“La PAS e le problematiche separative” di Giordano e Vezzetti

LA SINDROME DI ALIENAZIONE GENITORIALE

E LE PROBLEMATICHE SEPARATIVE

Gaetano GIORDANO

Medico-chirurgo, specialista in Medicina Legale e delle Assicurazioni, Psicoterapeuta,

Presidente del Centro Studi Separazioni e Affido Minori

Vittorio VEZZETTI

Medico-chirurgo, specialista in Pediatria

Responsabile Scientifico dell’Associazione Nazionale Familiaristi Italiani

Responsabile Scientifico dell’Associazione ADIANTUM.

 

Dall’articolo completo, apparso sulla rivista PsychoMedia [link] , riportiamo la seguente sezione:

DEPRIVAZIONE GENITORIALE COME FATTORE DI RISCHIO DELLA PAS

La prevenzione consiste soprattutto nello sviluppare relazioni forti e sane con la prole ma per questo e’ richiesto anche un adeguato tempo di coabitazione. Uno studio italiano (41) ha evidenziato, seppur su un campione ridotto, che chi aliena maggiormente non è la mamma ma il genitore collocatario (e quindi anche il padre, nei rari casi in cui assume questo ruolo: anche Gardner aveva rilevato ciò negli ultimi anni di professione riferendolo a mutate prassi giudiziarie meno discriminanti verso la genitorialità maschile).

Ancora oggi però, nonostante evidenze scientifiche inoppugnabili circa i vantaggi di una concreta bi-genitorialità, in Italia il tempo teorico che il genitore non collocatario prevalente trascorre con la prole per decisione del magistrato non supera la media del 17% (con valori medi decisamente inferiori per i bambini sotto i 12 anni, fino a casi limite sotto l’1%-dati osservatorio Adiantum).

La scelta del genitore collocatario prevalente -che tra l’altro spesso non avviene in altri Paesi piu’ progrediti (il 20% dei minori francesi figli di separati vivono per tempi paritetici coi genitori)- se da un lato ci pare sancire impari opportunita’ in ambito affidativo per gli uomini, dall’altro pare consolidare insidiose e speculari impari opportunita’ nei settori della vita sociale per il genere femminile: la donna separata fatica a progredire nella vita sociale, lavorativa e culturale anche perche’ la magistratura non interviene quasi mai nei confronti dei padri assenti. Ma esiste realmente una prova scientifica del benessere apportato ai figli dal fatto di poter avere rapporti continuativi con ambedue i genitori? Al di là di frasi fatte e scontate -“è bello avere due genitori”-, esiste una sicura evidenza scientifica dei benefici che ciò apporta ai figli? E’ dimostrato il danno della monogenitorialità, la nocività della prassi del 17% del tempo (oltretutto teorico) di coabitazione?

Una mano a dirimere la vexata quaestio ce la da’ un articolo fondamentale (42) pubblicato su una delle più importanti riviste pediatriche mondiali -Acta pediatrica 97,152-158, febbraio 2008, Sarkadi et al.,Uppsala e Melbourne- svolta da pediatri ed epidemiologi svedesi e australiani efinalizzata a verificare se il coinvolgimento paterno -concettualizzato come tempo di coabitazione, impegno e responsabilità- abbia influenze positive sullo sviluppo della prole.

Gli studiosi hanno analizzato retrospettivamente 24 studi svolti in 4 continenti diversi e con durate dai 10 ai 15 anni.

La conclusione è che, dopo aver depurato i dati da variabili socioeconomiche, in 22 studi su 24 si è avuta l’evidenza , con p<0.005, degli effetti benefici derivanti dal coinvolgimento di ambedue le figure genitoriali.

In particolare si è visto che il coinvolgimento del padre migliora lo sviluppo cognitivo, riduce i problemi psicologici nelle giovani donne, diminuisce lo svantaggio economico e la delinquenza giovanile, riduce lo svantaggio economico nei ragazzi.

La conclusione degli studiosi, provenienti da Paesi dove, dopo la separazione coniugale, al genitore non collocatario viene riconosciuto un diritto di visita pari al 25-30% del totale -e non il 17%- , è un appello alle autorità competenti affinchè ampliino i diritti di visita del non collocatario.

Pur con la grossa difficoltà derivante dal fatto di riuscire a reperire campioni statisticamente significativi di figli coabitanti solo col padre, caso raro per via delle prassi dei tribunali- pare che il danno della monogenitorialità colpisca in modo analogo i figli privati della madre (a sottolineare una sostanziale intercambiabilità dei ruoli).

In Francia e Belgio buoni risultati si sono ottenuti con l’introduzione della “garde partagée” con tempi paritetici di coabitazione. L’affido alternato, visto con così tanto sospetto in Italia, ha invece ottenuto nei Paesi che l’hanno introdotto su ampia scala, ottime risultanze. Al di là di stantii stereotipi, in effetti, si è potuto vedere che il rinunciare a porre in posizione di privilegio un genitore (il nostro “collocatario”) offre enormi vantaggi:

  1. impedisce il silenzioso arruolamento di un figlio contro il suo genitore
  2. riduce enormemente la conflittualità perchè non c’è più la perenne umiliazione del genitore residuale (quello del 10% del tempo di coabitazione) e, a questo punto, dobbiamo far notare che il 98.7% dei fatti di sangue tra coniugi in dissidio avviene in coppie in cui viene dibattuta la questione affidamento-frequentazione figli
  3. riduce le difficoltà economiche (perché l’assegno perequativo si riduce enormemente e, in periodi in cui madri e padri separati affollano le mense Caritas non è cosa dappoco)
  4. migliora la situazione economica della prole (perchè, come dimostrato da studi americani, il provvedere direttamente alla gestione dei figli senza timore di speculazioni da parte dell’altro genitore induce ad allargare il borsellino)
  5. stimola la genitorialità degli adulti non più costretti ad essere il genitore del week end o peggio
  6. rende più difficile il reato di elusione del diritto e anche del dovere di visita consentendo di meglio individuare la componente dolosa di questi odiosi comportamenti degli adulti
  7. incrementa il benessere psicologico dei figli che non temono più di perdere un genitore o l’altro, eliminando nei grandicelli il disagio di dover scegliere:

Già nel 1980 Solint (43) evidenziava come effetto diretto un aumento di fiducia nei genitori, situazione confermata da Jacuin-Fabre (44) nel 1993 e, sul Family Court Review (45), da Pruett- Ebling-Insabella nel 2004. Il Professor Fabricius (46) addirittura evidenziò nella sua celebre ricerca sulle matricole di psicologia figli di separati che, a posteriori, i giovani adulti erano arrivati alla conclusione che il miglior assetto affidativo sarebbe stato la ripartizione eguale dei tempi fra padre e madre (risposta data dal 78% dei soggetti). L’unico studio apparentemente contrario all’affido alternato è una ricerca del 1999 (47) che, però, studiava solo la variabile attaccamento e, oltretutto, in un campione assai esiguo.

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1 comment for ““La PAS e le problematiche separative” di Giordano e Vezzetti

  1. cavallina-volpe
    12 aprile 2013 at 17:05

    Il problema,che invece di volere tenere unita la famiglia,certe gente stanno sempre cercando difetti.
    In Ungheria ci sono famiglie di zingari,chi vivono con la finestra rotta verso la strada,e puoi nessuno non fa per questo problemi alla famiglia.
    Infatti,i bambini sono felici lo stesso,perchè crescono con amore,
    e questo molto più importante delle cose materiali.

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