Anche in Italia il dibattito su come salvare i bambini affetti da PAS

In America già esiste una collaudata esperienza su come proteggere i bambini vittima di PAS di grado anche grave, partita dai lavori pionieristici del prof. R. Gardner.  Sono state progettate tre tipologie di sistemazioni che consentono il trasferimento della custodia del bambino dal genitore alienante a quello alienato:

  1. La casa di un parente o di un amico, capace di rendersi conto della gravità della patologia del genitore alienante e della necessità, ai fini della guarigione, di proteggere i bambini dal genitore alienante proibendo i contatti;
  2. Solo qualora la situazione sia estremamente grave (ad es. il genitore alienante non rispetti l’ordine di stare lontano dal bambini), si rende necessaria una comunità alloggio;
  3. Nei casi estremamente gravi è necessaria l’ospedalizzazione.

La necessità del ricorso a comunità alloggio viene richiamata da Gianmario Gazzi, ex vicepresidente dell’Ordine degli assistenti sociali del Trentino, attualmente nel consiglio nazionale, dichiara [Corriere del Trentino, 18/11/2011]:

Bisogna far crescere al meglio i minori, ma non è detto che questo possa avvenire sempre nel nucleo familiare.  Prendiamo le separazioni, quando i minori vengono usati da un genitore contro l’altro: è giusto che i bambini subiscano certe pressioni?

Giovanni Paolucci, per l’associazione Figli per Sempre ONLUS [L’Adige, 21/1/2011, pag. 1 e Adiantum-News], aggiunge:

È talmente grave che un minore sia manipolato in questo modo che la Regione Liguria da tempo ha incluso questo comportamento tra i casi da segnalare come abuso psicologico al Tribunale dei minori. Ci sono centinaia di studi in tutto il mondo che dimostrano come questo  abuso psicologico (denominato “alienazione parentale”) porta a gravissime conseguenze per i minori che ne sono vittima.

Vogliamo però aggiungere una precisazione alle affermazioni di Gazzi, che per il resto condividiamo interamente. Dato il contesto in cui il tema è emerso sembra che l’unica soluzione per i casi gravi di strumentalizzazione dei minori nel corso della separazione sia il collocamento presso strutture come il Villaggio SOS. Non è così. La soluzione più adeguata sarebbe, se perseguibile, il cambio della domiciliazione dell’affido, in modo da allontanare il minore dal genitore che lo sta manipolando, collocandolo presso l’altro genitore. Purtroppo i tempi delle procedure per la tutela dei minori sono lunghi e quando si interviene può succedere che il bambino ormai sia talmente condizionato da non accettare neppure di incontrare l’altro genitore. E, a questo punto il tribunale, per difendere il minore dalle violenze psicologiche subite da parte degli adulti, può decidere la sua collocazione presso una struttura. Questi concetti sono stati ribaditi anche del presidente del Tribunale dei Minori di Roma, Melita Cavallo.

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