Bambino conteso: apoteosi di ipocrisia a danno dei minori – avv. Marco Valerio Verni

Cittadella, bambino conteso: apoteosi di ipocrisia a danno dei minori E’ sconvolgente notare come, sulla vicenda del bambino di Cittadella, si voglia tenere nascosta una verità che, al contrario, sembra cristallina (il “sembra” è dovuto: non conosco le carte processuali, ovviamente): qui non si tratta (se le cose stanno come emerge dalle cronache, è bene ribadirlo) del litigio di due adulti (come si vuol far credere), ma del comportamento assurdo di una madre che, in nome di un presunto interesse del figlio, ha negato a quest’ultimo il suo diritto di avere un rapporto anche con il padre.

Passa in sordina, clamorosamente, il fatto che sotto al letto del bambino in questione vi fosse addirittura una sorta di “fortilizio” (così lo ha definito il Dott. De Nicola – il Consulente Tecnico d’Ufficio incaricato dalla Corte d’Appello di Venezia, nel caso “de quo”- nella sua intervista al Corriere della Sera) con tanto di fil di ferro, così come le parole della stessa madre che, quantunque espresse “a caldo”, invece di mostrare collaborazione per una futura riappacificazione degli animi (nell’interesse supremo ed oggettivo del figlio), abbiano continuato invece a far trasparire astio e risentimento.

Perché i “media”, invece di interrogare il padre, quasi che fosse lui il colpevole, non si preoccupano di chiedere alla madre se le sembra normale aver negato al figlio il suo diritto di vedere e frequentare il padre (come, tra l’altro, la legge imporrebbe e, nel caso di specie, una sentenza abbia ordinato)?

Perché, i “media”, continuano a gridare allo scandalo riguardo al fatto che doveva essere “sentito il bambino”, quando  questo non avrebbe potuto rispondere che in un’unica maniera, visto che, come sembra, e come certificato da un Consulente Tecnico d’Ufficio, lo stesso era stato manipolato per anni dalla madre?

Da avvocato, tengo a ribadire, a prescindere dall’operato dei consulenti che hanno assistito la madre in questione, che, chi si occupa di diritto di famiglia dovrebbe, innanzitutto, essere mediatore.

E che i tribunali dovrebbero iniziare davvero ad applicare una legge che è ormai vecchia di 6 anni, ma che, in concreto, ancora non è adeguatamente chiamata a regolare l’affido dei figli in caso di separazione personale dei genitori (mi riferisco, naturalmente, a quella sull’affido condiviso).

Indubbiamente, si avrebbero minori tensioni: ma il problema è, a quanto pare, che, esauriti i responsabili poc’anzi detti (giudici,avvocati, media e genitori), dovrebbe cambiare l’approccio di una intera società.

Non si può gridare alla lesa maestà se un padre cerca di riavere un figlio oggettivamente sottrattogli dalla madre, e se tale azione non abbia come obiettivo, solamente, l’interesse paterno, ma quello, prima di tutto, dello stesso minore (che, usciamo dalle ipocrisie, ha diritto ad entrambi i genitori).

La Pas non è dimostrata, si afferma: bene, chiamiamo in altri modi, allora, il lavaggio del cervello che un genitore fa nei confronti del figlio, a danno dell’altro (genitore) –plagio, maltrattamento in famiglia, o come si crede- ma il risultato non cambia, così come non cambia l’azione egoista e deprecabile di chi pone in essere un simile comportamento.

Di contro, comunque, esistono evidenze scientifiche riconosciute a livello internazionale (che, in Italia, si finge di ignorare) che dimostrano inconfutabilmente che un bambino, quand’anche figlio di genitori separati, ha diritto, per crescere il più equilibrato possibile, ad un rapporto costante e paritario con entrambe le figure genitoriali.

Altro che pacco postale. Altro che violenza di genere (non capisco perché , quando non sanno più che dire, certe fazioni si aggrappino a questo fenomeno, legandolo indissolubilmente alla questione dell’affido dei figli ed identificando il genitore violento sempre e solo con il padre).

Tornando all’episodio che ci occupa, come fanno, i “media” a sostenere che i due genitori in questione si stiano contendendo il figlio, quasi, con ciò, a voler esorcizzare una verità che può risultare scomoda a molti?

E’ la madre, sembra, e solo essa, ad aver trattato quest’ultimo (figlio) come esclusiva proprietà privata.

Il padre ha dovuto ristabilire, nei modi legittimi, un equilibrio naturale che, egoisticamente e con ogni mezzo, era stato alterato dall’altro genitore, a danno (è bene dirlo) del minore.

Perché si grida allo scandalo? Perché, con altrettanta “vis”, i “media” non approfondiscono le tante altre storie al contrario, nelle quali, “mutatis mutandis”, i figli vengono letteralmente sottratti ai padri, nel nome di false denunce pretestuose, o di sentenze che, facendo finta di applicare l’istituto dell’affido condiviso, consegnano i minori, di fatto, nelle mani di un genitore a discapito dell’altro?

Nella situazione di Cittadella è la madre, ed il suo entourage, ad aver esasperato le situazioni: che doveva fare il padre? Rinunciare al bene del figlio, facendolo crescere senza una figura importante quale quella paterna? Il prelievo “forzoso” davanti alla scuola si sarebbe potuto evitare, è vero: ma se vi fosse stata la certezza che, dall’altra parte, del rispetto delle regole, delle sentenze e, soprattutto, del bambino.

Si esca dalle ipocrisie: anche una madre può far male ad un figlio, purtroppo. Ed un figlio non è proprietà esclusiva di quest’ultima. Ma, egli per primo, ha diritto ad entrambi i genitori (mi si spieghi, sennò, perché l’adozione è vietata ai single: non è un riconoscimento implicito dell’importanza della bi-genitorialità?).

Ed il Legislatore, colpevole di esser stato troppo assente, fino ad oggi, in un tema delicato quale quello dell’affido dei figli (ma, più in generale, sul vasto tema del diritto di famiglia), si sbrighi a dar seguito alla legge che dovrebbe, in teoria, migliorare, nella sua applicazione concreta, l’affido condiviso, scacciando falsi clichè e luoghi comuni (e di comodo).

E si preoccupi, parimenti, di vegliare, anche con strumenti preventivi (ad esempio, con la mediazione),sulla sua effettiva e corretta applicazione.

Avv. Marco Valerio Verni

fonte: http://www.as-live.com/pagine/311-cittadella,-bambino-conteso–apoteosi-di-ipocrisia-a-danno-dei-minori-.asp

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1 comment for “Bambino conteso: apoteosi di ipocrisia a danno dei minori – avv. Marco Valerio Verni

  1. gibuizza
    16 ottobre 2012 at 10:29

    Non ci posso credere! Un giudice ordina ad una mamma che il bambino deve vedere il padre (supponiamo un giorno alla settimana), la mamma non si attiene a queste disposizioni e va “in galera” il bambino? Ma se è vero perché la signora non è stata messa in galera il giorno dopo la separazione quando si è rifiutata, la prima volta, di far vedere il bimbo al padre?

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