Alienazione genitoriale – dott.ssa Maria Bernabeo

La sindrome di alienazione genitoriale è un termine che si è affacciato da poco nella letteratura psicologica italiana; questa sindrome può essere definita come il comportamento di uno o più figli che nel contesto del conflitto intergenitoriale diventa ipercritico e denigratore nei confronti di uno dei genitori perché l’altro lo ha influenzato in questo senso indottrinandolo adeguatamente.

Alcuni autori (CLAWAR – RIVLIN 1991) parlano di bambini programmati, ai quali, è stato effettuato il lavaggio del cervello.

La sindrome di alienazione genitoriale avviene lungo un continuum, che può scattare quando i bambini hanno 8/9 anni. I bambini più piccoli infatti non hanno ancora acquisito capacità cognitive sufficienti per essere buoni alleati e meno affidabili sebbene a livello empatico possano dimostrarsi più vicini al genitore che si occupa di loro.

La sindrome è infatti tipica dei figli adolescenti, il passaggio dall’attaccamento ad entrambi i genitori alla sindrome di alienazione genitoriale vera e propria si sviluppa attraverso quattro punti principali:

  1. Figli senza preferenze. Figli che hanno uguale attaccamento per entrambi i genitori.
  2. Figli con affinità elettiva per uno dei genitori. Si tratta dei figli che non esprimono una preferenza per un genitore rispetto all’altro, ma a causa della personalità o del temperamento del bambino o del genitore, di uno speciale bisogno del bambino, o di un cambiamento delle circostanze esterne possono essere indotti a provare maggiore affinità per un genitore particolare. Questa affinità tuttavia può essere sia costante, attraverso i diversi momenti della crescita del bambino, oppure può spostarsi da un genitore all’altro nel tempo in relazione alle circostanze e ai cambiamenti nelle vite di figli e genitori.
  3. Figli allineati con uno dei due genitori. Sono figli che identificano e scelgono il loro genitore preferito o che discriminano in genitore buono o genitore cattivo. Solitamente questa scelta viene fatta a favore del più debole; può anche essere un espressione della rabbia del figlio e dei suoi sentimenti feriti per il fatto di essere stato ABBANDONATO da un genitore, sentimenti generalmente alimentati dal genitore con cui sono alleati.
  4. Figli alienati da un genitore. Si tratta dei figli che hanno scelto uno schieramento di parte durante il divorzio e che rigidamente si rifiutano di avere una qualsiasi relazione con l’altro genitore,che diventano quasi ossessionati dalla rabbia e dall’odio nei confronti di quel genitore. La maggior parte dei figli alienati, comunque, ha avuto una normale relazione col genitore alienato prima della separazione , e in seguito ha completamente assorbito e fatto proprio il punto di vista del genitore preferito nei confronti del genitore alienato. Essi elencano le proprie critiche e la propria avversione in presenza di entrambi i genitori con modalità ripetitive, spesso utilizzano le stesse parole o frasi del genitore preferito per descrivere le trasgressioni e i difetti del genitore alienato. Il loro linguaggio è quasi sempre pomposo e la scelta dei termini molto ricercata quasi da adulti.
  5. Tra i ruoli importanti in questa dinamica vi è sicuramente quello dei nuovi partners, che possono diventare motivo ulteriore di conflitto facendo pressioni per ottenere concessioni in merito alle visite dei figliastri o al loro affidamento. In particolare, sono descritti nella letteratura, numerosi casi di sindrome di alienazione genitoriale indotta attraverso l’appartenenza del genitore alienante o del nuovo partener .

L’identificazione della sindrome di alienazione genitoriale è legata ad una serie di presupposti, anche se occorre premettere che sono le risposte stesse alla separazione a creare le condizioni circostanziali perché la sindrome possa svilupparsi e che, tra l’altro, le modalità educative assume dai coniugi prima della separazione non sono predittive della relazione educativa successiva.

Si sa che a volte la relazione tra genitore non affidatario e figlio si rafforza dopo la separazione, più sovente sembra indebolirsi e diventare più superficiale,oppure sembra restare identico. Tuttavia molto può dipendere dalle modalità di affido da un lato (Buzzi1998) e dall’altro dalle strategie difensive e le dinamiche collusive presenti nella famiglia durante il conflitto di separazione della coppia coniugale.

L’impatto della sindrome comunque, non è mai benigno perché coinvolge manipolazione, rabbia,ostilità e malevolenza, a prescindere dal fatto che il genitore programmante ne sia più o meno consapevole. Ciò che si ottiene sui figli è sempre un grave lutto di una parte di sé. Alcuni figli continuano a sperare nella riunione dei genitori e in questi casi di alienazione si assommerà la vergogna.

I ragazzi alienati che testimoniano contro il genitore bersaglio si ritroveranno a dover lottare in futuro con forti sensi di colpa, cui si affiancheranno le paure di abbandono e della perdita dell’amore del genitore programmante. Questi ragazzi presentano quasi sempre disturbi dell’identità, sovente della sfera sessuale, e sono più vulnerabili alle perdite e ai cambiamenti, regrediscono a livello morale e continuano a operare anche oltre l’adolescenza una netta dicotomia tra bene e male. Sono tuttavia i figli più dipendenti e quindi meno autonomi a essere vulnerabili alla programmazione, così come quelli con bassa autostima, quelli che si sentono colpevoli per qualcosa che pensano di aver fatto, quelli che avevano già problemi emotivi al momento della separazione.

A complicare tutto c’è l’effettivo abbandono da parte del genitore bersaglio il suo allontanamento crea una situazione di assenza di confronto con la realtà, se infatti viene a mancare il contatto con l’altro genitore è più facile cadere vittime della programmazione perché non può esserci esame diretto e confronto tra programma e realtà. Si presta ancora troppa poca attenzione alla qualità del rapporto dei figli col genitore non affidatario, soprattutto se questi si è allontanato a causa di una nuova relazione affettiva, il biasimo sociale per quanto comprensibile, è assai pericoloso per lo sviluppo dei figli in quanto innesca una alleanza sociale col genitore programmante.

Al contrario di quanto comunemente si pensa, tuttavia, coloro che lasciano la famiglia non intendono separarsi dai figli ma solo dal proprio coniuge e andrebbero perciò aiutati affinché la loro separazione dai figli non avvenisse mai.

Dott.ssa Maria Bernabeo
Iscritto all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio col n. 1750 dal 08/11/1990
Laurea: Psicologia clinica
Aree di interesse: Assistenza a genitori e figli nelle situazioni problematiche di coppia
Indirizzo: LC: Via Innocenti Bonfanti 8, 23842 (Bosisio Parini) Tel: 3345653199

Fonte: http://www.psicologi-italia.it

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