Perché abusologi e femministe misandriche devastano bambini con false accuse di pedofilia

“Alcuni degli avvocati che difendono i bambini vogliono solo gratificare il proprio desiderio sessuale e le proprie tendenze sadiche attraverso l’operato nelle cause di abusi sessuali c’è un po’di pedofilia in ognuno di noi”.   R.A. Gardner

Gardner si scontrò con quei soggetti che devastano la vita di tanti bambini fingendo di proteggerli dopo averli coinvolti in false accuse di pedofilia anche costruite in maniera scellerata ed infame quanto la pedofilia stessa.

Al fine di diffamare Gardner, tali soggetti citano fuori contesto passi di suoi libri, nei quali il professore aveva invece descritto a livello psichiatrico le loro motivazioni inconfessabili.

Gardner fu infatti il primo ad identificare e caratterizzare tale categoria di persone, apparse per la prima volta negli USA,  e poi arrivate anche in Italia.   Il tempo ha purtroppo dato ragione a Gardner.

Riguardo alla categoria femminile, Gardner scrive:

Il movimento femminista include una grande varietà di donne, un continuo dalle più sane e ragionevoli fino alle più fanatiche.  Alcune fanatiche gravitano verso il campo degli abusi sull’infanzia perché fornisce loro magnifiche opportunità di odiare tutti gli uomini.  Quale modo migliore di spargere veleno contro gli uomini che prendere parte in un processo che può incarcerarli quasi immediatamente dopo aver estratto alcune parole a scelta da un bambino, avvalendosi di bambole anatomiche e questioni apposite.  Quale modo migliore di spargere veleno contro gli uomini che sistematicamente programmare un bambino — per settimane, mesi, o anche anni — fino a fargli credere che il papà è un individuo detestabile che merita i trattamenti più vili e sadici.

(da “Sex Abuse Hysteria: Salem Witch Trials Revisited”, pag. 528)

Anche nella alla categoria maschile (uomini che dedicano la vita alla pedofilia, in Italia detti “abusologi”), ritroviamo l’odio contro i padri, ad es. in quei soggetti che odiano i propri padri dopo  averli falsamente accusati di pedofilia.

Gardner osserva che si tratta di soggetti con forti tendenze pedofile, che tentano di reprimere mediante un meccanismo di proiezione in cui fingono di proteggere bambini per dare sfogo alle proprie perversioni.  

Le seguenti citazioni dei lavori di Gardner sono tratte da un articolo a firma del prof. Marco Casonato (facoltà di psicologia, univ. di Milano):

“C’è un elemento di evidente psicopatia in una persona che vede un bambino di tre anni per pochi minuti e subito dopo scrive una relazione in cui dichiara che un determinato individuo (il padre, il patrigno, l’insegnante della scuola materna ecc.) ha abusato sessualmente del piccolo. Questo atteggiamento implica  un meccanismo di coscienza deficitario”.

Questa è una valutazione della tecnica più comune che capita sovente di osservare, ma i passaggi più difficili da digerire, quelli che fanno soffiare di rabbia repressa gli abusologi, sono i passaggi in perfetto stile psicoanalitico in cui Gardner esplora le motivazioni profonde ed inconfessabili di chi ha votato se stesso all’abusologia come sistema di ideologia.

“Ogni volta che l’accusatore espone una denuncia, è probabile che abbia un’immagine visiva interna del rapporto sessuale. In ogni replay mentale, l’accusatore gratifica il desiderio di essere impegnato in queste attività, in cui l’abusante è coinvolto nella propria immagine visiva.

Un esempio di processo di gratificazione diretta, facilmente accettabile dalla maggior parte delle persone,  è il cinema. Dopo tutto, siamo normali, sani, eterosessuali e quelle persone raffigurate sullo schermo sono anch’esse normali, sane ed eterosessuali. Ma lo stesso meccanismo sottostà al ruolo delle immagini visive dei rapporti sessuali pedofili. Ogni volta che si evoca un’immagine visiva di un bambino che subisce un abuso sessuale, vengono gratificati indirettamente gli impulsi pedofili. Concordo con Freud che tutti i neonati sono dei perversi polimorfi e credo che noi tutti abbiamo, al nostro interno, degli istinti pedofili. Le persone che manifestano una forte tendenza in tale area, hanno maggiori probabilità di aver bisogno frequentemente di queste immagini visive, e pertanto è più probabile che siano disposte a partecipare alle false denunce di abuso sessuale. Se il bisogno è consistente, è disposta a ‘sospendere l’incredulità’ e ignorare le informazioni che possono suggerire che il presunto colpevole, in realtà, è innocente. L’identificazione di se stessi in queste immagini può avvenire con entrambi i partecipanti: quindi sia con il bambino che con il presunto abusante. L’identificazione con il bambino permette di gratificare il proprio desiderio di essere l’oggetto passivo di un rapporto sessuale, mentre quella con il presunto abusante consente di gratificare il desiderio di essere il seduttore che abusa di un bambino. Quando ci si identifica con la ‘vittima’ si sta fondamentalmente pensando ‘mi piacerebbe che  fosse fatto a me’. Naturalmente per la maggior parte delle persone questo fenomeno è inconscio. Molti provano un senso di colpa troppo grande per i propri impulsi pedofili, per lasciare entrare queste fantasie direttamente nella coscienza: così la formazione di gratificazioni indirette è una modalità di scarica. Gli impulsi sono soddisfatti senza sentirsi in colpa o essere consci che questi risiedono dentro di sé”.

Ma l’analisi di Gardner prosegue elucidando anche altri meccanismi psicologici messi in moto sovente da coloro che si dedicano professionalmente agli “abusi”: ad esempio la proiezione:

“Un altro meccanismo operativo nelle false denunce è quello della proiezione – con la quale pensieri e sentimenti cognitivi ed emotivi inaccettabili sono respinti inconsciamente ed attribuiti ad altri. Le persone con un eccessivo senso di colpa o di vergogna per i loro impulsi pedofili, possono proiettare i loro stessi impulsi sugli altri. È come se dicessero ‘non sono io che voglio molestare sessualmente questo bambino, è lui (lei)’. In questo modo gli impulsi inaccettabili sono gratificati, il senso di colpa per questa liberazione è placato e l’individuo si sente innocente. Maggiore è la forza con cui un individuo reprime i suoi impulsi pedofili inaccettabili, maggiore sarà il bisogno di immaginare un’ orda  in continua espansione di ‘pedofili’ che servono come oggetto per la proiezione”.

Secondo Gardner gioca un ruolo rilevante anche la

“formazione reattiva, in cui un individuo adotta consapevolmente pensieri, sentimenti e comportamenti che sono opposti a ciò che prova inconsapevolmente. La formazione reattiva è fondamentalmente un modo per rafforzare il processo proiettivo. Fenomenologicamente, coinvolge una condanna ripetitiva di una delle parti, che viene utilizzata come  punto centrale della proiezione. La gente che mostra questo fenomeno sostanzialmente dice: ‘se c’è una cosa che io odio in questo mondo è la pedofilia. Di conseguenza mi dedicherò al suo sterminio anche se sarà necessario usare tutte le mie energie.’  Vengono intraprese campagne di diffamazione e di convincimento. L’obiettivo finale di questa nobile causa apparente è eliminare completamente ‘tutti i maledetti pedofili dalla faccia della terra.’Psicologicamente, questi individui lottano per reprimere i loro stessi inaccettabili impulsi pedofili che premono continuamente per essere realizzati. Durante le arringhe contro i ‘pervertiti’ che sono l’oggetto del loro disprezzo, essi spesso accrescono il loro livello di eccitazione che può facilmente essere riconosciuto come sessuale”.

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