8217;s reports is supported by relatively high rates<br />
of admission by offenders. Not a single study has ever found false<br />
accusations of sexual assault a plausible interpretation of a<br />
substantial portion of cases. Faller (1984, p. 475) states, &#8220;&#8230;we<br />
know that children do not make up stories asserting they have been<br />
sexually molested. It is not in their interest to do so.&#8221; Rush<br />
(1980, p. 155) asserts, &#8220;Those who have ever worked with children can<br />
attest to the fact that their perception of their environment and<br />
experience is far more concrete than fanciful. Among the volumes of<br />
literature on disturbed children, the problem of lying is almost never<br />
discussed. Any nursery or grade school teacher will verify that<br />
children differentiate between &#8216;make-believe&#8217; and reality often more<br />
accurately than adults.&#8221; Rush also says (p. 17) &#8220;When caught in<br />
behavior which might elicit adult disapproval, children might lie to<br />
protect themselves&#8230;&#8221; but maintains (p. 156) &#8220;But children cannot and<br />
do not make up stories outside the realm of actual experience.&#8221;</p>
<p>The problem with this type of reporting in the literature is that it<br />
tends to emphasize the positive findings in those surveys that have<br />
been made and thus tends to ignore any counterposition or situations<br />
under which exceptions might occur. Although almost all of the<br />
articles acknowledge (albeit minimally) the potential for children to<br />
create false reports, practically none of the literature addresses<br />
itself to those circumstances, situations, or conditions under which<br />
this phenomenon might occur. It appears that the professions dealing<br />
with the sexual abuse phenomenon have been simply given a &#8220;most<br />
common&#8221; dynamic that does occur in accurately reported actual cases of<br />
sexual abuse. This has evolved into an unchallenged &#8220;scientific<br />
fact.&#8221; There has been no real assistance given to the professional by<br />
pointing out the elements of those cases where the &#8220;common truth&#8221; may,<br />
in fact, not to be true.</p>
<p>Some of the literature does refute the credibility of children&#8217;s<br />
reports about general phenomena as well as sexual abuse in particular.<br />
Goodman (1984, pp. 164-165) offers, &#8220;Another problem that can affect<br />
legal outcomes concerns children&#8217;s cognitive ability to construct<br />
false reports. Like adults, children sometimes make false reports.<br />
These may be intentional lies&#8230;or they may be unintentionally<br />
fabricated or suggested.&#8221; Goodwin, Sahd &amp; Rada (1979, reprinted 1980,<br />
p. 37) state, &#8220;Despite the recent increase in research on incest, the<br />
question of false accusation has largely been neglected in the<br />
psychological and psychiatric literature. A search of psychological<br />
abstracts for the past ten years yielded only one report&#8230;which dealt<br />
with the problem of false accusation.&#8221;</p>
<p>Although the reported evidence suggests that the number of false<br />
reports is quite low (a fact consistent with our experience), it is<br />
interesting to note that Goodwin et. al. (p. 41) also report in one<br />
case example a situation highly consistent with one of the several<br />
themes that we are finding to be true of the SAID Syndrome. In this<br />
particular case it is indicated that &#8220;&#8230;the mother and both daughters<br />
said the accusation was a hoax. They said the girls had been coached<br />
by unidentified older girls to accuse the stepfather in the hopes that<br />
his would make the mother leave him.&#8221; The emerging presence of the<br />
SAID Syndrome is also reflected by Goodwin et. al.(p. 43) when stating<br />
&#8220;increased enforcement of child abuse laws has made false accusations<br />
a more potent manipulative weapon for children and teenagers.&#8221; And<br />
they warn (p. 43) &#8220;Failure to recognize a child&#8217;s fabrication can<br />
subject the family to unnecessary legal action and unwittingly support<br />
the use of similar manipulative techniques by other susceptible<br />
children.&#8221;</p>
<p>In reviewing the literature the first formal reporting<br />
of the SAID Syndrome appeared to be made by Kaplan &amp; Kaplan (1981).<br />
In this article they reported (p. 81) &#8220;&#8230;in the authors&#8217; clinical<br />
practice, they have encountered a situation, not yet reported, which<br />
presents the mental health professional and judiciary with a number of<br />
technical difficulties. The problem arises during divorce and custody<br />
proceedings when a child, for the first time, accuses the parent with<br />
whom he/she is not residing, of sexual abuse. This raises the<br />
possibility that the parent with whom the child is residing has<br />
prompted the child to make the accusation of sexual abuse against the<br />
alienated spouse and non-custodial parent.&#8221; Kaplan and Kaplan present<br />
a thorough case history of such a situation and they conclude their<br />
article (p. 94), &#8220;In cases where the initial accusation of sex abuse<br />
occurs after parental separation, and refers to a time when the<br />
parents were living together, the possibility that the custodial<br />
parent has prompted the accusation toward the non-custodial parent<br />
must be considered.&#8221;</p>
<p>More recently, Benedek and Schetky (1984) in their article<br />
entitled &#8220;Allegations of Sexual Abuse in Child Custody Cases&#8221; which<br />
was presented at the Annual Meeting of the American Academy of<br />
Psychiatry and the Law in October, 1984, report &#8220;&#8230;we have recently<br />
evaluated several children and families who have made false<br />
accusations of sexual abuse. These allegations arose in the context<br />
of child custody and visitation disputes.&#8221; (p. 1) At the same<br />
conference, Schuman (1984) discussed several cases where&#8211;in six of<br />
the seven histories summarized&#8211;sexual abuse allegations surfaced in<br />
conjunction with &#8220;acrimonious divorce litigation.&#8221; (p. 11) In this<br />
article entitled &#8220;False Accusations of Physical and Sexual Abuse&#8221; he<br />
cites Shipp &#8220;In some quarters there is such a degree of sensitivity or<br />
outrage about possible child abuse that a presumption exists that such<br />
abuse has occurred whenever it is alleged&#8221; and then Schuman warns &#8220;It<br />
is possible for a reverse skew to evolve in which incest or other<br />
child sexual abuse can be overperceived and overalleged.&#8221; (p. 1)<br />
Further in his recommendations, Schuman advises the evaluators to<br />
obtain information from multiple sources and explains &#8220;Domestic<br />
relations cases are unfortunately fertile ground for nonvalid<br />
perceptions and/or allegations of misconduct of all forms.&#8221; (p. 26)</p>
<p>Paulson, Strouse &amp; Chaleff (1982, pp. 51-52) further confirm these<br />
finding by cautioning:</p>
<p>&#8221;<br />
It is also important for the interviewer to remember that sometimes<br />
children fabricate incest stories in order to intimidate and blackmail<br />
a parent. This is especially so when resolution of and earlier has<br />
allowed the perpetrator to return home. The young child, aware of the<br />
consequences of a further allegation of incest against the<br />
perpetrator, can use this knowledge to threaten, coerce, and defy<br />
conformity and discipline demands within the family. The socially<br />
precocious, seductive young girl can make normal hugging and kissing<br />
between parent and child grounds for further allegations of<br />
molestation. The stepparent may be jealously seen by the child as<br />
depriving him/her of rightful attention and affection from the<br />
biologic parent. For mothers there is constant anxiety and distrust,<br />
wanting to trust both the child and the parent, yet constantly<br />
suspicious and torn between the child and the<br />
mate.<br />
&#8221;</p>
<p>These clinical dynamics that have only just begun<br />
to appear in contemporary literature suggest that children caught in a<br />
frustrating power struggle may opt to attempt to control the situation<br />
via a newly-evolved &#8220;offensive weapon&#8221;&#8211;the sexual allegation.</p>
<p>Probably the most meaningful, clinically sound, socially and legally<br />
acceptable position in this dilemma would be to reframe the problem of<br />
whether children lie or do not lie about these matters. Our position,<br />
based upon our actual investigative experience, is most adequately<br />
reflected in literature by Sgroi, Poter &amp; Blick (1982, p. 39) who<br />
propose, &#8220;Every reported case of child sexual abuse must be<br />
investigated to determine if the complaint is valid: that is, did<br />
abuse of the target child actually occur or not? The process by which<br />
this happens is termed validation. It should be conducted in an<br />
orderly fashion by knowledgeable individuals who are prepared to deal<br />
with the consequences of the outcome.&#8221; These authors further charge<br />
(p. 39) &#8220;every clinician or professional person who works with<br />
children should be aware of the essential elements of validating child<br />
sexual abuse. Investigators or individuals who perform validation of<br />
cases may be personnel of the statutory agencies or clinicians or<br />
both.&#8221; Within the text of this article a recommended process for<br />
taking an investigatory approach to the initial allegation is<br />
proposed.</p>
<p>A similar suggestion, to first investigate rather than<br />
react to the situation is offered by Jiles (1980, p. 61) who states<br />
&#8220;&#8230;the worker must speak with the child and make some determination<br />
about the validity of the report and gain as much diagnostic<br />
information as possible.&#8221; This suggestion that a tempered, rational,<br />
carefully thought out and planned strategy for evaluating the entire<br />
family situation before any decisions are made is the most obvious and<br />
desirable approach for all parties concerned in both actual and false<br />
sexual abuse cases. These proposals which emphasize investigation as<br />
a first step are highly consistent with our perception of the<br />
appropriate attitudes, strategies and techniques which should be<br />
utilized at the very outset of a sexual allegation case.</p>
<p>BEGINNING STRATEGIES FOR DIFFERENTIATING REAL VS SAID CASES</p>
<p>Professional Role Definition</p>
<p>When a sexual allegation of any kind is made, a very necessary<br />
beginning strategy for professionals is to regard their role as<br />
clinician-investigators, not clinician-therapists. If they perceive<br />
that their first and foremost task in intervention is to<br />
therapeutically deal with the impact of the experience upon the child,<br />
they are then focusing their behavior on treatment. Treatment<br />
processes are not consistent with investigative behaviors that demand<br />
objectivity, skepticism, and open-mindedness in gathering data from<br />
all sources involved in the situation.</p>
<p>If a therapeutic orientation is taken before all of the<br />
conditions and variables surrounding the complaint are known, the<br />
therapeutic alignment with the child and/or complaining parent<br />
distorts perceptions of the situation and begins to reinforce the<br />
reported incident as probably being valid. The perceived validity of<br />
the complaint then produces an obligation for the professional to<br />
embrace the &#8220;victim&#8217;s&#8221; position, creating the undesirable potential<br />
for an over-reaction to the situation. When this occurs, elements of<br />
fear, anger, and conflict, which are already in existence, are<br />
exacerbated.</p>
<p>This dilemma points out the inherent conflicts that<br />
are produced for the professionals who are called upon to intervene in<br />
these difficult situations. Professional therapeutic training<br />
dictates being empathic with persons seeking assistance. In sexual<br />
allegation situations, the professionals are asked to determine the<br />
validity of the allegations, to provide therapy, and to recommend<br />
steps to resolve the dilemma for the family. The result is that<br />
professionals are asked to do several tasks which are contradictory.<br />
Most &#8220;helping&#8221; professionals are not highly trained or experienced in<br />
specialized investigative processes. A further compounding of these<br />
conflicting roles for the professional occurs when the justice<br />
community seeks &#8220;expert&#8221; opinions regarding the &#8220;truthfulness&#8221; of a<br />
given sexual allegation. Increased use of mental health and<br />
behavioral science people by courts and other dictate that the first<br />
major problem for professionals is for them to differentiate between<br />
their roles of investigator vs. therapist.</p>
<p>Investigative Questioning Sequence</p>
<p>Another important beginning strategy in the SAID phenomenon is<br />
the question sequence for the professional. Of necessity, this<br />
consists of an immediate and complete conversation<br />
with the custodial parent or presenting adult. Structured<br />
interrogation with this person should initially and specifically focus<br />
on the following:</p>
<p>1) Dysfunctional family elements such as a family on the verge of<br />
marital breakup.</p>
<p>2) Divorce activity that has already been started.</p>
<p>3) Divorce activity that has been unsuccessfully in progress for some<br />
time.</p>
<p>4) Unresolved visitation or custody problems.</p>
<p>5) Unresolved money issues as it relates to the divorce.</p>
<p>6) The involvement by the parent(s) in ongoing relationships with<br />
others.</p>
<p>Any evidences of the aforementioned &#8220;red flag&#8221; dynamics are the<br />
professionals&#8217; first clues to the potential of a SAID case. While<br />
phenomenon, these are prima facie evidences that a case is a SAID<br />
phenomenon, the professional who disregards these first red flags is<br />
potentially in error in his/her conclusions.</p>
<p>In addition to maintaining an investigative posture and initially<br />
ascertaining whether there are any divorce elements, there are other<br />
specific dynamics that are the most symptomatic and diagnostic of the<br />
SAID phenomenon. Obviously, the more of these dynamics that one finds<br />
in the entire family situation, the more probable it is that a true<br />
SAID Syndrome exist.</p>
<p>CLINICAL INDICATORS OF THE SAID SYNDROME</p>
<p>Family Events Sequence Leading To The Allegation</p>
<p>The first critical clinical indicator of a SAID case is the point<br />
in time when the allegation is first communicated. In reports of<br />
sexual allegations, we have learned to initially take a close look at<br />
the allegations and to examine and evaluate how they fit into the<br />
chronology of the marital dissolution. The prior family dynamics<br />
including who, what, where, when, and how the allegation first<br />
surfaced are indicators which need to be investigated. We have<br />
learned to carefully examine not only the specifics of what the child<br />
has reported but how this allegation came to be known by the reporting<br />
adult, which child within a family made the allegation and under what<br />
circumstances, and exactly what were the more recent events occurring<br />
within the family relationship pattern when the allegation was<br />
communicated.</p>
<p>Total Context of Allegation:</p>
<p>The second clinical indicator can occur only when one examines<br />
the whole picture or &#8220;gestalt&#8221; of the situation; what other legal<br />
actions have occurred at the time, what other legal actions were about<br />
to occur with regard to child support, potential change of custody<br />
maneuverings by the non-custodial parent, or the arrival of a new<br />
relationship bringing the potential of a new adult-parent into the<br />
family constellation. We examine the whole picture and treat the<br />
initial revelations with more of an investigative attention to detail<br />
in terms of sequence of events rather than focusing on one single<br />
dynamic such as the child&#8217;s articulations. What everyone has to say<br />
becomes part of the overall pattern more than the issue of factual<br />
versus fictionalized statements. One of our concerns is that<br />
therapists or other intervention &#8220;specialists&#8221; may become excessively<br />
focused on the truthfulness of the child&#8217;s statements or other<br />
isolated information rather than utilizing the investigative method of<br />
looking beyond the child&#8217;s articulations to determine the total<br />
context in which the allegation is made.</p>
<p>Personality Profile of the Presenting Parent -Female</p>
<p>A third critical clinic al indicator in the SAID syndrome is the<br />
personality pattern of the reporting parent. When the custodial or<br />
primary parent is the maternal figure, our data suggests that this<br />
individual may show a profile consistent with that of the hysterical<br />
personality. In these instances, this hysterical pattern of the female<br />
usually takes on one of the following configurations:</p>
<p>I) The female emotionally presents herself as a fearful person<br />
who believes she has been a victim of manipulation, coercion, and<br />
physical, social or sexual abuse in the marriage. She has tended to<br />
see herself as a powerless victim of the other parent&#8217;s past as well<br />
as present behaviors. She also has tended to see the man as being a<br />
source of physical threat, economic punitiveness and retribution, or<br />
an individual who simply has not understood the physical safety and<br />
psychological needs of the children.</p>
<p>II) Another type of manifestation is the &#8220;justified vindicator.&#8221;<br />
In this instance, a hostile, emotionally expansive, vindictive, and<br />
dominant female has directly appealed to &#8220;experts&#8221; in both the mental<br />
health and/or legal communities. She frequently becomes insistent that<br />
formal punitive legal measures be taken via prosecution before<br />
reasonable proofs have been demonstrated. One of the accompanying<br />
phenomena with this type of female parent is that she will frequently<br />
have concurrent criminal action pending with her domestic legal<br />
action.</p>
<p>III) Another personality pattern which requires clinical<br />
consideration is when the reporting adult is possibly psychotic. This<br />
is relatively rare in our experience. However, we have had several<br />
such cases in which the woman initially presented as not being<br />
psychotic. A more detailed inquiry of the allegations concerning how<br />
the incidents took place made it more evident that their functioning<br />
in reality was sufficiently borderline so as to clinically constitute<br />
a psychotic or psychotic-like diagnosis and the allegations had to be<br />
discounted.</p>
<p>Regardless of whether the female pattern has been that of the<br />
passive, fearful, apprehensive individual, the &#8220;justified vindicator&#8221;,<br />
or even that of the psychotic, she is emotionally convinced of the<br />
&#8220;facts&#8221; and will not be dissuaded from her perceptions. The intensity<br />
with which she relates to the world through her emotions significantly<br />
overshadows her use of a rational reasoning or problem solving<br />
approach to the situation. This emotional appeal can become convincing<br />
and very misleading to the inexperienced and/or &#8220;well-intended&#8221;<br />
professional.</p>
<p>Personality Profile of the Presenting Parent &#8211; Male</p>
<p>Our data thus far reflects that the parent most often reporting<br />
sexual allegations is the female. This may merely reflect the reality<br />
that, in the majority of cases, the female is the primary caretaking<br />
parent.</p>
<p>However, in those instances in which the male becomes the<br />
reporting parent, the following typical pattern has emerged. He is an<br />
individual who usually is intellectually rigid, has a high need to be<br />
&#8220;correct,&#8221; has been hypercritical of the mother throughout the<br />
marriage, and verbalizes in a number of &#8220;nit-picking&#8221; ways the<br />
suspicion that she has been a non-vigilant and borderline unfit<br />
mother. He typically makes allegations more against the males with<br />
whom she has become involved rather than necessarily making direct<br />
allegations toward her as the actual perpetrator of the sexual abuse.<br />
The male sees her as the person whose passive or silent endorsement of<br />
the perpetrator is her contribution to that situation. He also makes<br />
statements about the frequency with which she leaves the children<br />
unsupervised, in the care of incompetent or inappropriate babysitters,<br />
or generally &#8220;at risk&#8221; in the home.</p>
<p>Personality Profile of the Child</p>
<p>The comprehension and clinical understanding of the<br />
child/children is also a critical element in correctly diagnosing the<br />
SAID Syndrome. In SAID instances, the child/children will typically be<br />
found occupying the key position in the adversarial struggle between<br />
the parents who cannot directly communicate with each other. The<br />
adults then communicate excessively through the child/children. As a<br />
result, the child becomes the &#8220;communication conduit&#8221; making him/her a<br />
part of adult insights, feelings and information which begin to shape<br />
his/her perceptions. These perceptions evolve into positions of<br />
increased control and opportunities to manipulate the non-<br />
communicative parents. Thus, the child/children attain excessive power<br />
which contributes to their loss of behavioral control. The amount of<br />
direction they give to their parents is disproportionate to their<br />
capacity to fully comprehend or appreciate the inappropriateness of<br />
their position.</p>
<p>In a number of instances in which we have seen this pattern of<br />
behavior, the child has evolved into a unilateral and arbitrary<br />
dictator (even as early as two or three years of age). We have also<br />
found that younger children tend to align both their rational<br />
or spoken agenda and their emotional allegiance with the dominant<br />
parent and will often &#8220;mirror&#8221; or &#8220;parrot&#8221; that parent&#8217;s descriptions<br />
and feelings about the situation in question. These younger children<br />
appear to do so for several reasons.</p>
<p>I) They have a limited verbal ability with which to articulate<br />
their own agenda.</p>
<p>II) Their immaturity causes them to be unable to test and<br />
comprehend the reality of the situation in which they find themselves,<br />
i.e., the politics of adult divorce.</p>
<p>Also, these children often reflect one or more of the following<br />
behaviors:</p>
<p>I) They give responses that appear to be highly rehearsed,<br />
&#8220;coached&#8221; or conditioned.</p>
<p>II) They spontaneously initiate conversation during interview by<br />
quoting the same phrases accompanied with the same affect as did the<br />
controlling parent who presented the complaint.</p>
<p>III) They use age-inappropriate verbal descriptions with no<br />
demonstrated practical comprehension of what they are really saying.</p>
<p>IV) They offer a spontaneous and automatic reporting of the<br />
act(s) perpetrated upon them in the absence of any direct questions<br />
soliciting this specific information.</p>
<p>V) They offer inconsistencies in various aspects of reported<br />
incidents. These variances may involve specifics (who, what, where,<br />
when); frequency (only once or twice, exaggerated to many times); and<br />
subjective perceptual experiences (very frightened, not scared, hurt,<br />
not hurt, etc.)</p>
<p>VI) They lack the appearance of a traumatized individual both<br />
emotionally and behaviorally.</p>
<p>We have also found that as children approach adolescence, they<br />
develop a more vindictive, rather than mimicking, agenda. They tended<br />
to speak in absolutes with exaggerated emotional content. For example,<br />
adolescents, who in a very intense protest, proclaim that they &#8220;never,<br />
ever&#8221; want to see the other parent because of the perceived wrong that<br />
has been perpetrated in their lives is usually indicative of<br />
something quite different. We have found that with these kinds of<br />
adolescents, the basic agenda is one of not getting their own way.<br />
Another issue may be that the other5 parent has been imposing limits<br />
on them with which they disagree, and they hope to eliminate that<br />
source of frustration by holding to their vindictive agenda. In those<br />
instances in which we have seen adolescents who have actually been<br />
sexually abused, they tend to be far more emotionally constricted,<br />
embarrassed, tearful, traumatized, or sullen as opposed to being<br />
outrageously vindictive and profoundly public in their criticisms of<br />
the allegedly abusive parent.</p>
<p>Personality Profile of the Alleged Perpetrator- Male</p>
<p>Another important aspect of the SAID Syndrome is the diagnostic<br />
profile of the alleged perpetrator. This person demonstrates the<br />
following characteristics:</p>
<p>I) He is an inadequate personality with marked passive and<br />
dependent features.</p>
<p>II) He presents a socially naive perception of the adult world.</p>
<p>III) He initially takes a &#8220;caretaker&#8221; role toward the female<br />
during courtship and the early stages of marriage.</p>
<p>IV) He needs to &#8220;earn&#8221; love by yielding to the wants and demands<br />
of the spouse.</p>
<p>Because of these dynamics, it is this type of male who typically<br />
finds himself in a relationship with a more dominant female,<br />
regardless of whether her dominance is due to emotional hysteria or<br />
self-centeredness and vindictiveness.</p>
<p>As a result of these dynamics, the adult-male victim is puzzled<br />
and impotent to explain what has happened to him. He is unable to<br />
effectively or appropriately respond to the allegations by the other<br />
adult, the children, or any other person who has been drawn into the<br />
situation. In a relatively helpless and ineffective manner, this<br />
individual, to the inexperienced investigator, can look &#8220;guilty&#8221;<br />
merely by virtue of his inadequate response. To a more adequate adult<br />
ego, a false allegation such as one made in the SAID Syndrome would<br />
bring an intense and immediate response. In many of these cases, the<br />
inadequate male does not react this way. This creates a surface level<br />
appearance of guilt due to lack of a direct or assertive response on<br />
the part of the alleged perpetrator.</p>
<p>Victimization is further enhanced by virtue of the male&#8217;s<br />
immature psychosexual development. This immaturity often creates<br />
behaviors in the marital relationship which are perceived and reported<br />
by the female as being perverse, inappropriate, or just plain &#8220;sick.&#8221;<br />
In the SAID Syndrome these perceptions by the female will be offered<br />
as &#8220;proof&#8221; that if her relationship with the man has been disturbed,<br />
then his relationship with the children must now be similar. The<br />
allegations most often made against the male by the maternal parent<br />
include behaviors such as voyeurism, vacillation between his pleading<br />
for and demanding sexual contact, and &#8220;inappropriate&#8221; sexual behaviors<br />
in the marriage. The inadequate male is also often perceived as the<br />
perpetrator of other inappropriate behaviors with females and<br />
occasionally males. These allegations include innuendos about<br />
involvement with babysitters, neighbors, people at work, etc.</p>
<p>In summary, the males in our data base of SAID cases do exhibit<br />
characteristics similar to those individuals who do engage in the<br />
actual sexual abuse of children. The literature reflects that an<br />
individual who is inappropriately sexually involved with children is<br />
often consistent with the inadequate personality with the same<br />
features of passivity, dependency and immaturity as is the case with<br />
alleged perpetrators in the SAID situations. Because of these similar<br />
profiles, the clinical discrimination between the SAID case and an<br />
actual incest of sexual abuse situation can be very difficult. Again,<br />
this points up the importance of assessing all component elements of a<br />
given situation rather than merely focusing on one dynamic such as an<br />
individual&#8217;s personality pattern.</p>
<p>Although the frequency of incidents where the female is the<br />
alleged perpetrator is minimal, we have begun to see an increase in<br />
this type of allegation as well. As indicated earlier, however, the<br />
complaints against the female usually take on the generalized<br />
qualities of her being an &#8220;unfit&#8221; mother rather than one who is<br />
involved in some kind of sexual abuse of the children./</p>
<p>The Professional as Potential Victim of SAID Syndrome</p>
<p>While the alleged perpetrator is one victim in the SAID Syndrome,<br />
there is another unsuspecting potential victim. This is the<br />
professional who becomes involved in the intervention process. Many<br />
times, after a sexual abuse allegation is made, the presenting parent<br />
immediately takes the child to a therapist or some other intervention<br />
specialist and reports to that person that the child has been sexually<br />
abused. This occurs most frequently via the mother making allegations<br />
against the father. She expresses not knowing exactly what has<br />
occurred but manages to offer information that, because of the serious<br />
social and legal implications, takes on a critical importance to which<br />
the professional must be responsive. All too often, the intervening<br />
professional sees the case on a preliminary basis in a limited and<br />
biased perspective and frequently responds to the presenting parent&#8217;s<br />
report rather than viewing the situation as part of the family&#8217;s<br />
marital and divorce conflict.</p>
<p>In many of our SAID cases we have heard therapists acknowledge in<br />
retrospect that they could not recall obtaining specific information<br />
regarding the conditions surrounding the complaint of the presenting<br />
parent as it related to the divorce situation. It was not until much<br />
later in the intervention process that the professional became aware<br />
of some of the existing familial conflicts. The entire clinical focus<br />
of the situation all too often appears to be established once the<br />
presenting parent raises even the passing suspicion of sexual abuse.<br />
It has been our observation that the therapeutic community accepts<br />
this &#8220;presenting process&#8221; and creates a clinical focus on assumed<br />
trauma and thus the need for immediate treatment of the child.</p>
<p>Since most intervention agents and therapists are trained to<br />
believe children and accept what they have to say regarding sexual<br />
abuse, the agents then become potential victims by accepting what the<br />
child has to say at face value. This process of accepting a presenting<br />
complaint as valid and truthful without sophisticated inquiry or<br />
clinical challenge creates the vulnerable expert opinion. Once the<br />
initial distortions are communicated by an expert and reinforced<br />
through further contacts with the child and/or other involved adults,<br />
&#8220;facts&#8221; are created which then shape the outcome of the situation.<br />
This can occur to such a degree that the presenting parent, the child,<br />
the therapist, social and legal agencies, and any other involved<br />
persons accept this &#8220;created reality&#8221; that has become the truth. Our<br />
experience in the field investigation and follow-up of SAID cases<br />
reveals that the therapist is reluctant to change his/her perception<br />
once their professional opinion has been formulated. This powerful<br />
influence on the whole situation by the intervention agent is such<br />
that it mandates every effort to arrive at accurate assessments so<br />
that the situation is dealt with effectively. Being &#8220;safe rather than<br />
sorry&#8221; is not an acceptable rationale for guiding professional<br />
intervention in these situations.</p>
<p>A further concern is that the clinical focus has been so heavily<br />
predicated upon the belief that &#8220;children do not lie&#8221; so as to make<br />
any other considerations secondary. The ignoring of other information<br />
is often justified in the name of &#8220;saving&#8221; the child from permanent<br />
traumatic damage. How ironic it is that the intervention agent or<br />
therapist who misdiagnoses a SAID case literally creates a scenario<br />
from which the family may never recover. This damage, once done, will,<br />
in our opinion, perpetuate itself throughout the rest of the history<br />
of the family. It may only partially be undone through skillful<br />
intervention of a qualified family therapist who, under the most<br />
difficult of circumstances, may bring the family members together and<br />
help them understand the dynamics of how the SAID phenomenon occurred.</p>
<p>SUMMARY AND RECOMMENDATIONS FOR ASSESSING THE SAID SYNDROME</p>
<p>There are certain concepts, policies and procedures that we<br />
believe will be most helpful in assisting intervention specialists<br />
working with sexual abuse allegations. These recommendations are<br />
basically intended to help the professional discriminate between the<br />
cases in which sexual abuse has occurred and those in which divorce<br />
and family dysfunction have created the probability of false sexual<br />
allegations. This differential diagnostic procedure is best<br />
facilitated if the intervention professional considers the following:</p>
<p>Be Aware of the MOST TYPICAL SAID Pattern</p>
<p>It has been our experience that there is a most typical pattern<br />
that exists in the SAID Syndrome. This includes one or more of the<br />
following dynamics:</p>
<p>I) The allegation almost always surfaces only after separation<br />
and legal action between the parents has begun.</p>
<p>II) There is a history of family dysfunction with resultant<br />
unresolved divorce conflict. This usually involves &#8220;hidden&#8221; underlying<br />
issues both spoken and unspoken.</p>
<p>III) The personality pattern of the female parent often tends to<br />
be that of a hysterical personality.</p>
<p>IV) The personality pattern of the male parent tends to be that<br />
of the passive-dependent personality</p>
<p>V) The child is typically a female under the age of eight who<br />
controls the situation. Additionally, this child may show behavioral<br />
patterns of verbal exaggerations, excessive willingness to indict,<br />
inappropriate affective responses, and inconsistencies in relating the<br />
incident(s).</p>
<p>VI) The allegation is first communicated via the custodial<br />
parent, usually the mother.</p>
<p>VII) The mother usually takes the child to an &#8220;expert&#8221; for<br />
further examination, assessment, or treatment.</p>
<p>VIII) The expert then often communicates to a court or other<br />
appropriate authorities a concern and/or &#8220;confirmation&#8221;of apparent<br />
sexual abuse, usually identifying the father as the alleged<br />
perpetrator.</p>
<p>IX) This typically causes the court to react to the &#8220;expert&#8217;s&#8221;<br />
information by acting in a predictably responsible manner, e.g.,<br />
suspending or terminating visitation, foreclosing on custodial<br />
arguments, or in some other way limiting the child-parent interaction.</p>
<p>The Role of the Professional</p>
<p>Professionals are essentially trained to accept at face value<br />
allegations or statements made by children. Trainers and specialists<br />
who educate the professionals working with children have established<br />
this principle. Thus, the historical precedent which shapes<br />
perceptions has continued as clinical &#8220;truths.&#8221; To be effective in the<br />
SAID situation, the following guidelines should be kept in mind by the<br />
professional:</p>
<p>I) Remain neutral. Maintaining an open and objective clinical<br />
perception of the situation is the most important first step in<br />
guiding one&#8217;s own behavior in investigating this dilemma.</p>
<p>II) Be aware of one&#8217;s own set of biases. Pre-existing personal<br />
and/or professional biases, e.g., &#8220;children don&#8217;t lie; it is better to<br />
be safe than sorry;&#8221; and other over-generalized principles are likely<br />
to elicit from the professional a behavioral response that may be more<br />
damaging than helpful.</p>
<p>III) Guard against presumption of guilt. Simply because an<br />
allegation is made does not mean that it is automatically true<br />
(especially in divorce situations). Objective listening, unbiased<br />
inquiry, insightful interviewing, and specialized interrogation do not<br />
necessarily exclude the always appropriate professional protocol of<br />
sensitivity to the situation and a general empathic appreciation for<br />
all parties involved.</p>
<p>IV) Be aware of the ramifications of the input made to the court.<br />
Often times professionals are not aware of the impact that a<br />
communication may have on the situation. The effects may include<br />
unnecessary foreclosure of family relationships, exacerbation of<br />
anxiety and guilt for the child, outrage and despair by the accused<br />
perpetrator, false arrest, errant prosecution, and unjustified<br />
punitiveness. It appears certain that at some point in the future,<br />
professionals are going to have to be held accountable for the<br />
allegations that they make, particularly in a public setting.</p>
<p>V) The professional should recognize how their alignment with the<br />
reporting parent&#8217;s agenda reinforces the false validity in a SAID<br />
case. Frequently,m the presenting parent will use the &#8220;expert&#8217;s&#8221;<br />
responses to the situation to reinforce his or her perceptions and<br />
feelings of validation and justification.</p>
<p>The Importance of an Investigative<br />
Versus Therapeutic Format</p>
<p>Common sense and critical necessity mandate that one must take<br />
the role of skillful investigator before evolving any other<br />
intervention behaviors in the SAID case. This is because child sexual<br />
abuse allegations in the divorce situation are initially more a<br />
problem of investigation than of treatment. Immediate and absolute<br />
protection of the child/children is not always the most desirable nor<br />
effective crisis intervention strategy. Traumatic disruption may<br />
create irreparable and permanent breaches among family members. The<br />
most critical and obvious investigation process involves interviewing<br />
and interrogating the reporting parent with regard to the current<br />
status of the family as it pertains to the divorce process; past,<br />
present, or future. In addition, specific questions pertaining to the<br />
alleged sexual abuse itself need to be asked: WHAT exactly happened,<br />
WHEN, WHERE, WHY and HOW. The allegation needs to be scrutinized with<br />
intensity and the details carefully discussed with all involved<br />
parties. Professionals are traditionally apprehensive about proceeding<br />
in this manner lest the child be &#8220;traumatized.&#8221; However, the long<br />
range ramifications of these allegations, if misdiagnosed, can be more<br />
&#8220;traumatic&#8221; than the stresses of these initial appropriate inquiries.<br />
Without these initial inquiries prior to evaluating, assessing or<br />
working with the &#8220;victim,&#8221; the intervention specialist is acting<br />
unprofessionally, unethically and naively.</p>
<p>The Collection of Data from Multiple Sources</p>
<p>After ascertaining where the family is in terms of the divorce<br />
process, it is imperative to also gather data from multiple sources<br />
before forming opinions, making recommendations, or developing<br />
treatment plans. These sources can and should include:</p>
<p>The presenting adult</p>
<p>The alleged perpetrator</p>
<p>The child or children</p>
<p>Relatives and other family members who may have played a role<br />
in the process of the transitioning family.</p>
<p>Any other appropriate social agent who may have had contact<br />
with the family, e.g., Friend of the Court investigators, school<br />
personnel, medical or mental health professionals, etc.</p>
<p>Law enforcement personnel</p>
<p>Attorneys</p>
<p>Although many mental health professionals and other intervention<br />
agents may be reluctant to pursue this strategy, feeling it to be<br />
inappropriate or that it may create more chaos and difficulty for the<br />
victim(s), obtaining maximal data is an absolute necessity. The<br />
emotional &#8220;loadedness&#8221; of sexual abuse issues does not justify an<br />
impulsive, inaccurate, incomplete, or misguided response on the part<br />
of the professional, especially the professional who has the CRUCIAL<br />
first contact.</p>
<p>It is apparent that the courts have become increasingly reliant<br />
upon the behavioral and social science community for recommendations<br />
in the decision making process of protecting the &#8220;best interests&#8221; of<br />
children. Therefore, we professionals are obligated to develop a more<br />
effective data gathering methodology ion order to increase our<br />
capacity to assist them in reaching these decisions.</p>
<p>The Necessity of Networking</p>
<p>Another recommendation is for the utilization of interagency and<br />
interprofessional networks. Only through communication with other<br />
professionals who work with sexual allegations, but from different<br />
perspectives, can we really begin to understand the dynamics of<br />
different case patterns. We have occasionally insisted that<br />
professionals from medical, mental health, law enforcement and legal<br />
communities meet in conference to share and discuss information in<br />
some of our SAID cases. As a result, we are convinced that this is the<br />
best way to profit from each other&#8217;s expertise.</p>
<p>The Necessity of Sharing Information</p>
<p>Our final recommendation is for fellow professionals to record,<br />
accumulate, and disseminate information concerning SAID cases. Without<br />
continued sharing of data we are professionally vulnerable. The SAID<br />
Syndrome is not a phenomenon in which empirical evidence and<br />
&#8220;scientific&#8221; research can be directly conducted. Therefore, it is<br />
imperative that we share clinical dialogue to further educate<br />
ourselves to the SAID phenomenon as it occurs within the everyday<br />
settings of our various agencies and practices. Our professional<br />
obligation obviously extends into society as a whole.</p>
<p>Our concern is that evidence suggests an emerging national<br />
hysteria regarding the problem of sexual abuse of children. We believe<br />
the professionals do not want history to reflect that we contributed<br />
to the further distortion of this problem. We must instead<br />
individually and collectively make contributions that directly and<br />
realistically develop effective problem solving processes for families<br />
involved in this dilemma.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
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<p>WHAT EVERYONE SHOULD KNOW ABOUT THE SEXUAL ABUSE OF CHILDREN (1983)<br />
South Deerfield MA: Channing L. Beta Co., Inc.</p>
<p>The above article supplied by National Congress for Men via NCM BBS (602) 840 4752 1200/N/8/1<br />
Edited from previous partial text from HADD, Seattle WA via BBS (206) 742 5089 1200/N/8/1</p>
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<h2><span style="color: #006666; font-family: Verdana, Arial, Helvetica;">Sexual Abuse Validity Discriminators in the Divorced or Divorcing Family</span></h2>
<h4><span style="color: #006666; font-family: Verdana, Arial, Helvetica;">Karol L. Ross and Gordon J. Blush<sup><strong><a href="http://www.ipt-forensics.com/journal/volume2/j2_1_1.htm#en0">*</a></strong></sup></span></h4>
<p>Fonte: <a href="http://www.ipt-forensics.com/journal/volume2/j2_1_1.htm" target="_blank">The Institute for Psychological Therapies Issues In Child Abuse Accusations (ISSN 1043-8823)</a> (Volume 2 1990)</p>
<p>ABSTRACT: <em>Accusations of sexual abuse in divorce and custody disputes have become a problem for the professionals who must investigate these cases and determine whether the abuse is real.  There have been more cases of false allegations in recent years, and the investigator must carefully consider the context in which the allegations arise.  The personalities and behaviors of the persons involved in an abuse allegation provide important information.  The authors report on three personality patterns found in falsely accusing spouses: histrionic personality, justified vindicator, and borderline personality.  The falsely accused spouse is generally passive, nurturing, and lacks &#8220;macho&#8221; characteristics.  The behaviors of the children involved in the situation can also aid in differentiating true from false allegations.</em></p>
<p><em>Divorce has changed in the last decade.  A positive change is the goal for the parents to each maintain meaningful relationships with their children, despite their anger and hostility.  Multiple disciplines have attempted to inject stability into the divorced family and accomplish this goal.  This article is about a phenomenon that is of direct concern to mental health and medical professionals, law enforcement officials, attorneys and judges, and social service personnel.  It is a problem involving the physical safety and psychological well being of children.  It is a problem that encompasses all aspects of individual and family dynamics.  It is the problem of sexual abuse allegations arising within the divorced or divorcing family.</em></p>
<p><em>When professionals become involved in investigating sexual abuse cases, they must try to understand a situation where there is usually little (if any) tangible evidence.  Indeed, the &#8220;experts&#8221; and an ever-increasing amount of literature reflect opinions and information that range from divergency to open contradictions.  As sexual abuse of children has become a more public issue, there has been an increase in published professional articles and news and media programs along with a proliferation of seminars and other interdisciplinary activities on child sexual abuse.  With the raising of society&#8217;s conscience about this legal, social, moral, medical, psychological, individual, and family problem, a movement has begun toward a more sophisticated and insightful understanding of this complicated issue.</em></p>
<p><em>Of the many aspects of investigation, intervention, and case management, we are most familiar with the situation in which allegations of sexual abuse emerge in a conflicted custody and/or visitation dispute.  This article is based upon social, psychological, and legal data gathered during the investigation of sexual abuse allegations that occurred at various phases of divorce, including those made at the time that divorce action began, those made during the time that it took for the divorce to become a legal reality, and those made during the period after the divorce was final.  All of these allegations arose in the context of unresolved custody and visitation matters between the divorced or divorcing parties.</em></p>
<p><em>The clinical information and research was gathered in a family services clinic of a circuit court setting in Michigan.  This clinic functions as an internal department of the court and is primarily involved in investigating unresolved domestic matters appearing before the court.  The staff members are clinical psychologists and social workers who function as investigators and child advocates.  The primary purpose of these investigations is to advise the judges who must make decisions that may have far-reaching consequences.  This task requires the mental health professional to act more as a critical behavioral investigator of the family than as a therapeutic agent.  It is in this context that we have seen child sexual abuse allegations in protracted visitation and custody battles.</em><br />
<strong>Sexual Abuse Allegations in Divorce and Custody</strong></p>
<p>Our first such case occurred in 1981.  Until then, no similar cases had been seen in the prior nine years of the clinic&#8217;s existence.  For a few years after 1981, the frequency of this type of allegation increased to the point where it was not unusual to investigate one of these types of cases every several weeks.  Since 1984, the frequency has stabilized.  It is now commonplace to investigate sexual abuse allegations in divorce situations.</p>
<p>The ultimate question in sexual abuse cases is the obvious issue of whether the abuse has actually occurred.  In reality, however, the ultimate question is not the real issue.  In any investigation, the ongoing research by the investigator(s) provides information for addressing the ultimate question.  Our investigative work with divorced and divorcing families has yielded patterns that we believe help in discriminating, differentiating, and demonstrating whether the allegations are essentially valid and the child is at risk, or whether the allegations are more diagnostic of divorce processes rather than true indicators of actual sexual abuse.</p>
<p>The exaggerated and bizarre content of the allegations that we first began hearing in earlier cases concerned us.  Such allegations, which differed from the more common statements by children, caused us to seek assistance from professional literature.  A computer search of the available literature revealed only one article (Kaplan &amp; Kaplan, 1981) that discussed sexual abuse allegations in a divorce.  This brief clinical article reported a case where sexual abuse allegations occurring in a divorce were found to be false.  Since our first search of the literature in 1984, there has been a marked increase in publications on sexual abuse allegations in divorce, including the issue of the validity or falsity or such allegations (for example, Benedek &amp; Schetky, 1984; Besharov, 1986; Coleman, 1985; Gardner, 1985, 1987; Green, 1986; Wakefield &amp; Underwager, 1988).</p>
<p>The recent emergence of this literature is not, in our opinion, purely a coincidence.  Other professionals have told us that they also had begun noticing similar dynamics in the divorce process at about the same time we were beginning to see cases involving sexual abuse allegations.  The discovery of other professionals, previously unknown to us, who were reporting similar situations, similar variables, and similar conclusions was reassuring.  It identified this phenomenon as being something other than isolated incidents or distorted perceptions.</p>
<p>Our data suggest that sexual abuse allegations accompanying divorce began in the early 1980s.  The evolution of this phenomenon seems related to some of the social changes that occurred in the preceding decade.  This includes the legislative drafting and passage of the Child Abuse Prevention and Treatment Act of 1974, which capped an ever-increasing social sensitivity to child abuse, especially physical abuse.  The identification and acceptance of the &#8220;battered child syndrome&#8221; encouraged interest in other types of abuse as well.  This concern lead to the establishment of the National Center on Child Abuse and Neglect.  This federal program created the demand for individual states to report and investigate suspected abuse, neglect, or mistreatment of any kind.  The sudden awakening of society&#8217;s conscience to a previously unspoken and unacknowledged concern, created a moral momentum that profoundly affected many different professional disciplines as well as the public.</p>
<p>At this same time, another social evolution was occurring.  The family as a stable, nuclear social entity was being subjected to disruption and dysfunction through divorce at a rate that concerned most professionals.  Regardless of the reason, marital breakup was becoming a more common experience affecting more people than ever before.  Society&#8217;s reaction to this was to &#8220;decriminalize&#8221; the divorce process by enacting &#8220;no-fault divorce.&#8221;  The increased acceptance of divorce is seen in the establishment of support groups, mediation and conciliation services and the orientation toward problem-solving processes for all of the parties involved in the divorce, including the children.</p>
<p>However, the fact that divorce was becoming less stigmatized did not diminish the unresolved conflicts and frustrations between the divorcing adults.  While the removal of social stigma and a sense of moral wrong from divorce added dignity and civility to the divorce, it did not address the underlying psychological issues.  We believe that human nature still needed a forum where the parties could publicly &#8220;prove&#8221; their case against the other who had, in some undeniable way, &#8220;done them wrong.&#8221;  The absence of this increased the unfinished business between divorcing persons.  Both the type and the intensity of post-decree divorce conflict has, in our experience, increased in recent years.  This increased potential for unfinished business, coupled with the desire to be right and vindicated through the &#8220;indictment&#8221; of the other person, is the underlying motivational factor in the increase in claims of sexual abuse in divorce and custody disputes.</p>
<p>In addition, court systems charged with the responsibility of dealing with issues of divorce (including the protection of the children) are obligated to respond directly and immediately to crucial divorce issues, compared to the petty issues often accompanying domestic litigation.  The possibility that a child is at risk because of abuse, especially sexual abuse, forces the court to respond immediately.  This is one of the most powerful allegations that a parent can make in a divorce case, dramatically more so than the historically common accusations of marital infidelity, alcohol or drug abuse, lack of economic responsibility, mental illness or other more traditional complaints.</p>
<p>Along with this, child sexual abuse, long over-looked, now permeates everyday community and family life.  Educational programs have been created, the media frequently reports (and sometimes exploits) sensationalized accounts of human sexual conduct of all kinds, and, as this decade comes to a close, the general sense is that sexual abuse is epidemic and requires a mobilization of resources.  The development of these resources has begun without a great deal of rational forethought or professional planning.  This apparent rush to resolve suggests that some of the actions already taken are not necessarily constructive and may contribute to the waging of uncontrolled war in custody and visitation matters.</p>
<p><strong>Behavior and Personality Patterns</strong></p>
<p>It is with this background that we will discuss the patterns in cases where sexual abuse allegations in the divorced or divorcing family are demonstrated to be most likely false.  The ability to differentiate probably true from probably false allegations is a necessary function of the investigator, regardless of the investigator&#8217;s professional discipline.  Any investigation that fails to identify the critical components and elements of a given case can place the family members, especially the younger children, at risk.  The failure to reliably differentiate between true and false abuse creates significant risk both for actual victims and for those victimized by false accusations.</p>
<p>As investigators, we rely heavily upon the Gestalt or whole picture concept of comprehending any situation.  The context in which the allegations arise provides the basis for seeing patterns.  This establishment of patterns is the fundamental validator of any phenomenon and stands in stark contrast to drawing conclusions from only an isolated piece of information, such as a statement that a child makes, a therapist&#8217;s perception of what one family member reports, or the behavior of a young child playing with an anatomically-correct doll.</p>
<p>In the whole picture approach, variables examined include those that we originally reported in 1987 (Blush &amp; Ross, 1987).  We have found four major areas of investigative concern.  We refer to these four areas as &#8220;corroborative clusters&#8221; of evidence.  By carefully evaluating each cluster of information, we develop a cumulative rationale for drawing conclusions about a given case.  The four areas are (1) the Gestalt or whole picture concept, (2) the corroborative cluster of sequence, escalation, and timing (what we now refer to as the S.E.T. of a case), (3) the cluster encompassing the personality patterns of the individual adults in the situation, and (4) the cluster of evidences relating to the child or children&#8217;s behavior(s), (including what the child says and does, the role that the child has played in the family constellation, and any other current child-related dynamics such as consideration of developmental ages and stages).  In cases we have reviewed, crucial and fundamental questions about the situational context in which the allegations arise often are left unasked and thus unanswered.</p>
<p>Here we will focus on two of the four corroborative clusters of evidence: the cluster involving the adult personality patterns and the cluster describing the behaviors of the children.  While these patterns, like most other behaviors, are not precisely measurable, they are reliably observable to the skilled investigator who, upon recognizing them, needs to proceed with concern about the face value of the sexual allegations.<br />
<strong>Adult Personality Patterns</strong></p>
<p>Invariably, there is a primary presenting adult who brings the child and seeks assistance through some available system dealing with abuse.  Most often, this adult is the female custodial parent.  The younger the child, the more likely this is.  We have found three major personality patterns in these women in cases where the sexual abuse allegations could not be substantiated and and were probably false.<br />
<em>The Histrionic Personality</em></p>
<p>The first of these clinical patterns seen in the falsely accusing woman is a set of behaviors most consistent with the histrionic personality.  This individual presents herself in an anxious, concerned, and nervous manner.  She especially communicates a theme of victimization for herself at the hands of her estranged or former spouse.  She draws from her own perceptions an expressed fear of continued victimization, not only for herself, but now especially for her child when the child is with the father.  When asked to give background information about the marriage, she will often describe situations where she claims that she was manipulated, coerced, and physically or psychologically abused.  We have found it especially productive to get a detailed description of this woman&#8217;s perception of her sexual relationship.  The histrionic female will give detailed anecdotal evidence of prior events and occurrences that sound realistic on the surface.  However, her vague, circular, and nonspecific responses are more often descriptive of a feeling-tone impression of the situation rather than of factual details of an actual happening.</p>
<p>Her interpretation of her child&#8217;s behavior (especially when the child is the same gender) appears to be an extension of her own feelings.  The blending of these feelings with everyday events in her life creates a distorted vigilance that results in unusual and inappropriate sexual concerns.  This inappropriateness is especially evident considering the age of the child and the procedures used by the parent to monitor these concerns.  Histrionic primary presenting women often acknowledge behaviors such as regular or detailed genital examination of the child before or after bathing, (and especially after having had contact with the other parent), making peculiar requests for detailed and unnecessary medical procedures (without regard for the child&#8217;s own experience as part of that medical examination), and/or interrogating the child about any kind of sexual activity (Martin, 1976, Soloff, 1985).</p>
<p>The histrionic clinical pattern is revealed not only by the adult&#8217;s report of the marriage and divorce, but by her own developmental, medical, and general social history.  The investigator needs to understand a full spectrum of adult dynamics that the spouse making the allegations may have.</p>
<p>Again, in those cases where allegations are most probably false, we have found that the personalities of these women often fit the histrionic pattern.  However, under the stressors of divorce, there are two variations in the patterns that this basic histrionic personality can take.  One dimension is what we call the &#8216;justified vindicator.&#8221;  The other dimension is the borderline personality (up to and including the development of psychosis).<br />
<em>The Justified Vindicator</em></p>
<p>In the justified vindicator pattern, the presenting female initially offers an intellectually organized, and assertive and justified agenda that can have a sophisticated (pseudo-scientific) sound to it.  This woman presents in such a fashion so as to give the appearance of being highly organized in terms of indisputable facts, figures, and expert opinions supporting her evidence.  Many of these &#8220;facts&#8221; will have been acquired from multitudinous contacts with other persons, including a number of professional experts that she may have sought help from in dealing with this &#8220;traumatic&#8221; situation.  This presentation, when taken at face value, gives her the appearance of justified outrage and legitimate concern.  They validate her demand for protection or action of some kind.</p>
<p>The most effective way to detect the justified vindicator pattern when the woman comes armed with an unusual array of facts and figures is to carefully seek clarification of each of the details.  In so doing, the justified vindicator quickly shifts her communication style from spontaneous and motivated cooperativeness to hostile, negativistic, resistant, and passive-aggressive patterns.  Even with the most carefully framed and gentle inquiry, the justified vindicator will shift in both affect and communication style.  She will often argue and counter the investigator&#8217;s questions with questions of her own.  If detail is even slightly focused on, the justified vindicator may challenge the professional competency of the investigator or even question his morals and values.</p>
<p>The justified vindicator often discontinues contact with the investigator who tries to clarify the specifics of the allegations.  Not only does the justified vindicator go around the investigator who presses for specificity, she may threaten or actually make complaints to the licensing board, sue the professional, or become confrontive, threatening, or harassing.  This woman is a force to be reckoned with.  The investigator should never try to engage the justified vindicator in arguments about the merits of his perceptions because there are no merits if the investigator&#8217;s perception is at variance with this person.  Rather, the alert and effective investigator allows this behavior to occur as part of the diagnostic pattern presented by the justified vindicator.  Any investigator who tries to control this person will soon he seen negatively and be disregarded or confronted.<br />
<em>The Borderline Personality</em></p>
<p>The other major pattern of the spouse making a false accusation is the borderline personality.  This individual, by virtue of her basic histrionic propensity and the stress of the divorce, functions in a way that impairs her relationship with reality and creates significant interference with her functioning.  The degree to which reality contact is lost depends on the intensity of the stressors on the histrionic person at any given moment.</p>
<p>The adult who functions in this marginal contact with reality is most readily identified by his or her (again, usually &#8220;her&#8221;) peculiar and bizarre descriptions of historical and anecdotal evidence.  Unbelievable and weird phenomena, such as beginning menses at five years of age, having two children without ever having had intercourse with the estranged spouse, and having a name entirely different from her legal birth name are examples of peculiarities that we have encountered in the spontaneous articulations of the borderline personality.  When this pattern predominates, a clinical diagnosis of psychotic disorder may be appropriate.<br />
<em>The Falsely Accused Spouse</em></p>
<p>Also, it is crucial to understand the typical behavior pattern we have observed in the man who has been identified as the perpetrator of the abuse.  Our experience is that, all too frequently, conclusions are reached by investigators about this person without benefit of data or evidence gathered from direct contact.  In many instances, we have been impressed by the fact that the man is unremarkable in all clinical dimensions.  We have reviewed other mental health professionals assessments, both interview and psychometric data included, and concur with their frequently reported findings that there are no significant outward indicators of clinical abnormalities in most of these individuals.</p>
<p>In our earlier cases, one pattern that was often noted and that we still see includes the following characteristics of the alleged male perpetrator: There is a marked lack of highly masculinized or &#8220;macho&#8221; characteristics.  These individuals are typically not socially aggressive, they do not present any particular patterns of intense competitiveness, nor do they typically manifest a sense of anxiety or anger consistent with the dilemma in which they find themselves.  Indeed we have been particularly struck by the lack of appropriate distress, given the seriousness of the allegations that have been made against them.  They will often articulate a concern about the allegations, but they will also express a kind of naive confidence that somehow the allegations will be understood by others and essentially &#8220;seen for what they are worth.&#8221;  The alleged perpetrator in these matters often will show characteristics of being more &#8220;feminized,&#8221; i.e., he is a more nurturing, more passive person who has more underlying dependency features and is often benign and child-like in many of his social responses, thoughts, and feelings.</p>
<p>In our earlier work we were initially concerned about these accused males because of their passivity, their child-like qualities, their dependencies, and some of their feminized features.  They can appear to be similar to patterns found in individuals who have pedophiliac propensities if they are evaluated superficially or merely by the nature of the allegations.  Our concern is amplified by investigations where an isolated psychological assessment via computer-scored cookbook interpretation is used as a primary investigation tool.  These &#8220;assessments&#8221; can provide diagnostic and summary statements that, if interpreted in the absence of the situation in which the allegations arise, can be used as support for the presence of maladaptive psychosexual patterns.  However, more recently we have been reassured because of an ever-increasing population of falsely accused individuals for whom the more dominant pattern is the one of the unremarkable person.<br />
<strong>Children&#8217;s Behavior Patterns</strong></p>
<p>The behavior of the children can produce useful information when investigated within the dynamics and structure of the family situation in which the allegations have occurred.  A professional investigator needs to have an adequate experiential background so as to know how children of divorce usually sound and look when caught up in the midst of custody and visitation conflict.  Most children, especially those under the age of about eight, display an ambivalence over being caught in the middle of a power struggle in which they are unable to please either of their parents.  In cases where sexual abuse allegations have been investigated and found to be the result of unresolved adult conflict rather than of actual abuse, we find that children will show exaggerated patterns of inappropriate behaviors in the following ways:</p>
<p>The child will use verbal expressions and phrases that mimic and parrot the presenting adult&#8217;s agenda in the adult&#8217;s terms.  Inappropriate concerns such as child support issues, property settlements, and other divorce activities not within the child&#8217;s understanding are cues that a child is being influenced by one of the adults.</p>
<p>Spontaneous, unsolicited, and markedly exaggerated protests against the non-custodial parent are patterns of behavior in those instances where the allegations are not able to be substantiated.  Gardner (1987) in his recent work in the &#8220;parental alienation syndrome&#8221; describes what we have observed for a number of years.  The child communicates an absolute foreclosure against a parent which is is not commensurate with demonstrable or factual proofs of such &#8220;horribleness&#8221; as described by the child.  Exaggerated hate and the expressed desire to &#8220;never, ever&#8221; see or interact with a parent again indicate conditioning of the child&#8217;s perception to that of the parent.  Statements that contain &#8220;never&#8221; and &#8220;always&#8221; are also the expressions of children who are being used as instruments of foreclosure by the more controlling parent.</p>
<p>The most significant evidence we have found in the child&#8217;s behaviors when the allegations are false is when the child describes &#8220;horrible&#8221; and traumatic events while not appearing to be traumatized.  This pattern of not appearing traumatized is a key missing element in how the child presents.  A skillful investigator will attend as much to what is missing as to what is present in the child&#8217;s behavior.</p>
<p>Hyperassertive claims and exaggerated enthusiasm in statements by the child are often misinterpreted by the naive and poorly trained investigator as evidence that the child must be traumatized.  When we have seen children who have actually been sexually abused, (especially by one of their own parents) the children show the classic anxieties, embarrassment, ambivalences, and other clinical behaviors as opposed to the overt enthusiasm and spontaneity that are often present in cases of false accusations.<br />
<strong>Conclusions</strong></p>
<p>Although there are other important variables in sexual abuse allegations, we have discussed the patterns we have found to frequently accompany false accusations.  The personalities and behaviors of the persons involved in an abuse accusation, especially one arising in a conflicted divorce and custody dispute, provide crucial information.  Such information can help the investigator compile useful data to present to the finder of fact.  This will help answer the ultimate question as to whether the abuse is real.</p>
<p>Behavior occurring in a dysfunctional family unit becomes, by nature of the context in which is occurs, difficult to investigate.  Many investigators and case workers accept isolated evidence taken out of context at face value.  In a divorce, however, erroneous conclusions, professional recommendations, and actions predicated upon those conclusions can be as harmful to children as is actual abuse.  Resisting the impulse to quickly decide whether the abuse is real is an important step toward gaining more insight into what has actually happened.</p>
<p>It may be argued, especially by the accusing spouse, that the assessment of adult personality and family dynamics is not necessary for protecting the child at risk.  The professional who concurs with this argument may be making a mistake.  This is especially true where the professional&#8217;s conclusions may profoundly affect the intervention by both social and legal agencies.</p>
<p>Undertaking the task of investigative research to determine what has really happened and what should be done is to be placed in a position of powerful influence.  The many complex cases that social service and mental health professionals are confronted with exerts great demands on their personal and professional resources.  There is minimal investigative information to guide them.  Our concern is that much of the information currently used in sexual abuse investigations is limited in its clinical and scientific scope.</p>
<p>In light of social and legal changes surrounding divorce, the investigator needs to first determine whether the investigation is occurring within an intact family or in a divorce or custody dispute.  With the recent phenomenon of false sexual allegations, the investigator must evaluate all possibilities to gain a complete and accurate understanding of the situation.  Interviewing all family parties, acting the role of investigator rather than of therapeutic agent, carefully tracking the evolution of the present complaint in its historical sequence, and understanding the clinical, social and psychological dynamics of the individuals as well as the collective unit called family, are all necessary for accurate investigations and assessments of these difficult situations.</p>
<h4><span style="color: #006666; font-family: Verdana, Arial, Helvetica;">References</span></h4>
<p>Benedek, E. L., &amp; Schetky, D. H. (1984, October). <em>Allegations of sexual abuse in child custody cases.</em> Paper presented at the Annual Meeting of the <a href="http://www.aapl.org/">American Academy of Psychiatry and the Law</a>, Nassau, Bahamas.</p>
<p>Besharov, D. (Spring, 1986). Unfounded allegations — a new child abuse problem.<em>The Public Interest, 83</em>, 18-33.</p>
<p>Blush, G. L., &amp;Ross, K. L. (1987). Sexual allegations in divorce: The SAID Syndrome.<em><a href="http://www.sagepub.co.uk/journals/details/j0098.html">Conciliation Courts Review</a>, 25</em>(1), 1-11.</p>
<p>Coleman, L. (1986, January-February). False allegations of child sexual abuse: Have the experts been caught with their pants down? <em>Forum</em>, pp. 12-21.</p>
<p>Gardner, R. A. (1985). Recent trends in divorce and custody litigation. <em><a href="http://www.aapsa.org/acfor.html">Academy Forum</a>, 29</em>(2), 3-7.</p>
<p>Gardner, R. A. (1987). <em>The Parental Alienation Syndrome and the Differentiation Between Fabricated and Genuine Child Sex Abuse</em> <span style="font-family: Arial, Helvetica;">(<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=0933812426/instituteforpsyc"><img src="http://www.ipt-forensics.com/images/logo_micro_bw.gif" alt="Paperback" width="17" height="13" border="0" /></a>)</span>. Cresskill, NJ: <span style="font-family: Arial, Helvetica;"><a href="http://www.rgardner.com/">Creative Therapeutics</a></span>.</p>
<p>Green, A. H. (1986). True and false allegations of sexual abuse in child custody disputes. <em><a href="http://www.aacap.org/journal/journal.htm">Journal</a> of the <a href="http://www.aacap.org/">American Academy of Child Psychiatry</a>, 25</em>, 449-456.</p>
<p>Kaplan, S. L., &amp; Kaplan, S. J. (1981). The child&#8217;s accusation of sexual abuse in child custody disputes. <em><a href="http://www.aacap.org/journal/journal.htm">Journal</a> of the <a href="http://www.aacap.org/">American Academy of Child Psychiatry</a>, 3</em>(1), 81-95.</p>
<p>Martin, P.A. (1976). <em>A Marital Therapy Manual</em> <span style="font-family: Arial, Helvetica;">(<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=1568211716/instituteforpsyc"><img src="http://www.ipt-forensics.com/images/logo_micro_bw.gif" alt="Paperback" width="17" height="13" border="0" /></a>)</span>. New York: <span style="font-family: Arial, Helvetica;"><a href="http://www.bmpub.com/">Brunner/Mazel</a></span>.</p>
<p>Soloff, P. H. (1985). Personality disorders. In M. Hersen &amp; S. M. Turner (Eds.),<em>Diagnostic Interviewing</em> <span style="font-family: Arial, Helvetica;">(<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=030644755X/instituteforpsyc"><img src="http://www.ipt-forensics.com/images/logo_micro_bw.gif" alt="Hardcover" width="17" height="13" border="0" /></a>) </span>(pp. 131-159). New York: <span style="font-family: Arial, Helvetica;"><a href="http://www.plenum.com/">Plenum Press</a></span>.</p>
<p>Wakefield, H., &amp; Underwager, R. (1988). <em>Accusations of Child Sexual Abuse</em> <span style="font-family: Arial, Helvetica;">(<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=0398054231/instituteforpsyc"><img src="http://www.ipt-forensics.com/images/logo_micro_bw.gif" alt="Hardcover" width="17" height="13" border="0" /></a>)(<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=0398064768/instituteforpsyc"><img src="http://www.ipt-forensics.com/images/logo_micro_bw.gif" alt="Paperback" width="17" height="13" border="0" /></a>)</span>. Springfield, IL: <span style="font-family: Arial, Helvetica;"><a href="http://www.ccthomas.com/">Charles C. Thomas</a></span>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span style="color: #006666; font-family: Verdana, Arial, Helvetica;">Investigation and Case Management Issues and Strategies</span></h2>
<h4><span style="color: #006666; font-family: Verdana, Arial, Helvetica;">Gordon J. Blush and Karol L. Ross<sup><strong><a href="http://www.ipt-forensics.com/journal/volume2/j2_3_5.htm#en0">*</a></strong></sup></span></h4>
<p>Fonte: <a href="http://www.ipt-forensics.com/journal/volume2/j2_3_5.htm" target="_blank">The Institute for Psychological Therapies Issues In Child Abuse Accusations (ISSN 1043-8823)</a> (Volume 2 1990)</p>
<p><em>ABSTRACT: Sexual abuse allegations arising in the context of a custody and visitation dispute provide a difficult challenge to professionals.  These cases are often misunderstood and mismanaged, which does great harm to all parties involved.  Cases which turn out to be false are characterized by a loss of control, usually in the early stages of the allegation.  Frequently observed case management problems are described and suggestions made as to how to manage such cases more effectively.  Professionals must be open-minded and sensitive to both the rights of children and of adults.  Without more objective guidelines and more effective procedures, humane and meaningful control of the sexual abuse case is not possible.</em></p>
<p><em></em><br />
We have spent the last decade performing family evaluations and offering custody recommendations as psychologists working in a court-connected clinic in Michigan.  Several years ago we began seeing increasing numbers of cases in which sexual abuse allegations arose during custody and visitation disputes.  We have now consulted on hundreds of such cases, both within our own court and in others.  We have found these cases to be protracted and emotionally difficult to investigate and manage.  We have also learned a great deal about both effective and ineffective investigative and case management strategies.</p>
<p>In sexual abuse allegations during a divorce, we have observed a repeated problem — the mismanaged, misdiagnosed, misrepresented, misinterpreted, and misunderstood case.  We are struck by how little real information most professionals acquire before an accusation becomes a <em>fait accompli</em>.  Professionals who do not clarify and investigate before reaching conclusions and who rush to premature closure are acting irresponsibly and unethically.  Professionals who, either wittingly or unwittingly, exacerbate, accelerate, or escalate cases rather than approach the issues in a problem-solving and rational manner are doing grievous harm to all parties involved.</p>
<p>With increasing frequency, the media reports child sexual abuse horror stories of false allegations.  What usually is unreported are the details of the specific conditions that created the false stories.  In reviewing these cases, we have observed that a critical management agency or individual always contributed to the loss of control of the case, usually in the early stages of the allegations.  For example, in the McMartin Preschool Case in California, the Manhattan Beach Police Department, upon becoming aware of allegations from one parent, sent a letter of inquiry to about 450 parents throughout the community.  In the letter, they asked the parents if they had any information regarding similar complaints from their own children.  Historical perspective shows how community hysteria was triggered by that one central phenomenon — the letter of inquiry.  (The mother of the alleged first victim was later identified as having a history of psychosis.)</p>
<p>Other experts also report that the primary investigating agent is frequently the key factor in the loss of control of the case.  This agent might be the initial investigator for the child protective services agency in a given state or community.  Attorney General Van de Kamp concluded it was a young child protection social worker who was not controlled by either her agency or the sheriff that caused the Bakersfield false allegations.  It might also be a police agent or a mental health worker.  In Michigan, where most of our data has been collected, it is often a protective services worker, and an employee of the State Department of Social Services.</p>
<p>Individuals who initially receive complaints are in a precarious and difficult situation.  We do not necessarily criticize their intentions or good will.  However, their investigative behavior is often inadequate, inept and naive.  The fault, however, usually does not lie directly with these front line workers.  They have often been poorly trained and have learned to investigate these cases with biases based on unfounded beliefs (e.g., children don&#8217;t lie; children cannot talk about things they have not experienced; there is an epidemic of sexual abuse).  Most of the time they are also over-worked with far too many cases to manage any of them adequately.</p>
<p>In addition, many long-term employees, often rigidly and defensively, hold tightly to their positions.  They become argumentative and belligerent when confronted.  They appeal to other legal agencies to support them in their pursuit of prosecution once their investigation is challenged.  Thus, they become key players in escalating the loss of control.  We have little respect for the investigator who arbitrarily, unilaterally, and capriciously pursues personal perceptions without observing a check-and-balance system.</p>
<p>Another key complication arises with therapists.  They listen to and accept uncritically innuendo, direct allegation, or other inflammatory information.  They quickly become partisans and allies of the complaining parent.  They show no awareness of the reality and dangers of transference and countertransference.  They often react by single-handedly and directly attempting to control the situation in the name of protecting the child.  Their overzealous concern can create disastrous outcomes.  They draft hostile documents and cling tenaciously to investigative proofs that do not hold up under scrutiny.  They communicate in frightening tones to other adults involved in the situation.  They make inflammatory and often exaggerated claims.  They advise and admonish authority figures such as judges with extreme and overblown statements.</p>
<p>Despite good intentions and noble purpose, all of these behaviors deserve harsh censure as ill-advised and destructive activities that are inappropriate in the management of these difficult cases.  The insistence of mental health agents that they are professionally obligated to take action is certainly understandable.  The problem is the arrogance, imprudence, and fervor with which they exercise this obligation.</p>
<p>One of the great umbrellas under which mental health professionals operate is the legal opinion that they may decide something has happened to a child, but they may not specify exactly what happened or who was the perpetrator.  However, often by default, the professional accepts the scenario communicated by the presenting adult and covertly or overtly endorses the guilt of the accused.  (In sexual allegations in divorce cases, the non-custodial parent is usually the accused.)  This clinical license is equally as dangerous as the clinical license of protective services workers which mandates that they cannot be held individually liable for their professional role behaviors.</p>
<p>Another source of management problems comes from classroom teachers and school guidance counselors.  They may become involved in the escalation of sexual abuse allegation cases either through their own initiative or by being pulled in by parents or other agents.  While they are legally mandated to report suspected abuse, educational professionals are not in a position to contribute to the ongoing investigation.  The school is an inappropriate vehicle for these investigations, and it should remain only a reporting agency.  However, we find school personnel are far less likely than other agents to send sexual abuse allegation cases out of control.</p>
<p>We have seen much havoc and personal disaster heaped upon alleged victims and alleged perpetrators as a result of case mismanagement.  If we were to reveal some of the incredible injustices that have been perpetrated in mismanaged cases, they would likely be discounted as gross exaggeration or perhaps even pure fiction.  It is crucial to understand and appreciate the potentially catastrophic results of improperly managed sexual abuse allegation cases.  These may include loss of livelihood, personal economic ruin, imprisonment, and severe psychological trauma.  Victim and victimizer are often blurred in the frenzied justification of protecting the child.  Two books which vividly illustrate the personal devastation caused by case mismanagement in sexual abuse allegations are <em>A Question of Innocence</em> by Dr. Laurence Spiegel (1986) and<em>Bad Moon Rising</em> by Dana Ferguson (1988).</p>
<p>One of the more disconcerting aspects of the mismanaged cases is the total lack of awareness by the professionals of what happens to a child if the adults and professionals make a mistake.  It is not a benign, innocuous, or innocent experience when a nonabused child is treated by the system as if the child has been abused (Wakefield &amp; Underwager, 1988).  A non-abused child is taught to be a victim.  A nonabused child treated as if the alleged abuse were real may be trained by adults to be psychotic.  In these instances the mismanaged case causes emotional abuse.<br />
<strong>The Ideal — A Multidisciplinary Team</strong></p>
<p>We have described case mismanagement as a situation in which individuals, agencies, and/or the system unilaterally take matters into their own hands and fast forward their own perceptions, thoughts, feelings, and ideas without using rational investigative techniques.  This approach convolutes the facts of a case, making it exceedingly difficult to ever sort out what, in reality, occurred.  In an effort to address and remedy this problem, we have developed an investigation format and strategy.  We are convinced that a proper investigation process is the only effective means for controlling and managing these cases.</p>
<p>The most effective approach to case investigations is the formation of a multidisciplinary investigation team that is activated when a sexual abuse allegation first occurs (Schetky &amp; Boverman, 1985).  This multidisciplinary team should include members from several communities: medical, behavioral science (especially individuals with forensic and investigative expertise), mental health (individuals with therapeutic and clinical treatment expertise), police (investigative experts), law enforcement (members of the prosecutor&#8217;s office), and social services.  A social services agent would be charged with facilitation of child care management of the case on behalf of the State.</p>
<p>The multidisciplinary team should first evaluate the allegation in terms of its content and context.  It should carefully interview the presenting adult prior to any extensive inquiry of others (including the child).  Obviously, if the allegation includes physical evidence (bruises, scratches, inflammation, bleeding, etc.), the medical examination team would immediately evaluate the child.  However, the medical evaluation team should do nothing other than carefully observe and record the physical data.  Investigative inquiry of the alleged victim during the physical examination is inappropriate and could result in erroneous hypotheses.  Interview and interrogation should initially be only with the presenting adult.</p>
<p>If there are any unusual circumstances concerning the presenting adult and the alleged victim, those circumstances need to be identified.  The team can then define what aspects of the case should be carefully investigated through interview, interrogation, and documentation; who needs to be interviewed and interrogated concerning which aspects; and who is the most appropriate professional to conduct each aspect of inquiry.  An overall game plan needs to be formulated by the investigation team before random, multiple data gathering occurs.</p>
<p>One of the most critical aspects of this game plan is to carefully develop the content of any interrogation of the child prior to that interview.  The interview should then be conducted by the most appropriate team member, the entire session should be videotaped, and no one else should repeat the interview.  In her work MacFarlane (1986) states that there is a definite loss of information through interview repetition.</p>
<p>Although these recommendations are idealistic, we believe it is important to initiate the discussion of case management with an ideal goal that can be aimed at by the professional community.  Many communities claim that they have such multidisciplinary teams in place, but, in our experience, that is not yet true.  There are trauma evaluation teams, law enforcement special investigation teams, special mental health units for treatment of alleged victims and their families, etc.  However, fully functioning, organized multi-disciplinary <span style="text-decoration: underline;">investigative</span> teams do not exist.  Instead, hap-hazard, rambling, protracted, and adversarial &#8220;crazy quilt&#8221; configurations are the general rule.</p>
<p>A great deal of innovative and creative activity could be undertaken in the development of such a multidisciplinary investigative team, and we encourage professionals to promote that development.  However, in the meantime, we must address the realities that surround existing cases.  The following are procedures that must be employed by professionals (regardless of agency affiliation) to prevent out-of-control chaos and disaster.<br />
<strong>The Investigation — Beginning Strategies</strong></p>
<p><em>The First Step</em></p>
<p>When a sexual abuse allegation is made, the presenting adult should be directly interrogated about the specific nature of the complaint as he or she understands it.  Specifically, how did the complainant come to understand or suspect that abuse occurred?  Did the person directly observe physical evidence?  How did the person observe this evidence?  Was he or she bathing the child, &#8220;inspecting&#8221; the child, getting the child ready for bed, etc.?  Using this strategy, we have heard some very peculiar scenarios describing the discovery of physical &#8220;evidence.&#8221;  These can provide first clues and possible red flags to alert the investigator to the possibility of false allegations.</p>
<p>The investigator should then determine if a medical examination is needed.  If the presenting adult has observed or believes there is physical evidence of abuse, the medical evaluation should address only those specific evidences reported.  The examining physician and other medical personnel should, under no circumstances, directly question the child about what happened.  They should merely report what they have observed.  They may offer possible interpretations of their findings, but that would be all that is allowed.  If the presenting adult does not report physical evidence, obtrusive and protracted medical examination procedures should be avoided.  (Keep in mind that there is no agreement that physical evidence provides conclusive knowledge about the etiology of the observed physical signs.)</p>
<p>Once the investigator has arranged for an appropriate medical examination, he or she must immediately ask the presenting adult who he or she believes is the alleged perpetrator.  Very skillful probing must be done whenever divorce, visitation disputes, or other domestic problems precede the sexual abuse complaint.  The investigator must clarify with as much precision as possible the adult&#8217;s perception of what has happened to the child — no matter what that perception is based upon (the child&#8217;s report, a non-victim child&#8217;s report, etc.).</p>
<p>The presenting adult should also be questioned as to exactly how the knowledge or suspicions first developed.  Although it is extremely difficult to pin down this abstract process of identifying cognitive or emotional awareness of the incident, to do so can provide acutely important information.  It is important to listen carefully to the articulation of the allegations and note any subtle contradictions, vagueness, or circulatory explanations.  These may indicate the need for caution to the professional.  All too often, however, the professional immediately sympathizes and aligns with the presenting adult who often appears as traumatized, if not more so, than the child.</p>
<p>If it is alleged that the child has made statements about the abuse, it is important to clarify the circumstances under which these statements were made.  Was it a spontaneous disclosure or was it elicited in response from questioning from a suspicious adult?<br />
<em>Interviewing the Child</em></p>
<p>After these first areas are investigated, the professional needs to obtain initial information from the alleged victim (the child) individually.  In sexual abuse allegation cases, this is the most profoundly unreliable area of management by professionals.  The very concept of interrogating a child, especially one who has been reportedly victimized and traumatized, is repugnant to many adults (particularly those trained in the mental health discipline of therapeutic intervention).  However, by <em>interrogation</em>, we simply mean the act of specific inquiry and specific clarification of information offered by the child.</p>
<p>The interrogator must avoid cuing through body-language signals.  Many nonverbal behaviors can influence the child&#8217;s responses.  The most common is a positive nodding of one&#8217;s head while asking a leading question (e.g., an up and down &#8220;yes&#8221; motion while asking, &#8220;Did someone touch you down there?&#8221;).  Another common practice is the positioning of the interrogator in close physical proximity to the child (e.g., sitting directly next to the child with one&#8217;s arm around him or her in a supportive manner, holding the child on one&#8217;s lap, or, in some other physical position, cuddling the child).  Reinforcing messages are often sent by patting or stroking the child while certain crucial questions are being asked (e.g., &#8220;Did someone touch you down there?&#8221; while the examiner, with an arm around the child, reassuringly the back or shoulder).</p>
<p>The power of these nonverbal messages is grossly underestimated.  Mental health experts should be aware of communication subtleties that occur between humans.  Body language influences especially very young children whose verbal capacities are limited by their age and development.  They are far more responsive to the physical gestures and cuing of adults than they are to the exact words used by those adults.</p>
<p>The sophisticated investigator also understands the tremendous influence that affective (emotional) tone has in human communication.  Investigators who are unaware of emotionally empathic tones (or, for that matter, are even unaware of any of the affective intonation in their verbal communications) risk producing a response bias in others.  Again, younger children are especially responsive to the tone of language, and it can carry far more weight than the actual verbal content of a message.</p>
<p>In reviewing audio- and videotapes of investigative interviews with allegedly abused children, our most frequent observation is that the investigator often uses a tone of therapeutic softness and supportiveness to elicit affirmative responses.  While this may be understandable, it is unacceptable investigative behavior.  We are by no means suggesting a hard nosed or blatantly tough approach.  However, the inappropriate overinclusion of supportive and empathic emotional tones in critical questions can distort the child&#8217;s response.  Interviewers must monitor their own behaviors.  If they hear themselves becoming soft and empathic, they must recognize that this leads them away from their obligation to remain detached and rational as they listen to the information offered by the child.</p>
<p>In the interview, another important factor is the verbal content of the communication used in gathering information from the child.  The science of human behavior has demonstrated that the way a question is framed and presented strongly influences the response.  To understand how critical the formulation and framing of words within a question can be, we need only look at political ballot proposals which ask us to vote &#8220;yes&#8221; if we oppose the proposal and vice versa.</p>
<p>The infamous leading question is another error.  For example, a question such as &#8220;Where did Daddy touch you?&#8221; forces the child to respond affirmatively in order to cooperate with the interviewer.  An objective interviewer would say, &#8220;Tell me about your visit with Daddy this weekend.&#8221;</p>
<p>We have heard an infinite variety of leading questions used.  The most typical include presuppositions by the questioner that force a positive response in order for the child to react &#8220;correctly&#8221; and gain approval.  Melton and Limber (1989) claim that useful information can become contaminated through this power of suggestion.  The evaluator who makes the assumption that something is true (because of historical truths, preexisting personal biases, etc.) actually forecloses on any additional clarification that might come from the child&#8217;s own version of what happened.  The investigator is merely using the child as an extension of his or her own perceptions of what &#8220;probably&#8221; happened.  We cannot stress enough the subtle yet powerful influences of the question-framing process (Wakefield &amp; Underwager, 1988; Underwager &amp; Wakefield, 1989).<br />
<em>Consequences of Multiple Interviews</em></p>
<p>Once the allegation is made, the initial interview with the alleged victim becomes the most crucial element in the entire investigation.  Therefore, the investigator who conducts that interview has great responsibility.</p>
<p>Multiple interviews with the child by different professionals contributes immensely to the loss of control of sexual abuse investigations.  Currently however, it is almost impossible to avoid multiple interviews because no uniform procedure governs or limits the interview and interrogation.  The best way to eliminate the need for multiple interviews is to conduct the first interview correctly.  The common practice of multiple interviews is nothing more than the prolonged abuse of children.  Even the use of audio- or videotape cannot replace the basic and fundamental skills of the evaluator who first interviews the child.</p>
<p>Another problem with multiple interviews is that they coerce children (especially those under the age of eight) to expand and compound versions of their initial reports.  This may be caused by their perception that if adults keep asking for information, more information is needed.  Older children and adolescents may respond to multiple interviews by repeating their previous responses.  When asked repeatedly about a phenomenon that they have reported, they merely entrench themselves more firmly in the story.  This process of story expansion by younger children and story entrenchment by older children does not contribute to a better understanding of the alleged abuse.  Instead, multiple interviews reinforce further distortion and convolution of the facts.  Multiple inquiries and multiple retelling of the story prior to completion of a full investigation confuse the evaluation.</p>
<p>Professionals sometimes promote multiple retelling of an incident to rehearse a child for testimony, claiming that this strategy is necessary to desensitize the psychologically traumatized child.  However, when this is done before the situation is fully understood, it can jeopardize the integrity of the data.</p>
<p>The necessity for a child to repeatedly retell the &#8220;facts&#8221; can have far-reaching consequences not only for investigators trying to understand the allegations but also for the alleged victim.  A number of experts (Coleman, 1986; Wakefield &amp; Underwager, 1988; Underwager &amp; Wakefield, 1989) now assert that the chronic retelling of a false story constitutes teaching of unreality to the child.  Some experts perceive this as tantamount to the teaching of psychosis.  While we were not initially concerned with this process in our earlier studies, we now support this clinical tenet based upon our longitudinal experiences with these cases.  We have begun to see psychiatric symptoms (sometimes requiring hospitalization) after the child has been exposed to multiple interviews for either investigative or therapeutic purposes.<br />
<em>Mistaken Techniques</em></p>
<p>Negligent investigators of sexual abuse cases overlook important developmental issues that often influence a child&#8217;s behavior at a given time.  Many investigators are not well schooled in developmental ages and stages and behaviors that typically accompany the developmental dynamics of human beings.  Others who should have this knowledge abandon it and focus only on the sexual abuse allegations per se.  Some investigators interpret certain kinds of behaviors from the perspective of the abuse incident rather than from that of the overall developmental scheme.</p>
<p>For example, it is developmentally appropriate and normal for a child to engage in psychomotor activity by manipulating objects.  Too often, a child&#8217;s interaction with anatomical dolls is misconstrued as sexual preoccupation or obsession.  The child who quickly undresses anatomical dolls or inserts her finger into an orifice of a doll is not necessarily exhibiting inappropriate behavior.  The normal expression of curiosity is improperly perceived when separated from the child&#8217;s total behavior.  The naive investigator also may quickly seize upon a child&#8217;s fascination with body parts and bodily functions and interpret this as evidence of abuse.  To exclude the possibility of attributing some of a child&#8217;s behaviors to normal developmental processes is untenable.  It is the absolute obligation of the professional investigator to operate in an objective, informed, comprehensive manner.</p>
<p>The use of anatomical dolls is a highly controversial investigative and case management strategy.  Many times this &#8220;tool&#8221; is used in the initial investigative contact with the child.  In other instances the dolls are introduced after multiple interviews.  We have even seen the dolls used as part of a peculiar blend of both therapy and ongoing investigation, regardless of the stage of the abuse allegation case.</p>
<p>The anatomical dolls are a poorly understood and nonscientific technique.  The anatomical correctness of the dolls is not established by any objective criteria.  There is no evidence that they do what they are claimed to do.  Mclver, Wakefield, and Underwager (1989) found that there was basically no difference in behaviors between those children who had allegedly been sexually abused and those who had not in terms of their interactions with the dolls.  The minimal existing data concerning the ability of investigators to assess accurate sexual abuse information through the use of anatomical dolls is highly conflicted and controversial.  Gabriel (1985) states that there are many behaviors which nonabused children exhibit with the dolls that could easily be misconstrued as diagnostic of sexual abuse.</p>
<p>The dolls typically are used with younger, less verbal children.  The developmental cognitive and perceptual processes of very young children are scientifically defined.  In the world of make believe, there is no reason to expect doll play by two, three, and four-year-old children to be particularly different with the anatomical dolls than it is with any other play paraphernalia.  A therapist&#8217;s attempt to non-traumatically investigate the child&#8217;s perceptions dictates that dolls must be presented essentially as part and parcel of a game, a play format, or a story telling experience.</p>
<p>The proponents of this method argue they do not use the dolls in this way.  They claim that they explicitly define which doll represents which family member and then discuss those specific family members.  However, this is nothing more than adults projecting adult interpretation upon young children&#8217;s behaviors.  To assume that the child is, in fact, construing the situation as we adults would is presumptuous.  Considering the leading questions and subtly pervasive behaviors that the adult interrogator may use while engaging the child in anatomical doll play, this strategy is one of the least reliable and least desirable at any stage of case management.</p>
<p>Having the child point to a picture of a boy or a girl is also an ineffective method for validating facts.  The presentation of the picture is typically prefaced by an instruction such as &#8220;Show me where (identified perpetrator) touched you.&#8221;  This is followed by questions such as &#8220;Did he touch you here?  Did he touch you there?&#8221;  In truth, practically every part of our bodies have been touched in infancy and early childhood by our caregivers.  To employ this tactic and to endorse its credibility is professionally naive.<br />
<em>The Guardian Ad Litem</em></p>
<p>We recommend the appointment of a guardian <em>ad litem</em> for the alleged victim in a sexual abuse allegation situation.  We have seen this strategy successfully used in a number of cases.  The guardian (usually an attorney) often can suppress potential chaos while remaining outside the ongoing investigation, treatment, or any other process occurring in the sexual allegation situation.  While not all attorneys may be enthusiastic about serving in this capacity, it is advantageous to identify those who are so motivated.  In several areas, the appointment of a guardian <em>ad litem</em> is becoming a common policy of the court.  All professionals who deal with sexual abuse allegation cases can benefit from the guardian <em>ad litem</em> system.  If it is not yet available to them, they should consider making such a recommendation to assist in case management.<br />
<strong>Case Management — Intermediate Strategies</strong></p>
<p>Some of the aforementioned strategies obviously continue to play an important role as the case evolves into its intermediate stages.  However, effective case management in the sexual abuse allegation situation mandates that the previous strategies are used first.<br />
<em>Interviewing the Alleged Perpetrator</em></p>
<p>Probably the most crucial intermediate management strategy is the effective and thorough interview and interrogation of all the other key players in the situation (Schuman, 1984).  After the interviewer has talked to the presenting adult and the child, the alleged perpetrator immediately should be offered an opportunity to not only tell his or her version of what happened but also to answer directly the allegations made by the presenting adult and the child.</p>
<p>The statements of the presenting adult are the foundation upon which to base the questioning of the accused perpetrator.  Response to those statements provides insight into dysfunctional family dynamics.  Sexual abuse allegations in divorce are more frequently an indication of family dysfunction than of sexual abuse per se.  The opportunity for the accused adult to clarify certain dynamics can be extremely productive.</p>
<p>The investigator should avoid merely asking whether the alleged perpetrator did it or didn&#8217;t do it.  Broader questioning permits an understanding of the entire situation, especially as relates to the dysfunctional family.  In most investigations, the accused is not directly confronted or given a chance to respond to the primary investigator.  While this certainly saves the investigator a great deal of anguish by avoiding any potential contradiction of &#8220;facts&#8221; as related by the presenting adult or child, it serves no constructive long-range purpose for the child or for the social system designed to safeguard both adults and children.</p>
<p>The interviewer of the accused should present all of the allegations of both the presenting adult and the child.  Many professionals may be ambivalent about doing this, but if done in a rational and effective manner, it not only clarifies the other side of the story but can minimize irrational acting out on the part of the accused.  If that person believes someone is willing to investigate and understand his version of the incident, the disclosure acts more as a catharsis, diffuser, and decelerator than as an intensifier of negative behaviors.</p>
<p>When the accused is excluded from the investigation there is likely to be an escalation of negative and self-defeating behavior.  Although this is certainly understandable, it does not aid the investigation.  Exclusion of the alleged perpetrator from the investigation violates professional objectivity by ignoring half of the adult story.  In gathering information, all of the previously mentioned rules for effective investigation must be applied.  There is no substitute for good interview and interrogation skills.</p>
<p>As part of an ongoing case management strategy, we, whenever possible, interview and interrogate the accused in the presence of the child or, in many instances, the presenting adult.  While we recognize the resistance that many professionals might have to this, we find it to be an extremely useful approach, especially when the alleged victim is an older child or an adolescent.</p>
<p>Just as strategic family therapy demonstrates that problem solving needs to involve all of the key people in a given situation, a complete understanding of the dynamics between the key parties requires their presence together.  We are still in the early stages of formulating strategies for using this confrontive modality as a case management procedure.  At this point there do not appear to be differences in interviewer behavior in this modality compared to the individual modality.  Obviously, all of the rules for effective interview and investigation remain.  Forthrightness is essential, and sensitivity to all of the parties&#8217; emotional feelings about the situation is required.  Appropriate empathy mixed with appropriate skepticism and direct clarification of specifics are necessary.</p>
<p>One of the most significant outcomes of these confrontive sessions is that many of the escalated and expanded allegations become much more tempered in the presence of the other party.  Most important, however, is that the interviewer can observe the interactive dynamics (especially between the adults) which, in the sexual allegations in divorce case, are extremely significant in understanding the context in which the allegations have been made.</p>
<p>Frequently, the presenting adult reports that a young child is frightened of the other parent (the alleged perpetrator) and never wants to see him again.  Gardner (1987) describes such exaggerations as &#8220;the parental alienation syndrome.&#8221;  When interviewed individually, the child often reaffirms that position.  However, when dealt with in the presence of both parents, the child may change dramatically and show no fears or anxieties.  Indeed, he may manifest behaviors that are contradictory to what the presenting adult reports.  These kinds of variations of the traditional investigation process constitute positive and potent case management strategies during the intermediate phases of professional involvement.<br />
<em>Interviewing Others</em></p>
<p>In addition to interviewing the alleged perpetrator, we also recommend interviewing any significant others involved in the case.  This includes present romantic companions if such relationships are part of the present life circumstances.  Obviously, if there is a living together situation or a remarriage, that partner can provide helpful information.  Grandparents or siblings can also be helpful.  Professionals who may have been involved with the parties or other individuals who can provide information about the family&#8217;s functioning or dysfunctioning can contribute to a complete understanding of the case.</p>
<p>Merely accepting purported statements made by other persons is not sufficient.  For example, a presenting adult might report that he or she initially learned from the child&#8217;s aunt that the child had talked about some peculiar incident while visiting the father.  This is not enough information to understand the full meaning of what really happened.  It is necessary to communicate directly with the conveyor of that reported information and clarify the report.  This is especially true when a baby-sitter gives information to the presenting adult.</p>
<p>Indeed, hearsay evidence should be taken only as hearsay and nothing else.  Statements allegedly made by teachers, counselors, neighbors, friends, relatives, or anyone else should not be given specific meaning until the investigator clarifies that information from its direct source.  Specific inquiry is always the investigative must.  It is the only mechanism for controlling the rumor and innuendo of the hearsay.<br />
<em>Other Issues in the Intermediate Stage</em></p>
<p>Written reports, documents, personal communications, and other &#8220;factual&#8221; evidences should be reviewed completely, but always in the context of perspective.  Investigators cannot accurately understand and interpret the contents of a document unless they have a sense of the author&#8217;s perspective, philosophy, and professional role in the situation.</p>
<p>A therapeutic agency acting under the guise of an investigative agency can be one of the most dangerous document producers in sexual abuse allegation cases.  While no document should be ignored, neither should the investigator naively accept the content without considering influential variables.  These include agency bias, situational context in which the document was drafted, existing biases inherent in the situation (e.g., written by a friend, neighbor, minister, etc.), and any other prejudicial elements.  Many of these written documents have no more validity or reliability than does the letter of recommendation solicited from a friend, neighbor, teacher, or employer.  The sophisticated investigator always maintains a healthy skepticism toward data from any source.</p>
<p>The investigator should always insist upon physical evidences and proofs whenever the presenting adult claims that such proofs do exist.  Examples of such allegations include pornographic pictures, histories of medical and/or psychiatric treatment, previous arrests, and other agency and court involvements.  The effective case manager always remembers that allegations in the absence of physical proofs must be considered unsubstantiated evidence.</p>
<p>Another important and ongoing issue is the removal of children from the home in which the abuse allegedly occurred.  Obviously, in substantiated physical abuse cases where a child is clearly at risk, removal is imperative.  However, we have seen legions of cases in which, with no more than a mere hint of possible problems in the home, children have been immediately and traumatically removed.  This tremendous disruption in the continuity of the home environment is abuse in and of itself.  We have interviewed many parents who are threatened by professionals that their children will not be returned until the parent permanently disengages contact and/or marital relationship with the alleged perpetrator.  We have seen children placed in foster care settings and subjected to numerous unwarranted cruelties in the absence of valid evidence that this kind of drastic action was necessary.</p>
<p>The concept of forced separation seems to validate practically every personal underlying motivation for investigators who rationalize that they are only taking correct and protective measures.  Behavioral science and mental health communities have no scientific longitudinal data on the long-range impact of these sudden disruptions of social contacts and relationships.  A common pattern in divorce cases is that the professional, acting immediately upon minimal information, recommends to a court official, referee, or judge immediate cessation of contact between the child and the alleged adult perpetrator.  This frequently becomes the first step toward a long-range, total, and absolute foreclosure on the alleged perpetrator, regardless of the ultimate conclusions about the initial allegations.</p>
<p>Many investigators use polygraph data as a strategy in case management.  The fact that polygraph results cannot be legal evidence in court limits their purpose and value.  More fundamental than that are the inconsistencies of polygraph data, which adds to the preoccupation with whether the accused is &#8220;guilty.&#8221;  We have seen individuals who appear to us to be actual abusers pass the polygraph.  We have seen other individuals who appear not to be involved in any sexual abuse produce a deceptive or inconclusive polygraph.  We have also seen situations in which an individual takes multiple polygraphs and under certain circumstances passed and under other circumstances failed.</p>
<p>Variables such as the competence of of the polygraph operator, his interaction with the accused, presentation of questions, and the testing situation can all affect the polygraph results.  All elements of polygraph testing continue to be intensely debated, even among the experts who administer the test.  Our experience is that the polygraph does not give reliable information, especially in out-of-control cases when the polygraph is given as an afterthought to investigate &#8220;the facts.&#8221;  We consider polygraph data only in the context of all of the other data.</p>
<p>A consideration is whether the sexual abuse allegation is of such peculiar content and magnitude that it originally seems unbelievable.  Some professionals reason that an allegation of exceedingly unusual dynamics, incredible proportion, and astonishing behavioral deviance could never be made up.  However, sexual behavior, like all other human functioning, does have some common, usual components and dimensions.</p>
<p>Whenever a reported incident exceeds these usual parameters, the investigator must seek detailed clarification of the content and frequency of the allegation rather than merely accept its bizarre characteristics as validating the accusation.  An evolving belief by some professionals is that extreme and bizarre allegations are probably credible evidence of ritual abuse.  &#8220;Experts&#8221; who try to validate these aberrant occult allegations through pseudo-scientific evidence often create public hysteria.  Even in the most unique cases, it is the duty of responsible professionals to remain pragmatic and to doggedly pursue legitimate, factual evidence.<br />
<strong>Long-range Case Management Recommendations</strong></p>
<p>Several longer range actions should be initiated to help resolve sexual abuse allegation cases.  First, there is definite need for revision of the child abuse report laws (Besharov, 1986).  Rational input to the federal and state legislative processes is the foundation by which this long-range goal can be accomplished.  The social climate that motivated the passage of the current laws must now be tempered with acumen, information, and accurate description of the entire problem of child abuse so that laws may adequately provide an effective network for children who need protection.  Revision of the statutes and mandates should not be made on a passionate or crisis-oriented basis.  Authorities assisting the legislative process in reformulating and refining the reporting laws should be knowledgeable, insightful, and objective.  The current laws were enacted to sensitize society to the dilemma of child abuse and to create vehicles for response.  It is now time for transition and refinement.  We must develop even more responsive and responsible tools by which society can protect its children.</p>
<p>Sexual abuse allegations cases within ongoing divorce litigation should be investigated expediently, and decisions of the court should be rendered as quickly as possible.  The court should put all parties on notice that the case will be monitored, that certain aspects of the family&#8217;s functioning will continue, and that there will be ongoing surveillance by an objective outside agency which is legally empowered to supervise certain activities of a family in transition.  Agencies and agents charged with these responsibilities must receive and follow clearly specified effective case management guidelines and procedures.</p>
<p>Quality professional education for individuals who deal with these difficult cases is critical.  They must receive specialized training in effective interview and interrogation strategies.  Currently, most investigators in social and legal agencies have no such background.  The lack of appropriate training is an unconscionable flaw in the social service, mental health, and legal communities.  It puts everyone at risk: the alleged victim, the reporting adult, the alleged perpetrator, and even the case workers who ultimately suffers from an insidious burnout.</p>
<p>The competent and skillful professional involved in the management of the sexual abuse allegation case must maintain an intense and accurate sensitivity that balances the rights of children with the rights of adults.  This perspective is an absolute necessity for humane, civil, and meaningful control of these cases.  Inept professional case management has motivated the formation of such groups as VOCAL (Victims of Child Abuse Laws) and MARC (Mothers Against the Raping of Children).  The rapidly increasing membership in such organizations is an unfortunate commentary on the current operation of the professional community.</p>
<p>All professional disciplines charged with handling these difficult cases share the responsibility for changing the way they are managed.  The time has come to discard subjective, emotionally guided passions predicated upon personal feelings and agendas.  If we are to operate within a safe and just society, we must cooperatively develop and employ objective guidelines and procedures for effective case management.</p>
<h4><span style="color: #006666; font-family: Verdana, Arial, Helvetica;">References</span></h4>
<p>Besharov, D. (1986). Unfounded allegations: A new child abuse problem. <em>The Public Interest, 83</em>, Spring, 18-33.</p>
<p>Coleman, L. (1986, July). Has a child been molested? Getting at the truth. <em>California Lawyer</em>.</p>
<p>Ferguson, D. (1988). <em>Bad Moon Rising</em> <span style="font-family: Arial, Helvetica;">(<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=1555231659/instituteforpsyc"><img src="http://www.ipt-forensics.com/images/logo_micro_bw.gif" alt="Currently Out of Print" width="17" height="13" border="0" /></a>)</span>. Nashville, TN: <span style="font-family: Arial, Helvetica;">Winston-Derek Publishers, Inc.</span></p>
<p>Gabriel, R. M. (1985). Anatomically correct dolls in the diagnosis of sexual abuse of children. <em>The Journal of the Melanie Klein Society, 3</em>(2), 40-51.</p>
<p>Gardner, R. A. (1987). <em>The Parental Alienation Syndrome and the Differentiation Between Fabricated and Genuine Child Sex Abuse</em> (<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=0933812426/instituteforpsyc"><img src="http://www.ipt-forensics.com/images/logo_micro_bw.gif" alt="Paperback" width="17" height="13" border="0" /></a>). Cresskill, NJ: <a href="http://www.rgardner.com/">Creative Therapeutics</a>.</p>
<p>MacFarlane, K., &amp; Waterman, J. (1986). <em>Sexual Abuse of Young Children</em> (<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=0898626757/instituteforpsyc"><img src="http://www.ipt-forensics.com/images/logo_micro_bw.gif" alt="Paperback (1988)" width="17" height="13" border="0" /></a>)(<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=0898627036/instituteforpsyc"><img src="http://www.ipt-forensics.com/images/logo_micro_bw.gif" alt="Paperback (1995)" width="17" height="13" border="0" /></a>). New York: <a href="http://www.guilford.com/">The Guilford Press</a>.</p>
<p>Mclver, W., Wakefield, H., &amp; Underwager, R. (1989). Behavior of abused and non-abused children in interviews with anatomically-correct dolls. <em>Issues in Child Abuse Accusations. </em><a href="http://www.ipt-forensics.com/journal/volume1/j1_1_toc.htm"><em>1</em>(1)</a>, <a href="http://www.ipt-forensics.com/journal/volume1/j1_1_5.htm">39-48</a>.</p>
<p>Melton, G. B., &amp; Limber, S. (1989). Psychologists&#8217; involvement in cases of maltreatment: Limits of role expertise. <em><a href="http://www.apa.org/journals/amp.html">American Psychologist</a>, 44</em>, 1225-1233.</p>
<p>Schetky, D. H., &amp; Boverman, H. (October, 1985). <em>Faulty assessment of child sexual abuse: Legal and emotional sequelae.</em> Paper presented at the annual meeting of the<a href="http://www.aapl.org/">American Academy of Psychiatry and the Law</a>. Albuquerque, NM.</p>
<p>Schuman, D.C. (October, 1984). <em>False allegations of physical and sexual abuse.</em>Paper presented at the annual conference of the <a href="http://www.aapl.org/">American Academy of Psychiatry and the Law</a>. Nassau, Bahamas.</p>
<p>Spiegel, L. D. (1986). <em>A Question of Innocence</em> (<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=0881010553/instituteforpsyc"><img src="http://www.ipt-forensics.com/images/logo_micro_bw.gif" alt="Out of Print" width="17" height="13" border="0" /></a>). New Jersey: The Unicorn Publishing House.</p>
<p>Underwager, R., &amp; Wakefield, H. (1989). <em>The Real World of Child Interrogations</em> (<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=039805620X/instituteforpsyc"><img src="http://www.ipt-forensics.com/images/logo_micro_bw.gif" alt="Hardcover" width="17" height="13" border="0" /></a>). Springfield, IL: <span style="font-family: Arial, Helvetica;"><a href="http://www.ccthomas.com/">Charles C. Thomas</a></span>.</p>
<p>Wakefield, H., &amp; Underwager, R. (1988). <em>Accusations of Child Sexual Abuse</em> <span style="font-family: Arial, Helvetica;">(<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=0398054231/instituteforpsyc"><img src="http://www.ipt-forensics.com/images/logo_micro_bw.gif" alt="Hardcover" width="17" height="13" border="0" /></a>)(<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=0398064768/instituteforpsyc"><img src="http://www.ipt-forensics.com/images/logo_micro_bw.gif" alt="Paperback" width="17" height="13" border="0" /></a>)</span>. Springfield, IL: <span style="font-family: Arial, Helvetica;"><a href="http://www.ccthomas.com/">Charles C. Thomas</a></span>.</p>
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		<title>La Corte Europea per i Diritti Umani condanna gli Stati che non proteggono i bambini dalla PAS</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 20:05:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area giuridica]]></category>
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		<category><![CDATA[Cour Europeene des droits de l'homme]]></category>
		<category><![CDATA[European Court of Human Rights]]></category>
		<category><![CDATA[parental alienation]]></category>
		<category><![CDATA[PAS]]></category>
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		<description><![CDATA[Su ricorso di mamme e papà, le varie sezioni della Corte Europea per i Diritti Umani già dal 1994 hanno riconosciuto il diritto dei bambini a venire protetti dall&#8217;Alienazione Genitoriale, condannando gli Stati che non hanno posto in essere le misure necessarie (quali l&#8217;allontanamento dal genitore alienante) e/o hanno agito in ritardo.  Nel seguito riportiamo le  27 sentenze in merito.  In ciascun caso viene indicato il nome del/della ricorrente, lo stato accusato, il numero di registro e l&#8217;anno in cui è stato aperto il procedimento corredato da un link al sito delle Corte Europea presso cui la sentenza è interamente consultabile; infine le frasi (in francese) della sentenza che menzionano la Sindrome di Alienazione Genitoriale e/o Alienazione Genitoriale e/o alienazione. Iniziamo dalla condanna ricevuta in merito dall&#8217;Italia, in un caso nel quale i Tribunali si sono limitati ad applicare la misura formale di affidare un bambino ai Servizi Sociali disponendo inutili psicoterapie ma lasciandolo presso il genitore alienante, invece di proteggerlo mediante l&#8217;allontanamento. Caso PIAZZI c. ITALIE (Requête no 36168/09)(traduzione in italiano) En décembre 2003, le psychologue déposa son rapport qui mettait en évidence l&#8217;incapacité des deux parents à exercer « toutes les fonctions d&#8217;un parent ». De plus les tentatives de la mère de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp">
<dl class="wp-caption alignleft" style="width: 251px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/01/images-1.jpeg" alt="" width="241" height="154" /></dt>
</dl>
</div>
<p>Su ricorso di mamme e papà, le varie sezioni della Corte Europea per i Diritti Umani già dal 1994 hanno riconosciuto il diritto dei bambini a venire protetti dall&#8217;Alienazione Genitoriale, condannando gli Stati che non hanno posto in essere le misure necessarie (quali l&#8217;allontanamento dal genitore alienante) e/o hanno agito in ritardo.  Nel seguito riportiamo le  27 sentenze in merito.  In ciascun caso viene indicato il nome del/della ricorrente, lo stato accusato, il numero di registro e l&#8217;anno in cui è stato aperto il procedimento corredato da un link al sito delle Corte Europea presso cui la sentenza è interamente consultabile; infine le frasi (in francese) della sentenza che menzionano la Sindrome di Alienazione Genitoriale e/o Alienazione Genitoriale e/o alienazione.</p>
<p>Iniziamo dalla condanna ricevuta in merito dall&#8217;Italia, in un caso nel quale i Tribunali si sono limitati ad applicare la misura formale di affidare un bambino ai Servizi Sociali disponendo inutili psicoterapie ma lasciandolo presso il genitore alienante, invece di proteggerlo mediante l&#8217;<a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/casi-di-allontanamento-per-pas-in-italia/">allontanamento</a>.</p>
<ol>
<li>Caso PIAZZI c. ITALIE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=13&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 36168/09</a>)(<a href="http://www.adiantum.it/public/1985-corte-europea.-la-sentenza-del-caso-piazzi-contro-italia-è-un-caso-esemplare.asp">traduzione in italiano</a>)<br />
En décembre 2003, le psychologue déposa son rapport qui mettait en évidence l&#8217;incapacité des deux parents à exercer « toutes les fonctions d&#8217;un parent ». De plus les tentatives de la mère de dresser l&#8217;enfant contre son père pouvaient aboutir en l&#8217;espèce à un <span style="color: #ff0000;">syndrome d&#8217;aliénation parentale</span>. [...] De plus les tentatives de la mère de dresser l&#8217;enfant contre son père pouvaient aboutir en l&#8217;espèce à un <span style="color: #ff0000;">syndrome d&#8217;aliénation parentale</span>.</li>
<li>Caso SOMMERFELD c. ALLEMAGNE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=1&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête n<sup>o</sup> 31871/96</a>).<br />
Or il aurait paru indispensable d’obtenir une expertise psychologique récente afin de disposer d’informations correctes et complètes sur la relation entre l’enfant et le requérant, c’est-à-dire le parent demandant un droit de visite, dans le but de déterminer quels étaient les véritables souhaits de l’enfant et ainsi ménager un juste équilibre entre les intérêts en jeu. Pareille exigence procédurale se trouve encore renforcée par les recherches récentes menées sur le <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale (SAP)</span>, décrit par Richard A. Gardner dans la revue American Journal of Forensic Psychology (2001, pp. 61-106) sous le titre « Should courts order PAS children to visit/reside with the alienated parent ? A follow-up study ».</li>
<li>Caso ZAVŘEL c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=4&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 14044/05</a>).<br />
Etant donné que l&#8217;expert releva chez le mineur les premiers signes du<span style="color: #ff0000;"> syndrome d&#8217;aliénation parentale</span>, il préconisa l&#8217;élargissement du droit de visite accordé au père [...] Le tribunal se fonda notamment sur les déclarations des experts, selon lesquelles le requérant avait de bonnes capacités éducatives et tenait beaucoup à son fils, tandis que le mineur était névrosé du fait des tensions entre ses parents et la mère développait chez lui le <span style="color: #ff0000;">syndrome d&#8217;aliénationparentale</span>. [...] Le tribunal releva notamment que, selon les experts, le requérant avait de très bonnes capacités éducatives, tandis que celles de J.Z. étaient limitées car elle montait l&#8217;enfant contre son père et développait chez lui le <span style="color: #ff0000;">syndrome d&#8217;aliénation parentale</span>. [...] Ainsi, le tribunal est resté inactif bien que ledit code lui impose d&#8217;agir de sa propre initiative en la matière et bien qu&#8217;il lui fût connu, grâce à la procédure parallèle sur les nouvelles modalités du droit de visite, que J.Z. manipulait l&#8217;enfant et développait chez lui le syndrome d&#8217;aliénation parentale. [...] Son argument que l&#8217;enfant a déclaré lors du dernier entretien (voir paragraphe 27 ci-dessus) qu&#8217;il ne voulait pas voir son père, a le caractère d&#8217;un alibi dépourvu de professionnalisme, car cette déclaration a été faite dix-sept mois après que l&#8217;expert a constaté chez le mineur la naissance du <span style="color: #ff0000;">syndrome de l&#8217;aliénation parentale</span>. [...] A cet égard, la Cour note que selon le rapport d&#8217;expertise du 25 mars 2004, le <span style="color: #ff0000;">syndrome d&#8217;aliénation parentale</span> n&#8217;était pas encore à l&#8217;époque très développé chez l&#8217;enfant et sa rencontre avec le requérant dans le cabinet de l&#8217;expert s&#8217;est déroulée sans problèmes (voir paragraphe 16 ci-dessus).</li>
<li>Caso ELSHOLZ c. ALLEMAGNE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=2&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête n<sup>o</sup> 25735/94</a>).<br />
Le requérant estime que ces déclarations de l&#8217;enfant sont extrêmement importantes car elles indiquent que la mère dressait l&#8217;enfant contre son père, faisant ainsi de lui une victime du <span style="color: #ff0000;">syndrome d&#8217;aliénation parentale (SAP)</span>. En conséquence, l&#8217;enfant rejetait tout contact avec son père. Si un spécialiste en psychologie familiale ou infantile avait été consulté à l&#8217;époque, il aurait pu montrer que l&#8217;enfant avait été braqué, voire utilisé par sa mère contre son père. C&#8217;est pourquoi la décision des deux tribunaux de ne pas désigner d&#8217;expert, mesure demandée par le requérant et recommandée par l&#8217;office de la jeunesse, constituait une atteinte aux intérêts non seulement du père mais aussi de l&#8217;enfant, puisque les contacts avec l&#8217;autre parent servent l&#8217;intérêt supérieur de l&#8217;enfant à moyen et à long terme.</li>
<li>Caso KUTZNER c. ALLEMAGNE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=3&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête n<sup>o</sup> 46544/99</a>)<br />
Ils mettent l&#8217;accent sur les conséquences dramatiques pour les enfants d&#8217;être ainsi séparées de leurs parents et sur le <span style="color: #ff0000;">syndrome « d&#8217;aliénation parentale»</span>, reconnu par la communauté scientifique internationale, dont souffriraient ces enfants. Enfin, ils reprochent à l&#8217;office de la jeunesse d&#8217;Osnabrück d&#8217;avoir placé leurs enfants dans des foyers séparés et anonymes et d&#8217;avoir tout mis en œuvre pour réduire au minimum tout contact entre eux-mêmes et leurs filles, sans chercher à soutenir la famille d&#8217;origine comme l&#8217;exige pourtant la loi de soutien aux enfants et adolescents (Kinder- und Jugendhilfegesetz). Ils considèrent que la réglementation insatisfaisante de leur droit de visite conduit à une <span style="color: #ff0000;">aliénation</span> (Entfremdung) croissante des enfants par rapport à leur famille d&#8217;origine et risque de conduire à des dommages irréparables dans la relation des enfants avec leurs parents.</li>
<li>Caso PATERA c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=5&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 25326/03</a>).<br />
Le comportement trop protecteur de la mère et sa tendance d&#8217;infantiliser le mineur étaient selon l&#8217;expert nuisibles aux intérêts de ce dernier ; il admit également que les tentatives de R.P. de dresser l&#8217;enfant contre son père aboutissaient en l&#8217;espèce à un <span style="color: #ff0000;">syndrome d&#8217;aliénation parentale</span>. [...] Selon un rapport d&#8217;expertise en psychiatrie élaboré le 15 août 2004 sur demande du requérant, le mineur souffrait d&#8217;un <span style="color: #ff0000;">grave syndrome d&#8217;aliénation parentale</span>, résultant de la programmation par R.P. et non du comportement du requérant, et il était nécessaire de l&#8217;éloigner, au moins temporairement, du milieu éducatif actuel. [...] Le médiateur considéra également que, pour apprécier le poids à accorder à l&#8217;opinion du mineur, il fallait déterminer si celle-ci n&#8217;était pas due aux manipulations de la mère et, partant, au <span style="color: #ff0000;">syndrome d&#8217;aliénation parentale</span>. [...] Le résultat de cette attitude des autorités est tel que le requérant ne peut voir son fils que pendant quelques secondes tous les quinze jours, au lieu de passer avec lui un week-end sur deux. Les conséquences en sont, selon l&#8217;intéressé, une aliénation fatale entre lui et son fils, une névrotisation de ce dernier et le développement chez lui du <span style="color: #ff0000;">syndrome d&#8217;aliénation parentale</span>, confirmé par le rapport du 15 août 2004 (voir paragraphe 65 ci-dessus), ainsi qu&#8217;une atteinte irréparable à sa vie familiale. [...] De l&#8217;avis de la Cour, un rétablissement des relations entre les intéressés ne peut aujourd&#8217;hui avoir lieu sans la coopération de l&#8217;ensemble des personnes concernées, assistées des experts en la matière, d&#8217;autant plus que le fils du requérant souffre, selon ce dernier, du <span style="color: #ff0000;">syndrome d&#8217;aliénation parentale</span>.</li>
<li>Caso VOLESKÝ c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=6&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 63627/00</a>).<br />
L’intéressé allègue également que les rapports d’expertise utilisés en l’espèce par les tribunaux n’ont pas été établis de manière objective et qualifiée, notamment parce que les experts ont manqué d’y constater le <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span>; à cet égard, le requérant est convaincu que J.V. programmait leur fils pour qu’il le haïsse.</li>
<li>Caso DÖRING c. ALLEMAGNE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=7&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 40014/05</a>).<br />
Rappelant qu&#8217;en vertu de l&#8217;article 1684 § 1 du code civil chaque parent avait le droit et le devoir de fréquenter son enfant, il souligna que l&#8217;objectif du droit de visite était de permettre au parent non investi de l&#8217;autorité parentale de suivre le développement de son enfant, de maintenir un lien affectif avec lui et de prévenir ainsi une <span style="color: #ff0000;">aliénation</span> entre l&#8217;enfant et le parent concerné.</li>
<li>Caso BORDEIANU c. MOLDOVA (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=8&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 49868/08</a>).<br />
Il soutient que l&#8217;exécution de l&#8217;arrêt en cause s&#8217;est avérée très délicate en raison du <span style="color: #ff0000;">syndrome d&#8217;aliénation parentale</span> développé par la fille et d&#8217;une forte probabilité de dégradation de son état psychique dans l&#8217;éventualité d&#8217;une prise de mesures exécution trop brutales. [...] Elle affirme qu&#8217;elle ne porte aucune responsabilité quant à l&#8217;état psychique de l&#8217;enfant ou au développement du <span style="color: #ff0000;">syndrome d&#8217;aliénation parentale</span>, celui-ci étant dû à l&#8217;emprise et à la manipulation que O.G. et son entourage exerçaient sur l&#8217;enfant. Enfin, elle fait valoir que les sanctions pécuniaires infligées à O.G. ont été inefficaces car la procédure administrative ouverte contre ce dernier a été clôturée sans suite. [...] Il s&#8217;ensuit qu&#8217;à ce moment de la procédure d&#8217;exécution, les autorités ne pouvaient plus ignorer que l&#8217;<span style="color: #ff0000;">aliénation parentale</span> de la fille avait atteint un degré qui mettait en péril l&#8217;exécution de l&#8217;arrêt et que la solution du problème nécessitait une approche complexe avec la participation des experts en la matière.</li>
<li>Caso JAHNOVÁ c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE(<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=10&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 66448/01</a>).<br />
La requérante interjeta appel, complété le 31 mai 2004, alléguant que l&#8217;étendue de son droit de visite telle que déterminée par le tribunal contribuait au développement chez l&#8217;enfant du <span style="color: #ff0000;">syndrome d&#8217;aliénation parentale</span>.</li>
<li>Caso FIALA c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=11&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 26141/03</a>).<br />
Le 23 juin 2003, le requérant fit appel des décisions du 10 juin 2003, contestant la compétence et l’impartialité du juge concerné. Il faisait valoir que le juge n’avait pas été en mesure d’auditionner les experts et que les enfants, souffrant selon lui du <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span>, avaient été interrogés après avoir subi pendant presque deux ans « la terreur » de M.F.  Le 2 août 2003, un rapport en psychiatrie fut établi sur la demande du requérant ; selon son auteur, les enfants souffraient d’une forme grave du <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span> et la seule thérapie appropriée était l’attribution de la garde au père. [...] A ce sujet, le requérant aurait déclaré devant le tuteur que, la psychologue n’étant pas spécialisée en <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span>, ladite décision était vouée à l’échec. [...] Le requérant estime en outre que si les autorités avaient agi à l’égard de la mère de la même manière qu’à son égard – lorsqu’il a été placé en détention quand il a voulu passer un week-end avec son fils et condamné pour non-respect de son obligation alimentaire alors qu’il était au chômage, nonobstant l’interdiction internationale de l’emprisonnement pour dette -, ses enfants ne souffriraient pas aujourd’hui de troubles psychiques et du <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span>.</li>
<li>Caso KOUDELKA c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=12&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 1633/05</a>).<br />
Selon le psychologue, E.P. faisait développer chez l’enfant le <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span>, compromettant ainsi l’évolution de ses rapports envers le sexe opposé, et l’encourageait dans ses manifestations hystériques et égocentriques. [...] Il estima par ailleurs qu’il était dans l’intérêt de la mineure, subissant depuis longtemps une pression négative et souffrant du <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span>, d’être soignée par un expert dans un milieu neutre. [...] Il est également important de noter que dès 1995, les experts ont attiré l’attention sur l’attitude négative de la mère et sur le fait que le droit de visite ne pouvait pas être réalisé sans sa coopération (paragraphe 10 ci-dessus); les rapports ultérieurs ont relevé chez l’enfant sa fixation pathologique à la mère et le <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span> (paragraphe 35 ci-dessus).</li>
<li>Caso MARŠÁLEK c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=14&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 8153/04</a>).<br />
En revanche, lors de l’examen, l’enfant n’avait pas réagi négativement à la rencontre avec son père et le <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span> n’avait pas été constaté chez lui. [...] En effet, par le biais de la décision de lui interdire tout contact avec sa fille et d’un allongement intentionnel de la procédure, ceux-ci auraient permis à la mère de l’enfant de développer chez celui-ci le <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span>.</li>
<li>Caso R.R. c. ROUMANIE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=15&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 1188/05</a>).<br />
Procédant ainsi, D.J. avait accepté le risque que les relations de l&#8217;enfant avec son père subissent des modifications irréversibles, y compris l&#8217;<span style="color: #ff0000;">aliénation parentale</span>. [...]  En outre, son ex-épouse avait limité ses relations personnelles avec l&#8217;enfant s&#8217;opposant entre autres à l&#8217;exercice de son droit de visite établi par la décision du 12 juillet 2001 de la cour d&#8217;appel de Cluj, avait empêché l&#8217;exercice de son droit à veiller à son éducation, épanouissement et formation, ne s&#8217;était pas préoccupée de la stabilité du processus de son développement et de son éducation et avait pris des mesures contraires à sa stabilité psychique et au déroulement des relations personnelles avec son père par l&#8217;<span style="color: #ff0000;">endoctrinement et l&#8217;aliénation parentale</span>.</li>
<li>Caso PEDOVIČ c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=16&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 27145/03</a>).<br />
Les 25 mars et 5 avril 2002, le requérant demanda l’exécution judiciaire de son droit de visite, faisant valoir qu’aucune des rencontres prévues pour les mois de février et mars ne s’était réalisée et que l’enfant souffrait du <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span>. [...] Il affirme ensuite qu’il n’a aucune confiance envers l’experte désignée, qui ne serait pas suffisamment qualifiée, aurait une attitude anti-paternelle et exclurait de plano le <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span>.</li>
<li>Caso MEZL c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=17&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 27726/03</a>).<br />
Le 11 novembre 2002, le tribunal chargea un établissement psychiatrique d’élaborer un rapport sur la mineure et d’évaluer si (et, le cas échéant, pourquoi) celle-ci souffrait du <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span> et si ses parents présentaient des troubles psychiques. [...] Ainsi, la décision judiciaire lui accordant un droit de visite n’est devenu qu’un papier sans valeur, et lui-même n’a pu qu’observer avec désespoir à quel point sa fille était « dévastée » par sa mère qui avait développé chez elle le <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span>.</li>
<li>Caso ANDĚLOVÁ c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=18&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 995/06</a>).<br />
Le 10 janvier 2004, un psychologue sollicité par la requérante constata que sa fille souffrait d’un <span style="color: #ff0000;">grave syndrome d’aliénation parentale</span>, que leurs contacts s’imposaient et que la présence d’un thérapeute n’était pas nécessaire. [...] Le 29 décembre 2005, le tribunal chargea un expert d’établir, dans le délai d’un mois, un rapport aux fins de la décision sur le droit de visite et le changement de garde. Les objections de l’intéressée, qui demandait de désigner un établissement spécialisé en <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span>, furent écartées le 23 janvier 2006.</li>
<li>Caso KAROUSSIOTIS c. PORTUGAL (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=19&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 23205/08</a>).<br />
Les atermoiements survenus au cours de la procédure ont provoqué une rupture entre la mère et l&#8217;enfant depuis plus de cinq ans, comportant une « <span style="color: #ff0000;">aliénation</span> » croissante entre les deux, au détriment de l&#8217;intérêt supérieur de l&#8217;enfant</li>
<li>Caso BIANCHI c. SUISSE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=20&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 7548/04</a>).<br />
Cette passivité est à l’origine de la rupture totale des relations entre l’enfant et son père, qui dure depuis près de deux ans et qui comporte, vu le très jeune âge de l’enfant, le risque d’une « <span style="color: #ff0000;">aliénation</span> » croissante entre les deux, aliénation qui n’est aucunement à considérer comme étant dans l’intérêt supérieur de l’enfant. [...]</li>
<li>Caso KŘÍŽ c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=21&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 26634/03</a>).<br />
Le requérant alléguait notamment qu’un contact écrit équivalait à une interdiction de contact et soulignait qu’en l’empêchant de voir son fils pendant dix ans, la mère avait développé chez ce dernier le <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span>.</li>
<li>Caso THON c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=22&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 14044/04</a>).<br />
Le tribunal releva que lorsque l’enfant se trouvait chez celle-ci, le droit de visite du père n’était aucunement entravé, tandis que la situation actuelle risquait de provoquer une <span style="color: #ff0000;">aliénation de l’enfant</span>, en bas âge, et de sa mère.</li>
<li>Caso RESLOVÁ c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=23&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 7550/04</a>).<br />
Elle affirmait que le prolongement injustifié de la procédure contribuait à l’<span style="color: #ff0000;">aliénation de ses enfants</span>.</li>
<li>Caso AMANALACHIOAI c. ROUMANIE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=24&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 4023/04</a>).<br />
A ce titre, la Cour déplore que pendant une si longue période de temps, les autorités ne se soient nullement souciées de la dilution progressive et même de la rupture des relations entre D. et son père, plus particulièrement de l’absence de contacts concrets et effectifs entre les intéressés ; ainsi, au lieu d’ordonner des mesures pour maintenir et améliorer, le cas échéant, les rapports entre le père et l’enfant, les juridictions nationales ont préféré laisser le temps régler la situation, ce qui a abouti, vu l’âge et l’attitude de l’enfant, au risque d’une <span style="color: #ff0000;">aliénation</span> croissante et définitive entre les deux, qui n’est aucunement à considérer comme étant dans l’intérêt supérieur de l’enfant (voir, Bianchi, précité, § 99 et, mutatis mutandis, Kutzner c. Allemagne, no 46544/99, § 79, CEDH 2002-I).</li>
<li>Caso BERGMANN c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=25&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 8857/08</a>).<br />
L’intéressé soutint qu’il avait de meilleures capacités éducatives car la mère développait chez l’enfant le <span style="color: #ff0000;">syndrome d’aliénation parentale</span>.</li>
<li>Caso NENOV c. BULGARIE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=27&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 33738/02</a>).<br />
Elle estima que la sauvegarde des intérêts des enfants était certes d’une importance primordiale, mais que le tribunal régional devait également tenir compte du fait qu’un droit de visite extrêmement restreint ne ferait qu’aggraver l’<span style="color: #ff0000;">aliénation parentale</span>.</li>
<li>Caso MINCHEVA c. BULGARIE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=28&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 21558/03</a>).<br />
La Cour estime également qu&#8217;en n&#8217;agissant pas avec diligence les autorités nationales ont, par leur comportement, favorisé un processus d&#8217;<span style="color: #ff0000;">aliénation parentale</span> au détriment de la requérante, méconnaissant ainsi son droit au respect de sa vie familiale garanti par l&#8217;article 8.</li>
<li>Caso DOSTÁL c. RÉPUBLIQUE TCHÈQUE (<a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=29&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;highlight=ali%E9nation%20%7C%20parentale&amp;sessionid=81786258&amp;skin=hudoc-en">Requête no 26739/04</a>).<br />
Ayant pris en compte la déposition et le comportement de sa fille, faisant apparaître une <span style="color: #ff0000;">aliénation</span> due à une longue absence de contact, l’intéressé décida de ne pas recourir contre le rejet de la garde alternée.</li>
</ol>
<p>In ciascuna vicenda dei bambini hanno avuto l&#8217;infanzia devastata, ma il riconoscimento delle violazioni dei diritti umani che hanno subito aiuterà a proteggere altri bambini ed a fermare i delinquenti che praticano questo abuso e quelli che cercano di negarlo.</p>
<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/11/full-HUDOC-banner-left.gif"><img class="aligncenter" title="full-HUDOC-banner-left" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/11/full-HUDOC-banner-left.gif" alt="" width="477" height="108" /></a></p>
<p>Per ottenere la lista: connettersi al <a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/search.asp?skin=hudoc-fr">sito web della Corte Europea per i Diritti Umani</a>, cercare &#8220;aliénation parentale&#8221; selezionando la lingua francese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>GenioDonna: “il calvario dei padri e la Sindrome di Medea”</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 19:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discussioni]]></category>
		<category><![CDATA[geniodonna]]></category>
		<category><![CDATA[nazifemminismo]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome di medea]]></category>
		<category><![CDATA[veteromaschilismo]]></category>

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		<description><![CDATA[  Vogliamo parlare — perché questo ci compete come testata giornalistica centrata sulle pari opportunità — del velo che questa fiction (Sarò sempre tuo padre, con Beppe Fiorello) ha contributo a squarciare rispetto ad un problema sociale che investe oltre due milioni di famiglie italiane: quello delle cattive separazioni, da cui discendono più o meno spaventose guerre di genere che stanno precarizzando l&#8217;esistenza di troppe persone, di troppi bambini. Su uno dei prossimi numeri parleremo degli abusi veri e di quelli falsi, di 950mila bambini orfani di un genitore vivo (che vedono una sola volta a settimana) e di altri 120mila tolti ad entrambi e spediti in comunità; di trafile giudiziarie che impoveriscono le persone non solo materialmente e sono totalmente asincrone rispetto ai tempi di crescita dei minori coinvolti; ci interrogheremo sul senso delle case per papà separati, che diversi Comuni stanno aprendo e che, paradossalmente, certificano una nuova fascia di disagio sociale creata dalle istituzioni medesime. Dietro le “separazioni violente” c&#8217;è un problema di diritto e di diritti, di cultura delle pari opportunità. Quello che esplode dopo che la coppia scoppia è un disagio che viene da lontano. I padri dovrebbero occuparsi dei figli fin da quando sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/01/Unknown2.jpeg"><br />
</a> <a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/01/Untitled.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-3114" title="Untitled" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/01/Untitled.jpg" alt="" width="455" height="210" /></a></p>
<blockquote><p>Vogliamo parlare — perché questo ci compete come testata giornalistica centrata sulle pari opportunità — del velo che questa fiction (<em>Sarò sempre tuo padre</em>, con Beppe Fiorello) ha contributo a squarciare rispetto ad un problema sociale che investe oltre due milioni di famiglie italiane: quello delle cattive separazioni, da cui discendono più o meno spaventose guerre di genere che stanno precarizzando l&#8217;esistenza di troppe persone, di troppi bambini.</p>
<p>Su uno dei prossimi numeri parleremo degli abusi veri e di quelli falsi, di 950mila bambini orfani di un genitore vivo (che vedono una sola volta a settimana) e di altri 120mila tolti ad entrambi e spediti in comunità; di trafile giudiziarie che impoveriscono le persone non solo materialmente e sono totalmente asincrone rispetto ai tempi di crescita dei minori coinvolti; ci interrogheremo sul senso delle case per papà separati, che diversi Comuni stanno aprendo e che, paradossalmente, certificano una nuova fascia di disagio sociale creata dalle istituzioni medesime.</p>
<p>Dietro le “separazioni violente” c&#8217;è un problema di diritto e di diritti, di cultura delle pari opportunità.</p>
<p>Quello che esplode dopo che la coppia scoppia è un disagio che viene da lontano. I padri dovrebbero occuparsi dei figli fin da quando sono ancora nella pancia delle mamme e condividere con queste ultime tutte le esperienze genitoriali successive.  Perché ciò accada devono fare un salto convinto in avanti gli stessi padri, le madri e il mondo del lavoro, che dovrebbe adeguare tempi e pretese. Non a caso tra le proposte di legge sottoscritte da Geniodonna c&#8217;è anche quella per rendere obbligatori i congedi parentali per gli uomini.</p>
<p>Ma, per ora, all&#8217;orizzonte non si vedono soluzioni certe e soddisfacenti.  E quando non si percepisce la luce oltre il tunnel non può che salire la tensione, persino tra persone che si amano o si sono amate.</p>
<p>E che poi magari si ritrovano in tribunale, vittime (o peggio complici) di due estremi opposti che finiscono per toccarsi: il <em>veteromaschilismo</em> di giudici che non si sono mai occupati dei loro figli e non capiscono perché un papà dovrebbe essere ancora interessato ai suoi dopo che ha rotto con la moglie, e il cosìdetto <em>nazifemminismo</em> (così chiamato nei vari blog e gruppi nati di recente su internet, ma un grecista lo definirebbe “<a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/la-sindrome-di-medea/">sindrome di Medea</a>”), quello che non disdegna nemmeno le false accuse di abusi, su se stesse e sui minori, per distruggere l&#8217;ex marito.</p>
<p>Chissà quando arriverà il giorno in cui anche noi poveri italiani ci meriteremo un ministro come Segolene Royal, che nel 2002 varò la legge sulla residenza alternata, che non lascia dubbi su che cosa debbano fare i separati: i bravi genitori, dediti ad occuparsi in egual misura dei figli.</p>
<p>Pietro Berra</p></blockquote>
<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/01/Unknown2.jpeg"><img class="aligncenter" title="Unknown" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/01/Unknown2.jpeg" alt="" width="268" height="74" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: Geniodonna n. 27/28, pag. 21.  Gennaio/febbraio 2012.</p>
<p>Su internet: http://www.geniodonna.it e http://www.facebook.com/genio.donna</p>
<p>&nbsp;</p>
<div></div>
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		<item>
		<title>PAS e false accuse &#8211; Edward Steven Nunes (Professor of Clinical Psychiatry Columbia University)</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/pas-e-false-accuse-edward-steven-nunes-professor-of-clinical-psychiatry/</link>
		<comments>http://www.alienazione.genitoriale.com/pas-e-false-accuse-edward-steven-nunes-professor-of-clinical-psychiatry/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 16:02:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo articolo il professor Edward Nunes, docente della Columbia University, analizza brevemente il fenomeno dell&#8217;alienazione genitoriale e lo colloca nel contesto delle contese conseguenti alla separazione dei genitori. Nell&#8217;articolo viene anche affrontata l&#8217;annosa querelle sul presunto utilizzo del concetto di sindrome da alienazione genitoriale contro le donne per scagionare uomini accusati di abusi o di violenza contro le donne e i bambini. A questo scopo il professor Nunes commenta il testo di una risoluzione presentata nel 1997 alla Camera dei Rappresentanti dalla signora Constance A. Morella deputato del Maryland per impedire che i casi di alienazione parentale vengano presi in considerazione dalle Corti sulla base di un superiore interesse del minore. Il professor Nunes mostra come l&#8217;iniziativa della signora Morella appoggiata dalla National Organization for Women rappresenta un tentativo di estorsione che non può essere rappresentativo né delle donne oneste né del femminismo. Per provare l&#8217;ovvietà del fatto che ogni bambino è facilmente condizionabile cita infine una ricerca sperimentale risalente al 1913 in cui John B. Watson aveva dimostrato come le reazioni psicologiche di un bambino possono essere plasmate con metodi simile a quelli sperimentati da Pavlov. Fonti: http://home.earthlink.net/~elnunes/pas.htm Columbia University Medical Center Parental Alienation Syndrome False Allegations of Child Abuse and [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 142px"><img src="http://asp.cumc.columbia.edu/facdb/pics_/Nunes_Edward.jpg" alt="" width="132" height="173" /><p class="wp-caption-text">EDWARD NUNES, M.D. Professor of Clinical Psychiatry</p></div>
<p>In questo articolo il professor<strong> Edward Nunes</strong>, docente della <strong>Columbia University</strong>, analizza brevemente il fenomeno dell&#8217;alienazione genitoriale e lo colloca nel contesto delle contese conseguenti alla separazione dei genitori. Nell&#8217;articolo viene anche affrontata l&#8217;annosa <em>querelle </em>sul presunto utilizzo del concetto di sindrome da alienazione genitoriale contro le donne per scagionare uomini accusati di abusi o di violenza contro le donne e i bambini. A questo scopo il professor Nunes commenta il testo di una risoluzione presentata nel 1997 alla Camera dei Rappresentanti dalla signora <strong>Constance A. Morella</strong> deputato del Maryland per impedire che i casi di alienazione parentale vengano presi in considerazione dalle Corti sulla base di un superiore interesse del minore. Il professor Nunes mostra come l&#8217;iniziativa della signora Morella appoggiata dalla National Organization for Women rappresenta un tentativo di estorsione che non può essere rappresentativo né delle donne oneste né del femminismo. Per provare l&#8217;ovvietà del fatto che ogni bambino è facilmente condizionabile cita infine una ricerca sperimentale risalente al 1913 in cui John B. Watson aveva dimostrato come le reazioni psicologiche di un bambino possono essere plasmate con metodi simile a quelli sperimentati da Pavlov.</p>
<p>Fonti:<br />
<a href="http://home.earthlink.net/~elnunes/pas.htm">http://home.earthlink.net/~elnunes/pas.htm<br />
</a><a href="http://asp.cumc.columbia.edu/facdb/profile_list.asp?uni=evn2001&amp;DepAffil=Psychiatry">Columbia University Medical Center</a></p>
<p align="center"><span style="color: #000080; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-large;"><strong>Parental Alienation Syndrome</strong></span></p>
<p align="center"><span style="color: #800000; font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;"><strong>False Allegations of Child Abuse and Domestic Violence</strong></span></p>
<p> <strong><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;">Prolog</span></strong></p>
<p><strong style="font-family: Arial; font-size: medium;">Parental Alienation Syndrome (PAS)</strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"> is a collection of behaviors where one parent turns a child against the other parent. So when one parent deprives their  child of a healthy relationship with the other parent, the child may experience chronic psychological distress leading to the deterioration of the parental relationship. Since distress can affect physical health, health care professionals must not overlook the possibility that the child has been subjected to abuse by the custodial parent.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">The Details</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Blocking or inhibiting contact with the children</span></strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"> - The custodial parent blocks or discourages contact between children and the other parent. The most heinous word in family law is &#8216;visitation&#8217;. With this word, the non custodial parent and his (or her) children become mutual guests under the oversight of the custodial parent and the courts.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Only a father can imbue certain intangible qualities to his children that a mother cannot. The corollary that a mother can imbue intangible qualities is also true. Children benefit most when their parents work and act together for their children, rather than two biological parents in conflict acting separately. This is the well-known phenomenon of synergism where the sum of the efforts of persons working together is greater than the sum of each person working alone. This is also called teamwork.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Berating the other parent in the presence of children</span></strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"> - Comments such as &#8216;your mother is no-good&#8217; or &#8216;your father has abandoned us&#8217; are degrading to the child who respect the parent. What the controlling parent is saying to the child is that their feelings toward the other parent are wrong. The controlling parent&#8217;s intent is to berate and change the child&#8217;s view of the other parent. This conflict between the controlling parent&#8217;s demands and what the child knows and believes can lead to later conflicts in the child&#8217;s life.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Threatening children with withdrawal of home, love, and support</span></strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"> - J. Michael Bone and Michael R. Walsh came up with a simple statement. &#8220;My way or the highway.&#8221; That says it all. What the controlling parent is saying is that the child must think the way I do, believe as I do, and feel as I do or else! The &#8216;else&#8217; word is a threat.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Teaching or forcing the child to fear or reject the other parent</span></strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"> - The most prevalent tactic is coercion. Through repetition, the controlling parent relates false accounts of abuse by the other parent. When repeated, this deception can become accepted fact that replaces the child’s own true experiences &#8211; my way or no way. This tactic is not acceptable.  A similar tactic is that the instigator tells a child that they cannot have contact with the innocent parent unless the child admits that he or she abused them. This is a guaranteed losing strategy for the child and the innocent parents. When the child is forced to admit that abuse occurred then the child cannot have further contact. This is called Catch-22, or my way or no way.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">False Allegations of Abuse</span></strong></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">The problem is that many courts ignore false allegations against fathers and men. False allegations of domestic violence and child abuse are common in family law proceedings and the person making the allegation (predominately female) far too often succeeds. This is a low risk tactic because the courts rarely hold false accusers accountable for their conduct.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">I have found that mediators, social workers, police and probation officers extensively quote the accuser and ignore the facts given by the falsely accused person. Worse, they deliberately fabricate statements and then attribute these fabricated statements to the falsely accused party. I have seen sixty-three (63) separate occurrences where such persons used the same text and just filled in the blanks, changing only the name. Many judges fail to act in good faith and sometimes courts alter signed documents and testimony given under an oath of truthfulness.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">The core of this issue is that one spouse wants to control the other through child custody and the money and the property they gain to receive. A key factor in false allegations of spousal abuse and in Parental Alienation Syndrome is that the controlling party is incapable of civility and truthfulness about their partner. These abusers are selfish and do not care what their spouse or children feel.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">A false accusation can give an abusive woman exclusive control of the children and the property.  This gives them a nearly insurmountable advantage in the legal system. Our misandrious courts often treat innocent males as the guilty party and do not require proof that an accusation is true.  The problem is that false allegations of abuse, even when recanted or proven false, can devastatingly affect the victim and their children.  This can bring about permanent physical, emotional, and economic effects.  The problem is that those who lie or abet such conduct are rarely punished.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">So with a stroke of a pen, a female can get her spouse out of her life and assure herself of control of the children. That power extends to her control of her husband, his earnings, and his property. Our support laws are structured to account for household income rather than the ex-husband&#8217;s income alone. Child support is taxable to the payer and not the recipient. With those so easily made signatures. The ex-wife can increase her tax-free income from combined incomes of her former husband and his current spouse or a live-in partner.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">The problem is exacerbated in states having high child support guidelines, high wages, and high cost of living. Higher wages bring higher tax rates yet most payers of child support cannot claim children as dependents. Moving to other states that have a lower cost of living is not an option for non custodial parents because court ordered child support payments remain unchanged. Worse, moving to another region with a lower cost of living may trigger a court review that increases child support payments.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Custodial parents can often improve their living standard by moving to states or regions that have a lower cost of living and still collect the same court ordered tax-free child support payments. Child support payments are often based on the extent of contact that the non custodial parent has with their child (or children). Moving away and false accusations are tactics that have exacted larger child support payments.</span></p>
<p align="center"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><strong>Deterioration of the Parental Relationship</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Far too often parents fail to agree in advance on issues about raising children. Furthermore, spouses fail to agree or plan for a maturing relationship where roles and responsibilities change. When parents are in conflict about these issues, then Parental Alienation Syndrome can come to the forefront.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">The public behavior of an abusive parent or spouse can be amiable but their private behavior is often quite different. Abusive parents and spouses use fear and reprisal.  When a parent&#8217;s interest places control rather than sharing before the child&#8217;s welfare, and the child is left between an angry warring person and a caring parent.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">When a young child has not had contact with the other parent for some time, they can be tentative and shy. None-the-less, shyness is one matter but fear is another matter. In a fear-based environment, the alienating parent attempts to demolish the child&#8217;s sense of self-worth such that the child becomes a possession and not a growing living person. It doesn’t take much thought to become a biological father or mother.  But when mom and dad work together, their children flourish with abundance that comes from working together in parental synergism.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">The motivations behind Parental Alienation Syndrome and contriving false allegations of child abuse, child molestation, and spousal abuse are nearly identical. Telling a child <strong>&#8220;my way or the highway&#8221;</strong> or telling a husband <strong>&#8220;I&#8217;ll fix you&#8221;</strong> is wrong and clearly illustrates selfish, abhorrent, and threatening behavior.  These behaviors have no place in the home because the former is child abuse and the latter is spousal abuse.</span></p>
<p align="center"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><strong>A syndrome does not become a disorder by some arbitrary process</strong></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">The National Organization for Women (NOW) has always objected to the existence of Parental Alienation Syndrome because it is contrary to their own preconceived dogma.  I have recently received a report that 50 mental health experts from 10 nations are a part of a larger effort to authenticate Parental Alienation Disorder (PAS).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">The decision is based upon the major symptoms, the indicators that are essential to the diagnosis, and the minor findings that may or may not be present. So a formal description may specify the minimum number of major and minor findings required for the diagnosis.  This means that persons exhibiting a particular syndrome have symptoms and behaviors that occur more frequently than what would be expected by chance.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Accordingly, there is an effort to add Parental Alienation Disorder (PAD) to the 2012 edition of the Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders by the American Psychiatric Association (DSM-V).  The National Organization for Women has opposed this effort and rightly so because Parental Alienation Syndrome is not a mental disorder. PAS is a conscious choice, mostly devised by women, to alienate their children from their father and this is where I will figuratively cross the Rubicon. </span></p>
<p align="CENTER"><em><strong><span style="font-size: large;">The Reality of Parental Alienation Syndrome</span></strong></em></p>
<p align="CENTER"><strong><span style="font-family: Arial;">House Concurrent Resolution 182, October 30, 1997</span></strong></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Before I begin, I want to explain what a concurrent resolution is and how it works. A concurrent resolution is much like a personal New Years resolution for there is no punishment for failure. It must be passed by both houses, the House of Representatives and the Senate but not presented to the President for approval or veto. So it does not have the force of law.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Years ago, March 13, 2002, I read House Concurrent Resolution 182 by Ms. Constance A. Morella of Maryland. According to the best information, twelve other representatives sponsored this resolution that Morella submitted to the House of Representatives (105th Congress, 1st Session) on October 30, 1997. Later, Mr. Davis of Virginia removed his support as cosponsor of the resolution.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">The most common definition of a lie is that it is an assertion that is untrue and uttered with the intent to deceive. A lie is also the omission of some fact that is designed to deceive or mislead another in believing that something was so when, in fact, it was not. The elements of omission and deception are not exclusionary for lies can, and often do, consist of omission and deception.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Ms. Morella&#8217;s House Concurrent Resolution 182 is a factual falsehood and an expression of her own view of herself (in her use of the imperial ‘whereas’, as that of an Empress). A copy of this resolution is on the Internet at<a href="http://thomas.loc.gov/">http://thomas.loc.gov/</a>.  If available, please use this link to view the official copy. A copy of the HTML text version of House Concurrent Resolution 182 appears below without the navigation tags for they are not a part of the resolution’s text.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div align="center">
<p>&nbsp;</p>
<table width="100%" border="1" cellspacing="0" cellpadding="2">
<tbody>
<tr>
<td width="100%" height="2166"><center><strong><span style="font-family: Arial; font-size: large;">105th CONGRESS</span></strong></center> <center><strong><span style="font-family: Arial; font-size: large;">1st Session</span></strong></center><center><strong><span style="font-family: Arial; font-size: large;">H. CON. RES. 182</span></strong></center></p>
<p align="center"><strong><span style="font-family: Arial;">Expressing the sense of Congress with respect to child </span></strong><strong><span style="font-family: Arial;">custody,<br />
</span></strong><strong><span style="font-family: Arial;">child abuse, and victims of domestic and family violence</span></strong><span style="font-family: Arial;">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><center><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">IN THE HOUSE OF REPRESENTATIVES</span></center>&nbsp;</p>
<p><center><span style="font-family: Arial;">October 30, 1997 </span></center></p>
<table width="60%" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="100%"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Mrs. MORELLA (for herself, Mr. SCHUMER, Mr. DAVIS of Virginia, Mrs. JOHNSON of Connecticut, Ms. FURSE, Ms. CARSON, Mr. VENTO, Mr. LAFALCE, Mr. STARK, Mr. FROST, Mr. PAYNE, Mr. HINCHEY, and Mr. SANDERS) submitted the following concurrent resolution; which was referred to the Committee on the Judiciary.</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><center> </center><span style="font-size: large;">CONCURRENT RESOLUTION</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: medium;">Expressing the sense of Congress with respect to child custody, child abuse, and victims of domestic and family violence.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Whereas domestic violence has serious detrimental effects on children, even when they do not directly witness such violence;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Whereas courts still hold women to higher standards of conduct than they do men;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Whereas gender bias still exists within the courts, particularly those making and affecting child custody determinations;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Whereas gender bias has long existed and still exists within the mental health system;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Whereas, as a result of this gender bias, many myths are that women make false allegations of domestic violence or child abuse, and most particularly of child sexual abuse, during divorce and custody proceedings;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Whereas false accusations by women are in fact rare, occurring no more often than do other false reports of crimes, such as bank robbery;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Whereas the myth that women make false accusations is so widely believed that many child protective service agents have policies of not bothering to investigate such allegations when made during the pendency (pending litigation) of divorce or custody proceedings or only superficially investigate such allegations;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Whereas there are many myths that fathers are discriminated against in custody proceedings, even though studies show that fathers fighting for custody actually win sole custody or joint custody in 40 to 70 percent of these disputes;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Whereas the American Psychological Association&#8217;s Presidential Task Force on Violence and the Family has found in a 1996 Presidential Report that Congress views as authoritative on questions of domestic violence, child abuse, and custody determination that&#8211;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">(1) fathers who abuse their children&#8217;s mothers are more likely to dispute custody and visitation than are fathers who are not violent;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">(2) there is no reliable data to support the phenomenon of `parental alienation&#8217; syndrome, although courts and custody evaluators frequently use that term and other inappropriate terms to discount the children&#8217;s fear in hostile and psychologically abusive situations; and</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">(3) psychological evaluators not trained in domestic violence ignore or minimize the violence and give inappropriate pathological labels to women&#8217;s responses to chronic victimization, including `parental alienation&#8217; to blame mothers for their children&#8217;s reasonable fear or anger toward their violent fathers.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Whereas many courts and professionals use the baseless parental alienation syndrome to force mothers into joint or shared parenting arrangements or to give custody to fathers, especially when mothers try to protect themselves or their children from men who abuse them or their children.  Whereas almost every custody evaluator or judge recognizes how important familiar routines and objects are to a child, particularly in times of stress, but often fails to recognize the importance for the child of maintaining its living arrangement with the child&#8217;s primary caretaker parent.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Whereas Congress never intended that the Parental Kidnapping Prevention Act be used to (1) to encourage forcing shared parenting arrangements when it is not in the child&#8217;s best interest; (2) to prohibit an abused or protective parent from protecting themselves or their child; (3) as a tool to punish a parent, without regard for the needs of the child, by removing physical custody of a child from a fit abused or protective parent; or (4) as a tool to punish abused or protective parents who act to protect themselves or their children;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Whereas when there is domestic or family violence or major discord between the parents, shared parenting arrangements, couples counseling, or mediation arrangements only exacerbate the difficulties of the children and give the abusive parent more tools with which to victimize the other members of the family;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Whereas children who grow up not seeing abusive parents clearly held accountable for their abuse are reinforced in believing that domestic and family violence are socially acceptable and effective means of behavior; and</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Whereas every State has legislation or judicial decisions that base its custody determinations on what is in the best interests of the child: Now, therefore, be it <em>Resolved by the House of Representatives (the Senate concurring), </em>That it is the sense of Congress that -</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">(1) for purposes of determining child custody, it is in the best interest of children to have a presumption that children should have their main physical residence with their primary caretaker parent unless that  parent is unfit;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">(2) for purposes of determining child custody, it is not in the best interest of children to (A) force parents to share custody over the objection of one or both parents or when there is a history of domestic or family violence; (B) punish abused or protective parents who protect themselves or their children; (C) presume that allegations of domestic and family violence are likely to be made falsely or for tactical advantage during custody and divorce proceedings; and (D) make `friendly parent&#8217; provisions a factor when there is abuse by one parent against the other or a child;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">(3) child abuse and child sexual abuse allegations should be fully and impartially investigated regardless of when they are raised or whether the child has recanted the allegation;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">(4) States should be far more protective of victims of domestic and family violence in custody and visitation determinations and not order mediation, couples counseling, shared custody,  mutual orders of protection, unsupervised visitation, or other measures when they may endanger victims of domestic and family violence;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">(5) States should provide training in domestic violence and child abuse, as they impact custody, child support and visitation determinations, to all professionals who interact with children and parents (including judges, attorneys, guardians ad litem, therapists, mental health professionals, custody evaluators, child protective services personnel, and court appointed special advocates).</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;"><strong>Practicalities and Extortion</strong></span></em></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Please understand that this resolution does not have the force of law but it reveals the lies of the male hating anti-feminist movement lead by pernicious women. This technique has been used by authoritarian regimes throughout history and will continue to be used by those who want to enslave others and take credit for their achievements. It’s much like a bully stealing another person’s jacket and bragging about what they did.  This is the surest sign of their guilt.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">This is issue is about cash, the tax-free kind, where the payer of child support pays the taxes but cannot claim dependency or a deduction. It about the recipient of child support who pays no taxes on that money and still receives the dependent’s tax deduction.  As a result, the funds are commingled which often leads to extortion where visitation rights are held hostage by a cruel and indifferent parent.  What the National Organization for Women is saying to fathers is contact with your child will cost, how much do you want to spend? Isn’t that a ransom note?  This organization does not represent feminism or honest women.</span></p>
<p align="center"><strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Parental Alienation Syndrome</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">According to reports, applied knowledge and research on Parental Alienation Syndrome in the United Kingdom is not at the level that is acceptable to the legal considerations. Moreover, some believe that this syndrome does not actually exist and that is why this behavior does not compel moral action in the United Kingdom.  Many legal systems require that the views and wishes of the child must be considered and that is the problem. It presents several undesirable alternatives where a child is forced to choose when this choice is not theirs to make nor should it be.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Parental Alienation Syndrome is not a disorder. It is a group of behaviors where one parent turns a child against the other parent. So the child reacts in terms of conditioned response. Once others take sides, they have abandoned the best interests of the child.  So the issue is not who is the better parent, in the United States, it’s all about money, the tax-free, garnished kind. This phenomenon is not confined to the parents, but it can include relatives and close family friends. The problem is that once these people take sides, they have abandoned the interests of the child who then becomes a mere possession and not a person. This reminds me of the biblical passage in ‘I Kings 3:26&#8242;.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">Moreover, distress often leads to the deterioration of the parental relationship. Since distress can affect physical health, health care professionals must not overlook the possibility that the child has been or is being subjected to these abuses by the custodial parent. Imagine this, the estranged parent helps his child with some school work and then after that they spend time together on a pleasant outing. But when the child returns to the custodial home, all havoc breaks out and the child is treated as possession to be punished and that’s when alienation becomes mental cruelty.</span></p>
<p align="center"><strong><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">A Conditioned Response</span></strong></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">During the 1900&#8242;s, Ivan Pavlov proved that dogs can become conditioned to respond to different stimuli. Normally a dog’s mouth would water when the animal smelled food but Pavlov rang the bell each time he was to give food to the dog. Eventually the dog salivated whenever Pavlov rang the bell and this is known as a conditioned response,</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">About 1913, John B. Watson, an American psychologist, demonstrated that children could be conditioned in a similar way. He used a metal bar and a furry animal toy. Each time a child touched the toy, he would strike the metal bar which frightened the child. After a while, the child would become frightened by the mere sight of the toy animal. This led Watson to believe that if anyone could control a child’s environment, then they can invoke a particular response in a child, at will.</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"><strong><em><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;">Edward Steven Nunes</span></em></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><strong>End Notes and Reference<em>s</em></strong></span></p>
<p align="left"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><strong>Bone, J. Michael and Walsh, Michael R.,</strong> <em><strong>&#8220;Parental Alienation Syndrome: How to Detect It and What to Do About It</strong></em>,&#8221;<br />
The Florida Bar Journal, Vol. 73, No. 3, March 1999, p 44-48.</span></p>
<p align="left"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><strong>Burrill, Janelle,</strong> &#8221;Parental Alienation Syndrome in Court Referred Custody Cases.&#8221;<em></em></span></p>
<p><strong>Ward, Peggy and Harvey, J. Campbell</strong> <strong><em>&#8220;Family Wars &#8211; Parental Alienation Syndrome &#8211; Composite Case from Actual Experiences.&#8221;</em></strong></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">False Allegations of <a href="http://home.earthlink.net/~elnunes/csa.htm">Child Sexual Abuse</a>.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;">False Allegations and <a href="http://home.earthlink.net/~elnunes/fsii.htm">Munchausen Syndrome</a> and Munchausen Syndrome by Proxy.</span></p>
<div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alienazione.genitoriale.com%2Fpas-e-false-accuse-edward-steven-nunes-professor-of-clinical-psychiatry%2F&amp;text=PAS+e+false+accuse+-+Edward+Steven+Nunes+%28Professor+of+Clinical+Psychiatry+Columbia+University%29&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>Visualizzazioni dopo 11/11/11: 195]]></content:encoded>
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		<title>Sindrome di alienazione parentale e interesse del minore &#8211; Avv. Maria Luisa Missiaggia</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 22:22:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sebbene non (ancora) classificata ufficialmente come “malattia”, è da sempre avvertita la potenzialità distruttiva della Sindrome di Alienazione Parentale.  Nonostante la vasta diffusione del fenomeno, questo è ancora poco conosciuto dagli operatori del settore, ancora restii a sanzionare con la necessaria severità i comportamenti alienanti. Nei suoi studi, Gardner dimostrò che con la drastica riduzione del tempo trascorso col genitore alienante, guariva la totalità dei minori. La sua tesi era dunque volta a confutare la (tuttora) radicata opinione che se un figlio non vuole più incontrare l’altro genitore non c’è niente da fare, e imporglielo sarebbe contrario al suo interesse.  Spesso tribunali ed operatori del settore propongono solo dei tentativi di recupero della figura alienata attraverso incontri e contatti ridottissimi: esattamente il contrario di cio’ che suggeriva Gardner. Questa decisione della Corte di Appello di Firenze  apre la strada a possibili soluzioni alternative sottolineando le potenzialità fortemente dannose della sindrome di alienazione parentale ed evidenziando anche il ruolo fondamentale giocato dalla mediazione familiare nella risoluzione del conflitto. IL FATTO Nel procedimento di separazione pendente innanzi al Tribunale di Pistoia tra il sig. X e la sig.ra Y, con provvedimento presidenziale veniva disposto l’affidamento congiunto della figlia minore della coppia, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 248px"><img src="http://www.studiodonne.it/images/avvocato-missiaggia.jpg" alt="" width="238" height="209" /><p class="wp-caption-text">Maria Luisa Missiaggia</p></div>
<p><em>Sebbene non (ancora) classificata ufficialmente come “malattia”, è da sempre avvertita la potenzialità distruttiva della Sindrome di Alienazione Parentale.  Nonostante la vasta diffusione del fenomeno, questo è ancora poco conosciuto dagli operatori del settore, ancora restii a sanzionare con la necessaria severità i comportamenti alienanti. Nei suoi studi, Gardner dimostrò che con la drastica riduzione del tempo trascorso col genitore alienante, guariva la totalità dei minori. La sua tesi era dunque volta a confutare la (tuttora) radicata opinione che se un figlio non vuole più incontrare l’altro genitore non c’è niente da fare, e imporglielo sarebbe contrario al suo interesse.  Spesso tribunali ed operatori del settore propongono solo dei tentativi di recupero della figura alienata attraverso incontri e contatti ridottissimi: esattamente il contrario di cio’ che suggeriva Gardner. Questa decisione della Corte di Appello di Firenze  apre la strada a possibili soluzioni alternative sottolineando le potenzialità fortemente dannose della sindrome di alienazione parentale ed evidenziando anche il ruolo fondamentale giocato dalla mediazione familiare nella risoluzione del conflitto.</em></p>
<p><strong>IL FATTO</strong></p>
<p>Nel procedimento di separazione pendente innanzi al Tribunale di Pistoia tra il sig. X e la sig.ra Y, con provvedimento presidenziale veniva disposto l’affidamento congiunto della figlia minore della coppia, con prevalente domicilio presso la madre; con il medesimo provvedimento, il Presidente, preso atto dell’atteggiamento della minore (di eccessivo attaccamento alla madre e di conflittualità con il padre) risultante dalla CTU, si asteneva dal fissare incontri periodici tra padre e figlia, ritenendo invece opportuno affidare ai servizi sociali le iniziative volte a favorire e ripristinare i rapporti della minore con la figura paterna.</p>
<p>Avverso il provvedimento presidenziale, il sig. X proponeva reclamo ai sensi dell’art. 708 c.p.c. davanti alla Corte di Appello di Firenze, lamentando l’omissione della regolamentazione giudiziale della frequentazione tra padre e figlia, delegata invece ai servizi sociali; il ricorrente si doleva in particolar modo della circostanza che il Presidente avesse basato la propria conclusione sull’esito della CTU senza tenere nella debita considerazione il fatto che la minore fosse in realtà fortemente condizionata dall’atteggiamento scorretto della madre.</p>
<p>Il ricorrente concludeva infine con la richiesta di trascorrere con la figlia almeno due giorni consecutivi nel fine settimana, due pomeriggi infrasettimanali e alcuni giorni nelle festività, offrendosi di accompagnare la minore alle attività sportive e ricreative e di assisterla nei compiti scolastici.</p>
<p>Consapevole della presenza di rilevanti ostacoli alla corretta attuazione di tali prescrizioni, lo stesso ricorrente richiedeva al giudice, come già fatto in primo grado, di avviare per la minore e per i genitori un percorso di terapia individuale, e successivamente una mediazione familiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA DECISIONE</strong><strong> DELLA</strong><strong> CORTE DI APPELLO</strong></p>
<p>La Corte di Appello di Firenze accoglieva il reclamo, ravvisando esplicitamente nella fattispecie in esame un evidente caso di alienazione parentale determinata dalla madre nei confronti del padre.</p>
<p>Il giudice di seconde cure pertanto, oltre a fissare modalità e tempi degli incontri tra il padre e la figlia minore, accoglieva in toto le richieste del ricorrente invitando i genitori a:</p>
<ul>
<li>consentire alla minore un percorso di terapia individuale, cui avrebbero preso parte anch’essi, secondo quanto indicato nella consulenza tecnica d’ufficio;</li>
<li>ad intraprendere un percorso di riflessione personale e una mediazione familiare “volta al dialogo costruttivo sulle questioni che riguardano la figlia”;</li>
<li>a non disattendere i consigli della consulente;</li>
</ul>
<p>la Corte richiedeva altresì ai servizi sociali competenti di vigilare sulla attuazione delle modalità di frequentazione stabilite in sede giudiziaria, riferendo al Tribunale al fine dell’eventuale emissione di provvedimenti coercitivi in caso di inosservanza.</p>
<p>La Corte condannava infine la madre alle spese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LE MOTIVAZIONI</strong></p>
<p>La recentissima decisione in commento offre interessanti spunti per riflettere sul rapporto tra regolamentazione giudiziaria dei rapporti di famiglia e Sindrome di Alienazione Parentale.</p>
<p>La Corte di Appello di Firenze ha dimostrato infatti attenzione e sensibilità verso un fenomeno di larga diffusione che sinora ha trovato poco spazio nelle aule dei Tribunali, riconoscendo espressamente come l’atteggiamento ostile del minore nei confronti di un genitore non può automaticamente risolversi nell’esclusione di quest’ultimo da ogni rapporto con il figlio, in nome di un “interesse del minore” non attentamente vagliato e ponderato.</p>
<p>La Corte di Appello infatti, consapevole della necessità di assumere immediate misure per contrastare la sindrome di alienazione posta in atto dalla madre ai danni del padre, ha escluso che tali misure “non possono certo avere l’effetto concreto di una conferma giudiziaria del rapporto patologico con la madre”; anzi, l’ordinanza contiene una velata “minaccia” di esclusione dall’affidamento materno qualora la madre “non receda immediatamente dagli atteggiamenti distruttivi in questione”, in considerazione dell’interesse della minore.</p>
<p>Il nodo centrale affrontato dalla Corte è sostanzialmente stabilire se l’interesse prevalente del minore e il rispetto della sua personalità sia incompatibile con l’adozione di provvedimenti coercitivi nei suoi confronti; a tale quesito i giudici rispondono negativamente, ritenendo che nel caso in esame la fissazione giudiziaria delle modalità di frequentazione con il padre non sia in contrasto con l’interesse del minore, ma anzi lo preveda proprio come fine ultimo.</p>
<p>La Corte precisa però che alla decisione giudiziaria devono affiancarsi il sostegno e la vigilanza dei servizi sociali nell’attuazione delle modalità di frequentazione dettate dal giudice, rivendicando la propria competenza a chiederne l’assistenza ex art. 344 c.c. richiamando la giurisprudenza per la quale tale potestà spetta non solo al giudice tutelare, ma a qualunque giudice che si trovi ad esercitare funzioni giurisdizionali che la legge abbia istituito a tutela della prole; tuttavia, essendo la pendenza del procedimento in esame puramente incidentale, i servizi sociali avrebbero dovuto riferire sull’attività svolta non alla Corte di Appello bensì al Tribunale davanti al quale è pendente la causa di separazione.</p>
<p>I giudici di appello pertanto hanno ritenuto opportuno dettare una disciplina (provvisoria) degli incontri tra padre e figlia, con l’assistenza dei servizi sociali; hanno ritenuto infine necessario rivolgere alle parti inviti e suggerimenti che, sebbene privi di una diretta sanzione giuridica, se disattesi potrebbero costituire circostanza valutata negativamente in sede di definizione giudiziale del conflitto tra coniugi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>CONCLUSIONI</strong></p>
<p>Sebbene non (ancora) classificata ufficialmente come “malattia”, è da sempre avvertita la potenzialità distruttiva della Sindrome di Alienazione Parentale.</p>
<p>La caratteristica principale di tale sindrome, presente nelle sue varie gradazioni nel 30% delle separazioni, è la campagna di indottrinamentoda parte di un genitore detto “alienante”<strong> </strong>(per  il neuropsichiatra statunitense Gardner, che per primo teorizzò la PAS, il genitore alienante è la madre in circa il 90% dei casi) associata al contributo personale e attivo da parte del figlio; il tutto in assenza di motivi obiettivi che spieghino l’ostilità da parte del bimbo verso il genitore “bersaglio”<strong>.</strong></p>
<p>Queste le caratteristiche della PAS:</p>
<p><strong>1</strong> La campagna denigratoria (che inizia spesso con l’impedimento delle visite programmate dal giudice e la colpevolizzazione del genitore bersaglio)</p>
<p><strong>2</strong> sostegno al genitore alienante da parte del bimbo nelle situazioni di conflitto;</p>
<p><strong>3</strong> allargamento della denigrazione e del rifiuto di contatti alla famiglia del genitore alienato;</p>
<p><strong>4</strong> assenza di senso di colpa (anche in riferimento alla strumentalizzazione in campo legale: questi ragazzini non si fanno problemi ad accusare personalmente di fatti mai avvenuti il genitore bersaglio: violenze e abusi sessuali inclusi)</p>
<p>Nonostante la vasta diffusione del fenomeno, questo è ancora poco conosciuto dagli operatori del settore, ancora restii a sanzionare con la necessaria severità i comportamenti alienanti, forse ancora perché poco consci delle ripercussioni a livello psicologico e comportamentale non solo nel genitore alienato ma anche e soprattutto nel minore.</p>
<p>Nell’ordinanza in commento si paventa l’opportunità di sanzionare la madre con l’esclusione dall’affidamento, senza giungere alla sua concreta attuazione ma “minacciandola” in caso di persistenza nell’atteggiamento alienante; in tal modo i giudici affermano la compatibilità di una tale “forte” misura con l’interesse del minore, anche nelle ipotesi in cui quest’ultimo mostri un atteggiamento gravemente ostile nei confronti del genitore bersaglio.</p>
<p>Nei suoi studi, il “padre” della SAP Gardner dimostro’ che in assenza di terapia  solo il 10% dei minori presentava una miglioramento spontaneo del disturbo; con il cambio della custodia, invece, o con la drastica riduzione del tempo trascorso col genitore alienante, guariva la totalità dei minori.</p>
<p>La tesi nel neuropsichiatria infantile era dunque volta a confutare la (tuttora) radicata opinione che se un figlio non vuole più incontrare l’altro genitore non c’è niente da fare, e imporglielo sarebbe contrario al suo interesse.</p>
<p>Spesso tribunali ed operatori del settore propongono solo dei tentativi di recupero della figura alienata attraverso incontri e contatti ridottissimi, destinati eventualmente ad aumentare poco a poco,  in spazi neutri: esattamente il contrario di cio’ che suggeriva Gardner.</p>
<p>A ciò occorre aggiungere che in sede civile le inottemperanze (anche ripetute e protratte) al diritto-dovere di visita di rado comportano l’inversione della domiciliazione; lo stesso comportamento  non viene sanzionato in modo efficace neppure in sede penale, in quanto questi episodi spesso si concludono con la archiviazione ritenendo di scarso peso questo genere di reato; in altri casi il rinvio a giudizio è disposto dopo anni dai fatti, quando il quadro di alienazione puo’ già essersi compiuto determinando conseguenze irreversibili.</p>
<p>La decisione della Corte di Appello di Firenze pertanto apre la strada a possibili soluzioni alternative sottolineando le potenzialità fortemente dannose della sindrome di alienazione parentale ed evidenziando anche il ruolo fondamentale giocato dalla mediazione familiare nella risoluzione del conflitto.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.studiodonne.it/news_52.htm">http://www.studiodonne.it/news_52.htm</a></p>
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		<title>TG1: genitori separati e figli bottino</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 21:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[«Ben 150,000 bambini coinvolti ogni anno nelle procedure di separazione o divorzo possono essere colpiti dalla cosìdetta Sindrome di Alienazione Genitoriale. Succede quando un genitore instilla nel figlio rancore, astio, disprezzo verso l&#8217;altro genitore.  I figli in sostanza diventano bottino di guerra, spesso un&#8217;arma di vendetta da usare contro l&#8217;ex-coniuge. Una forma di violenza psicologica che comporta vere e proprie patologie. La dott. Melita Cavallo, Presidentessa del Tribunali dei Minorenni di Roma, dichiara: “quando un Giudice emette un provvedimento, che regolamenta il diritto dei bambini a mantenere rapporti continui e frequenti con il padre, deve pretenderne l&#8217;esecuzione, deve monitorare e seguire il provvedimento, ad ogni costo”. L&#8217;avvocato matrimonialista Cesare Rimini dichiara: “l&#8217;affido condiviso ha migliorato la situazione, ma non si pensi che la Sindrome di Alienazione Genitoriale possa essere evitata con il tipo di affidamento”». Fonte: servizio del TG1 a firma Laura Cason. TweetVisualizzazioni dopo 11/11/11: 840]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/01/images2.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1195" title="images" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/01/images2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
«Ben 150,000 bambini coinvolti ogni anno nelle procedure di separazione o divorzo possono essere colpiti dalla cosìdetta <em>Sindrome di Alienazione Genitoriale</em>. Succede quando un genitore instilla nel figlio rancore, astio, disprezzo verso l&#8217;altro genitore.  I figli in sostanza diventano bottino di guerra, spesso un&#8217;arma di vendetta da usare contro l&#8217;ex-coniuge. <strong>Una forma di violenza psicologica che comporta vere e proprie patologie</strong>.</p>
<p><a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2dab4e1b-1db1-4855-bd92-f278eac6ff8c.html"><img class="alignright size-full wp-image-995" title="rai1" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/01/rai1.jpg" alt="" width="335" height="223" /></a><br />
La dott. Melita Cavallo, Presidentessa del Tribunali dei Minorenni di Roma, dichiara: “quando un Giudice emette un provvedimento, che regolamenta il diritto dei bambini a mantenere rapporti continui e frequenti con il padre, deve pretenderne l&#8217;esecuzione, deve monitorare e seguire il provvedimento, ad ogni costo”.</p>
<p>L&#8217;avvocato matrimonialista Cesare Rimini dichiara: “l&#8217;affido condiviso ha migliorato la situazione, ma non si pensi che la Sindrome di Alienazione Genitoriale possa essere evitata con il tipo di affidamento”».</p>
<p><em>Fonte: servizio del TG1 a firma Laura Cason.</em></p>
<p><object width="480" height="390" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/V-46ylSacB0?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="390" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/V-46ylSacB0?fs=1&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>“I figli adulti della PAS.  Spezzare le catene” – dr. Amy J. Baker</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 20:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alienati cresciuti]]></category>
		<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Papà alienati]]></category>

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		<description><![CDATA[Renee era solo una bambina quando i genitori si separarono, ma ricorda ancora quel momento: «Avevo circa due anni quando lui arrivò e disse che stava partendo; io gli sedetti in grembo e cominciai a piangere supplicandolo di non farlo, ma in realtà non capivo e non ricordo di averlo rivisto fino all&#8217;età di diciannove anni». Nonostante l&#8217;assenza dalla vita familiare, la madre continuò a denigrare il padre e si adoperò per alienare Renee da lui. «Non ha mai detto niente di positivo sul suo conto.  Diceva che era una nullità, che era un alcolizzato. Non ha mai detto che la picchiava, solo che non gli importava di noi, che non gli importava abbastanza da mantenerci. Non mi permetteva di parlare di lui e se lo facevamo lei diceva che era una nullità». Una volta, quando Renee nominò il padre, la madre la spinse giù dalle scale in un accesso di rabbia. Non c&#8217;è da meravigliarsi che ella ricordasse di essere terrorizzata dalla madre. Subì anche abusi sessuali da parte del patrigno. Sebbene fisicamente assente, il padre cercò di mantener vivo il rapporto con lei, chiedendo a parenti e amici di farle avere i suoi regali. «Ricordo che quando avevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="logo" src="http://www.supervisionparenting.com/adultchildren.jpg" alt="logo" width="199" height="301" />Renee era solo una bambina quando i genitori si separarono, ma ricorda ancora quel momento:</p>
<blockquote><p>«Avevo circa due anni quando lui arrivò e disse che stava partendo; io gli sedetti in grembo e cominciai a piangere supplicandolo di non farlo, ma in realtà non capivo e non ricordo di averlo rivisto fino all&#8217;età di diciannove anni».</p></blockquote>
<p>Nonostante l&#8217;assenza dalla vita familiare, la madre continuò a denigrare il padre e si adoperò per alienare Renee da lui.</p>
<blockquote><p>«Non ha mai detto niente di positivo sul suo conto.  Diceva che era una nullità, che era un alcolizzato. Non ha mai detto che la picchiava, solo che non gli importava di noi, che non gli importava abbastanza da mantenerci. Non mi permetteva di parlare di lui e se lo facevamo lei diceva che era una nullità».</p></blockquote>
<p>Una volta, quando Renee nominò il padre, la madre la spinse giù dalle scale in un accesso di rabbia.<br />
Non c&#8217;è da meravigliarsi che ella ricordasse di essere terrorizzata dalla madre. Subì anche abusi sessuali da parte del patrigno. Sebbene fisicamente assente, il padre cercò di mantener vivo il rapporto con lei, chiedendo a parenti e amici di farle avere i suoi regali.</p>
<blockquote><p>«Ricordo che quando avevo tredici anni ricevetti per Natale un pacco di mio padre recapitato ai miei nonni; dentro c&#8217;era uno splendido maglione, un maglione di lana molto costoso.  In realtà riuscii ad avere quel maglione perché mia nonna me lo portò dicendo: &#8220;Altrimenti lo prende lei&#8221;. Ecco come mi arrivò, tramite mia zia [la sorella del padre]».</p></blockquote>
<p>Circa nello stesso periodo Renee scoprì che il padre aveva cercato di mettersi in contatto con lei.</p>
<blockquote><p>«Una volta trovai delle lettere che ci aveva spedito quando eravamo piccoli e che mia madre aveva nascosto. Stavo giocando in macchina quando aprii il vano portaoggetti e trovai un fascio di lettere.  Non riuscii a leggeme nemmeno una perché mia madre se ne accorse, le prese e non so che fine abbiano fatto».</p></blockquote>
<p>Ricordava anche gli scontri fra i suoi genitori quando il padre cercava di vederla prima che se ne andasse.<br />
Da adulta Renee ristabilì i contatti con il padre, ma lottò per superare la convinzione profondamente radicata che egli non tenesse veramente a lei.</p>
<blockquote><p>«Penso di aver avuto paura che se avessi detto la cosa sbagliata lui sarebbe uscito di nuovo dalla mia vita. Non so se è proprio quello che provavo, ma credo che sia il motivo per cui non ho detto nulla per tanti anni&#8230; Pensavo: &#8220;Ora c&#8217;è mio padre, se lo faccio arrabbiare&#8230;&#8221;  Perché non so che tipo di argomento affrontare con lui, non lo sapevo. Mi era sempre stato detto che era una nullità».</p></blockquote>
<p>Le è stato chiesto cos&#8217;altro avrebbe potuto fare il padre e lei ha replicato:</p>
<blockquote><p>«Era più semplice per lui starci lontano conoscendo il tipo di persona che era mia madre; sarebbe stato più difficile per noi bambini se avesse cercato di tenersi in contatto, così decise semplicemente di andarsene e vivere la propria vita sapendo che avremmo comunque mantenuto un legame con lui, come poi abbiamo fatto tutti».</p></blockquote>
<p>Quando le è stato chiesto se c&#8217;era qualcosa che egli avrebbe dovuto fare,  ha esclamato:</p>
<blockquote><p>«Lei non conosce mia madre! Proprio perché la conosco sono riuscita a capire il motivo per cui lui si comportò in quel modo. Grazie alla terapia ho capito perché prese quella decisione. Sono cresciuta con mia madre so che tipo di persona fosse, e se lei aveva all&#8217;epoca metà dell&#8217;energia che ha adesso, capisco perché lui ritenne che fosse più semplice andarsene».  Ed ha concluso: «Quando si prova quella rabbia nei confronti di un&#8217;altra persona, non c&#8217;è molto in realtà che si possa fare».</p></blockquote>
<p>Renee nutriva ancora un forte risentimento per la madre ed aveva con lei soltanto contatti sporadici.</p>
<p>Estratto da <a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/figli-divisi-storie-di-manipolazione-emotiva-amy-j-l-baker/">&#8220;Figli divisi&#8221; Amy J. L. Baker, Giunti 2010</a></p>
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		<title>La Società Italiana di Neuropsichiatria dell&#8217;Infanzia e dell&#8217;Adolescenza riconosce la PAS come abuso</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 19:12:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.alienazione.genitoriale.com/?p=2675</guid>
		<description><![CDATA[Il documento ufficiale “Linee guida in tema di abuso sui minori” della SINPIA è il risultato di un lavoro di integrazione e raccordo di documenti esistenti sul territorio nazionale, relativi al tema degli abusi in età evolutiva, e rispondenti ai criteri di validità, attendibilità, applicabilità clinica e multi-disciplinarietà. Le linee guida tengono conto delle indicazioni contenute nel Piano Sanitario Nazionale, nel Progetto Obiettivo Materno Infantile e nel Progetto Obiettivo Salute Mentale. Raccolgono non solo le definizioni di abuso dell&#8217;OMS, le classificazioni e i criteri di valutazione clinica e psicosociale, ma anche una descrizione dettagliata delle strategie di prevenzione e di contrasto, oltre che delle procedure operative da attuare nel caso di abuso. Nella classificazione delle varie forme di abuso, la PAS (Sindrome di Alienazione Genitoriale) compare come abuso psicologico, descritto nella sezione 3.3: L&#8217;abuso psicologico consiste in comportamenti attivi od omissivi che vengono giudicati psicologicamente dannosi in base a principi comuni e indicazioni tecniche specifiche. Questi comportamenti vengono agiti individualmente o collettivamente da persone che, per particolari caratteristiche (es: età, cultura, condizione sociale) sono in posizione di potere rispetto al bambino. Tali comportamenti possono danneggiare anche in modo irreversibile lo sviluppo affettivo, cognitivo, relazionale e fisico del bambino (International Conference on Psychological Abuse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/11/9788861371392g.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2676" title="9788861371392g" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/11/9788861371392g.jpg" alt="" width="200" height="319" /></a>Il documento ufficiale “<strong>Linee guida in tema di abuso sui minori</strong>” della SINPIA è il risultato di un lavoro di integrazione e raccordo di documenti esistenti sul territorio nazionale, relativi al tema degli abusi in età evolutiva, e rispondenti ai criteri di validità, attendibilità, applicabilità clinica e multi-disciplinarietà.</p>
<p>Le linee guida tengono conto delle indicazioni contenute nel Piano Sanitario Nazionale, nel Progetto Obiettivo Materno Infantile e nel Progetto Obiettivo Salute Mentale. Raccolgono non solo le definizioni di abuso dell&#8217;OMS, le classificazioni e i criteri di valutazione clinica e psicosociale, ma anche una descrizione dettagliata delle strategie di prevenzione e di contrasto, oltre che delle procedure operative da attuare nel caso di abuso.</p>
<p>Nella classificazione delle varie forme di abuso, la PAS (Sindrome di Alienazione Genitoriale) compare come abuso psicologico, descritto nella sezione 3.3:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/11/PAS-abuso-infanzia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2680" title="PAS-abuso-infanzia" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/11/PAS-abuso-infanzia.jpg" alt="" width="314" height="238" /></a></p>
<blockquote><p>L&#8217;abuso psicologico consiste in comportamenti attivi od omissivi che vengono giudicati psicologicamente dannosi in base a principi comuni e indicazioni tecniche specifiche.</p>
<p>Questi comportamenti vengono agiti individualmente o collettivamente da persone che, per particolari caratteristiche (es: età, cultura, condizione sociale) sono in posizione di potere rispetto al bambino. Tali comportamenti possono danneggiare anche in modo irreversibile lo sviluppo affettivo, cognitivo, relazionale e fisico del bambino (International Conference on Psychological Abuse of Children and Youth, 1983).</p>
<p>L&#8217;abuso psicologico include: gli atti di rifiuto, di terrorismo psicologico, di sfruttamento, di isolamento e allontanamento del bambino dal contesto sociale (Garbarino e Garbarino, 1980). Consiste nel comportamento lesivo, dal punto di vista relazionale, da parte di un adulto nei confronti di un bambino. In concreto si parla di abuso psicologico in presenza di reiterati atteggiamenti di svalutazione-disprezzo, ostilità, rifiuto nonché di critica ripetuta ed insistente dell&#8217;aspetto, del comportamento e della personalità del minore. Esso quindi comprende tutti gli atteggiamenti dell&#8217;adulto che possono danneggiare il bambino: non solo quindi l&#8217;ostilità e il rifiuto, ma anche una eccessiva e limitante iperprotezione. Si possono inoltre associare altri tipi di abuso, legati al mancato riconoscimento e/o alla percezione distorta dei bisogni fondamentali del bambino.</p>
<p>Anche l&#8217;incuria può essere considerata un abuso psicologico. Come pure l&#8217;utilizzazione dell&#8217;immagine a scopo di spettacolo e/o di lucro, che non tenga conto della dignità e della specificità dei bisogni del minore, appartiene ad una forma subdola, anche se istituzionalizzata, di abuso psicologico, sotto la spinta di alcuni aspetti &#8220;patologici&#8221; delle aspettative genitoriali nei confronti dei figli. <strong><em>Una ulteriore forma di abuso psicologico può consistere nella alienazione di una figura genitoriale da parte dell’altra sino alla co-costruzione nel bambino di una “Sindrome di Alienazione Genitoriale” (Gardner, 1984).</em></strong></p></blockquote>
<p>Il documento è interamente disponibile su:</p>
<ul>
<li>http://www.sinpia.eu/atom/allegato/154.pdf</li>
<li>http://www.psicologiagiuridica.net/wp-content/uploads/2008/06/sinpia.pdf</li>
</ul>
<table>
<tbody>
<tr>
<td>Editore</td>
<td colspan="2"><a href="http://libreriarizzoli.corriere.it/editori/centro-studi-erickson/rc;pgid=WaH22.GvS0NSR0chH__ekneD0000bOEuYuYA;sid=IVYuMKbPIbkuNOgIyXuCIODt_Tm9i6QgTho=?Publisher=Centro+Studi+Erickson">Centro Studi Erickson</a></td>
</tr>
<tr>
<td>Anno pubblicazione</td>
<td colspan="2">2007</td>
</tr>
<tr>
<td>Numero pagine</td>
<td colspan="2">99</td>
</tr>
<tr>
<td>ISBN</td>
<td colspan="2">9788861371392</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alienazione.genitoriale.com%2Fpas-abuso-infanzia-sinpia%2F&amp;text=La+Societ%C3%A0+Italiana+di+Neuropsichiatria+dell%27Infanzia+e+dell%27Adolescenza+riconosce+la+PAS+come+abuso&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>Visualizzazioni dopo 11/11/11: 1972]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>“Sindrome di Alienazione Genitoriale: maltrattamento sull’infanzia” — dott.se Segura, Gil, Sepulveda</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/pasmaltrattamento/</link>
		<comments>http://www.alienazione.genitoriale.com/pasmaltrattamento/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 18:53:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[maltrattamento]]></category>
		<category><![CDATA[PAS]]></category>
		<category><![CDATA[Sindrome Alienazione Parentale]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome di alienazione genitoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.alienazione.genitoriale.com/?p=1291</guid>
		<description><![CDATA[Articolo tratto dalla rivista scientifica Cuad. Med. Forense (2006) 43-44. &#160; Sindrome di Alienazione Genitoriale: una forma di maltrattamento sull’infanzia C. Segura, MJ. Gil e MA. Sepúlveda Riassunto La famiglia tradizionale ha sofferto grandi cambiamenti negli anni recenti, che hanno portato ad un grande incremento di separazioni e divorzi.  È importante garantire il diritto dei bambini ad adeguare relazioni sia con i loro padri che con le loro madri mantenendo intatti i legami.  Senza dubbio ci sono situazioni nelle quali uno dei due genitori ostacola le relazioni con l&#8217;altro genitore, che degenerano nella Sindrome di Alienazione Genitoriale, una delle più sottili forme di maltrattamento, finora quasi sconosciuta, ma che sta venendo alla luce e produce un grave danno al benessere psicologico ed allo sviluppo dei minori colpiti. In questo lavoro si studia la PAS come forma di maltrattamento sull&#8217;infanzia esponendo alcune delle condotte maltrattanti da parte di chi instilla la PAS.  In conclusione, vengono presentati due casi in cui è stata riconosciuta la PAS e si analizzano le conseguenze psico-patologiche che queste situazioni causano nell&#8217;infanzia, così come gli interventi. Testo completo in spagnolo (link). TweetVisualizzazioni dopo 11/11/11: 434]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Articolo tratto dalla rivista scientifica <a href="http://scielo.isciii.es/scielo.php?pid=S1135-76062006000100009&amp;script=sci_arttext">Cuad. Med. Forense (2006) 43-44</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/03/Unknown.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1294" title="Unknown" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/03/Unknown.jpeg" alt="" width="212" height="139" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><strong>Sindrome di Alienazione Genitoriale: </strong></h2>
<h2 style="text-align: center;"><strong>una forma di maltrattamento sull’infanzia</strong></h2>
<p style="text-align: center;"><em>C. Segura, MJ. Gil e MA. Sepúlveda</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong><strong>Riassunto</strong></strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><span>La famiglia tradizionale ha sofferto grandi cambiamenti negli anni recenti, che hanno portato ad un grande incremento di separazioni e divorzi.  È importante garantire il diritto dei bambini ad adeguare relazioni sia con i loro padri che con le loro madri mantenendo intatti i legami.  Senza dubbio ci sono situazioni nelle quali uno dei due genitori ostacola le relazioni con l&#8217;altro genitore, che degenerano nella Sindrome di Alienazione Genitoriale, una delle più sottili forme di maltrattamento, finora quasi sconosciuta, ma che sta venendo alla luce e produce un grave danno al benessere psicologico ed allo sviluppo dei minori colpiti.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span>In questo lavoro si studia la PAS come forma di maltrattamento sull&#8217;infanzia esponendo alcune delle condotte maltrattanti da parte di chi instilla la PAS.  In conclusione, vengono presentati due casi in cui è stata riconosciuta la PAS e si analizzano le conseguenze psico-patologiche che queste situazioni causano nell&#8217;infanzia, così come gli interventi.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;"><span>Testo completo in spagnolo (</span><a href="http://scielo.isciii.es/pdf/cmf/n43-44/09.pdf">link</a><span>).</span></p>
<div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alienazione.genitoriale.com%2Fpasmaltrattamento%2F&amp;text=%E2%80%9CSindrome+di+Alienazione+Genitoriale%3A+maltrattamento+sull%E2%80%99infanzia%E2%80%9D+%E2%80%94+dott.se+Segura%2C+Gil%2C+Sepulveda&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>Visualizzazioni dopo 11/11/11: 434]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La lettera di una mamma che teme che il padre stia alienando il figlio</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/la-lettera-di-una-mamma-che-teme-che-il-padre-stia-alienando-il-figlio/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 18:45:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Trascriviamo la lettera di una mamma.  Mancando il punto di vista del padre occorre leggere la lettera con senso critico: un bambino è coinvolto nella aspra conflittualità fra i genitori, ma ha contatti normali con entrambi i suoi genitori: la situazione dall&#8217;esterno appare meno grave di quanto sofferta dalla mamma, che oscilla fra la debolezza e la tentazione di attaccare il padre. Certamente esiste un problema, e la sezione “consigli su come combattere la PAS” potrebbe aiutarla a limitarlo, evitando questi due estremi. “chi le scrive è una madre, oramai arrivata allo stremo delle sue forze. Abito in un piccolo paesino dell&#8217;Italia centrale, ho 38 anni, sono alta 1,65 e peso 31 chilogrammi, si ha letto bene, soltanto 31 kg, in progressiva diminuizione. Penso che da un giorno all&#8217;altro la morte verrà a farmi visita, l&#8217;unica soluzione ai miei problemi. E tutto per colpa del mio ex compagno, e del fatto che voglio bene al nostro piccolo bambino di 8 anni. Lui me lo sta portando via, me le sta facendo tutte contro: ed io che finora ho vissuto soltanto per questa creatura, al vedere che il ragazzo vuole più bene a quel mostro che a me, non reggo. E ci sto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Trascriviamo la lettera di una mamma.  Mancando il punto di vista del padre occorre leggere la lettera con senso critico: un bambino è coinvolto nella aspra conflittualità fra i genitori, ma ha contatti normali con entrambi i suoi genitori: la situazione dall&#8217;esterno appare meno grave di quanto sofferta dalla mamma, che oscilla fra la debolezza e la tentazione di attaccare il padre</em><em>. </em><em> Certamente esiste un problema, e la</em><em> sezione “</em><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/consigli-su-come-combattere-la-pas/"><em>consigli su come combattere la PAS</em></a><em>” potrebbe aiutarla a limitarlo, evitando questi due estremi.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>“chi le scrive è una madre, oramai arrivata allo stremo delle sue forze. Abito in un piccolo paesino dell&#8217;Italia centrale, ho 38 anni, sono alta 1,65 e peso 31 chilogrammi, si ha letto bene, soltanto 31 kg, in progressiva diminuizione. Penso che da un giorno all&#8217;altro la morte verrà a farmi visita, l&#8217;unica soluzione ai miei problemi. E tutto per colpa del mio ex compagno, e del fatto che voglio bene al nostro piccolo bambino di 8 anni. Lui me lo sta portando via, me le sta facendo tutte contro: ed io che finora ho vissuto soltanto per questa creatura, al vedere che il ragazzo vuole più bene a quel mostro che a me, non reggo. E ci sto malissimo.</p>
<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2010/11/PASseparation1.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-578" title="PASseparation" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2010/11/PASseparation1.jpeg" alt="" width="160" height="120" /></a>Fin da quando ci siamo lasciati, al mio ex ho sempre permesso di venire a trovare Andrea (nome inventato del ragazzo), ogni volta che voleva. Magari quando uscivo la sera con le amiche, lui restava a dormire a casa mia. Ma da qualche mese a questa parte, tutto è cambiato: vuole portarmelo via a qualunque costo. Ogni volta che sta col padre, lui gli compra un gioco nuovo: ha una propria attività commerciale, se lo può permettere. Io invece, che lavoro con contratti a tempo determinato in un’azienda del luogo, cerco di non fargli mancare nulla, ma logicamente non posso acquistare ogni giorno giocattoli nuovi, lo stipendio è quello che è, e purtroppo non c&#8217;è tutti i mesi. Sto in una casa in affitto, altra spesa a fine mese. Mia madre, che vive per conto suo, un po&#8217; mi aiuta, ma anche lei ha più di settant&#8217;anni, spesso e volentieri sono io che devo aiutarla. Fosse solo questo, gliela farei anche ad andare avanti: il vero problema è che mi mette il ragazzo contro! Quando lo porta a casa sua, o in quella dei nonni paterni, è tutta una baldoria: non si fanno mai i compiti, si gioca tutto il tempo, ci si diverte e basta. Dopo, quando me lo riporta, sono io che devo farlo studiare, o che devo mettergli dei divieti al suo comportamento. Quindi può ben capire, come un ragazzino di 8 anni, si affezioni di più al genitore permissivo, che non a quello un attimino più autoritario.</p>
<p>Oltretutto Gabrio (nome inventato del mio ex compagno) frequenta gente non molto affidabile, e gira spesso per i night. A volte mi porta il ragazzo a pranzi o cene coi suoi amici, oppure è capitato anche che me lo facesse giocare al videopoker in un bar! Io allora l&#8217;ho avvisato, ma tanto non succedeva nulla. Non ho mai voluto chiamare gli assistenti sociali, perchè avevo paura che Andrea ci stesse male nell&#8217;eventualità che gli togliessero la possibilità di vedere il papà. Continuava a comportarsi male, l&#8217;ho avvisato di nuovo, ma ancora niente. Allora d&#8217;accordo col mio avvocato gli ho fatto un esposto alla polizia, ma quando l&#8217;hanno chiamato in commissariato, tutte le buone intenzioni dell&#8217;ispettore capo sono svanite! Anzi, so per certo che si è &#8220;aggiustato&#8221; in qualche maniera gli agenti! Intanto ho fatto conoscere a mio figlio Marcello, un mio carissimo amico, che gli ha procurato dei giochi per la playstation, e varie volte è venuto a trovarci a casa nostra per stare in sua compagnia, per aiutarlo anche coi compiti. Bene, appena saputa questa cosa, Gabrio ha subito chiamato gli assistenti sociali, dicendo che io faccio venire i miei amanti in casa quando c&#8217;è il figlio, mentre invece con Marcello siamo soltanto buoni amici. Lui li ha contattati più per gelosia, per paura che Andrea voglia più bene a Marcello che non a lui.</p>
<p>Stiamo andando anche da una psicologa, perchè Andrea risente molto di questo disagio familiare: a scuola le maestre dicono che si comporta in modo strano, usa un linguaggio piuttosto scurrile per un ragazzo di 8 anni ed anche il suo atteggiamento non è dei migliori: come al solito davanti alla dottoressa, il mio ex mente, dice di essere un bravo genitore, che con lui il ragazzo studia e va alla messa. Quando invece la realtà è tutt&#8217;altra cosa!</p>
<p><strong>Mio figlio sta diventando un mostro</strong>, il mio ex compagno con me si comporta in una certa maniera, mentre al di fuori, agli occhi della gente, nega tutto ed assume le sembianze del bravo genitore.</p>
<p>E così sono arrivati gli assistenti sociali: prima sono andati a casa sua, e tutto sembrava presagire che fosse la volta buona, che avessi ragione io sul suo conto (come in effetti è veramente). Poi invece, il giorno che sono capitati a casa mia&#8230; niente, la situazione è stata completamente ribaltata: sono stata accusata di essere una madre troppo apprensiva, mentre lui è visto come un bravo papà in quanto la mattina, quando io devo uscire presto per andare a lavorare, lui viene a casa mia a vestirlo ed accudirlo (ma anche per frugare tra le mie cose&#8230; più di una volta mi sono spariti dei soldi, ma lasciamo perdere!). Io sono una madre troppo apprensiva? E chi non lo sarebbe, se il proprio figlio va col padre nei bar a giocare ai videopoker, se quest&#8217;uomo gli consente di bere l&#8217;Aperol (testuali parole di Andrea, lo ha raccontato pure alla psicologa), oppure davanti al bambino parla apertamente di night club e di donne dai facili costumi, o peggio ancora, quando si trova a casa sua, lo lascia liberamente guidare un trattore falciaerba, senza nessun adulto che lo supervisioni! Niente da fare&#8230; per l&#8217;assistente sociale, io sono troppo apprensiva, mentre lui è un bravo papà! Poi dopo sono venuta a sapere che il capo dei servizi socio-assistenziali del comune dove vivo&#8230; è un suo vecchio amico di famiglia. E così tutto si spiega, come prima con la polizia, così adesso coi servizi sociali: lui riesce a comprare tutto quanto attorno a sè, ed a me non resta che soccombere al sistema. Io ho ragione, tutti lo sanno. Ma la ragione non paga, ed il sistema vince sempre! Io sono disperata, è più di un anno che non esco di casa, vado solo al lavoro, o da mia madre; non ho più la voglia e nemmeno la forza di combattere: ho delle fitte continue allo stomaco, e sto iniziando a rifiutare il cibo, provo a mangiare, ma devo fermarmi subito dopo, perchè sento gli stimoli del vomito! Non vedo scampo da questa situazione, la cosa che mi fa più dolore, è il fatto che la mia creatura voglia più bene a quel mostro, che non a me! Mia madre mi ha suggerito di assoldare qualcuno per far picchiare a Gabrio: ma dopo, che cosa otterrei? Soltanto una piccola soddisfazione personale, e niente più. Io voglio il bene di Andrea, e non è con la violenza che lo avrò! Oramai penso di essere arrivata davvero al capolinea, non so più dove andare a sbattere la testa. Se un giorno avrà il tempo e la pazienza per leggere questa lettera, me lo faccia sapere e La ringrazierò. Sempre sperando che ancora io sia viva. Grazie ancora.”</p>
<p>[<a href="http://www.splinder.com/myblog/post/162693/16477527/yes">Fonte</a>, 25/3/2008]</p>
<div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alienazione.genitoriale.com%2Fla-lettera-di-una-mamma-che-teme-che-il-padre-stia-alienando-il-figlio%2F&amp;text=La+lettera+di+una+mamma+che+teme+che+il+padre+stia+alienando+il+figlio&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>Visualizzazioni dopo 11/11/11: 496]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>“Quando il papà non è un orco” — dott.ssa Jolanda Stevani</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/%e2%80%9cquando-il-papa-non-e-un-orco%e2%80%9d-%e2%80%94-dott-ssa-jolanda-stevani/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 15:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Discussioni]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono sempre più numerosi i padri separati che, consapevoli del peso che la figura paterna può avere nella vita di un figlio, rivendicano l&#8217;affido condiviso, il diritto di frequentare i figli con regolarità e la possibilità di svolgere il ruolo genitoriale in modo completo ed efficace.  Di contro, si sta assistendo ad un proliferare di accuse infamanti, molte delle quali risultano poi essere false. E se alcune di queste sono attribuibili alla Sindrome della Madre Malevola, dettate cioè da un bisogno patologico della ex moglie di punire l&#8217;ex marito cercando di alienargli i figli, o alla Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS), altre invece sembrano rispondere ad una vera e propria strategia offensiva usata con superficialità e incoscienza nelle cause di divorzio. Pur di &#8220;vincere&#8221; non si tiene infatti conto dei danni che si possono arrecare ai figli, i quali si sentono in colpa se indotti a testimoniare contro il genitore e sminuiti e umiliati all&#8217;idea di avere un padre indegno. UN AMBITO COMPLESSO La questione delle false denunce apre un universo complesso, in primo luogo perchè di frequente all&#8217;interno di questa categoria vengono riuniti fenomeni che presentano caratteristiche diverse, in quanto riconducibili ad una molteplicità di variabili differenti: non solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/04/periodici30.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3627" title="psicologi contemporanea" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/04/periodici30-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a>Sono sempre più numerosi i padri separati che, consapevoli del peso che la figura paterna può avere nella vita di un figlio, rivendicano l&#8217;affido condiviso, il diritto di frequentare i figli con regolarità e la possibilità di svolgere il ruolo genitoriale in modo completo ed efficace.  Di contro, si sta assistendo ad un proliferare di accuse infamanti, molte delle quali risultano poi essere false. E se alcune di queste sono attribuibili alla Sindrome della Madre Malevola, dettate cioè da un bisogno patologico della ex moglie di punire l&#8217;ex marito cercando di alienargli i figli, o alla Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS), altre invece sembrano rispondere ad una vera e propria strategia offensiva usata con superficialità e incoscienza nelle cause di divorzio.<strong> Pur di &#8220;vincere&#8221; non si tiene infatti conto dei danni che si possono arrecare ai figli, i quali si sentono in colpa se indotti a testimoniare contro il genitore e sminuiti e umiliati all&#8217;idea di avere un padre indegno</strong>.</p>
<p>UN AMBITO COMPLESSO</p>
<p>La questione delle false denunce apre un universo complesso, in primo luogo perchè di frequente all&#8217;interno di questa categoria vengono riuniti fenomeni che presentano caratteristiche diverse, in quanto riconducibili ad una molteplicità di variabili differenti: non solo fattori intrapsichici, come ad esempio aspetti legati al mondo interiore del bambino, ma anche interpersonali, connessi cioè all&#8217;ambito delle sue relazioni, e psicosociali , vale a dire propri del suo contesto di appartenenza.</p>
<p>In secondo luogo, perchè esistono difficoltà legate alla definizione stessa di falsa denuncia: un conto sono i resoconti relativi ad un abuso che poi si rivelano infondati, come le dichiarazioni erronee, ad esempio a causa dell&#8217;interpretazione sbagliata della comunicazione prodotta dal bambino, un altro, sono le rivelazioni false in quanto costruite, ossia le dichiarazioni menzognere, che sono congegnate con la finalità consapevole e intenzionale di dare origine ad una denuncia. Un capitolo a parte andrebbe poi aperto sul problema dei cosiddetti indicatori comportamentali del bambino abusato: tutta una serie di atteggiamenti messi in atto dal bambino che potrebbero essere ricondotti ad un abuso sessuale sono stati ampiamente messi in risalto da parte di trasmissioni televisive, quotidiani e pubblicazioni popolari, con il risultato che un comportamento anche minimamente sospetto esibito dal bambino può scatenare reazioni allarmistiche di vasta portata. Anche nella letteratura specialistica sono state compilate svariate liste di indicatori di abuso sessuale: in realtà, ciò che emerge è che molti comportamenti possono essere interpretati solo come segnali di un possibile abuso. La difficoltà maggiore risiede nel fatto che questi comportamenti sono generalmente considerati come risposte ad uno stress, ossia sintomi posttraumatici, ed è altamente probabile che qualsiasi bambino, in un dato periodo del suo percorso di crescita, si trovi a manifestare atteggiamenti di questo tipo; basti pensare, tanto per fare un esempio, che i sintomi esibiti da un bambino coinvolto in una separazione genitoriale sono simili a quelli che possono presentarsi a seguito di un abuso, così come a quelli che si manifestano in altre situazioni particolarmente stressanti, quali la conflittualità genitoriale, o l&#8217;assenza della figura paterna, ma anche in circostanze traumatiche quali il coinvolgimento in un disastro naturale.</p>
<p>Per quanto riguarda la messa in atto di comportamenti sessualizzati da parte del bambino, così come il possesso di conoscenze sull&#8217;argomento ritenute non idonee alla sua età, elementi che vengono ritenuti segni molto affidabili in una diagnosi di abuso, esistono ormai considerevoli dati di ricerca che attestano che il bambino ha un rapporto con la sua sessualità emergente molto più attivo di quanto l&#8217;adulto possa credere.</p>
<p>DOVE NASCONO LE FALSE DENUNCE</p>
<p>La ricerca sulle false denunce di abuso si è sviluppata principalmente in tre direzioni: alcuni studi si sono concentrati sull&#8217;accuratezza della ricostruzione dell&#8217;abuso da parte del minore, altri hanno preso in considerazione le false denunce e i cosiddetti &#8220;falsi ricordi&#8221; prodotti da adulti in merito a presunti abusi subiti in età infantile, altri ancora hanno indagato le false denunce generate nel contesto delle controversie legali legate alla separazione. è quest&#8217;ultimo l&#8217;ambito nel quale viene evidenziata la loro maggiore incidenza: un genitore risentito, che si sente oltraggiato e che aspira a vendicarsi dell&#8217;ex partner può, infatti, intenzionalmente architettare un&#8217;accusa di abuso.</p>
<p>La portata del fenomeno ha indotto alcuni ricercatori a darne una definizione specifica, ossia &#8220;Sindrome da accuse sessuali in divorzio&#8221; (Sexual Allegations In Divorce, SAID Syndrome) (Blush e Ross, 1987); come hanno sottolineato gli autori, che ne hanno delineato i tratti distintivi, di solito a monte delle accuse è presente una storia familiare disfunzionale con conflitti irrisolti legati alla separazione e a situazioni ambigue; la madre, che generalmente è il genitore accusante, spesso è una personalità isterica o borderline, o comunque arrabbiata e decisa a farsi &#8220;giustizia&#8221;.</p>
<p>In merito alla frequenza del fenomeno, i dati forniti dalla letteratura sono piuttosto eterogenei: uno studio condotto da Thoennes e Tjaden (1990) e quello svolto da McIntosh e Prinz (1993) hanno evidenziato che le accuse di abuso all&#8217;interno di controversie legate all&#8217;affidamento dei figli risultavano presenti nel 2% dei casi, mentre una ricerca più recente di La Fortune e Carpenter (1998) mostra che il fenomeno si verifica con una media del 30%.</p>
<p>AUTORE E CARATTERISTICHE DELLA FALSA DENUNCIA</p>
<p>Per quanto concerne i genitori che costruiscono le false denunce, Wakefield e Underwager (1990) hanno proposto le seguenti tipologie:</p>
<p>— soggetti con un disturbo di personalità, che interferisce con le funzioni legate alla capacità di giudizio, e che talvolta hanno difficoltà a distinguere tra realtà e immaginazione;</p>
<p>— soggetti, che possono o meno essere affetti da un disturbo di personalità, ossessionati dall&#8217;odio e dall&#8217;ostilità nei confronti dell&#8217;ex partner e che fanno di tutto per arrecargli danno; in questi casi il bambino viene strumentalizzato e diventa una. pedina nella battaglia contro l&#8217;ex compagno: il concetto elaborato dallo psichiatra americano Richard Gardner (1987) di &#8220;Sindrothe da Alienazione Parentale&#8221; (PAS, Parental Alienation Syndrome) trova spesso applicazione in situazioni di questo tipo, così come quello di &#8220;Sindrome della Madre Malevola&#8221; (Oliverio Ferraris, 2005);</p>
<p>— soggetti ossessionati dall&#8217;idea che il figlio sia stato o possa essere oggetto di abuso sessuale. Genitori come questi possono arrivare a interrogare costantemente il bambino, ad esaminare i suoi genitali al ritorno dalle visite presso l&#8217;altro genitore, a sottoporlo di continuo a visito mediche, fino a quando qualche professionista non giunga a confermare il sospettato abuso. In casi come questi, possono essere presenti anche più resoconti infondati di abuso;</p>
<p>— soggetti che reagiscono in modo abbastanza appropriato di fronte ad una situazione ambigua rivolgendosi ad un esperto, ad esempio un terapeuta, che tuttavia, in maniera avventata, comunica al genitore che il bambino è stato sessualmente abusato. Quando uno specialista esprime un parere sulla base della sua autorevolezza professionale, è lecito che un genitore sensibile ne risulti facilmente convinto.</p>
<p>Generalmente il genitore che muove l&#8217;accusa, nel caso di un abuso realmente accaduto, come evidenzia Gardner, tende a manifestare sentimenti autentici di confusione, smarrimento e imbarazzo, cercando di mantenere il segreto intorno all&#8217;accaduto; viceversa, <strong>nei casi in cui la denuncia sia costruita, il genitore accusante esprime il bisogno di raccontare i dettagli della vicenda a tutti senza alcun sentimento di vergogna, si mostra fermamente convinto dell&#8217;abuso fin dall&#8217;inizio e restio ad accettare l&#8217;eventualità di spiegazioni alternative, tanto che, se l&#8217;esperto consultato per primo esclude l&#8217;abuso, il genitore accusante continua a cercare altri professionisti che confermino i suoi sospetti e richiede che le indagini proseguano, senza preoccuparsi delle conseguenze che queste possono produrre nel bambino</strong>.</p>
<p>Alcuni genitori poi con continuano ad essere convinti che il loro bambino sia stato abusato anche dopo che il Tribunale ha disposto l&#8217;archiviazione della denuncia e che è stata decretata la ripresa dei contatti tra il minore e il genitore accusato.</p>
<p><strong>Rispetto all&#8217; età del bambino coinvolto nelle false denunce, le ricerche sottolineano come più frequentemente si tratti di bambini molto piccoli, spesso al di sotto dei 5 anni, particolarmente vulnerabili alle manipolazioni di un genitore arrabbiato e assetato di vendetta contro l&#8217;ex partner</strong>.</p>
<p>Di solito, nel caso delle false denunce, i resoconti sono di natura piuttosto vaga e non riferiscono di un preciso comportamento attribuito all&#8217;accusato; difficilmente si prestano ad essere verificati o respinti, perchè si basano su affermazioni quali &#8220;qualcosa è successo&#8221;, oppure &#8220;c&#8217;è qualcosa di sbagliato, me lo sento&#8221;, e la convinzione di chi accusa è difficilmente intaccabile. Non di rado i resoconti presentati dal genitore accusante, che con maggiore probabilità si riveleranno falsi, arrivano a riportare i riferimenti più disparati, anche bizzarri, quali abusi perpetrati da più adulti, oppure atti sadici.</p>
<p>È necessario inoltre sottolineare il ruolo spesso ricoperto dai professionisti coinvolti negli episodi di false denunce: come sottolineano le ricerche (131ush Ross, 1987), uno dei fattori all&#8217;origine delle accuse costruite è la conferma prematura fornita da figure professionali in merito alla verità dei sospetti avanzati dal genitore accusante; sfortunatamente, talvolta, <strong>alcuni professionisti dell&#8217;età infantile tendono a colludere con i genitori nel produrre accuse infondate</strong>.</p>
<p>LA VITTIMA E&#8217; COMUNQUE SEMPRE IL BAMBINO</p>
<p>Gli errori di valutazione che si commettono riguardo alle rivelazioni di abuso sessuale a danno di minori comportano delle conseguenze a lungo termine che colpiscono tutte le parti coinvolte nella vicenda: anche se in letteratura l&#8217;accento è stato posto soprattutto sulle ripercussioni subite dal minore realmente abusato che non viene creduto, <strong>anche nel caso di una falsa denuncia ritenuta fondata, il bambino è destinato purtroppo a subire un trauma</strong>. Il minore non solo rimane intrappolato nella spirale dell&#8217;iter processuale, ma spesso è avviato a percorsi terapeutici specifici per le vittime di abuso che possono risultare confusivi e potenzialmente iatrogeni, senza parlare poi della relazione del bambino con il genitore accusato, che il più delle volte rischia di rimanere irreparabilmente danneggiata.</p>
<p>IL CASO DI TOMMASO</p>
<p>La madre di Tommaso (i nomi sono fittizi), 4 anni e mezzo, M., di 29 anni, sporge denuncia contro il padre del bambino, G., dì 27 anni, manifestando il timore che il minore abbia subito violenze sessuali ad opera del padre, in quanto Tommaso a detta di M. presenta un forte rossore &#8220;ingiustificato&#8221; nella zona perianale. Viene perciò disposta una perizia per accertare l&#8217;idoneità del minore a testimoniare. In seguito ad una prima visita al pronto soccorso dell&#8217;ospedale, nella quale viene diagnosticata al bambino una lesione eritematosa, senza la presenza di lesioni, M., accompagnata dalla madre, dopo tre giorni porta il figlio presso lo studio della pediatra per farlo nuovamente visitare: interrogata dalla polizia, in prima. battuta, la pediatra dichiara che secondo lei il rossore poteva essere dovuto ad una serie di cause tra le quali anche un trauma con un oggetto di forma arrotondata.</p>
<p>La relazione di M. e G. è caratterizzata da una significativa conflittualità, manifestata anche nelle contese innanzi al Tribunale per i Minorenni, con vissuti di risentimento e di ostilità da parte di M. nei confronti di G., dal quale non si è mai sentita amata e rispettata. In merito alla denuncia sporta dalla donna, G. afferma che si tratta di un ennesimo episodio di ritorsione, dato che già in passato M. aveva accusato la nonna paterna del bambino di avere toccato i genitali al minore e aveva attribuito a G. stesso la responsabilità di una lesione al braccio di Tommaso, peraltro non accertata da alcun referto.</p>
<p>Per quanto concerne Tommaso ed i comportamenti del bambino che la madre, insieme alla nonna materna, riconduce all&#8217;abuso, M. parla in generale di &#8220;strane cose&#8221;; nel corso dei colloqui emergerà da parte della donna, ma anche della nonna materna, una significativa tendenza all&#8217;elaborazione proiettivo-interpretativa della realtà: le accuse di abuso arriveranno a coinvolgere più persone in gruppo, la nonna paterna, ma anche la ex compagna di G., attribuendo a Tommaso tutta una serie di rivelazioni, che il bambino non sarà in grado di confermare. Nel corso del colloquio con la pediatra del bambino, quest&#8217;ultima &#8220;ribalterà&#8221; la diagnosi sulla quale si era fondata la denuncia, sottolineando una tendenza manipolativa da parte di M., secondo lei poco concentrata sul benessere del bambino e dichiarande che. il rossore poteva essere &#8220;tranquillamente&#8221; imputabile ad una normale candidosi.</p>
<p>Riferimenti bibliografici</p>
<p>Adams C. B. L. (1994), «Examining question able child sex abuso allegations in their environmental and psychodinamic contesti». Journal of Child Sexual Abusa, 3 0,2136.</p>
<p>BAKER A.J. (2010), Figli divisi, Giunti Editore, Firenze.</p>
<p>BLUSH G. L., ROSS K. L. (1987), «Sexual allegatimi in divorce: The SAID syndrome», Conciliation Courts Review, 25 (1). 1-11.</p>
<p>DI CORI R., SABATI:U(1U (20(10), «Vere e false denunce: il bambino tra memoria di abuso e abuso di memoria», Maltrattatenti e abuso all&#8217;infanzia, 2 (3), 79111.</p>
<p>GARDNER R. A. (1987)1, The Parental Alienation Syndrome and the differentiation between fabricated and genuine child sexual abuse. Creative Therapeutics, Cresskill.</p>
<p>Gullotta G., Cutica I. (2004), Guida alla perizia in tema di abuso sessuale e alla sua critica, Giuffrè editore,</p>
<p>LA FORTUNE K. A., CARPENTER B. N. (1998), «Custody evaluations: A survey of mental health Professionals», Behavioral  Sciences &amp; The Law, 1 (2), 207224.</p>
<p>Mul8Toin J. A., PHINZ li. J. (1993), «The incidence or alleged sexual abuso in 603 Family Court Cases», Law and Human Behavior, 17(11, 95101.</p>
<p>Oliverio-Ferraris (2005), Dai  figli non si divorzia, Rizzoli, Milano</p>
<p>THOENNIS N., THIADEN P.G. (1990), «The extent, nature and validity of sexual abuse allegations in custody/ visitation dispute», Child Abuse &amp; Neo&#8217; Mei, 14,152163. Titociar N., 13mA N. (2005), «Falso allegatem of abusa and neglect when parents separate», Child Abuse &amp; Neglect, 29, 13331345.</p>
<p>WAKEFIELD H., UNERWAGER Il. (1990), «Personality characteristics af parente making false accusations of sexual abuso in custody disputes», Issues in Child Abuse Accusations, 2 (3), 121136.</p>
<p><em>Jolanda Stevani, psicologa clinica e di comunità, psicoterapeuta ed esperta in psicologia giuridica, collabora con la cattedra di Psicologia dello sviluppo di Anna Oliveria Ferraris, alla &#8220;Sapienza&#8221; —Università di Roma sui tenti della famiglia e del disagio infantile e adolescenziale. Per Giunti ha pubblicata Chiamarsi fuori: ragazzi che non vogliono più vivere, volume di cui è coautrice con Anna  Oliverio Ferraris, Alessandro Rusticelli e Teresa Zaccariello, e Mamma è bello (2010).</em></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.psicologiagiunti.it/psicologiacontemporanea/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3234">Psicologia contemporanea</a></p>
<p>Leggi l&#8217;articolo in pdf: <a href="http://www.bandofbroth.altervista.org/file.php?file=psico_cont.pdf">link</a></p>
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		<title>Mamma ti odio — lettera di una ragazza vittima di alienazione genitoriale</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 12:05:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alienati cresciuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho 26 anni e odio fortissimamente mia madre. Lo so che pensi che non sia giusto, ma credimi l’ha voluto lei. Adoravo mio padre e all’età di undici anni i miei si sono separati. Ricordo con la morte nel cuore quando mio padre se n’è andato via. Mia mamma odiava mio padre e ha fatto di tutto per non farci frequentare e spesso ha tentato di parlarmi male di lui. Io fingevo di ascoltarla e dentro il mio cuore piangevo e desideravo vederlo e sentirmi rassicurata da lui, mentre il mio astio per lei cresceva a dismisura. Ben presto mio padre fu costretto, si COSTRETTO, e mi rivolgo anche a quell’insensibile di Teresa che ha commentato su questo blog, ad allontanarsi da me. Quando ho avuto 18 anni sono corsa da lui, ma era ammalato e poco dopo è morto.  Maledetta mamma che so che leggi sempre questo blog insieme a V, voglio dirti che ti odio profondamente, e che spero con tutta me stessa che i tuoi ultimi anni siano mostruosi e pieni di rimorsi e che tu non possa vivere mai in pace con il tuo secondo marito. Maledetta tu e maledette tutte quelle donne che si comportano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/01/images1.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-3030" title="images" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/01/images1.jpeg" alt="" width="185" height="174" /></a>Ho 26 anni e odio fortissimamente mia madre. Lo so che pensi che non sia giusto, ma credimi l’ha voluto lei. Adoravo mio padre e all’età di undici anni i miei si sono separati. Ricordo con la morte nel cuore quando mio padre se n’è andato via. Mia mamma odiava mio padre e ha fatto di tutto per non farci frequentare e spesso ha tentato di parlarmi male di lui. Io fingevo di ascoltarla e dentro il mio cuore piangevo e desideravo vederlo e sentirmi rassicurata da lui, mentre il mio astio per lei cresceva a dismisura. Ben presto mio padre fu costretto, si COSTRETTO, e mi rivolgo anche a quell’insensibile di Teresa che ha commentato su questo blog, ad allontanarsi da me. Quando ho avuto 18 anni sono corsa da lui, ma era ammalato e poco dopo è morto. </em></p>
<p><em><br />
Maledetta mamma che so che leggi sempre questo blog insieme a V, voglio dirti che ti odio profondamente, e che spero con tutta me stessa che i tuoi ultimi anni siano mostruosi e pieni di rimorsi e che tu non possa vivere mai in pace con il tuo secondo marito. </em></p>
<p><em>Maledetta tu e maledette tutte quelle donne che si comportano come te. Cosa credete di fare separandoci dai nostri padri? Pensate forse che il richiamo del sangue non conti? Pensate che noi figli siamo proprietà soltanto delle madri? Mi hai rovinata cara mamma, come figlia, come moglie e come madre. Non voglio figli, per me è stato brutto essere una figlia, solo ed esclusivamente per colpa tua.<br />
Ho paura di diventare madre perché potrei diventare come te.</em></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: http://familiafutura.blogspot.com/2006/06/mamma-ti-odio.html</p>
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		<title>I bambini invisibili: la sindrome da alienazione genitoriale &#8211; Gabriella Costa</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/i-bambini-invisibili-la-sindrome-da-alienazione-genitoriale-gabriella-costa/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 11:36:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8221; Avrei tanta voglia di vedere mio padre, ma mi sento come una prigioniera, avrei l’impressione di tradire mia madre e forse lei mi respingerebbe definitivamente …” (A. 26 anni, vittima di SAP) In un processo di separazione i genitori, trovandosi a prendere decisioni che riguardano la vita dei figli, dovrebbero assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte e non spostare sui figli l’onere e il peso della scelta, ponendoli così in una posizione di conflitto con il dilemma di scegliere tra mamma e papà. Meno ancora è accettabile l’atteggiamento manipolatorio del genitore che cerca di arruolare il figlio contro l’altro genitore sminuendone e denigrandone la figura. Il conflitto tra i genitori mette inoltre a rischio lo sviluppo psichico dei figli: è quindi importante per i genitori avviare un processo evolutivo che renda possibile separarsi come coniugi, rispettarsi come genitori al fine di collaborare nell’educazione dei figli. La Sindrome di Alienazione Genitoriale descritta per la prima volta da Richard Gardner nel 1985, che solo da pochi anni viene osservata anche nei nostri tribunali, consiste nel rifiuto da parte del minore ad incontrare un genitore. Per districarci nel complesso mondo della SAP è, quindi, imprescindibile la necessità di partire da un’analisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/_nlucXjIAYCA/TJo-wHGipNI/AAAAAAAAABc/_DlwB9CDyvE/S250/101-0178_IMG+1.JPG" alt="" /><em><br />
&#8221; Avrei tanta voglia di vedere mio padre, ma mi sento come una prigioniera, avrei l’impressione di tradire mia madre e forse lei mi respingerebbe definitivamente …” (A. 26 anni, vittima di SAP)</em></p>
<p>In un processo di separazione i genitori, trovandosi a prendere decisioni che riguardano la vita dei figli, dovrebbero assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte e non spostare sui figli l’onere e il peso della scelta, ponendoli così in una posizione di conflitto con il dilemma di scegliere tra mamma e papà.</p>
<p>Meno ancora è accettabile l’atteggiamento manipolatorio del genitore che cerca di arruolare il figlio contro l’altro genitore sminuendone e denigrandone la figura.</p>
<p>Il conflitto tra i genitori mette inoltre a rischio lo sviluppo psichico dei figli: è quindi importante per i genitori avviare un processo evolutivo che renda possibile separarsi come coniugi, rispettarsi come genitori al fine di collaborare nell’educazione dei figli.</p>
<p>La <strong>Sindrome di Alienazione Genitoriale</strong> descritta per la prima volta da Richard Gardner nel 1985, che solo da pochi anni viene osservata anche nei nostri tribunali, consiste nel rifiuto da parte del minore ad incontrare un genitore.</p>
<p>Per districarci nel complesso mondo della SAP è, quindi, imprescindibile la necessità di partire da un’analisi della conflittualità genitoriale, dalle aggrovigliate motivazioni che la sottendono, come base su cui si strutturano quegli aspetti patologici di cui la SAP è l’esempio più eclatante.</p>
<p>Nella letteratura è ormai condiviso che la separazione ed il divorzio non possono essere considerati eventi “puntiformi” ma “processi” che comportano un’evoluzione delle relazioni familiari sul piano coniugale, su quello genitoriale e su quello riguardante l’ambiente esterno, la famiglia d’origine e gli amici.</p>
<p>Il principale compito che la famiglia separata si trova infatti ad affrontare è la riorganizzazione delle relazioni familiari a livello coniugale e genitoriale. Per poter gestire il conflitto emergente dalla separazione in maniera cooperativa, a livello coniugale la coppia, come già in altri post ho sottolineato, deve elaborare il fallimento del proprio legame, il divorzio psichico. Contemporaneamente a livello genitoriale è necessario che gli ex coniugi continuino a svolgere i ruoli di padre e madre e a riconoscersi come tali ed instaurare un rapporto di collaborazione e cooperazione per tutti gli aspetti che riguardano l’esercizio della genitorialità. Molto spesso però questo non accade e la battaglia esce e si protrae fuori dalle porte del Tribunale innescando nel bambino una suddivisione dei propri genitori in un “genitore buono” e in un “genitore cattivo”.</p>
<p>La conflittualità che molto spesso accompagna le separazioni coniugali rende ciechi i genitori dei bisogni effettivi ed affettivi dei propri figli: la separazione dei genitori significa per il bambino avere un padre ed una madre che non si amano più innescando in lui conflitti e domande sul se sia giusto continuare ad amare entrambi dal momento che loro non si amano più. Molte volte i genitori, consciamente o inconsciamente, quando si contendono l’affidamento del bambino lo “chiamano” ad effettuare una scelta tra di loro.</p>
<p>Quando i genitori non riescono a superare la crisi personale innescata dalla separazione e quindi trovare dentro di sé motivi di autostima, sospinti anche da motivazioni di conflittualità latente, hanno bisogno di definire il coniuge negativamente e quindi anche di definirlo “inidoneo” nel ruolo genitoriale. Da qui la sempre più frequente denigrazione dell’altro genitore agli occhi del figlio e la richiesta, formulata in modo più o meno esplicito, che anche il figlio contribuisca a tale definizione scegliendo lui come unico genitore.</p>
<p>Nei casi di alienazione genitoriale non vi è alcuna possibilità di collaborazione in quanto gli ex coniugi si danneggiano l’un l’altro e soprattutto danneggiano il figlio attraverso un conflitto aspro che si manifesta con squalifiche e denigrazioni reciproche, battaglie giudiziarie interminabili.</p>
<p>Questi figli non esistono più solo per loro stessi ma come oggetto di conflitto tra i due genitori</p>
<p>La rabbia è così intensa che nessuno dei due può accettare i diritti dell’altro neanche come genitore: l’ex coniuge è semplicemente un nemico da eliminare dalla propria vita e anche da quella dei figli, da qui il loro arruolamento all’interno di “triadi rigide”:</p>
<ul>
<li>La <strong>coalizione =&gt;</strong> È definita come l’unione tra due persone a danno di un terzo. Uno dei genitori si allea con un figlio in una coalizione rigidamente definita contro l’altro genitore. Nel caso delle famiglie separate possiamo osservare, frequentemente, una coalizione madre – figlio che esclude il padre. Sono i casi in cui i figli arrivano a rifiutare ogni forma di dialogo e anche di incontro con l’altro genitore.</li>
</ul>
<ul>
<li>La <strong>triangolazione =&gt;</strong> È definita come una coalizione instabile in cui ciascun genitore desidera che il figlio parteggi per lui contro l’altro; quando il figlio si schiera con uno dei genitori, l’altro definisce la sua presa di posizione come un tradimento. Se c’è una triangolazione, il figlio rimane come paralizzato in quanto cerca di dare ragione e affetto sia all’uno che all’altro.</li>
</ul>
<ul>
<li>La <strong>deviazione =&gt;</strong> Due persone in conflitto tra loro spostano il conflitto su un terzo. Nelle famiglie separate in cui il conflitto non è esplicitato per cui non è possibile negoziarlo e risolverlo, il figlio può arrivare ad agire comportamenti devianti o a presentare manifestazioni sintomatiche in quanto entrambi i genitori sono rigidi sul loro modello educativo.</li>
</ul>
<p>I figli che iniziano una SAP hanno di solito tra i 7 e i 12 anni. Sono abbastanza grandi da capire cosa sta succedendo nella famiglia, e nello stesso tempo il loro spirito critico non è abbastanza affermato per proteggersi dall’influenza di uno dei due genitori. Si può incontrare la SAP anche durante l’adolescenza, ma è molto più delicato distinguere le cose tra il rifiuto dei genitori abbastanza classico per gli adolescenti e la manipolazione da parte di un genitore alienante.</p>
<p>Questi figli hanno di primo acchito un comportamento globale assolutamente normale, sono perfino estremamente buoni e maturi per la loro età. I risultati a scuola sono normali. In apparenza sono dei figli in perfetta salute psichica. Si comportano anche molto bene in casa del genitore alienante. Non sembrano conoscere l’angoscia da separazione. Ma in presenza del genitore alienato si comportano da veri piccoli mostri e fanno a gara di ingegnosità per ferirlo. Per lealtà nei confronti del genitore alienante che vedono come una vittima costituiranno il prolungamento di questa mano vendicativa.</p>
<p>Fanno “come se” uno dei genitori non esistesse, anzi rappresentasse un potenziale pericolo per loro. Si chiudono quindi all’interno di un nucleo familiare più ristretto e per loro più rassicurante perché li rimette nella relazione simbiotica dei primi mesi di vita conferendo loro l’onnipotenza.</p>
<p>Bisogna sempre tener presente che i figli tentano innanzitutto di sopravvivere in una situazione drammatica. Devono gestire la separazione e la perdita di una persona cara in condizioni altamente conflittuali, gestire questo conflitto a livello loro, portando avanti il proprio sviluppo personale di bambini.</p>
<div>La SAP è caratterizzata da vari sintomi, espressi dai figli come prodotto di un processo di alienazione da parte del genitore affidatario tra cui:</div>
<ul>
<li>La campagna di denigrazione. In una situazione normale, ciascun genitore non permette al bambino di esibire mancanza di rispetto e diffamare l’altro. Nella PAS, invece, il genitore programmante non mette in discussione la mancanza di rispetto, ma può addirittura favorirla.</li>
</ul>
<ul>
<li>L’astio espresso dal bambino nei confronti del genitore non affidatario è razionalizzato con motivazioni illogiche, insensate o anche solamente superficiali; ad esempio: “non voglio vedere mio padre/madre perché mi manda a letto presto”.</li>
</ul>
<ul>
<li>Il genitore rifiutato è descritto dal bambino come “tutto negativo”, ed il genitore amato come “tutto positivo”.</li>
</ul>
<ul>
<li>La determinazione del bambino ad affermare di aver elaborato da solo i termini della campagna di denigrazione, senza influenza del genitore programmante.</li>
</ul>
<ul>
<li>L’appoggio automatico al genitore alienante. La presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore affidatario, in qualsiasi conflitto venga a determinarsi.</li>
</ul>
<ul>
<li>L’assenza di senso di colpa. Tutte le espressioni di disprezzo nei confronti del genitore escluso avvengono senza sentimenti di colpa nel bambino.</li>
</ul>
<ul>
<li>Gli scenari presi a prestito. Sono affermazioni del bambino che non possono ragionevolmente venire da lui direttamente; ad esempio: uso di parole o situazioni che non sono normalmente conosciute da un bambino di quell’età, nel descrivere le colpe del genitore escluso.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gardner ha descritto tre differenti livelli di Sindrome di Alienazione Genitoriale :</p>
<ul>
<li>grado lieve</li>
</ul>
<ul>
<li>grado moderato</li>
</ul>
<ul>
<li>grado grave</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel <strong>grado lieve</strong>, l’alienazione è relativamente superficiale ed il bambino sostanzialmente collabora per le visite al genitore alienato, ma è a tratti ipercritico e di cattivo umore.</p>
<p>In questi casi lievi i genitori alienanti attuano dei comportamenti “tipici” ed alcuni dei quali sono:</p>
<ul>
<li>Il genitore alienante potrebbe non incoraggiare le visite presso l’altro genitore, o disinteressarsi delle attività, delle esperienze e, soprattutto, dei sentimenti del minore durante le visite con l’altro genitore: “Tu decidi, io non ti sforzo”.</li>
</ul>
<ul>
<li>L’incapacità da parte del genitore alienante di tollerare la presenza dell’altro genitore anche in eventi importanti per il minore: “Non parteciperò alla tua partita di calcio se tua madre sarà lì”.</li>
</ul>
<ul>
<li>Mancanza di considerazione per l’importanza attribuita dal minore alla figura dell’altro genitore e/o alla relazione con lo stesso.</li>
</ul>
<div>Nel <strong>grado moderato</strong> il genitore bersaglio viene descritto come completamente negativo, mentre la figura dell’altro genitore sarà descritta come completamente positiva.</div>
<p>In questi casi moderati i genitori alienanti attuano dei comportamenti “tipici” tra cui:</p>
<ul>
<li>Verbalizzazioni di disapprovazione rispetto le visite del minore: “Tu puoi stare da tuo padre ma sai come io mi sento quando sei con lui” e“Come puoi andare da tuo padre quando sai che io non mi sento bene”.</li>
</ul>
<ul>
<li>Aperto rifiuto di ascoltare qualsiasi resoconto riguardante l’altro genitore: “Non lo voglio sentire, non voglio sentire nulla che riguardi tuo padre”.</li>
</ul>
<ul>
<li>Espressioni di piacere a seguito di cattive notizie relative all’ex-partner.</li>
</ul>
<ul>
<li>Aperto rifiuto di concedere una vicinanza fisica con l’ex-partner.</li>
</ul>
<ul>
<li>Aperto rifiuto di parlare, di comunicare con l’altro genitore, ad esempio al telefono.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella SAP di <strong>grado grave</strong> i bambini condividono le fantasie paranoiche del genitore alienante nei confronti del genitore alienato. Inoltre tutte le manifestazioni primarie della SAP sono presenti ad un livello più significativo rispetto al grado moderato. Infatti nell’incontrare il genitore alienato il bambino prova terrore: urla da far raggelare il sangue, è in balia del panico e le sue esplosioni di rabbia possono essere così violente da rendere impossibile l’incontro.</p>
<p>La SAP si delinea quindi come una configurazione particolare di un sistema familiare altamente conflittuale. Nella maggior parte delle famiglie è la madre il genitore alienante, il programmatore, e il padre la vittima.</p>
<p>Il processo di alienazione può avvenire anche in assenza di un programma consapevole da parte del genitore che lo attua,tant’è che anche le strategie che vengono messe in atto per indottrinare ed istigare il figlio possono essere:</p>
<p><strong>=&gt; Dirette</strong>: esse si realizzano quando il comportamento del minore tende a ricalcare le opinioni del genitore alienante attraverso minacce, promesse e premi</p>
<p><strong>=&gt; Indirette: </strong>incidono più sottilmente sull’opinione e sul comportamento dei minori in quanto si incentrano sulle emozioni del bambino, sul suo senso di lealtà.</p>
<p>Alcune di queste tecniche sono:</p>
<ul>
<li><strong>Negare la presenza dell’altro</strong>. Il genitore bersaglio non è menzionato, le sue cose vengono distrutte o nascoste, non ci si riferisce mai ad esperienze positive fatte con l’altro genitore</li>
</ul>
<ul>
<li>N<strong>egare il proprio atteggiamento critico verso il genitore bersaglio</strong>. Il genitore alienante critica l’ex coniuge in presenza del minore, per poi rimandare all’altro assente la critica precedentemente mossa</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Informare il minore e discutere con lui temi tipicamente adulti</strong>come le ragioni del divorzio, l’ammontare degli alimenti e i relativi pagamenti…</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Manipolare la situazione dando false informazioni all’ex partner</strong>sul figlio inducendo sensi di colpa, dubbi e paure nel minore</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Marcare o creare differenze</strong> tra la relazione genitore – figlio e l’ex partner</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Cercare in qualsiasi modo di attirare le simpatie del minore</strong> come ad esempio soddisfare i desideri del figlio che l’altro limita o disapprova</li>
</ul>
<ul>
<li>·<strong>Porre il minore in veste di giudice</strong> dei comportamenti scorretti dell’altro o come “spia” degli stessi, sottolineando di essere l’unico capace di prendersi cura dei figli</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Esagerare il proprio ruolo di educatore</strong> mettendo in ombra quello dell’altro genitore</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Giudicare incessantemente in negativo</strong> il comportamento dell’altro raccontando aneddoti al fine di metterlo in ridicolo</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Riscrivere il passato o la realtà</strong> per creare dei dubbi nei figli sul rapporto con l’altro</li>
</ul>
<p>Tutte queste tecniche, ripetute costantemente nel tempo, hanno come<strong>conseguenza fondamentale</strong> il fatto che il bambino interpreti i fatti e la realtà con gli occhi del genitore alienante e si schieri con lui in tutto e per tutto.</p>
<p>Gli effetti della sindrome di alienazione sui figli dipendono:</p>
<ul>
<li>Dalla severità del programma</li>
</ul>
<ul>
<li>Dal tipo di tecniche di lavaggio del cervello utilizzate</li>
</ul>
<ul>
<li>Dall’intensità con cui viene portato avanti il programma</li>
</ul>
<ul>
<li>Dall’età del figlio e dalla sua fase di sviluppo, oltre che dalle lue risorse personali</li>
</ul>
<ul>
<li>Dalla quantità di tempo che essi hanno trascorso coinvolti nel conflitto coniugale</li>
</ul>
<p>L’impatto della sindrome comunque, non è mai benigno perché coinvolge manipolazione, rabbia, ostilità e malevolenza, a prescindere dal fatto che il genitore programmante ne sia più o meno consapevole. Ciò che si ottiene sui figli è sempre un grave lutto di una parte di sé e importanti <strong>conseguenze sul benessere e l&#8217;equilibrio presente e futuro del bambino</strong>. E&#8217; possibile che, man mano che cresce, si sviluppino particolari difficoltà, patologie, strutture di personalità. Il bambino può essere vittima di un cattivo esame della realtà; soffrire di patologie narcisistiche; avere grandi difficoltà a fidarsi e a entrare in relazione e in contatto con gli altri; soffrire di ansia, sviluppare idee ossessive, fobie o paranoie.</p>
<p>Le difficoltà legate alla SAP sono molteplici, e non solo dal punto di vista delle gravi conseguenze che il disturbo produce nei minori e nel genitore alienato.</p>
<p>Il genitore alienante non è escluso dalle devastanti conseguenze del proprio comportamento; anche se il più delle volte si tratta di persone che non hanno mai manifestato disturbi di carattere psichico, si tratta pur sempre di disturbi mentali segno di forte disagio psicologico che richiederebbero una cura ed un supporto altamente specializzato.</p>
<p>A complicate il tutto poi c&#8217;è l’effettivo abbandono da parte del genitore bersaglio dei tentativi di visita ai figli. Il suo allontanamento crea una situazione di assenza di confronto con la realtà, se infatti viene a mancare il contatto con l’altro genitore è più facile cadere vittime della programmazione perché non può esserci esame diretto e confronto tra programma e realtà.</p>
<p>Una possibile soluzione potrebbe essere offerta proprio dalla Mediazione Familiare, che accompagna i due ex-coniugi nel percorso da coppia coniugale a coppia genitoriale e quindi ad una rinnovata progettualità.</p>
<p>Socialmente si presta ancora troppo poca attenzione alla qualità del rapporto dei figli col genitore non affidatario, soprattutto se questi si e allontanato a causa di una nuova relazione affettiva. Il biasimo sociale, per quanto comprensibile, è assai pericoloso per lo sviluppo dei figli in quanto innesca una alleanza sociale col genitore programmante.</p>
<p>Al contrario di quanto comunemente si pensa, tuttavia, coloro che lasciano la famiglia non intendono separarsi dai figli ma solo dal proprio coniuge e andrebbero perciò aiutati affinché la loro separazione dai figli non avvenisse mai.</p>
<p>Fonte: <a href="http://i-bambini-invisibili.blogspot.com/search/label/Sindrome%20di%20Alienazione%20genitoriale">i-bambini-invisibili.blogspot.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>La Sindrome di Alienazione Genitoriale &#8211; dott.ssa Bénédicte Goudard</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/la-sindrome-di-alienazione-genitoriale-dott-ssa-benedicte-goudard/</link>
		<comments>http://www.alienazione.genitoriale.com/la-sindrome-di-alienazione-genitoriale-dott-ssa-benedicte-goudard/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 11:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[In questa tesi presentata nel 2008 alla Facoltà di Medicina &#8220;ClaudeBernard&#8221; Lione 1 viene descritta la situazione francese degli studi sulla PAS. &#8220;La PAS è un argomento esplosivo che rimane polemico perchè riguarda l&#8217;ambiente giudiziario e medicale, in contesti di &#8220;guerra parentale&#8221; in cui una presa di posizione è delicata. La letteratura anglosassone è considerevole ma gli articoli francofoni sono pochi. La giustizia stenta ad introdurre nei tribunali una diagnosi medicale relativa ad un conflitto ed i medici si sentono a disagio nel doversi occupare di storie familiari che sono piuttosto di competenza dell&#8217;assistente sociale&#8221; Traduzione italiana (PDF):  La Sindrome di Alienazione Genitoriale &#8211; Bénédicte Goudard -Tesi presentata all&#8217;Università &#8220;ClaudeBernard&#8221; Lione 1, 2008 Testo orginale in francese:  Le Syndrome d’Aliénation Parentale &#8211; Bénédicte Goudard &#8211; Thèse présentée à l’Université Claude Bernard-Lyon 1 , 2008 Dedicata a tutti i figli alienati, a tutti i genitori alienati. « Mi ricordo, quando eri incinta di me di 5 mesi, hai voluto uccidermi &#8230; ». Sophia, 13 anni, vittima di PAS, rivolgendosi per l’ultima volta a sua madre. « Avrei tanta voglia di vedere mio padre, ma mi sento come una prigioniera, avrei l’impressione di tradire mia madre e forse lei mi respingerebbe definitivamente&#8230; ». [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="Triangulation" src="http://oudervervreemding.files.wordpress.com/2008/11/2008fig1boudard_triangulatie.jpg" alt="Logo" width="270" height="180" />In questa tesi presentata nel 2008 alla Facoltà di Medicina <strong><em>&#8220;ClaudeBernard&#8221; Lione 1</em></strong> viene descritta la situazione francese degli studi sulla PAS.</p>
<p>&#8220;<em>La PAS è un argomento esplosivo che rimane polemico perchè riguarda l&#8217;ambiente giudiziario e medicale, in contesti di &#8220;guerra parentale&#8221; in cui una presa di posizione è delicata. La letteratura anglosassone è considerevole ma gli articoli francofoni sono pochi. La giustizia stenta ad introdurre nei tribunali una diagnosi medicale relativa ad un conflitto ed i medici si sentono a disagio nel doversi occupare di storie familiari che sono piuttosto di competenza dell&#8217;assistente sociale</em>&#8221;</p>
<p><strong>Traduzione italiana (PDF):  <a href="http://www.figlinegati.it/images/news-novembre2008-TesiLaureaSAPBGoudard-it.pdf">La Sindrome di Alienazione Genitoriale</a> &#8211; Bénédicte Goudard -Tesi presentata all&#8217;Università </strong><strong><em>&#8220;ClaudeBernard&#8221; Lione 1, 2008<br />
</em></strong></p>
<p><strong>Testo orginale in francese:  <a href="http://www.village-justice.com/articles/Syndrome-Alienation-Parentale,4857.html">Le Syndrome d’Aliénation Parentale</a> &#8211; Bénédicte Goudard &#8211; Thèse présentée à l’Université Claude Bernard-Lyon 1 , 2008</strong></p>
<p>Dedicata a tutti i figli alienati, a tutti i genitori alienati.</p>
<p><em><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/01/catena.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-938" title="catena" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/01/catena.jpeg" alt="" width="275" height="183" /></a>« Mi ricordo, quando eri incinta di me di 5 mesi, hai voluto uccidermi &#8230; »</em><strong>. </strong>Sophia, 13 anni, vittima di PAS, rivolgendosi per l’ultima volta a sua madre.</p>
<p><em>« Avrei tanta voglia di vedere mio padre, ma mi sento come una prigioniera, avrei l’impressione di tradire mia madre e forse lei mi respingerebbe definitivamente&#8230; ». </em>Alexandra, 26 anni, vittima di PAS, handicappata da attacchi di panico cronici.</p>
<p><em>« Rifiuto definitivamente di vedere mio padre perché ogni volta che ci parlo al telefono si lamenta di non vedermi abbastanza &#8230; ». </em>Sarah, 28 anni, vittima di PAS, dopo avere chiamato suo padre per la prima volta in 6 anni.</p>
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		<title>Boom di contatti in occasione della Giornata della Consapevolezza dell&#8217;Alienazione Genitoriale</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/25-aprile-contatti/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 19:09:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornata della consapevolezza]]></category>

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		<description><![CDATA[I server del sito www.alienazione.genitoriale.com hanno registrato un picco di 56mila contatti in occasione del 25 Aprile, Giornata della Consapevolezza dell&#8217;Alienazione Genitoriale, testimoniando l&#8217;allarme sociale generato da questa forma di abuso sull&#8217;infanzia. Alienazione.Genitoriale è poi diventato, secondo google, il primo sito in materia in lingua italiana. E così il 25 aprile 2012 il numero di contatti è quasi decuplicato rispetto al 2011, raggiungendo i 529mila contatti. &#160; TweetVisualizzazioni dopo 11/11/11: 263]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I server del sito www.alienazione.genitoriale.com hanno registrato un picco di 56mila contatti in occasione del 25 Aprile, Giornata della Consapevolezza dell&#8217;Alienazione Genitoriale, testimoniando l&#8217;allarme sociale generato da questa forma di abuso sull&#8217;infanzia.</p>
<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/05/251.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1741" title="25" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/05/251.jpg" alt="" width="497" height="199" /></a></p>
<p>Alienazione.Genitoriale è poi diventato, secondo google, il primo sito in materia in lingua italiana.</p>
<p>E così il 25 aprile 2012 il numero di contatti è quasi decuplicato rispetto al 2011, raggiungendo i 529mila contatti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/05/20121.jpg"><img class="size-full wp-image-3617 aligncenter" title="2012" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/05/20121.jpg" alt="" width="515" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alienazione.genitoriale.com%2F25-aprile-contatti%2F&amp;text=Boom+di+contatti+in+occasione+della+Giornata+della+Consapevolezza+dell%27Alienazione+Genitoriale&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>Visualizzazioni dopo 11/11/11: 263]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Tribunale di Matera: l&#8217;alienazione genitoriale determina il cambio di affido dei figli</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/alienazione-genitoriale-cambio-affid/</link>
		<comments>http://www.alienazione.genitoriale.com/alienazione-genitoriale-cambio-affid/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 22:15:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.alienazione.genitoriale.com/?p=1981</guid>
		<description><![CDATA[Una bambina figlia di genitori separati è stata affidata esclusivamente al padre, con incontri settimanali regolati con la madre, una volta accertati da parte del giudice alcuni profili di alienazione genitoriale, determinati a quanto pare dalla madre collocataria.  Il fallimento dei precedenti tentativi di riavvicinare la figlia al padre senza ricorrere al cambio di affido conferma che tale decisione è l&#8217;unica idonea a salvare i bambini dall&#8217;alienazione. &#160; Tribunale Matera 11/2/2010; Pres. Attimonelli, Rel. Lisco (Omissis) Rilevato che con provvedimento in data 15 gennaio 2009 questo Tribunale, esaminata la complessa vicenda che vede coinvolte le odierne parti in causa e la minore …, ravvisava nell’inadeguato comportamento della …, la prevalente ragione del rifiuto della minore nei confronti del padre, evidenziando le condotte dalla stessa tenute nel corso degli anni, che avevano avuto l’effetto di rafforzare nella bambina il convincimento circa la negatività dell’altra figura genitoriale; osservato che con il medesimo decreto si provvide, quale ulteriore ed estremo tentativo per superare le difficoltà di relazione tra lo … e la minore, ad affidare la piccola … al Servizio Sociale del Comune di …, perché gestisse il rapporto padre-figlia, adottando le misure che sarebbero state ritenute adeguate, se del caso individuando strutture idonee a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una bambina figlia di genitori separati è stata affidata <em><em>esclusivamente al </em></em>padre, <em><em>con incontri settimanali regolati con la madre, </em></em></em><em>una volta <em>accertati da parte del giudice alcuni profili di alienazione genitoriale, determinati a quanto pare dalla madre collocataria.  Il fallimento dei precedenti tentativi di riavvicinare la figlia al padre senza ricorrere al cambio di affido conferma che tale decisione è l&#8217;unica idonea a salvare i bambini dall&#8217;alienazione.</em></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/07/images.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1982" title="images" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/07/images.jpeg" alt="" width="192" height="144" /></a>Tribunale Matera 11/2/2010; Pres. Attimonelli, Rel. Lisco</strong></p>
<p>(Omissis)</p>
<p>Rilevato che con provvedimento in data 15 gennaio 2009 questo Tribunale, esaminata la complessa vicenda che vede coinvolte le odierne parti in causa e la minore …, ravvisava nell’inadeguato comportamento della …, la prevalente ragione del rifiuto della minore nei confronti del padre, evidenziando le condotte dalla stessa tenute nel corso degli anni, che avevano avuto l’effetto di rafforzare nella bambina il convincimento circa la negatività dell’altra figura genitoriale;</p>
<p>osservato che con il medesimo decreto si provvide, quale ulteriore ed estremo tentativo per superare le difficoltà di relazione tra lo … e la minore, ad affidare la piccola … al Servizio Sociale del Comune di …, perché gestisse il rapporto padre-figlia, adottando le misure che sarebbero state ritenute adeguate, se del caso individuando strutture idonee a favorire gli incontri fra il Sig. … (previo contatto con l’ente o il soggetto che le gestiva), anche opportunamente in assenza della madre, e facendo pervenire una relazione semestrale che riferisse sulla evoluzione del rapporto e degli incontri e sul comportamento tenuto da entrambi i genitori pure in termini di attiva collaborazione al superamento delle difficoltà emerse;<br />
rilevato che il Servizio sociale del Comune di …, con relazione pervenuta il 19 giugno 2009 ha delineato un quadro non diverso da quello finora conosciuto di rifiuto della figura paterna da parte della piccola …;<br />
rilevato, pertanto, che anche tale ulteriore tentativo non ha portato ad alcun miglioramento della situazione in atto, persistendo la mancanza di fattiva ed efficace collaborazione attiva della … che, nell’interesse superiore della minore, agevoli il riavvicinamento fra il padre e la figlia, come ripetutamente auspicato nel corso dei diversi procedimenti che hanno coinvolto la coppia e da ultimo nel citato decreto del 15 gennaio 2009;<br />
ritenuto che <strong>tale comportamento della … reca in sé il pericolo di un grave danno per la minore</strong>, che, seppure probabilmente allo stato non manifestatosi in termini di concreto ed effettivo pregiudizio, possa determinare un rilevante stato di disagio per la crescita futura della piccola … costituendo un dovere primario del genitore, non quello di assistere passivamente ai desideri ed alle decisioni di una bambina dell’età attuale di dieci anni, anche quando siano manifestamente dannosi per il suo benessere presente e futuro, ma anche quello di intervenire attivamente, pur nella considerazione delle inclinazioni della fanciulla, correggendo se del caso eventuali errori e comportamenti sbagliati, anche in un clima conflittuale quale quello della separazione fra i coniugi, dal quale la prole deve essere tenuta il più possibile lontana;<br />
osservato che, come evidenziato con il più volte citato decreto del 15 gennaio 2009, la … <strong>non è mai intervenuta efficacemente e con convinzione nelle occasioni in cui la piccola … manifestava atteggiamenti ostili nei confronti del padre</strong> (si leggano gli stralci delle relazioni redatte il 14 ottobre 2002 dalla D.ssa B. e il 1 giugno 2006 dal Servizio sociale presso il Tribunale per i minorenni ed il 26 ottobre 2007 dal Servizio sociale presso questo Tribunale, qui da intendersi richiamati), pericolosamente avallando, piuttosto, in modo esplicito o implicito il comportamento della minore, così sostanzialmente rafforzando il giudizio negativo maturato dalla figlia nei confronti del padre, emergendo, quindi, l’inadeguatezza della condotta materna;<br />
ribadito che in tale contesto, seppure in alcune circostanze sarebbe stata più opportuna l’adozione di un comportamento più morbido e paziente da parte dell’odierno ricorrente, lo stesso comportamento appare più che altro la conseguenza e la reazione (non giustificata, deve sottolinearsi) di una situazione decisamente stressante, che ha visto la … non certo preoccupata di tenere lontana, anche con un comportamento attivo, la bambina dal conflitto coniugale in corso;<br />
osservato che dagli esiti dell’ultimo tentativo del Servizio sociale non è emerso alcuno sforzo da parte della … di positiva persuasione della minore, che nel suo esclusivo interesse, la inducesse a rivalutare la figura paterna e ad accettarla, ma, anzi, dopo l’incontro della bambina con il padre presso l’istituto scolastico dalla stessa frequentato, finalizzato appunto a riavvicinare le due figure in un luogo familiare per la piccola, ma diverso da quelli fino ad allora senza esito sperimentati, è stata depositata una nota con la quale ci si doleva del fatto che non era stata data alla madre la possibilità di preparare la minore all’incontro e che non era stata prevista la presenza di persona della quale la minore avesse piena fiducia;<br />
osservato che in diverse occasioni è stato evidenziato dai Servizi sociali che la difficoltà della minore di staccarsi dalla figura materna (e, si aggiunga, il comportamento di non collaborazione attiva tenuto in precedenti occasioni dalla …) giustificavano il tentativo di organizzare un incontro in un luogo, come detto, familiare per la piccola, ma in assenza della madre; si fa rilevare, inoltre, che dalla relazione del Servizio pervenuta il 19 giugno 2009 emerge la presenza all’incontro di personale tecnico specializzato in grado di intervenire nel caso in cui … avesse manifestato uno stato di preoccupante disagio;<br />
ritenuto che la misura in atto dell’affidamento della minore alla madre abbia, per le ragioni evidenziate e più dettagliatamente esposte nel decreto 15 gennaio 2009, la cui motivazione qui integralmente si richiama, determinato con responsabilità prevalente della … il pericoloso atteggiamento di rifiuto del padre da parte della minore;<br />
osservato che i numerosi, diversi tentativi posti in essere per superare la difficile situazione non hanno avuto esito positivo; ritenuto, in conseguenza di tanto, che la convivenza della bambina con la madre rappresenti un insuperabile impedimento al riavvicinamento di … all’altra figura genitoriale, stante il più volte evidenziato comportamento di diretta o indiretta suggestione e di indottrinamento della piccola, che ha fatto nascere in … un pregiudizio negativo circa la figura paterna;<br />
ritenuto che sforzo di un padre che non vede regolarmente la propria figlia da diversi anni, in alcuni casi, inesistente, sia pure inopportuno in qualche occasione, non possa giustificare il totale rifiuto e la sostanziale negazione del rapporto con la figlia, che secondo la visione della … sarebbe finalizzato alla protezione della bambina da un padre pericoloso ed inadeguato e che non avrebbe alcuna competenza e capacità di relazionarsi con la piccola (cfr. relazione del Servizio sociale del 26 ottobre 2007);<br />
osservato che molti dei comportamenti negativi addebitati allo … sono risultati sforniti di adeguati riscontri oggettivi ed altri, come detto, hanno rappresentato una reazione alle condotte di sostanziale negazione di un rapporto con la figlia;<br />
ritenuto, pertanto, che l’unica misura che il Collegio reputa adeguata per ricostruire un normale rapporto fra padre e figlia sia, all’esito del fallimento dei precedenti diversi tentativi, quella dell’<strong>affidamento esclusivo della piccola al padre, regolamentando gli incontri con la figura materna per tre giorni alla settimana della durata di due ore ciascuno</strong> presso i Servizi sociali del Comune di … e disponendo che gli stessi servizi assistano la bambina ed i genitori sia durante la fase iniziale del trasferimento della bambina presso la residenza paterna, sia durante le successive fasi di adattamento alla nuova situazione;<br />
rilevato che in considerazione della modifica delle condizioni di affidamento della minore deve essere eliminato il contributo che lo … versava alla … per il mantenimento della minore, così permanendo il solo contributo al mantenimento del coniuge, che il Tribunale, in considerazione degli esiti degli accertamenti patrimoniali svolti, stima congruo stabilire in € 200,00 mensili, somma da rivalutare annualmente sulla base degli indici Istat e da versare entro il giorno 5 di ogni mese;<br />
rilevato che debba essere posto a carico della madre l’obbligo di versare allo … entro il giorno 5 di ogni mese la somma mensile di € 100,00, da rivalutare annualmente secondo gli indici Istat, a titolo di contributo al mantenimento della minore, emergendo dagli accertamenti patrimoniali svolti una sia pur minima capacità reddituale della …<br />
ritenuto che le ragioni della decisione ed i rapporti fra le parti giustifichino la compensazione delle spese di lite; ritenuto che debba disporsi la trasmissione di copia degli atti del procedimento al Tribunale per i minorenni di Potenza per le determinazioni di competenza in merito al comportamento della … (<em>Omissis</em>)</p>
<p>Fonte: <a href="http://blog.solignani.it/2011/07/14/quando-la-sindrome-da-alienazione-genitoriale-determina-il-cambio-di-affido-dei-figli/">avv. Solignani</a>.</p>
<p>Si veda anche: <a href="http://www.leggioggi.it/2011/08/01/quando-un-genitore-mette-il-figlio-contro-laltro-genitore/">LeggiOggi</a> dell&#8217;1/8/2011.</p>
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		<title>Revoca della potestà genitoriale e condanna per maltrattamento</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/condanna-maltrattamento/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 21:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[maltrattamento]]></category>
		<category><![CDATA[PAS]]></category>
		<category><![CDATA[Sindrome Alienazione Genitoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Una madre separata ed il nonno materno sono stati condannati in appello il 14 aprile 2010 per il reato di maltrattamenti in famiglia (articolo 572 del Codice Penale).  Estraiamo la notizia da blitzquotidiano: [...]  La vicenda si è svolta alle porte di Ferrara ma da anni si trascina fra tribunali dei minori, servizi sociali e denunce e controdenunce, attivate dai magistrati e dal padre del bambino, separato e del tutto isolato e allontanato dalla famiglia, per volere dei nonni e madre che raccontavano al bimbo che il padre non lo voleva o che lo voleva allontanare da loro per metterlo in una comunità di handicappati. Ancora oggi il ragazzino, che ha 13 anni, ha problemi nel camminare e correre (fino all’età di sette anni non sapeva nemmeno fare le scale), da poco riesce a mangiare da solo ma non in mensa mentre quando era piccolo gli davano la merenda spezzettata. E non va mai in bagno a scuola, perché deve fare i propri bisogni solo a casa propria. Il padre, che in dieci anni lo ha potuto vedere di nascosto solo tre volte, da dieci anni sta denunciando i fatti che hanno portato per due volte il Tribunale dei Minori e i servizi a tentativi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/10/Unknown-1.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-2468" title="Unknown-1" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/10/Unknown-1.jpeg" alt="" width="259" height="194" /></a>Una madre separata ed il nonno materno sono stati condannati in appello il 14 aprile 2010 per il reato di maltrattamenti in famiglia (articolo 572 del Codice Penale).  Estraiamo la notizia da <a href="http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/ferrara-nonni-e-mamma-iperprotettivi-condannati-per-maltrattamenti-327011">blitzquotidiano</a>:</p>
<blockquote><p>[...]  La vicenda si è svolta alle porte di Ferrara ma da anni si trascina fra tribunali dei minori, servizi sociali e denunce e controdenunce, attivate dai magistrati e dal padre del bambino, separato e del tutto isolato e allontanato dalla famiglia, per volere dei nonni e madre che raccontavano al bimbo che il padre non lo voleva o che lo voleva allontanare da loro per metterlo in una comunità di handicappati.</p>
<p>Ancora oggi il ragazzino, che ha 13 anni, ha problemi nel camminare e correre (fino all’età di sette anni non sapeva nemmeno fare le scale), da poco riesce a mangiare da solo ma non in mensa mentre quando era piccolo gli davano la merenda spezzettata. E non va mai in bagno a scuola, perché deve fare i propri bisogni solo a casa propria.</p>
<p>Il padre, che in dieci anni lo ha potuto vedere di nascosto solo tre volte, da dieci anni sta denunciando i fatti che hanno portato per due volte il Tribunale dei Minori e i servizi a <strong>tentativi di allontanamento</strong>.</p></blockquote>
<p>La VI Sezione Penale della Cassazione con la sentenza n. 36503 del 10 ottobre 2011 ha confermato la condanna a 16 mesi, come riferisce il quotidiano <a href="http://www.leggo.it/articolo.php?id=142737&amp;sez=ITALIA">Leggo</a>:</p>
<blockquote><p>[...]  Il regime instaurato dalla madre e dal nonno aveva finito anche per cancellare del tutto la «figura paterna». Al padre separato del piccolo venivano impediti gli incontri con il bimbo. Anche il cognome paterno era stato soppresso e il bambino rispondeva all&#8217;appello con il cognome della madre.   È ancora in corso un altro processo, sempre nei confronti di mamma e nonno, per la tranche di maltrattamenti successiva, dal 2004 al 2008.</p></blockquote>
<p>e <a href="http://www.justicetv.it/index.php/news/1082-cassazione-iperprotettivi-con-minore-maltrattamento">JusticeTV</a>:</p>
<blockquote><p>Il bambino non poteva frequentare i propri coetanei, nè andare a scuola con assiduità inoltre, la figura paterna veniva prospettata come negativa e violenta fino ad imporgli di farsi chiamare con il cognome materno. Per questa ragione il tribunale li aveva condannati alla pena di un anno e 4 mesi.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/10/images-3.jpeg"><img class="aligncenter" title="images-3" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/10/images-3.jpeg" alt="" width="468" height="108" /></a></p>
<p><a href="http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=166057&amp;sez=ITALIA&amp;ctc=0">Il Gazzettino</a> riferisce che incredibilmente<strong> il bambino è ad oggi ancora in mano a chi è stato condannato per averlo maltrattato:</strong></p>
<blockquote><p><strong>Dopo che la mamma e il nonno sono stati condannati il bambino vive ancora con loro</strong>, denuncia l&#8217;avvocato del padre, Heinrich Stowe, che ricorda che il suo cliente, quello che «per legge dovrebbe essere il tutore unico del bambino non lo vede, non lo può abbracciare, non può nemmeno fargli un regalo per il compleanno o per Natale. La giustizia sulla carta ha fatto tutto il possibile, se non di più (arrivando a <strong>tentare l&#8217;allontanamento del bimbo, poi annullato, addirittura all&#8217;arresto del nonno, mai attuato</strong>, ndr). Però non ci si è mai avvicinati alla soluzione del caso nè sono state trovate soluzioni intermedie. Il padre oggi ha l&#8217;assoluta patria potestà su suo figlio, visto che <strong>la madre è decaduta con giudizio definitivo come figura genitoriale</strong>, e il giudice tutelare ha affidato il bambino al padre che è l&#8217;unico ad avere l&#8217;esercizio della genitorialità, ma non riesce ancora oggi vedere suo figlio: firma le pagelle a scuola, ha i contatti con i professori, ma non può incontrarlo, perchè l&#8217;altra famiglia lo nega».</p></blockquote>
<p>Il giornale locale <a href="http://www.estense.com/?p=172150">Estense</a> riferisce di un secondo processo con condanne più pesanti per fatti successivi, che coinvolgono l&#8217;alienazione genitoriale:</p>
<blockquote><p>A queste causa se ne assomma una seconda, definita in primo grado sempre a Ferrara, che ha visto nell’aprile 2010 il giudice emettere una maxi condanna per la <strong>madre (tre anni), il nonno (tre e mezzo) e questa volta anche la nonna (due anni)</strong>.</p>
<p><strong>In termini tecnici la giurisprudenza introduce con questa sentenza la PAS, sindrome da alienazione parentale</strong>. “Queste condotte di sottrazione della figura genitoriale – prosegue Stove – vengono così equiparate giuridicamente a una violenza, a un maltrattamento. E lo stesso vale per le condotte omissive, come impedire al figlio di vedere il padre o impedirgli di socializzare”.</p></blockquote>
<p>La notizia è apparsa sui telegiornali, con toni da alcuni ritenuti gravemente superficiali:</p>
<blockquote><div class="lyMe" id="WYL_YthWdpE6pR4" style="width:420px;height:315px;"><noscript><a href="http://youtu.be/YthWdpE6pR4"><img src="http://img.youtube.com/vi/YthWdpE6pR4/0.jpg" alt="" width="420" height="295" /><br />Watch this video on YouTube</a> Embedded with WP YouTube Lyte.</noscript></div>
<div class="lL" style="width:420px;"></div>
</blockquote>
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		<title>Decadenza della potestà per madre alienante &#8211; Tribunale dei Minori di Venezia</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/decadenza-della-potesta-per-madre-alienante-tribunale-dei-minori-di-venezia/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 21:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area giuridica]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Papà alienati]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Tribunale dei Minori di Venezia nel mese di ottobre 2009 ha decretato la decadenza della potestà genitoriale di una madre che aveva manipolato i figli contro il padre, formulando anche accuse di abusi che sono state accertate come false. Dopo una lunga vicenda giudiziaria i due figli sono stati affidati al padre, anche se per un primo periodo sono stati ospitati da una casa famiglia. Fonte:  www.giornalealtopiano.it &#160; Estratto dal decreto come pubblicato dal giornale l’Altopiano del 17 ottobre 2009 “Il Collegio, inoltre, si determinava ad una linea diversa da quella sino ad allora seguita dei servizi e nel rilevare, come peraltro evidenziato anche dai medesimi, che i bambini, collocati in casa famiglia, palesavano timidi segnali di apertura nei confronti del padre, prontamente rientranti dopo gli incontri con la madre,disponeva una drastica riduzione degli incontri con la medesima e con la famiglia allargata, cominciando così finalmente a raccogliere aperture dei minori che documentavano l’influenza negativa della madre e della famiglia materna nel distruggere la figura paterna e addirittura quella dei nonni paterni di cui i bambini neppure ricordavano i nomi. Tal nuova linea portava i suoi frutti documentando un netto miglioramento nei rapporti tra padre e figli, particolarmente fra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><br />
<a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/04/b_naz_veneto1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3606" title="b_naz_veneto1" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/04/b_naz_veneto1-300x153.jpg" alt="" width="300" height="153" /></a>Il Tribunale dei Minori di Venezia nel mese di ottobre 2009 ha decretato la decadenza della potestà genitoriale di una madre che aveva manipolato i figli contro il padre, formulando anche accuse di abusi che sono state accertate come false. Dopo una lunga vicenda giudiziaria i due figli sono stati affidati al padre, anche se per un primo periodo sono stati ospitati da una casa famiglia. </em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>Fonte:  <a href="http://www.giornalealtopiano.it/Documents/17%20ottobre%202009.pdf"> www.giornalealtopiano.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Estratto dal decreto come pubblicato dal giornale l’Altopiano del 17 ottobre 2009</strong></p>
<p>“Il Collegio, inoltre, si determinava ad una linea diversa da quella sino ad allora seguita dei servizi e nel rilevare, come peraltro evidenziato anche dai medesimi, che i bambini, collocati in casa famiglia, palesavano timidi segnali di apertura nei confronti del padre, prontamente rientranti dopo gli incontri con la madre,disponeva una drastica riduzione degli incontri con la medesima e con la famiglia allargata, cominciando così finalmente a raccogliere aperture dei minori che documentavano l’influenza negativa della madre e della famiglia materna nel distruggere la figura paterna e addirittura quella dei nonni paterni di cui i bambini neppure ricordavano i nomi. Tal nuova linea portava i suoi frutti documentando un netto miglioramento nei rapporti tra padre e figli, particolarmente fra XX e il papà.</p>
<p>[….]</p>
<p>in particolare impressionano le dichiarazioni di YY che appaiono chiaramente il portato di un adulto e non la voce di un bambino cui la madre giunge a raccontare ciò che avviene durante le udienze. Già la disanima dei fatti così come delineati consente di evidenziare come nel comportamento della madre già potevano essere enucleati comportamenti gravemente pregiudizievoli tenuti nei confronti dei minori. La signora AA non ha visto, in tutto questo tempo, malgrado i numerosi supporti offertile, la sofferenza dei propri figli, li ha privati della figura paterna per oltre due anni, accecata dai propri conflitti non ha visto i bisogni dei bambini, neppure si è lasciata aiutare a vederli, violando gravemente, ripetutamente e pervicacemente i propri doveri di madre, li ha senza ragione e motivo alcuno, sradicati dall’oggi al domani dal luogo in cui vivevano e andavano a scuola per portarli in Spagna , quando stava per iniziare il percorso di riavvicinamento al padre.</p>
<p>[…]</p>
<p>Non altrettanto è a dirsi del padre che non solo non ha commesso alcun abuso sulla figlia XX, ma che risulta durante tutto l’iter processuale aver seguito le indicazioni dei servizi, rispettato i tempi dei figli, con pazienza, costanza, impegno, davvero non comuni in una situazione di grande difficoltà, sicché la domanda di decadenza formulata nei suoi confronti appare francamente un fuor d’opera.</p>
<p>[…]</p>
<p>Secondo la CTU (consulente tecnico d’ufficio) in YY e XX sono rilevabili tutti gli aspetti di un rapporto alienato tra figlio e padre, seguendo le valutazioni di Gardner la consulente qualifica la PAS (sindrome di alienazione genitoriale) di livello grave per XX e lieve per la sorella.</p>
<p>[…]</p>
<p>Tutti gli indicatori evidenziano lo sforzo volto alla eliminazione non solo della figura paterna, il padre, significativamente veniva indicato con il termine “lui” ed il nuovo compagno della madre veniva chiamato “papà”, ma di tutto il contesto “paterno”.</p>
<p>[…]</p>
<p>Ritiene dunque il Tribunale che sussistano gli estremi di una vera e propria sindrome di alienazione genitoriale posta in essere dalla madre AA in danno e pregiudizio dei figli XX e YY. Per tali ragioni e per quanto finora esposto ella va decaduta dalle funzioni genitoriali.”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: l’Altopiano, 17 ottobre 2009, <a href="http://www.giornalealtopiano.it/Documents/17%20ottobre%202009.pdf"> www.giornalealtopiano.it</a></p>
<div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alienazione.genitoriale.com%2Fdecadenza-della-potesta-per-madre-alienante-tribunale-dei-minori-di-venezia%2F&amp;text=Decadenza+della+potest%C3%A0+per+madre+alienante+-+Tribunale+dei+Minori+di+Venezia&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>Visualizzazioni dopo 11/11/11: 1305]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Il Fatto Quotidiano — Alienazione Genitoriale</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/alienazione-genitoriale-il-fatto-quotidiano/</link>
		<comments>http://www.alienazione.genitoriale.com/alienazione-genitoriale-il-fatto-quotidiano/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 21:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>

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		<description><![CDATA[«Ci sono padri straordinariamente felici di essere padri e di fare da padri. Perché è l’esperienza più bella della loro vita. Perché il figlio è, la loro vita. Perché crescere, educare, giocare, gioire col proprio cucciolo nutre il cuore, la mente, l’anima. Ci sono madri che negano ai padri questo diritto. Negandogli così di vivere. Ci sono padri che passano notti e settimane insonni; che subiscono: alienazioni genitoriali, telefonate interrotte con il figlio, figli manipolati, menzogne inculcate nel figlio e parole infamanti; assistono ad: accordi violati, aggressioni al patrimonio; vivono improvvisi sospetti imprevisti del figlio. Padri che vivono il figlio come un ostaggio, vile merce di scambio, corpo contundente, strumento di vendetta; arma non convenzionale. Ci sono padri che non vivono più serenamente, che non lavorano più serenamente, che non gioiscono più, che non riescono più ad immaginare il proprio futuro. Ci sono padri che si impoveriscono, aggrediti patrimonialmente. Che finiscono a fare la coda dai padri gesuiti o dormono in auto. Che hanno sconvolgimenti esistenziali non più riparabili, destinati a restare come inchiostro d’odio su candida seta. Ci sono padri negati. Uno dei maggiori drammi della società moderna, nella quale una coppia su due è destinata a separarsi, riguarda i padri che si “separano”, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/01/images-11.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3044" title="images-1" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/01/images-11.jpeg" alt="" width="290" height="174" /></a></p>
<blockquote><p>«Ci sono <strong>padri straordinariamente felici di essere padri</strong> e di fare da padri. Perché è l’esperienza più bella della loro vita. Perché il figlio è, la loro vita. Perché crescere, educare, giocare, gioire col proprio cucciolo nutre il cuore, la mente, l’anima.<br />
Ci sono madri che negano ai padri questo diritto. Negandogli così di vivere.</p>
<p>Ci sono padri che passano notti e settimane insonni; che subiscono: <strong>alienazioni genitoriali</strong>, telefonate interrotte con il figlio, figli manipolati, menzogne inculcate nel figlio e parole infamanti; assistono ad: accordi violati, aggressioni al patrimonio; vivono improvvisi sospetti imprevisti del figlio. Padri che vivono il figlio come un ostaggio, vile merce di scambio, corpo contundente, strumento di vendetta; arma non convenzionale. Ci sono padri che non vivono più serenamente, che non lavorano più serenamente, che non gioiscono più, che non riescono più ad immaginare il proprio futuro. Ci sono padri che si impoveriscono, aggrediti patrimonialmente. Che finiscono a fare la coda dai padri gesuiti o dormono in auto. Che hanno sconvolgimenti esistenziali non più riparabili, destinati a restare come inchiostro d’odio su candida seta. Ci sono padri negati.</p>
<p>Uno dei <strong>maggiori drammi</strong> della società moderna, nella quale una coppia su due è destinata a separarsi, riguarda i padri che si “separano”, ai quali si oppongono le madri con “violenza” negando loro l’esercizio della condivisione genitoriale nella crescita del figlio. La letteratura spiega che in una “separazione” (in un matrimonio o in una convivenza <em>more uxorio</em>) le donne tendono spesso a usare il figlio come arma e i padri invece strumentalizzano il mantenimento.</p>
<p>Il legislatore è intervenuto con la <strong>legge 8 febbraio 2006, n. 54</strong> (separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli), capovolgendo il sistema allora vigente, in base al quale i figli venivano affidati a uno dei genitori secondo il prudente apprezzamento del presidente del tribunale o del giudice o secondo le intese raggiunte dai coniugi.</p>
<p>Le nuove norme attuano il <strong>principio della bigenitorialità</strong> (invalso negli ordinamenti europei e presente nella Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, con cui si riconosce il preminente e superiore interesse del bambino, da attuarsi in ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico), riconoscendo a<strong> entrambi i genitori il diritto di essere realmente tali verso il bimbo</strong> e il contestuale diritto del bimbo di essere cresciuto da entrambi.</p>
<p>Con la legge n. 54/06 sono state apportate modifiche al codice di procedura civile e, in caso di separazione dei genitori, i figli saranno affidati come <strong>regola </strong>a entrambi i genitori, ed eccezionalmente solo a uno quando in tal senso spinga l’interesse del minore e l’affidamento condiviso ne determini una situazione di pregiudizio. Il principio è fondamentale ma in una situazione conflittuale è difficile metterlo in pratica, soprattutto se la forbice tra i genitori (educazione, residenze, abitudini) si allarga. Diventa dunque <strong>essenziale il ruolo del giudice e degli avvocati</strong> che assistono le parti.</p>
<p>Occorre infatti che la legge venga applicata con equilibrio, saggezza e responsabilità, dai giudici minorili e che gli avvocati che assistono i genitori in tale delicato conflitto siano innanzitutto competenti, esperti e responsabili. Ho invece conosciuto tanti cialtroni che danneggiano le parti e soprattutto l’interesse dei minori arrecando <strong>danni irreparabili</strong>. Tali incompetenti andrebbero sanzionati con la radiazione o l’espulsione.</p>
<p>Il <strong>Tribunale per i Minorenni</strong> (T.M.) esercita nello spirito della realizzazione del migliore interesse del minore e ha giurisdizione penale, civile e amministrativa. E’ organo specializzato della giustizia, composto da quattro giudici (due togati e due onorari).  In Italia ci sono 29 tribunali minorili, con 782 magistrati, dei quali circa 600 sono onorari. La selezione dei giudici andrebbe fatta col <strong>massimo rigore possibile</strong> poiché gestiscono situazioni di straordinaria importanza.</p>
<p>La <strong>competenza</strong> in materia civile non è esclusiva (concorrente con il tribunale ordinario e e il giudice tutelare) ma di assoluto rilievo, decidendo anche in tal senso: interventi a tutela dei minori i cui genitori non adempiono in modo adeguato o affatto ai doveri verso i figli (art. 147 cod. civ.); può limitare l’esercizio della potestà genitoriale, attivando l’intervento dei servizi socio-sanitari (art. 333 cod. civ.); può allontanare il minore dalla casa familiare (artt. 330, 333 e 336 cod. civ.); può dichiarare i genitori decaduti dalla potestà sui figli (art. 330 cod. civ.); può dichiarare lo stato di adottabilità del minore; regola l’affidamento dei figli di genitori non sposati, che hanno cessato la convivenza e che sono in situazione di conflitto rispetto all’esercizio della potestà genitoriale (art. 317<em>bis</em> cod. civ.).</p>
<p>Ricordiamoci dunque che dove c’è un padre negato, c’è sempre un <strong>bambino negato</strong>.»</p></blockquote>
<p>L&#8217;articolo a firma di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mmazzola/">Marcello Adriano Mazzola</a> apparrso su <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/padri-bambini-negati/182680">ilfattoquotidiano del 10 gennaio 2012</a> ha suscitato una marea di commenti, in massima parte positivi, tanto che è stato presto seguito da questo:</p>
<blockquote><p>La legge sull’affidamento condiviso (l. n. 54/2006) è fondata su un principio prezioso: salvaguardare la<strong> bigenitorialità</strong>, perché un figlio deve crescere con equilibrio, con un padre e con una madre. Poi però il verginale principio si scontra con la <strong>conflittualità</strong> dei genitori separati. Soprattutto si scontra con la gestione “giudiziaria” del conflitto. Dunque sulla scena teatrale irrompono altri “attori” che possono cambiare ineluttabilmente il destino di almeno tre persone (ma in realtà anche di più, oltre al padre-madre-figlio): i giudici, gli avvocati, gli eventuali consulenti (del tribunale e di parte), gli assistenti sociali. Attori non sempre all’altezza della recita, che può divenire presto dramma. Anzi, ancor di più, gli attori possono cambiare e di molto il finale, in peggio. Soprattutto se mediocri figuranti.</p>
<p>Il dibattito che ha fatto seguito al <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/padri-bambini-negati/182680/" target="_blank">mio intervento dell’altro ieri</a> dimostra quanto siano sentite la drammaticità e l’attualità della paternità “negata” dopo una “separazione”.</p>
<p>Ringrazio chi ha partecipato al dibattito, anche con veemenza, con atteggiamento fondamentalista, con livore. <em>Il Fatto </em>è straordinario anche in questo: smuovere le coscienze per creare nuove coscienze. Ringrazio <strong>Laura </strong>e <strong>Adriana </strong>in particolare, per la rettitudine morale e per il rigore dimostrato, nell’essere donna e madre, responsabile sino ed oltre la gestione del conflitto di coppia, nell’interesse del figlio e (perché no?) anche nell’interesse dell’uomo con cui hanno condiviso il momento più bello, la nascita del figlio. Perché quell’uomo, che pure presumo abbiano odiato, rimane (per) sempre il padre del loro frutto.</p>
<p>Dal dibattito ho imparato molto e ho ricevuto anche molte conferme. Ha svelato tanti profili di tale <em>querelle </em>che vorrei in sintesi affrontare.</p>
<p>(1) Il tema è particolarmente importante per la società poiché interessa un <strong>numero sempre crescente</strong> di persone. Metà delle coppie si separa dopo qualche anno e buona parte di esse hanno figli minori.</p>
<p>(2) Sta generando un <strong>notevole</strong> <strong>dramma sociale</strong> poiché a una delle parti (quasi sempre il padre) viene sottratto, di fatto, il figlio e depauperato il patrimonio, così creando spesso nuovi poveri o emarginati.</p>
<p>(3) Disvela in realtà un <strong>retroterra culturale preoccupante</strong> e colmo di ingiustizie (giuridiche e non solo) che ha condizionato a lungo la giurisprudenza e l’atteggiamento dei giudici e condizionato quello degli avvocati.</p>
<p>(4) Investe appieno il <strong>rapporto tra uomo e donna</strong>, in particolare nella società italiana, contraddittorio e schizofrenico nel rivendicare da un lato la parità di trattamento ma opportunista nell’avidità con cui si pretende la disparità di trattamento dopo una separazione, in danno del “padre”.</p>
<p>(5) Si pretende di <strong>legittimare ciò che non è legittimo</strong>, ossia il diritto della donna separata di essere di fatto “risarcita” dal proprio ex compagno e padre del figlio, solo per aver fatto da madre, come se fosse il Tfr.</p>
<p>(6) Nello stesso modo si pretende di legittimare, sempre illegittimamente e in modo grottesco, il “risarcimento” in danno del padre per <strong>ingiustizie che la società</strong> arrecherebbe alle donne in generale (welfare insufficiente, opportunità di lavoro, sessismo etc.).</p>
<p>(7) Emerge un diffuso senso di <strong>irresponsabilità </strong>nel voler strumentalizzare il figlio per interessi personali.</p>
<p>(8) Affiora una <strong>degenerazione della maternità</strong>, con donne poco materne, poco attente alla crescita equilibrata del figlio, accecate dall’egoismo.</p>
<p>(9) Si celebra – con rito funebre – la <strong>fine della famiglia</strong> “per sempre”, coesa, unita, nido d’amore, in favore della “famiglia a termine” breve e del conflitto come sbocco probabile.</p>
<p>(10) Sono sottaciute le <strong>conseguenze</strong> che tutto ciò avrà <strong>sulla società</strong> tra qualche anno, quando migliaia di “minori” di genitori separati diventeranno adulti. Forse una bomba ad orologeria, delle cui conseguenze oggi quasi nessuno parla.</p>
<p>(11) Il sistema bieco di <strong>legalità</strong> (la normativa sull’affidamento) che infonde di fatto l’illiceità di chi viola sistematicamente gli accordi sui figli minori, contando sull’impunità (perché i rimedi previsti dall’art. 709 <em>ter</em> cod. proc. civ., quali l’ammonimento e il blando risarcimento, sono insufficienti).</p>
<p>(12) L’<strong>impunità </strong>dei tragici (a volte) “attori” quali i giudici, gli avvocati, i consulenti del tribunale, gli assistenti sociali che, pur compiendo nefandezze e gravissimi danni, non sono chiamati a risponderne o, se chiamati, raramente ne rispondono.</p>
<p>La lista, come leggete, è lunga. E non è certo finita. Dunque è necessario un ampio, profondo, durevole dibattito.</p>
<p>Lo dobbiamo a noi stessi. Soprattutto ai nostri figli.</p>
<p>[Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/affidamento-condiviso-disparita-diritti/183317]</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<h3>Affidamento condiviso e abuso</h3>
<div id="testoarticolo">Le <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/affidamento-condiviso-disparita-diritti/183317/" target="_blank">riflessioni</a> di qualche giorno fa sull’affidamento condiviso hanno scatenato una veemente tempesta, anche una sorta di <em>brain storming. </em>Appassionata, sentita, vissuta. Ciò conferma quanto il<strong>tema</strong> sia di straordinaria <strong>attualità</strong> posto che investe una parte consistente delle coppie che si separano, oramai la metà.Poche volte ci si separa amichevolmente e nel <strong>conflitto</strong> conseguente alla separazione si apre la contesa dei figli. Se la contesa viene affrontata da genitori equilibrati, responsabili, consapevoli e ad armi pari, il conflitto si stempera in poco tempo, senza alcun spargimento di “sangue”. In caso contrario, ove manchino alcuni tra tali prerequisiti il conflitto può prendere pieghe anche devastanti. Con danni irreparabili,<strong> patrimoniali e non patrimoniali</strong>.<br />
Come già scrissi, l’auspicio è che i genitori separandi abbiano tali caratteristiche ma appunto ove non le abbiano, – ed anche solo uno tra di essi, poiché per non litigare occorre essere in due, potendo uno solo tra i due imporre il conflitto all’altro suo malgrado, come spesso accade – diviene fondamentale il<strong> ruolo dei terzi</strong> chiamati a dirimere o quanto meno regolamentare il conflitto: giudici, avvocati, assistenti sociali, consulenti. Ciò pretende che essi siano competenti (direi molto, poiché è pretesa una particolare specializzazione), equilibrati (ed equidistanti, direi anche dal proprio cliente), retti ed onesti (intellettualmente e moralmente).</p>
<p>Ho conosciuto giudici e avvocati straordinari, potrei raccontarveli. Ho conosciuto anche tanti cialtroni particolarmente dannosi per entrambi i genitori (dunque anche per il proprio cliente, se avvocati) e soprattutto per il minore. Cialtroni che trattano il cliente <strong>come se trattassero un sinistro</strong> dinanzi al giudice di Pace (nel quale forse sì son competenti), lo assecondano, lo incitano a compiere ogni nefandezza possibile finalizzata ad annientare la controparte-genitore. Cialtroni che considerano i genitori <strong>numeri e volti anonimi</strong>, senza avere il tempo e la capacità di entrare nel loro vissuto.</p>
<p>Conosco la ingiustificata e non più sopportabile <strong>prassi giurisprudenziale</strong> di stravolgere la legge sull’affidamento condiviso, collocando a priori il figlio dalla madre, relegando in un <strong>insopportabile recinto</strong> il padre desideroso di fare bene da padre, confinandolo all’esilio, anzi all’oblio, ignorando il mantenimento diretto, dimenticandosi del potere di ammonimento e del risarcimento. Conosco soprattutto la <strong>prassi genitoriale </strong>(e mi spiace ribadirlo, soprattutto delle madri) di abusare del diritto statuito dall’art. 24 Cost. (diritto alla difesa), diffamando l’altro genitore (con querele infondate ove non inventate), interponendo false testimonianze e false prove, al solo fine di distruggerlo e di ottenere cospicui assegni di mantenimento o di intimidirlo per farlo cedere dinanzi alle proprie pretese. Conosco la prassi giurisprudenziale di <strong>legittimare tale abuso del diritto </strong>(in generale) senza giungere ad infliggere alcuna punizione al genitore scellerato. Eppure gli strumenti processuali esistono.</p>
<p>Conosco giudici indifferenti a tali abusi, i quali anche accertandoli, si limitano a sostenere che “<em>comunque è interesse del minore, soprattutto nei suoi primi anni di vita, vivere prevalentemente con la madre”. </em>Poco importa se la madre sia una<strong> irresponsabile </strong>che ha distrutto la vita del padre del minore, ne distrugge quotidianamente l’immagine dinanzi al figlio, ne succhia avidamente il mantenimento (senza dover rendere conto a nessuno). E’ nell’interesse del minore farlo crescere con una tale figura?<br />
E’ dunque opportuno stroncare (in sede civile e in sede penale) ogni forma di abuso del diritto e del processo, poiché si ingenerano drammi sociali (ed economici). E’ dunque necessario <strong>sanzionare</strong><strong>con vigore </strong>e senza indugio magistrati, giudici, assistenti e consulenti che si rivelino incompetenti e non equilibrati.</p>
<p>Vi racconterò solo uno tra i tanti casi vergognosi: quello di un padre, la cui convivente divenuta madre da poco, inspiegabilmente si allontana da lui col bimbo, frapponendo centinaia di chilometri. E per giustificare ciò inonda la procura di<strong> false querele </strong>verso il padre, così vietandogli di vedere il bimbo. Dopo <strong>“soli” 2 anni di causa</strong> dinanzi al Tribunale dei Minori, nonché decine di querele, consulenze, spese abnormi, immagine infangata di una persona seria, il giudice accerta infine che la madre è persona indegna della potestà genitoriale, accertando la gravità dei suoi comportamenti. Ma inspiegabilmente, <strong>per non fare un torto a nessuno</strong>, sottrae anche al padre-vittima la potestà genitoriale. Quanto è risarcibile tutto ciò per il padre? Qualche milione di euro potrebbe bastare a riparare i gravi danni? E verso quali soggetti, atteso che vi sono grandi responsabilità sia dei giudici che degli avvocati che dei consulenti? Occorre dunque un moto di sdegno, collettivo.</p>
</div>
<div>[Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/affidamento-condiviso-abuso-diritto-processo/186362]</div>
</blockquote>
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		<title>Alienazione Genitoriale: conseguenze</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 21:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[1) Cosa è]]></category>
		<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;alienazione dei bambini contro un loro genitore è una violenza emotiva capace di produrre significative psicopatologie sia nel presente che nella vita futura dei bambini coinvolti. Fra le conseguenze a breve termine si può avere: esame di realtà alterato: il bambino è costretto a reprimere il naturale affetto per entrambi i genitori, ed a far proprio l&#8217;odio e la visione della realtà del genitore alienante; problemi scolastici e comportamentali; problemi nella qualità relazionale con i genitori; difficoltà affettive; difficoltà psico-emotive quali manifestazioni depressive, sintomi d&#8217;ansia, idee suicide. Fra le conseguenze a lungo termine: narcisismo; indebolimento della capacità di provare simpatia ed empatia; mancanza di rispetto per l&#8217;autorità, estesa anche a figure non genitoriali come insegnanti e futuri datori di lavoro; paranoia; sfiducia e difficoltà nel rapporto con gli altri; psicopatologie legate all&#8217;identità di genere; difficoltà maschile nell&#8217;assumere il ruolo genitoriale; sfiducia femminile in ambito sentimentale; relazioni sentimentali precoci e di breve durata. I bambini PAS sono spesso visti come delle mele guaste: una tale alterazione di questi bambini nella loro giovinezza contribuisce a farne adulti disadattati. TweetVisualizzazioni dopo 11/11/11: 672]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;alienazione dei bambini contro un loro genitore è una violenza emotiva capace di produrre significative psicopatologie sia nel presente che nella vita futura dei bambini coinvolti. Fra le conseguenze a breve termine si può avere:</p>
<ul>
<li><strong>esame di realtà alterato</strong>: il bambino è costretto a reprimere il naturale affetto per entrambi i genitori, ed a far proprio l&#8217;odio e la visione della realtà del genitore alienante;</li>
<li><strong>problemi scolastici e comportamentali</strong>; problemi nella qualità relazionale con i genitori;</li>
<li><strong>difficoltà affettive</strong>;</li>
<li><strong>difficoltà psico-emotive</strong> quali manifestazioni depressive, sintomi d&#8217;ansia, idee suicide.</li>
</ul>
<p>Fra le conseguenze a lungo termine:</p>
<ul>
<li><strong>narcisismo</strong>; indebolimento della capacità di provare simpatia ed <strong>empatia</strong>;</li>
<li><strong>mancanza di rispetto per l&#8217;autorità</strong>, estesa anche a figure non genitoriali come insegnanti e futuri datori di lavoro;</li>
<li><strong>paranoia</strong>; sfiducia e difficoltà nel rapporto con gli altri;</li>
<li><strong>psicopatologie legate all&#8217;identità di genere</strong>; difficoltà maschile nell&#8217;assumere il ruolo genitoriale; sfiducia femminile in ambito sentimentale; relazioni sentimentali precoci e di breve durata.</li>
</ul>
<p>I bambini PAS sono spesso visti come delle mele guaste: una tale alterazione di questi bambini nella loro giovinezza contribuisce a farne adulti disadattati.</p>
<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2010/10/images-21.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-157" title="images-2" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2010/10/images-21.jpeg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>La sindrome di alienazione genitoriale &#8211; dott.ssa Rosalia Cipollina</title>
		<link>http://www.alienazione.genitoriale.com/la-sindrome-di-alienazione-genitoriale-dott-ssa-rosalia-cipollina/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 21:05:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>batman</dc:creator>
				<category><![CDATA[1) Cosa è]]></category>
		<category><![CDATA[Area scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[« Un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l&#8217;altro genitore (genitore alienato). Tuttavia, questa non è una semplice questione di &#8220;lavaggio del cervello&#8221; o &#8220;programmazione&#8221;, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. È proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile » Richard A. Gardner La sindrome di alienazione genitoriale (o PAS, dall&#8217;acronimo di Parental Alienation Syndrome) è una delle più gravi patologie da separazione, un disturbo psicologico che può insorgere nei figli, tipicamente a seguito del loro coinvolgimento in separazioni conflittuali non appropriatamente mediate. Il primo a parlare e a studiare tale sindrome e Richard A. Gardner Richard Gardner afferma che l&#8217;instillazione incontrollata di PAS è una vera e propria forma di violenza emotiva, capace di produrre significative psicopatologie sia nel presente che nella vita futura dei bambini coinvolti. Gravi psicopatologie quali: esame di realtà alterato; narcisismo; indebolimento della capacità di provare simpatia ed empatia; mancanza di rispetto per l&#8217;autorità, estesa anche a figure non genitoriali; paranoia; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://www.iltuopsicologo.it/Pierre-Auguste-Renoir-The-Reader-45231.jpg" alt="" width="198" height="242" />« Un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l&#8217;altro genitore (genitore alienato). Tuttavia, questa non è una semplice questione di &#8220;lavaggio del cervello&#8221; o &#8220;programmazione&#8221;, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. È proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile » Richard A. Gardner</p>
<p>La sindrome di alienazione genitoriale (o PAS, dall&#8217;acronimo di Parental Alienation Syndrome) è una delle più gravi patologie da separazione, un disturbo psicologico che può insorgere nei figli, tipicamente a seguito del loro coinvolgimento in separazioni conflittuali non appropriatamente mediate.</p>
<p>Il primo a parlare e a studiare tale sindrome e Richard A. Gardner</p>
<p>Richard Gardner afferma che l&#8217;instillazione incontrollata di PAS è una vera e propria forma di violenza emotiva, capace di produrre significative psicopatologie sia nel presente che nella vita futura dei bambini coinvolti. Gravi psicopatologie quali:</p>
<p>esame di realtà alterato;<br />
narcisismo;<br />
indebolimento della capacità di provare simpatia ed empatia;<br />
mancanza di rispetto per l&#8217;autorità, estesa anche a figure non genitoriali;<br />
paranoia;<br />
psicopatologie legate all&#8217;identità di genere.<br />
Essa è causata da un lavaggio del cervello messo in atto da parte di un genitore patologico (genitore alienante)che porta i figli a perdere il contatto con la realtà degli affetti e a manifestare astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l&#8217;altro genitore (genitore alienato).</p>
<p>Le tecniche di pianificazione del genitore alienante, tipicamente comprendono</p>
<p>l&#8217;uso di espressioni denigratorie riferite all&#8217;altro genitore;<br />
false accuse di trascuratezza,<br />
violenza o abuso (nei casi peggiori, anche abuso sessuale);<br />
la costruzione di una “realtà virtuale familiare” di terrore e vessazione che genera, nei figli, profondi sentimenti di paura, diffidenza e odio verso il genitore alienato.<br />
I figli, quindi, si alleano con il genitore “sofferente”; si mostrano come contagiati da questa sofferenza ed iniziano ad appoggiare la visione del genitore alienante, esprimendo, in modo apparentemente autonomo, astio, disprezzo e denigrazione contro il genitore alienato.</p>
<p>La pianificazione arriva spesso a distruggere la relazione fra figli e genitore alienato, perché i bambini arrivano a rifiutare qualunque contatto, anche solamente telefonico, con il genitore alienato. Perché si possa parlare di PAS, però, è necessario che l&#8217;astio, il disprezzo, il rifiuto non siano giustificati (o giustificabili) da reali mancanze, trascuratezze o addirittura violenze del genitore alienato.</p>
<p>La diagnosi di tale sindrome si basa sull&#8217;osservazione di otto sintomi primari nel bambino.</p>
<p>Il primo sintomo è la campagna di denigrazione, nella quale il bambino mima e scimmiotta i messaggi di disprezzo del genitore alienante verso l&#8217;altro genitore. In una situazione normale, ciascun genitore non permette che il bambino esibisca mancanza di rispetto e diffami l&#8217;altro. Nella PAS, invece, il genitore programmante non mette in discussione questa mancanza di rispetto, ma può addirittura arrivare a favorirla.</p>
<p>Il secondo sintomo è la razionalizzazione debole dell&#8217;astio, per cui il bambino spiega le ragioni del suo disagio nel rapporto con il genitore alienato con motivazioni illogiche, insensate o, anche, solamente superficiali. Ad esempio, come scrive Gardner: &#8220;non voglio vedere mio padre perché mi manda a letto troppo presto&#8221;, oppure &#8220;perché una volta ha detto cazzo&#8221;.</p>
<p>La mancanza di ambivalenza è un ulteriore elemento sintomatico, per il quale il genitore rifiutato è descritto dal bambino come &#8220;tutto negativo&#8221;, mentre l&#8217;altro genitore è visto come &#8220;tutto positivo&#8221;.</p>
<p>Il fenomeno del pensatore indipendente indica la determinazione del bambino ad affermare di essere una persona che sa pensare in modo indipendente, con la propria testa, e di aver elaborato da solo i termini della campagna di denigrazione senza influenza del genitore programmante.</p>
<p>L&#8217;appoggio automatico al genitore alienante è una presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore alienante, in qualunque genere di conflitto si venga a creare.</p>
<p>L&#8217;assenza di senso di colpa è il sesto sintomo: questo significa che tutte le espressioni di disprezzo nei confronti del genitore escluso, avvengono senza sentimenti di colpa nel bambino.</p>
<p>Gli scenari presi a prestito sono affermazioni del bambino che non possono ragionevolmente venirne da lui direttamente, come l&#8217;uso di parole o situazioni normalmente non conosciute da un bambino di quell&#8217;età per descrivere le colpe del genitore escluso.</p>
<p>Infine, l&#8217;ottavo sintomo è l&#8217;estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato, che coinvolge nell&#8217;alienazione la famiglia, gli amici e le nuove relazioni affettive (una compagna o un compagno) del genitore rifiutato.</p>
<p>Terapie</p>
<p>Come qualunque altra patologia, anche la PAS può presentarsi, nel momento diagnostico, con differenti livelli di gravità (PAS di grado lieve; di grado moderato; di grado grave) a seconda dell&#8217;intensità e dell&#8217;efficacia della programmazione. È responsabilità del terapeuta scegliere l&#8217;approccio adeguato: a seconda di quanto appropriata sarà (o meno) la terapia scelta, la PAS potrà infatti evolvere:</p>
<p>nel senso risolutivo (scomparsa dei sintomi e remissione completa);<br />
nel senso migliorativo (con sollievo sintomatologico e remissione parziale);<br />
nel senso di una stabilizzazione (in costanza di gravità della sintomatologia);<br />
nel senso peggiorativo (aggravamento della patologia, fino allo stato di “morte vivente” – Gardner &#8211; della relazione fra genitore alienato e figlio).<br />
Cause</p>
<p>Gli aspetti di genitorialità nelle separazioni potrebbero essere chiaramente definiti, se si potesse comprendere appieno il concetto che, nella famiglia, esistono due “entità di coppia”, distinte per diritti, doveri e responsabilità reciproche: la “coppia coniugale” e la “coppia genitoriale”. Il “conflitto coniugale”, quindi, non necessariamente può (o deve) scatenare anche un “conflitto genitoriale”, ed eventuali contrasti fra le due entità potrebbero essere affrontati con l&#8217;ausilio della mediazione familiare. Sono purtroppo le attuali regole che governano l&#8217;evento separazione a creare il problema. Per governare il mondo degli affetti ci si appoggia ad un “sistema globale degli antagonismi”; a meccanismi di conflitto giudiziario; ad una &#8220;verità processuale&#8221; con tanto di parte vincente contrapposta a parte soccombente. L&#8217;istituto dell&#8217;affido monogenitoriale, così largamente utilizzato nel passato con il 90% di affidamenti esclusivi alla madre, è un elemento che rafforza la prospettiva in termini di vincitore e vinto. Gli effetti della nuova legge sull&#8217;affido condiviso dei figli sono (al settembre 2006) tutt&#8217;ora da verificare. Anche se l&#8217;affidamento ad un solo genitore pare, in alcune regioni italiane, una soluzione ormai residuale, esiste comunque spesso la figura di &#8220;genitore residente&#8221;.</p>
<p>Nel contesto giudiziario e, più in generale, all&#8217;interno del “sistema globale degli antagonismi”, i figli assumono spesso il ruolo dei civili inermi in una guerra di dominio: veri sconfitti di una visione ideologica che individua un nucleo coniuge/genitore/figli nel ruolo della vittima ed il coniuge/genitore soccombente nel ruolo del carnefice violento e crudele. Un distacco dalla realtà degli affetti genitoriali, che può scatenare la Sindrome di Alienazione Genitoriale quando un genitore arriva a percepire i figli come non-persone: come mezzi, cioè, per acquisire maggior potere nel conflitto, oppure come strumento per dare sfogo e soddisfazione a sentimenti di rabbia e disagio propri della sola “coppia coniugale”. È il passaggio all&#8217;atto, il superamento della percezione e la perdita dei confini del sé, l&#8217;uso diretto dei figli come arma nel conflitto della “coppia coniugale”, uno dei fattori che può portare all&#8217;insorgenza della PAS.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.iltuopsicologo.it/sindrome_da_alienazione_genitoriale.htm">www.iltuopsicologo.it</a></p>
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		<title>L&#8217;Associazione Matrimonialisti Italiani sulla PAS</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 20:44:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[alienazione parentale]]></category>
		<category><![CDATA[AMI]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Matrimonialisti Italiani]]></category>
		<category><![CDATA[PAS]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome di alienazione genitoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa prevedete sul piano sanzionatorio per il genitore alienante? “Noi prevediamo pene severissime in sede penale e l’inasprimento della pena dell’art. 388 del codice penale. Anche la galera, se è necessario,  potrebbe essere prevista come in alcuni paesi europei, per il genitore che tratta i figli come oggetti personali. Ormai la Cassazione si sta muovendo in questa direzione sfornando quotidianamente nuovi sacrosanti orientamenti per arginare il fenomeno dei figli sottratti ad un genitore. Pochi inoltre sono i casi di applicazione delle sanzioni dell’art. 709 ter c.p.c. La verità è che manca la specializzazione di molti giudici e talvolta un minimo di “coraggio” di applicare la legge vigente. [...] In questi anni, fino a qualche mese fa, eravamo stati bersaglio delle femministe. Google ne è testimone. Per aver invitato Alessio Cardinale, Presidente di Adiantum, ad un congresso dell’AMI in cui si parlava di PAS, una sedicente giornalista femminista di retroguardia, L. M. , ha pubblicato pesanti insinuazioni sul mio conto, tanto che ho dovuto sporgere querela contro costei. Testo completo e fonte: intervista a G.E. Gassani, presidente dell&#8217;AMI, 30/9/2011. TweetVisualizzazioni dopo 11/11/11: 336]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Cosa prevedete sul piano sanzionatorio per il genitore alienante? </span></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/09/Unknown1.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-2415" title="Unknown" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/09/Unknown1.jpeg" alt="" width="161" height="116" /></a>“Noi prevediamo pene severissime in sede penale e l’inasprimento della pena dell’art. 388 del codice penale. Anche la galera, se è necessario,  potrebbe essere prevista come in alcuni paesi europei, per il genitore che tratta i figli come oggetti personali. Ormai la Cassazione si sta muovendo in questa direzione sfornando quotidianamente nuovi sacrosanti orientamenti per arginare il fenomeno dei figli sottratti ad un genitore. Pochi inoltre sono i casi di applicazione delle sanzioni dell’art. 709 ter c.p.c. La verità è che manca la specializzazione di molti giudici e talvolta un minimo di “coraggio” di applicare la legge vigente. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">[...]</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In questi anni, fino a qualche mese fa, eravamo stati bersaglio delle femministe. Google ne è testimone. Per aver invitato Alessio Cardinale, Presidente di Adiantum, ad un congresso dell’AMI in cui si parlava di PAS, una sedicente giornalista femminista di retroguardia, L. M. , ha pubblicato pesanti insinuazioni sul mio conto, tanto che ho dovuto sporgere querela contro costei.</span></p></blockquote>
<p><span style="color: #000000;">Testo completo e fonte: <a href="http://www.ami-avvocati.it/leggi_articolo.asp?id_articolo=1301&amp;autore=la+redazione">intervista a G.E. Gassani, presidente dell&#8217;AMI</a>, 30/9/2011.</span></p>
<p><span style="color: #000099;"><br />
</span></p>
<div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alienazione.genitoriale.com%2Fassociazione-matrimonialisti-italiani-pas%2F&amp;text=L%27Associazione+Matrimonialisti+Italiani+sulla+PAS&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>Visualizzazioni dopo 11/11/11: 336]]></content:encoded>
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