Avvoltoi femministi usano bambino morto per aiutare le madri alienanti

304478_10151199702049767_1725470358_nQuotidiani nazionali avevano già descritto il fenomeno degli “avvoltoi femministi” che strumentalizzano il dolore di bambini contesi per aiutare madri separate alienanti a privare i figli dei loro papà ed a cercare di negare che l’alienazione genitoriale è un abuso sull’infanzia.

Da quando la Cassazione ha dato torto ad una madre del Movimento Infanzia, femministe accecate dall’odio contro la famiglia e contro i papà, ignorate dagli esperti ma con visibilità su quotidiani nazionali, si sono scatenate buttando sul tavolo della “discussione” il corpo di un bambino morto: il piccolo Federico Barakat.

Siccome Federico è stato ucciso dal papà, queste femministe chiedono che diventi il simbolo dei figlicidio (occultando i più numerosi bambini uccisi da madri) e della lotta contro l’affido condiviso.

Decenza umana vuole che il povero Federico venga almeno protetto dalle strumentalizzazioni degli avvoltoi.  Andando a leggere la versione della madre è facile intuire la realtà: 

Il padre di F. era di origini egiziane […] la sua persona è drammaticamente cambiata sin da subito la nascita di nostro figlio. [..]

(L’uomo che all’improvviso diventa cattivo è un campanello di allarme caratteristico delle false accuse).

Come madre feci una scelta di allontanare la follia, la cattiveria , del padre dalla vita di Federico. […]

Mi definirono esagerata, ero colei che voleva ledere la figura genitoriale paterna.  […]  Circa 2 anni prima dopo lunghissime battaglie legali, ottenni che Federico incontrasse il padre in uno SPAZIO PROTETTO. […]

(Dalla maiuscola traspare l’orgoglio della donna di essere riuscita a far condannare figlio e papà ad incontri protetti.  Al giorno d’oggi giudici condannano ad incontri protetti qualunque papà accusato, anche falsamente sulla base del nulla: e così facendo questi giudici commettono un doppio abuso sull’infanzia: privano i bambini di papà idonei favorendo gli abusi di madri alienanti).

L’ultimo giorno della sua vita il 25 Febbraio 2009 alla mattina a colazione mi disse: “Mamma le signorine dei servizi se ne fregano di me e poi mi aggiunse non voglio andare all’incontro con quello lì ( cosi chiamava suo padre) “oggi sono stanco e stufo”. Uscendo, poco dopo dal portone di casa, aggiunse “mamma non ti preoccupare finisce presto tra poco lui muore “. In auto mi urlò: “ quelle lì ( riferendosi sempre alle due “persone” dei servizi sociali ) non capiscono niente di lui, devo andare dal giudice io e dirglielo che non voglio vederlo! Gli faccio vedere io”.

(Qualunque persona normale si rende conto che queste sono le parole di un povero bambino alienato all’odio contro il papà e usato in battaglie legali).

La storia del papà mostro è poi contraddetta da un dato di fatto: il papà si è suicidato.  Più che il gesto di una persona violenta, questo potrebbe essere il gesto di una persona ridotta alla disperazione.  Forse un egiziano schiacciato dalle discriminazioni del sistema giudiziario italiano contro i papà, disperato nel vedere come il suo bambino veniva impunemente plagiato all’odio mentre la magistratura italiana lo aveva privato del papà.  O forse un papà che, sentendo come il figlio lo disprezzava e lo insultava, non ha capito che il figlio non aveva nessuna colpa di quanto diceva, non lo pensava veramente, ma era vittima di alienazione genitoriale.

Anche se i siti femministi mantenuti dai quotidiani nazionali censurano i commenti, traspare la reazione della gente normale indignata contro articoli che strumentalizzano in chiave anti-maschile la vicenda del povero Federico:

Che la S. fosse palesemente di parte era chiaro da tempo, ma fino a questo punto non pensavo, e non capisco come una possa crogiolarsi e sentirsi a posto con se stessa facendo passare il vergognoso e pessimo messaggio che se fra i genitori c’è un “brutto sporco e cattivo”, esso è sempre il padre

guardi, io non capisco. le cronache sono piene da anni di madri che in preda a raptus ammazzano i figli (con buona lena del plastico di Vespa) e lei ci viene a a parlare dei padri infanticidi? Di patriarcato? ma la vergogna? la coerenza?

Non riesco a trovare una ragione per la quale su un giornale debbano continuare ad essere pubblicati articoli di questo genere

Dubito che vi rendiate conto di tutto il male che state operando, con la ferma e stolida convinzione di esser nel giusto, siamo infatti al “misto di orrori”: il sonno della ragione nella notte dei cristalli

Se la S. avesse spinto il pulsante dell’autodistruzione si sarebbe causata meno danni. Dopo un articolo del genere non può pensare che lei o l’associazione Demetra possano essere prese ancora sul serio.

Qualcuno salvi questa donna. E’ delirante, sessuofobica, razzista e soprattutto menzognera.

Come si possono esprimere rabbia e indignazione senza essere costretti ad un politically correct che in certi casi è decisamente inadeguato? I padri per bene non possono essere trattati così da questa persona veramente intollerabile.

questo articolo, mistificatorio e depistante, che si inserisce in un tentativo (a tratti pure rancoroso) che ha il solo scopo di tamponare (quando non a sovvertire) la verità che le cronache sulla violenza delle donne (sugli gli uomini e sopratutto sui bimbi) stanno consegnando all’opinione pubblica, dovrebbe essere subito sottoposto all’attenzione della redazione

queste persone vivono del business che si origina dalla malagestione dell’affido, del conflitto genitoriale e della lotta di genere.

Articolo particolarmente disgustoso per parzialità e partigianeria

Vedere un problema sociale così delicato preso ed analizzato a senso unico, per portare avanti i propri teoremi sessisti è roba degna dei peggiori fascisti. Si vergogni.

la S. attacca proprio l’idea stessa che i genitori siano due, padre e madre, entrambi con gli stessi diritti e doveri. Secondo lei il tribunale dovrebbe partire dall’idea che il genitore è uno: la madre

[Fonte]

 

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