“La PAS e il ruolo di psicologia e mediazione” — dott. Stefania Salvadori

Il perito deve necessariamente chiedersi: l’atteggiamento protettivo di uno dei genitori, con il conseguente tentativo di controllo e/o allontanamento dell’altro genitore è frutto di un’alienazione parentale o di una giusta preoccupazione?

  • Il GENITORE ALIENANTE, oltre a essere fortemente impulsivo, con esplosioni di rabbia e tendenza alla paranoia, si dimostra in genere non collaborativo, diffidente o provocatorioverso l’autorità. In taluni casi il genitore alienante può essere falsamente collaborativo e manipolatore e a tentare di usare gli specialisti e i tribunali per i propri scopi. Comunque, un attento esame evidenzia che, in realtà, egli è poco o per nulla attendibile nei suoi resoconti.
  • Il GENITORE APPARENTEMENTE ALIENANTE ha normale autocontrollo, se si arrabbia ciò è conseguente alle gravi provocazioni che subisce e, normalmente, non esagera e non è rivendicativo. E’ collaborativo e attendibile verso l’autorità e gli specialisti.

Parenti, amici, avvocati, specialisti, insegnanti possono colludere col vittimismo-allarmismo dei genitori alienanti e diventare inconsapevoli istigatori del conflitto di coppia e del rifiuto del figlio.

[…]

Al momento dell’incarico, i bambini (di 11 e 6 anni) erano collocati presso la madre, ma affidati ai Servizi Sociali. Non erano stati affidati al padre, né abitavano presso di lui, a causa delle svariate denunce per violenza da parte della sig.ra nei confronti del marito e dei parenti di lui. Queste denunce erano state già tutte archiviate “perché il fatto non sussiste”, al momento in cui era stata richiesta la CT. La sig.ra aveva però continuato a fare altre denunce, che all’inizio erano in fase di accertamento, ma che sono state anch’esse archiviate durante la consulenza. Ovvio ipotizzare che queste accuse servissero a creare delle condizioni di intralcio all’indagine peritale e a mantenere il sospetto nei confronti del padre.

E’ da precisare che i minori non erano stati affidati neppure alla madre, bensì ai Servizi Sociali, poiché la sig.ra aveva creato molto dubbi nelle Autorità, riguardo alla sua capacità genitoriale e alla sua attendibilità. Da ciò che è emerso dai colloqui peritali, la situazione familiare dei Sig.ri Verdi, ben si delinea come PAS “Sindrome di Alienazione Parentale” grave, poiché è evidente la grande difficoltà di visita dei bambini al padre, con motivazioni superficiali o assurde; le continue gravi denunce nei confronti del padre; la paranoia immotivata dei minori di essere addirittura uccisi dal padre. Dagli incontri appare evidente la creazione della condizione di genitore alienato del padre da parte dei figli,  ad opera dell’indottrinamento della madre, genitore alienante. Sembra cioè esserci un legame disperante, che la madre mantiene attraverso l’indottrinamento dei figli e l’esasperazione del conflitto tra i minori e il padre. I bambini parlano per bocca della madre, agiscono secondo le sue aspettative e ripetono sempre lo stesso copione. Entrambi i bambini, come la madre, disconoscono l’autorità e il tentativo positivo di aiuto degli specialisti e degli operatori dei Servizi Sociali e perfino dei giudici. Durante un colloquio il bambino più piccolo dice: “I Servizi Sociali ci hanno trascinato in macchina, in più noi i servizi sociali li detestiamo”. Stessa cosa riguardo al padre, che viene definito “violento” e con “qualche problema, perché è contento solo quando facciamo quello che vuole lui.” Riferisce anche che il padre “quando non ci volevo andare, mi trascinava nella macchina”. Gli episodi a cui si riferisce il bambino piccolo sono relativi ai giorni di visita del padre che, quando va a prenderlo a scuola si trova spesso in una situazione di grande difficoltà nel poterlo portare con sé, poiché la madre manda il figlio più grande a prendere il fratellino, affinché lo riporti a casa da lei, piuttosto che lasciar andare anche lui dal padre. E’ qui molto evidente l’uso di un figlio da parte di un genitore, in contrapposizione con l’altro genitore, al fine di boicottare coscientemente le visite decise dal giudice. I minori sembrano informati di tutto ciò che la madre vuol far loro sapere, riguardo alla conflittualità coniugale e a quanto le serve per dimostrare che è un cattivo padre, che non si cura di loro. Durante l’incontro individuale il figlio maggiore afferma di essere a conoscenza di quello che il padre scrive al Tribunale perché “la mamma lascia questi fogli […] e io li vedo. A volte me li fa vedere per la tristezza, che per le cose tremende che scrive il babbo, mentre il mio babbo non me li fa mai vedere”.Il bambino afferma che il padre si arrabbierebbe se sapesse che lui legge questi documenti, mentre la mamma non si arrabbia. Inoltre dice che, se la mamma scrive qualcosa “le scriveva solo per difesa”. Poi afferma di aver saputo questo dalla madre, mentre il babbo “mi ha sempre detto, sempre sempre che sono troppo piccolo”. Il bambino afferma di aver chiesto al padre qual era la ragione per cui se n’è andato via da casa, ma lui “ha risposto: –Sei troppo piccolo-”, mentre la mamma gli ha parlato dell’“amante” del padre e gli ha detto che il padre è andato in Tribunale perché non vedeva spesso i figli, ma che questa è una ragione “finta e ancora la ragione vera non si sa”. La separazione tra i genitori è vissuta da questi bambini come abbandono e tradimento, anche se sono pronti a razionalizzare e a dire esattamente la stessa cosa che dice la madre, cioè che è “normale” che il padre abbia un’altra compagna, che però il figlio maggiore, con linguaggio adulto, definisce “la sua amante”. Dice che questa donna “fa schifo”, mentre, secondo quanto il sig. Verdi riferisce, quando i bambini sono da lui, in assenza della madre, mostrano verso di lui, i suoi parenti e la sua compagna, affetto e buon livello di comunicazione.

Questo comportamento diverso dei bambini, a seconda del genitore a cui sono affidati, evidenzia il conflitto di lealtà che questi minori stanno vivendo. Quando stanno bene con il padre non possono riferirlo alla madre e le raccontano unicamente ciò che lei si aspetta che le dicano. Non possono esprimere l’affetto verso il padre e il desiderio di rivederlo. Il legame disperante che li vincola alla madre, si mantiene attraverso l’indottrinamento dei bambini, che alimenta la conflittualità tra i figli e il padre. In questa situazione, i bambini stanno utilizzando meccanismi difensivi di tipo patologico, causati dall’impossibilità di amare e di vivere in modo autonomo la relazione con il padre. L’affetto per il padre viene negato, tagliato via dalla vita psichica. In particolare il figlio maggiore ha sviluppato un Falso Sé, poiché gli è impossibile l’identificazione con il padre svalutato, demolito, demonizzato, secondo il mandato materno. Egli piuttosto sostituisce il padre. Ha difficoltà a relazionare con i coetanei a causa del suo atteggiamento e del suo ruolo genitoriale, che lo spinge ad avere desideri di controllo e un potere più ampio rispetto alla sua età. Ha un comportamento manipolativo verso il fratello: sostituisce il padre e lo guida nella battaglia contro di lui. Descrive in modo molto negativo il padre, come persona che non si interessa a loro, mentre della madre dice che “è bravissima, fa tutto bene, è buona” e con lei va quasi sempre d’accordo, ma non sa dire come risolvono il dissenso quando non si trovano in sintonia su qualcosa. Con lei pulisce la casa, cosa che afferma gli piace fare. E’ evidente l’idealizzazione del genitore alienante e la corrispondente demonizzazione del genitore alienato.Il paradosso in cui si trova il bambino è nel fatto che il suo rifiuto verso il padre, lo fa sentire rifiutato (afferma che al padre non importa di loro). Durante un incontro peritale, il minore afferma: “Non lo vedo più perché non voglio”. Non può esprimere, né entrare in contatto con il suo desiderio di frequentare il padre, di amarlo, di accogliere l’affetto e la protezione paterna, a causa del fatto che l’uscita del genitore da casa gli è stata fatta vivere dalla madre come un abbandono e un tradimento nei loro confronti. Questi conflitti interiori non consentono a questo bambino, che è il figlio maggiormente triangolato nel conflitto di coppia, di integrare affetti contrastanti di rabbia e amore, sia verso il padre che anche verso la madre, di cui probabilmente intuisce, ma non può riconoscere, la manipolazione. La mancata integrazione di questi sentimenti contrastanti dà origine a sintomi psicopatologici.

Si nota egocentrismo, mancanza di empatia e di capacità di cure adeguate dei figli da parte della madre. Alcune osservazioni nel comportamento dei due bambini sono significative dell’incapacità materna di gestire i figli in funzione dei loro bisogni. Ad esempio, ogni volta che accompagna i bambini per gli incontri peritali, questi sono ben forniti di dolciumi, bibite e videogiochi. Durante le sedute, i bambini mangiano e bevono continuamente, finendo interi pacchetti di cioccolatini. Anche durante l’incontro congiunto, la mamma ha in borsa quantità non precisate di dolciumi e il gioco stesso si è articolato in gran parte sull’uso dei cioccolatini da trovare e mangiare copiosamente, in modo da creare una gara tra i bambini. I videogiochi sono lasciati invece ai figli quando devono rimanere con il padre, che ha  non poche difficoltà nel relazionare con loro e, in particolare, con il figlio maggiore, che mantiene un atteggiamento e un comportamento svalutante e provocatorio nei confronti del genitore per tutto il tempo.

Il figlio minore, decisamente meno usato dalla madre contro il padre, ha altresì un comportamento di seria preoccupazione per lui. Dice più volte in modo ansioso al padre: “Oh, no, non puoi stare qua… no papà, qui c’è la mamma”. In un altro momento va alla porta, di là dalla quale c’è la mamma, la apre e dice: “Mamma, c’è papà”, poi corre di nuovo dal padre, come in un tentativo di mediazione e rassicurazione. Più tardi ritorna alla porta per guardare dal buco della serratura. Ad un certo punto esce per andare a fare pipì, il padre lo segue per accompagnarlo, il bambino lo respinge dicendo: “La mamma ti vede”. Quando la madre rientra nella stanza del colloquio, il bambino piccolo le dice subito: “Mamma c’è papà”, poi si allontana un po’ dai genitori per osservarli, con la faccia appoggiata alla mano, visibilmente preoccupato.

RIFERITI DEGLI OPERATORI DEI SERVIZI SOCIALI Prenderò in esame qui di seguito alcune affermazioni degli specialisti dei Servizi Sociali, che, a mio parere, ben definiscono la PAS: Diffidenza nei confronti dei Servizi Sociali, degli operatori e specialisti, dei giudici e dei CT. Controllo sui figli e sulla loro salute. Boicottaggio di qualsiasi intervento realmente necessario per i bambini, che rende impossibile ogni intervento sanitario e sociale “L’educatrice incaricata di accompagnare i minori dal padre non è mai potuta entrare in casa della madre in quanto i minori le venivano affidati solo fuori dalla porta di casa…i minori hanno vissuto gli operatori, senza distinzione di ruolo, come – i servizi sociali che vogliono levare i figli alla madre-. La madre ha inoltre creato “numerosi ostacoli” agli incontri tra i figli e gli specialisti, adducendo come motivazione impegni vari dei bambini. L’attivazione e il proseguimento dell’intervento è stato molto faticoso e difficile per i numerosi impegni extra-scolastici dei ragazzi e per la diffidenza di questi nei riguardi degli operatori, per il pesantissimo conflitto fra i genitori sottolineato dalle quasi quotidiane lettere degli avvocati e per la non collaborazione della madre con i servizi. Il figlio maggiore è stato irraggiungibile da parte dei vari operatori, a causa del ‘forte legame alla madre’”. E’ decisamente significativo anche il tentativo della madre di condizionare le valutazioni psicodiagnostiche sul figlio maggiore, in senso ulteriormente peggiorativo,  al fine di ottenere un eventuale sostegno a scuola (si potrebbe quasi ipotizzare una SMP), senza considerazione alcuna se è veramente quello il bene del bambino. Inoltre, le conseguenze determinate dalle confidenze dei minori alla specialista, sono state particolarmente gravi, poiché la sig.ra ha accusato la dr.ssa di usare i suoi figli al fine di avere informazioni sulla famiglia. E’ per questo motivo che la dr.ssa ha deciso di non incontrare più i minori “visto che poi la madre non ce la fa più ed inizia a chiedere cosa loro hanno dettoUna grande difficoltà è capire cosa è dei ragazzi e cosa è della mamma, perché è filtrato tutto insieme”.La specialista ben descrive la situazione di impotenza a fornire qualsiasi aiuto alla famiglia“Abbiamo fatto veramente di tutto per garantire gli incontri tra i bambini e il padre, non c’è stato verso. Si è preso questo educatore, si è andati a casa ma la mamma dice che l’educatore era un inetto, un incapace, quando invece la cooperativa dice che questo educatore è bravo”.

[Fonte: Convegno Alienazione Parentale (PAS) “Separazione coniugale ed emotiva: dalla parte del minore. La p.a.s. e il ruolo di psicologia e mediazione”. Relazione della dott. Stefania Salvadori “Alienazione e apparente alienazione parentale”]

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2 comments for ““La PAS e il ruolo di psicologia e mediazione” — dott. Stefania Salvadori

  1. cavallina-volpe
    15 aprile 2013 at 12:07

    Purtroppo non si può collaborarsi quando i medici ti dicono false accuse,gli assistenti sociali lo ripetono le parole degli medici…allora non e che non collabori,ma non hai più fiducia che sono giusti,HAI DIRITTO di scegliere altri medici-questo che non ti dicono MAI!
    Perchè se si sbagliano-come conosco caso con i documenti che hanno sbagliato-viene fuori tutto il loro ingiustizia,ed ignoranza professionale.
    Quindi:loro non vogliono così veramente il bene del bambino,se non ti offrono la via di andare ad altri medici.
    Solo così possono loro collaborarsi per continuare il loro abuso.

  2. cavallina-volpe
    15 aprile 2013 at 12:21

    Purtroppo i medici sbagliati,chi usano il abuso anche come comportamento con i genitori e puoi dicono che i genitori non vogliono collaborarsi con loro -quell medici sono collegati con i tribunali e gli assistenti sociali-fanno obbligare tutto il loro intervento medico-compreso le operazioni.
    Se non vai ad altri medici,dove spesso viene fuori che hanno sbagliato,loro possono dire tutto,e la verità non viene mai fuori.
    Puoi con l.operazione cosa perde il tuo figlio?

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