Dal Brasile una lezione ai negazionisti della PAS — dott. V. Vezzetti

Che l’essere umano possa essere manipolato è un’evidenza incontestabile.

Spesso abbiamo visto prigionieri familiarizzare e difendere i loro sequestratori: il primo caso ben definito fu quello relativo a una rapina in banca a Stoccolma. Dopo una lunga coabitazione forzata nel caveau, rapinatori e ostaggi strinsero un rapporto di quasi complicità che da allora è identificato col termine Sindrome di Stoccolma. Situazioni analoghe si verificano abitualmente nel caso di prigionieri di guerra (l’indottrinamento dei rapitori ha indotto Stati Uniti e Canada ad aprire dei centri di salute mentale militari per la deprogrammazione dei loro soldati).

Il plagio, del resto, così come la riduzione in stato di schiavitù psicologica, sono situazioni comunemente accettate da leggi e giurisprudenza internazionale

Secondo i negazionisti della Alienazione genitoriale, invece, gli unici a non essere manipolabili sarebbero i bambini! Cioè proprio le creature più suggestionabili e influenzabili che esistono (basti pensare al tristissimo fenomeno dei bambini-soldato).

Le motivazioni presunte di questo negazionismo sono che essa non è inclusa nell’elenco di malattie psichiatriche definito dagli esperti dell’Associazione americana di psichiatria (AAP); situazione, comunque, che riguarda non solo le situazioni sopra descritte ma anche il mobbing, lo stalking, la violenza familiare e tantissime condizioni di cui nessuno si sognerebbe di negare l’esistenza.

Le ragioni reali, invece, sono da ricercare soprattutto nel timore di alcuni genitori di perdere uno strumento per nuocere alla controparte: il condizionamento dei figli. Pertanto grande soddisfazione a chi sostiene da anni le ragioni scientifiche della Alienazione, ha dato la recente normativa emanata dal Brasile che dimostra inconfutabilmente due cose: innanzitutto che la comunità scientifica internazionale accoglie l’esistenza della PAS (Parental Alienation Syndrome) anche senza necessariamente doverle attribuire la dignità di autentica malattia –problema assolutamente secondario; e poi che essa può rappresentare una tale piaga che diventa indispensabile che il legislatore se ne occupi.

In data 26 agosto 2010 il Presidente Ignacio Lula ha infatti firmato la legge 12.318-10 per la previsione legislativa e la punibilità della PAS quale forma di abuso sui minori. Secondo la Commissione nazionale che aveva studiato l’argomento per conto del Parlamento brasiliano, l’incremento esponenziale dei divorzi stava causando una escalation di bambini e adolescenti manipolati o alienati con gravi conseguenze sociali: non si poteva stare con le mani in mano. Il Brasile, paese emergente e in pieno sviluppo sociale e culturale dopo decenni di immobilismo, si è posto così all’avanguardia mondiale con una legge specifica sul tema.

Il Presidente Lula, dopo la firma, ha dichiarato che negli ultimi anni i mutamenti sociali e culturali del Brasile hanno causato una nuova emergenza cui, ascoltato il parere determinante dei più illustri professionisti nel campo, si è cercato di porre argine con una normativa specifica nel settore.

A questo punto non possiamo fare a meno di ricordare che sia il progetto di legge 954 del Senato, sia quello 2209 della Camera intendono introdurre il concetto di alienazione come situazione pregiudizievole per i minori (e, indirettamente, anche come sottoprodotto della consuetudine di attribuire una domiciliazione prevalente). Possiamo quindi solo formulare l’auspicio che il Legislatore, iniziando dalle Commissioni Giustizia, tenga conto anche di questo importante precedente e procedano nel più saggio dei modi nell’interesse dei nostri figli. Non ci sentiamo inoltre di condividere il timore di un abuso dell’utilizzo della PAS come motivo di scagionamento di genitori abusanti visto che ciò cozza con le risultanze della più estesa ricerca (una recente tesi di laurea) sull’impiego della denominazione “alienazione genitoriale” nei tribunali italiani: dopo lunghe ricerche il termine è stato ritrovato in soli 12 provvedimenti giudiziari.

La verità scientifica sugli abusi in fase separativa ci viene invece fornita da uno studio pubblicato nell’ottobre 2010 sulla prestigiosa Rivista di Psichiatria dell’Infanzia e dell’adolescenza: nella casistica dell’Università di Modena il 92% delle denunce risultò infondata mentre il danno, a causa delle procedure giudiziarie, risultò indistinguibile sia tra chi aveva sia tra chi non aveva subito l’abuso.

Ormai la denuncia strumentale fa parte del bagaglio dell’avvocato “agguerrito” e, tristemente, dobbiamo constatare che per assicurare 8 manigoldi alla giustizia si rovinano 92 creature innocenti.

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