Alienazione Parentale: Considerazioni Dottrinarie – G.B. Camerini

Nel nostro Paese è in atto un dibattito riguardo la nozione di alienazione parentale, dibattito che presenta il rischio di allargarsi a derive potenzialmente fuorvianti. Esistono da un lato abbondanti evidenze riguardo l’esistenza di situazioni nelle quali un figlio o una figlia rifiuta immotivatamente un genitore sulla base di una “campagna di denigrazione” e di una programmazione, più o meno diretta, messa in atto dall’altro. Dall’altro lato viene messa in dubbio l’esistenza di una “sindrome” specifica legata a questo fenomeno. Questa negazione nasce da un presupposto corretto: ovvero, questo fenomeno non comporta di per sé un “disturbo” a carico del figlio o della figlia. L’errore di Gardner, il primo studioso a descrivere e teorizzare questo fenomeno, è stato quello di etichettarlo con il termine di “sindrome” (PAS, “Parental Alienation Syndrome”). Da ciò, negare il fenomeno stesso a partire dalla insussistenza di una specifica “sindrome” significa commettere un grossolano errore. Sarebbe come affermare che, visto che non esiste una “sindrome” riconoscibile derivante dallo stalking, lo stalking non esiste. O che poiché l’abuso sessuale non produce conseguenze sintomatiche identificabili non esiste l’abuso. Purtroppo anche alcuni giudici sono caduti in questo tranello derivante da campagne “ideologiche” di disinformazione, giungendo a sostenere che i fenomeni di esclusione di un genitore ad opera dell’altro non esistono in quanto la esistenza di una sindrome non è scientificamente dimostrata.

MAGGIOLI EDITORE
Questioni di Diritto di Famiglia 17/03/2016
ISSN 2240-4619

articolo questioni di diritto di famiglia

Visualizzazioni dopo 11/11/11: 1767

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *